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Roma in Arabia Saudita senza Mancini e Dybala. I convocati di DDR

La Roma ha diramato la lista dei convocati per la sfida contro l’Al-Shabab, amichevole in programma domani pomeriggio alle 17.45. Una lista a cui mancano i nomi di Dybala e Mancini, che non stanno bene e saranno tenuti nella capitale a lavorare in vista di Salernitana-Roma di lunedì prossimo.

Out anche Abraham, Kumbulla, Smalling, Ndicka, Sanches, Aouar, Spinazzola e Azmoun. Presenti diversi primavera che sicuramente saranno utilizzati domani da De Rossi. Non figura neanche Huijsen in lista, mentre Belotti è presente, nonostante le voci di mercato.

La lista completa:

Rui Patricio
Boer
Svilar
Karsdorp
Llorente
Celik
Golic
Reale
Cristante
Pellegrini
Paredes
Kristensen
Bove
Zalewski
Pagano
Pisilli
Vetkal
Mannini
Belotti
Joao Costa
Misitano
Nardozi
Mlakar
Lukaku
El Shaarawy

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La Saudi Aramco vuole la Roma: Friedkin chiede oltre 1 miliardo

A margine della partita amichevole da giocare a Riad, sono sempre più insistenti le voci di un rapporto ben più intenso di una semplice sponsorizzazione tra mondo arabo e Roma.

Gli sceicchi, molto attratti dall’appeal della capitale, valutano un ingresso nell’azionariato del club. Le voci in questo senso trovano conferma negli ambienti finanziari sauditi in stretto contatto con quelli americani sempre più presenti nel Golfo con banche consulenti.

A Milano qualche giorno fa erano presenti rappresentanti del fondo governativo saudita Pif e gli investitori riconducibili a Saudi Aramco (il ramo idrocarburi del governo). Non solo per il Milan, ma anche per la Roma. Il proprietario è Yasir Al-Rumayyan (55 anni di Burayda), già presidente del Newcastle United.

Come scrive Leggo, nessuna offerta ufficiale o trattativa inoltrata, ma una prima manifestazione di interesse. I Friedkin valutano il pacchetto di maggioranza del club di poco superiore al miliardo di euro considerati gli ingenti investimenti messi in atto per risanare lasciati in profondo rosso dalla precedente gestione. La presidenza americana, contestata duramente in questi giorni dai tifosi per l’esonero di Mourinho e un mercato deludente, sta valutando seriamente la vendita dell’asset ma ne parleranno (appunto) solo alle cifre che gli permetterebbe un rientro dell’investimento.

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Mourinho all’Al-Shabab: accordo vicino. Gli aggiornamenti

Josè Mourinho potrebbe subito accettare una nuova offerta dall’Arabia Saudita. Gli ultimi report parlano infatti di un’offerta ufficiale dell’Al-Shabab che l’ex tecnico giallorosso sarebbe pronto ad accettare già nelle prossime ore.

بعد التأكد وخذوا العلم الوكاد ???????????? :
جوزيه مورينهو منح موافقته بشكل رسمي لإدارة الشباب ، والصفقة الآن تنتظر فقط موافقة اللجنة المالية في وزارة الرياضة . pic.twitter.com/HMQ4YLUao0— Turki Alghamdi (@zlatan_gh) January 18, 2024

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Orsato pronto a dire sì all’Arabia Saudita

Daniele Orsato è pronto a lasciare la Serie A.  Secondo quanto riportato da Tuttosport, il direttore di gara Daniele Orsato sarebbe pronto ad accettare la ricca corte del calcio saudita per arbitrare oppure per iniziare una carriera da dirigente a partire dal 2024.

Dopo le voci di qualche mese fa, ora la possibilità sarebbe più concreata. Se Orsato accettasse l’offerta, sarebbe un colpo basso per l’Aia. Orsato, nonostante i suoi quarantotto anni, è ancora un punto di riferimento in un movimento nel quale anche i giovani più promettenti continuano a non convincere.

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Spinazzola può lasciare la Roma a gennaio: i dettagli

Leonardo Spinazzola questa volta potrebbe accettare le lusinghe dell’Arabia Saudita e lasciare la Roma, già a gennaio.

Come riferisce calciomercato.com, la sensazione è che a fronte di un contratto in scadenza a giugno prossimo, senza ipotesi di rinnovo, il calciatore possa lasciare la Roma già a gennaio. La scorsa estate c’era stato un tentativo dall’Arabia Saudita rispedito al mittente anche per volontà di Mourinho, ora lo scenario è cambiato. 

