Categorie
Interviste

Cristante: “Preparazione dura ma siamo pronti. Ho ritrovato il solito Gasp”

Bryan Cristante ha parlato ai microfoni di Sportitalia dopo Roma-Neom 2-2:

“Abbiamo lavorato tantissimo sul campo, svolto un buon precampionato, siamo pronti per l’inizio. Subito una partita tosta contro il Bologna, abbiamo fatto un’ottima preparazione e siamo pronti. Ho ritrovato il solito Mister Gasperini, abbiamo lavorato tantissimo sul campo, bisogna andare forte, il suo gioco si fonda molto sull’intensità”

Categorie
Interviste

Pizarro: ”Prima di morire spero di andare a festeggiare almeno uno scudetto al Circo Massimo”

David Pizarro, in campo nella partita contro le leggende dell’Everton, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport in cui ha parlato della Roma. Di seguito le dichiarazioni dell’ex centrocampista giallorosso.

Ora lei fa parte delle “legends” della Roma. Sabato pomeriggio avete sfidato quella dell’Everton, scendendo in campo in uno stadio nuovissimo davanti a quasi 50 mila persone. Che effetto le ha fatto indossare di nuovo la maglia giallorossa?
“Emozione allo stato puro. Dal punto di vista fisico è stato faticoso, il tempo passa per tutti e ora ci chiamano leggende. Un modo carino per dire che ci siamo invecchiati. La cosa bella di queste esperienza è che si ritrova lo spogliatoio, quel sentirsi parte di un gruppo che manca sempre quando poi smetti e cominci un’altra vita fuori dal campo”.

Ce l’ha un consiglio per questa Roma?
“Sì ma va oltre il campo: torni di più a contatto con la sua gente, con i tifosi. Lo dico con nostalgia ma per tutti i club: prima c’erano rapporti veri, oggi ci si isola un po”.

Pensando al campo, invece, cosa manca per il salto di qualità?
“Gasperini è esigente e mi sembra che abbia fatto capire, anche pubblicamente, dove la rosa vada migliorata”.

Ma ora è da Champions?
“Dal 2001 sono passati 24 anni. Non so se la tifoseria voglia solamente il quarto posto. Io penso che la Roma abbia bisogno di un trofeo importante. Si gioca per vincere, non per arrivare quarti. La mia generazione ci è andata molto vicina, poi la Roma non ha più raggiunto quelle vette. Prima di morire spero di andare a festeggiare almeno uno scudetto al Circo Massimo. Credo molto nel lavoro e negli investimenti che stanno facendo i Friedkin”.

Hanno scelto un allenatore diverso dai precedenti.
“Gasperini farà un grandissimo lavoro. Chi dà tutto a Roma può avere enormi soddisfazioni, non solo in termini di risultati ma anche di affetto della piazza. E lui è uno che per fortuna non si risparmia mai”.

E in giro c’è un nuovo Pizarro?

“Non saprei. Però l’Italia può crescerne di calciatori con quelle caratteristiche. Bisogna lavorare sodo, andare su tutti i campi di provincia e cercare i talenti, a scovarli. Purtroppo si fa sempre meno e la Nazionale è il simbolo di un movimento che arranca. Spero vada al Mondiale, il terzo di fila senza gli azzurri non posso neppure immaginarlo”.

Il suo maestro Spalletti l’ha più risentito dopo l’esonero?
“Si ed è molto triste. Luciano a livello umano ci ha dato tantissimo e stiamo organizzando una rimpatriata tra vecchi compagni per andare a salutarlo. Anzi, visto che sicuramente leggerà questa intervista glielo annuncio: verremo a trovarti nella tua tenuta Luciano, la tua Roma non ti lascia solo”.

Categorie
Interviste

Soulè: “Gasp mi ha accentrato. Mi piace sempre di più il suo gioco”

Matias Soulè ha parlato in mixed zone al termine di Everton-Roma. Ecco le sue parole:

Senti la Roma un po’ più tua?
“Non so. Io provo a dare il meglio ogni giorno e con il passare delle settimane acquisisco sempre più fiducia. Sono contento e spero di fare bene anche in campionato. Dobbiamo continuare su questa strada, stiamo lavorando tanto. A me piace tanto il mister, speriamo di fare bene”.

Cosa ti piace?
“Il gioco che vuole, prova sempre le uscite dal basso o giocare tra le linee. Ovviamente quando dobbiamo buttare la palla lo facciamo. Mi piace tanto, spero di poter fare bene in campionato”.

Stai giocando più di prima e tocchi di più il pallone: questo è meglio anche per la squadra…
“Questa è l’idea del mister. Vuole far giocare gli attaccanti più vicino all’area, mi sta piacendo tanto e speriamo di poter continuare così. Vogliamo partire nella miglior maniera in campionato”.

Cosa ti ha sorpreso di più di Gasperini? Cosa ti chiede in particolare?
“Prima giocavo più esterno, lui mi ha accentrato. Mi sto trovando bene, anche se inizialmente non pensavo, e sono sempre in contatto con il pallone. Gasperini vuole giocare sempre avanti quando si recupera il pallone”.

Puoi fare più gol?
“Speriamo di sì. Ora sto più vicino all’area e spero di poterne fare di più”.

Quanto ti senti cresciuto dopo un anno a Roma?
“Lavorando ogni giorno spero di poter crescere ancora di più. So di dover migliorare in tante cose e ci sto lavorando, questa è la strada giusta per poter continuare così. Dalla fine dell’anno scorso ho acquisito maggiore fiducia con Ranieri e ora con Gasperini posso crescere ancora di più”.

