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RETESPORT

‘La Coppa è nostra’. Il racconto di Retesport del trionfo di Tirana (VIDEO)

Una serata che rimarrà scolpita nella storia della Roma e nel cuore oltre che nei ricordi di tutti noi. Una vittoria targata Josè Mourinho, che ha riportato un trofeo a Roma dopo 14 anni d’attesa. Ecco il racconto degli istanti finali di partita, l’esplosione di gioia e la premiazione vissuti sulle frequenze di Retesport

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SOCIAL ROMA

Mourinho: “Emozioni indimenticabili, grazie ai miei calciatori. Al di là dei trofei spero di vedere per sempre la Roma avvolta da questa passione”

Josè Mourinho su Instagram celebra la vittoria della Roma e saluta così la sua prima stagione in giallorosso: “I ricordi restano per sempre e la storia non può essere cancellata. Per me queste sono state emozioni incredibili, indimenticabili, ma ho bisogno di pensare “e poi”… Prima di allora, ho bisogno di abbracciare tutti. Devo dire al mondo la mia gratitudine ai miei GIOCATORI: tutti, da Rui che ha giocato 54 partite a Pietro che non ha giocato un solo minuto. Ma in questa squadra tutti hanno giocato ogni minuto di ogni partita, questo è quello che gli Einstein del calcio non sanno, non capiscono e mi dispiace per loro. Il calcio è quello che si vede e quello che non si vede, il calcio non si gioca a 11, lo si gioca in molti di più, ed eravamo tantissimi… Giocatori, allenatori, personale medico, analisti, kitmen, addetti alla cucina, famiglie, amici , romanisti, mourinhisti e sono così grato a tutti. Un giorno lascerò la Roma e l’AS Roma, questa è la legge del calcio, ma più di una o più coppe mi piacerebbe vedere questo club per sempre unito da questa passione e questo amore. Due immagini per abbracciarvi tutti. Buon giugno”     

 
 
 
 
 
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NEWS

Mourinho Mister 150 milioni

José Mourinho da oggi è a casa sua, in Portogallo, per godersi il meritato riposo e anche un po’ di mare (tra cui anche 4 giorni a Capri), scrive  La Gazzetta dello Sport.

Già, perché sulla stagione della Roma ha inciso eccome. E a dispetto anche di quanto è costato, quei 7,5 milioni di euro di ingaggio che all’inizio avevano fatto storcere la bocca a qualcuno. Dettagli, verrebbe da dire oggi, considerando anche il valore che ha generato Mourinho in una sola stagione: a conti fatti, più o meno direttamente almeno 150 milioni di euro. Una cifrona, che è poi il ritorno che la Roma ha avuto dall’operazione Mourinho.

La Roma dalla coppa per adesso ha incassato 25,89 milioni, cifra che però è destinata a salire considerando anche la quota parte dell’incasso della finale di Tirana e l’aggiustamento del market pool. Finora, infatti, dal botteghino sono arrivati 5,5 milioni, altri 14,61 dai diritti della coppa (partecipazione e bonus), 1,42 dal ranking Uefa e almeno 4,36 dal market pool. E su tutto questo, ovviamente, c’è il marchio di Mourinho, l’artefice principale del trionfo.

E poi c’è la valorizzazione della rosa, con alcuni giocatori che hanno visto sensibilmente incrementare il loro valore di mercato. Il cartellino di Karsdorp, ad esempio, è passato da 8 a 18 milioni, quello di Zalewski da 2 a 18. E poi ci sono Cristante (da 15 a 22), Abraham (da 40 a 70), Bove (da 0 a 6), Felix (da 0 a 8). C’è il capitano Lorenzo Pellegrini, la cui quotazione si è alzata da 30 a 45 milioni, Ibanez (da 20 a 25), Mancini (da 25 a 30), Kumbulla (da 12 a 18). Solo con loro si arriva a un teorico +108. Bisogna però calcolare anche quei giocatori che, invece, non hanno reso come previsto vedendo calare il proprio valore. Da Shomurodov, costato circa 20 milioni, a Perez, da Diawara, mai impiegato, a Veretout. Complessivamente, l’incremento può essere quantificato in circa 95 milioni. Tutta opera di Mou, chiaramente.

