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Roma, obiettivo Badè ma serve una cessione in difesa

La Roma prova a piazzare almeno uno tra Smalling e Kumbulla. L’inglese, che ha ricevuto la visita del suo agente due giorni fa nel ritiro inglese, ha su di sè l’interesse di alcuni club sauditi ma il calciatore vorrebbe restare in Europa. Kumbulla sta tentando di convincere De Rossi in ritiro, ma la Roma potrebbe cederlo in prestito.

Liberando spazio, Ghisolfi punterà su un nuovo difensore centrale. Come riferisce la Gazzetta dello Sport, piace Loic Badé, che ieri pomeriggio ha giocato la finale olimpica con la Francia, perdendo 5-3 ai supplementari contro la Spagna. Badé viene valutato dal Siviglia 20 milioni di euroe come Assignon ha 24 anni e un contratto fino al 2027. Solo che gli andalusi devono vendere, a causa di una forte crisi economica e della necessità di abbassare il monte-ingaggi. Ed allora il prezzo potrebbe anche scendere, diventare più “umano”. Se il Siviglia accettasse un’offerta magari di 12 milioni più bonus (2-3) allora se ne potrebbe anche parlare, perché il giocatore a Ghisolfi piace. La Roma lo conosce per averlo affrontato nella finale di Europa League, a Budapest, il 31 maggio del 2023.

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L’Arabia su Dybala e Smalling. Ecco le offerte dell’Al-Qadsiah

L’Arabia piomba su Paulo Dybala e Chris Smalling. Il club saudita dell’Al-Qadsiah — lo stesso di Aubameyang, Nandez e Nacho — sembra aver messo nel mirino i due calciatori della Roma. L’offerta presentata all’entourage dell’argentino è da capogiro: 15 milioni per i prossimi tre anni. Mentre per la Roma sarebbero pronti circa 12 milioni di euro. Una cifra molto vicina al valore della clausola, scaduta lo scorso 31 luglio. Per adesso nessuno si espone. Gli agenti del calciatore hanno registrato l’interesse del club arabo ma resta concentrato sulla nuova stagione. La volontà di Dybala è quella di rimanere alla Roma fino alla fine del contratto (2025). Ma la situazione potrebbe cambiare nel caso in cui la Roma aprisse una trattativa con l’Al-Qadsiah.

(…) Come scrive la Repubblica, molto più trasparente invece la situazione che riguarda Smalling. Giovedì pomeriggio il suo agente James Featherstone si è presentato nel ritiro inglese della Roma e ha incontrato il calciatore nella hall dell’albergo. Motivo? Presentare l’offerta del club saudita al suo assistito. La palla ora passa al calciatore che deve decidere se accettare le avances del Al-Qadsiah. La Roma non opporrebbe resistenza, anzi. Pronta a reinvestire i guadagni della sua cessione su Loic Badé, centrale del Siviglia e primo nome sulla lista di Ghisolfi.

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Calciomercato

Roma, prima offerta ufficiale per Assignon

La Roma torna prepotentemente sull’obiettivo Assignon. Come riferisce Gianluca Di Marzio, la società giallorossa ha inoltrato la prima proposta ufficiale al Rennes per l’esterno francese: un prestito con diritto di riscatto che però Massara avrebbe già respinto chiedendo 12 milioni complessivi (10 più 2).

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Interviste

Pellegrini: “Ho chiarito tutto con Mou dopo l’esonero. I Friedkin hanno in testa solo la Roma”

Lorenzo Pellegrini ha parlato ai microfoni de il Messaggero:

Pellegrini, vogliamo subito toglierci il dente?
“E togliamocelo (sorride)”.

Ha sentito Mourinho ultimamente?
“No, non c’è stata occasione. Tra me e lui comunque non ci sono problemi, ci siamo chiariti. Quello che dovevamo dirci ce lo siamo detto”.

Ecco, siccome tra anelli e lettere negli armadietti se ne sono dette di tutti i colori, ci regala la sua versione visto che della vicenda non ne ha mai parlato?
“Non l’ho fatto perché le cose all’interno dello spogliatoio devono rimanere tali. Poi visto che sono purtroppo uscite, voglio soltanto dire che con José ho sempre avuto un rapporto meraviglioso. A lui erano state dette delle cose sul mio conto che non erano assolutamente vere. E per come l’ho letta io, in un momento di profonda amarezza dettata dall’esonero, ha creduto a queste voci”.

