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Big in forse e la pretattica di Mourinho: “La finale? Non ne voglio parlare”

Dipendesse da José Mourinho, i contatti con la stampa sarebbero davvero sporadici. Strano, scrive Repubblica, per uno dei più abili comunicatori che la storia del calcio abbia conosciuto, in grado di trasformare ogni sua conferenza stampa in un appuntamento imperdibile. Ma lo Special One è personaggio senza filtri e fatica a ignorare la sua vera indole. “Non sono contento di stare qui a parlare della finale di mercoledì. Non sono contento di fare un allenamento in cui non potevo svolgere la parte tattica“. Lo ha definito “fake” ed è quello che è andato in scena nella mattinata di ieri: scatti, torello e partitella a campo ridotto. Giusto il tempo per Cristante di prendersi un bel pestone da Felix e mandarlo a quel paese nel silenzio di Trigoria.

Non ha voluto mostrare nulla ai cronisti presenti nel Media Day, anzi, ha fatto risuonare forte l’allarme sugli infortunati: “Mkhitaryan non ha ancora fatto un allenamento con la squadra: nessuna possibilità per venerdì, poche per la finaleZaniolo poche per venerdì, un po’ di più per mercoledì.Smalling è infortunato, è in dubbio per la finale. Karsdorp tra i quattro è quello messo meglio“.

Un bollettino medico allarmante, quattro big in dubbio per la partita più importante dell’anno. A metà strada tra verità e pretattica, un piccolo problema in vista di Torino ma, al contempo, una catastrofe in vista della finalissima di Tirana. Eppure a pochi metri da lui arrivavano segnali diversi. Karsdorp ha svolto un lavoro programmato: Sorridente e rilassato, è stato uno dei protagonisti della mixed zone con i media stranieri. Probabile un turno di riposo a Torino, ma nessun dubbio sulla sua presenza in campo a Tirana. 

Stesso discorso per Smalling, protagonista di un siparietto con Abraham dopo l’allenamento mattutino: “Siamo pronti per la finale“. Lo sarà anche lui, qualche sofferenza muscolare sarà tenuta sotto controllo con il Torino, per poi tornare al suo posto a Tirana. Pochi dubbi per Nicolò Zaniolo: il problema muscolare sembra superato, nei prossimi giorni è previsto il rientro in gruppo. Non partirà titolare con il Torino ma sembra molto difficile che possa saltare la tanto attesa finale di mercoledì.

Veniamo a Mkhitaryan: l’armeno è ancora in dubbio, anche se ha assicurato la presenza nella finale ai tifosi fuori dal centro sportivo giallorosso. Ancora zero allenamenti con la squadra, ad una settimana esatta dalla finale. Ma c’è tempo per rientrare, anche lunedì, per effettuare due sedute con i compagni e presentarsi in buone condizioni nella finale.

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Rassegna stampa

“Voglio questa Coppa”. Mourinho punta Tirana ma non snobba il Torino

Ci ha provato anche ieri: “Per me la prima finale è quella contro il Torino. È però difficile farlo capire a Roma. C’è un’euforia generale che si sente e non aiuta a direzionare il focus in una partita. Io non ho problemi, mi è accaduto al Porto e all’Inter di dover vincere lo scudetto all’ultima giornata prima di disputare la finale di Champions. Qui invece è diverso. È una cosa che si sente al ristorante, al supermercato, ovunque. La gente non ti dice andiamo a Torino, esiste solo Tirana“.

Non è una resa, scrive il Messaggero, quella di Mourinho, ma poco ci manca. Anche per un vincente come lui, riuscire a focalizzarsi sul match di domani, fondamentale per raggiungere la qualificazione in Europa League già in campionato, è un’impresa ardua.

José l’attribuisce al fattore esterno, al fatto che c’è «una città piena di gioia per giocare una finale con il 50% di possibilità di vincere un trofeo» ma non dimentica che il traguardo poteva esser stato già tagliato: “Mi dà frustrazione a pensare che meritavamo di essere quinti con tanti punti di vantaggio e non lo siamo. Perché? Per arbitri e Var contro di noi, per arbitri e Var a favore dei nostri avversari, per alcuni miei errori, per sfortuna, sono tanti i fattori”.

