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Roma, 5 spine per Mourinho

FOCUS RS Prevenzione e precauzione. Sono le parole chiave che ricorrono nei corridoi di Trigoria sul tema infortuni. Negli ultimi giorni a causa di una serie di notizie provenienti dai ritiri della Nazionali, l’emisfero giallorosso è tornato a tremare di fronte allo spauracchio della serie infinita di stop che da anni colpisce la Roma.

Più volte Mourinho ha parlato di protocolli interni – allenamenti, fisioterapia, prevenzione in palestra – per cercare di porre attenzione massima su ogni singola situazione. In vista del match contro il Sassuolo, lo Special One avrà più chiara la situazione solo giovedì quando la maggior parte dei calciatori sarà rientrata dagli impegni in giro per il mondo.

Matias Vina sicuramente non giocherà contro i neroverdi: nonostante non abbia subito lesioni, il suo impiego a poco meno di 24 ore dal rientro in Italia sarebbe folle. Al suo posto si scalda Calafiori, che ha finora racimolato pochi scampoli di gioco.

Smalling dovrebbe tornare a lavorare in gruppo oggi, dopo il parziale lavoro con i compagni di ieri. E’ fermo dal 14 agosto e lo storico del suo ultimo anno trascorso quasi tutto in infermeria impone prudenza. Possibile un impiego dall’inizio in Conference contro il Cska.

Caso spinoso quello di Pellegrini: il capitano ha riavvertito dolore al flessore che gli ha dato noia per tutto il 2021, fino al doppio infortunio subito a cavallo tra la fine della scorsa stagione e il ritiro della Nazionale pre-Europei. Lo staff giallorosso si è allarmato subito e ha richiesto il rientro del centrocampista, che vuole fortemente giocare domenica, non avendo accusato una nuova lesione. Deciderà Mou, con l’idea di non rischiare dall’inizio di perdere uno dei principali protagonisti della sua Roma.

Sulle condizioni di Gianluca Mancini si avranno maggiori certezze solo nelle prossime 48 ore: ieri terapie personalizzate per ridurre l’infiammazione al piede destro. Il centrale azzurro è uno abituato a stringere i denti, ma Kumbulla potrebbe sostituirlo per evitare ulteriori rischi.

Restano da verificare le condizioni di Zaniolo: una forte contusione alla coscia gli ha impedito di essere a disposizione nel match di questa sera contro la Lituania. Il fatto che sia rimasto però con gli azzurri, induce a pensare che domenica sia il calciatore più facile da recuperare.

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Roma, è allarme difesa: la situazione degli infortunati

José Mourinho alla ripresa del campionato dopo la sosta per gli impegni delle nazionali rischia di dover inventare quasi completamente la difesa giallorossa. Contro la formazione emiliana c’è il rischio concreto che il tecnico della Roma debba rinunciare a tre quarti della linea difensiva che ad inizio stagione poteva considerarsi titolare. Solo Karsdorp sembra sicuro di esserci, gli altri sono tutti in dubbio. Smalling è reduce da una lesione al flessore, Vina si è fermato nel match disputato dall’Uruguay in Perù e Gianluca Mancini ieri ha lasciato il ritiro della Nazionale per un’infiammazione alla pianta del piede destro. Il centrale ha abbandonato Coverciano e ha fatto ritorno nella Capitale, dove sarà seguito dallo staff romanista.

Seguendo le indicazioni date da Tiago Pinto qualche giorno fa, Smalling dovrebbe essere di nuovo a disposizione ma sarà più chiaro nei prossimi giorni se l’inglese potrà partire dall’inizio. Su Mancini da Trigoria filtra serenità: qualche giorno di riposo e terapie, basteranno per recuperare. Vina invece rimarrà in Uruguay. Nessuna lesione muscolare, ma lo staff della Nazionale ha deciso di trattenerlo per qualche giorno e valutare le sue condizioni. Sicuramente col Sassuolo non ci sarà, visto che il suo rientro avverrà 24 ore prima del match.

