Categorie
Rassegna stampa

Ora a Firenze: Mourinho pensa a cinque cambi

È uno scontro diretto per l’Europa, che almeno è stato posticipato a lunedì, ma capita nel momento di massimo sforzo, dopo l’estenuante vittoria contro il Leicester. La Roma andrà a Firenze con una squadra necessariamente diversa rispetto a quella che ha meritato la finale di Conference League. 

Mourinho, scrive Il Corriere dello Sport,  deve studiare pro e contro di ogni scelta, che dipende essenzialmente dallo sforzo fisico dei giocatori. Non si tratta di snobbare la Fiorentina, tutt’altro. Si tratta semmai di costruire una formazione atleticamente competitiva, per una partita che può valere tantissimo in chiave quinto-sesto posto.

Il dilemma verrà sciolto tra gli allenamenti di oggi e domani – ieri la squadra ha praticamente riposato a Trigoria – a seconda delle risposte dei giocatori: si scaldano per giocare titolari KumbullaVeretoutMaitland-NilesFelix e Vina. Nel frattempo Mourinho ha avuto buone notizie su Mkhitaryan, fermo dall’andata contro il Leicester. Per la finale di Tirana sarà disponibile.

Categorie
Rassegna stampa

Mourinho, la “famiglia” e quelle lacrime che raccontano…

Da queste parti, di lacrime ne abbiamo viste. Di gioia, raramente. Più per delusioni. Roma, la Roma ha fatto piangere José Mourinho, l’uomo tutto d’un pezzo. Quella foto ha fatto il giro d’Europa, è passata dalla Spagna, si è fermata in Inghilterra, bolle in Italia. Mou così non lo avevamo ancora visto.

Mou, scrive Il Messaggero, esplode d’amore e si commuove, perché ha costruito una famiglia e lui ne è il padre orgoglioso. Piange, ma non ha vinto la Champions; piange e non sta per andarsene; piange perché ha visto una città in delirio, tifosi di ogni età per strada, colori, suoni, bandiere, quell’Olimpico. Ha pianto, fa fatto piangere. È apparso come un uomo a cui basta una piccola gioia per emozionarsi, una semplice finale di Conference.

Ha capito che un traguardo del genere, qui, ha un altro valore e lui è il responsabile di tutto. Soprattutto gli è chiaro che, dopo tante delusioni, è ancora Special la sua Roma torna a sognare. Un tifoso della Roma ha scritto ieri sui social: “Quest’uomo ha vinto tutto, guardate come lo abbiamo ridotto“, postando il filmato degli ultimi secondi della partita con il Leicester, finiti con le lacrime del tecnico e la corsa verso lo spogliatoio dopo l’abbraccio con i suoi collaboratori.

Roma ti riduce così, ma è vero pure che lui stesso ha riportato i tifosi giallorossi indietro di qualche anno, quando era normale vedere lo stadio pieno e appassionato. E la prima grande vittoria di Mourinho è proprio questa: aver riportato sentimento nella gente. La famiglia Roma si è allargata: squadra, allenatori, tifosi e anche i proprietari, i silenti Friedkin, che ieri non sono scesi in piazza per prendersi meriti particolari, ma si sono mostrati con un semplice tweet: “I Giallorossi vanno a Tirana! Congratulazioni all’A.S.Roma con un’emozionante vittoria per avanzare dell’edizione inaugurale di Conference League. Tutti a Tirana!”.

Mourinho ci ha messo un po’ per mettere su una squadra che avesse un senso logico. Ci è riuscito nel momento decisivo della stagione, quando sono arrivate le partite importanti. Ha scelto un gruppo ed è andato avanti con quello, portandolo oltre le proprie forze, i propri limiti (e ce ne sono). Ha un po’ mollato quei calciatori che servivano meno, pur non perdendoli definitivamente e mai mettendoseli contro.

