Leandro Paredes ha parlato ai microfoni di DAZN dopo la vittoria sul Frosinone:
“Sapevamo che avevamo un solo risultato oggi, vincere, dovevamo trovare fiducia, abbiamo vinto e gestito bene nella ripresa il risultato”
Come ti stai adattando? “Bene, mi sto trovando sempre meglio, la condizione fisica migliore, mi sento molto bene, penso che possiamo fare bene, abbiamo tanta qualità e cercheremo di farlo”
Dove sta il margine di miglioramento della Roma? “Abbiamo tanto margine di miglioramento, non solo difensivamente ma anche offensivamente. Cercheremo di farlo, di lavorare, abbiamo gente giovane che ci può aiutare e calciatori di esperienza”
Ma siete da Champions? “Assolutamente sì, siamo una squadra che può lottare per arrivare tra le prime, per lottare con le big, sappiamo che ci sono squadre forti ma lo siamo anche noi”
Il regista argentino finora, sta facendo rimpiangere «il signor Matic». Tanto per usare la formulazione cara a José Mourinho, scottato dall’addio di uno dei suoi veterani. Se si pensa che Paredes è stato in fondo l’unico acquisto del club giallorosso in estate ovvio che le aspettative siano alte. Non tanto per i 2,5 milioni del cartellino (più altri due milioni di bonus) o per gli 8 milioni d’ingaggio ma per quella leadership che un regista di centrocampo deve avere. Tutto sommato, la sensazione è che l’argentino viva una sorta di paradosso. (…)
Come scrive la Gazzetta dello Sport, sulla carta l’argentino – riconquistando una condizione fisica elevata che gli consenta di giocare ad alti ritmi – avrebbe tutto per fare bene. Ha esperienza, senso della posizione, tiro in porta e soprattutto quella capacità di verticalizzare che Mourinho pretende per innescare l’attacco. Certo, se la difesa nei primi turni è andata in sofferenza, il motivo va ricercato anche nel filtro meno rigido dell’ex Psg rispetto a quello fornito da Cristante, ma almeno la fase offensiva dovrà crescere. La sensazione, però, è che per adesso Paredes non sia né carne né pesce. Sarà per questo che la Roma abbia cominciato il campionato a dieta di punti.
La rinascita di Karsdorp. Con la stagione iniziata meno di un mese fa, l’esterno olandese è pronto a disputare la sua settima stagione in Italia con la maglia della Roma, la terza con Mourinho in panchina. Il rapporto tra lo Special One e il classe 1995 non è sembrato mai sbocciare definitivamente: nonostante una prima annata in cui il tecnico portoghese l’ha utilizzato praticamente sempre –51 partite con 7 assist tra campionato e coppe, compresa la Conference League poi vinta – le esigenze sul mercato hanno portato alla ricerca di un nuovo terzino in grado di fornire una spinta maggiore rispetto a Karsdorp.
Come scrive il Tempo, l’arrivo di Celik la scorsa estate, oltre all’intervento di artroscopia che gli ha fatto saltare il finale di stagione, ha praticamente dimezzato le presenze dell’olandese, soprattutto in seguito alla gara contro il Sassuolo, quando proprio da Mourinho è stato definito un “traditore” a causa del suo atteggiamento al momento dell’ingresso in campo. Dopo un’accusa di mobbing da parte della Fif-Pro le due parti si riconciliarono per la seconda parte di stagione, con il tecnico che definì le sue parole “troppo pesanti” nella conferenza stampa precedente al play-off con il Salisburgo, ritenendo Karsdorp un giocatore importantissimo – oltre che contento del suo ritorno, in quanto volenteroso di giocare per la Roma e aiutare i suoi compagni di squadra.