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Covid e Nazionali, le big di A perdono subito pezzi: out Vina, Gosens, Giroud e Meret

La Serie A perde subito pezzi importanti. Tra covid e impegni con le nazionali, dopo la sfiancante stagione dello scorso anno, i calciatori sembrano risentire nuovamente dell’elevato stress a cui ormai sono sottoposti per ottemperare ad esigenze di varia natura.

E’ il caso di Matias Vina per la Roma, che era reduce già da un gran numero di partite – in Brasile il calendario segue una logica diversa rispetto a quello italiano – tra club e nazionale in Copa America. Il terzino uruguayano probabilmente ha accusato una piccola lesione muscolare che lo terrà fermo una quindicina di giorni (in attesa degli esami strumentali).

Guai seri per l’Atalanta che ieri sera ha perso per infortunio Gosens: l’esterno della Dea ha riportato un infortunio al piede sinistro (di natura capsulo-legamentosa) nel finale della gara vinta giovedì sera dalla Germania a San Gallo contro il Liechtenstein (2-0).

Alex Meret, portiere titolare del Napoli, ha subito la frattura di due vertebre lombari nell’ultima gara dei partenopei, e sarà costretto a rimanere fuori per circa un mese.

Non va meglio al Milan che ha perso per via del Covid Oliver Giroud.

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Roma, l’opera ‘titanica’ di Tiago Pinto: i conti respirano con un risparmio di circa 40 milioni dal 1 luglio ad oggi

FOCUS RS – Un mercato di reazione ma anche di qualità. A Mourinho è mancato il rinforzo a centrocampo, ma non si può di certo affermare che i Friedkin, nella loro prima estate romanista, non abbiano investito. Roma ‘regina’ in Italia per investimenti (97,5 milioni di euro), settima in Europa dietro big club del calibro di United, City e Chelsea.

E’ mancata la ciliegina sulla torta, quel centrocampista prima individuato in Xhaka, poi sfumato, poi rincorso sul mercato ma gli esuberi, le contingenze economiche e le spese non preventivate (Vina su tutti causa infortunio di Spinazzola) hanno ridotto le possibilità di spesa del club.

COSTI E BENEFICI – Ma diamo uno sguardo ai conti. La Roma lo scorso anno tra ammortamenti (91 milioni circa) e ingaggi lordi (104 milioni, extra staff e altri dipendenti, solo calciatori della prima squadra) costava quasi 200 milioni di euro. L’operazione di taglio richiesta da Dan Friedkin a Tiago Pinto si è scontrata inevitabilmente con l’impossibilità di molti club di effettuare operazioni in entrata e anche con le scelte o i rifiuti di alcuni calciatori.

Il Gm giallorosso è riuscito a piazzare o svincolare 14 calciatori di prima squadra (più una trentina di giovani tra Primavera ed ex settore giovanile di rientro dai prestiti), per un risparmio complessivo di oltre 60 milioni di euro per quanto concerne gli ingaggi lordi ma una quota molto bassa di ammortamenti (16 milioni). Questo secondo dato riflette la necessità di cedere diversi calciatori solo in prestito, senza la certezza che vengano riscattati (Es. Kluivert al Nizza, Olsen allo Sheffield, piuttosto che Coric e Bianda). Per questi giocatori la Roma continuerà a pagare le rispettive cifre di ammortamento finché – sperano a Trigoria – non saranno riscattati dai club che li hanno ingaggiati.

Ci sono poi dei casi specifici da analizzare: con l’addio di Dzeko – su cui la Roma vanta un bonus a rendimento che l’Inter verserà nei prossimi mesi – la società ha ottenuto un risparmio record pari a 16,3 milioni di euro. Soldi che di fatto sono stati dirottati sul primo anno di Abraham che costerà – tra ammortamento e ingaggio lordo – circa 14,5 milioni a stagione. Altra situazione particolare è quella di Pastore: la Roma ha concesso all’argentino una buonuscita di circa 4 milioni lordi, risparmiando così quasi due annualità complete di ingaggi lordi (pari a 12 milioni circa) oltre a più di 10 milioni di ammortamento, ma è stata generata anche una minusvalenza importante che compenserà questo dato. Ottima invece la partenza di Pedro che ha generato quasi 9 milioni di risparmio complessivi, essendo arrivato a costo zero oltre a un bonus che, come nel caso di Dzeko, sarà quantificabile solo al termine di questa stagione.

