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Tutti stretti a Mou. Lo striscione dei tifosi: “Hai tu le chiavi della città” – FOTO

Tutta la Roma è con José Mourinho. Dalla dirigenza, ai giocatori fino ai tifosi: il legame con lo Special One è ben saldo e si fortifica anche quando le cose non vanno nel verso giusto. Come scrive Il Corriere dello Sport, la squadra non vince da quattro partite, ma i fischi dei romanisti durante l’intervallo del match contro il Verona erano tutti per i giocatori, non per il tecnico che, anzi, è stato applaudito quando è stato espulso da Pairetto nel secondo tempo.

Le proteste, il pallone calciato in tribuna e il famoso gesto della telefonata: momenti di tensione per una direzione di gara che ha fatto discutere. Per le continue interruzioni del gioco da parte di Pairetto quando un giocatore del Verona era a terra, per un metro di giudizio non uniforme nel corso del match e per i soli quattro minuti di recupero concessi nonostante due reti e ben nove sostituzioni nella ripresa in cui il tempo di gioco effettivo è stato di ventisei minuti. 

Mourinho, come ha tenuto a precisare la dirigenza, non ha cercato lo scontro con Pairetto ma è stato “provocato” dalla sua direzione. Poi il gesto della telefonata ancora da chiarire ma che ha portato all’espulsione: domani il Giudice Sportivo si pronuncerà in base al referto del fischietto di Torino, per la Roma sarebbe una sorpresa leggere di una squalifica superiore a una giornata. 

Ieri mattina, nonostante il giorno di riposo, alcuni tifosi sono andati a Trigoria per fare sentire al portoghese tutto il loro supporto con uno striscione: “La nostra fede, la tua mentalità: hai le chiavi di questa città“.

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Roma, svelata la frase di Mourinho a Pairetto: c’è la Juventus di mezzo

Prima il pallone calciato in tribuna, poi il gesto del telefono e le urla mentre provava a entrare in campo. José Mourinho scatenato nel secondo tempo della gara tra Roma e Juventus, furioso contro l’arbitro Pairetto per la direzione di gioco mai uniforme e il poco tempo di recupero concesso dopo le continue interruzioni.

Roma, ecco cosa ha detto Mourinho a Pairetto: c’entra la Juventus

Il quotidiano “La Stampa” oggi ha svelato il presunto labiale di Mourinho nelle parole a Pairetto, dette in campo e nel tunnel degli spogliatoi “...ti hanno mandato apposta, ti ha mandato la Juve…”. Secondo il quotidiano il tecnico rischia tre giornate di squalifica.

19.2.2022 Roma vs Verona (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Mourinho espulso (Foto Gino Mancini)
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Bove, a cena col passato

Quando cresci in una squadra in cui sei praticamente nato, i tuoi familiari fanno tanti sacrifici. Il mio pensiero va a loro“. Parole di Edoardo Bove, dopo la magica serata (per lui non tanto per la Roma) di sabato all’Olimpico.

Il giovane centrocampista, autore della rete del 2-2 della gara con il Verona, ha festeggiato proprio in famiglia la prima rete in Serie A. Lo ha fatto subito dopo la partita, in un ristorante in via dei Gracchi, con cena a base di amatriciana insieme a papà Giovanni e mamma Tanya. Ma anche con un “ospite” speciale, il presidente della Boreale Donorione, Leandro Leonardi, che l’ha scoperto e visto nascere, non solo calcisticamente.

È stato lui a volere questa cena perché voleva festeggiare insieme ai genitori. Con la famiglia Bove siamo amici di vecchia data e per questo mi trovavo lì“, rileva il numero uno dei club più antichi di Roma (è stato fondato nel 1946 a ponte Milvio) e sin da piccolo girovagava per il mio ufficio, quando ci vedevamo con i suoi genitori“.

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Rosella Sensi e la benedetta gioventù: “Che emozione!”

Un pareggio all’insegna della romanità, con un pizzico di Australia rappresentata da Cristian Volpato. Con Totti e De Rossi sugli spalti, seduti uno di fianco all’altro, a far sognare tutti i tifosi, e in campo tanti ragazzi della Primavera che contro il Verona hanno salvato Mourinho e i loro ben più navigati compagni di squadra.

Su tutti, ovviamente, Edoardo Bove e lo stesso Volpato, autori dei gol che hanno rimesso in partita la Roma, ma anche il talento di Nicola Zalewski, il cui ingresso in campo è stato ugualmente determinante. Un’esplosione di talento che ha colpito Rosella Sensi, che al tempo della presidenza di papà Franco (e poi della sua) ha visto crescere tanti giovani del vivaio.