Al termine della stagione scorsa, soprattutto dopo l’arrivo di Kristensen dal Leeds, le strade di Karsdorp e la Roma sembravano tuttavia pronte a separarsi, con i giallorossi che fino all’ultimo giorno hanno atteso un’offerta che non è mai arrivata. La diretta conseguenza è che l’olandese ha svolto l’intera preparazione a Trigoria, mettendosi a completa disposizione del tecnico, ricoprendo all’occorrenza anche il ruolo di braccetto di destra nella difesa a tre. In queste prime tre giornate l’ex Feyenoord è subentrato due volte dalla panchina contro Salernitana e Verona anche grazie alle prestazioni non eccellenti del nuovo arrivo – in prestito secco – dal Leeds e di un Celik che in 270 minuti ha giocato solamente i primi 70 con il Milan.
Con l’esclusione di Kristensen dai gironi di Europa League a causa dei paletti imposti dal Fair Play Finanziario, Karsdorp – non convocato con l’Olanda e che quindi è rimasto a disposizione di Mourinho per tutta la scorsa settimana – potrebbe quindi dimostrare di meritarsi il posto in una zona di campo dove la spinta e i bonus hanno sempre faticato ad arrivare. Lo scorso anno dagli esterni destri, escludendo Zalewski, che ha ricoperto quel ruolo come ripiego, è infatti arrivato solo un assist: Celik con il Milan per il momentaneo vantaggio di Abraham nei minuti di recupero.
Nel frattempo, Mourinho aspetta di riabbracciare tutti i calciatori impegnati con le nazionali che torneranno a Trigoria tra domani e dopodomani. Nella vittoria dell’Italia Under 20 con la Repubblica Ceca sono scesi in campo Pisilli e Pagano – rispettivamente 45 e 81 minuti – mentre Rui Patricio è partito dalla panchina nell’amichevole con il Lussemburgo. Oggi toccherà a Lukaku Spinazzola, Cristante, Bove, Celik, N’Dicka e Paredes.
Complici gli stop muscolari accusati da Zalewski e Aouar, sono dodici complessivamente i calciatori della prima squadra che saranno fuori per i rispettivi impegni per le nazionali. Una buona chance soprattutto per Lukaku di giocare e mettere minuti nelle gambe in vista dell’esordio ufficiale dall’inizio con la Roma, che i tifosi auspicano sia contro l’Empoli alla ripresa del campionato.
Tutti i calciatori partiti dalla capitale saranno coinvolti in almeno due match tra gare ufficiali ed amichevoli. I primi a rientrare saranno Pisilli e Pagano (in Under 20) e Rui Patricio, che faranno ritorno a Trigoria martedì 12 settembre.
Il giorno seguente, mercoledì 13, è atteso il rientro della maggior parte dei giallorossi convocati dalle rispettive nazionali: i quattro azzurri chiamati da Spalletti, dopo le gare contro Macedonia e Ucraiana; Romelu Lukaku, Zeki Celik, Bove e Ndicka.
Ultimo in ordine di tempo dovrebbe essere Paredes che giocherà nella notte del 12 settembre il secondo match con l’Argentina, si imbarcherà nelle ore successive e probabilmente causa fuso orario, sarà realmente a disposizione di Mou a partire da giovedì 14 settembre.
ECCO IL QUADRO COMPLETO
Cristante/Pellegrini/Spinazzola/Mancini: Macedonia del Nord-Italia 9 settembre Italia-Ucraina 12 settembre Rientro mercoledì 13 settembre
Lukaku: Azerbaigian-Belgio 9 Settembre Belgio-Estonia 12 Settembre Rientro il 13 Settembre
Rui Patricio: Slovacchia-Portogallo 8 Settembre Portogallo-Lussemburgo 11 Settembre Rientro il 12 Settembre
Celik: Turchia-Armenia 8 Settembre Giappone-Turchia 12 Settembre Rientro il 13 Settembre
Paredes: Argentina-Ecuador 8 Settembre Bolivia-Argentina 12 settembre Rientro tra il 13 e il 14 settembre
N’Dicka: Costa d’Avorio-Lesotho 9 settembre Costa d’Avorio-Mali 12 settembre Rientro il 13 Settembre
Bove U21: Lettonia-Italia 8 settembre Turchia-Italia 12 settembre Rientro il 13 settembre
Pagano/Pisilli U20: Germania-Italia 7 Settembre Repubblica Ceca-Italia 11 Settembre Rientro il 12 Settembre
La premessa, doverosa ma scontata quando c’è di mezzo l’unico allenatore capace di vincere tutte le coppe europee, è che, indipendentemente dalla lista Uefa, José Mourinho farà di tutto per regalare alla Roma la terza finale di fila. Dopo Tirana e Budapest, Mou vuole portare i romanisti a Dublino e questa è la condizione imprescindibile per spiegare quanto segue.
