La partita Roma-Fiorentina è vicina al tutto esaurito, grazie all’entusiasmo generato dalla vittoria contro l’Inter. L’Olimpico si avvia verso il 12° sold out stagionale.
La squadra riprenderà domani gli allenamenti in vista della sfida di domenica, con Nelsson in forse e Dybala ancora indisponibile.
La Roma stringe in merito alla scelta del nuovo allenatore e nelle ultime ore torna di moda un nome che sembrava esser stato scartato da Ranieri.
Si tratta di Cesc Fabregas che secondo Sky Sport e Gianluca Di Marzio è il nome ora maggiormente attenzionato dal club giallorosso. Il profilo dello spagnolo intriga la dirigenza romanista che ha avviato dei contatti per convincerlo a lasciare il Como, dove ha un contratto ancora di tre anni e dove è stato avviato un progetto a lungo termine.
Bisognerà dunque capire se Fabregas sia realmente intenzionato a lasciare il club lombardo. Intanto in lista ci sono anche i nomi di Farioli e Pioli.
Angelo Di Livio e Maurizio Coppola sono intervenuti ai microfoni di Retesport. Di seguito le loro parole.
Di Livio: ”La Roma ha fatto qualcosa di straordinario, Ranieri sta tirando fuori dalla squadra qualcosa di magnifico. Spero che non sia il campionato dei grandi rimpianti. Sir Claudio si è dimostrato un grande stratega: Koné come perno del centrocampo, Cristante mezzala di inserimento, Soulé da quinto e Celik a difendere le spalle dell’argentino. L’unico aspetto negativo è il risultato: la Roma poteva segnare più gol e ha rischiato la beffa con il rigore non fischiato su Bisseck. La Roma, per organico, è la terza della Serie A dopo Inter e Napoli.
Dovbyk? A volte fa arrabbiare perché potrebbe fare di più. Nell’occasione che ha avuto ieri si porta il pallone verso Acerbi mentre l’avrebbe dovuta portare esternamente e ha ritardato il tiro. Complessivamente non mi è dispiaciuto anche se poteva fare di più.
Soulé? Non pensavo potesse fare il quinto mi ha sorpreso.
Champions? Non credo al quarto posto.
Coppola: ”Voglio sentire tutti quelli che etichettavano Ranieri come il minestraro. Rimpiangeremo Ranieri che ha tirato fuori il massimo da tutti i calciatori, a parte Pellegrini: sta portando una squadra non pronta per la Champions a pochi punti dal quarto posto.
Roma terzo organico? Una follia.
Soulé? Ranieri fece la stessa cosa con Fonseca a Cagliari tenendolo in panchina per fargli capire alcune dinamiche. Soulé è stato fortunato a trovare un tecnico come Sir Claudio in questo momento della sua carriera.
Champions? Ci credo. Credo che la Roma possa fare 9 punti con Fiorentina, Milan e Torino. La discriminante sarà la trasferta di Bergamo.
La Serie A ha comunicato anticipi e posticipi per la 36° giornata di Serie A. La Roma chiuderà il turno in casa dell’Atalanta lunedì 12 maggio alle 20:45. Di seguito il programma completo.
Ciccio Graziani è intervenuto ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole.
Chiamiamo Gualtieri e facciamo Ranieri imperatore (ride ndr). A volte non condivido alcune sue scelte ma non possiamo non riconoscere che la squadra era 15° mentre ora è 6° e lotterà per la Champions: è un capolavoro sportivo.
La prestazione di Dovbyk e Shomurodov?Hanno lottato e hanno fatto un lavoro in fase di non possesso straordinario: si sono sacrificati molto. In avanti, però, hanno fatto poco. L’unico che si può rimproverare qualcosa è Dovbyk perché avrebbe potuto fare qualcosa in più. Complessivamente do un voto molto alto a tutti.
Prosegue Graziani.
La Roma per la prossima stagione ha bisogno di 2 centravanti di assoluto valore: ora la squadra è spuntata malgrado Dovbyk abbia segnato un po’ di gol. Credo che la squadra giallorossa necessiti di un attaccante diverso dall’ucraino: riporterei indietro Abraham e investirei dei soldi su un altro centravanti. Shomurodov? Si sacrifica tantissimo.
Migliore in campo? Non voglio premiare un calciatore in particolare, Soulé ha fatto gol e altre buone azioni ma è la squadra che ci ha regalato una soddisfazione enorme.
Claudio Ranieri, a margine del premio Ussi conferitogli al Centro tecnico di Coverciano, ha parlato della sua stagione alla Roma. Di seguito le dichiarazioni del tecnico di Testaccio.
