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Interviste

Ancelotti: “Forza Mou! Resto un super tifoso della Roma, guarderò la finale”

Carlo Ancelotti ha commentato così la vigilia di Roma-Feyenoord, ai microfoni ufficiali dell’UEFA: “Ho vissuto 7-8 anni a Roma e sono stato alla grande, avevo 20 anni. Ancora ricordo molto bene quel periodo e rimango un super tifoso della Roma. Ora alla Roma c’è un allenatore che stimo molto oltre che un amico come Josè Mourinho. Certo che guarderò la finale”

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APPROFONDIMENTI

Roma, la formazione di Tirana ruota intorno a Mkhitaryan: tre diverse ipotesi per Mou

Ruota tutto o quasi intorno a Mkhitaryan. Mentre Mourinho e lo staff tecnico riflettono sulle varie ipotesi di formazione, i sanitari giallorossi stanno tentando di rimettere in piedi l’armeno, affinché possa essere a disposizione dello Special One mercoledì a Tirana. Il recupero dell’ex United – protagonista della finale d’Europa League vinta dal Manchester di Mou nel 2017 – porterebbe probabilmente il tecnico giallorosso a immaginare una Roma, a sorpresa già dal 1′ minuto, con Mkhitaryan nel cuore del centrocampo giallorosso.

Recuperati al 100% Smalling, Karsdorp e Zaniolo, se Mkhitaryan dovesse giocare in mediana, Oliveira partirebbe dalla panchina, con Zaniolo-Pellegrini-Abraham in attacco. E’ doveroso sottolineare che il Feyenoord gioca con un 4-2-3-1 molto offensivo e verticale. E’ probabile dunque che le qualità offensive degli olandesi spingano Mou a riflettere sull’opportunità di schierare dall’inizio una linea mediana più solida, con Zaniolo e Mkhitaryan a giocarsi un posto alle spalle di Tammy Abraham. Dunque tre ipotesi diverse: Mkhitaryan a centrocampo, Mkhitaryan sulla trequarti insieme a Pellegrini (come nel derby) oppure l’armeno in panchina e la stessa formazione che ha battuto il Leicester al ritorno all’Olimpico.

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NEWS

Di Canio al veleno: “Roma da 5,5, la Lazio invece da 7. Con lo stipendio di Mou bisogna lottare per lo scudetto”

Paolo Di Canio torna a parlare nuovamente dellaRoma e di Mourinho. La bandiera della Lazio a Sky Sport ha fatto ieri sera la sua analisi della stagione giallorossa e dei risultati sino ad ora ottenuti dal tecnico portoghese. Queste le sue parole: “Non sono un membro dell’ufficio sentimenti, dico che la Romagenerosamente merita 5.5 per il campionato mentre alla Lazio un 6,5. Mourinho con quello stipendio dovrebbe giocare per vincere i campionati, credo che la società gli chiedesse almeno la Champions. Ha segnato anche meno dell’Udinese. Però c’è la Conference che cambia di tanto ed è comunque una Coppa: sperimentale? Non me ne frega niente. Da lì è 6.5-7. Però credo che la società gli chiedesse almeno la Champions”.

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Rassegna stampa

Mourinho con la Roma per il suo slam: “Vincere in Europa con 4 squadre”

Adesso non si allenano più le gambe, ma la testa. C’è il tempo da far trascorrere nel migliore dei modi, c’è da togliere la pressione dai ragazzi, c’è da “allenare” una città innamorata e che può far deragliare anche per troppa passione. José Mourinho, scrive La Gazzetta dello Sport, tutto questo lo conosce perché lo ha già visto, perché tutte queste sensazioni le ha già guidate in altri contesti e in altre situazioni. Proprio per questo, quando dice che «vincere in Europa con quattro squadre diverse (le altre tre sono Porto, Inter e Manchester United, ndr) sarebbe un’impresa». Proprio vero. Impossibile per quasi tutti, ma non per lui.

