La partita con lo Yokohama Marinos ci regala la coda imprevista dell’intervista ad Edoardo Bove: lui da dietro le transenne sorride, parla a bassa voce, si emoziona per un complimento sulla partita; si vede che in questo è ancora molto “ragazzino”. Nel frattempo i giocatori sfilano veloci, salutano, concedono qualche autografo e selfie agli eletti della zona mista. Poi i bus neri con la scritta “AsRoma All Roads” spariscono nella notte e così come era cominciata, qui, col primo allenamento, finisce l’avventura giapponese della squadra di Mou. E così come eravamo arrivati, qualche giorno fa per aspettarli alla prima seduta, ora restiamo “soli”, senza la nostra amata Roma, che rivedremo forse in Portogallo o alla ripresa del campionato. E mentre ci sembra di averli potuti ammirare, fotografare, filmare per un solo, lunghissimo secondo, allo stesso tempo l’impressione è quella di essere qui in Giappone da molto più tempo degli otto giorni trascorsi dal nostro arrivo. Non è vero che il tempo passa uguale per tutti, tantomeno che siamo realmente in grado di misurarlo con gli orologi atomici che perdono un secondo ogni 100 anni. Il tempo si plasma e ci beffa a seconda delle nostre paure, dei desideri, della speranza che trascorra o meno, e normalmente fa esattamente il contrario di quello che ci servirebbe o spereremmo. Noi e la Roma abbiamo chiaramente viaggiato a due velocità diverse in questi giorni: loro fagocitati dal prezzo di essere degli eletti, di dover vivere tra campo e (poca) realtà, noi che arranchiamo nello stargli dietro, ma che in cambio della nostra “normalità “ abbiamo potuto assaporare un minimo di quotidianità e ci siamo fatti una prima idea del Paese che ,volenti o nolenti, ci ha accompagnato fin da piccoli con i primi cartoni animati. La cosa incredibile è che loro sono veramente come ce li siamo immaginati, per molti versi, ed anche le cose che ci possono sembrare più buffe o incomprensibili fanne parte del loro vivere quotidiano. Quello che resta addosso, onestamente, è l’avere avuto l’opportunità di venire fin qui e di averlo fatto per seguire la Roma; ma se dovessi dire, spero sinceramente che la squadra, alla ripresa, sia meglio di quella vista nelle due partite a Nagoya e Tokyo. Tanto credo che da queste parti ci torneranno, se è vero come è vero che questa tournée è servita ai Friedkin per aprire la strada. “As Roma All Roads”, come a dire tutte le strade della As Roma. Ma non era che tutte le strade portano a Roma? Tempi che cambiano, passione che resta e resiste al mutamento del calcio, ai tanti chilometri che, per forza, la squadra farà per portare il marchio nei quattro angoli del mondo. In uno spicchio dello stadio loro c’erano anche qui, hanno cantato coraggiosamente contro la tifoseria scatenata dei Marinos. Loro sono ancora il vero valore aggiunto della Roma, non il “branding”, il“merchandising”, il “delistening”…parolacce orribili che ci hanno imposto a forza perché oggi lo sport è questo. Io e parte dei tifosi cerchiamo di resistere strenuamente attaccati ad una passione che ha radici ben diverse, anche se la gratitudine ai Friedkin, per quanto mi riguarda è eterna. Però prima di tutto c’è sempre Lei: Forza Roma, alla prossima.


