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Pisilli: “Un sogno giocare nella Roma”

Niccolò Pisilli ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la vittoria sullo Stoccarda:

Serata da sogno…
“Sono contento, era un po’ che non trovavo il gol… Contento per la vittoria, ci serviva e probabilmente così eviteremo il playoff”

Bravo a inserirti a fari spenti, fai venire in mente Tardelli e Marchisio…
“Marchisio l’ho visto di più, Tardelli non l’ho potuto vedere. È un anno che gioco con i grandi, è presto per essere accostato a loro”,

Gasperini ti ha invitato a non andare via…
“Giocare nella Roma è un sogno, sono tifoso romanista. Ogni calciatore vuole giocare, quando trovi meno spazio fai delle riflessioni ma ora voglio dare il 100% per la Roma”.

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Massara: “Angelino sta molto meglio, è tornato in gruppo. Mercato? Priorità all’attacco”

Ricky Massara, ds della Roma, ha parlato ai microfoni di Sky Sport prima di Roma-Stoccarda:

Che interpretazione diamo ai 7 cambi di questa sera rispetto al Torino?
Diamo l’interpretazione di avere molte partite importanti da giocare, quindi di attingere all’organico. Ci sono molti cambi, ma tanti ragazzi hanno fatto bene finora e siamo fiduciosi anche per questa sera”.

Due priorità di mercato: l’attaccante esterno di sinistra e l’esterno basso. A che punto siete? Angelino come sta, lo rivedremo?
“Stiamo valutando se ci saranno altre opportunità per cercare di migliorare questo organico dando priorità alla zona offensiva. Se ci saranno occasioni da sfruttare la società si farà trovare pronta come in passato. Angelino è stato a lungo fuori, sta decisamente meglio e sta crescendo la sua condizione. Siamo fiduciosi, la cosa buona è che è tornato in gruppo e sta migliorando”.

Pisilli?
“Contiamo molto sui ragazzi giovani che stanno crescendo. Pisilli ha già più di 50 partite nella Roma, quindi pur essendo giovane ha già dimostrato il suo valore a questi livelli e sappiamo di poter contare su di lui. Lo ha dimostrato in queste ultime partite dove ha giocato con continuità, sarà importante per il resto della stagione”.

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Malen: ”Preferisco giocare al centro dell’attacco. Roma? Scelta per la passione dei tifosi e l’ambizione della proprietà”

Donyell Malen, secondo colpo di mercato della Roma dopo Vaz, ha rilasciato la prima intervista ai canali ufficiali del club giallorosso. Di seguito le sue dichiarazioni.

Le tue prime sensazioni?
Mi sento bene e sono molto contento di essere qui. Sono stati dei giorni lunghi, ma sono entusiasta.

Quanto è importante l’affetto e il calore dei tifosi?
Nel calcio non c’è niente di più importante della passione. Io gioco con passione e spero di poter creare un legame con i tifosi e di fare qualcosa di importante insieme.

Cosa ti ha fatto dire ‘sì’ alla Roma?
La passione dei tifosi, l’ambizione della proprietà e gli obiettivi prefissati dalla società. Questo è un grandissimo club e sono felicissimo.

Cosa significherà per te lavorare con Gasperini?
Lui è molto importante per questo club, ha fatto buone cose in passato anche con altre società e le sue squadre hanno sempre giocato un bel calcio. Anche gli attaccanti hanno sempre fatto bene, quindi non vedo l’ora di lavorare con lui.

Hai un ruolo preferito?
Preferisco giocare al centro, penso di poter essere più pericoloso giocando da attaccante puro, di poter creare occasioni per la squadra e segnare. Per cui mi piace quella posizione.

Come immagini la Serie A?
Conosco molto bene questo campionato, ho visto molte partite quest’anno e anche in passato. La Serie A mi è sempre interessata, sono felicissimo di essere qui e giocare in questo campionato.

Sei grande amico di Justin Kluivert: cosa ti ha detto?
Lo conosco molto bene, da quando avevo 9 anni. Quando sono circolate le prime voci, mi ha scritto dicendomi che la Roma è un club straordinario e che posso davvero fare qualcosa di speciale qui. Sì, abbiamo parlato molto.

Hai scelto il numero 14: c’è un motivo particolare?
Era il numero più bello a disposizione. In passato ho giocato con il numero 14 e mi sono sempre trovato bene.