Non arretra di un centimetro. Anche se il contesto è diverso, la platea ospita nel media day voluto dalla Uefa a Trigoria un paio di giornalisti olandesi e albanesi, il tarlo arbitrale non lo abbandona. Avverte che il rischio è dietro l’angolo: “Abbiamo due finali da giocare e ipoteticamente si possono perdere tutte e due e finire fuori dalle coppe. Lo so, non è una situazione facile da gestire“.

Anche perché l’infermeria è tornata di colpo piena: “Mkhitaryan ha zero possibilità per Torino e poche per mercoledì. Zaniolo poche per Torino, di più per Tirana. Smalling è infortunato, non gioca domani ed è in dubbio per la finale. Karsdorp è quello che può recuperare più facilmente“.

Al netto di un pizzico di pretattica, si addolcisce quando gli chiedono di Tirana (“Giocare in Albania è un piacere doppio anche se lo stadio è piccolo ma non sarebbe bastato nemmeno il Bernabeu“), l’ottava finale a livello europeo della sua carriera: “Questa però sarà la più importante…”. Pausa teatrale per poi terminare il concetto: “Perché devo ancora giocarla e magari vincerla. Voglio certamente il trofeo per me stesso, ma lo vorrei più per la gente che non vive un momento così da tempo. Da quando sono qui, sono diventato meno egocentrico. Sto bene a Roma e si vede. Io come Ferguson allo United? No, vuol dire che dovrei restare sino a 79 anni. Meglio pensare a questo triennio, poi vedremo“.

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Interviste

Mourinho: “Rimarrò qui atri 2 anni, poi vedremo che progetto ci sarà. Finale squilibrata, nostra situazione difficile: il popolo albanese tifi per la Roma”

CONFERENZA STAMPA Josè Mourinho a due giorni dal match contro il Torino ha parlato ai cronisti presenti a Trigoria:

Aspetto emozionale, ha parlato di famiglia e di rapporto di grande empatia. Le piacerebbe poter essere il Ferguson della Roma?
“Ferguson è stato lì più di 20 anni, io per stare qui 20 anni, con 59 che ne ho sarebbero 79, sarebbe più duro (ride ndr). Fino a 70 sì, dopo sarebbe più dura. Capisco la tua domanda, mi piace tanto stare qui, questo è visibile, si sente, ho accettato un profilo di progetto e questo progetto sono 3 anni, vediamo dopo qual è il profilo di progetto dopo questi tre anni. Penso di rimanere qui questi 3 anni, non è che sto pensando o cercando di partire prima di questo triennio e dopo si vedrà la direzione del progetto. Qualche volta i progetti si avvicinano di più a quello che uno pensa, altre volte i progetti si allontanano un po’ di più. Il calcio è oggi e al massimo domani e domani è la prossima stagione, voglio stare qui”.

Cosa sente di aver già vinto in questo suo primo anno a Roma? Cosa sente serva ancora per vincere?
“Difficile per me fare bilancio, molto difficile rispondere. Domanda complicata. Non voglio rispondere”