Olsen, Florenzi, Kluivert e Pau Lopez sono stati ceduti in prestito con opzione di riscatto al verificarsi di determinate condizioni sportive. Se la Roma li cederà tutti a titolo definitivo, gioverà di un risparmio netto pari a 26 milioni di euro (oltre all’incasso dei singoli cartellini).

EMERGENZA AL 1 LUGLIO 2021 – Un piccolo passo indietro. All’inizio della campagna acquisti, Tiago Pinto ha ottenuto da subito un risparmio dagli addii a costo zero di Bruno Peres, Juan Jesus e Mirante: 15 milioni circa di taglio, ma la situazione era realmente gravosa: 213 milioni di costo complessivo della rosa – escludendo sempre i giovani e i calciatori della Primavera rientrati dai prestiti – tra ammortamenti e ingaggi lordi. Questo è un dato che deve far riflettere per capire alla fine in due mesi ciò che Tiago Pinto è riuscito ad ottenere.

GLI ACQUISTI Abraham, Shomurodov, Rui Patricio e Vina sono stati acquistati con modalità di pagamento vantaggiose e le rate scatteranno quasi tutte dalla prossima stagione. Ma non bisogna mai confondere i flussi di cassa (cioè i soldi che vengono effettivamente pagati e le relative annualità) con i costi a bilancio. La Roma contabilizzerà subito i suddetti acquisti, che complessivamente peseranno sui conti societari per 32 milioni di euro, cifra attutita dai benifici del Decreto Crescita sugli ingaggi.

IL NUOVO ANNO – Non è facile quantificare il risparmio effettivo che la società ha prodotto dopo la marea di operazioni realizzate. Da Trigoria filtra una cifra intorno ai 40 milioni, ma dai calcoli – non del tutto certi perchè bisognerà attendere il bilancio che sarà depositato e pubblicato nelle prossime settimane – le cifre sembrano leggermente inferiori almeno per quanto concerne il numero di calciatori (principali) presi ad esame. Gli ammortamenti sono più o meno in linea con un anno fa (91 vs 95 milioni) ma da questa cifra la società spera di ottenere entro quest’anno un ulteriore diminuzione per via dei possibili riscatti dei calciatori girati in prestito con opzione. Gli ingaggi si sono sensibilmente ridotti: 104 milioni nel 2020-21, 128 milioni al 1 luglio 2021, ora il dato si attesta intorno agli 86 milioni. All’interno di quest’ultima cifra vanno ricompresi – purtroppo – anche i 12 milioni lordi che la Roma sarà costretta a versare nelle tasche di Fazio, Nzonzi e Santon, rimasti a Trigoria dopo gli innumerevoli rifiuti alle proposte di addio prospettate dalla dirigenza. Non è ancora noto quanto la Roma pagherà a Florenzi e Olsen, visto che negli accordi di cessione in prestito, è prevista una partecipazione parziale ai relativi ingaggi.

SUNTO:

Stagione 20-21
AMMORTAMENTI 91 milioni
Ingaggi LORDI 104 milioni
Costo a bilancio 195 milioni

CESSIONI – Risparmio
Ammortamenti 16 milioni
Ingaggi 56 miloni
Costo a Bilancio 72 milioni*
*Non calcolati giovani Primavera ed ex Primavera.