Missione Abraham Nel gruppo sa che, contro il Feyenoord, avrà dei titolari “in missione”. Fra questi c’è senz’altro Tammy Abraham, che l’anno scorso ha avuto l’onore di essere fra i vincitori della Champions League, sia pure da attore non protagonista. Stavolta la storia è diversa. In estate è stato il giocatore fortemente voluto dallo Special One per far dimenticare Dzeko, la famiglia Friedkin lo ha accontentato spendendo 40 milioni e il centravanti inglese ha dimostrato di valere l’investimento, realizzando finora 27 gol complessivi, di cui 17 in campionato, diventando l’inglese più prolifico in un singolo campionato di Serie A. Per questo adesso Mourinho lo stimola all’ultimo sforzo, e Tammy risponde così: «Che sia la finale di Champions League, del Mondiale o della Conference League. Una finale è una finale. E la voglio vincere. I miei compagni la vogliono vincere, tutta Roma la vuole vincere. Per noi è importante, vogliamo prepararci al meglio mentalmente e fisicamente. È stata una stagione lunga e difficile. Dobbiamo farci trovare pronti. È stata una stagione fantastica. Quando sono arrivato qui il mio obiettivo era aiutare il più possibile la squadra. Volevo vincere qualche trofeo. Siamo sulla strada giusta. Siamo in finale, e già per questo abbiamo fatto la storia. Ora vogliamo finire il lavoro. Per chiudere questo cerchio perfetto».

Dubbio Zaniolo Un cerchio che però, se si volesse giocare con le parole, tocca a Mourinho quadrare. Tocca a lui, infatti schierare la formazione migliore che possa indirizzare subito la partita nella direzione giusta. Diciamolo, al netto d’infortuni dell’ultim’ora, dieci undicesimi della squadra titolare dovrebbe essere pronta. Davanti a Rui Patricio toccherà a Mancini, Smalling e Ibanez, in mediana giocheranno Cristante e Oliveira, mentre sulle fasce Karsdorp e Zalewski, pronti a innescare Pellegrini e Abraham. Il dubbio, insomma, sembra essere solo uno, ma di quelli pesanti: dare fiducia a Nicolò Zaniolo oppure aspettare l’ultimo momento per vedere se Henrikh Mkhitaryan riuscirà a recuperare dall’infortunio muscolare occorsogli nella partita d’andata. La sensazione è che si vada verso una staffetta, ma si tratterà di scegliere come affrontare la partita. Come caratteristiche, gli olandesi prediligono la pressione, il gioco offensivo. Proprio per questo lasciano tanti spazi dietro la linea di retroguardia e con i difensori accettano spesso gli uno contro uno. La sensazione è che uno come Zaniolo, se avesse campo, potrebbe essere devastante, ma nello stesso tempo la gestione dell’attacco che è in grado di offrire l’armeno è di prima classe, come ha dimostrato il 3-0 nel derby contro la Lazio in cui i giallorossi schierarono in attacco il solo Abraham. Morale: per Mourinho è il tempo delle scelte. Ma l’uomo dei 25 titoli di sicuro non ha paura.

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Interviste

Mourinho: “Finale da 50 e 50. Non pensiamo alla storia della Roma, ma solo a vincere la finale”

Josè Mourinho ha rilasciato un’intervista ai microfoni dell’UEFA in vista della finale di Tirana:

Sul Feyenoord:
Hanno disputato 14 partite come noi e hanno superato avversarie difficili. Ad esempio, la semifinale con il Marsiglia – una squadra che ha una storia europea e lo Stade Vélodrome, che è uno dei posti più affascinanti e difficili in cui giocare da avversario. Puoi solo riconoscere i loro meriti. Le finali sono 50-50 ma faremo del nostro meglio per portarla a 51-49 per noi. Deve accadere durante la partita, non prima. Il lavoro che porta alla finale nell’arco di diversi mesi è la base per quei 90 o 120 minuti. È il giorno dei giocatori, noi siamo lì solo per dare un piccolo aiuto. Finora sono stato fortunato vincendo tutte le mie finali europee: i miei giocatori hanno dato il meglio nelle finali che abbiamo raggiunto. Nel momento della verità, si sono fatti trovare pronti.

Sulla Conference League:
Sono un allenatore con una storia e la Roma è un grande club. Ho sentito un po’ di responsabilità nel cercare di rendere la prima edizione del torneo una grande competizione. Così, a poco a poco, siamo andati a realizzare la nostra ambizione di andare il più lontano possibile. Poi, con orgoglio, abbiamo visto che le due semifinali si sono giocate in stadi gremiti, con un totale di 170.000 tifosi presenti. La Conference League è la nostra UEFA Champions League. Questo è il livello in cui siamo, la competizione in cui stiamo giocando. Il club non raggiunge una partita come questa da molto tempo.