C’è grande entusiasmo a Tirana in attesa della Roma, per il suo arrivo, ci sono però anche problematiche dei romanisti perchè è stato scelto dall’UEFA questo stadio da 20 mila spettatori. Un commento su questa scelta? Poi una domanda su Kumbulla, ritornerà da finalista e i tifosi albanesi se lo aspettano in campo, sarà così?
“Mi aspetto dai tifosi albanesi con Kumbulla o senza, nell’unico punto di connessione in quella finale lì, devono stare di qua e non di là, se la Roma vince la coppa c’è un albanese che alza la coppa, c’è un albanese che alza la coppa a Tirana, questo per me deve essere più che sufficiente per il popolo albanese, essere più vicino alla Roma che al Feyenoord. Questo ci permette di avere un equilibrio, perchè senza questo è squilibrata la finale: noi abbiamo una finale venerdì e poi quella di Tirana, loro sono in vacanza, hanno tempo per prepararsi, per riposarsi, sarà squilibrata senza l’appoggio del pubblico albanese. Una finale in Albania per me è un piacere, un doppio piacere: perchè giochiamo la finale e perchè vanno per la prima volta in uno dei pochi paesi dove non ho mai giocato. Posso dire anche piacere di avere qualche amico importante a Tirana, nella società civile albanese. Sul campo con pochi spettatori per due club della dimensione di Roma e Feyenoord, è l’unico punto negativo che si può trovare, perchè con uno stadio da 50 mila o 70 mila sarebbe stato piccolo. Se si fosse giocato al Santiago Bernabeu sarebbe stato pieno. Però penso che un paese come l’Albania merita questa opportunità. Giocai una Supercoppa europea in Macedonia del Nord, fu un evento fantastico per loro, una finale d’Europa League a Stoccolma. Ci sono paesi che per passione per il calcio meritano questa opportunità. E’ un peccato per i romanisti, veramente un peccato, però principalmente sarà bello se Kumbulla alzerà la coppa”

Ancelotti e lei siete finalisti, qualcuno vi aveva dato dei bolliti sostenendo che il calcio fosse solo dei trentenni…
“Carlo aveva un problema: se alleni l’Everton non puoi vincere la Champions. Il problema nei miei confronti che la gente pensava che alcune mie avventure fossero per vincere, ma non lo erano. Quando hai una storia vincente, ciclica in questo senso, si possono dire queste cose. Ma non mi sono mai preoccupato di queste cose, non penso alle diverse generazioni di allenatori, ma alle qualità che non hanno niente a che vedere con l’età. Ci sono giocatori bravissimi a 20 anni e a 40, il gol che bellissimo che ha fatto Quagliarella a 40 anni, mi piacerebbe che lo facessero i miei giovani di 20 anni, con un Quagliarella probabilmente avremmo segnato contro il Venezia. Non c’è età, c’è qualità, c’è passione, quando questa passione non c’è sei finito. Quando non senti pressioni dopo queste partite significa che sei finito. Conosco bene me stesso e Carletto abbastanza bene, ma ci sono tanti altri. Quando la passione c’è, la qualità c’è, siamo noi che decidiamo quando smettere. Per quanto mi riguarda, se qualcuno pensa che debba smettere ora, dovrà invece aspettare tanto”

Grande attesa per questa finale, già bello così ma paradossalmente la stagione deve incastrarsi con il finale in campionato e la partita di Tirana. Non riterrebbe beffardo restare fuori dall’Europa? Se questo avvenisse la stagione sarebbe comunque positiva?
“Questo rischio esiste, non possiamo dire che in questo momento sia uno scenario impossibile. Abbiamo due finali da giocare, ipoteticamente si possono perdere tutte e due e finire fuori dalle coppe. Lo so che esiste, lo sanno i giocatori, ti dico che non è una situazione facile da gestire. Io sono capace di pensare solo a venerdì, infatti non sono contento di stare qui oggi a parlare per voi e per gli stranieri, con un giorno dedicato alla finale di mercoledì, non sono contento di fare un allenamento che tale non è stato, perchè era aperto, sono stato seduto in panchina a vedere quando finiva, perchè l’allenamento è stato fake per voi, non sono contento di questo ma è una realtà. Esiste il rischio che dici tu, sicuramente esistono diverse opinioni sulla gestione: qualcuno pensa che dovrei far riposare tutti venerdì per puntare tutto su mercoledì. Viceversa tanta gente penserà che mercoledì è 50 e 50, dobbiamo mettere tutto su venerdì perchè se vinciamo andiamo in Europa League. Altri pensano metà e metà. Se mi chiedi quale sia la filosofia che preferisco, è che penso solo a venerdì. Il problema è che non posso pensarci solo io, altri devono pensare lo stesso: giocatori, dipartimento medico, i miei assistenti, è questo il periodo di dubbi che non posso nascondere ci siano. Se guardi oggi l’allenamento non abbiamo nascosto nessun giocatore. I giocatori che non erano in campo non sono disponibili per venerdì: Smalling, Mkhitaryan, Zaniolo e Karsdorp ad oggi non sono disponibili venerdì. Il momento non è facile, sarebbe stato più facile essere qualificati o esser già fuori dalla corsa per i primi sei posti. Però siamo in questa situazione e il mio pensiero è esclusivamente rivolto a venerdì”