Ma l’altro immenso valore generato da Mourinho in questa stagione è chiaramente legato alla passione, a quell’amore tornato a sbocciare per i colori giallorossi, a prescindere da tutto. È stato chiamato più volte l’effetto-Mou, quell’empatia tra l’allenatore portoghese e il popolo giallorosso che ha riportato l’Olimpico ad essere pieno come non mai. Nelle 19 partite casalinghe di Serie Ala Roma ha incassato quasi 16 milioni, esattamente 15.929.674 euro. Il picco è stato il ritorno con la Lazio (2.390.751), il down ovviamente con il Cagliari, quando c’è stata la possibilità di far entrare solo 5mila persone (come con il Lecce, in Coppa Italia). Ma la Roma ha superato ampiamente il milione di incasso anche in altre tre partite, quella con Inter, Milan e Napoli. Anche qui, c’è stata la mano di José.

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Rassegna stampa

Fenomenologia Mourinho

La verità è nell’intero. Ecco perché la vittoria, l’ennesima, dell’uomo che sa solo vincere, è appena solo la parte emersa della storia, scrive Andrea Sorrentino su Il Messaggero.

Ci sono anche la manita, le lacrime, la coppa baciata,Hegel, suo padre, sua moglie e i suoi figli, Dio e il Vaticano, ballare coi ragazzi con la maglia tutta bagnata di bollicine, volergli bene come se fossero figli e quindi trattarli con durezza quando serve, e le interviste con la voce rotta, e quant’è bello piangere perché mi passano tante cose in testa stasera, e rimarrò qui, certo, però: “Bisogna capire cosa vogliono fare i nostri proprietari”.

Tutte queste cose insieme sono José Mourinho. Un turbine di emozioni e magari di contraddizioni, di spigoli e bordi taglienti, ma un uomo e un professionista tra i più sorprendenti che si possano incrociare.

Non prendetelo mai per una sola delle sue parti, José Mourinho, magari quelle che vi irritano: sarebbe troppo facile, rischiereste di giudicarlo in modo superficiale e ingannevole, come fanno sempre tanti, poi arriva inesorabile il giorno in cui li costringe a ricredersi, e a saltare sul suo carro.

È andata ogni volta così, in tutte le sue avventure. Chi lo conosce lo sa. Alla fine, José piazza la zampata, in qualche modo. Poi tira le somme del tutto, si fa una grassa risata sui critici, e si lascia andare. Così a Tirana ecco la manita alla spagnola, subito, per ricordare al mondo che ha vinto cinque coppe in cinque finali.

Che soddisfazione, Tirana. Un’altra vittoria con un club a digiuno da tempo, dopo Porto, Chelsea e Inter. Da dedicare alla famiglia, la moglie e i due figli, la sua vita. A Dio, perché è devotissimo cattolico, come ben sanno prelati e fedeli a San Pietro. Ai giocatori, che ha saputo ipnotizzare anche qui, li ha portati in sella al suo destriero, tra buche e scossoni, finché ci si sono sistemati. E non parliamo delle sue doti di capopopolo, ma anche qui si rischia di considerare una parte, e non il tutto.

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APPROFONDIMENTI

Spiegarlo non è facile

di Francesco Oddo Casano – No non lo è e non lo sarà mai. Essere romanisti è diverso. Non sono frasi fatte, è pura realtà. Se n’è reso conto anche Josè Mourinho, che dopo poche settimane dal suo sbarco nella capitale ha capito, da uomo straordinariamente intelligente qual è, che tipo di passione covasse sotto la cenere di anni intrisi di polemiche e divisioni. Lo Special One si è trasformato in un novello Mago Merlino e ha riacceso con la sua bacchetta magica la Roma, in tutte le sue componenti.

Ha trovato però all’interno di Trigoria altri due uomini straordinariamente lungimiranti e pronti a supportarlo a 100%: Dan Friedkin e Tiago Pinto. Il texano, ieri protagonista del suo primo, reale, bagno di folla con tanto di Coppa sollevata sotto il settore, dopo un solo anno di studio ha compreso che servisse un vincente per sterzare, per invertire la rotta, per riportare la Roma a sognare, competere e vincere. Un leader a cui affidare le chiavi del progetto, non più futuribile, ma immediato. Pinto ha stretto un rapporto simbiotico con Mou fuori e dentro Trigoria: lavoro sinergico su mercato, strutture, staff, giocatori da lanciare, organizzazione delle trasferte, polemiche arbitrali. Questo è il trio che ha risvegliato quel ‘Gigante Addormentato‘ – Ryan Friedkin dixit – riportandolo a sollevare al cielo un titolo che mancava da 14 anni e che in Europa, nell’era delle competizioni UEFA, non era mai stato centrato.