Benedetta gioventù” – le sue parole in un post pubblicato su Facebook – davvero! Ci sono voluti due ragazzi di nemmeno vent’anni per evitare un’altra sconfitta a una Roma che vorremmo tutti diversa e che per oltre un’ora non è stata all’altezza di quegli splendidi tifosi che erano all’Olimpico. Mi sono emozionata nel vedere la gioia di Volpato e Bove sotto gli occhi di due come Totti e De Rossi, che ammiravo al fianco di papà quando avevano su per giù la loro età. La loro esultanza, il loro sacrificio, la loro voglia devono essere da esempio anche per i compagni più grandi. Perché la Roma merita di meglio“.

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Da Tor di Valle ai Mercati Generali: Vitek pronto a investire 5 miliardi

Mano tesa al comune di Roma per una ritrovata sinergia di business. Cpi Property Group, il colosso dell’immobiliare quotato alla borsa di Francoforte e fondato da Radovan Vitek, guarda oltre Tor di Valle (il terreno rilevato dal gruppo Parnasi dove sarebbe dovuto sorgere lo stadio) e punta a investire su Roma almeno 2 miliardi di euro.

Non c’è nessuna volontà di fare una crociata sullo stadio – spiega Giuseppe Colombo, country manager di Cpi Italia – ma solo il desiderio di non disperdere le potenzialità di un’area dalle grandi qualità. L’obiettivo del gruppo è riqualificare i terreni di Tor di Valle magari con un progetto che non preveda lo stadio”.

E così il ricorso al Tar presentato nei mesi scorsi contro il Campidoglio dopo che la giunta Raggi aveva azzerato il riconoscimento dell’interesse pubblico sull’area, diventa “un atto dovuto” per un investimento che pesa tra il 5 e il 6% dei programmi di sviluppo immobiliare del gruppo a Roma.

Ad oggi – spiega Colombo – abbiamo individuato 19 progetti di riqualificazione per un investimento base di 2 miliardi di euro, che potranno diventare 5 miliardi considerando anche lo stanziamento necessario per la realizzazione dei progetti”. Oltre alla riqualificazione di Tor di Valle, il primo e più interessante tra gli obiettivi del Gruppo sono i Mercati Generali, la maxi opera di riqualificazione urbana e sviluppo immobiliare gestita fin dall’inizio dalla Lamaro Appalti del gruppo Toti.

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Roma, ora di cambiare: la difesa a 3 è la zavorra

Se era un piano – difendere con una linea a 5 “bassa” e sfruttare gli spazi in contropiede – è stato studiato male. La Roma, scrive il Corriere della Sera, contro il Verona, per almeno un’ora, è stata surclassata dal Verona e non ha dato segnali di vita. L’ingresso dei tre Primavera – prima Zalewski, poi Volpato e Bove – ha portato voglia di fare, corsa, sfrontatezza. Il Verona ha smesso di vincere tutti i duelli e la Roma ha ripreso una partita che sembrava già perduta.

Oltre all’apporto della linea verde c’è stata anche una mossa tattica che ha aiutato la squadra: il ritorno della difesa a 4, guadagnando un giocatore a centrocampo e nella fase offensiva. La cartina di tornasole è il rendimento di Karsdorp: terrificante come difensore centrale sul centro-destra, in un’accoppiata deficitaria con Maitland-Niles, e propositivo una volta rimesso a fare il terzino destro, anche se continua a mancare la qualità dei cross e dei passaggi finali.

Mourinho ha detto più volte che il suo modulo preferito resta il 4-2-3-1 ma che la difesa a 3 mette i giocatori più a loro agio. Non essendo un integralista, lo Special One ha scelto da settimane la difesa a 3 (ma contro il Verona è stata a lungo a 5). I risultati, però, non gli hanno dato ragione. In assenza di un vero regista la squadra fatica ancora di più a costruire, rinunciando quasi completamente – caso quasi unico in Serie A – a far partire l’azione dal basso.

La Roma del 3-5-2 si trova spesso con un uomo in meno a centrocampo e con la squadra molto lunga in campo. L’aggressività non è una caratteristica di questa rosa (65 recuperi contro i 74 del Verona) e ancora una volta la Roma ha corso meno della sua avversaria (quasi 5 km).

