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La sorpresa della vigilia: Dybala sta bene, giocherà

A poco più di 24 ore dalla partita più importante della stagione è arrivata la notizia migliore per i tifosi della Roma. Paulo Dybala sta meglio ed è pronto a prendersi una maglia da titolare domani sera contro il Siviglia. Nel penultimo allenamento svolto ieri a Trigoria l’argentino ha sostenuto l’intera seduta senza sentire dolore alla caviglia. Dybala nell’ultimo mese ha lavorato solo in funzione della finale di Budapest. Evitando qualsiasi rischio in campionato. L’argentino non gioca una partita da titolare da un mese e mezzo.

Come scrive la Repubblica, l’ultima dal primo minuto risale allo scorso 13 aprile, nella trasferta di Rotterdam quando uscì infortunato alla coscia. Il dolore alla caviglia è finalmente superato e adesso deciderà Mourinho se rischiarlo fin da subito o tenerlo come valore aggiunto a partita in corso. Ma la stagione ha raccontato una sola storia: quando la Joya è stata disponibile, senza dolori o timori, lo Special One non ci ha mai rinunciato. E difficilmente lo farà domani sera a Budapest. Insieme a lui ci sarà Abraham che ha vinto il ballottaggio con Belotti. Dybala giocherà la sua seconda finale europea della carriera, dopo quella di Cardiff del 2017 persa contro il Real Madrid. Contro il Siviglia vuole coronare la sua stagione perfetta, quasi preannunciata alla fine della scorsa estate: “Quest’anno voglio vincere il Mondiale e in Europa”.

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José ha deciso: tutti a Budapest. Ecco il programma giallorosso

Iniziano oggi i tre giorni più importanti della storia recente della Roma. Perché l’Europa League – un tempo Coppa Uefa – è la seconda competizione europea e in pochi, dopo il trionfo in Conference dello scorso anno, pensavano che la Roma potesse di nuovo arrivare fino in fondo.

Forse neppure José Mourinho, il principale artefice di tutto questo. Il programma di avvicinamento alla finale di Budapest lo ha deciso lui e ricalca in larga parte quello dello scorso anno a Tirana. Routine solita, pochi stravolgimenti, squadra che sarà in Ungheria il minimo indispensabile. Perché è vero che la partita è importantissima e prestigiosa, ma è vero anche che Mou non vuole caricare i giocatori di eccessiva pressione.

Se, infatti, il Siviglia si allenerà a Budapest, la Roma farà tutto tra le mura di casa. Oggi e domani allenamento alle 11, poi pranzo tutti insieme. Domani la partenza è prevista nel primo pomeriggio, come sempre in occasione delle trasferte europee. Mourinho, come un anno fa, non ha voluto in alcun modo rivoluzionare il programma e la routine dei giocatori. Che sia il debutto in casa del Ludogorets o la finale di Budapest, la Roma e il suo allenatore non cambiano.

Come scrive il Corriere dello Sport (C.Zucchelli), la squadra arriverà a Budapest intorno alle 16.30. Dalle 17.15 alle 17.45 sono previsti walk around alla Puskas Arena e interviste, poi fino alle 18.30 conferenza di Mou e di due giocatori (uno con ogni probabilità sarà il capitano Lorenzo Pellegrini). La Roma è la squadra che giocherà in trasferta, indosserà maglia, pantaloncini e calzettoni rossi e avrà sulla manica il logo della Conference vinta. Il Siviglia, invece, ricorderà le sei Europa League portate a casa.

Allo stadio la Roma avrà uno spogliatoio tutto giallorosso, il Siviglia ha scelto la scritta: “Nunca te rindas” cioè “mai arrendersi”, ma non mancheranno sorprese. Alla Roma è stato assegnato il lato Sud dello stadio e alla Puskas Arena ci sarà una delegazione composta da circa 70 persone: non mancherà nessuno, dai Friedkin a Solbakken, fuori lista per motivi di FairPlay, agli infortunati Karsdorp e Kumbulla.