Categorie
Rassegna stampa

Mourinho, finale in famiglia. La notte magica di mamma Roma e i 4 figli Special di José

Il genio di Lev Tolstoj era riuscito a entrare nel cuore di tutto con una frase: “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo“. La Roma di questi giorni non assomiglia affatto a quelle descritte in “Anna Karenina”, ma a un popolo in festa che vede scritto in cielo il proprio imminente ritorno al trionfo.

Tutto questo per merito di Mourinho, che in carriera si è dimostrato in grado di far lievitare quasi sempre i club con cui ha lavorato. Non con tutti, però, il feeling è stato così unico come quello che si è creato con i romanisti. Per questo José ha parlato di “famiglia” non come luogo comune, ma commosso e sincero come non mai. È se lui è il padre che dispensa rimbrotti e carezze, Mamma Roma è l’altra metà del cielo. Quella che pare un mantello che avvolge il sogno giallorosso. Ma c’e bisogno anche dei figli. 

Super Tammy. La scommessa a caro prezzo ora è già vinta

Le buone norme di conduzione familiare raccomandano di non fare distinzioni affettive fra i figli. Ma non si può non notare che il rapporto fra Mourinho e Abraham appare speciale sotto diversi punti di vista. In fondo lo stesso attaccante lo ha descritto così: “Per me Mou è come un padre“. A inizio stagione, l’investimento di 40 milioni strappato ai Friedkin (in parte extra-budget), sembrava un azzardo. Per giunta, ci è voluto tutto il “savoir faire” di José per convincere un giocatore che non sembrava sicuro di voler abbandonare il campionato più bello del mondo. Ma Mourinho aveva ragione, e Abraham glielo ha dimostrato, segnando finora 25 gol complessivi.

Lorenzo, calma e classe: è il leader dei Pretoriani

Chi ha esperienza di affollamenti casalinghi, sa che talvolta i genitori si affidano ai figli più maturi perché facciano rispettare le regole a tutti grazie all’esempio. Se vogliamo, Lorenzo Pellegrini è una sorta di paradigma di questo. A inizio stagione Mourinho, dopo averlo valutato, lo ha confermato capitano, e non solo per il valore aggiunto che può portare in quanto romano e romanista. Adesso, mentre sta volgendo al termine una stagione che lo vede a un passo dal guidare i giallorossi a una finale europea dopo 31 anni (l’ultimo fu Giannini in Coppa Uefa) e alla caccia di un trofeo che manca da 14 anni (l’ultimo capitano a fregiarsene fu Totti), c’è anche una questione strettamente personale. Pellegrini, infatti, ha segnato anche come mai in carriera: 13 gol attivo e tante giocate decisive.

Il grande talento Nicolò, da proteggere contro tutti

Piano con gli accostamenti fra genio e sregolatezza. Se il talento inserisce di diritto Nicolò Zaniolo fra coloro a cui gli dèi del calcio hanno riservato un ruolo da predestinati, l’attaccante giallorosso di sicuro non si tira mai indietro quando a Trigoria c’è da lavorare. Nella metafora familiare, però, il ragazzo sembra aver ricoperto suo malgrado il ruolo del figlio discolo, che qualche volta è finito a letto senza cena perché non perfettamente “allineato” al gruppo. Ritrovare il miglior Zaniolo sarebbe l’arma vincente per qualsiasi obiettivo la Roma voglia prefiggersi.

Mou lo chiama “bambino”, Nicola cresce e incanta…

Sino a febbraio sembrava solo il cucciolo di casa. Il figlio piccolo a cui regalare qualche spicciolo o qualche caramella quando faceva “cose da grandi”. Da febbraio in poi, però, la considerazione per Nicola Zalewski è decollata. Il ventenne pieno di talento, che sembrava dover lievitare solo sulle zolle dell’attacco, grazie a papà Mourinho – che non a caso lo chiama «il bambino» – si è trasformato, diventando un moderno difensore di fascia sinistra, in grado di curare la fase di non possesso ma, soprattutto, di spingere ogni volta che può, e con risultati devastanti.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Roma-Leicester 1-0: il gol di Abraham raccontato da Checco Oddo Casano – VIDEO

Categorie
Rassegna stampa

Roma-Leicester 1-0: le pagelle del Prof. Moroni

Per chi cerca lo spettacolo, segnalo il cuore dei calciatori, la grandezza di un pubblico unico, l’applauso di tutto uno stadio a Claudio Ranieri. Poi, un’avvertenza: queste non sono le pagelle di un chirurgo estetico che guarda la forma. Sono le pagelle di un radiologo che guarda i romanisti come hanno giocato DENTRO.