E a quel punto cosa è accaduto?
“È inutile negarlo, quando ho visto la sua reazione (restituzione dell’anello donato per i 60 anni e lettera, ndr), ci sono rimasto male. Dopo tutte le emozioni che avevamo vissuto insieme, avrei preferito che fosse venuto a parlarmi di persona. Allora, ho fatto l’unica cosa che potevo fare in quel momento visto che aveva lasciato Trigoria: prendere il cellulare e chiamarlo. Abbiamo chiacchierato a lungo e ho capito quello che stava vivendo. Non mi va di entrare nello specifico di quello che ci siamo detti ma ci siamo chiariti, questa è la cosa che conta. E per me Mourinho rimarrà un tecnico che ringrazierò sempre”.

Vedendola allenarsi in ritiro, sembra più tranquillo rispetto al recente passato.
“È vero, l’ultimo anno non è stato semplice. L’unica cosa di cui non posso rammaricarmi è il fatto di non aver dato tutto. Mi dispiace che questo mio modo di essere, che non cambierà mai per niente e per nessuno, venga scambiato per poca personalità. Non penso che la personalità si dimostri platealmente o fingendo di esser quello che non sei. Io sono me stesso e vi assicuro che quando mi metto in testa una cosa la raggiungo. Fidatevi di me, sono uno che le cose le porta sempre a termine”.

La fascia condiziona quindi i giudizi?
“No, probabilmente no. Non è questione di essere o meno il capitano, di numero di maglia, ma di quello che sei. Dovrei forse aprirmi di più ma non posso snaturarmi”.

Lo sa che è una delle critiche le vengono mosse sui social è che non ride mai?
“(Sorride) Chi mi conosce sa che è una stupidaggine. In campo è più difficile, certamente non mi aiuta il fatto di essere un ragazzo riservato. Sono una persona semplice, che viene da una famiglia altrettanto semplice. Però, glielo assicuro, sono soltanto me stesso. A me non serve baciare la maglietta per dimostrare che amo la Roma perché quel gesto può farlo anche uno che è arrivato da cinque minuti. L’amore per questa squadra l’ho dimostrato tante volte. Come quando ho voluto a tutti i costi giocare un derby che poi mi è costato, per non essermi fermato per un problema al flessore, gli Europei vinti a Wembley. Ma avevo dato la mia parola al tecnico d’allora (Fonseca, ndr) e non potevo tirarmi indietro”.

A proposito di infortuni, perché nell’ultimo anno e mezzo ha faticato a trovare continuità?
“A livello di condizione, la passata stagione è stata la più complicata della mia carriera. Mi sono fermato subito dopo la seconda partita, quando stavo in nazionale. Un infortunio banale, roba di 2-3 settimane. Appena rientro, segno con il Frosinone e con il Servette e mi devo rifermare subito. Così è stato come prepararsi, fermarsi e riprepararsi nuovamente. Il problema però è che quello che hai fatto prima lo perdi e devi ricominciare da capo. Ci vuole tempo a quel punto. Da agosto a dicembre sono stato sempre male, mi sono ripreso per un paio di mesi e a giugno inevitabilmente mi sono spento di nuovo”.

E Dovbyk?
“Tecnicamente più di Lukaku mi ricorda Vieri. Il lavoro che faceva Romelu lo può anche fare ma lui vive proprio per il gol. È uno che vuole stare negli ultimi 16 metri o almeno avvicinarsi ad una zona dove sa che può segnare. Ama giocare in profondità. E poi è una bestia. Oggi abbiamo fatto la panca inclinata, ha fatto i pettorali con 35 chili…”.

Per venire incontro a chi mastica poco di tattica: trequartista, alto a sinistra?
“Sì qualcosa di simile l’ho fatto anche in Nazionale e ha creato qualche vocina… È normale che io non posso fare l’esterno, sono un centrocampista. Ma anche con Spalletti l’idea è che avrei ricoperto quella posizione nella fase difensiva e poi quando avevamo la palla dovevo entrare dentro al campo e lasciare spazio al terzino che saliva. E quindi mi trasformavo in quello che sono, un centrocampista offensivo”.

Le vocine allora erano vere?
“Ma no, c’è dispiaciuto soltanto non esprimerci come avremmo potuto. Per me Spalletti è un allenatore eccezionale, ti migliora”.