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Mou pensa solo all’Europa League

Dopo lo scudetto, anche per la zona Champions sembra quasi tutto scritto. A Napoli e Lazio si è aggiunta aritmeticamente l’Inter, che si è presa la sfida con l’Atalanta, In tre minuti devastanti e ha confermato la scintillante condizione di molti giocatori. (…) Fuori anche l’Atalanta, che nel doppio confronto col Milan è in svantaggio, ora Pioli è a un passo dal traguardo. Basta un pareggio questa sera con la Juve per brindare aritmeticamente, o comunque pensare di poter chiudere il conto nell’ultima gara con il Verona. Anche perché la Roma si è autoesclusa dalla corsa con un finale di campionato molto, molto, discutibile. I giocatori hanno protestato a Firenze per un appoggio di Mandragora su Missori in occasione dell’1-1. Resta però il bilancio negativo di 37 partite in cui i giallorossi hanno viaggiato ad appena 1.6 punti a partita, con undici sconfitte e una produzione offensiva insufficiente.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, la Roma ha l’ottavo attacco della A, con 48 gol- gli stessi della Salernitana e del Bologna con una gara in meno. Frutto anche di scelte strategiche opinabili, come quella di ieri. Dopo un primo tempo positivo, con la possibilità di segnare il secondo gol, la squadra ha infatti rinunciato a tenere alto il famoso baricentro, chiudendosi eccessivamente. Un atteggiamento di cui ha approfittato un’orgogliosa Fiorentina, per nulla stanca o svuotata dalla finale di Coppa Italia. Ma tutto questo, per la Roma, è già il passato. Il presente e il futuro sono a Budapest. E Mourinho ha dimostrato di avere in testa soltanto la sua ennesima finale di una carriera da vincente.

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José, niente parole. Club arrabbiato per le scelte arbitrali

Se la partita contasse davvero, il dato puramente statistico sancirebbe che, battendo nell’ultima partita lo Spezia, la Roma avrebbe fatto gli stessi punti della scorsa stagione, 63, col rischio che un sorpasso Juventus condanni i giallorossi al 7 posto. Troppo poco o no? Paradossalmente, il giudizio sul campionato sarà dato dall’Europa, ovvero dalla finale di Europa League di Budapest contro il Siviglia. Un trionfo, di sicuro, cancellerebbe tutti i balbettii di una Serie A che non ha visto certo i giallorossi protagonisti. (…)

Come scrive la Gazzetta dello Sport, per questo sorprende un po’ che la Roma decida un silenzio stampa che chiude la bocca a ogni spiegazione e lancia un avviso ai naviganti: da qui a fine stagione restano solo due conferenze allo Special One, quelle pre e post Siviglia: quanto basta per ipotizzare che del suo futuro sarà sempre più difficile parlare, nonostante il contratto lo leghi alla Roma fino al 2024. Non è un mistero che l’allenatore portoghese sia nella lista dei monitorati dal Psg, così come in qualche modo forse anche del Real Madrid. Di sicuro, il silenzio di Mourinho evita di portare il discorso sui temi arbitrali, perché sia alla panchina, sia a diversi giocatori alcune decisioni di Ayroldi – prima fra tutte la mancata punizione per fallo di Mandragora su Missori in occasione del gol del pareggio.

(…) Anche se in società c’è chi parla di silenzio utile per mantenere la concentrazione in vista della finale. Dybala ci sarà. E così il campo centrale si sposta già a Budapest, o quasi. Già, perché la vendita dei biglietti per assistere la partita ai maxi-schermi dell’Olimpico ha già raggiunto quota 46.000

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Dybala, la caviglia è ancora ko ma vuole esserci: è corsa contro il tempo

Paulo Dybala spinge per esserci il 31 maggio a Budapest, ma da protagonista. Il ruolo che invece José Mourinho gli sta cucendo addosso è quello di riserva, di calciatore disponibile per appena 20 minuti.

Come scrive il Messaggero, l’argentino non ci sta, ma il suo corpo chiede una tregua. Paulo sta male, non si allena in campo nemmeno in maniera individuale come fanno Spinazzola e Karsdorp. È rinchiuso dentro al centro sportivo nel dipartimento medico a svolgere le terapie alla caviglia sinistra. Almeno questo è il quadro che Mourinho sta dipingendo: «Non si sta allenando di nascosto. Non penso possa giocare a Budapest, può partire dalla panchina».

Escludendo i gol (16 e 8 assist), quando c’è lui la squadra ha una percentuale di vittorie più alta (53%); quando manca scende vertiginosamente (38%). E poi, non va dimenticata la media punti: con Dybala è di 1,8 e senza è 1,4.

Questo in parte spiega il nervosismo dello Special One. L’impressione è che sia stufo di ricevere sempre dei “no” alla domanda: «Ti alleni con noi?». Se Mourinho lo avesse avuto a disposizione gli avrebbe concesso dei minuti contro Salernitana e Fiorentina per garantirgli ritmo partita in vista del Siviglia. Ma dato che rischiarlo potrebbe diventare deleterio, allora punta tutto su un recupero per la finale.