Come scrive il Corriere dello Sport, sono ore intense a Trigoria perché l’elenco va presentato entro la mezzanotte di oggi e vanno fatti calcoli precisi, dettagliati, senza sbagliare nulla. In queste ore Pinto, il suo staff e gli uomini e le donne dei conti di Trigoria stanno lavorando, ma è verosimile immaginare che con ogni probabilità saranno l’ex Leeds e l’iraniano i sacrificati. Nel dettaglio: rispetto alla lista presentata lo scorso febbraio (da 20 giocatori in fascia A) usciranno in 7. Ibañez, Matic, Camara, Zaniolo e Wijnaldum, tutti ceduti o tornati ai club di appartenenza.
A loro vanno aggiunti gli infortunati di lungo corso Abraham e Kumbulla. Sette, stesso numero, i nuovi arrivi: N’Dicka, Kristensen, Renato Sanches, Paredes, Aouar, Azmoun e Lukaku. Sulla carta il calcolo sarebbe semplice: sette entrano, sette escono.
L’auspicio, a Trigoria, è che, al contrario dello scorso inverno, stavolta la sorpresa sia positiva che nella gestione dei costi si riesca a far entrare qualche giocatore in più. Ma ieri filtrava preoccupazione, in questo senso, perché la Roma rischia di iniziare il cammino europeo, giovani compresi, con 22 giocatori “veri”. A febbraio erano 24 e due pedine in meno, considerando che si giocherà sempre e considerando tutti quei calciatori che faticano a fare tre partite in una settimana, rischiano di essere già un fardello pesante.
Prima sosta per le nazionali. La Roma tornerà a lavorare martedì, dunque Mourinho ha concesso tre giorni liberi pieni di riposo. Ci sarà Dybala che dovrà recuperare dall’infortunio muscolare che lo ha tenuto fuori per Roma-Milan.
Assenti invece gli 11 nazionali convocati dalle rispettive rappresentative, compreso il neo acquisto Romelu Lukaku.
Pellegrini, Cristante, Spinazzola e Mancini sono partiti per il ritiro di Coverciano, Bove invece andrà in Under21. Con l’Argentina Paredes. Convocati anche l’ultimo arrivato Romelu Lukaku, impegnato con il Belgio, Celik (Turchia), Rui Patricio (Portogallo) Ndicka (Costa d’Avorio) e Zalewski (Polonia). Convocato anche Aouar, chiamato dall’Algeria, ma le sue condizioni andranno valutate, dopo aver chiesto il cambio durante la gara di ieri.
MOU E I SUOI REGISTI – FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Il mercato catalizza attenzioni mediatiche, alimenta i sogni dei tifosi ma anche ansie vista l’annosa vicenda legata alla punta. Il mercato amplifica tensioni e aspettative degli allenatori che vorrebbero lavorare senza ulteriori pressioni e pensieri. I giorni di fine agosto, a ridosso o subito dopo la ripresa ufficiale della stagione sono immersi o sospesi spesso in una dimensione dicotomica. Immaginate una creatura bicefala, che lavora sui tavoli delle trattative e contemporaneamente anche in campo.