Sono arrivate nuove offerte dal paese arabo e Spinazzola non vuole lasciarsi scappare occasioni ampiamente remunerative e potrebbe salutare con 6 mesi di anticipo prima della fine del contratto.

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Calciomercato

Lukaku, tra l’oro d’Arabia e il futuro a Roma: gli scenari

Quale sarà il futuro di Lukaku? La Gazzetta dello Sport questa mattina sottolinea che il Chelsea ha fissato una cifra per il riscatto pari a circa 42 milioni, ma ammesso e non concesso che i Friedkin vogliano spendere quasi tutto il budget di mercato per un solo atleta che nella prossima stagione avrà 31 anni, c’è da dire che la concorrenza è grande, a cominciare da quella straordinaria macchina per investimenti economici che è diventata la Saudi Pro League.

Per riscattarlo sarà essenziale centrare la Champions League, altrimenti l’investimento risulterà proibitivo.

Dal 2024-25, infatti, il più importante campionato del mondo arabo ha deciso che gli stranieri tesserabili saliranno a dieci. E nella lista dei desideri, naturalmente, spicca Big Rom.

A pensarci bene, l’attaccante in estate ha avuto la stessa tentazione riservata a Mourinho e, come lui, ha rinunciato a un ingaggio assai superiore di quello percepito alla Roma (circa 7 milioni netti più bonus) per giocare in un campionato più competitivo.

Nel 2024, però, le cose potrebbero cambiare, anche perché si dice che l’offerta per lui non sia inferiore ai 30 milioni a stagione per due anni. Una cifra da capogiro che arriverebbe dopo l’Europeo, in cui Romelu spera di lasciare finalmente il segno per raggiungere un traguardo importante della carriera.

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L’Arabia Saudita tenta ancora Mourinho

José d’Arabia non è solo una suggestione: è passato e futuro. Poteva diventare presente in estate, quando Mourinho ha rifiutato dai sauditi “L’offerta più grande e folle mai ricevuta da un allenatore” dopo un summit di Londra con i delegati del Regno, disposti a consegnargli qualunque panchina della Saudi League o anche della nazionale pol impugnata da Roberto Mancini.

Come scrive il Corriere dello Sport, nei giorni scorsi tra l’altro Mou ha lasciato intendere in intervista che l’idea araba lo affascina. La testa è sulla Roma oggi, domani però bisogna andare avanti. E così non sorprende che ieri, invitato al Festival di Trento della Gazzetta dello Sport, il responsabile del calcio arabo Carlo Nohra abbia confermato: “Personalmente lo sto aspettando, ma non so se posso parlare a nome dell’Arabia Saudita. Dobbiamo continuare ad evolverci. Cerchiamo un altro effetto Ronaldo ovviamente, ma lui è insostituibile. Spero che Mourinho avrà un impatto altrettanto grande, ma poi anche chi verrà dopo lui e dopo di lui ancora. Ora non posso dire che Mourinho sarà il prossimo grande colpo, perchè ovvio che il suo eventuale arrivo rappresenterebbe un altro enorme salto di qualità sotto tanti aspetti”. Piu chiaro di così…

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Tra Expo 2030 e Stadio, il nuovo sponsor saudita crea fastidio in Comune

Una manciata di milioni per cancellare dalla maglia della Roma la scritta Spqr. E far posto a uno sponsor dell’Arabia Saudita, oggi il nemico pubblico numero uno della Città Eterna. La questione non è soltanto sportiva o economica. Ma politica. Perché intreccia il calcio, la Roma degli americanissimi proprietari Dan e Ryan Friedkin, agli interessi del Comune di Roma e di Riad. Con oggetto la contesa per ospitare l’Expo 2030. Per la capitale e il suo sindaco Gualtieri è l’ultima occasione di collocarsi sullo scacchiere globale degli investimenti internazionali, per rilanciarsi come capitale non solo italiana ma europea. (…)

Come scrive la Repubblica, l’occasione per allacciare di persona i rapporti con il governo di Riad. Che ha manifestato l’interesse di investire per sponsorizzare il club della capitale. Un’offerta non ricchissima, ma interessante. Che certo non può essere ignorata, visto che la Roma è senza sponsor dalla fine della scorsa stagione, quando ha annullato l’accordo con l’insolvente digitalbits accogliendo sulle maglie il logo del Comune di Roma, eredità dell’epoca romana. I sauditi hanno fiutato l’affare. E la questione ha già preso una piega favorevole, per la Roma, che presto potrebbe imprimere sulla divisa di Dybala e Lukaku un marchio saudita.Più precisamente, dovrebbe trattarsi di un marchio per il turismo in Arabia Saudita.