(…) Dunque, qual è la realtà? È che la caviglia fa ancora male, soprattutto se sottoposta a stress. Fisioterapisti e medici stanno facendo di tutto per metterlo in piedi entro il 31 maggio. Giocare titolare sarebbe un vero miracolo, più probabile che entri a partita in corso qualora ce ne fosse la necessità. Il rammarico è legato anche a quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto durante tutta la stagione: solo 8 partite da 90 minuti in tutta la stagione, una media in campo di 65, 20 gare da titolare in Serie A su 36, 7 in Europa League su 14 e 13 partite saltate per infortunio.

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Interviste

Totti: “Il silenzio dei Friedkin? Va rispettato, prima si parlava troppo”

Francesco Totti ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport in vista della finale Roma-Siviglia:

Le piacerebbe vedere Luis Enrique al Napoli?

“Sì, è decisamente un tecnico da Napoli. Mi piace, lo stimo e penso possa fare bene. È una brava persona, umile, disponibile e ha fatto la storia sia come calciatore che come allenatore, penso che possa essere la scelta giusta per il Napoli. È un grande allenatore”.

Sarebbe il giusto sostituto di Spalletti?

“Sì, perché sono due tecnici molto simili come stile di gioco ma anche di allenamenti. Vedremo se De Laurentiis deciderà di ingaggiarlo”.

Mancano cinque giorni alla finale della Roma contro il Siviglia.

“Da romanista spero che la Roma possa vincere. È una partita secca, tutto può succedere ma spero che Mourinho possa vincere il suo secondo trofeo consecutivo”.

E se la Roma non dovesse vincere?

“Non sarebbe comunque una stagione fallimentare per la Roma. Perché se arrivi in finale, anche se poi la perdi, c’è il risultato di averla raggiunta. Poi naturalmente conta vincere e quello sarebbe un risultato importante”.

La Roma è col fiato sospeso sulle condizioni di Dybala.

“Spero che possa riuscire a raggiungere la finale in buone condizioni, perché la Roma ha bisogno di lui per cercare di vincere il secondo trofeo europeo. Si merita di giocare questa partita, è una partita secca e farà di tutto per esserci, quantomeno dalla panchina”.

Il possibile addio di Mourinho la preoccupa?

“Questo è il calcio, può succedere di tutto. È una decisione che spetta a lui, una decisione che lui e la società avranno già preso e comunicheranno alla fine dell’Europa League. Non so cosa ha scelto di fare il mister, ma mi auguro che possa restare alla Roma”.

Ha parlato di mercato sintetico.

“Sì, come ha detto il mister. Con pochi soldi sul mercato arrivare in Champions è difficile, ma se dovesse riuscirci sarebbe un traguardo eccezionale”.

Il silenzio dei Friedkin?

“Non posso entrare nelle dinamiche della società, se hanno preso questa strada del silenzio penso sia giusta e va rispettata. Da quando sono arrivato hanno intrapreso la scelta del silenzio. C’è chi parlava troppo e chi invece parla di meno”.

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Svilar, Belotti e tanti bambini: le scelte di Mou a Firenze

Al Franchi lo Special One risparmierà gran parte dei suoi titolari, lasciando probabilmente nella Capitale Lorenzo Pellegrini, Spinazzola e Dybala. Il giovane Keramitsis va verso la prima da titolare in A, mentre Llorente è pronto a riprendersi quella maglia che, dal primo minuto, gli manca dal 90° giocati con l’Atalanta.

Come scrive il Corriere dello Sport, dalla linea difensiva “tipo”, dovrebbe fare uno sforzo solamente Ibañez. In mezzo al campo spazio a Tahirovic e Camara. Sulla trequarti Volpato spera in una chance, mentre Solbakken è più sicuro di averla, e in in attacco sarà Belotti a fare gli straordinari con Abraham di supporto a partita in corso.

Capitolo fasce: a destra Celik va gestito – al suo posto pronto Missori – ma anche Zalewski, sull’altra corsia potrebbe essere uno di quelli a cui concedere la staffetta in vista del Siviglia. In porta spazio a Svilar.

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Mourinho-Roma d’amore: “Sarà dura andare via. La gente ha capito che do tutto”

La mimica e il sorriso riflettono alla perfezione l’umore: “Ci siamo fatti un…coso tanto per arrivare fin qui, ora non vediamo l’ora di giocare questa finale”. E con le mani José Mourinho disegna lo “sforzo” che ha compiuto la Roma per raggiungere Budapest: “Questa non è la rosa più forte che io abbia allenato ma è tra le più belle dal punto di vista umano. Meritiamo una grande soddisfazione“.

È lui l’attrazione del media-day, l’evento Uefa dedicato alle finaliste delle tre competizioni internazionali. Ci sono giornalisti inglesi e non solo nella sala conferenze di Trigoria. Mourinho si cala nel ruolo con garbo respingendo domande sul futuro: “Non è merito mio se siamo a questo punto. È merito dei ragazzi. In questo momento non penso a cosa succederebbe all’indomani della finale. Se saremo in Champions, se saremo in un’altra coppa. Il mio focus è tutto su questa partita. E anche un minimo su quella precedente di Firenze, che sarebbe stato meglio non giocare“.