LA PUNTA E I NUOVI PUNTI – Mourinho, al suo terzo anno a Roma, attende buone notizie da Tiago Pinto sul fronte centravanti e nel frattempo prova a plasmare la sua nuova squadra, modellandola su principi leggermente diversi rispetto allo scorso anno. “Abbiamo svolto un’ottima preparazione – ha dichiarato lo Special qualche giorno fa in conferenza – che ci ha permesso di migliorare e affinare diversi aspetti tattici del nostro gioco”. Il tecnico non si è sbilanciato oltre, non ama svelare le sue carte o parlare di strategie, forse anche per questo produce in chi ascolta l’idea che non ci sia accuratezza tattica nel suo percorso didattico. In realtà, evidentemente, non è così. La differenza tra Mourinho e altri allenatori, è che il portoghese non è un dogmatico, ma un pragmatico. Adatta i suoi concetti di calcio alle caratteristiche dei giocatori migliori che ha e nella Roma, evidentemente più che in altre realtà, spesso ha dovuto fare di necessità virtù.
PERCORSI E CAMBIAMENTI – Nella scorsa stagione l’infortunio di Wijnaldum ad inizio anno ha rotto sul nascere diverse uova nel paniere. Mou fu costretto a schierare l’indigesta coppia Cristante-Matic, che impiegò diverse settimane a carburare. Poi eliminato l’equivoco Zaniolo, la squadra ha trovato una sua conformazione chiara: grande compattezza e densità difensiva, una linea più a cinque che a tre nella sostanza, con Dybala gradualmente sempre più avvicinato alla porta e Pellegrini irrimediabilmente sempre più arretrato in mediana. Dal 3-4-2-1 si è virato verso il 3-5-2, come accaduto a Budapest dove la Roma disputa una delle migliori partite stagionali, ma purtroppo come sappiamo non è bastato per alzare la Coppa (d’altronde Taylor non si batte con gli schemi).
Questa mutazione ha spinto il tecnico ad iniziare un (parziale) nuovo percorso con i suoi uomini, durante il ritiro estivo. Laddove lo scorso anno si ricorreva spesso al lancio in profondità sui centravanti per cercare fortuna su sponde ed eventuali seconde palle (simbolo chiaro il gol di Bove contro il Leverkusen), quest’anno la Roma ha in cantiere un modo diverso di sviluppare la manovra. Meno lanci lunghi, più ricerca della costruzione dal basso. Concetti non estremizzati ovviamente e meccanismi da oliare, ma la ricerca è questa.
I puristi e gli ipercritici diranno: “Beh alla fine Belotti segna su un lancio lungo di Llorente il primo gol e su calcio piazzato il secondo”. Insomma, la stessa Roma di un anno fa. Vero, se il calcio però fosse riferibile esclusivamente agli highlights. Nel corso dei 96, umidissimi, minuti dell’Olimpico, si è visto un percorso diverso, che necessita di tempo probabilmente, ma una traccia c’è già stata. Nella prima mezz’ora contro la Salernitana, l’undici giallorosso – privo di Dybala e Pellegrini squalificati e con Paredes in panchina – ha sperimentato e spesso trovato linee di passaggio nuove.
Foto Fraioli
MOU E IREGISTI ED ALTA TENSIONE – La sensazione è che Mou voglia innestare nell’undici titolare della Roma una mentalità nuova, che passi attraverso i piedi di più registi, a partire dalla difesa. Rui Patricio non è un purista del rilancio preciso, non ha i piedi di Alisson per intenderci. Smalling, si sa, è particolarmente apprezzato per le sue capacità difensive, non per come imposta. Mancini è bravo a trovare i compagni in profondità con aperture improvvise, ma non è Bonucci. Chi resta? Diego Llorente. Spagnolo, esperto, autorevole, coraggioso. Sul centro-sinistra l’ex Real Sociedad è il primo filo conduttore di questa alta tensione tecnica, in attesa di Ndicka che da mancino agevola uno sfogo più rapido e pulito sulla sua zona di competenza. Giro palla rapido da destra a sinistra e via con Diego a cercare lo scambio o lo scarico sull’esterno verso Spinazzola oppure l’imbucata per Aouar.