Quanta curiosità c’è di vivere a Roma?
Siamo tutti entusiasti di essere qui, personalmente non c’ero mai stato. Ho sempre sentito dire che è una bellissima città, tra le più belle in Europa. Non vedo l’ora di esplorarla e scoprire cosa ha da offrire.

Quale sarà il primo monumento che visiterai a Roma?
Penso che il Colosseo sia straordinario, ho visto molte foto e credo sia uno dei posti più belli da visitare.

Quali sono le tue passioni?
Le macchine mi piacciono. Posso passare le giornate a guardare auto. Poi mi piacciono gli altri sport come il tennis, il basket e il golf…

Hai mai mangiato una carbonara?
Sì, qualche volta. Ma non credo fossero come quella a Roma, per cui proverò la carbonara locale.

Un messaggio per i tifosi?
Sono felice di essere qui e lotterò per questo club. Cercherò di dare il massimo, segnare gol e servire assist. Sono molto entusiasta. Forza Roma!

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Robinio Vaz: “Orgoglioso di essere alla Roma”

Robinio Vaz ha parlato così in sede di presentazione ai microfoni ufficiali della Roma, dopo l’acquisto dal Marsiglia:

Le prime sensazioni di essere qui?
E’ un onore essere qui, ringrazio il club di questo onore. Ero qui da poche ore e mi hanno invitato ad assistere alla gara contro il Torino. E’ stata una bella partita ed è stato bello vederla.

Cosa significa per la tua carriera questo trasferimento?
E’ una cosa che mi farà crescere. Penso di aver qualcosa da dimostrare qui.

Cosa rappresenta il gioco del calcio per te?
Per me è passione, da piccolo volevo giocare a calcio. Penso che sia più di un lavoro, non trovo altre parole.

Cosa significa stare nella Roma?
Conoscevo già la Roma. So che gioca in uno degli stadi più grandi d’Italia e che ha vinto 9 Coppa Italia.

Cosa significa il calcio nella zona parigina da cui vieni?
Giocavo nel quartiere dove c’era molta gente. Erano sfide tra quartieri. All’epoca sentivo una forte pressione perché giocavo molte di quelle partite.

Cosa pensi di Gasperini?
Ha un calcio offensivo nel DNA, da attaccante sono contento di far parte della sua squadra, del suo progetto e di quello del club.

Hai una dedica particolare per essere qui?
Devo ringraziare la famiglia Friedkin per avermi voluto qui.

Come ti descrivi come calciatore?
I miei punti di forza sono la velocità, il gioco aereo e la finalizzazione .

Cosa dici ai tifosi della Roma?
Sono felice di essere qui. Non vedo l’ora di incontrarvi, forza Roma!

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Gasperini: “Ho visto tante cose buone. Vaz? Rientra nella nostra strategia ma se il progetto è valorizzare i giovani basta dirlo…”

Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Mediaset dopo la sconfitta contro il Torino:

Serata negativa…
“Ho visto tante cose buone, i ragazzi hanno recuperato due volte la partita. Abbiamo ruotato molto la rosa, ci sono state occasioni anche con Arena e si poteva vincere. Il gol subito da calcio d’angolo ci lascia amareggiati, pensavamo di andare ai rigori”.

Soddisfatto degli arrivi dal mercato?
“Sono soddisfatto di quello che ho, abbiamo fatto un girone di andata molto buono e sono arrivate risposte da parte di tutti. In questo momento si parla di mercato, ma noi abbiamo delle partite da giocare. Sono contento per Arena, ha 16 anni. Ora è arrivato un altro giovanissimo, cercheremo di valorizzare questi ragazzi al meglio”.

La soddisfa Vaz?
“Rientra nell’ottica di una squadra che ragiona sulla prospettiva. C’è un progetto molto lungo”

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Ranieri: Raspadori? Non ha mai voluto parlare con noi…”

Claudio Ranieri ha parlato prima di Roma-Torino, ai microfoni di Sport Mediaset. Ecco un estratto sul conto dell’affare Raspadori: “Non vorrei parlare di mercato ma posso dire su Raspadori che sicuramente abbiamo cercato diversi giocatori, quando si è capito che Raspadori non fosse interessato alla nostra chiamata perchè non ha voluto parlare con noi, abbiamo desistito e abbiamo capito che non voleva venire, cambiando obiettivi. Forse per il fatto che in questa fase potevamo acquistarlo solo in prestito, non saprei”.