Lo incalzano, gli osservatori stranieri, domandandogli la ragione di un rapporto così simbiotico con i tifosi della Roma: “Credo che la gente mi riconosca la voglia di dare sempre tutto per il club. Si può vincere o meno ma l’atteggiamento è sempre lo stesso. E sarà duro il giorno in cui me ne andrò da qui. Ma io ho sempre amato tanto le mie squadre: Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, Man United e ora Roma. I tifosi dei club in cui ho lavorato me lo riconoscono ancora, quando li incrocio per le strade”.

L’unica vera preoccupazione, più dell’avversario che comunque ha un’abitudine straordinaria a vincere l’Europa League, ha un nome e cognome: Paulo Dybala. Che anche ieri, nell’allenamento aperto alla stampa, non è sceso in campo. “Non stiamo cercando di nasconderlo da qualche parte – sorride amaro Mourinho – Paulo deve fare le terapie. Non penso che potrà giocare la finale a Budapest. Sarei già contento se potesse garantirci 15-20 minuti del suo talento. Contro il Feyenoord, anche se non era al top, ci ha portato ai supplementari con un gol. Vediamo se riusciremo a utilizzarlo contro il Siviglia. In fondo per lui sarebbe l’ultima partita della stagione…”. I fatti: la caviglia non guarisce ancora nonostante le terapie. Dybala ha sentito di nuovo dolore dopo l’allenamento di sabato scorso. Ma a Budapest ci sarà.

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Finale con giallo: Dybala è in dubbio ma vuole esserci

C’è una grossa nuvola sopra Trigoria che incombe sulla testa di Mourinho. Come sta davvero Paulo Dybala? Il grande dubbio a sei giorni dalla finale di Europa League contro il Siviglia riguarda le condizioni fisiche della Joya. L’argentino sente ancora dolore alla caviglia sinistra, contusa dopo l’entrata di Palomino durante Atalanta-Roma del 24 aprile scorso.

Come scrive la Repubblica, dall’11 maggio Dybala è un fantasma, diviso tra lunghe sedute di fisioterapia a Trigoria e allenamenti individuali lontano da occhi indiscreti. Pretattica? Infortunio più grave del previsto? I dubbi che qualcosa sia successo restano, soprattutto dopo la mancata convocazione contro la Salernitana. L’obiettivo è uno soltanto. Averlo a disposizione per la finale di Europa League. A qualsiasi costo. Un traguardo che si è prefissato lo stesso Dybala che martedì e mercoledì ha deciso di saltare i due giorni di vacanza concessi dall’allenatore portoghese, presentandosi a Trigoria per allenarsi e continuare la fisioterapia.

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Roma, puntata finale. Spese e ingaggi da grande: a Budapest si gioca tutto

O tutto o niente. Quasi come una partita di texas holdem, pronti a fare all-in sulla finale di Budapest. Come scrive la Gazzetta dello Sport, vincendo l’Europa League la Roma sarebbe in paradiso, perdendo la finale del 31 maggio rischierebbe invece di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

O tutto o niente, appunto, considerando anche che un eventuale successo a Budapest permetterebbe alla Roma di centrare il suo traguardo stagionale e cioè il ritorno in Champions League. (…) Quando c’è stato bisogno di fare la differenza, la Roma ci è riuscita alla grande, subendo solo un gol in casa nelle 4 partite ad eliminazione diretta. Il rendimento, invece, è molto diverso in campionato, dove la Roma lo scorso anno ha chiuso al sesto posto e dove rischia di ripetersi anche in questa stagione (e senza il -10 alla Juventus sarebbe addirittura settima).

Insomma, un cammino deludente per una squadra che ha il terzo monte-ingaggi della Serie A. (…) Gli investimenti di Juventus (253,5), Milan (149,28) e a sorpresa Atalanta (148,1 ma ha venduto per 167,24…) sono molto più alti, come anche quelli di Napoli (125,35) e Inter (120,15 ma cessioni per 213), dove i conteggi sono stati fatti comprendendo anche gli obblighi di riscatto. Ma resta quel fastidio latente per la stagione dei biancocelesti (che se dovessero arrivare secondi parteciperebbero anche alla Supercoppa, dalla prossima per la prima volta con la formula a 4).

E allora a Roma ovviamente tutti si augurano di alzare la coppa, anche per evitare il rischio di restare a bocca asciutta ed evitare la beffa magari di fare un passo indietro.