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Mourinho: “Dybala e Sanches disponibili. Soddisfatto della prova di Milano. Se ci mancano 5 titolari non ne abbiamo altri come le big”

Josè Mourinho ha parlato alla vigilia di Roma-Lecce. Ecco le sue dichiarazioni in conferenza stampa:

Questione infortunati. Dybala e Sanches?

“Tornano in squadra, non in condizioni ottimali. Secondo il dipartimento medico e i preparatori senza rischio. È quello che abbiamo bisogno di sentire”.

Che caratteristiche ha il Lecce?

“È una buona squadra, di contropiede. Sono molto veloci sulle fasce. Hanno soluzioni per cambiare durante la partita. Ha un allenatore bravo che sa organizzare la squadra per costruzione e in fase difensiva. Sta facendo un buon campionato, ha perso solo una partita con il Napoli”.

Le critiche su come ha giocato contro l’Inter? Cosa manca alla Roma per giocarsi le partite alla pari?

“Se mancano 5 titolari all’inter, al Milan, alla Fiorentina, alla Juventus e all’Atalanta ci sono altri 5 titolari per giocare, così a tutte le squadre di alta classifica. Quando mancano a noi, non ci sono altri titolari. Ti sei risposto”.

A proposito degli infortunati, bisogna rassegnarsi al fatto che 5 giocatori titolari non potranno mai esserci al 100% se non per brevi periodi?

“Una cosa è un giocatore infortunato, un’altra cosa è un giocatore con una storia clinica. Bale è stato il miglior giocatore del mondo per 4/5 anni ma la sua storia clinica non gli ha permesso di esserlo sempre ed è stato sostituito da altri per mantenere il livello alto. Io sono contento di aver certi giocatori alla Roma con una storia clinica quando ci stanno”.

Quante partite si aspettava dai giocatori con una certa storia clinica?

“Sono contento di averli perchè non posso avere altro. Con l’inter siamo stati in partita fino all’ultimo, con una punta di fortuna avremmo vinto, abbiamo avuto quello che ci aspettavamo. Sono stato triste per lo sforzo dei giocatori, che hanno giocato 2 giorni prima. Sono andato via soddisfatto. Abbiamo preso un gol che non si deve prendere. I ragazzi hanno fatto bene nonostante le limitazioni per freschezza e per gambe. Domani non abbiamo Paredes perchè è squalificato, abbiamo metà Dybala e un terzo di Renato Sanches. Cercheremo di vincere domani e avvicinarci di nuovo”.

Riguardo le fasce, abbiamo visto contro l’Inter Celik spostato sulla sinistra con El Shaarawy già in campo. Era una soluzione dettata sul momento o che potremo vedere anche in futuro?

“Cerchiamo di fare il meglio possibile per la squadra. Tutto è fatto per necessità e prendere il meglio della squadra”.

Il calendario porterà tante partite ravvicinate. Sente questa cosa come un problema o come un’opportunità? “Il numero di partite le sappiamo prima dell’inizio del campionato. Abbiamo il campionato, la coppa e l’Europa League. Ci sono squadre con più potenziale per fare tutto questo e altre che ne hanno meno e hanno difficoltà. Se avessimo 6 centrali, potremmo giocare anche ogni 3 giorni. Quando ne hai 4, che diventano 3, che diventano 2, diventa più difficile. Nel calcio penso che la parola alibi si usa più quando si perde. La parola alibi non si utilizza in anticipo. Noi parliamo del calendario dall’inizio del campionato, non lo abbiamo fatto per la prima volta dopo l’Inter. Capisco che nel calcio c’è tanta gente con il paracadute. Non è il loro mondo, non lo conoscono, vengono per status o politica. Per l’abito o la cravatta. Non è gente nata e cresciuti nel calcio. Queste persone vanno rispettate per lo status e basta. Non vale la pena commentare. È come se io parlassi di fisica atomica o di cinema. Sono dei paracadutisti arrivati e che sono qui. Non sanno cosa significare giocare dopo 3 giorni, non sono cosa è l’accumulazione oppure lo sanno e fanno finta di non sapere. Nella Lega Calcio c’è anche gente con una storia di calcio e che ha lavorato nel mondo del calcio con squadre che sa quali sono le difficoltà e sa cosa è la stanchezza. C’è gente che ha lavorato nell’organizzazione dei club. Potevano influenzare positivamente. Dopo ogni partita in Europa, siamo sempre la squadra che soffre di più. Se il nostro club non fa questa domanda pubblicamente, sono sempre io che devo parlare delle stesse cose e magari non dovrei farlo: per me l’alibi nella grammatica calcistica è qualcosa che si utilizza dopo. La prossima settimana succederà di nuovo ed è l’unico momento nel quale dici “sfortuna”. La Lazio gioca martedì, noi giovedì. Non possiamo giocare lunedì perché c’è la pausa e la partita dovrà essere domenica. Qui siamo stati sfortunati punto. La Lazio avrà un vantaggio ma non c’è niente da dire o commentare. Tutto quello che è successo fino ad oggi e che tornerà dopo, la Roma p veramente penalizzata. Fortunatamente per me mi sembra che i tifosi non sono degli scemi perché in ogni partita la musica della Lega è fischiata, ci sarà un motivo. Loro non sono scemi”.

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Totti: “Vorrei tornare alla Roma con Mourinho. Spalletti? Grande legame tra noi”

Francesco Totti ha parlato ai microfoni de il Corriere della Sera. Una lunga intervista nel corso della quale ha riparlato del passato in giallorosso ma anche del suo futuro.

Ecco un estratto delle sue parole che vanno a lambire anche personaggi importanti come Mourinho e Spalletti:

Oggi vedi un numero dieci nel calcio mondiale?