Ci sono differenze tra ciò che ti chiedeva Juric e ora Gasperini?
“Simili, ma Gasperini è un’altra cosa. Juric era più specifico in alcune cose, Gasp mi lascia più libertà dalla trequarti in poi per esprimermi al meglio. E poi dobbiamo giocare sempre in avanti e mai di schiena e questo mi sta piacendo molto”.

Categorie
Interviste

Gasperini: “Ieri ottima riunione con i Friedkin sul mercato. Dovbyk mi piace”

Gian Piero Gasperini ha parlato così al termine di Everton-Roma, in zona mista:

Oggi una Roma diversa rispetto al match contro l’Aston Villa…
“L’altra sera l’avversario era veramente forte in questo momento. Non tutto era negativo, anche se il risultato è stato pesante”.

Un bilancio del ritiro in Inghilterra?
“Possiamo farlo anche di tutto il mese. In Inghilterra siamo stati bene, abbiamo avuto la possibilità di completare la preparazione che adesso è conclusa”.

Un bilancio complessivo di questo ritiro in Inghilterra?
“Possiamo parlare di un mese. In Inghilterra siamo stati bene e abbiamo avuto la possibilità di completare la preparazione, ora entriamo nella fase di preparazione al campionato. Sabato ci sarà un’altra amichevole, ma usciamo da queste tre partite in modo positivo per quanto fatto dai giocatori sia nella preparazione sia nelle partite. Devo veramente ringraziarli per l’applicazione e l’impegno”.

Che risposte le ha dato El Aynaoui più vicino alla porta?
“Questa è una soluzione, non c’è un unico sistema di gioco. L’avevo provato con il Cannes ma era andata maluccio, oggi contro una squadra di Premier è andato bene”.

L’esordio di Ghilardi da titolare?
“Bene, è stato veramente bravo. Lui è arrivato questa settimana e al Verona non aveva fatto la preparazione con continuità”.

Soulé?
“Le mie pagelle sono tutte positive, anche Soulé”

Dovbyk?
“Sotto il piano atletico è in crescita e si sta impegnando molto. A volte leggo che a me Dovbyk non piace, ma non scrivete mai queste cose perché io non l’ho mai detto. A me piacciono tutti i giocatori della Roma e finché sono qui io darò il massimo per lavorarci. Mi hanno dato un’applicazione straordinaria, si allenano benissimo e per me è un segnale più che sufficiente. Le prestazioni giudicatele voi”.

Settimana prossima ritroverà Pellegrini e Dybala?
“Dybala sì, per Pellegrini è un po’ più lunga. Mercoledì saremo a Trigoria e dovrei ritrovare anche Ndicka. Pellegrini sta correndo bene, è sulla via della guarigione ma non credo possa tornare a breve”.

Si aspetta qualcosina dal mercato in attacco?
“Sì. Ieri abbiamo fatto una bellissima riunione con la proprietà che era qua ed è stata molto positiva. Ci sono ancora delle settimane di mercato e sono veramente poche. Loro mi hanno detto delle cose molte importanti e spero che verranno realizzate. Massara è impegnato per realizzare ciò che vuole la società in accordo con l’allenatore”.
Non ce le dice le cose importanti…
“Sì ma no (ride, ndr)”.

Categorie
Interviste

El Shaarawy: ”L’intensità è la priorità del mister. Ci sono i presupposti per fare bene. Fascia da capitano? Un onore”

Stephan El Shaarawy ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali della Roma. Di seguito le dichiarazioni dell’esterno giallorosso.

Siamo a metà ritiro in questo bel posto, mi sembra un posto adeguato.

“Sì, struttura molto bella. Stiamo lavorando forte, con molta intensità, che è la cosa che sta richiedendo il mister in maniera prioritaria. C’è grande disponibilità ed entusiasmo da parte di tutti. Ci sono i presupposti per fare bene.”

E’ cambiato qualcosa dai primi ritiri cha hai fatto in carriera o è sempre la stessa dinamica?

“Un po’ di cose sono cambiate, soprattutto con l’avvento dei social si dà più importanza alle attività di marketing, che prediligono di fare le tournèe estive e le amichevoli di cartello. Dal punto di vista del lavoro non è cambiato tantissimo, c’è qualche metodologia nuova, ma alla fine il focus è sempre quello di migliorare la propria condizione per arrivare al campionato pronti. Massima serietà ed impegno da parte di tutti, che non è mai mancato.”

Tu hai attraversato tante fasi nella tua carriera. Ce n’è una che pensi ti abbia insegnato di più?

“Sicuramente le fasi che ti insegnano di più sono quelle in cui hai momenti di difficoltà, dove magari soffri un po’ di più. Nella mia carriera ne ho vissuta qualcuna, penso al primo grave infortunio avuto al Milan, avevo 20 anni, mi ha tenuto lontano dal campo per un anno intero. Non ho avuto paura di smettere ma ero in un periodo difficile, non avevo mai avuto un infortunio così lungo. Impari a rialzarti, che era l’unica via possibile, impari anche il valore della resilienza. Poi c’è stato quello del Monaco nel 2015. Lì stavo bene, però, non rientravo nei piani dell’allenatore e della società. Mi sono allenato da solo, ma impari ad andare avanti per la tua strada, ti alleni per te stesso, e speri che ci siano delle opportunità nuove. Poi l’opportunità della Roma è arrivata ed è arrivata bene. C’è stata anche quella della Cina, che è stata un insegnamento molto importante. Quella scelta è stata molto pensata, e ho ragionato un po’ più con la testa. Quando sono tornato sono stato veramente contento.”

Ti saresti immaginato al primo giorno a Trigoria che nel 2025 saresti stato uno dei capitani della Roma?