1 luglio 2021
AMMORTAMENTI 84,9 milioni
INGAG LORDI 128,3 milioni
COSTO A BILANCIO 213,3 milioni

Stagione 21-22 DEF
AMMORTAMENTI 95,8 milioni
Stip Lordi 86,3 Milioni
Costo Bilancio 182,1 milioni

** Dati da verificare con pubblicazione prossimo bilancio As Roma

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Roma ‘regina’ del mercato italiano: investiti quasi 100 milioni. Il colpo è Abraham, il neo è Xhaka. La via ora è Mou

FOCUS RS – Alle 20.00 è suonato il gong definitivo della finestra di mercato estiva. L’ultimo giro di lancette su un lunghissimo periodo condizionato dai tragici effetti della pandemia sui conti dei club, cristallizzato per diverse settimane dagli Europei e dalla Copa America e in assoluto impreziosito sicuramente, per quanto concerne il mercato italiano, dal ritorno in panchina di grandi manager ma compensato però in negativo anche dall’addio di diversi calciatori importanti. Uno su tutti, Cristiano Ronaldo, che ha lasciato la Juventus per fare ritorno a Manchester, sponda United ovviamente.

“UNA ROMA DEGNA DI MOU” – Il club giallorosso si è mosso con intelligenza e raziocinio, con Tiago Pinto chiamato a condurre la prima vera campagna acquisti della sua avventura romanista. Una gestione complicatissima perché strettamente legata a due parametri, apparentemente in contrasto fra loro: sostenibilità e effetto Mou. Lo Special One è stato indubbiamente l’autentico capolavoro dei Friedkin. L’annuncio dello scorso 4 maggio e lo sbarco nella capitale ad inizio luglio hanno riportato la Roma al centro del mondo mediatico pallonaro. Uno tsunami che ha travolto anche l’ambiente interno di Trigoria, una rivoluzione – appena iniziata – che ha prodotto uno scossone inevitabile anche sui desiderata del mercato. L’arrivo di Mourinho non ha però coinciso con l’immediato ingaggio di quei top player tanto agognati dalla piazza. Tra presunte telefonate e abboccamenti più o meno reali, i vari Sergio Ramos, Donnarumma e Icardi, non sono mai stati realmente dei target della società giallorossa, chiamata a ricostruire un progetto sportivo dopo aver ereditato delle vere e proprie macerie, soprattutto finanziarie.

QUATTRO COLPI E UNO SFUMATO – In origine la lista era così composta: un portiere, un difensore centrale, un centrocampista e una punta. Di fatto la spina dorsale della squadra. Ma si sa, le vie del mercato sono infinite, così come purtroppo anche quella degli infortuni e della sfortuna della Roma. Tiago Pinto si è rimboccato le maniche e – nel consuntivo finale – si può affermare che sia riuscito a portare a termine delle operazioni che indubbiamente hanno rinforzato una squadra, che aveva ed ha tuttora delle basi potenzialmente importanti. Rui Patricio (11,5 milioni di euro) è il nome di esperienza voluto da Mou, per blindare la porta giallorossa. Vina (13 milioni) l’impellente necessità sorta dopo l’infortunio di Spinazzola – elemento che oggettivamente ha complicato l’estate romanista rispetto ad un’uscita di cassa non preventivata – mentre Shomurodov (17,5 milioni) ha rappresentato l’occasione giusta per rinforzare il reparto offensivo, dotandolo di un calciatore diverso per caratteristiche dagli altri centravanti. Poi l’addio di Dzeko ha nuovamente spostato il focus verso l’obbligo categorico di dare una grande risposta alla piazza. Tammy Abraham è il colpo dei Friedkin, di Tiago Pinto e di Mourinho, della Roma tutta. Il nome che ha messo d’accordo a 360 gradi, dentro Trigoria e poi fuori, visto l’impatto travolgente dell’inglese sull’emisfero giallorosso. 40 milioni al Chelsea e una trattativa lampo portata a termine nel giro di otto giorni dal dirigente portoghese. E’ mancato il centrocampista, con l’obiettivo Xhaka sfumato per le resistenze dell’Arsenal sul prezzo del cartellino dello svizzero, sommato alla difficoltà sorte in seguito nel liberarsi di calciatori che lo Special One non riteneva poi così tanto Special (es. Diawara). In mezzo una quarantina di calciatori piazzati, tra svincoli, rescissioni e prestiti con o senza opzione di riscatto. Il diktat imposto dai Friedkin a Pinto era chiaro: ridurre i costi di gestione, saliti sopra una soglia insostenibile per un club che non disputa la massima competizione europea da tre anni.