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De Rossi: “Avevo un piano Scudetto, non meritavo l’esonero a Roma”

Intervistato da Massimo Ambrosini in uno speciale natalizio su DAZN, Daniele De Rossi ha parlato della sua esperienza da allenatore ma anche di calciatore alla Roma:

Come hai fatto a coniugare interessi extra-calcistici all’idea di stare sempre qui dentro?
“Mi sono fatto esonerare prestissimo, questa è la soluzione (ride, ndr)”.

Hai rifiutato tante offerte durante il periodo in cui sei stato fermo? Ti sei pentito di alcune scelte?
“No. Non ho rifiutato perché avevo voglia di andare e sono gli altri che hanno rifiutato me. Quando ho rifiutato l’ho fatto forse per la categoria e perché in alcune situazioni non vedevo molto chiaro. Nelle prime due esperienze, in maniera diversa, ho avuto problemi con i dirigenti: alla SPAL ho avuto problemi, ma ora quel dirigente (Fabio Lupo, ndr) lo sento ancora adesso e abbiamo chiarito. Anche alla Roma ho chiarito con l’amministratore delegato (Lina Souloukou, ndr). Niente di clamoroso, ma comunque c’erano problemi. Non voglio mettermi in una condizione in cui possa tornare ad averli e non voglio che passi il concetto che io sia uno che ha problemi con i dirigenti. Alla Spal parlai di quanto io non fossi contento del mercato in conferenza, dissi la verità. Il presidente Tacopina si arrabbiò e mi disse: ‘Chi ti ha detto che puoi dire la verità sulla mia squadra?’. E io lì ho capito tante cose”.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza della Roma?
“A vederla adesso un po’ mi dispiace quello che è successo. Nonostante io stia benissimo, mi dispiace perché sta avendo un exploit che io avevo predetto: dissi che certi giocatori il primo anno avrebbero fatto fatica, nel secondo sarebbero esplosi e nel terzo, continuando con quel mercato, avremmo lottato per lo scudetto. Non eravamo proprio pazzi a puntare su questo gruppo, dato che per me è molto forte”.

Non ti credevano quando lo dicevi?
“I presidenti pendevano dalle mie labbra, con loro avevo un rapporto costante. A livello calcistico ho sempre avuto ampia libertà sulle scelte, si fidavano, mi chiedevano e si confrontavano. Mi hanno iniziato a chiedere le cose ancor prima di confermarmi per i successivi tre anni. Da quel punto di vista c’era grande rispetto dei ruoli da parte di tutti. Poi si sono un po’ incrinate le cose e mi dispiace, ma quello che è successo io e il mio staff non lo meritavamo. Non sei mai pronto all’esonero, era molto presto. E’ successo a Genova e ora questa squadra ha un debito con me (ride, ndr)”.

L’hai vissuta come un’ingiustizia?
“Ci vai sopra perché io pensavo e penso di essere a posto con la coscienza. Non ho mai abbassato di un centimetro l’impegno che ho messo lì dentro, non ho mai tradito chi era lì, non ho mai usato il ‘potere’ che avevo in quella città per proteggere me e andare contro i giocatori o per andare contro la società. Se mi fossi tradito da solo non sarei stato così orgoglioso di ciò che abbiamo fatto. Ogni volta che vieni esonerato smetti di vivere ciò che ti piace. Non penso di aver avuto più dolore dall’esonero dalla Roma che dalla Spal, non cambia niente: ti manca il fatto che saluti i giocatori e poi non li vedrai più. Quando ho salutato a Ferrara eravamo in una palestra più brutta di quella di Trigoria, con dei giocatori meno bravi, con una società meno forte, ma il dolore era lo stesso e i ragazzi piangevano tutti… Ti rimane il senso di incompiutezza, quel ‘fammi fare che la rimetto a posto e andremo alla grande’. Questo ti rimane e ogni tanto ritorna fuori”.

Quando sei diventato allenatore del Genoa hai subito guardato il calendario e visto quando saresti tornato a Roma?
“Sì, ho guardato quando avrei giocato con la Roma e la Lazio (ride, ndr)”.