Il cordone ombelicale, reciso per troppi anni e piano piano ricomposto dalla Roma (anche grazie ad una politica di vera fidelizzazione a 360 gradi) con i propri tifosi ha prodotto una giornata a Tirana che rimarrà memorabile: migliaia di tifosi in corteo in terra albanese, mentre all’Olimpico in 50 mila erano pronti a supportare la squadra. Immaginate una battaglia dell’antica Roma, con la fanteria in prima fila e la cavalleria pronta a discendere dalle colline per trucidare il nemico. Condivisione totale, empatia, un blocco unico pronto a sostenere quei colori, all’ultimo passo verso la storia. Famiglia, come l’ha definita Mou e tale è. Lo si legge negli occhi dei romanisti, di coloro che sono rientrati da Tirana con notevole ritardo alle 5 di questa mattina, di coloro che hanno seguito la squadra in Turchia, poi in Norvegia, poi ancora in Olanda o in Inghilterra, ma anche di coloro che ieri sera hanno festeggiato nelle vie del centro tra bandiere, fumogeni e fuochi d’artificio e che oggi pomeriggio saranno di nuovo lì. Perchè essere romanisti è diverso, spiegarlo non è facile. Bisogna viverlo…

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APPROFONDIMENTI

L’impresa della Roma di Mou su tutte le prime pagine e le home dei quotidiani internazionali (FOTO)

Non solo i quotidiani sportivi italiani. Il trionfo europeo della Roma è stato celebrato dalle principali prime pagine dei giornali sportivi internazionali. A Bola, quotidiano sportivo portoghese non poteva infatti non dedicare la prima pagina a Mourinho. Titolo “Lo Speciale”, dedicato a Mou che ha vinto cinque finali europee giocate su cinque (Porto x2, Inter, Manchester United e Roma).

O Jogo invece mette in evidenza i due calciatori portoghesi della Roma: Rui Patricio e Sergio Oliveira che alzano la coppa. “Ave, Mourinho” il titolo di Record altro giornale lusitano.

Dal Portogallo alla Spagna è un attimo. Il Mundo Deportivo, giornale catalano, dedica la spalla della prima pagina alla Roma: “La Roma di Mourinho Campione”. Mentre in Francia ‘L’Equipe’ come Abola parla di ‘Speciale Mourinho’.

Immancabile l’Inghilterra, patria calcistica di Mou per quasi un decennio: nella homepage del Daily Mail un lungo articolo con tanto di foto di Mou in lacrime: “mi sento un romanista vero”.

Anche sul sito della BBC c’è spazio per la Roma.

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Rassegna stampa

Lacrime da Special One. Mourinho: “Resto, ma parliamo”

Bisogna partire dalla fine, dalle cinque dita mostrate con orgoglio a ricordare la sua bacheca europea, e poi alle lacrime, che hanno ricordato la scena di Madrid quando Mou, appena regalata la Champions all’Inter, aveva già deciso di andarsene. Ecco perché, scrive Repubblica, nella gioia della Coppa, il pianto Special ha già agitato i tifosi romanisti, preoccupati che dietro quelle lacrime possa esserci un addio. “No, io voglio restare a Roma, anche se arriva qualcosa non mi interessa, non voglio ‘qualcosa’, voglio vincere qui. Bisogna capire ora cosa vogliono fare i nostri proprietari, gente onesta e fantastica, per la prossima stagione, perché ci sono basi per dare seguito a tutto questo“.

Una rassicurazione ma anche una precisa richiesta. L’ultimo atto di una finale da Mou: serviva lui per riportare l’Italia a conquistare un trofeo Europeo. Ha predicato calma sul gol di Zaniolo, dopo aver esultato appena, e invitato la sua panchina a sedersi. Nella prudenza che ha chiesto ai suoi giocatori, José Mourinho ha dimostrato di credere lui per primo, quando dopo venti minuti del secondo tempo ha tolto un attaccante, Zaniolo, per mettere un mediano, Veretout. Ma poi si è anche infuriato quando l’arbitro ha lasciato correre un paio di falli di Senesi. “Ai ragazzi prima della partita avevo detto: a Torino dovevamo fare il nostro lavoro, qualificarsi per l’Europa League, e l’abbiamo fatto. Oggi no, non era lavoro: era storia. Potevamo scriverla o non scriverla, l’abbiamo scritta“.