Ceferin ha rivelato di aver ricevuto una sua telefonata, nella quale si sarebbe detto molto contento di aver raggiunto la finale di Conference. La sua presenza è uno spot per questa nuova competizione? Mkhitaryan e Zaniolo come stanno?
“Mkhitaryan ha avuto quell’infortunio con il Leicester, ha bisogno di tempo, non ha ancora fatto un solo allenamento con la squadra, nessuna possibilità per venerdì, nessuna e poche per mercoledì. Zaniolo poche per venerdì, penso di più per mercoledì, però se le poche possibilità per venerdì si trasformano in possibilità lo farei giocare venerdì senza pensare a mercoledì. Smalling è infortunato, penso 0% per venerdì, in dubbio per mercoledì. Karsdorp dei quattro è il più probabile che recuperi, però è ancora in dubbio. Questa finale, mi sono emozionato perchè più di me, vista la mia esperienza, pensavo di più alla gente e ai giocatori. Voglio la finale e il trofeo per me stesso ovviamente, ma questa finale è importante per la gente che non vive queste emozioni da tanto, per quei giocatori che non hanno vinto fare un primo passo verso i successi. Sono molto meno egocentrico in questo momento storico, mi piacerebbe vincere per loro, aiutare loro a vincere, per il club, i giocatori e i tifosi, mi piacerebbe tanto. Sull’UEFA, ti dico veramente: quando esiste un cambiamento, esistono sempre voci critiche, gente scettica e la gente che fa il passo del rischio, ha bisogno di aiuto. E’ una nuova competizione, che quando è iniziata la gente ha visto i play-off e quando la gente vede i play-off si vedono squadre di vari paesi, senza le spagnole, le inglesi etc e si può pensare che la Conference sia una competizione inferiore. Bisogna invece che le squadre più importanti in competizione la prendono sul serio. Roma, Marsiglia, Feyenoord, Leicester etc, se non avessero preso seriamente, sarebbero andate fuori. La competizione è un’idea brillante, in caso contrario sarebbe stato un fracasso. Le quattro semifinalisti di quest’anno, hanno vissuto serate con 70 mila persone, stadi pieni, è una competizione che è diventata importante perchè gente come noi ha aiutato l’UEFA a renderla bella e sicuramente il prossimo anno la gente guarderà con altri occhi la Conference”

Ha vissuto tante finali, molte le ha vinte. Sta riscontrando qualcosa di diverso a livello ambientale rispetto ad altre piazze?
“Sì, sento più difficile che la gente sia concentrata su quello che va fatto prima della finale. Ho portato esempi internamente, ricordando che con l’Inter ci giocammo lo Scudetto prima della finale di Champions e la gente era concentrata solo su quella partita lì. Stessa cosa mi accadde col Porto. Sento qui un’eccessiva euforia, che non aiuta a direzionare il nostro focus su una partita così importante come quella col Torino. Per me, morirò così, la prossima partita è sempre la più importante. Confesso che non è facile, abbiamo cercato con l’aiuto di Tiago affinché nessun giocatore si preoccupi dei viaggi della famiglia, i biglietti per la finale, ma il problema è globale, è quello che si sente quando vai al ristorante, al supermercato, la gente non ti dice dai andiamo a Torino, vinciamo lì, mai non c’è Torino. Questo nasce ovviamente dalla gioia, da questa gioia di giocare la finale, di avere il 50% di prendere un trofeo, la mentalità però deve essere venerdì, non ho problemi ad ammettere che è così. Quello che mi rende frustrato è che noi meritavamo di stare già quinti, con tanti punti di vantaggio, perchè fra arbitri contro di noi, VAR contro di noi, arbitri a favore dei nostri avversari, VAR idem, noi che abbiamo sbagliato, io che ho sbagliato, sfortuna, noi dovevamo stare già tranquillamente quinti. Non lo siamo e c’è una partita venerdì da giocare in modo serio”