Non vedi l’ora?
“Si tratta di una sensazione particolare. Da bambino la vivi in un modo, da ragazzo del settore giovanile in un’altra maniera, da giocatore in maniera focosissima e da allenatore in modo folle. Ho sempre desiderato tutti i giorni che la Roma vincesse, questa è la cosa che mi fa più ridere. Per una settimana dovrò lavorare per far perdere la Roma… Ora non salto sul divano quando guardo la Roma, ma la vedo da collega e da ex giocatore. Se vince però sono contento”.

C’è stato un momento in cui potevi tornare alla Roma?
“No, non penso ci sia mai stata davvero la possibilità. Hanno fatto una scelta talmente evidente e chiara… A Roma si parla sempre e il mio nome accostato alla Roma funziona sempre. Ma non credo sarebbe stato il passo giusto per me, anche se ovviamente sarei tornato subito perché credo nella squadra e nei giocatori”.

Spalletti?
“Spalletti è geniale. Mi ha sempre spiegato quello che mi faceva fare e lo stesso Antonio Conte. Non c’era niente lasciato al caso ed era tutto nell’ottica di far giocare meglio la squadra. Anche Ranieri diceva: ‘È meglio un’idea mediocre che fanno tutti che un’idea geniale che capiscono in quattro. Io assorbivo tutte le riunioni, quella di Spalletti me la mangiavo con gli occhi mentre c’era gente che sbadigliava. Mi piaceva, sono sempre stato appassionato di calcio sotto l’aspetto tattico. Mi piace capire cosa sta succedendo intorno a me”.

L’avventura al Genoa?
“Tutto molto affascinante. Non so quante squadre abbiano il centro sportivo che sembra la cappella Sistina. Dobbiamo essere bravi a non disperdere tutto questo”.

Parli con i giocatori che lasci in panchina?
“Renzo Ulivieri mi ha detto di non dare troppe spiegazioni perché poi ti vai a incartare. Ho avuto spiegazioni poco convincenti da alcuni allenatori. Nella parte finale della mia carriera ho fatto diverse panchine. Un allenatore mi disse: ‘Oggi non giochi con il Real Madrid perché domenica c’è l’Ascoli ed è più importante. Non dirò chi è, ho scambiato le squadre per non far capire. Resta comunque un bravo allenatore. Se mi dici le bugie mi incavolo…”.

Il tuo sogno era finire la carriera alla Roma?
“Sì, ma ero anche tanto curioso di vedere cosa c’era di fuori”.

Come hai reagito al mancato rinnovo?
“Non ho odiato così tanto smettere quanto avrei odiato trascinarmi in campo. Quando mi hanno comunicato alla Roma la decisione io lo avevo capito, si protraeva da troppo tempo. Giravi l’angolo e vedevi il dirigente che si girava subito per non incrociarti (ride, ndr). L’ho vissuto in maniera molto serena. Avevo paura del dopo, ma io ho chiesto di saperlo. Era l’elefante dentro la stanza, tutti ne parlavano ma io volevo saperlo. Ero curioso e poi volevo salutare i miei tifosi nonostante non sia un amante degli addii. Chiesi a Guido Fienga di dirmi le cose perché avrei voluto fare una conferenza stampa per ringraziare, salutare con un giro di campo. E lui mi disse che l’intenzione era non rinnovare il contratto. Avevo due alternative: provare a convincerli, ma a livello di dignità avrei perso parecchio. Non ti do la gioia di farmi vedere stramazzato sotto la Sud perché voglio rimanere. Volevo uscire con eleganza, rappresento un bel pezzo di Roma e del calcio italiano. Cosa mi cambiava un anno in più? Ero preparato perché avevo visto la fine della carriera di Francesco (Totti, ndr). Quando ha smesso era distrutto, ne ho parlato mille volte con lui e io non volevo stare così male. Ho provato a prepararmi, smettere di giocare a calcio è stata una botta anche per me. Io ho smesso e dopo due mesi c’è stato il Covid: smetti col calcio, smetti di uscire, smetti di vedere persone… Per un attimo mi sono chiesto cose stesse succedendo”.

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De Rossi, ‘nemici mai’: “Lavorare sperando che la Roma perda è una cosa contro natura per me”

Lunedì 29 dicembre, all’Olimpico, ci sarà un ritorno speciale. Quello di Daniele De Rossi, questa volta da avversario, sulla panchina del Genoa. Mai DDR ha affrontato la Roma con altri colori addosso, ma per il lavoro che ha scelto di fare capiterà probabilmente altre volte non solo nella delicata gara, per entrambe le formazioni, che andrà in scena all’Olimpico.