“No, è un orgoglio e un onore. Indossare la fascia di capitano della Roma è un qualcosa di speciale. Senti il peso della storia di una città intera, ti senti in dovere di dare tutto e di non risparmiarti. Questo è quello che ho fatto e che farò sempre, con o senza fascia. Chi mi conosce sa che sono sempre stato uno che ha dato tutto per la Roma, che ha sempre dato il massimo impegno quando chiamato in causa, e così continuerà ad essere. Il mister è stato chiaro in questo: vuole che ci siano nello spogliatoio più giocatori che guidino il gruppo, che trasmettano lo spirito giusto, un senso di appartenenza. Qui ci sono giocatori che ci sono da tanto tempo come me, Lorenzo, Bryan, Mancio, che lo hanno fatto in questi anni. Ci sono altri giocatori che sono qui da meno tempo ma hanno tanta esperienza. C’è un giusto mix per far andare le cose nella direzione giusta.”

Il tuo gol preferito è il più bello o ce n’è uno che significa di più anche se non è tra i più belli?

“Un po’ tutte e due. Il primo è stato quello che ho sentito di più, venivo dal periodo che avevo vissuto prima. E’ stato come una rinascita. Presentarsi all’Olimpico con un gol di tacco sotto la Sud all’esordio, oltre che bello, è stato significativo ed importante per me. Su tutti dico quello.”

Tolti i tuoi, hai un gol preferito nella storia del calcio?

“Ne ho anche tre o quattro. Ci sono quelli che mi fanno venire i brividi, che sono i tre gol del Mondiale del 2006: quello di Grosso, quello di Del Piero, ed il rigore in finale contro la Francia. Sono brividi continui. Tolti quelli i miei preferiti sono quello di Kaka contro il Manchester, quello di Ronaldinho al Bernabeu, e quello di Neymar al Santos, che ha vinto anche il Premio Puskas, una delle sue serpentine con gioco di tacco, uno-due e poi ha scavalcato il portiere con l’esterno destro. Gol stratosferico.”

Il tuo gol preferito che hai quasi fatto?

“Quello in semifinale col Liverpool. Ho preso un palo e poi una mano…”

Cos’è per te il talento? Sei riuscito a capire quanto conta il talento e quanto il lavoro per farlo fruttare?

“Penso che si debba partire da una buona base di talento sempre, perché ti permette di dimostrare quanto vali, di emergere e di arrivare ad un certo livello. Quando arrivi ad alto livello, la cosa che ti mantiene in alto è il lavoro, il sacrificio, la dedizione e la testa. Il talento non ti prepara al fallimento, il lavoro sì. Solo col talento fai fatica. Penso che la ricetta migliore sia una buona dose di talento, ma senza il lavoro non vai molto lontano. Quando arrivi a un certo livello devi sempre avere quell’ambizione di migliorarti sempre, e solo col duro lavoro la ottieni. Ci vuole costanza, impegno e dedizione in quello che fai.”

Cosa ti emoziona ancora nel calcio, sia da giocatore che da spettatore?

“Da protagonista in campo il momento del gol. Per me è il momento di soddisfazione più alto, che mi riempie il cuore. Quando realizzi che la palla entra, soprattutto se sei in casa, è qualcosa di unico a cui non ci si abitua mai, e col passare degli anni mi emoziona ancora di più. Da spettatore mi sono sempre piaciute le giocate dei singoli, dei miei idoli. Quando ero piccolo guardavo i video delle loro skills, per poi cercare di replicarle. Accendere la tv e guardare la partita solo per quel giocatore lì è un qualcosa che mi emoziona.”

In diversi momenti della tua carriera alla Roma hai messo da parte l’individualità. Forse è lì l’equilibrio tra talento e lavoro.

“Sì, capisci che tipo di giocatore sei diventato. Negli anni a Roma, soprattutto quando sono tornato dalla Cina, ho visto questo cambiamento. Nelle volte in cui c’era bisogno di aiutare la squadra io ero sempre lì in prima linea, mettendo da parte l’individualità. E’ una caratteristica mia.”

Hai fatto anche l’esterno di copertura quando serviva.

“Sì, ti riesci ad adattare a quelle che sono le esigenze del mister, quello che richiede la situazione in quel momento. Credo di essere riuscito a farlo abbastanza bene.”

Hai qualche Serie tv o film che ti piace in particolare?

“Guardo entrambi. L’ultima Serie Tv che ho visto è Adolescence. Mi ha colpito perché è diversa da tutte, è tutta in piena sequenza. Unica e bellissima. Tratta tematiche delicate, però bella.”

Musica?

“Generalmente ascolto un po’ di tech house, un po’ di reggaeton, un po’ di tutto. Ogni tanto la metto in spogliatoio. Soulè e Dybala mettono un po’ di reggaeton, la mia è un po’ più spinta, ma magari nello spogliatoio non è il caso. Gli altri accettano.”

Categorie
Interviste

Soulè: “Voglio vincere con la Roma. Posso giocare ovunque”

Matias Soulè ha parlato ai microfoni de il Tempo. Ecco le sue dichiarazioni:

Come sta andando questo ritiro in Inghilterra?
«Ci stiamo trovando molto bene. Mi sono fermato un paio di giorni per il problema alla caviglia, ma stiamo lavorando tanto. È un ritiro tosto, però piano piano ci stiamo  ambientando per arrivare pronti per il campionato».