Sarri ha detto che è una mentalità provinciale guardare chi arriva prima tra Roma e Lazio, che la città di Roma meriterebbe una lotta al vertice come le milanesi. E’ d’accordo?
“Sì sono d’accordo, non si deve guardare a chi arriva prima, ho capito quando abbiamo perso e vinto il derby, ciò che significa perderlo e stravincerlo, è troppo. Però è cultura, il calcio è anche cultura popolare, noi come allenatori, nel mio caso straniero, dobbiamo imparare la cultura popolare. L’ho sempre fatto, dovunque abbia lavorato, quando sei a Roma, nel mio caso, diventi romanista e quando diventi romanista, anche queste cose hanno la loro importanza. Il fatto che quinto e sesto nella pratica è la stessa cosa, penso non ci sia veramente differenza, come 3-4. Chiaramente quarto o sesto cambia tutto. La finale farà la grande differenza, soprattutto se dovessimo vincere”

Mi sembra che lei stia allenando anche adesso, magari non la squadra, ma la città. Sull’allenamento di oggi, Ibanez che fa il jolly? Spinazzola a destra: ha giocato titolare contro il Venezia, significa qualcosa per Torino e Tirana?
“Ibanez jolly significa che è fantastico in tanti aspetti del suo gioco, non fantastico nella visione di gioco e dei passaggi, giocando da jolly, ha questa possibilità di avere più palla, in situazione di gioco dove ha pressione intorno a lui, per limare i suoi difetti. Questo lo aiuta a pensare più velocemente, Cristante lo fa da tanto, è migliorato tanto a questo livello come giocatore posizionale. Spinazzola ha fatto bene col Venezia, sensazioni positive, peccato per il giallo perchè non stando al massimo avrebbe avuto difficoltà nella ripresa, ma ha giocato senza problemi. L’ho fatto allenare sul destro, non avendo Karsdorp, a sinistra abbiamo varie opzioni, Vina, El Shaarawy e Zalewski, Leo preferisce giocare a sinistra, ma se siamo in difficoltà giochiamo con quello che abbiamo e se deve giocare, giocherà a destra”.

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Mourinho mai sotto il sesto posto in 14 stagioni complete

Venerdì Mourinho concluderà a Torino il suo primo campionato intero dopo 4 anni. Gli era successo, scrive Il Corriere della Sera, per l’ultima volta col Manchester United, che nel 2017-18 terminò al 2° posto la Premier a -19 dai cugini del City (che con Guardiola chiusero a 100 punti tondi): poi il ManU lo esonerò a dicembre nel 2018, il Tottenham lo ingaggiò a novembre 2019 e lo mandò via ad aprile 2021 alla vigilia della finale di League Cup poi persa contro il solito Manchester City (tanto che Mou calcola come 25… e mezzo i trofei nella sua bacheca).

Il 6° posto attuale della Roma è in linea col peggior piazzamento della carriera: in 14 stagioni complete è finito 13 volte sul podio (8 “scudetti”, 4 secondi e un terzo posto) arrivando appunto 6° con lo United nel 2016-17. Sulla panchina giallorossa ha peggiorato i suoi record negativi di sconfitte in campionato (11) e totali (14), una in più di quelle subite la scorsa stagione col Tottenham.

Con una media punti di 1,621 in serie A è solo 14° all time fra i tecnici della Roma, in una classifica guidata da Spalletti (422 punti in 211 partite, una media di 2 secchi); ed è fuori dalla top ten, 11°, anche contando le coppe con 1,754 punti-partita, appena dietro all’1,764 del suo predecessore, l’altro portoghese Fonseca. Che però non è riuscito a vincere un trofeo: e a quello, la Conference League in palio il 25 maggio, punta Mourinho, per interrompere 5 anni di digiuno personale (non ne aveva mai avuti così tanti) e 14 della Roma.

