La Roma prosegue ad allenarsi a Trigoria per preparare la partita di sabato alle 20:45 contro l’Inter. Wesley è tornato in gruppo mentre Bailey ha svolto una seduta a parte. Ancora out Angelino che ha lavorato solo in palestra.
La Roma prosegue ad allenarsi a Trigoria per preparare la partita di sabato alle 20:45 contro l’Inter. Wesley è tornato in gruppo mentre Bailey ha svolto una seduta a parte. Ancora out Angelino che ha lavorato solo in palestra.
Emerson Palmieri ha rilasciato un’intervista a Calciomercato.com in cui ha parlato anche della sua esperienza alla Roma. Di seguito le dichiarazioni del terzino del Marsiglia.
Due anni e mezzo alla Roma, cosa ti è rimasto?
“Vi racconto una cosa: quando giocavo a Palermo e avevo il giorno libero, spesso andavo a visitare Roma”.
La Capitale nel destino.
“Lì ci sono tante cose belle. A livello calcistico posso dire di aver condiviso lo spogliatoio con Francesco Totti”.
Cosa vuol dire?
“Giocarci insieme mette un po’ di pressione di default. Ma lui mi tranquillizzava, è una persona molto disponibile e aperta al dialogo”.
Com’è nata l’idea di andare in giallorosso?
“Ultima giornata del campionato 2013/14, Roma-Palermo. Io entro nel secondo tempo e dopo la partita si avvicina Walter Sabatini: ‘Non ti conoscevo, complimenti’. A fine stagione tornai al Santos, con la testa ero già in vacanza ma dopo 15 giorni mi chiamò il mio agente dicendomi che Sabatini mi voleva alla Roma”.
Bingo.
“E’ stata la persona che mi ha cambiato la vita. Se mi guardo indietro vedo un ragazzo di 19 anni che non trova molto spazio a Palermo e sta fermo 2 mesi per infortunio; in questi casi potrebbe capitare che il giocatore torni in Brasile o vada in un altro Paese, nel mio caso ha chiamato la Roma. E’ stato un percorso strano”.
Alla vigilia di Italia-Israele, Gianluca Mancini ha parlato in conferenza stampa. Di seguito le sue dichiarazioni.
Ora dovrete giocarle come fossero tutte finali. È questa la chiave?
“Sì, qualsiasi partita deve essere come una finale. Quando indossi questa maglia ancora di più, ci sono tante responsabilità belle da portare in campo. Partita importante contro una squadra tosta, oggi la prepareremo meglio, ma sappiamo a cosa andiamo incontro e a quello che possiamo fare domani”.
Gli errori dell’andata?
“È stata una partita folle, stavamo 4-2 all’86’, ci siamo fatti rimontare da polli. Sappiamo cosa abbiamo sbagliato e cerchiamo di non ripeterli”
Sei tu che ti sei preso la nazionale oppure la nazionale non poteva privarsi di uno dei difensori più forti?
“Ti ringrazio. Come ho sempre detto la nazionale è un sogno, portare questo stemma è una cosa che mi rende orgoglioso. Ho sempre fatto quello che ritenevo giusto nel club, poi ogni ct prendeva le sue decisioni. Quando vengo chiamato vado di corsa a prendere il treno per Coverciano”
Si parla tanto dello spirito di coesione creato da Gattuso. Quanto anche i suoi principi vi mettono a vostro agio?
“L’aspetto del gruppo è già tantissimo. I grandi successi arrivano da grandi gruppi. È importante stare insieme e allenarci con il sorriso ma faticando, perché il mister ci spinge sempre forte. Sotto l’aspetto tattico il mister ci mette nelle migliori condizioni di rendere. Questo è importante per creare un percorso che durerà nel tempo”
Vi sentite i più forti per il playoff?
“Finché la matematica non ci condanna non possiamo dirlo. Io non mi sono mai sentito più forte di nessuno. Le partite oggi sono tutte difficili, le partite te le devi sudare. Al di là di questo pensiamo a noi stessi, a quello che abbiamo intrapreso con il mister e dove siamo arrivati oggi”.
