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APPROFONDIMENTI

Roma, a sinistra non c’è solo El Shaarawy: tutte le ipotesi

Salvo sorprese si ripartirà da una certezza. Non tanto nel rendimento sotto porta, perchè El Shaarawy negli ultimi anni ha abbassato molto la media gol rispetto ai primi anni di carriera, quanto sicuramente per le caratteristiche naturali.

Complice gli infortuni di Dybala e Bailey, Gasp con facilità potrebbe ritornare al tridente titolare delle prime due gare ufficiali: El Shaarawy-Ferguson-Soulè.

Il Faraone però non è l’unica opzione per Gasp. Perchè l’allenatore sta riflettendo in queste ore su varie ipotesi da utilizzare non solo nel derby, con la necessità di coinvolgere tutti. A cominciare da Pisilli e Pellegrini, calciatori che all’occorrenza possono essere schierati ‘alla Pasalic’.

Poi c’è Baldanzi, lanciato in campo da Gasperini domenica perchè visto in grande condizione fisica durante gli allenamenti nella settimana precedente alla sfida contro i granata. Infine uno degli esterni di centrocampo, nello specifico Wesley, calciatore che potrebbe – magari non dall’inizio – esser schierato più alto con Rensch alle sue spalle.

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APPROFONDIMENTI

Gasp riabilita Pellegrini: “Ha il miglior piede dopo Dybala”. Ecco perchè lo vede in mediana

Chiuso il mercato, Gasperini pensa al campo. E’ un addestratore ed è abituato ad assemblare le squadre, cambiando anche connotati ad alcuni calciatori. Non guarda la carta d’identità, ma le caratteristiche, il talento, l’attitudine e le qualità dei singoli.

Da provetto alchimista, il tecnico piemontese, finchè sarà parte della rosa, vuole realmente dare a Pellegrini una nuova prospettiva di carriera. Sembrava una pura boutade giornalistica, invece il 7 nella testa di Gasp potrebbe ricoprire in campo un ruolo diverso da quello assunto negli ultimi cinque anni.

Oggi in conferenza è arrivato un endorsement importante: “Pellegrini alla fine è rimasto e per me va bene, è sicuramente un giocatore di valore in più. Ha qualità importanti, ora ha ripreso ad allenarsi con più intensità ma non ha la stessa condizione degli altri. Sarà a disposizione, ha bisogno di aumentare i giri del motore perché la qualità è indiscutibile. Avrà la possibilità per diventare utile durante il campionato”. Un messaggio chiaro rivolto al ragazzo che evidentemente sta lavorando con serietà e impegno, per provare a ritagliarsi il suo spazio nelle rotazioni.

Poi finalmente Gasp svela i suoi piani sul ruolo: “Per me è un centrocampista e non un attaccante, poi può giocare un po’ più dietro o un po’ più avanti. Dopo Dybala è quello con più qualità nel piede in rosa. Per me è un centrocampista e deve giocare lì”.

Quindi un Pasalic, per restare ancorati alla letteratura atalantina dell’ultimo quinquennio, con possibilità in corso di partita di ricoprile alternativamente il ruolo di mediano o di mezzala, ma non di trequartista avanzato. Sembra questa l’indicazione di Gasperini, che vede in Pellegrini il calciatore in grado, nella rosa attuale, tra i centrocampisti di fare più gol potenzialmente anche partendo da una posizione più arretrata. Se sarà questa la chiave per sbloccare finalmente i circuiti inceppati del numero 7 giallorosso, lo scopriremo solo nelle prossime settimane. Intanto la parola al campo…

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Infermeria

Pellegrini, oggi il rientro in gruppo. Massara a caccia dell’offerta giusta

Lorenzo Pellegrini resta sul mercato ma nel frattempo il calciatore è pronto a rientrare in gruppo.

Oggi Lorenzo Pellegrini ricomincerà ad allenarsi con i compagni, a distanza di tre mesi dall’intervento chirurgico in Finlandia per la lesione del tendine del retto femorale destro.

Come scrive il Tempo, un lungo calvario, caratterizzato anche dalla settoplastica alla quale si è sottoposto ad inizio luglio. Ieri – alla ripresa degli allenamenti dopo il giorno di riposo concesso da Gasperini – il numero sette giallorosso ha lavorato ancora a parte, in attesa di sviluppi sul mercato.