Da Spalletti a De Rossi, tre aggettivi per definirlo?
“Ci devo pensare bene, altrimenti poi si arrabbia e chi lo sente. Allora… Il primo è veritiero. Le racconto un aneddoto. Io e Daniele ci conosciamo da quando lui giocava. Il primo giorno che arriva mi chiama e mi chiede alcune cose. Alla fine, alla presenza di altri compagni, mi fa: “Ricordatevi che vi voglio bene, ma voglio più bene a me e a mio figlio. Quindi sappiate che se non vi allenate e giocate come si deve, andate fuori”. Parole che ho apprezzato tantissimo”.

Ok, sembra però la letterina di Natale. De Rossi lo avrà pure qualche difetto o no?
“Lei mi vuole mettere nei guai (ride). Boh… permaloso? Sì permaloso da morire. No, ora che ci penso forse più lunatico di permaloso. Il problema è che non si tratta di una transizione normale, del tipo un giorno sei felice e l’altro metti il broncio. Lui si sveglia la mattina ed è felice. Dopo mezz’ora è arrabbiato, poi torna a sorridere e dopo un’altra ora gli ‘rode’ di nuovo. Vabbè, devo cercarmi un’altra squadra…”.

Il suo rapporto con Dan e Ryan?
“A me non piace fare il furbetto, non lo sono mai stato. Ricordo però una delle prime volte che li incontrai. Mi sembrava di interloquire con gente di Testaccio: c’era solo la Roma nei loro pensieri”.

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Interviste

Soulè: “Volevo solo la Roma, Friedkin e De Rossi mi hanno convinto. Ho pianto quando sembrava che l’affare saltasse”

Matias Soulè ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport:

Soulé, finalmente a Roma.

«Essere qui è meraviglioso. La trattativa è stata lunga, avevo l’ansia di non poter arrivare ma tutto è andato per il me-glio. I Friedkin mi hanno voluto fortemente, ho subito capito la loro ambizione per questo club e dove vogliono portarlo. E ora sono qui, in ritiro con la mia nuova squadra e non potevo chiedere di meglio. Stiamo lavorando sodo e con grande intensità: saremo pronti per la prima di campionato contro il Cagliari».

De Rossi stravede per lei.

«E io per lui. Spinge tanto, è un grande lavoratore e un ottimo tecnico. Ho parlato più volte con lui durante la trattativa e devo dire che non parla solo spagnolo, ha anche un ottimo accento argentino. Mi ha raccontato la Roma , di come si vive il calcio qui e durante questo ritiro è stato eccezionale. Sta stillando una mentalità vincente alla squadra e ci sta fornendo una preparazione fisica e tattica che sarà cruciale per la stagione».

Come è stato l’inserimento nel gruppo?

«Mi hanno accolto tutti davvero benissimo, siamo una famiglia. Poi chiaramente Dybala e Paredes mi hanno preso sotto la loro ala protettiva. Cosi come Angelino che è spagnolo ma fa parte del nostro gruppetto».

E poi, naturalmente, c’è Dybala.

«Per me è un fratello maggiore, una guida non nel caldo ma nella vita. Quando ero più piccolo, lo vedevo come un mostro sacro, un giocatore a cui non riuscivo ad avvicinarmi perché ero in soggezione. Poi abbiamo cominciato a conoscerci, siamo entrati in sintonia e abbiamo stretto un buon rapporto alla Juventus. C’è un aneddoto che non mi dimenticherò mai».

Prego.

«Era l’ultimo anno di Paulo alla Juve, stava giocando una delle partite finali della stagione. Mancava un quarto d’ora alla fine quando lo vedo parlare a distanza con Landucci (il vice allenatore, ndr) mentre intanto mi indicava. Purtroppo erano finite le sostituzioni ma Dybala aveva chiesto alla panchina di farmi entrare perché voleva giocare con me almeno una volta prima di lascia la Juve. Un ricordo che resterà sempre con me, perché mi ha fatto capire quanto ci tenesse a me, e la sua stima nei miei confronti».

Quando ha cominciato a pensare alla Roma?

«Ero in vacanza a Punta Cana, nella Repubblica Dominicana, quando il mio agente mi ha informato che la Roma era interessata. Dopo un paio di giorni quel sondaggio si era trasformato invece in una vera e propria richiesta di trasferimento e lo stesso giorno mi era arrivato il messaggio di De Rossi per dirmi che mi aspettava a Trigoria. Lì è scattata la scintilla».

Come mai?

«Perché mi hanno voluto così tanto che era impossibile dire di no. Le chiamate del mister; poi i Friedkin si sono spesi in prima persona, la dirigenza mi ha fatto capire quanto volessero puntare su di me. Questa loro voglia di avermi mi ha spinto a considerare solo questa opportunità anche se ne avevo altre in Premier».