È quasi un mese che vi allenate con Gasperini. Quali sono le sensazioni?
«Sta andando benissimo con lui. Parlo per me e penso anche per la squadra. Ci sta aiutando
molto, piano piano stiamo capendo le idee che ha, sono molto offensive, vuole provare a tenere palla, uscire dal basso, cosa che magari non facevamo tanto prima. Soprattutto a me piace tanto avere il pallino del gioco. Ogni giorno ci adattiamo sempre di più al suo gioco»

Il suo ruolo è un po’ cambiato rispetto all’anno scorso, come si sta trovando?
«All’inizio pensavo che avrei avuto un po’ più di difficoltà. Ma la sua idea di giocare sempre in avanti, di essere ben proiettato verso la porta, mi sta piacendo molto. Mi sento molto bene e mi sto trovando molto bene. Io poi so fare un po’ tutti i ruoli. Potrei giocare pure a sinistra, quinto aperto o esterno aperto. Però ovviamente questo mi piace di più, mi piace essere più vicino alla porta, essere lì tra le linee, è un’altra cosa rispetto all’anno scorso. Però mi sento molto bene e mi sto trovando molto bene, devo migliorare tanto e lo sto imparando».

Com’è stato questo suo primo anno a Roma?
«All’inizio non è stato bellissimo, ci sono state un po’ di difficoltà della squadra e anche individualmente. Però piano piano, dopo l’arrivo di mister Ranieri, ho ritrovato la tranquillità e la fiducia di cui avevo bisogno. Giocando semplice ogni volta e provando a dare sempre di più, sono migliorate un po’ le cose, soprattutto alla fine della stagione. Adesso mi trovo molto bene, con piena fiducia».

A gennaio c’è stato un momento in cui poteva andare via…
«Sì, ho avuto qualche offerta e quindi ho dovuto parlare con il mister per chiedergli cosa voleva fare con me, volevo capire se avrei continuato a non giocare e quindi se era meglio andare via per avere minuti. Però parlando con lui mi ha detto che mi avrebbe dato le mie opportunità e che sarebbe arrivato un bel momento per me. Devo ringraziarlo, perché mi ha dato fiducia e tranquillità per esprimermi al meglio. C’è la voglia di fare bene tutto l’anno, spero di poter iniziare come ho finito l’anno scorso».

Quali sono gli obiettivi di quest’anno?
«Vogliamo arrivare fino in fondo in tutte le competizioni, in campionato, Europa League e Coppa Italia. L’anno scorso abbiamo quasi raggiunto l’obiettivo di entrare in Champions League, ci è mancato solo un punto. Sarebbe stato bellissimo, soprattutto per come è iniziata la stagione e quella striscia di vittorie che poi abbiamo fatto. Spero che quest’anno la possiamo raggiungere».

Pensa che con Gasperini si riesca a trovare questa continuità nel corso dell’intera stagione per arrivare in Champions?
«Penso di sì. Ci deve essere tranquillità intorno alla squadra, noi stiamo lavorando ogni giorno e in ogni partita, proviamo sempre a migliorare per arrivare ai nostri obiettivi e spero che si possa raggiungere. Con il mister e con tutto lo staff c’è un bell’ambiente di lavoro, lavoriamo tanto. Rimanendo compatti possiamo fare veramente meglio, lo spero».

Lei e Dybala siete grandi amici, però giocate nello stesso ruolo. Come gestirete questa “concorrenza”?
«Deciderà il mister (ride, ndr). Lui mi ha chiesto di fare il quinto e ha visto che potrei anche
farlo. Poi mi piace giocare come sto giocando adesso, mi sto trovando molto bene, però non ho problemi a fare altro, come con l’Inter lo scorso anno. Anche a sinistra posso giocare, non ho nessun problema a spostarmi sull’altra fascia. Faccio tutto».

Un altro suo amico è Paredes, che è tornato al Boca Juniors…
«Ci manca tanto, con lui e Paulo eravamo sempre insieme, ora ha scelto di tornare a casa. Era il suo sogno, spero che il Boca riesca a riprendersi. Sono contento per lui».

Magari ne arriva un altro di argentino…Ha parlato con Echeverri?
«Gli ho solo chiesto come stava, però davvero non so niente di mercato. Non ci parlavo da tanto, adesso mi ha risposto su Instagram, però sinceramente non so niente. Non mi ha chiesto consigli sulla Roma o Roma».

Dovbyk e Ferguson sono i due centravanti con cui dovrà dialogare, come si trova con loro?
«Molto bene. Ferguson è appena arrivato, ci stiamo conoscendo. Sono un po’ diversi come caratteristiche. Devono adattarsi a questa maniera di giocare del mister, che è diversa  dall’anno scorso. Però ci stiamo lavorando tanto e io penso che faremo una grande stagione, speriamo».

Qual è il suo rapporto con Roma città e con la tifoseria della Roma?
«Mi trovo molto bene, sono felice qua. I tifosi e la città sono una cosa incredibile. Ho anche comprato casa a Roma. Mi sono stabilizzato, spero di poter rimanere per tanto tempo e di poter fare le cose bene. Il primo periodo è stato un po’ difficile, però piano piano, lavorando, sono riuscito a cambiare un po’ tutto. Ora sono veramente felice».

La Roma ha fatto firmare un triennale a Gasperini. Dove si vede lei alla fine di questi anni?
«Sarò più maturo, con più esperienza. Spero di poter vincere qualcosa in questi tre anni, voglio farlo con la Roma il prima possibile. Questo è un progetto che vuole rimettere la Roma dove merita di essere. Non entriamo in Champions da tanto, quello sarebbe un traguardo bellissimo».

Gasperini ha detto che i Friedkin hanno grandi progetti per la Roma, lei percepisce questa voglia di far bene da parte dei proprietari?
«Sono sempre presenti, si vede con tutti gli investimenti che fanno, perché vogliono fare
qualcosa di buono e speciale. Poi se il mister, che è venuto qua dopo aver fatto tanti anni all’Atalanta in cui ha fatto benissimo, ha scelto la Roma perché evidentemente c’è un  progetto buono e ambizioso. La società ci sta aiutando e noi dobbiamo aiutare loro in campo per riportare la Roma in alto».