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Interviste

Juric: “Roma il mio paradiso. Pellegrini? Si muove da Dio, si sbloccherà. Vogliamo portare Dybala al top”

Ivan Juric ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport. Ecco un estratto delle sue parole:

Il tecnico dice di sentirsi in paradiso…

«Per quello che ho provato dentro, mi sento in paradiso. Sono consapevole di ciò che accade fuori, ma sono concentrato sul mio lavoro, che è entusiasmante. La squadra sta facendo un lavoro pazzesco, le prestazioni sono in netta crescita. A Trigoria mi muovo in condizioni fantastiche, ho solo sensazioni positive. Sapendo che fuori la situazione è quella che è, bisogna accettare e andare avanti. Non mi sono mai trovato in una situazione simile, ma altrettanto bella. Chi ama il calcio, qui si diverte… Sono sicuro che con i risultati le cose cambieranno anche all’esterno, sento il calore dei tifosi ad ogni passo».

Non temi che la protesta abbia radici più profonde? Inoltre, hai preso il posto di una figura importante della Roma, De Rossi cacciato dopo 4 partite.

«Non sono contaminato dalla negatività. Arrivo fresco e ti dico che stiamo alzando il livello del gioco, delle pressioni, della continuità nella partita. Le relazioni interne sono fantastiche, abbiamo un grande direttore con cui condividiamo tante cose, c’è un’ottima comunicazione. Sono concentrato su questo, mi interessa solo preparare la partita contro l’Inter, non voglio parlare di altre faccende o dinamiche».

Il tuo calcio si rifà a quello di Gasperini. In molti pensavano che la cilindrata di questa Roma non fosse compatibile con le tue idee, i ritmi e la pressione che pretendi.

«Se andiamo a vedere il Torino, non aveva la cilindrata per arrivare alla fine con gli stessi punti del Napoli. Qui la cilindrata c’è, sia dietro che al centro, penso a Koné e Pisilli che possiedono un grande talento. Non è vero che non c’è cilindrata, si parla sempre di questo ma bisogna perfezionare il senso del gioco, l’anticipo, la posizione. E’ fondamentale, a volte anche più della cilindrata pura».

(…)

Sorpreso come quando a Elfsborg ti dichiarasti soddisfatto della prestazione a parlasti di crescita. Io la trovai una prova inaccettabile.

«In tutta sincerità quella sera volli vedere in azione tutta la rosa, capire su chi contare, il tempo non è tanto e per me è importante. Penso che abbiamo fatto tante cose buone. La sconfitta non è accettabile, ne sono consapevole, ma la squadra è riuscita a muoversi bene. Siamo stati scadenti negli ultimi metri, con tante palle gol sprecate, abbiamo preso solo una traversa. li lato negativo sono statele ripartenze che abbiamo subito. Un difetto che deriva dalle posizioni dei centrocampisti, ma sono cose che si possono aggiustare, ci posso lavorare. Ho visto una base buona, abbiamo cticato tanto, abbiamo preso troppe ripartenze, dicevo, ma già a Monza abbiamo subito molto meno in questo senso. Lavorare sulle preventive e sulle posizioni è fondamentale. I centrocampisti devono garantire un certo equilibrio».

Ivan, a Pisilli che valore attribuisci?

«Ti innamori in poco tempo. giovane, deve crescere, viene da una famiglia diciamo intellettuale, lui è un piccolo intellettuale, è calmo, sereno, ragiona; ha un talento che finora non avevo mai riscontrato in ragazzi così giovani. Ha primo controllo, percezione delle cose, tecnica. Se continua così, la-vorando senza montarsi troppo, avrà una grande carriera».

Altri problemi di non facile soluzione sono la contestazione a Pellegrini e i flessori di Dybala.