Il suo divertimento si vede in campo anche dalsuo modo di giocare.

«Sì, è vero. Io godo nel fare un dribbling, una giocata, un assist, un gol. È pura estasi per me, per la mia squadra e per i miei tifosi. I giovani devono osare di più, devono divertirsi e anche sentirsi liberi dì farlo. Poi dicono che il ragazzino non può scendere in campo perché ha poca esperienza: ma come la fai se non giochi? Bisogna dare più possibilità ai giovani di giocare, crescere e maturare. La Roma in questo aspetto è un esempio».

De Rossi sta lavorando molto su più soluzioni tattiche.«Sì, ma tutte con una grande regola: l’intensità. Sia nella trasmissione del pallone, sia nei nostri movimenti anche senza pallone. Quanto a me, potrei giocare ovunque: a destra con Dybala trequanista centrale, da seconda punta o anche a sinistra».

Se lei gioca a destra, Dybala nel 4-2-3-1 può giocare alle spalle del centravanti.

«È una possibilità che abbiamo studiato. Ho parlato tanto con Paulo per trovare la giusta intesa in queste posizioni. Se lui si allarga io invece mi inserisco, e viceversa. Ci cercheremo tanto in campo anche per muoverci in sinergia e per garantire anche una buona copertura difensiva».

Un giocatore che l’ha impressionata?
«Dico Le Fée, che non conoscevo. É davvero forte. Ha stupito tutti in squadra, può fare tutti ì ruoli del centrocampo e con la stessa qualità. Sarà divertente giocare con lui».

Dovbyk invece?

«È un gigante (ride, ndr). È davvero forte e che potrà essere un valore aggiunto per questa
Roma. A un grande acquisto, come tutti quelli che sono arrivati. Siamo proprio un bel gruppo capitanato da Pellegrini».

Le ha già spiegato il valore del derby?

«Non ancora, ma lo conosco bene. Miglio vincere questa partita, è un mio obiettivo e non vedo l’ora di giocarla. Questo è il mio carattere: quando voglio una cosa lavoro duramente per ottenerla».

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Smalling vede il suo agente. Non è incedibile

Colloqui tra Smalling e il suo agente. Con una storia sul suo profilo Instagram, James Featherstone, procuratore del centrale inglese (con il quale ha avuto un dialogo prima della seduta pomeridiana), ha infatti svelato la sua presenza al St. George’s Park, sede dell’ultima settimana del ritiro della Roma. Il centrale inglese, che ha un contratto in scadenza il prossimo 30 giugno, non è un incedibile (così come Kumbulla): i giallorossi infatti non si opporrebbero a una sua eventuale cessione, visti anche i dubbi sulla sua tenuta fisica e la possibilità, liberandosi di un ingaggio pesante, di poter investire su un altro centrale.

Come scrive il Tempo, in quel ruolo Ghisolfi ha avviato i primi sondaggi per Badé del Siviglia e De Winter del Genoa, mentre a centrocampo resta vivo l’interesse per Soumaré del Leicester.

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Dybala, due proposte choc dall’Arabia Saudita: la Roma non intende cederlo

Tornano le “sirene” arabe per Paulo Dybala e quindi una minaccia per la Roma. Il mancato utilizzo della clausola rescissoria da 12 milioni di euro, scaduta lo scorso 31 luglio, aveva tranquillizzato club e tifosi sulla permanenza della Joya nella Capitale. A Trigoria, però, non hanno fatto i conti con il mercato arabo: nelle ultime ore l’Al-Ahli e l’Al-Ittihad, 2 delle 4 squadre controllate direttamente dal fondo d’investimento pubblico, sarebbero tornate alla carica direttamente con l’argentino (e il suo entourage) con una proposta choc.

COme scrive il Corriere della Sera, alla Roma (che può fare il prezzo, non essendoci più la clausola) sarebbe stata proposta una cifra vicina ai 12 milioni della clausola stessa: pochi in assoluto, tanti se si considera che l’argentino è arrivato a parametro zero e la cifra sarebbe interamente da considerarsi come plusvalenza. Ma se le motivazioni che tentano Dybala sono esclusivamente economiche, perché la Roma dovrebbe cedere il suo giocatore più importante a pochi giorni dall’inizio del campionato? Perché, eventualmente, i giallorossi risparmierebbero a bilancio di circa 11 milioni di ingaggio.