Rui Patricio 7,5: Era una semifinale e con lui tra i pali non ho tremato mai. Perché la sua faccia mi rassicura, la sua esperienza mi tranquillizza.

Mancini 7: Quando la partita si fa dura, i duri scendono in campo e non lasciano scampo agli attaccanti avversari.

Smalling 8: E’ come Churchill, è come i Beatles, è il volto bello dell’Inghilterra: grande, tempestivo, presente, corretto.

Ibanez 7: Lettore che non lo ammiri: o stai con Mou e lo apprezzi o non capisci di calcio come lui che lo fa giocare sempre, anche quando sta in pre-coma.

Karsdorp 7: Con Rui e Ibanez e quello che ha giocato di più, perché è uno stantuffo inesauribile; sbaglia pure qualcosa, ma quanto dà alla fase offensiva!.

Cristante 7: Si sacrifica sul regista inglese e combatte su ogni palla. Le lastre dicono che ha un grande cuore e un grande cervello.

Zalewsky 8: Ma oggi, quanto vale Nicola, il ragazzo tiburtino con la patria polacca nel cuore (come se fosse un difetto, anziché un valore)?

Sergio Oliveira 7: E’, come Cristante, uno che fa il lavoro oscuro, che sa stare in campo e che mette fisicità ed esperienza al servizio della squadra.

Pellegrini 7,5: I raggi X dicono che ha le geometrie, la classe, e l’amore per la Roma in tutte le fibre del suo corpo. Ed è un centrocampista che ha segnato 24 gol in 2 anni.

Zaniolo 7: Aspettiamo tutti la sua consacrazione, ma tutti vediamo le sue potenzialità. Stasera ho apprezzato il suo impegno, la sua concentrazione e il suo sorriso di ragazzo felice.

Abraham 8,5: Piedi, testa, fisico, impegno, simpatia, carattere, generosità, sacrificio… Mi fremo?

Mourinho 8: Soltanto una squadra allenata da Uno Speciale porta a casa una finale con un gol segnato all’11’. Primo traguardo centrato, adesso finale e classifica finale. poi capiremo chi è Josè.

Categorie
Rassegna stampa

Roma, il nuovo stadio a Pietralata da 60mila posti. Ecco il progetto in Campidoglio​