OBIETTIVI E ATTESEPrendere tanto per prendere non è nella filosofia della nuova proprietà americana, che nei fatti – più che a parole – ha acquistato finora solo a titolo definitivo, per patrimonializzare la società e puntare su calciatori realmente funzionali al progetto. Ora il portoghese sarà chiamato a valorizzare quei giovani rimasti in rosa, su cui la società vuole puntare per la ricostruzione. La Conference League sarà un banco di prova e di crescita importante per ragazzi come Bove, Zalewski, Darboe ma anche lo stesso Reynolds, riscattato a giugno al pari di Ibanez. La Roma ha investito, seppur con modalità di pagamento agevoli come tutti gli altri club del mondo, quasi 100 milioni di euro più di tutti in Italia, 7° club in Europa dietro a cinque inglesi (Arsenal, Chelsea, Aston Villa, United e City) e una tedesca (Lipsia), nonostante non giochi la Champions e la proprietà sia costretta ogni mese a nuove iniezioni di capitale per le esigenze di ‘working capital’.

La via tracciata è quella di Josè Mourinho: ‘lavoro, orgoglio, squadra, tempo‘ le parole chiave da scandire ogni giorno e far risuonare nelle menti e nei cuori di tutti i calciatori. Chiuso il capitolo mercato, dopo la sosta si ritorna in campo e ci sarà il primo tour de force da affrontare, con un bel poker di vittorie nel taschino e la voglia di stupire. Poi a gennaio si vedrà.

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‘Gli inamovibili’ della Roma

FOCUS RS (di Checco Oddo Casano) – La premessa è doverosa: non hanno puntato una pistola alla tempia dei dirigenti giallorossi negli scorsi anni, per firmare i loro contratti. Di certo però la lista B e la scelta del club di non farli allenare in gruppo, sono stati provvedimenti che non hanno finora prodotto i risultati sperati. Olsen, Pastore, Nzonzi, Fazio e Santon. Non sono i nuovi protagonisti della saga degli Avengers, ma i pesanti, pesantissimi esuberi della Roma.

Acquistati quasi tutti da Monchi nel 2018 – salvo Fazio arrivato con Sabatini, ma ha ricevuto un lauto rinnovo proprio dall’ex ds spagnolo – ‘Gli Inamovibili’ giallorossi proseguono a lavorare a distanza di sicurezza dal gruppo a disposizione di Mourinho, in attesa di una sistemazione. Ma quanto sono costati finora? Solo per i cartellini di questi cinque calciatori la Roma ha speso complessivamente 72,6 milioni di euro, oltre ad ingaggi lordi per complessivi 21, 7 milioni di euro l’anno. Se non bastasse questa spaventosa stima per comprendere quanto capitale la Roma abbia sperperato negli scorsi anni, si aggiunga all’analisi anche il gravoso peso annuo di questi calciatori a bilancio. Tra ammortamento e ingaggi lordi infatti, se restassero tutti tesserati del club in questa stagione (senza giocare ovviamente), la Roma sarebbe costretta a sborsare una cifra pari a circa 40 milioni di euro.

I Friedkin dal loro avvento hanno deciso di non concedere alcun indennizzo all’esodo, la filosofia è chiara: ‘se ti concedo la lista gratuita e non recupero nulla dalla tua cessione, non ti regalo neanche un euro per andare via‘. Finora Pinto è riuscito a piazzare quasi tutti gli altri esuberi, grazie all’aiuto di Morgan De Sanctis che si sta occupando della folta lista dei giovani rientrati dai prestiti. Ora però si sta aprendo uno spiraglio nel muro eretto dalla proprietà in merito al capitolo buonuscita. I prossimi giorni saranno decisivi, anche perché l’arrivo di un centrocampista è strettamente legato all’addio dei cinque esuberi rimasti. Sperando che non si trasformino definitivamente negli ‘Inamovibili’.