Dei nuovi calciatori chi l’ha stupita?
«El Ayanoui mi è piaciuto molto, è un giocatore che può fare tutto, buono tecnicamente, sa
recuperare bene la palla».

L’anno prossimo c’è il Mondiale, è un suo obiettivo esserci?
«Certo, per noi argentini la nazionale è importantissima, è un mio obiettivo giocarci e andare al Mondiale».

Sappiamo che e un grande appassionato di mate. In cambio di cosa lei si separerebbe dal mate?
«Rinuncio al mate, che io porto ovunque, se quest’anno si vince qualcosa con la Roma (ride,
ndr). Io voglio fare tanti gol e andare in doppia cifra».

Categorie
Interviste

Gasperini: “Progetto giovani entusiasmante. Il primo obiettivo è la credibilità dei tifosi. Soulè e Dybala possono giocare insieme”

Gian Piero Gasperini è intervenuto ai microfoni di Sky Sport, nel corso del programma sul Calciomercato. Ecco le sue parole:

Quanto manca per vedere la Roma che ha in testa?
“Un mese è già qualcosa, abbiamo fatto tante cose insieme. Ho incontrato un gruppo coeso e legato, che mi ha dato grandissima disponibilità. Abbiamo fatto tanto, ma si può fare ancora di più”.

Quale è il suo obiettivo stagionale?
“Acquisire credibilità agli occhi dei nostri tifosi e avere la considerazione che stiamo facendo un lavoro che possa portare loro delle soddisfazioni. Speriamo ci voglia meno tempo possibile. La Roma deve essere sempre ambiziosa e guardare in alto, ma in questo momento ciò che mi auguro di poter ricevere è la credibilità. Abbiamo imboccato la strada giusta”.

Ziolkowski è in arrivo? Fabio Silva è il grande obiettivo della Roma? 
“Bisogna guardare ciò che abbiamo fatto con gli arrivi di Wesley, El Aynaoui, Ferguson, Ghilardi… Sono tutti ragazzi giovani e hanno già avuto esperienze importanti. Loro sono il tipo di profilo per il quale la proprietà si è rivolta a me. Questa non è la direzione usuale per una squadra come la Roma, ma è ciò che stiamo cercando di fare. Vogliamo costruire in questa direzione una squadra che possa crescere”.

Ha sentito Fabio Silva?
“No. In questo mese riesco a guardare soltanto gli allenamenti della squadra (ride, ndr). Ma è innegabile che ci sono tanti giocatori in questo momento, siamo nel momento cruciale del mercato soprattutto per gli attaccanti e questo fa parte del calcio”.

Lei è bravissimo nel lavorare con i giovani…
“Quando ho parlato per la prima volta con la proprietà il progetto che mi è stato esposto era rivolto proprio in questa direzione e a me ha dato tanto entusiasmo, dato che l’ho fatto anche in altre squadre. Questa direzione è diversa per la Roma, ad esempio quando ti rivolgi a un altro tipo di mercato, puntando su giocatori importanti, si hanno costi ed età diverse. Quei giocatori possono portarti un miglioramento immediato, ma in prospettiva meno efficace. Questo è il motivo per cui il progetto giovani può essere una novità a Roma ed è lo stimolo forte che mi ha spinto a venire qui. Ho lavorato così in tanti club e se riuscissi a farlo anche a Roma sarebbe straordinario”.

Il ‘no’ di Ranieri in conferenza stampa sul suo arrivo era vero o una bugia?
“Devi chiederlo a lui (ride, ndr). In quel momento era una fase molto importante del campionato, quindi è stato bravissimo a dire così. La vera decisione l’ho presa a fine campionato, dopo l’ultima partita. Ho chiesto all’Atalanta la possibilità di incontrarmi con altre squadre e in tre giorni è successo tutto”.

Possono coesistere Dybala e Soulé nella sua idea di calcio?
“I giocatori bravi possono coesistere, magari averli sempre in squadra. Entrambi sono mancini e prediligono giocare nella stessa zona, ma Dybala ha giocato anche in altre zone di campo. Soulé è giovane e ha bisogno di incrementare il suo raggio di azione, può avere altri tipi di esperienze in campo. L’anno scorso ha fatto anche il quinto, dimostrando grande duttilità. Quando hai delle qualità puoi giocare in diverse zone del campo e questo è un valore”.

Il cambiamento del capitano? Ha parlato con Pellegrini?
“Adotto da sempre questa gerarchia e mi dispiace abbia creato questa situazione. In una squadra i potenziali capitani devono essere di più e sono tutti i giocatori in grado di sostenere la fascia. Bisogna avere determinati requisiti e se in una squadra ci sono più elementi vuol dire che c’è sicuramente un nucleo più omogeneo e forte. A Dublino Toloi non ha giocato, De Roon era squalificato e quindi Djimsiti divenne capitano, ma quando alzò la coppa lo fece con tutti gli altri. Questo è il mio concetto di squadra. Voglio avere più persone attaccate alla squadra e chi sta qui da più tempo ha sicuramente i requisiti ed è giusto che sia capitano. Si tratta di un criterio molto semplice e non è soggettivo. Per me i capitani sono quelli che fanno parte del nucleo più forte della squadra”.

Preferirebbe scegliere un giocatore o avere maggiore tempo per sviluppare la sua idea di calcio in fase di calciomercato?
“Il tempo non basta mai e proprio per questo non parlo di risultati, bensì di credibilità che la gente riconosce. Poi il tempo ti viene concesso. Tutti vorremmo partire forte con una squadra amalgamata e con delle vittorie, questo è l’obiettivo ma non lo prometto”.

La sintesi è: portatemi i calciatori che al tempo ci penso io?
“Sì. I calciatori sono la parte fondamentale, ma anche lo spirito della squadra è importante. Poi ovviamente contano i risultati”.