Uno stadio che sicuramente accoglierà uno dei suoi figli calcistici più amati come è giusto che sia. Quel De Rossi esonerato un anno fa proprio in un Genoa-Roma, che non ebbe modo neanche di salutare per l’ultima volta il suo amato pubblico.

Foto Farioli

In queste ore a più riprese De Rossi ha sottolineato con grande rispetto per il pubblico genoano, che quella di lunedì per lui non sarà una sfida normale: “Non lo so, perché non ci sono mai stato dall’altra parte in quello stadio. So soltanto che ho una partita da preparare e una partita da provare a vincere. È la prima volta che mi succederà una cosa del genere. Lavorare una settimana, come ho detto pochi giorni fa in un’intervista ad Ambrosini, sperando che la Roma perda, è una cosa contro natura per me. Ma prima o poi doveva succedere, perché questo è il lavoro che ho scelto. Io accetterò che loro facciano il tifo contro di me e loro accetteranno che, per una volta, per novanta minuti, saremo non nemici ma dalla parte opposta. Penso che sarà bello, è come quando, dopo tanti anni, ritrovi il tuo primo grande amore, un vecchio amore, un grandissimo amore. Sarà bello salutarsi. Poi, durante la partita, non ci sarà spazio per i sentimentalismi. Ma a fine gara penso che un giretto per salutarli lo farò”.

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Mancini: “Non sono cattivo, cerco di dare tutto per la maglia e per i tifosi”

Gianluca Mancini ha parlato a la Stampa. Ecco le sue dichiarazioni:

Negli occhi di tutti c’è ancora lei che discute animatamente con Fabregas al termine di Roma-Como: è davvero cattivo o la disegnano così?
«Assolutamente no, basta parlare con chi mi conosce bene. Poi in campo subentrano tanti fattori, come l’adrenalina e la tensione, che fanno parte di una competizione. Ma non mi sembra di essere mai stato protagonista di gomitate, entrate killer o pugni in faccia: i miei sono tutti scontri di gioco».

Le dà fastidio o la motiva di più essere antipatico ai tifosi avversari? Detto che per i romanisti è un beniamino…
«Penso a giocare con la massima dedizione, dando tutto per la maglia della mia squadra, per i miei compagni e per me stesso. L’antipatia di chi tifa per le squadre avversarie può dispiacere, ma preferisco sempre essere visto di buon occhio dai miei tifosi».

La Roma è la squadra che ha fatto più punti nel 2025 e la difesa meno battuta in Serie A.
«So di far parte di un grande gruppo: nel 2025 abbiamo fatto buonissime cose. La somma dei punti, riguardando due campionati differenti, va contestualizzata: alla fine conta il presente. La difesa meno battuta è la sublimazione di un lavoro di squadra eccezionale: un portiere che rappresenta un valore aggiunto; una batteria di difensori forti, a prescindere da chi gioca, che tiene l’ultima parte della squadra; centrocampisti che corrono non so quanti chilometri; attaccanti che fanno una pressione incredibile».

Sessione di esami per la Champions, con la Roma comunque almeno quarta: dopo il Como, la Juve. Sale la difficoltà?
«Tutte le partite rappresentano degli step: ogni incrocio può rappresentare una trappola. Dopo gli inciampi con Napoli e Cagliari, portare a casa una gara come quella col Como è stato importante. La sfida con la Juve è bella e stimolante: ci sarà da sudare, ma ci arriviamo carichi».

Avverte la mancanza di non aver mai giocato la Champions con la Roma?
«Mi manca. Non è un peso, ma un obiettivo. Vincere la Conference, così come arrivare in semifinali e finale di Europa League, è stato bellissimo. Ma sentire quella musichetta dei campioni piacerebbe».

Piacerebbe anche ai Friedkin…
«La nostra è una proprietà forte, generosa e disponibile: lo ha dimostrato prendendo Gasperini, una scelta giusta e importante. La famiglia Friedkin ha voglia di portare la Roma più in alto possibile e ha arricchito il brand del club. Noi siamo orgogliosi del loro operato e del loro progetto».

Come è il Gianluca Mancini del 2025 rispetto a quello arrivato alla Roma nel 2019?
«Sono arrivato che avevo 22 anni. Tantissime partite, battaglie, sofferenze, delusioni, felicità, emozioni: qualcosa di bellissimo che voglio continuare a vivere qui».