“Se fossi arrivato a inizio campionato avremmo più punti? Non mi piacciono questi paragoni, chi era prima di me ha fatto del suo meglio, io sono arrivato in un momento difficile. Forse proprio l’essere arrivato in difficoltà mi ha aiutato, proprio la difficoltà di quei giocatori che avevano perso un po’ la consapevolezza di quanto erano bravi”.
Prosegue Ranieri.
“Io ho cercato di fare meno errori possibili, perché poi la bravura va sempre a chi va in campo, l’allenatore, sì, serve a essere credibile, a dare le giuste indicazioni, ma poi sono loro i principali attori. Lo pensavo da giocatore e lo penso adesso dopo 35-37 anni da allenatore. Non so come ho rimotivato la squadra ma io non sono uno che ha studiato psicologia. No, io quello che sento lo dico. Forse la mia credibilità. Io parlo con il cuore ai giocatori, dico quello che sento. Tutto chiaro”.
Conclude Ranieri.
“Il tesserino di allenatore riconsegnato a Coverciano? Sono cose che si dicono, mi sono divertito, sono stato bene, il calcio mi ha dato tantissimo. Adesso sono stato chiamato a un altro tipo di impegno, mi auguro che vada bene e di non fare danni dall’altra parte. Non mi tirate per la giacca. Il calcio mi ha dato tanto, è la mia vita e tutto, però c’è un momento in cui si deve dire basta. Basta perché è giusto così, anche lasciare in un momento positivo. Avevo detto basta a Cagliari e lo dicevo con il cuore, e anche mia moglie mi aveva creduto. Mi ha chiamato la Roma, ho detto sì a un anno da allenatore e due da senior advisor e a dirla tutta non so nemmeno bene cosa sia.
Ho parlato con Gasperini? Non ancora, magari dopo ma con tutti voi presenti però!
FOCUS RS (di Nicolas Terriaca) – C’è una Roma con Dybala e una senza. Concetto espresso da Mourinho e ribadito da Ranieri. Il problema dei giallorossi, però, è stata la dipendenza totale dalle giocate dell’argentino. Vedere una squadra intimorita, priva di coraggio e capacità di rendersi pericolosa, in troppe circostanze, non le permetteva di essere competitiva. Il fatto che il gioco dei capitolini fosse fortemente influenzato dalla presenza della Joya era ed è normale ma non a tal punto da smarrirsi completamente senza di lui.
Dybala, infortunatosi contro il Cagliari alla 29° giornata, nel momento più importante della stagione, ha terminato anzitempo il campionato lasciando la Roma priva del suo unico fuoriclasse. I tifosi giallorossi, dati i precedenti senza l’argentino, si erano rassegnati a un finale mediocre. Ranieri, invece, è riuscito a responsabilizzare la squadra che, priva di leader, fa leva sul collettivo, il vero punto di forza dei giallorossi. Oltre a Dybala, i pilastri citati da Sir Claudio, Hummels e Paredes, non hanno giocato neanche un minuto contro l’Inter ma nessuno lo ha notato perché la squadra ha funzionato alla perfezione con i calciatori che si sono aiutati reciprocamente. Fare di necessità virtù, altro concetto espresso dal tecnico di Testaccio.
Raggi di Soulé anche senza Dybala: 0 sconfitte, ecco il capolavoro di Ranieri
In campo ci sono dei raggi di Soulé anche senza Dybala e questa è la notizia più importante per la Roma. Dall’arrivo di Ranieri, in Serie A, i capitolini hanno giocato 7 partite orfani della Joya: 5 vittorie (Parma 0-1, Empoli 0-1, Lecce 0-1, Verona 1-0, Inter 0-1), 2 pareggi (Juventus 1-1, Lazio 1-1) corredati da 7 gol fatti e appena 2 subiti(media punti 2,4). Solidità e difficoltà nel realizzare più di una rete, ecco cosa emerge nelle gare in cui la stella argentina non ha illuminato il campo. In più di una partita, però, ci ha pensato Soulé a tracciare la strada giusta: 4 gol e un assist che sono valsi 9 punti hanno colmato il vuoto tecnico lasciato da Dybala.
Il paragone con la scorsa stagione è impietoso. La Roma, in Serie A, senza l’argentino, dall’inizio alla fine, ha giocato 10 partite (media punti 1,3): 4 successi (Monza 1-0, Napoli 2-0, Frosinone 0-3, Sassuolo 1-0) un pareggio (Salernitana 2-2) e 5 ko (Milan 1-2, Inter 1-0, Bologna 0-2, Milan 3-1, Atalanta 2-1). La crescita della squadra giallorossa passa soprattutto dalla capacità di responsabilizzarsi mantenendo la luce accesa anche senza la stella più radiosa. Ranieri ha indicato la via: basta brancolare nel buio. In attesa del ritorno di Dybala che potrà far brillare ancora di più il campo insieme a un’altra stella, in questo caso nascente: Matias Soulé.