Sei cresciuto molto a livello di comportamenti in campo. Pensi abbia influito nella tua convocazione?
“Come ho detto spesso tante volte le partite le vivevo in maniera non giusta, ero troppo galvanizzato su atteggiamenti che non mi riguardavano, come le proteste verso gli arbitri. Mi sono guardato allo specchio e ho cercato di cambiare per una cosa mia, in campo rendo di più e sono più concentrato. Quando arrivi a un’età più matura le cose cambiano, a livello mentale e come approcci le partite o le vivi in campo. Non so se mi ha aiutato per la Nazionale, tutto passa dalle prestazioni del club, poi ogni ct fa le sue scelte”
Conosci la squadra di Israele?
“Conosco Salomon, ho giocato contro di lui allo Shakhtar. Israele è una squadra fastidiosa, il reparto offensivo è quello migliore. Dovremo stare concentrati per limitarli”
Luciano Spalletti è stato protagonista nel weekend al Festival dello Sport organizzato dal gruppo della Gazzetta dello Sport. Nel corso dell’intervista, è stato chiesto all’ex tecnico azzurro di tracciare e trascrivere il suo top11 della carriera, quindi dei calciatori allenati fin qui nella sua vita da allenatore. Presenti diversi ex giallorossi come Chivu, De Rossi, Totti, Salah e Dzeko.
La formazione ideale di Spalletti: “Facciamo 4-2-3-1. Portiere Donnarumma è troppo facile. A Roma ho avuto due portieri straordinari, fu un problema con Alisson e Szczesny. Mettiamo uno in campionato e uno in coppa. A destra Di Lorenzo, a sinistra mettiamoci Jankulovski. Centrali ho avuto Koulibaly, Kim, ho avuto l’allenatore dell’Inter, ho allenato Chivu alla Roma, ho avuto Mexes, Juan. Mettiamo Koulibaly e Chivu. Come si scrive Chivu? Mediani Pizarro e De Rossi, non si può sbagliare. Trequartista Totti. Icardi centravanti? Ma io ho avuto Dzeko, con me ha fatto delle robe, era completo. Metto Dzeko. Esterni? Kvara va messo per forza e a destra come faccio a non mettere Salah? Che poi ho avuto Mancini, Hulk”
Formazione: Szczesny, Di Lorenzo, Koulibaly, Chivu, Jankulovski, Pizarro, De Rossi, Salah, Totti, Kvara, Dzeko
Sebino Nela, ex terzino della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Di seguito le sue parole.
«Picchia Sebino», cantavano i tifosi della Roma.
«E io non ho mai picchiato nessuno. Si riferiva al fatto che ero tignoso in campo».
Gli inizi al Genoa.
«Ero tifoso rossoblù, come mio papà: ero magro e mi hanno scartato. Sono entrato con una raccomandazione».
Cioè?
«Un amico di mio padre, tifoso del Genoa: “Ci penso io”. Il primo campo in erba l’ho visto quando ho esordito in serie B: ho sempre giocato sulla terra, sulla pozzolana».
Tanti sacrifici.
«Tre ore di autobus al giorno. Sveglia alle sei, scuola, allenamenti, poi aiutavo i miei
genitori nel loro ristorante. Aprivo i libri a mezzanotte, mi addormentavo subito».
Quali valori le hanno trasmesso i genitori?
«Mio padre ha sempre lavorato 18 ore al giorno, in cucina. È stato imbarcato sulle
navi. Mia madre non si comprava le calze per prendere le scarpe da calcio a me»
.
Poi ha iniziato a guadagnare.
«Ho ritrovato il primo contratto con la Roma: 40 milioni lordi di lire. I miei genitori
hanno smesso di lavorare. Il momento più bello della vita è quando ho portato a casa il premio in denaro dopo l’esordio con il Genoa: papà si è messo a piangere».
La stagione dello scudetto, 1982/83.