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Ventinovenne ruba maglia della Roma e si giustifica: “Mourinho mi ha fatto impazzire”

«La Roma di Mou mi fa impazzire, siamo in finale di Conference League, non ho resistito»: queste le parole di un 29enne marocchino – riportate da Agi – che ieri pomeriggio intorno alle 15 è stato arrestato a piazza del Popolo dopo aver rubato una maglietta della Roma nel negozio `Roma store´ di via del Corso, cuore della capitale. Sul posto sono intervenuti i poliziotti del commissariato Trevi che, dopo un breve inseguimento, hanno bloccato il giovane restituendo la maglietta del valore di 110 euro al negozio.

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Mourinho pensa di far riposare un big per reparto

Questa volta a riposare potrebbero essere gli intoccabili. Nonostante la possibilità di giocarsi l’accesso all’Europa League senza pensare ai risultati delle inseguitrici, Mourinho sta valutando l’idea di risparmiare i suoi senatori nell’ultima sfida di campionato con il Torino.

Il tecnico, scrive Il Tempo, potrebbe decidere di tenere in panchina almeno un “big” per reparto in vista della finale di Conference League in programma tra otto giorni in Albania. Davanti a Rui Patricio – destinato a fare gli straordinari – il principale candidato a un turno di riposo è Smalling. Stesso discorso per Cristante che in mediana lascerà libero un posto vicino a Oliveira: il primo candidato per sostituire l’azzurro è Veretout ma non è da scartare nemmeno l’ipotesi Bove.

Anche Abraham, tra i più utilizzati da Mourinho, sembra destinato ad un turno di riposo. Finora infatti l’inglese ha totalizzato 51 presenze stagionali per un totale di 4.078′. Contro i granata il tecnico avrà a disposizione sia Zaniolo che Felix, mentre spera di recuperare Mkhitaryan per la finale di mercoledì prossimo.

Il giocatore punta ad esserci a Tirana, a costo di dover stringere i denti: anche ieri l’armeno ha svolto un lavoro personalizzato al Fulvio Bernardini insieme allo staff giallorosso. Domani intanto il tecnico interverrà in conferenza stampa nell’Open day Uefa organizzato a Trigoria in vista del match con il Feyenoord. Venerdì sera invece, subito dopo la partita con il Torino, la squadra rientrerà al Fulvio Bernardini dove dal mattino successivo inizierà a preparare l’ultima gara della stagione. La partenza per Tirana è prevista martedì.

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Dybala e altri tre per la Roma

Sabato sera José Mourinho ha firmato un patto con i tifosi della Roma: resterà in giallorosso per aiutare la squadra a crescere, compatibilmente con le possibilità finanziarie contingenti. Una squadra all’altezza dell’Olimpico. Mourinho, scrive Il Corriere dello Sport, si muoverà in prima persona per migliorare l’organico. “Non possiamo prendere Mbappé“, ha detto, ma Dybala forse sì e su questo nome ha chiesto ai Friedkin di lavorare. Secondo il tecnico, l’argentino sarebbe il campione giusto per garantire il salto di qualità alla squadra giallorossa.

Per tentare la scalata alla Champions, Mourinho vorrebbe anche un regista, un esterno destro e un difensore mancino, che potrebbe essere Marcos Senesi, centrale del Feyenoord, passaporto italiano, classe 1997 e in scadenza nel 2023. Per quanto riguarda il regista, Mourinho accoglierebbe volentieri Matic.

A destra piace Diogo Dalot, anche lui al Manchester e in scadenza di contratto nel 2023. Piacciono anche Christensen del Salisburgo ed Henrichs del Lipsia. A centrocampo piace il nome di Maxime Lopez. Molto dipenderà dalle partenze: in uscita Carles Perez, Veretout, Vina, Shomurodov, Diawara, Villar e Darboe. Zaniolo può partire per circa 40-45 milioni, Felix può partire.