Fabio Capello aveva fatto la più facile delle profezie: “La differenza la farà Mourinho“. E aveva aggiunto che oggi quasi nessuno (e quel “quasi” è Ancelotti, appunto) sa preparare una finale come lui. “Il fatto che solo io e Alex Ferguson e Trapattoni abbiamo vinto tre competizioni europee in tre decenni mi fa sentire vecchio. Adesso vado in vacanza, mi siedo in spiaggia davanti a casa mia a pensare tutto questo“, ha aggiunto Mou.

Dejan Stankovic racconta che prima della gara Champions di Madrid il portoghese disse alla squadra pochissime parole: “Ricordate che le finali sono fatte per essere vinte“. Un proclama coerente con la sua storia: quattro finali europee da primo allenatore, quattro vittorie. Ora la Conference League, che fatte le debite proporzioni ricorda le sue altre imprese, quelle che ne hanno fatto lo Special One.Un conto è vincere quando tutti se lo aspettano, un conto quando i trofei restano immortali. Penso alla gente romanista che fa la sua festa oggi: rimane per sempre“.

Il Mourinho delle finali apparentemente somiglia poco a quello del resto della stagione. Non mette pressione, la toglie. Non incendia, spegne. Anziché aggiungere, sottrae. Fino ad arrivare a teorizzare l’inutilità dell’allenatore nell’ultimo atto del torneo. Lo ha detto alla vigilia: “Una finale europea è sempre l’ultima partita della stagione. Ormai il lavoro dell’allenatore è finito“. Come a dire che le gare più importanti si giocano da sole, non richiedono disegno e regia. Non è vero, non può esserlo, ma probabilmente pensarlo aiuta a vincerle.

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Interviste

Mourinho: “Abbiamo scritto la storia e vogliamo continuare a farlo. Mi sento romanista, questa città è speciale”

Mourinho a Sky Sport dopo la vittoria della Conference

Le sue lacrime ci impressionano…
(piange, ndr) Ci sono tante cose che mi passano in testa nello stesso momento.

Si aspettava questo coinvolgimento di un intero popolo?
Sono 11 mesi a Roma, si capisce subito…

Sono venuti in molti, la Roma non vinceva da 50 anni un trofeo europeo.
Ho detto ai ragazzi che a Torino avevamo fatto quello che dovevamo, il nostro lavoro di una stagione. Oggi non era lavoro, ma storia: scrivere o non scrivere, l’abbiamo scritta.

Si aspettava di riuscirsi subito?
La Conference è una competizione che dall’inizio abbiamo avuto la sensazione fosse possibile vincerla, poi a poco a poco diventava più difficile con Marsiglia e Feyenoord, che è una buonissima squadra. Ma è un competizione su cui puntavamo, in campionato potevamo avere qualche punto fondamentale. Io rimango, non c’è dubbio, anche se arriva qualche voce o qualcosa. Non voglio qualcosa, voglio rimanere a Roma. Bisogna capire cosa vogliono fare i nostri proprietari, che sono onestissimi, per la prossima stagione. Possiamo dare seguito a questo progetto, bisogna solo capire per definire una direzione per la prossima stagione.

Lei ha accettato la scommessa Roma, ha subito conquistato qualcosa che rimarrà nella storia.
Nella storia della Roma e anche nella mia. Mi hanno detto da poco che solo io, Ferguson e Trapattoni abbiamo vinto trofei in tre decadi diverse, mi fa sentire vecchio…ma è una cosa bella per la mia carriera. Adesso vado in vacanza, in spiaggia davanti casa mia.

Cosa ha di diverso questa vittoria rispetto alle sue altre?
La cosa molto molto bella nella mia carriera è che, al di là del trofeo europeo con il Manchester United, farlo con Porto, Inter in Champions e con la Roma è molto molto speciale. Un conto è vincere quando tutti se lo aspettano e un altro è vincere quando le cose rimangono immortali e per sempre. Questo fa sentire speciale. Non dico che non penso a me, ma penso soprattutto alla gente romanista che festeggia oggi, spero ci aspettino. Rimane per sempre, sono veramente felice per i nostri ragazzi e la famiglia romanista.