Come lo vivrà la città, la gente, se davvero come sembra nelle prossime ore l’accordo dovesse andare in porto? Certo è importante ricordare che la Roma ha un dossier fondamentale aperto col Comune: la realizzazione dello stadio a Pietralata. Un nodo cruciale per il futuro del club giallorosso, quindi anche per i proprietari americani Dan e Ryan Friedkin. Ma certo lo “sgarbo”, se finalizzato, rischia di creare spessori di attrito tra il club e l’amministrazione cittadina. Ostacoli che, a questo punto, nessuna delle parti vuol mettere sulla strada verso Pietralata.

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Roma, il nuovo main sponsor arriva dall’Arabia Saudita: accordo imminente

Houston, abbiamo uno sponsor. La Roma dei Friedkin è pronta ad accogliere un nuovo partner come main sponsor, riempiendo così un buco lasciato vuoto dal burrascoso addio con Digitalbits. Dopo mesi di ricerca il team guidato da Michael Wandell è riuscito a strappare un’intesa con una società dell’Arabia Saudita (non una compagnia aerea) che garantirà, secondo quanto filtra dai primi rumors, un introito da almeno dieci milioni di euro all’anno. Dopo gli accordi con Enel, Q8 e vari altri sponsor minori la Roma è riuscita quindi a trovare un nuovo marchio a cui legarsi, raggiungendo l’obiettivo di migliorare i ricavi della società. Sempre restando al mondo arabo il club allenato da Mourinho disputerà un’amichevole contro l’Al Shabab.

Come scrive il Tempo, i giallorossi sono stati infatti contattati per i festeggiamenti inerenti al 75° anniversario della fondazione del Club saudita con una partita che si svolgerà al Prince Faisal bin Fahad Stadium, un impianto da circa 22mila posti. Molto probabilmente la trasferta in Arabia andrà in scena in una delle due soste per le nazionali, a ottobre o a novembre. Dopo la cessione di Ibanez all’Al Ahli per 33 milioni complessivi si fa quindi sempre più stretto il legame della Roma con la nazione che sta stravolgendo il calcio mondiale.

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FOCUS RS – Arabia Saudita, ‘l’invasione’ nel calcio con vista sul Mondiale 2034

(di Francesco Oddo Casano) – Aggredire il calcio europeo per motivi sportivi, finanziari e non solo. Il calcio si sa, da sempre rappresenta anche un volano d’immagine, per raggiungere obiettivi più alti rispetto alla mera soddisfazione legata alla vittoria dei trofei. E’ stato così nel nostro paese, fino alle soglie del nuovo millennio, quando investire sul calcio significava poi aprirsi porte per mondi imprenditoriali o geopolitici fin lì inesplorati. E’ avvenuto per la Cina un decennio fa, prima ancora per gli USA ma senza enormi successi, ma negli States è ancora troppo forte il richiamo culturale verso sport come Basket Baseball e Football americano, infine per il Qatar che è riuscito addirittura ad organizzare il primo Mondiale d’inverno, con l’entratura europea dell’acquisto del PSG nel 2012 e ora del Manchester United in Premier. Il ruolo di ‘aggressore’ del calcio internazionale, adesso spetta all’Arabia Saudita.

In pochi mesi, un volume di affari da oltre 600 milioni, destinato rapidamente a salire. Il primo in ordine di tempo, di una certa rilevanza mondiale, è stato Cristiano Ronaldo, che ha lasciato lo United a margine dell’ultimo Mondiale per trasferirsi nella Saudi League. 200 milioni di euro e la promessa di essere testimonial per il paese arabo in vista della candidatura ai Mondiali del 2030. Non stupiscono dunque le dichiarazioni recenti del fenomeno portoghese che ha ovviamente incensato il valore della Saudi League, sostenendo che di fatto in Europa il calcio sta morendo, salvo la Premier.