«Pellegrini nelle ultime partite ha avuto 6-7 palle-gol. Cosa vuol dire? Che si muove da Dio, che sta bene, che corre tanto, che ha uno spirito fantastico e non si nasconde. Non ha fatto gol ed è un peccato. Ha avuto occasioni importanti, ha colpito una traversa. Lo vedo in allenamento, non si tira mai indietro. Può essere un momento negativo, il suo, anche in Nazionale ogni cosa che prova gli va storta. Ma lavorando come sta facendo, da capitano vero, arriverà a punto. Io vedo un giocatore a cui Spalletti dà la maglia numero 10. Sono convinto che si sbloccherà… Su Dybala … la prima partita è stata fantastica `anche il primo tempo con l’Athletic Club. Dopo l’Athletic ha avuto qualche problema. Con Mark (Sertori, head of performance, ndr), che ha grande esperienza, e tutto lo staff, cerchiamo di recuperarlo al 100% e per sempre. Vogliamo evitare le ricadute e gestirlo bene, ci siamo presi dei giorni per farlo. Quando Paulo gioca è una meraviglia, dobbiamo metterlo a posto, non come negli anni passati, vogliamo trovare una continuità con lui, magari non giocherà tutte le partite, ma l’obiettivo è aggiustarlo dal punto di vista muscolare».

I Friedkin almeno con te si fanno sentire?

«Sì, ci scambiamo messaggi. Per parte mia, lo ripeto, sono in paradiso. Condividiamo tutto, ho uno staff eccellente, nel recupero dei giocatori siamo a livelli top, abbiamo condizioni top. Ma poi questi ragazzi lavorano, non ho la sensazione che qui a Roma qualcuno faccia di meno. Lavorano forte, hanno tutti fame, vogliono cambiare la situazione, in quel senso là finora è tutto molto positivo».

(…)

Non avverti un senso di precarietà?

«No, quello arriva da fuori, da dentro analizziamo bene le cose, so che l’ambiente è così, la pressione è questa, ma non mi tocca proprio. Io sento grandis-sima fiducia da parte di tutti»

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Interviste

Pellegrini: “Ho chiarito tutto con Mou dopo l’esonero. I Friedkin hanno in testa solo la Roma”

Lorenzo Pellegrini ha parlato ai microfoni de il Messaggero:

Pellegrini, vogliamo subito toglierci il dente?
“E togliamocelo (sorride)”.

Ha sentito Mourinho ultimamente?
“No, non c’è stata occasione. Tra me e lui comunque non ci sono problemi, ci siamo chiariti. Quello che dovevamo dirci ce lo siamo detto”.

Ecco, siccome tra anelli e lettere negli armadietti se ne sono dette di tutti i colori, ci regala la sua versione visto che della vicenda non ne ha mai parlato?
“Non l’ho fatto perché le cose all’interno dello spogliatoio devono rimanere tali. Poi visto che sono purtroppo uscite, voglio soltanto dire che con José ho sempre avuto un rapporto meraviglioso. A lui erano state dette delle cose sul mio conto che non erano assolutamente vere. E per come l’ho letta io, in un momento di profonda amarezza dettata dall’esonero, ha creduto a queste voci”.

E a quel punto cosa è accaduto?
“È inutile negarlo, quando ho visto la sua reazione (restituzione dell’anello donato per i 60 anni e lettera, ndr), ci sono rimasto male. Dopo tutte le emozioni che avevamo vissuto insieme, avrei preferito che fosse venuto a parlarmi di persona. Allora, ho fatto l’unica cosa che potevo fare in quel momento visto che aveva lasciato Trigoria: prendere il cellulare e chiamarlo. Abbiamo chiacchierato a lungo e ho capito quello che stava vivendo. Non mi va di entrare nello specifico di quello che ci siamo detti ma ci siamo chiariti, questa è la cosa che conta. E per me Mourinho rimarrà un tecnico che ringrazierò sempre”.

Vedendola allenarsi in ritiro, sembra più tranquillo rispetto al recente passato.
“È vero, l’ultimo anno non è stato semplice. L’unica cosa di cui non posso rammaricarmi è il fatto di non aver dato tutto. Mi dispiace che questo mio modo di essere, che non cambierà mai per niente e per nessuno, venga scambiato per poca personalità. Non penso che la personalità si dimostri platealmente o fingendo di esser quello che non sei. Io sono me stesso e vi assicuro che quando mi metto in testa una cosa la raggiungo. Fidatevi di me, sono uno che le cose le porta sempre a termine”.

La fascia condiziona quindi i giudizi?
“No, probabilmente no. Non è questione di essere o meno il capitano, di numero di maglia, ma di quello che sei. Dovrei forse aprirmi di più ma non posso snaturarmi”.