Sulla possibilità di vincere il primo trofeo con la Roma:
Dobbiamo dimenticare il fatto che potremmo vincere il nostro primo trofeo UEFA. Per me, devi trattare una finale come un partita secca che porta pressione, tensione e senso di responsabilità. Dobbiamo solo pensare alla finale e all’avversario che affrontiamo, e dimenticarci la storia della Roma. Poi ovviamente sarebbe meraviglioso vincere per la città, il club e tutti noi.

Sul fatto di essere il primo tecnico ad aver raggiunto la finale in ogni competizione europea:
Se riuscirò a vincere quattro competizioni europee con quattro squadre diverse, non dimenticherò mai la prima, che è stata la Coppa delle Coppe [1996/97] UEFA come assistente del compianto e grande Bobby Robson al Barcellona. Ogni volta che mi sedevo accanto a lui in panchina, mi sentivo molto orgoglioso. Ogni nuovo traguardo significa più del precedente? Sì è così. Vincere il primo può succedere facendosi trovare nel posto giusto al momento giusto. Vincere la seconda volta è più difficile della prima volta e vincere la terza volta è più difficile della seconda. Una cosa è raggiungere il successo e vincere in un determinato periodo di tempo, un’altra è raggiungere il successo e vincere continuamente per tutta la tua carriera.

Sulla passione per il calcio:
Manchester United vs Real Madrid, ottavi di finale della UEFA Champions League 2012/13, all’Old Trafford. Prima della partita, Sir Alex Ferguson mi ha invitato nel suo ufficio, che poi è diventato il mio ufficio, e gli ho chiesto: “Com’è, boss? Cambia? Cambia nel corso degli anni?” Ha detto: “Lascia perdere. Non cambia niente. Resta uguale fino all’ultimo giorno”. Ecco perché continuo a dire che non posso credere di avere 59 anni. Non posso credere di avere una carriera di 21 o 22 anni come allenatore alle spalle. Non posso dirti quando mi fermerò perché non riesco a visualizzarlo. La passione non cambia.

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Rassegna stampa

L’assist per Mourinho

Mourinho si è preso l’Europa League senza passare da Tirana, ma da Torino. Come scrive Il Corriere dello Sport, ha alzato la Roma di più di un gradino e adesso insegue la prima Conference. Ha già fatto più del suo, perciò si aspetta che sia la proprietà a seguirlo con fiducia condividendone le ambizioni di crescita: per natura e storia personale, José non è tipo da quinto o sesto posto. Straordinario è l’assist servitogli da Totti che, caldeggiando pubblicamente l’arrivo di Dybala, ha investito del compito i Friedkin e Tiago Pinto.

Per trasformare l’assist nel gol-partita basta buttarla dentro evitando di ritardare l’esecuzione.  Non è più una questione di Europa o non Europa, per la Roma e la sua gente, ma di permanenza e soddisfazione di un allenatore di caratura mondiale che punta esclusivamente ai grandi traguardi: ho il sospetto che se a luglio non ottenesse un miglioramento dell’organico José potrebbe addirittura pensare di andarsene e per il club sarebbe una tragedia.Giovedì si è aggiunta la sorpresa Mkhitaryan, che è stato proposto all’Inter. Tiago Pinto ha smentito la voce, vedremo se sarà capace di ripetersi anticipando Marotta

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Torino-Roma, le probabili formazioni: Mou recupera tre titolari. Spinazzola a destra

La buona notizia è arrivata da Fiumicino, poi starà a Mourinho scegliere se schierarli oppure no. La Roma affronterà domani sera il Toro per l’ultima sfida di campionato ma il tecnico lusitano ha recuperato Smalling, Zaniolo e Karsdorp che sono partiti per Torino al seguito della squadra.

Probabile che il centrale inglese parta dalla panchina, al pari dell’olandese, mentre Zaniolo dovrebbe iniziare il match dal 1′ minuto. Dinanzi a Rui Patricio, il terzetto difensivo sarà composto da Ibanez-Kumbulla-Mancini, con Spinazzola largo a destra a centrocampo, Veretout-Cristante in mediana, Zalewski a sinistra favorito su El Shaarawy. Davanti Zaniolo, Pellegrini e Abraham, favorito su Shomurodov che potrebbe partire titolare qualora il 22 iniziasse dalla panchina.