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Il telefono di José, tra la squalifica e gli 883

Certo, non è grave come quando fece il gesto delle manette, nel 2010, durante un Inter-Sampdoria che poi si concluse 0-0. Scrive La Gazzetta dello Sport, quel che è certo è che anche il gesto del telefono fatto da José Mourinho sabato pomeriggio all’indirizzo dell’arbitro Luca Pairetto lascerà degli strascichi.

non solo mediatici, perché sembra davvero che subito dopo aver visto sventolare il cartellino rosso José Mourinho abbia detto cose molto pesanti nei confronti dell’arbitro di Torino, proprio mentre voleva raggiungerlo in mezzo al campo, venendo però fermato da un paio di suoi collaboratori. Ecco anche perché la Roma preferisce tenere un profilo basso, proprio nel momento in cui Mourinho ha invece deciso di eclissarsi da tutto e da tutti, godendosi in solitaria la sua domenica.

A Trigoria però sono consapevoli che l’inevitabile squalifica potrebbe essere anche pesantemagari due giornate, facendogli così saltare non solo la trasferta di Spezia di domenica prossima, ma anche la gara casalinga con l’Atalanta del 5 marzo. Molto dipenderà dal referto dello stesso Pairetto.

Ma cosa gli ha detto davvero Mourinho? Da ieri, infatti, anche sui social si inseguono ricostruzioni più o meno fantasiose. Chi si è dilettato alla lettura del labiale (evidente in un video diventato quasi virale) è sicuro che la frase sia “ti hanno chiamato, ti hanno chiamato, c…o”, con un riferimento diretto ai soliti poteri forti, quelli che secondo Mourinho ce l’avrebbero con la Roma.

Ma poi c’è anche chi ci ha scherzato su, buttandola sull’ironia: chi scrive “Mourinho fa il gesto del telefono perché voleva chiamare Totti e De Rossi in tribuna per chiedergli di tornare in campo“, chi “Mou voleva chiamare i Friedkin per farsi comprare un giocatore” e chi “Mourinho voleva chiamare un aereo per scappare da Roma“. E poi anche chi scomoda i film (“Fantozzi, è lei?”) o le canzoni come quella degli 883 “Ti sento vivere”, con la foto di Mou che fa il gesto del telefono e la strofa “e ti vorrei chiamare, sì però a quest’ora ti arrabbierai…”.

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Volpato, da Sydney alla conquista di Mourinho

L’emozione dell’esordio in Serie A l’aveva già archiviata mesi fa, con quell’ingresso in campo nel finale della sfida con l’Inter, persa nettamente dai giallorossi. Sarà per quello che José Mourinho, quando lo ha spedito in campo nella ripresa, non si è fatto problemi nel chiedergli di aiutare la squadra a ribaltare il risultato. E lui – scrive Repubblica – non ha fatto una piega, entrando in campo con la tranquillità di un veterano. Peccato, si fa per dire, che la carta d’identità di Cristian Volpato reciti 15 novembre 2003, 19 anni ancora da compiere.

Tre minuti dopo il suo ingresso e il pallone gli finisce su quel mancino che ha dovuto sgomitare e non poco per arrivare dall’altra parte del mondo, partendo da Camperdown, un sobborgo a 4 km di distanza dal cuore di Sydney. Un viaggio in aereo interminabile, il tempo opposto che quel sinistro ha impiegato per bucare la rete di Montipò e far esplodere la Curva Sud.

Il talento italo-australiano ha gioito con moderazione davanti ai suoi tifosi e incantato l’Olimpico con le giocate mostrate nella sfida contro l’Hellas Verona, sotto gli occhi attenti del suo agente e fratello maggiore, quel Francesco Totti che tante serate magiche ha regalato ai tifosi giallorossi. E forse non è un caso che Volpato sia il primo numero 10 “ufficiale” entrato a Trigoria da quando l’ex capitano ha smesso di giocare, visto che da questa stagione il Campionato Primavera ha istituito la numerazione fissa.

Il presente racconta di un giovane talentuoso artista del pallone, ma in passato qualcuno non ha avuto la necessaria pazienza di attendere e credere fino in fondo nelle sue capacità. Scartato prima dalla selezione Junior del Sydney FC e successivamente dall’U16 degli Western Sydney Wanderers FC, fu segnalato a Trigoria dal direttore tecnico dell’Australasian Soccer Academy, Tony Basha. Una telefonata all’amico Fabrizio Piccareta bastò per metterlo su un aereo e spedirlo a Trigoria, con al seguito la raccomandazione di chi credeva di aver scovato un diamante grezzo.