Il momento più bello è stato vincere la Conference League a Tirana?
«Tirana è stata unica. Vincere quella coppa non era semplice: sollevare il primo trofeo, vedere Roma e i romanisti felici mi ha riempito di orgoglio».

E quello più buio? La finale di Europa League persa?
«Sì, ripensando all’andamento della partita».

Come ha ritrovato, dopo sei anni, Gasperini?
«Il solito mister che ti insegna calcio e ti carica. Un maestro, ho avuto la fortuna di averlo all’Atalanta e già mi aveva fatto capire tante cose. L’ho ritrovato identico».

Quello che è successo un anno fa alla Roma con Ranieri?
«Quando Ranieri ha aperto la porta dello spogliatoio è stato come vedere una luce nuova. Ci ha fatto stare bene, nella nostra testa è scattato qualcosa».

Anche lei, avendo vinto la Conference, è del partito che un trofeo a Roma valga di più un titolo altrove?
«Sì, ha un valore enorme. Ricordare quello che è successo con la Conference, pensando di poterlo rivivere, mi fa quasi piangere dall’emozione».

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Sabatini: “Zirkzee? Massara ci sta lavorando come un fabbro”

Walter Sabatini ha parlato ai microfoni del Corriere della Sera. Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Cosa succede a chi vince Juventus-Roma?
«Può avere un effetto dirompente per tutte e due le squadre. Siamo di fronte a una grandissima partita, che può portare i due club a ragionare di scenari impensati: la Roma di scudetto, e la Juventus potrebbe capire di aver accorciato se non azzerato i tempi per la vetta. Perdere sarebbe per la Roma una sorta di collasso di una percezione, per la Juve uno stop innaturale di una squadra in costruzione».

Spieghi meglio la percezione sulla Roma.
«La partita con il Como è stata come una dichiarazione di guerra al campionato, con quella prestazione ha reso la squadra di Fabregas ospite del match. E io vedo tutte le partite del Como, mi divertono. Ma lunedì la Roma ha dato il segnale di una grande forza interiore, è come una squadra che sta sondando un’idea di se stessa e percepisce la vittoria come una necessità. Se è così, lo è per l’allenatore ma anche per i giocatori: il recuperato Pellegrini, Wesley protagonista essenziale, Hermoso che ha fatto un salto di qualità fisico spaventoso, Mancini poi si è quasi del tutto affrancato da un codice di comportamento litigioso tipico della Roma di Mourinho: qualcosa ancora gli è rimasto, ma oggi è il miglior difensore italiano».

Che cosa la lega a Massara?
«Il criterio dell’affidabilità, che compensava perfettamente il mio essere estemporaneo, umorale e schiavo della mia rabbia mai risolta. Ricky è un aggiustatore. Un uomo molto intelligente e preparato. E soprattutto limpido: neanche se si concentra riesce a dire cose fuori posto, rispetta l’allenatore come l’ultimo dei magazzinieri».

Riuscirà a prendere Zirkzee?
«Me lo auguro, so che ci sta lavorando come un fabbro, con quella stessa dedizione. Zirkzee è un giocatore universale. Meglio ancora: ti mette in una situazione universale, quando lo vedi giocare hai un senso di liberazione. Si respira a pieni polmoni»

Chi la emoziona, nelle due squadre?
«Nella Juventus Yildiz, non c’è dubbio: un giocatore meraviglioso, dovremmo essere tutti felici che sia in serie A. Nella Roma dico Soulé: è ben indirizzato nella strada che porta lassù, è uno che decide».

Qual è lo Juventus-Roma di Sabatini?
«Quello che fini con Rudi Garcia a suonare il violino in maniera polemica. Eravamo primi con la Juventus a pari punti, avremmo avuto semplicemente bisogno di non perderla quella partita (finì 3-2 per i bianconeri, ndr), quel risultato ha condizionato tutto il nostro campionato. Ho avuto modo di parlarne con Rocchi (l’arbitro di allora, ndr): mi ha detto che è stata la peggior giornata della sua carriera, io dico che se dentro una partita ci sono tre episodi dubbi e tutti vengono decisi in quel modo…vuol dire che l’arbitro è stato davvero molto sfortunato. È il cruccio che mi accompagnerà per tutta la vita, quella sconfitta».