Le Probabili Formazioni

FC TORINO (3-4-2-1): Berisha; Izzo, Zima, Rodriguez; Aina, Lukic, Ricci, Ansaldi; Seck, Brekalo; Belotti.
A disposizione: Milinkovic-Savic, Gemello, Anton, Linetty, Pobega, Vojvoda, Mandragora, Praet, Pjaca, Pellegrini, Warming, Sanabria.
Allenatore: Ivan Juric.
Indisponibili: Fares, Buongiorno, Singo, Bremer.
Diffidati: Aina, Buongiorno, Djidji.
Squalificati: -.

AS ROMA (3-4-2-1): Rui Patricio; Kumbulla, Mancini, Ibanez; Spinazzola, Cristante, Veretout, Zalewski; Pellegrini, Zaniolo Abraham.
A disposizione: Fuzato, Boer, Maitland-Niles, Karsdorp, Smalling, Keramitsis, Vina, Oliveira, Bove, Diawara, Darboe, El Shaarawy, Perez, Shomurodov, Felix.
Allenatore: José Mourinho.
Indisponibili: Mkhitaryan.
Diffidati: Abraham, Cristante.
Squalificati:-.

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Roma-Feyenoord, martedì la rifinitura a Trigoria poi la conferenza di Mou a Tirana

Reso noto il programma della vigilia della finale di Conference League a Tirana. In vista della sfida contro il Feyenoord, la Roma svolgerà la consueta seduta di rifinitura a Trigoria nella mattinata di martedì poi partirà per l’Albania e Josè Mourinho parlerà in conferenza stampa alle 17.45.

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Mourinho, due finali e “un lungo futuro”

Per Mourinho sono due finali: prima il Torino e poi il Feyenoord. Il difficile è farlo capire alla Roma e a Roma, scrive il Corriere della Sera“Per me la partita più importante è sempre quella che viene. Quella contro il Toro ci può dare il pass per l’Europa League dell’anno prossimo“.

Però tutti pensano solo alla finale di Conference League contro il Feyenoord, mercoledì 25 a Tirana. Per i tanti senza biglietto sarà aperto l’Olimpico con incasso a scopi benefici. “Se mi chiedete qual è il mio pensiero, per me, adesso, è tutto Torino. Il problema è che non posso essere solo io a pensarlo. Devono pensarlo i giocatori, lo staff medico, i miei assistenti”.

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Roma per sempre. Mourinho: “Progetti per il futuro, posso restare più di due anni”

Che ci fa José Mourinho, scrive La Gazzetta dello Sport, a una manciata di giorni di distanza da due partite che segneranno il destino della sua stagione, davanti a un plotone di giornalisti rilasciando interviste a raffica, subito dopo aver condotto un allenamento che lui stesso definisce “fake”? «Non sono contento di perdere un giorno di lavoro», dice con faccia contrita. Ma il “media day” organizzato dalla Uefa, d’altronde, sembra solo confermare lo spirito dell’ambiente giallorosso, che ha la testa solo alla finale di mercoledì contro il Feyenoord. L’occasione giusta per tornare a vincere un titolo dopo 14 anni. Il merito? Per tutti, solo e e soltanto delle Special One. Un amore così grande rende troppo vicino persino la scadenza del contratto, fissata al 2024.

E se per lui ci fosse un progetto alla Ferguson? Il portoghese sorride: “Dovrei rimanere fino a 79 anni. Troppo“. E allora recita la frase che leggete sopra, aggiungendo: “Sto bene qui e non sto pensando di partire prima della scadenza. Poi vedremo che direzione prenderà, a volte i progetti si avvicinano alle aspettative o si allontanano. Nel calcio conta l’oggi o al massimo il domani. Voglio restare qui anche la prossima stagione: è il modo più obiettivo che trovo per rispondere“.

I crucci non gli mancano. Al di là delle emergenze fisiche (vedi sotto), l’aspetto più difficile è far capire ai suoi che la sfida col Torino è molto importante. “Rischiamo di restare fuori dall’Europa nella prossima stagione – ricorda – ma sento che è più difficile far concentrare la gente prima della finale Qui c’è un’euforia generale che si sente e che non aiuta. La gente non pensa al Torino. Per me è un problema, lo ammetto. Se fosse per me punterei tutto sulla prossima partita, ma devo convincere tutti gli altri: i giocatori, il mio staff, i medici. Quello che mi dà un po’ di frustrazione è che meritavamo di essere già quinti, e con tanti punti di vantaggio. Tra arbitri, Var, errori nostri, errori anche miei, la sfortuna che abbiamo avuto. Dovevamo essere al quinto posto, ma non ci siamo. E quindi col Torino c’è da giocare una gara in modo serio“.