La situazione Lookman? Per lei è pronto per fare il salto all’Inter?
“Mi dispiace perché abbiamo vissuto dei momenti così belli che si corre il rischio di ricordare questi giocatori per l’ultimo episodio, quando invece ce ne sono stati tantissimi meravigliosi. Sono dispiaciuto per il ragazzo e per la società e mi auguro che questa situazione possa risolversi”.

La aspettiamo con nuove notizie di mercato…
“Ve le porterò sicuramente… (ride, ndr)”.

Categorie
Interviste

Gasperini: “Gli inglesi ora hanno una marcia in più. Mercato? Mancano tre settimane”

Gian Piero Gasperini ha commentato così la sconfitta contro l’Aston Villa:

Prima sconfitta, un’analisi della partita?

“Abbiamo trovato una squadra forte, facevamo fatica a contenerli. Bisogna guardare anche le cose buone, loro andavano forte e ci hanno creato tante difficoltà.”

Quali sono le cose buone e quelle meno buone?

“L’impegno è stato encomiabile, nulla da dire. I ragazzi hanno cercato di tenere il campo al massimo, a tratti hanno fatto anche delle buone cose, siamo stati poco incisivi. Ci andavano via anche a squadra schierata. Dobbiamo dare merito agli avversari, che in questo momento hanno due marce in più. Queste sono partite di agosto, come non ti devi esaltare quando vinci non ti devi deprimere quando perdi, devi prendere la lezione e fare meglio la prossima.”

Ci vuole un po’ di sfrontatezza e coraggio quando ci si avvicinava all’area?

“Nel primo tempo abbiamo fatto un po’ più di fatica. Sul piano della costruzione del gioco abbiamo fatto anche delle buone cose. Loro quando partivano riuscivano a metterci in difficoltà. Alcune prestazioni sono state anche buone, mi è piaciuto molto El Aynaoui. Dobbiamo prendere le cose buone e pensare alle prossime gare, e continuare ad applicarci come stiamo facendo.”

Sul mercato lei mette spesso pressione. Così non si complica il lavoro di Massara?

“Spero di no.”

La fase offensiva è quella che ha soddisfatto di meno?

“Abbiamo preso anche qualche gol… Non è facile contro giocatori così veloci. Anche quando abbiamo tenuto bene il gioco siamo stati poco incisivi. E’ un qualcosa su cui dobbiamo cercare di migliorare.”

Negli errori ci sono più meccanismi tattici da allenare o la parte atletica?

“C’è un po’ di tutto, anche la qualità degli avversari da considerare. Tutti per 90 minuti hanno cercato di tenere la partita, non ci sono mai state situazioni di scoramento anche sul risultato negativo, questo è molto positivo.”

Wesley?

“Non ha fatto bene. Ha sbagliato tanto sul piano tecnico, ma è un ragazzo che ha un bel motore. Questa sera c’è stata qualche prestazione negativa, e qualcuna molto buona.”

Ghilardi?

“E’ entrato bene. E’ fermo da parecchio, non ha fatto una buona preparazione, la sta facendo ora. Fa parte di quei profili giovani che possono crescere.”

Vedremo Wesley e Rensch in campo nella stessa partita?

“Tutti e due a destra è difficile (ride, ndr). Uno come terzino e uno esterno? Può essere un’idea.”

Vi siete dati delle tempistiche per l’acquisto in attacco?

“No, vedremo. E’ passato quasi un mese dall’inizio della preparazione. Ci sono ancora tre settimane di mercato, vedremo quello che succederà”.

Categorie
Interviste

Mancini: “Vorrei restare a vita a Roma. Budapest è una ferita sempre aperta”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni de il Corriere dello Sport. Ecco le sue dichiarazioni:

Lei lo sa cosa dice la gente? “Mancio in campo fa quello che farei io, ha le reazioni che avrei io, ci mette il cuore che ci metterei io”. Più che un’empatia, sembra una simbiosi.
«Sin da subito Roma ti abbraccia e ti porta dentro questo vortice emotivo. Ti beccano in giro
e ti parlano della Roma, li incontri al bar e ti chiedono perché la Roma non vince o quanto siamo forti quest’anno. La Roma è ovunque, è un’idea che cammina su tante gambe, ed è
meraviglioso. I nostri tifosi non possono scendere in campo, così provo a farlo io per loro.
Reagendo alle ingiustizie come reagirebbero loro».

Si sente un simbolo?
«Forse mi vedono come quello più carismatico, simbolo però è una parola grossa. Chissà, magari quando smetterò mi ci sentirò».

Una volta raccontò che da ragazzino, nel vivaio della Fiorentina, rischiava di essere tagliato ogni anno. L’Italia non e un paese per giovani.
“Dai 9 ai 19 anni giocavo poco, è vero. Mi dicevo “non sarai mai un calciatore”. Non è facile resistere, devi essere forte di testa. Diciamo che sono un sopravvissuto. Anche grazie a quella vocina che continua a salirmi dallo stomaco».

E cosa le dice?
«Non mollare, non smettere di pensare che davanti a te c’è sempre una salita. Sai, bisogna avere anche un po’ di paura per andare avanti. Parlo della paura di perdere tutto, che tutto questo un giorno finisca».

Si legherebbe alla Roma a vita?
«Sì, assolutamente sì. Sono qua dal 2019 e diventare una bandiera sarebbe un sogno. La
Roma a vita, mi piace».

La scadenza del contratto fino al 2027 però è dietro l’angolo.
«Non ne stiamo ancora parlando. Per me non è un problema. Non c’è alcun tipo di preoccupazione».