Ci siamo: Pietralata e da 55mila a 60 mila posti. Come riporta Il Messaggero, la Roma ha rotto, finalmente, gli indugi e ha depositato in Campidoglio la prima carta formale per il nuovo stadio. Si tratta del primo, vero e concreto manifestarsi della volontà di Dan e Ryan Friedkin  di passare dagli annunci al piano pratico. L’area prescelta è Pietralata, dietro la Stazione Tiburtina e non lontano dall’Ospedale Sandro Pertini.Scartato il punto più vicino alla ferrovia dove inizia via Monti Tiburtini, considerato troppo piccolo, per la Roma si va su un’area pubblica: “La posizione dello stadio – è scritto nel documento – appare più idonea e adeguata all’interno del Piano Particolareggiato di Pietralata sul sito di proprietà di Roma Capitale.Nelle carte si legge che la società giallorossa ha deciso di prendere come modello di riferimento l’Emirates Stadium dell’Arsenal: “4 stelle Uefa, 60.000 posti”, anche se dai primi disegni, appena abbozzati, pare che più che la classica forma ovale si possa virare verso una soluzione un po’ più squadrata, tanto che si parla di “tribune nord, sud, est e ovest” e di “corner” più che di Curve classiche.Altro elemento: lo stadio è “in posizione centrale e isolata, una sorta di acropoli posta in posizione dominante sulla sommità del rilievo tufaceo” in modo tale da garantire ordinato afflusso e deflusso e sicurezza in caso di evacuazione di emergenza. Per quanto riguarda i parcheggi, l’idea di partenza è quella di realizzarli nello spicchio di superficie a confine con la ferroviaSono state realizzate due quaterne di simulazioni sui parcheggi. Una con base 55mila spettatori e una con 60mila spettatori.L’area da riservare a pullman, auto e moto andrebbe da 70mila fino a 124mila metri quadri, con posti per le moto oscillanti da 7mila a quasi 10mila; posti auto fra i duemila e i 5.000 e una trentina di posti pullman. A parte il numero degli spettatori, le simulazioni sono state fatte prendendo come base la stessa modalità di accesso allo stadio ipotizzata all’epoca del progetto studiato per di Tor di Valle, 52% del pubblico con mezzi pubblici e il resto con mezzi privati.Su questi parametri, sono state modulate simulazioni con un aumento della percentuale di mobilità col trasporto pubblico fino al 60%. Questo spiega le differenze che, in termini di spettatori, oscillano da circa 12mila a oltre 13mila con le moto; da 8mila a 14mila con le macchine; da 1.000 a 2.000 con i pullman e da 30mila a 35mila con il trasporto pubblico.Si spinge sul trasporto pubblico, dunque, anche perché lo stadio avrà non troppo distanti la fermata metro B Quintiliani e la stazione Tiburtina. Tiburtina significa Alta Velocità, ma anche decine di treni regionali compresi quelli che vanno e vengono da Fiumicino aeroporto. Ovvero i treni che attraversano la città, da Settebagni a Villa Bonelli, coprendo una enorme fetta della Capitale. A Tiburtina, poi, ci sono anche i capilinea di moltissimi pullman che svolgono servizio di trasporto su gomma in mezza Italia.

Categorie
Calciomercato

Per Solbakken si cerca l’intesa col Bodo/Glimt

Tre priorità per il mercato estivo: un centrocampista centrale (che unisca una buona struttura fisica a qualità tecniche), un esterno destro ed un difensore centrale di piede mancino. Come riporta Il Tempo, Tiago Pinto e Mourinho si stanno muovendo da mesi con questi tre obiettivi in testa, consapevoli che nel caso in cui si riuscisse a piazzare qualche esubero in uscita ci sarebbe la possibilità di fare altri movimenti in entrata. Un esempio è quello Carles Perez, destinato all’addio, che potrebbe essere sostituito da Solbakken.

L’ala norvegese è da tempo nel radar della Roma, che ha già da mesi trovato l’accordo per l’ingaggio con il suo agente. Le scintille della doppia sfida europea con il Bodo non hanno facilitato la trattativa, ma Pinto continua il proprio pressing per il calciatore, il cui contratto scadrà a dicembre 2022. A proposito di accordi contrattuali: mancano soltanto gli ultimi dettagli e poi sarà siglato il rinnovo di Felix, che quando è arrivato ha firmato ad un ingaggio molto ridotto, il più basso della rosa.

Categorie
Rassegna stampa

Roma capitale: battuto il Leicester con un gol di Abraham

Serviva un imperatore a Roma per uscire dai propri incubi. Serviva José Mourinho per cancellare trent’anni in un colpo e riportare la Roma a giocare una finale europea, la quarta della sua storia, per restituire a una città anestetizzata dalla mediocrità, dalle aspettative frustrate, dalla logica del piazzamento, la voglia di inseguire un’illusione, scrive Matteo Pinci su La Repubblica. Era stato preso per questo: per urlare in faccia alla città, ma soprattutto ai giocatori, che il tempo di accontentarsi era finito.