«Ho capito immediatamente che cos’era la Roma. Le tifoserie rivali ci insultavano in tutti i modi: mi raddoppiavano le energie».
Poi la finale di Coppa dei Campioni persa con il Liverpool, l’anno successivo. Ha avuto un buon pallone che però ha servito a Graziani.
«Avrei potuto calciare. Ma quella sconfitta l’ho digerita bene. È stata peggio quella con il Lecce che ci è costata lo scudetto due anni dopo».
Giocare a Roma è difficile?
«È la città perfetta, a Milano ci sono più distrazioni. C’è un solo dato di fatto: non abbiamo mai avuto patron forti, a eccezione di Dino Viola e Franco Sensi, con cui abbiamo vinto. Quello che è ora De Laurentiis. Ma l’ambiente non c’entra nulla. Anche perché la Roma ha una delle migliori tifoserie d’Europa».
Il rapporto con Falcao?
«È una persona meravigliosa. Ma quando non ha calciato il rigore in finale con il Liverpool, mi ha deluso. So che un paio d’anni fa si è pentito».
Il cancro al colon: come l’ha affrontato?
«Noi calciatori viviamo di obiettivi, una partita dopo l’altra. Con la malattia ho fatto così. Passavo cinque ore in bagno tutte le notti con i dolori di stomaco dopo la chemio. Mi sono detto: “Cerchiamo di stare in bagno quattro ore. Poi tre e mezzo, poi tre”. Ha funzionato. L’unica cosa che mi porto dietro è questa stupidaggine della gente che mi dice: “Non c’erano dubbi che con quel fisico ne venissi fuori”. E allora tutti i colleghi che ho perso? Vincenzo D’Amico, Paolo Rossi, Sinisa Mihajlovic, Gianluca Vialli. L’unica differenza tra me e loro è che io sono stato più fortunato».
La famiglia?
«Una notte ho trovato mia moglie e le figlie che piangevano, ho detto: “Basta, siete
voi che dovete aiutare me”. Dentro casa la situazione è cambiata. Ho perso mio padre per questa malattia, suo fratello. Ho perso mia sorella, la persona che stimavo di più al mondo: si è lasciata morire dopo 8 anni di cure. L’altra mia sorella convive da 14 anni con il cancro. Una famiglia falcidiata dai tumori: non ce lo meritavamo».
Qual è stata la cosa più difficile da superare?
«Mi spiaceva farmi vedere pallido. Ora cerco di essere sempre abbronzato».
Chi vince lo scudetto?
«Il Napoli ha tutto per riconfermarsi, l’Inter è la squadra che gioca meglio, il Milan
può essere la mina vagante».
E la Roma?
«Arrivare nelle prime quattro sarebbe un risultato straordinario. L’inizio è convincente, vediamo anche il cammino delle altre. Gasperini richiede tempo».
Prosegue il periodo d’oro di Celik. Dopo prestazioni convincenti con la Roma, il difensore in Nazionale durante Bulgaria-Turchia terminata 1-6 ha segnato la rete della manita. Escluse le amichevoli, l’ex Lille non aveva mai realizzato un gol. Sui social ha manifestato la sua soddisfazione.
La visione di Friekdin non trascura nulla. La Roma vuole diventare una società perfetta. La proprietà vuole partire dai rinforzi di gennaio per la Champions al nuovo stadio di Pietralata, dai ricavi commerciali all’Under 23 di prossima inaugurazione ad un posizionamento stabile nell’elite del calcio europeo con bilanci in positivo. Come scrive La Gazzetta dello Sport, allora è normale che nella testa del presidente ci sia da tempo la nuova casa giallorossa, ovvero lo stadio di Pietralata.
Il club giallorosso vorrebbe presentare il progetto definitivo entro 30-40 giorni. L’obiettivo è averlo entro il 2028 e la candidatura agli Europei potrebbe dare un’accelerazione al piano. Friedkin non si farà trovare impreparato a gennaio accontentando Gasperini con un centravanti (Joshua Zirkzee del Manchester United in pole davanti a Florian Balogun del Monaco e Lucas Stassin del Saint Etienne) e magari con un esterno sinistro d’attacco.