Gasp ha detto che ci sono 7-8 leader in questo gruppo e che il capitano lo sceglierà in base alle presenze. A conti fatti, però, lei passerebbe da vice a quarta scelta.
«Non è importante, non mi pesa. Anzi è positivo che nel nostro gruppo i leader si sentano capitani. La fascia è solo un simbolo della domenica».

Da bambino ce l’aveva un mito?
«Marco Materazzi, una fonte d’ispirazione. Quando sono arrivato a Roma hanno cominciato a parlarmi di Aldair e così ho guardato tutti i suoi video».

Cos’è il derby per Mancini?
«Lo stomaco che frulla, l’attesa che quasi ti uccide. Pensi, io ho debuttato con la Roma in
un derby. La rivalità ti logora, quella partita ti toglie il sonno, vivi una settimana da incubo e
non vedi l’ora che inizi».

Di solito che metodi utilizza per allentare la tensione?
«Non la allento mica. Sul pulIman metto la playlist “allenamento forte”. Sento solo “bum
bum bum”. E nel frattempo giro nella mia testa il film della partita che sto per giocare».

L’attaccante che l’ha snervata di più?
«Ho fatto una fatica bestiale a marcare Higuain»

E nell’ultimo campionato?
«Moise Kean, rostissimo. Non si ferma un attimo».

Fonseca, Mourinho, De Rossi, Juric, Ranieri, Gasperini. C’è un segreto per adattarsi così velocemente a tecnici così diversi tra loro?
«Il mio è fare tutto quello che mi chiedono».

Ad esempio?
«Se lei fosse il mio allenatore e per assurdo mi dicesse “Gianluca, oggi per vincere la partita dai 5 testate a un albero”, io lo farei. Mi fiderei di lei, rispetterei i compiti che mi assegna. Non sto mai a pensare a cose tipo “sono abituato a questo”, “per me sarebbe meglio quest’altro”. Sono pensieri che inquinano la mente e basta. Quando non mi sento capace di fare qualcosa, cerco di impararla».

La cavalcata con Ranieri cosa vi ha dimostrato?
«Che nulla è impossibile. E che se possiamo fare 46 punti nel girone di ritorno, allora dobbiamo farli anche in quello d’andata. Ranieri ci ha dato serenità, ha fatto ordine. Che eravamo forti già lo sapevamo, io l’ho sempre detto pure nei momenti bui, rischiando di passare per scemo».

Si è detto che a Bergamo qualche volta discuteva con Gasperini.
«Mai vero. Quando sono venuto alla Roma è stata la prima persona che ho chiamato. Io so cos’è la gratitudine»

Che tipo è Gasp?
«Il più grande insegnante di calcio e tattica che io abbia mai avuto. In campo è un martello, è molto esigente e non cerca mai alibi. Con lui alzi l’asticella, è inevitabile».

Cos’è stato invece Mourinho per la sua carriera?
«Un mostro che è arrivato e mi ha fatto dire “sì, lui può cambiare la mia storia e quella di tutti noi”. José ci ha dato carisma, mentalità, convinzioni. In campo ero il suo condottiero, a volte ho esagerato andando un po’ oltre…ma lo facevo perché sentivo che lui ci avrebbe portati alla vittoria».

E oggi cosa sente?
«Abbiamo tutto per riprovarci, anche in Europa».

Budapest quanto le fa male?
«Me la sogno spesso. E me la sogno male».

È una ferita aperta o è già una cicatrice?
«Ferita che provoca dolore. Io non riguardo mai immagini di quella finale di Europa League, non ho mai rivisto quella partita e quando su Instagram scrollo i reel e mi ritrovo davanti agli occhi i video di quel rigore chiudo il telefono. Meritavamo quella coppa, quell’episodio ci ha condannati. Io poi sono stato un protagonista in negativo con l’autogol e con un rigore sbagliato. Budapest la porterò per sempre dentro».

La Champions è un obiettivo concreto?
«Sì lo è. Una squadra come la Roma non può stare fuori dalla Champions League per tutto
questo tempo. Io poi non ci ho mai giocato».

È vero che ci sono state offerte dall’Arabia? 
«Ci sono stati degli interessamenti, dei sondaggi. Perà ho detto al mio procuratore che sto troppo bene qua. Amo questa società e questa maglia e non voglio pensare ad altro».

Lei ha visto l’alba dell’era Friedkin. Cinque anni dopo il loro arrivo, come è cambiata la Roma?
«Sono alla Roma dal 2019, arrivato insieme a tanti acquisti: sembrava ci fosse una rivoluzione in corso. Oggi, grazie ai Friedkin, la Roma è un punto di arrivo. Basta vedere Trigoria per rendersene conto: è migliorata in tutto, dai campi ai macchinari, fino alle strutture. Ora tocca a noi fare qualcosa di speciale».

Le esclusioni di Spalletti quanto le hanno fatto male?
«Dicono che abbiamo discusso. Non è così. L’ho sempre ringraziato anche quando mi ha convocato da riserva o se un collega si faceva male. Quando chiama la Nazionale, si corre. Anche a piedi. Aggiungo che non tutti hanno la fortuna di fare un Europeo. Poi il ct ha fatto altre scelte. Ho sempre detto che quando non ti chiamano devi essere il primo tifoso a casa».

Ha già parlato con il ct Gattuso?
«Sì, ci siamo conosciuti. Voglio convincerlo, di sicuro l’azzurro passa dalla Roma».

Sua moglie Elisa, le tre figlie Ginevra, Lavinia e Bianca. Lei è circondato da donne.
«Fino a 50 anni infatti giocherò a calcio, visto che a casa non tocco palla».

Le mancano quando è in ritiro?
«Da morire, sono gli amori della mia vita, tutto quello che ho, il mio rifugio. Guai a chi me le
tocca, sono geloso».