Il franco-algerino, apre il vero cantiere di questi giorni che riguarda il centrocampo: il pacchetto è stato fortemente rinforzato. Fuori Wijnaldum (nella versione turista per caso), Tahirovic, Camara (già scartato a dicembre) e il sig. Matic, dentro Aouar, Paredes, Renato Sanches oltre alla crescita di Bove, che un anno fa di questi tempi era ancora relegato alla categoria bambini. Qualità, fisicità, verticale, palleggio, c’è tutto, almeno in potenza, perchè come noto la differenza la farà la bravura dello staff atletico nel riportare al top della condizione questi calciatori.
Aouar è un delizioso ‘conduttore’ di palloni. Quando c’è da giocare di prima lo fa, quando c’è da portarla su per creare scompiglio in zona trequarti altrettanto. Deve trovare brillantezza, ma sarà un fattore nell’accrescere la qualità del gioco romanista. Visivamente, Cristante da play basso ha avuto più spazio di manovra, perchè le due mezzali tenevano lontano il primo pressing campano, ma con l’inserimento lì di Paredes, soprattutto in gare dove affronterai avversari particolarmente chiusi, la Roma acquisirà necessariamente ulteriori linee di passaggio, precisione nella rifinitura e aperture a 40-50 metri.
Infine Pellegrini e Dybala, ultima direttrice tecnica di questa mutazione, su cui c’è poco da aggiungere. Paulo si avvicinerà alla porta, farà meno lavoro di raccordo, perchè nella teoria di Trigoria c’è la possibilità con questo centrocampo, di portare palloni più puliti sulle mattonelle preferite dall’argentino. Il capitano, sulla carta, si gioca il posto con Aouar sul centrosinistra, ma giocherà anche insieme a lui e chissà, se Mou dovesse pensare ad un ulteriore aggiustamento tattico, anche sulla stessa linea, con qualche metro di distanza, immaginando un ritorno alla difesa a 4.
Work in progress significa sviluppo ma anche possibili inciampi. Per questo, al netto della punta che arriverà, la Roma con la mentalità Mourinhiana (e non dogmatica) ricorrerà ancora alla vecchia formula, perchè alla fine dei conti si sommano i punti e non le belle giocate. L’importante è ritrovare entusiasmo e inglobare i nuovi nello spirito di gruppo di questi anni. Ma la strada è lunga e una Roma ‘di rincorsa‘ con questa nuova veste, potrebbe essere una bella sorpresa di questa stagione.
“Paredes e Renato Sanches non sono pronti per giocare dall’inizio ma possono dare una mano. Di Llorente e N’Dicka sono contento, il primo è già stato utile l’anno scorso, il secondo deve imparare a giocare con noi”. L’indicazione di José Mourinho sulla formazione, che alle 18.30 sfiderà la Salernitana, è: fiducia alla vecchia Roma.
Senza gli squalificati Pellegrini e Dybala (“Iniziare una competizione con giocatori squalificati per somma d’ammonizioni è fuori moda”), spazio in difesa a Llorente al fianco di Smalling e Mancini mentre in mezzo al campo toccherà a Cristante, Bove e Aouar unico volto nuovo insieme a Kristensen, che giocherà a destra.
A sinistra l’unico vero ballottaggio, con Spinazzola favorito su Zalewski. Davanti ci sono poche soluzioni oltre alla coppia Belotti–El Shaarawy, con Solbakken primo cambio. In panchina ci sarà Bruno Conti. “Lo vorrei vicino a me in ogni partita, non solo nelle prime due giornate”, il commento di Mourinho.
C’è un nuovo 16 in città. E no, non stiamo parlando di nessuno sceriffo, al massimo di un mago. Quel Leandro Paredes che torna a vestire la maglia della Roma per la sua terza vita in giallorosso. Il tutto con un’investitura speciale, la seconda più importante per tutti i tifosi della Roma: quella di Daniele De Rossi. Il padrone della maglia numero 16 per quindici anni, che ha voluto offrire il suo scudo al neo arrivato. “Bentornato a casa amico mio. Te queda pintado”, questo numero ‘sembra dipinto su di te’ – ha scritto De Rossi sui social.