Da quella “svista” nasce la sliding door che cambia la vita del giovane, che arriva così ad indossare la maglia della Roma U17. Qui emergono giocate, gol e prestazioni che non hanno lasciato indifferente Francesco Totti. L’ex capitano giallorosso lo ha accolto così nella sua CT10 Management e ne sta seguendo da vicino i primi passi della sua carriera, con i consigli di chi conosce perfettamente ogni fase necessaria per diventare un grande calciatore. E ora anche José Mourinho sa che su Volpato può fare affidamento e che forse la realtà della Primavera inizia a stargli stretta, viste le potenzialità del ragazzo.

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Non è una squadra per vecchi

 Il paradosso è servito: José Mourinho, storicamente tecnico abile a gestire calciatori già fatti, a Roma sta allevando ragazzi di diciotto, diciannove anni, molto buoni per il futuro e poco per l’immediato.

Perché, Scrive il Messaggero, se è vero che al club fa comodo la valorizzazione dei suoi piccoli asset, è altresì vero che i piani tecnici erano ben diversi, avendo scelto lo Special. Il traguardo Champions era la stella polare, o almeno doveva esserlo e la Roma ora si ritrova a sperare di rigiocare la Conference, visto che è scesa all’ottavo posto: i soldi della grande Europa prima di tutto, per ripartire in grande stile.

Ma la Roma, oggi, non è una squadra per vecchi, che pian piano si sono smarriti per strada, troppo spesso con l’etichetta dei non adatti, compresi gli arrivi dal mercato, estivo e invernale, a parte Abraham e Rui Patricio (in calo anche lui), gli altri non stanno convincendo granché.

Per questo, a giugno partirà una nuova rivoluzione. Mourinho si è affidato all’esperienza di Rui Patricio, a Smalling e Mkhitaryan, i tre che sono oltre i trent’anni, invece ci si avvicinano solo El Shaarawy e Oliveira, ha scelto Pellegrini come guida, ma il capitano ha risposto presente a inizio stagione poi si è arreso davanti agli infortuni. I risultati dicono che il lavoro svolto fino a ora è un flop e tanti calciatori sono finiti altrove, titolari lo scorso anno, come Villar e a tratti anche Mayoral.

Ciò che conforta è, appunto, il lavoro fatto con i ragazzi, che sono saliti alla ribalta più per inerzia che per una programmazione pensata. Mourinho ne ha messi dentro tanti, cominciando dal lavoro svolto in estate, ma non prevedeva di doverli utilizzare e addirittura che alcuni di loro sarebbero stati decisivi.

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Mourinho “telefona”, la società chiede scusa. El Shaarawy e Zaniolo, multa in arrivo

Un post-gara convulso. Come spesso accade all’Olimpico. Così mentre Mourinho, dopo averlo fatto già in campo, si è andato a complimentare negli spogliatoi con il Verona, la dirigenza giallorossa si è invece scusata con l’arbitro Pairetto.

Come riporta il Messaggero, l’atteggiamento di José durante la partita – che si è lamentato in modo plateale per le continue perdite di tempo dei veneti e di un contatto non sanzionato in area a Pellegrini – non è passato inosservato nemmeno in tribuna. La mossa diplomatica del club è volta ad evitare al portoghese più di un turno di squalifica. Di sicuro, nel referto arbitrale inviato al giudice sportivo Mastrandrea, sono stati evidenziati allusioni poco gradevoli da parte del portoghese nei confronti del fischietto di Torino.

Adesso, per avere un quadro completo, bisognerà capire cosa hanno ascoltato e scritto gli 007 federali che si trovavano a bordo campo. La società è in attesa del responso, pronta eventualmente a intervenire con il ricorso.

Il momento è delicato. In campo e fuori. Per questo motivo il video che ritrae Zaniolo entrare in un locale nel post-gara di sabato, proprio a due passi dall’Olimpico, non è passato inosservato. Non tanto ai tifosi (subito pronti sui social a difenderlo) quanto al club.

Formalmente sia Nicolò che El Shaarawy (che ha raggiunto il compagno un paio di ore dopo) essendo dotati di Green-pass rafforzato sono in un regime di auto-sorveglianza. Tradotto: possono avere una vita sociale e dunque frequentare ristoranti o locali. C’è tuttavia una situazione contingente della quale i due devono tenere conto. E farsi riprendere, come nel caso di Zaniolo, senza mascherina, in un posto affollato va evitato. I due saranno convocati dalla dirigenza. Possibile multa.