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Spirito ‘Mourinhiano’, la Furia inglese, il Rebus in mediana: 3 pensieri su… Roma Fiorentina

3 PENSIERI SU… (di Checco Oddo Casano) – La Roma non è ancora ‘Special’ ma l’anima di Mourinho già si vede. Lo ha sottolineato con onestà e chiarezza il lusitano dopo la battaglia contro i viola. Lo si è percepito e notato nel corso di un match che ha contrassegnato il ritorno ufficiale del pubblico dopo il lockdown di un anno e mezzo fa.

SPIRITO – Un dato è certo e non potrà che consolidarsi: la squadra combatte, rincorre, vince contrasti, non si ferma dinanzi alle prime difficoltà e dà la sensazione di saper reagire alle avversità. Certo, è presto per stilare un bilancio e soprattutto pretendere che determinati meccanismi vadano già a memoria, ma paradossalmente questo apprendistato con il ‘Maestro di Setubal’, iniziato una cinquantina di giorni fa, per la Roma può essere un vantaggio. Perché il percorso per diventare Special passa attraverso miglioramenti sensibili sul piano del gioco, della gestione dei risultati, dalla capacità di non perdere la testa, di non commettere ingenuità con o senza palla. Oltre alla necessità di migliorare una condizione fisica generale che non può che crescere di partita in partita. Il tutto strettamente legato alla valorizzazione di alcuni singoli.

FURIA INGLESE – L’impatto di Tammy Abraham con l’emisfero giallorosso è stato a tratti devastante e si percepiva già dall’elettricità che scaturiva dai primi applausi – ovviamente corrisposti – che gli sono stati rivolti dai tifosi che piano piano stavano riprendendo possesso della loro casa. C’è un’immagine che forse già descrive il valore intrinseco di questo investimento: al minuto 9’16” dopo aver conquistato un calcio d’angolo, Abraham si gira verso i compagni e comincia ad incitarli. Continuerà a farlo per oltre 60 minuti, protestando con gli arbitri, rincorrendo ogni portatore di palla che si trova nella sua zona di competenza. Due assist, un’espulsione procurata, una traversa. E’ mancata solo la ciliegina sulla torta, una rete all’esordio, magari sotto la Sud e solamente sfiorata. Arriverà.

‘LAVORI IN CORSO’ – Il centrocampo resta il vero rebus: Cristante e Veretout sono i titolari, Pellegrini di fatto in un ruolo quasi di mezzala a tutto campo, ricama e cuce i reparti, ma numericamente e qualitativamente non basta. Il francese dopo il grave infortunio muscolare che lo ha appiedato di fatto per oltre 3 mesi, ha riacceso i motori presentandosi con un’altra doppietta, decisiva, figlia di una posizione leggermente più avanzata nella ripresa rispetto a quanto fatto nel primo tempo. A briglie sciolte Jordan diventa un ‘animale’ difficile da contenere. Villar e Diawara per motivi diversi però non hanno convinto Mourinho, Darboe e Bove sono ovviamente ancora acerbi per indossare i galloni dei titolari. La speranza è che Pinto riesca a centrare un ultimo colpo in questa settimana finale di trattative.

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Roma, Zakaria o Torreira ma serve una cessione

La Roma continua a scandagliare il mercato in attesa di capire se sarà possibile fare un nuovo investimento per accontentare Mourinho, che nei giorni scorsi ha più volte espresso un concetto chiaro: “Mi manca qualcosa”.