Gli sono bastati dodici mesi esattidal pomeriggio di quell’annuncio shock per conquistare una finale. E non è un caso che nella notte romana contro il Leicester, in un Olimpico sognante e coloratissimo, il biglietto verso la finale di Conference League a Tirana del 25 maggio lo abbia timbrato Tammy Abraham, il più mourinhano dei calciatori della Roma: lo ha coccolato nelle giovanili da manager del Chelsea, lo ha seguito da spettatore interessato ai tempi di United e Tottenham, lo ha chiamato in estate: “Be’, che aspetti? Non ti sei stancato di veder giocare gli altri?“.

“Per noi è come la Champions per il Real o il Liverpool”, dice Mourinho, “la storia della Roma è di sofferenza“.Ma l’esorcismo è compiuto. La maledizione delle semifinali perdute si spezza in una come quelle che avevano trasformato i sogni in incubi con Liverpool e United. Mourinho non ha cercato la chiave per riaprire la bacheca impolverata da 14 anni di attesa, a Trigoria. Ha deciso di scuoterla, a costo di fracassare tutto. Ciò che è rimasto in piedi, è ciò che ha usato per portare la Roma dove è oggi. A 90 minuti da un trionfo che manca da 14 anni.

Categorie
Rassegna stampa

Abraham, 25° gol e record: “Non ho parole, Tirana è un sogno che si realizza”

C’è il marchio di Tammy Abraham sulla Roma che raggiunge la finale di Conference, scrive il Corriere della Sera. Il centravanti ha segnato il gol vittoria, ed è entrato ancor di più nella storia giallorossa: con quello di ieri sono 25 i gol stagionali ed è il romanista che ha segnato di più alla sua prima stagione, superando Rodolfo Volk che nel 1928-29 si era fermato a 24.

Il suo primo gol in carriera al Leicester (in 8 gare) gli consente di salire a 9 reti in Conference e di giocarsi il titolo di capocannoniere con Dessers del Feyenoord, che ne ha uno in più.

“Non ho parole – il suo pensiero a fine partita -. La finale è un sogno che si realizza, la Roma lo meritava e io sono felice per tutti“. È stato un trascinatore in campo e il pubblico lo ha applaudito a lungo quando è uscito: “Mi sono innamorato da subito di questi tifosi: è come se giocassi qui da tanti anni. Hanno fatto la differenza prima ancora che iniziasse la partita. Alla fine non so dove ho trovato le energie per festeggiare: il fischio finale è stato una liberazione“.

Categorie
Rassegna stampa

Mourinho commosso: “Vittoria di famiglia, gara straordinaria”

Voleva salire sull’ottovolante per provare ad alzarsi ancora di più. E ci è riuscito, scrive La Gazzetta dello Sport,  esattamente a modo suo: lottando e vincendo con una partita di grande sacrificio. Quella che porterà José Mourinho a giocarsi la sua ottava finale europea, la 26a in carriera. E trasformando Mou nell’unico allenatore ad aver raggiunto una finale europea con quattro club differenti (prima della Roma ci era riuscito con Porto, Inter e Manchester United). Insomma, un trionfo, il suo trionfo, lui che sognava di portare in alto la Roma al primo colpo per entrare nella storia giallorossa. Manca ancora Tirana, è vero. Ma nella storia romanista da ieri José c’è già lo stesso. “È stata una vittoria di famiglia: non solo quella che era in campo o in panchina, ma anche quella che era allo stadio – dice -. C’è stata un’empatia gigantesca, un grande senso di famiglia. Abbiamo fatto una gara straordinaria, anche se qualcuno la interpreterà in modo diverso. Ma quando il tuo portiere fa solo due parate in 180 minuti contro una squadra di Premier con grande qualità vuol dire che qualcosa di buono hai fatto per compattezza e copertura degli spazi“. E quel buono ha portato ad una finale. “La storia della Roma è di sofferenza, non vince da tanto, il numero delle finali non è in linea con la sua storia. Tutto questo per noi significa tanto, vale come andarsi a giocare la Champions per Real e Liverpool. Ed al mio amico Ancelotti faccio i complimenti, ora andiamo a vincere insieme“.