Operazioni che dovranno tenere conto anche dei 90 milioni di plusvalenze da generare entro il prossimo 30 giugno per rispettare i paletti del settlement agreement. Il tutto correrà in parallelo con la questione aperta degli eventuali rinnovi, a partire da quelli di Lorenzo Pellegrini e Paulo Dybala. Entrambi in scadenza i cui stipendi – rispettivamente 6 ed 8 milioni annui – sono i più pesanti del monte ingaggi (al momento, comunque, per tutti e due sembra difficile proseguire il rapporto, almeno a queste cifre).
Trigoria, vista in prospettiva, vorrebbe diventare poi una fucina di talenti ancor più di quanto lo è stata negli ultimi anni. Un laboratorio che troverebbe una vetrina eccellente nella nuova Under 23 di cui il club vuole dotarsi. Una squadra da far giocare in Serie C come hanno già fatto Juventus, Atalanta, Milan e Inter. Per lo stadio si pensa all’Anco Marzio, impianto appena rinnovato dove disputa le partite l’Ostia Mare di De Rossi. Un tassello in più per la crescita della Roma dei Friekdin.
Gasperini spera di ricevere qualche regalo dal mercato invernale. Come scrive La Gazzetta dello Sport, la proprietà avrebbe garantito al tecnico di Grugliasco che a gennaio si proverà a intervenire a rinforzare la squadra con con dei rinforzi mirati, magari a fronte di qualche cessione per fare spazio in rosa.
Ricky Massara starebbe pensando a Joshua Zirkzee. L’attaccante del Manchester United, sta trovando poco spazio e vorrebbe giocare con più continuità per non perdere il Mondiale con l’Olanda. Un’eventuale operazione si potrebbe chiudere sulla base di un prestito.
Ma lo sguardo del ds giallorosso è rivolto anche alla Francia, dove si seguono con attenzione due profili: Folarin Balogun del Monaco, anche lui scivolato in panchina, e il talento del Saint-Étienne Lucas Stassin, votato miglior giovane della scorsa Ligue 1 anche se ha un valore di 20 milioni di euro. Infine, un’opzione italiana gradita a Gasperini è quella che porta al classe 2006 Jeff Ekhator del Genoa.
Questa sera alle 20:45, l’Italia giocherà contro l’Estonia, match del girone valido per la qualificazione al prossimo Mondiale. Gattuso ha diramato la lista dei convocati: presenti i romanisti Cristante e Mancini.
Portieri: Gianluigi Donnarumma, Guglielmo Vicario, Marco Carnesecchi.
Difensori: Alessandro Bastoni, Riccardo Calafiori, Andrea Cambiaso, Giovanni Di Lorenzo, Federico Dimarco, Matteo Gabbia, Gianluca Mancini, Destiny Udogie, Leonardo Spinazzola.
Centrocampisti: Nicolò Barella, Bryan Cristante, Davide Frattesi, Manuel Locatelli, Sandro Tonali.
Attaccanti: Nicolò Cambiaghi, Francesco Pio Esposito, Moise Kean, Riccardo Orsolini, Giacomo Raspadori, Mateo Retegui.
L’Italia U21, alle 18:15, affronterà la Svezia U21, match valido per le qualificazioni all’Europeo di categoria. Il ct Silvio Baldini si affiderà anche al romanista Pisilli.
FORMAZIONI UFFICIALI
ITALIA (4-3-3): Palmisani; Palestra, Marianucci, Mane, Bartesaghi; Pisilli, Lipani, Ndour; Cherubini, Camarda, Koleosho. C.T. Baldini.
SVEZIA U21 (4-3-3): Bishesari; Antwi, Makolli, Zatterstrom, Perez Vinlof; Bjorklund, Thorell, Boudry; Nijie, Swedberg, Sonko. C.T. Backstrom