Lei si sente romanista?
Certo che mi sento romanista, magari è un modo anche di lavorare. Sono portista, sono interista, sono chelsista, pazzo del Real Madrid, adesso sono romanista. Sono di tutti quelli che con me creano una famiglia, cercano un obiettivo, stanno insieme nei momenti difficili e per fortuna anche in momenti come questo. Per tutto il rispetto di tutti i club dove ho lavorato e di cui sono innamorato, oggi sono romanista al 100% perché questa gente è incredibile

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Rassegna stampa

Mou, pensaci tu

 Il 21 maggio, in una Siviglia calda come Tirana, acconciata a festa, si cominciava a scrivere una epopea calcistica che ci avrebbe fatto compagnia per più lustri. Il Porto di José Mourinho vinceva la Coppa Uefa battendo il Celtic Glasgow e l’allenatore portoghese saliva alla ribalta dell’universo del pallone conquistando il primo titolo europeo della sua carriera.

Quanto basta per costruire la mitologia dello Special One, che stasera in Albania prova a vivere un quinto atto in una Coppa tutta nuova, la Conference League, che gli potrebbe essere ascritta già alla prima edizione. Una medaglia in più da mettere sul petto, stavolta per merito della Roma, che manca da una finale europea dal 1991. Le Champions vinte con Porto e Inter, l’Europa League conquistata col Manchester United, non contano più nulla. Oggi è l’atto conclusivo di un’avventura cominciata il 19 agosto per la Roma.

I giallorossi, scrive La Gazzetta, stanno per scendere in campo per la partita numero 55 della stagione, l’ultima. “E’ un momento ricco di significati. Abbiamo giocato due finali in quattro giorni, vincendo la prima e qualificandoci alla prossima Europa League. Ma a Torino non si poteva scrivere la storia. Questa finale, invece, è una cosa diversa. E’ già storia, perché arriva dopo tanti anni di assenza.Dobbiamo fare il possibile per vincere. Non credo alle pozioni magiche ma al lavoro quotidiano e al lavoro dello staff e della squadra. Comunque andrà per me è una stagione positiva. In ogni caso una finale è una cosa che serve a crescere” ha detto il portoghese. “Il mio carisma non può fare la differenza. All’ultima partita della stagione il lavoro è già fatto. La leade8rship non si può mettere sul tavolo, l’ultimo atto fa parte di un processo. Noi allenatori siamo fuori, cerchiamo di aiutare. L’esperienza non aiuta, pensavo lo facesse, ma ciò che provo è uguale a quando preparavo la prima finale“.

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Rassegna stampa

Mou, la Roma e la finale di Conference. Il primo passo di un lungo cammino

Non è la Champions, ma ha un valore speciale. Questa finale di Conference è un’occasione, ma anche un ritrovo simbolico di storie personali, sospiri collettivi, senso di appartenenza. Questa finale di Conference è un ponte tra diverse generazioni: tra quella che ha vissuto le stagioni felici di Viola e Sensi, quella che ha assaporato il gusto amaro del digiuno, quella che guarda al futuro con una carica nuova. I tifosi sono tutti lì, uniti da passione e speranza di essere solo al primo passo di un lungo viaggio, che non si ferma certo a Tirana. 

Uno stadio a Tirana, scrive La Gazzetta dello Sport, troppo piccolo per contenere l’amore di un popolo. Un altro, a Roma, abbastanza grande per pacificare la voglia di esserci. Mourinho ha trasformato la stagione della Roma in un progetto da vivere insieme. E lo ha fatto a suo modo, sorridendo e frustando la squadra. In questo clima di grande fiducia tra il condottiero ed il suo popolo la Roma è arrivata a giocarsi la gara più importante degli ultimi anni.

Dall’altra parte Slot è alla prima finale europea. Ha costruito una squadra che ha preso alla lettera uno dei tanti slogan: la miglior difesa è l’attacco. Ecco perché gli olandesi giocano alti: per provare a rubare l’idea insieme al pallone. Vincere sarebbe il trampolino migliore per il futuro. I Friedkin, comunque vada, hanno intenzione di far crescere sogni e ambizioni. Vincere aumenta la voglia di vincere.