Ed è anche felice?
«Nella vita? Sì, tanto. Soprattutto quando posso fare qualcosa per gli altri».

Nel suo paese, hanno organizzato un evento per ricordare Mattia Giani, il fratello di suo cognato venuto a mancare ad appena 26 anni mentre giocava a calcio. La sua foto mentre sparecchiava ha fatto il giro del web.
«E non me lo spiego. Ho visto ragazzi montare, smontare, preparare, cucinare, pulire, apparecchiare, servire ai tavoli. Così l’ho fatto anche io. Sono un ragazzo normale come tanti. Abbiamo bisogno di normalità in questo mondo. Riguardo Mattia, il vuoto che ci ha lasciato è impossibile da colmare».

Esiste l’amicizia vera nel calcio?
«Eh, non è mica facile. Ma io ho due amici che sono come due fratelli: con Leonardo Spinazzola ci completiamo, il destino ci ha separati alla nascita e poi ci ha fatti ritrovare. E poi c’è Lorenzo Pellegrini, con il quale condivido tutto».

Cosa si augura per lui?
«L’ho visto stracarico. Abbiamo fatto le vacanze insieme e non si vedeva mai perché era sempre ad allenarsi. Doppie sedure tutti i giorni».

La Roma lo aspetterà?
«A braccia aperte. E lui farà una grande stagione»

Categorie
Interviste

Ferguson: “Obiettivo Champions e 20 gol con la Roma. Futuro? Potrei restare”

Evan Ferguson ha parlato così ai microfoni de la Gazzetta dello Sport:

Ferguson, lei viene da una famiglia di calciatori. Nasce così il suo amore per il calcio?
«Ho iniziato per strada, con i miei migliori amici. Poi ci siamo spostati a Dublino per fare sul serio. Mio nonno giocava, ma non era un professionista. Mio padre invece si, con il Coventry e l’Under 21 dell’Irlanda. Chiaro che tutto questo abbia influito, sono nato con il pallone nelsangue. Anche mia sorella Ellie era nelle giovanili irlandesi, poi ha preferito andare in America, nei college. Ora non gioca più».

Lei è il primo irlandese nella storia della Roma. Che sensazione è?
«L’ho saputo solo quando sono arrivato qui. È sicuramente motivo d’orgoglio, soprattutto perché rappresento a Roma il mio Paese».

Con Gasperini sono esplosi tanti centravanti: da Milito a Retegui. Adesso tocca a lei?
«Sì, so che con il mister tanti attaccanti sono diventati famosi. Con lui si segna tanto. È una cosa sicuramente positiva anche per me».

La concorrenza con Dovbyk come la vive?
«Nel calcio si gioca solo in undici, è normale che ci siano giocatori che competono per lo stesso ruolo. Si tratta solo di lavorare duro. Ma può succedere anche di giocare con Artem: nella prima amichevole abbiamo giocato con le due punte, io e Dybala…».

La scorsa stagione tra Brighton e West Ham ha segnato un solo gol in 23 partite. Cosa è successo?
«E stata un’annata dura. I primi sei mesi ho convissuto con l’infortunio alla caviglia, poi ho deciso di andare al West Ham. Non è andata come volevo, ma ora fisicamente mi sento molto bene».

La felicità è segnare quanti gol in un anno?
«Di solito non penso a un numero esatto di gol. Di certo voglio segnare in ogni partita, anche se so che non è semplice. Venti gol? Speriamo…».

La Roma vuole tornare in Champions…
«Questo è un grande club, con ambizione: possiamo riuscirci. Come giocatori e come squadra dobbiamo spingere tutti in quella direzione. I tifosi meritano una squadra più in alto del quinto posto. Quando ho giocato a Roma con il Brighton c’era un ambiente speciale, i giocatori sembravano indemoniati».

Se a giugno la Roma decidesse di spendere 35 milioni di euro per acquistarla come si sentirebbe?
«Siamo all’inizio, non possiamo mai sapere cosa può succedere nel futuro. Ora penso solo a far bene qui, magari potrei restarci anche per sempre».

La cercavano in Premier. Perché ha scelto Roma?
«È un club con una grande storia: questa è una sfida, una nuova opportunità, mi piacciono le cose diverse. E poi i Friedkin vogliono fare grandi cose».

Qualcuno le ha già parlato del derby?
«Da quando sono qui tutti mi hanno detto di essere pronto per la Lazio. Voglio giocarlo, al 100%».

In Inghilterra Sherwood l’ha paragonata a Shearer, Glenn Murray a Kane. Paragoni pesanti…
«Si parla molto. Sono cose che non posso controllare: cerco di non pensarci e fare solo bene il mio lavoro. Come la storia di Chelsea e Tottenham pronti a spendere cento milioni di sterline per prendermi. Le valutazioni non dipendono da noi, non ci penso. Non so neanche se sia vero. E non me lo chiedo».

Suo padre Barry è irlandese, sua mamma Sarah inglese. Mai pensato di giocare per l’Inghilterra?
«Mai. Per me c’è solo l’Irlanda».

De Zerbi che l’ha allenata disse che può diventare uno dei migliori attaccanti della Premier.
«È stato molto carino, ma nel calcio le cose cambiano in fretta. Io voglio essere uno dei migliori, giocare bene e segnare, aiutando la squadra. Il mister mi ha mandato un messaggio a gennaio, voleva portarmi al Marsiglia. Ora sono contento di essere qui».

C’è un centravanti a cui si ispira?
«Cerco di rubare con gli occhi dai più bravi: Kane, Suarez, Ibrahimovic e Lewandowski … ».

Cosa pensa della scuola italiana di allenatori?
«In tanti dicono che sia una scuola difensivista e lo pensavo anche io: poi ho conosciuto De Zerbi e ora Gasperini e allora ho capito che non è così».