Lo sa che è una delle critiche le vengono mosse sui social è che non ride mai?
“(Sorride) Chi mi conosce sa che è una stupidaggine. In campo è più difficile, certamente non mi aiuta il fatto di essere un ragazzo riservato. Sono una persona semplice, che viene da una famiglia altrettanto semplice. Però, glielo assicuro, sono soltanto me stesso. A me non serve baciare la maglietta per dimostrare che amo la Roma perché quel gesto può farlo anche uno che è arrivato da cinque minuti. L’amore per questa squadra l’ho dimostrato tante volte. Come quando ho voluto a tutti i costi giocare un derby che poi mi è costato, per non essermi fermato per un problema al flessore, gli Europei vinti a Wembley. Ma avevo dato la mia parola al tecnico d’allora (Fonseca, ndr) e non potevo tirarmi indietro”.

A proposito di infortuni, perché nell’ultimo anno e mezzo ha faticato a trovare continuità?
“A livello di condizione, la passata stagione è stata la più complicata della mia carriera. Mi sono fermato subito dopo la seconda partita, quando stavo in nazionale. Un infortunio banale, roba di 2-3 settimane. Appena rientro, segno con il Frosinone e con il Servette e mi devo rifermare subito. Così è stato come prepararsi, fermarsi e riprepararsi nuovamente. Il problema però è che quello che hai fatto prima lo perdi e devi ricominciare da capo. Ci vuole tempo a quel punto. Da agosto a dicembre sono stato sempre male, mi sono ripreso per un paio di mesi e a giugno inevitabilmente mi sono spento di nuovo”.

E Dovbyk?
“Tecnicamente più di Lukaku mi ricorda Vieri. Il lavoro che faceva Romelu lo può anche fare ma lui vive proprio per il gol. È uno che vuole stare negli ultimi 16 metri o almeno avvicinarsi ad una zona dove sa che può segnare. Ama giocare in profondità. E poi è una bestia. Oggi abbiamo fatto la panca inclinata, ha fatto i pettorali con 35 chili…”.

Per venire incontro a chi mastica poco di tattica: trequartista, alto a sinistra?
“Sì qualcosa di simile l’ho fatto anche in Nazionale e ha creato qualche vocina… È normale che io non posso fare l’esterno, sono un centrocampista. Ma anche con Spalletti l’idea è che avrei ricoperto quella posizione nella fase difensiva e poi quando avevamo la palla dovevo entrare dentro al campo e lasciare spazio al terzino che saliva. E quindi mi trasformavo in quello che sono, un centrocampista offensivo”.

Le vocine allora erano vere?
“Ma no, c’è dispiaciuto soltanto non esprimerci come avremmo potuto. Per me Spalletti è un allenatore eccezionale, ti migliora”.

Da Spalletti a De Rossi, tre aggettivi per definirlo?
“Ci devo pensare bene, altrimenti poi si arrabbia e chi lo sente. Allora… Il primo è veritiero. Le racconto un aneddoto. Io e Daniele ci conosciamo da quando lui giocava. Il primo giorno che arriva mi chiama e mi chiede alcune cose. Alla fine, alla presenza di altri compagni, mi fa: “Ricordatevi che vi voglio bene, ma voglio più bene a me e a mio figlio. Quindi sappiate che se non vi allenate e giocate come si deve, andate fuori”. Parole che ho apprezzato tantissimo”.

Ok, sembra però la letterina di Natale. De Rossi lo avrà pure qualche difetto o no?
“Lei mi vuole mettere nei guai (ride). Boh… permaloso? Sì permaloso da morire. No, ora che ci penso forse più lunatico di permaloso. Il problema è che non si tratta di una transizione normale, del tipo un giorno sei felice e l’altro metti il broncio. Lui si sveglia la mattina ed è felice. Dopo mezz’ora è arrabbiato, poi torna a sorridere e dopo un’altra ora gli ‘rode’ di nuovo. Vabbè, devo cercarmi un’altra squadra…”.

Il suo rapporto con Dan e Ryan?
“A me non piace fare il furbetto, non lo sono mai stato. Ricordo però una delle prime volte che li incontrai. Mi sembrava di interloquire con gente di Testaccio: c’era solo la Roma nei loro pensieri”.

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Interviste

Pellegrini: “Ci butteremmo in un fosso per De Rossi. A Roma sono a casa, è un sogno”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Lorenzo Pellegrini alla vigilia di Roma-Milan.