In realtà appare molto complicato per la famiglia Saudita riuscire ad organizzare in quella data la massima manifestazione iridata. L’obiettivo sembra essersi spostato al 2034, quando nel frattempo la Saudi League sarà diventato un campionato probabilmente di grande riflesso internazionale, incentivato anche dai possibili successi di club come l’Al Nassr, l’Al-Alhy etc nella nuova versione del Mondiale per Club, a 32 squadre voluto fortemente dalla FIFA.

Dopo CR7 è stato il turno di Benzema, Kante, Gerrard nel ruolo di tecnico ovviamente, ma anche Nuno Espirito Santo, poi Koulibaly, Mendy, Mahrez, Milinkovic Savic, Ruben Neves, Brozovic e il numero aumenterà in maniera esponenziale, visto che altre decine di calciatori stanno ricevendo assegni sostanzialmente in bianco, o quasi, per giocare nel nuovo eldorado arabo. L’agevolazione nasce anche dalla defiscalizzazione: secondo la normativa locale infatti, basta risultare residenti per 183 giorni in Arabia Saudita per non pagare le tasse. In pratica, dopo sei mesi, i calciatori sono esentati dall’obbligo. Ma cosa si cela dietro questa invasione dei petroldollari nel nostro calcio?

Ce lo spiega Marco Bellinazzo, giornalista del Sole24Ore, che recentemente nel suo nuovo libro – Le nuove guerre del calcio – aveva largamente anticipato il ruolo dell’Arabia Saudita nel contesto del calcio internazionale

Il fondo PIF è il Fondo per gli investimenti pubblici dell’Arabia Saudita, un fondo sovrano che dall’inizio degli anni ’70 ha prelevato la maggior parte dei risparmi del Paese dalla vendita di petrolio. Il suo valore è stimato intorno ai 600 miliardi di dollari (circa 550 miliardi di euro). Nei mesi scorsi ha acquistato il Newcastle in Inghilterra. Il governatore del Fondo, Yasir Al-Rumayyan, è diventato presidente non esecutivo del club.

Il PIF sta investendo in città industriali di nuova creazione che stanno sorgendo in tutta l’Arabia Saudita, strategia inserita all’interno di “Saudi Vision 2030” ovvero un gigantesco progetto per diversificare l’economia del Paese nei prossimi dieci anni e sviluppare infrastrutture, sanità, turismo e istruzione. Si tratta di un piano di Bin Salman per “alleggerire” la dipendenza economica del Paese dal petrolio. Di particolare rilevanza il progetto Qiddiyah City, che punta a diventare la più grande destinazione turistica mondiale con un investimento da 1 miliardo di dollari. Ma come si posiziona il fondo nello sport? Ha avanzato candidature per la Coppa d’Asia di calcio e i Mondiali del 2030 e ospiterà i Giochi asiatici invernali del 2029. Non è tutto: a Gedda si corre il GP di Formula 1 dell’Arabia Saudita e sono stati organizzati eventi di golf e boxe. Anche l’Italia è legata allo sport in Arabia Saudita: tre delle ultime cinque edizioni della Supercoppa (come accaduto per quella spagnola) si sono giocate nel Paese che, inoltre, ne ospiterà quattro delle prossime sei (2024, 2025, 2028 e 2029). E nel proprio Paese il fondo sovrano controlla la Saudi Pro League, distribuendo a cascata sui principali club centinaia di milioni utili per fare mercato.

Classe 1985, Mohammad bin Salman Al Sa’ud è un membro della famiglia reale Al Sa’Ud, figlio dell’attuale re saudita Salman e principe ereditario nonché vice-primo ministro della difesa dell’Arabia Saudita. Se la Premier non ha registrato alcuna connessione tra il PIF e la famiglia reale, si ritiene che il fondo sovrano resti legato alla figura di Bin Salman. Ricorderete in passato il suo interesse per rilevare il Manchester United, corteggiamento che non andò a buon fine a differenza dell’operazione Newcastle. Insomma, come gli Emirati Arabi (Manchester City) e il Qatar (Psg), anche l’Arabia Saudita si è inserita nel palcoscenico europeo tra i club più potenti. Non sono mancate le perplessità legate al principe ereditario e al Paese, alimentate dall’opinione internazionale sulle violazioni dei diritti umani (Amnesty e altre ONG da tempo sono schierate contro lo Stato) e sull’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi per il quale proprio Bin Salman è ritenuto il mandante dagli Usa.

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