Una storia di eredità – pesante – che l’argentino si è voluto prendere senza paura: “Non mi sarei permesso senza la sua autorizzazione – ha ammesso il giorno dell’ufficialità –. Daniele mi ha mandato un messaggio dicendomi che sarebbe stato un piacere che avessi io il suo numero. È un onore, sarò sempre grato per come mi ha sempre aiutato, dentro e fuori dal campo”.
Perchè il rapporto tra i due nasce da lontano. Dall’estate del 2014 quando un giovane argentino arrivava a Roma con tante speranze pronto a studiare dai “grandi”. E chi se non De Rossi, padrone del centrocampo poteva prenderlo sotto la sua ala. Due anni insieme, con la pausa del prestito all’Empoli, hanno fatto di Paredes il centrocampista completo capace di vestire le maglie di Psg e Juventus, laureandosi poco più di sei mesi fa campione del Mondo con l’Argentina.
Come scrive la Repubblica, adesso il ritorno “nella sua seconda casa”, quella Roma che lo ha scoperto e ora lo vuole rilanciare, dopo le tante difficoltà vissute a Torino lo scorso anno. Prendendosi con personalità le responsabilità. Quella di una maglia pesante ma anche il ruolo difficile di metronomo della squadra. Quella posizione che fino a poche settimane fa era di proprietà di un totem come Nemanja Matic. Passato in pochi giorni da leader a traditore e andato via tra le polemiche direzione Rennes.
Una possibilità di tornare arrivata quasi in extremis, che ha acceso la voglia di riscatto dell’argentino, pronto ad accettare la corte del Galatasaray. “Non potevo dire no, devo tantissimo a questi colori”. La voglia c’è, il posto da titolare anche. Già da domenica quando Paredes potrebbe fare il suo terzo esordio con la maglia della Roma. Mourinho è pronto a consegnargli le chiavi del centrocampo romanista. Per la felicità dei tifosi e della moglie Camila che sarà sugli spalti dell’Olimpico: “Qui è iniziato il nostro viaggio. La felicità di tornare è indescrivibile”.
Leandro Paredes e Renato Sanches. Sono gli ultimi arrivati in casa giallorossa, un campione del mondo e un ex campione d’Europa. Spesa totale? Tre milioni e mezzo (2,5 per l’argentino che possono diventare 4 con i bonus, uno per il prestito del portoghese), quanto basta quasi per non crederci di questi tempi, con i cartellini alle stelle di tanti giocatori. (…) A Trigoria hanno portato a casa 14 giocatori (le operazioni sono 15, quella di Llorente è doppia) con una spesa totale di 12,5 milioni.
Come scrive la Gazzetta dello Sport, niente, messa a paragone con tanti altri club. E il bello, però, è che lo scorso anno sono arrivate a parametro zero stelle come Dybala, Wijnaldum e Matic. (…) Insomma, Tiago Pinto nelle ultime due stagioni ha dovuto fare i miracoli, portando a casa tanti giocatori con un portafogli assai «povero». Basti pensare che prima del doppio colpo con il Psg (Paredes e Renato Sanches) nei 5 campionati europei c’erano solo tre squadre che non avevano speso neanche un euro: Roma, Osasuña e Athletic Bilbao.
Poi la Roma tre giorni fa ha portato a casa i due ex parigini e si è lasciata alle spalle la coppia basca. Prima di loro, infatti, Pinto aveva preso i vari Aouar, N’Dicka, Kristensen e Llorente senza sborsare neanche un euro: Aouar e Ndicka a parametro zero (e quindi pronti a patrimonializzare il club), Lllorente e Kristensen in prestito dal Leeds (retrocesso in Championship).