Cosa si dice da capitano ai compagni prima di una partita del genere in cui bisogna gestire il risultato? Non parlavi da tanto in conferenza stampa, come mai tutti questi mesi di silenzio da parte tua?
“Sono cose che decidiamo insieme alla società. C’è stato un momento particolare, a inizio stagione ho subito due infortuni quindi abbiamo deciso di concentrarci maggiormente sulla mia salute fisica e mentale. Può succedere durante una stagione, è normale che un capitano non venga spesso a parlare ai microfoni. Sono sempre presente con tutti i miei compagni e per la Roma, questo è quello che mi interessa di più. Roma-Milan? Questa partita è bella da giocare, un calciatore inizia a giocare a calcio per disputare queste sfide. I 70mila tifosi ci spingeranno e possono darci qualcosa in più. Sarà difficile perché il Milan verrà qui per passare il turno, ma anche noi abbiamo questo obiettivo. A Milano ottima partita, possiamo fare ancora meglio al ritorno”.

Roma e Real sono le uniche due squadre ad aver fatto 4 semifinali europee negli ultimi anni. Il riferimento deve essere quello? ”Penso che questo è quello che il mister ci voglia trasmettere. Quella frase l’ha detta perché sono partite importanti ma altre volte si pensa che altre partite siano meno importanti perché sono di campionato contro squadre che non sono big. Il mister intendeva che queste gare sono quelle che ti permettono l’anno dopo a giocare contro le squadre che vogliamo affrontare il prossimo anno. Una squadra forte di testa gioca la partita contro il Milan uguale a come gioca in campionato. Anche se può sembrare meno importante fuori per noi è la stessa cosa. Su questa cosa dobbiamo lavorare e e migliorare e il mister ci può dare tanto. La verità è che abbiamo fatto percorsi importanti in Europa ma siamo mancati in campionato e questo per noi non deve succedere. La Roma è importante e deve fare le competizioni più alte per giocare contro le squadre con cui merita di giocare. L’obiettivo è far tornare la Roma dove merita e stiamo lavorando per questo”.

Ti vedi a vita con la Roma?
“Qui sono a casa, ma allo stesso tempo devo meritarmi la maglia tutti i giorni, così come la fascia. E’ un onore e un orgoglio incredibile indossare la fascia da capitano, ma va portata 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno. Per me è un po’ tutto un sogno, essere qua di fianco al nostro grande mister… Sono contento, mi vivo il momento sapendo che devo meritarmi tutti i giorni lo stemma che ho sul petto”.

Le difficoltà tattiche sono superate? Che aiuto ti ha dato il mister?
“A livello calcistico mi sento bene. Stiamo facendo un bel percorso, se qualche mese fa ci avessero detto di quello che stiamo facendo adesso, saremmo stati tutti contenti. La Roma ha iniziato un percorso che sta funzionando, c’è tanto da lavorare e migliorare, ma per me è la strada giusta. Io sono contento di quello che sto facendo, ma non mi accontento perché non abbiamo ancora raggiunto nessun obiettivo, quindi è presto per essere soddisfatti. Dobbiamo essere entusiasti, ma mai appagati. Secondo me si può fare tanto bene, lavorare forte come stiamo facendo e creare un percorso che ci renda felici”.

Sono state raccontate storie che hanno messo in discussione il tuo rapporto con i tifosi, vorresti tornare a parlare dei tuoi momenti negativi?
“Voglio risponderti senza risponderti (ride, ndr). Io sono quello che vedete, tante persone mi dicono che apprezzano la mia trasparenza. Qui dentro ho un ruolo importante, perché lo è per me e non si limita al legarsi la fascetta la domenica, c’è tanto altro. Non mancherei mai di rispetto alla Roma, mi ha dato la vita. Quello che ho fatto e farò sarà sempre per il bene della Roma”.

Cosa ti ha dato De Rossi di più rispetto ad altri allenatori?
“Ogni allenatore ha le sue particolarità e ti lascia qualcosa. Col mister c’era già un rapporto, poi si pensa solo a fare il bene della squadra. Il mister mi ha stupido sotto tanti punti di vista, l’ho sempre reputato una persona e un professionista che sarebbe arrivato a fare l’allenatore e ho sempre avuto la convinzione che sarebbe diventato un allenatore rivoluzionario, che ti invidiano e chiedono tutti. Ma non mi aspettavo che fosse già così preparato, sono rimasto inizialmente stupido, adesso un po’ meno. Siamo tutti molto contenti, prepariamo bene le partite. Ci butteremmo dentro al fuoco o in un fosso per quello che il mister ci dice ed è la cosa più importante per un allenatore sapere di passare le proprie idee a calciatori in grado di recepirle. Noi proviamo a recepirle bene”.