Il riferimento è ovviamente al centrocampista, ruolo nel quale la Roma aveva individuato Xhaka prima del ribaltone legato alle necessità di sostituire Spinazzola (infortunato) e Dzeko (ceduto all’Inter). Lucas Torreira può essere un’opzione, ma last-minute, magari a costo zero e in prestito, il nome su cui i giallorossi concentrano da giorni le proprie attenzioni è quello di Zakaria, mediano del Gladbach, in scadenza di contratto. Ramadani – suo agente – ne ha parlato più volte con Pinto. Il problema della Roma però è chiaro: al di là della necessità di piazzare gli esuberi rimasti (Pastore, Santon, Fazio, Nzonzi e ad oggi anche Olsen), se non uscirà uno tra Diawara e Villar, difficilmente sarà ingaggiato un altro centrocampista. 10 giorni per la verità.

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Conference League: Mou punta al tris di Coppe, la Roma almeno a 20 milioni di introiti

E’ la neonata fra le Tre Grazie del calcio internazionale, questa competizione in cui domani la Roma si tufferà, la pomposamente definita Uefa Europa Conference League, per brevità Conference League, acronimo Uecl. La prima finale è in programma il 24 maggio 2022 a Tirana. Il montepremi non è disprezzabile, anche se non ci aggiusti il bilancio (ma molti non lo aggiustano neppure con la Champions, abbiamo esempi vicinissimi). In ogni caso i Friedkin e Mourinho vogliono che la Roma sia protagonista. Si gioca purtroppo il giovedì, il che, ormai è piuttosto evidente a tutti, aspira energie preziose per la gara di campionato di tre giorni dopo, ma è la tassa da pagare per la partecipazione. Gli introiti invece non sono disprezzabili. Entrare nella fase a gruppi, ossia per la Roma superare il Trabzonspor, vale già un premio di 2,94 milioni (sono 3,63 in Europa League).

Come riferisce il Messaggero, poi nel girone, di 4 squadre, la vittoria varrà 500mila euro e il pareggio 166mila. Vincere il girone porta 650mila euro, arrivare secondi (e a quel punto disputare un playoff con una terza di Europa League) 325mila. Poi premia salire per ogni passaggio di turno, fino ai 3 milioni se si arriva in finale. Considerati gli introiti del market pool, calcolabili solo a fine stagione, aggiudicarsi la Conference League farà guadagnare dai 15 ai 20 milioni, incassi da stadio esclusi.

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Roma, il nuovo centrocampista è un rebus: prima le cessioni degli esuberi

Xhaka – obiettivo prioritario della campagna acquisti giallorossa – è sfumato. Lo svizzero come noto ha rinnovato con l’Arsenal. Koopmeiners si avvicina sempre di più all’Atalanta, con il club bergamasco che ha trovato l’intesa economica con il calciatore e attende l’ok definitivo alla cessione di Romero per affondare il colpo con l’AZ. La Roma ora dovrà iniziare una nuova ricerca sul mercato per trovare un mediano da regalare a Mourinho. Nel frattempo però Pinto ha un problema spinoso da risolvere: le cessioni dei tanti esuberi.

A Trigoria da giorni lavorano diversi calciatori che la società ha deciso di non convocare per il ritiro ufficiale con Mourinho, al fine di spingerli ad accettare le proposte che arriveranno. Ma il mercato internazionale è decisamente bloccato. Sono pochissimi i club che stanno investendo e probabilmente il grosso si svilupperà negli ultimi giorni della finestra estiva. Da Olsen a Pastore, da Florenzi a Nzonzi, passando per Santon, Fazio, Pedro e una miriade di giovani di rientro dai prestiti dello scorso anno. Sul bilancio della Roma pesano gli oltre 40 milioni di euro lordi di stipendi di cui vorrebbe liberarsi, per creare spazio e generare denari utili da investire ancora.

L’arrivo di una nuova pedina, importante, a centrocampo passerà soprattutto attraverso l’abilità di Pinto di riuscire a piazzare gli esuberi. Parallelamente la società è aperta ad ascoltare eventuali proposte anche per Villar e Diawara, che per motivi diversi, non sembrano aver convinto Josè Mourinho. Lo Special One intanto ha accolto Cristante, recuperato Jordan Veretout e studierà nei prossimi giorni come utilizzare Shomurodov. Un piccolo sorriso in un’estate di lavoro intenso, in attesa che la rosa venga completata.