Gian Piero Gasperini ha rilasciato un’intervista a Sky Sport a margine della cerimonia della quinta edizione dell’evento “Inside the Sport” a Coverciano. Il tecnico dell’Atalanta, accostato alla Roma, ha parlato anche del suo futuro. Di seguito le sue dichiarazioni.
La concorrenza alle spalle? “Avvalora ancora di più il nostro campionato, ma deve essere così anche tra un mese. Dietro di noi ci sono squadre forti e aumentano il valore di questo campionato. Le squadre dietro di noi rendono felici i propri tifosi e spero che anche l’Atalanta possa farcela”.
Se l’Atalanta si qualificasse in Champions League ripenserebbe a una possibile permanenza? “Ne riparliamo quando la conquisteremo, se la conquisteremo… Ieri sera abbiamo perso due punti in casa, avrebbero significato tanto. Dobbiamo sapere che i rivali sono molto agguerriti, dobbiamo ritrovare la massima concentrazione e la forza di tutti”.
Quindi non va via? “Io non ho mai detto che vado via ma un’altra cosa, ovvero che non avrei rinnovato ed è diverso. L’obiettivo comunque ora è solo raggiungere la Champions”.
Rifarebbe le stesse dichiarazioni? “Io non torno mai indietro, le faccio con cognizione di causa. Non è una cosa che è maturata in una settimana, ma nei mesi o negli anni. Con Bergamo e l’Atalanta ho un legame importante e quello che abbiamo fatto quest’anno va ancora oltre a ciò che abbiamo fatto negli scorsi anni. A volte ci si dimentica dei giocatori persi per infortunio. Tutto positivo, ma ora chiudiamolo così”.
La quota Champions League sarà davvero 70 punti? “Per essere certi, magari qualche punto in più ma lo verifichiamo domenica dopo domenica. Ci sono ancora scontri diretti e se facciamo i punti che dobbiamo, gli altri dietro non ci prendono”
IL PERSONAGGIO (di Nicolas Terriaca) – La Roma continua la sua scalata in classifica superando qualsiasi ostacolo le si presenti davanti. Ieri è stato il turno dell’Inter, che prima di questa giornata di campionato, era prima in classifica con il miglior attacco: 0-1 grazie alla rete di Soulé e sogno Champions che non si allontana dalla Capitale anzi…
Una delle sorprese del match è stata la posizione in campo di Manu Koné. Ranieri ha messo in panchina Paredes schierando il centrocampista francese davanti la difesa con Cristante e Pellegrini ai sui fianchi. Il classe 2001 ha fornito una prestazione perfetta: 100% di passaggi riusciti, corsa, dinamismo e interdizione. ”Ho sempre ritenuto che un centrocampista debba saper ricoprire tutti i ruoli in questa zona. Ho la capacità di fare sia il 6, sia l’8, ma sono un giocatore a cui piace chiamare, avere la palla e recuperarla. Francamente, se potessimo creare una posizione ‘6-8’, sarebbe l’ideale. Mi piace essere in entrambe le zone ed è quello che mi chiede mister Ranieri”.
Una performance da tuttocampista capace di prendere il sopravvento sul centrocampo dell’Inter in cui Barella, Frattesi e Çalhanoğlu sono sembrati piccoli di fronte a così tanta forza fisica. Manu Koné ha recuperato 7 palloni, nessuno ha fatto meglio, ed è il calciatore della Roma che ha percorso più metri (102) in conduzione verso la porta avversaria. Ranieri potrebbe aver trovato una nuova posizione per il classe 2001 che ha dimostrato di poter fare la differenza anche davanti la difesa fungendo da diga a protezione dei difensori.
Certamente Sir Claudio sta valorizzando al meglio l’investimento fatto in estate dal club: il valore di Koné è più che raddoppiato passando da 18 milioni a oltre 40. La Roma del futuro ha un pilastro in mezzo al campo a cui il nuovo allenatore non potrà rinunciare. ”L’obiettivo è trovare certezze sostenibili da aggiungere a quelle che abbiamo già come Koné”. Parole di Ghisolfi che alla lista aggiunse anche Dybala, Mancini, N’Dicka, Svilar e Paredes.
Come riferisce il Corriere della Sera, ai vertici AIA non sarebbe piaciuto il mancato rigore assegnato all’Inter, per cui Fabbri sarà fermato per qualche turno.
Colpevole ma in modo più lieve, secondo i vertici arbitrali, anche Di Bello, ieri al VAR, rimasto in silenzio nell’occasione incriminata. Questo perché per i responsabili della Can, era più un contatto leggibile dal campo.