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Calciomercato

Pellegrini, tentazione saudita

Alla ricerca della felicità, alla Roma o altrove. Lorenzo Pellegrini sta vivendo la stagione più difficile da quando è tornava a vestire la maglia giallorossa, dopo la parentesi al Sassuolo servita per crescere e riattirare le attenzioni del club per cui ha sempre fatto il tifo. Un calo di prestazioni legato agli infortuni che da un armo a questa parte lo stanno tormentando senza dargli il tempo dí trovare la giusta condizione atletica per incidere in partita come una volta, e come ha abituato i tifosi. (…) Così adesso Lorenzo sta riflettendo sul suo futuro. Come è normale per qualsiasi giocatore.

Come scrive il Corriere dello Sport, i club sauditi al di là degli acciacchi del ragazzo, stanno fiutando la possibile operazione spinti dalle qualità (innegabili) del centrocampista, l’età (compirà 28 anni a giugno) e, appunto, un suo stato d’anime non certo di assoluta serenità. Lo stipendio dì 6 milioni che ha frenato negli ultimi anni le avances di club esteri non è certo d’intralcio ai sauditi che anche nelle prossime finestre di mercato sono pronti a fare spesa nei top 5 campionati europei.

Gli agenti del capitano stanno registrando gli interessamenti ma senza spingere per il suo addio alla Roma: questa sarà esclusivamente una riflessione di Lorenzo nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. Perché così come non è escluso un suo addio a fine stagione, non sarebbe neanche troppo una sorpresa vederlo salutare eventualmente a gennaio. Purché l’offerta del cartellino sia adeguata alla valutazione della Roma.

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Interviste

Pellegrini: “Inizio a sentirmi bene”

Lorenzo Pellegrini ha parlato ai microfoni di DAZN prima di Roma-Fiorentina:

Come stai? Chiedi di più a te stesso?
“Assolutamente. È iniziata con uno stop e poi uno ancora più lungo e fastidioso, rientrare dopo quasi due mesi è sempre difficile e bisogna stare attenti, da un paio di settimane riesco a lavorare bene e oggi vedremo come sto. Inizio a sentirmi bene”.

La Fiorentina ha importanti disattenzioni difensive.
“Sarà importante essere aggressivi, giochiamo davanti ai nostri tifosi ed è giusto preparare la gara così, poi spetterà a noi, alle individualità cercare di fare la differenza”.

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Nazionali

Pellegrini ancora a parte nella rifinitura di Macedonia-Italia

Si è conclusa poco prima delle 13.00 l’ultima seduta d’allenamento alla vigilia della gara tra l’Italia e la Macedonia del Nord, che rappresenterà per Spalletti la prima ufficiale sulla panchina della Nazionale.

Tutti presenti nella rifinitura agli ordini del mister toscano, ad eccezione di Lorenzo Pellegrini che ha svolto anche oggi un lavoro personalizzato per via del fastidio muscolare all’adduttore. Non farà parte della spedizione e presumibilmente proverà ad essere disponibile per la seconda sfida contro l’Ucraina di martedì prossimo.

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RETESPORT

Roma-Udinese 3-0, riascolta i gol di Retesport – AUDIO

Una serata da incorniciare, con tre gol all’attivo, un rigore parato e un bonus di punti da difendere sulle milanesi in chiave Champions. Il tutto con sguardo rivolto alla gara di ritorno col Feyenoord di giovedì. La Roma ieri si è caricata di energie positive e buone notizie in vista del return match contro gli olandesi.

Abraham è tornato al gol in campionato, così come Pellegrini coccolato e osannato dal pubblico all’Olimpico nonostante il pesante errore di Rotterdam. Prima di tutti però la rete del vantaggio di Edoardo Bove, al suo secondo gol in Serie A con la maglia giallorossa.

Riascolta qui l’emozioni dell’Olimpico nella cronaca delle tre reti romaniste firmate dal nostro Dario Bersani