In bilico il riscatto di Sergio Oliveira, mentre l’arrivo di un difensore implica inevitabilmente un saluto a uno dei centrali in rosa. Per quanto riguarda l’attacco, Tiago Pinto continua a seguire SolbakkenGuedes del Valencia e Kostic dell’Eintracht. La Roma prepara la ristrutturazione: la finale di Tirana deve diventare una base per il futuro e non un punto di arrivo.

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Mourinho: “Qui mi piacerebbe aprire un ciclo”

L’ottimismo, scrive La Gazzetta dello Sport, lo regala prima della partita il g.m. Tiago Pinto, quando dice: “La squadra del prossimo anno sarà migliore, con José Mourinho nostro leader“. E allora è il leader a parlare alla fine. “Ho un patto con la società e la gente. Io rimango qui, mi piacerebbe aprire un ciclo e fare un salto di qualità per provare a vincere lo scudetto, ma non è facile. Dobbiamo fare le cose con equilibrio, però sicuramente miglioreremo. La gente magari pensa che possiamo comprare giocatori A, B, C. Magari lo possiamo, ma adesso pensiamo all’ultimo sforzo e poi vedremo. Sicuramente Mbappé non viene l’anno prossimo“.

L’affetto per la gente, però, prende la ribalta. “Siamo noi che dobbiamo ringraziare la gente. Loro sanno che diamo tutto quello che abbiamo, se non riusciamo a farlo è perché non possiamo. Io ho vissuto stadi così dopo la vittoria di un campionato, non mi è mai capitato invece per una squadra che chiuderà il campionato come noi. Questo tifo è un fenomeno sociale. Penso che questo club è speciale. Magari è sempre stato così oppure siamo stati noi a creare qualcosa di speciale”.

Le preoccupazioni per lo Special One non mancano. “Zaniolo, Felix e Mkhitaryan sono infortunati. Vediamo chi ce la farà per venerdì o per la finale. Una cosa è certa: i giocatori stanno crescendo emozionalmente. I tifosi possono avere dubbi sulla nostra qualità, ma non sulla professionalità

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Mourinho: “Questo club è speciale, la Roma una famiglia. Dobbiamo vincere la Conference per i tifosi”

Al termine di Roma-Venezia ha parlato José Mourinho.

Mourinho a SKY

L’abbraccio dei tifosi?
“Abbiamo cercato di ringraziare la gente, è stata ancora una volta famiglia. Il nostro obiettivo è quello di ringraziare i nostri tifosi. Dobbiamo dare tutto sempre. Se riusciremo a dare un titolo, penso che sarà meritato per noi ma sarebbe meritato per loro, che meritano di più. Se succede questo quando Milan o Inter vincono il campionato, significa molto di più. Famiglia quando si vince c’è sempre, quando non si vince è una cosa diversa. Questo club non lo conoscevo, è un club con gente speciale. Abbiamo cercato di vincere oggi, giocare 10 contro 11 ti dà più tempo per dominare, creare ma non abbiamo segnato. Un abbraccio al Venezia e ai suoi professionisti, sperando che il prossimo anno possa tornare in Serie A”.

Come si costruiscono grandi squadre?
“Dico che siamo una delle squadre che hanno avuto tante occasioni per segnare, oggi si è visto quello che abbiamo fatto. Avremmo potuto segnare 7-8 gol di più in stagione, avremmo avuto dei punti di più. È successo che abbiamo preso gol, abbiamo avuto una grande reazione per provare a vincere, delle volte non è più facile giocare 10 contro 11 perché loro si sono chiusi. Siamo una squadra con qualche difficoltà, stiamo giocando con Cristante, Smalling, Ibanez, Abraham, però è un rischio che dobbiamo prenderci per un’altra partita e pensare alla finale”.

Zaniolo?
“Mkhitaryan, Zaniolo e Felix erano infortunati. Prima di pensare a Tirana, pensiamo alla partita di venerdì”.

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PARTITE

Roma-Venezia 1-1 (2′ Okereke, 76′ Shomurodov) – Termina in parità

La Roma affronta all’Olimpico il Venezia nella 37° giornata di Serie A. Nei giallorossi out Mkhitaryan.