Con quei soldi il ds Ghisolfi potrebbe chiudere per Chiesa, che guadagnerebbe meno di Dybala e il cui costo del cartellino, col contratto in scadenza a giugno 2025, sarebbe di poco superiore a quanto la Roma potrebbe incassare. Non sarà però la società a vendere Dybala, ma dovrà essere lui, eventualmente, a chiedere di andare.

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Karsdorp, c’è il Besiktas

Vendere prima di ricominciare a comprare. È questo il nuovo input che la proprietà ha dato a Florent Ghisolfi, dopo un mese di luglio scoppiettante in cui sono stati sborsati circa 100 milioni. Per questo il ds della Roma ha messo in stand-by una serie di operazioni, che saranno riprese dopo che avrà fatto un po’ di spazio nella rosa. Quello più vicino all’addio è Karsdorp. Il terzino destro olandese, che ha ancora un anno di contratto a circa 4 milioni lordi, è fuori rosa il Besiktas è l’opportunità più gradita, ora il club turco dovrà trovare l’intesa con la Roma: impresa non complicata.

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Calciomercato

Pressing per Soumaré

Ghisolfi studia il centrocampo. Non è sufficiente infatti l’arrivo di Le Fée per completare il reparto nevralgico del gioco di De Rossi, con il tecnico giallorosso che è in attesa di un nuovo rinforzo da affiancare ai giocatori già presenti. In attesa di capire la situazione relativa a Bove, che potrebbe lasciare la Capitale per un’offerta superiore ai 18 milioni, ancora non recapitata alla società giallorossa, il direttore dell’area tecnica studia il profilo di Boubakary Soumaré del Leicester. Nei giorni scorsi ci sono stati i primi colloqui con l’entourage del calciatore con il quale si è discussa la fattibilità dell’operazione e soprattutto la volontà del classe 1999 di trasferirsi in Italia.

Come scrive il Tempo, nei prossimi giorni potrebbe quindi aumentare il pressing verso il Leicester, che già la scorsa stagione ha deciso di liberarsi di Soumaré, mandandolo in prestito con diritto di riscatto al Siviglia. Dopo una stagione da titolare, tuttavia, il club spagnolo per problemi economici non ha potuto versare i 15 milioni per prelevare il cartellino del giocatore, che qualche mese fa ha fatto così ritorno in Inghilterra.

E proprio quella cifra potrebbe essere la base della trattativa per portarlo a vestire la maglia giallorossa. Non è tuttavia l’unico nome che si sta valutando a centrocampo. Dalla Francia infatti rimbalza il nome di Amir Richardson di proprietà del Reims e che oggi alle 17 sarà impegnato nella gara per il bronzo alle Olimpiadi con il suo Marocco.

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STADIO

Lo stadio a Pietralata, abusivi sgomberati dalle aree del progetto

I vigili urbani si sono presentati ieri mattina, di buon’ora, intorno alle nove. E sono iniziate le operazioni di sgombero delle due aree di Pietralata che, nei mesi scorsi, sono state oggetto di un contenzioso giudiziario fra i possessori e il Campidoglio. Un contenzioso che si è sostanzialmente chiuso con il provvedimento del presidente della settima sezione del Consiglio di Stato che, tre giorni fa, ha respinto l’ultima richiesta dei residenti di sospendere le ordinanze di sgombero emesse dal Comune lo scorso 20 giugno.

Come scrive il Messaggero, il Comune deve rientrare in possesso di un’area molto estesa sulla quale sono presenti svariati manufatti, come case e come depositi e magazzini. Qui, vivono due nuclei familiari, per un totale di quattro persone. Nel corso della mattinata , arrivano uno dopo l’altro parenti, più o meno stretti, dei due residenti. Un paio di Suv blu scuro di grossa cilindrata fanno la spola, accompagnati da vetture più piccole, fra dentro e fuori, per trasportare le masserizie.

Poco dopo le due del pomeriggio, escono le ultime macchine, un furgone e poi i vigili urbani. È tutto finito. I tecnici si fermano per bloccare il cancello per impedire l’ingresso di altri veicoli e i vigili mettono il classico nastro giallo della Polizia locale, con le scritte rosse.

Sui battenti è incollato un foglio del Comune che in burocratese riporta: “Cespite recuperato al Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche abitative in data 07/07/24 in esecuzione della determinazione dirigenziale n° 1421 del 20/06/04”. E l’intimidazione: “chiunque modifichi lo stato dei luoghi risponderà del reato” di invasione di terrenti e deturpamento di cose altrui