LE FORMAZIONI

ROMA (3-4-1-2): Rui Patricio; Kumbulla, Smalling, Ibañez; Maitland-Niles, Veretout, Cristante, Spinazzola; Lo. Pellegrini, Carles Perez, Abraham.
A disposizione: Fuzato, Karsdorp, Viña, Keramitsis, Diawara, Bove, El Shaarawy, Sergio Oliveira, Zalewski, Volpato, Shomurodov, Felix.
Allenatore: Mourinho.

VENEZIA (3-5-2): Maenpaa; Crnigoj, Caldara, Ceccaroni; Mateju, Kiyine, Ampadu, Vacca, Haps, Aramu; Okereke.
A disp.: Bertinato, Lazar, Ebuehi, Remy, Ullmann, Busio, Cuisance, Fiordilino, Peretz, Tessmann,, Nani, Nsame, Henry, Johnsen.
All.: Soncin.

Arbitro: Sozza. Guardalinee: Lo Cicero e Galetto. Quarto ufficiale: Minelli. Var: Di Paolo. Avar: Di Martino.

RETI: 2′ Okereke, 76′ Shomurodov
CARTELLINI: Espulsi: Kiyine per un calcio volontario a Pellegrini. Ammoniti: Kiyine, Vacca, Spinazzola, Okereke, Pellegrini


Finisce in parità

92′ – Clamorosa occasione per El Shaarawy che colpisce il portiere del Venezia ormai battuto dopo una doppia deviazione di Abraham

89′ – El Shaarawy in area di rigore liberato da Zalewski, appoggio in mezzo per Shomurodov che non trova la porta da due passi

88′ – Clamorosa traversa, la quarta, di Zalewski

79′ – Nel Venezia fuori Okereke e Crngoj, dentro Ebuehi e Johnsen

79′ – Zalewski cross lungo sul secondo palo, sbuca Smalling che col piattone non trova la porta

78′ – Pellegrini a giro dal limite, sfiora l’incrocio

76′ – GOOOOOOLLLLLL dell’1-1 della Roma realizzato da Shomurodov, dopo una respinta di Maenpaa su una conclusione di Pellegrini

73′ Zalewski da fuori, parata centrale di Maenpaa

61′ – Grande intervento di Maenpaa sulla conclusione a giro di El Shaarawy

60′ – Dentro Shomurodov per Veretout

56′ – Terza traversa della Roma, ancora di Pellegrini su punizione

52′ – Altra traversa colpita da Cristante con un bolide dalla distanza

49′ – Occasione Roma con Cristante che scodella in mezzo dal limite, Pellegrini di testa non trova la porta

Cambi Roma: Zalewski e Karsdorp per Spinazzola e Maitland-Niles. Dentro anche El Shaarawy per Kumbulla

CRONACA SECONDO TEMPO:

Fine primo tempo, dopo 4 minuti di recupero

44′ – Forcing Roma ancora prima Perez su punizione, stoppato dal portiere veneto, poi ancora lo spagnolo, tiro deviato in corner

42′ – Conclusione di Maitland-Niles dal limite, parata fortunosa del portiere veneto con il piede

31′ – Espulso Kiyine per un calcio volontario alle parti nobili di Pellegrini

27′ – Giallorossi in area di rigore, con Pellegrini che calcia, pallone deviato, poi mischia da cui scaturisce un’acrobazia di Perez, ma troppo debole la conclusione fermata dal portiere del Venezia

25′ – Ancora Roma con Spinazzola che rientra verso il limite dell’area e scarica col destro, pallone radente ma fuori 

24′ – Grande occasione per Abraham servito da Pellegrini davanti al portiere, l’inglese non riesce a centrare lo specchio ma il portiere Maenpaa che in uscita salva

19′ – Incrocio dei pali di Pellegrini su punizione dai 25 metri

16′ – Spinazzola sprinta sulla sinistra, lasciando sul posto il diretto avversario, cross in mezzo per Abraham, sponda per Pellegrini che conclude di potenza, pallone deviato in corner

2′ – Subito in vantaggio il Venezia con Okereke di testa

Squadre in campo, si parte

CRONACA PRIMO TEMPO