«No, non esiste più. Si è estinto, quel ruolo. E infatti non trovo una squadra che mi entusiasmi. Ma ti ricordi il Real Madrid, il Barcellona, il Liverpool, l’Inter del triplete…».

Quali sono le doti che deve avere?

«Tecnica, ovviamente. Ma soprattutto la velocità di testa. Se tu capisci le cose prima degli altri, se vedi i movimenti dei compagni di squadra, se tocchi la palla una volta meno del necessario, tu hai già fatto il tuo, da numero dieci. Direi che questa è la caratteristica: vedere prima e fare prima. Io ero fortunato perché avevo Perrotta, Delvecchio, Di Francesco che sapevano e capivano come giocavo io e, a loro volta, sapevano dove avrei messo la palla. Lo sapevano prima, anche loro. Se uno ha talento, cioè anticipa il normale, tutta la squadra gira più veloce».

Chi era il più forte che hai incontrato?

«Per me, sentimentalmente, era Giannini. Mi piaceva perché era il capitano della Roma, era il mio type=’text/javascript’ idolo, giocava davanti alla difesa e sapeva guidare tutta la squadra. Volevo diventare come lui, da bambino. Tra quelli con cui ho giocato direi Zidane. Era completo, aveva tutto. Tutti forti, ma ognuno diverso. Prendi me e Del Piero. Uguali e opposti. Lui più veloce nel dribbling, calciava a giro. Io mettevo le palle di prima, senza pensarci, d’istinto. Ognuno aveva la sua dote che lo ha reso, anche nella memoria dei tifosi, unico. Unico perché irripetibile»

Con quali allenatori ti sei trovato meglio?

«Per primo Mazzone, che ricordo con grande affetto. Poi Zeman e il primo Spalletti. Lo devo dire. È la verità».

Spalletti. Ha dimostrato, di nuovo, di essere un grande allenatore. Vuoi dire qualcosa che chiuda la polemica tra voi?

«Se lo incontrassi lo saluterei con affetto, mi farebbe piacere. Credo che tra noi ci sia un profondo legame. Anche perché quello che abbiamo passato insieme, quando arrivò da Udine, è per me, nella mia vita, qualcosa di irripetibile. Sia in campo che nel quotidiano. Io uscivo una o due volte a settimana con lui a cena. Luciano era una persona piacevole, divertente, sincera. Nella fase finale il nostro rapporto è stato condizionato dall’esterno, specie dai dirigenti o consulenti della società, e non ci siamo più capiti. Anche io ho fatto degli errori, ci mancherebbe. Credo che tutti e due, se tornassimo indietro, non entreremmo più in conflitto»

Del calcio cosa ti manca?

«Tutto. Il ritiro, lo spogliatoio, la maglietta, la sala massaggi. Cavolate? No, erano la mia vita. Mi manca il bar e il caffè con i compagni di squadra, il viaggio in pullman da Trigoria allo stadio. Mi manca la routine che ha fatto la mia vita per decenni. Quando è finita le giornate si sono svuotate. Dopo mi sono sentito solo. Ma ci sta. Finiva una cosa che mi piaceva, che era la mia vita. Io però non pensavo che mi facesse così male smettere quella vita programmata, quella passione che nella mia mente avrei potuto continuare a vivere. Non ho accettato il distacco dal calcio».

E il modo in cui la Roma ti ha trattato?

«Io ho passato trent’anni nella Roma. Ho portato rispetto a tutti, rinunciato ad altri ingaggi senza farlo pesare. Ho detto no al Real e altri perché volevo quella maglia, solo quella maglia giallorossa che è stampata dentro di me. Il modo in cui è finita la mia storia con La Roma, sì, mi è dispiaciuto. La verità è che quando nel calcio non servi più non c’è più rispetto. Se Maldini, Del Piero, Baggio, io siamo fuori dal calcio significherà qualcosa, no?»

Mourinho ha detto che ti avrebbe voluto nella Roma. Ti piacerebbe?

«Certo che, con un ruolo definito, mi piacerebbe, per le ragioni che ho detto prima. E mi piacerebbe con Mourinho, è il numero uno, lo stimo molto. Mi dispiace non essere stato allenato da lui, nella mia carriera. Ma non voglio tornarci su. Non voglio chiedere. Alla Roma sanno che se hanno bisogno di me, per cose serie, mi fa piacere dare una mano. Altrimenti, amici come prima»

Cosa è stata per te la maglietta giallorossa?

«Tutto. Passione, amore, paura, divertimento, emozione. Era il mio sogno da bambino. La mia vita è stata fortunata. Devo solo onorarla e ringraziarla. Ci ho messo del mio. Ma non sempre basta».

Se tu incontrassi te stesso bambino, c’è un errore che gli diresti di non fare?

«No, gli errori servono. Ti fanno crescere, ti aiutano a non farli più. Io mi rimprovero lo sputo a Poulsen che, nonostante le immagini televisive, per me non è successo. Non posso immaginare di avere sputato a una persona, è la cosa più assurda e più lontana dal mio modo di intendere il calcio e la vita».

Ti ricordi una gigantesca litigata nello spogliatoio?

«Una volta un litigio tra Panucci e Spalletti. Due tipi che prendono fuoco facilmente. Cominciano a discutere nel campo, poi appena finita la partita tutti a correre per evitare che si menino. Si sono affrontati nello spogliatoio e per separarli si è messo in mezzo Bruno Conti, che è piccolo piccolo. A Bruno, nel trambusto, è andata di traverso una crostatina che stava mangiando. Manca poco muore».

Cosa speri per il tuo futuro?

«Il mio sogno è di realizzare un altro sogno. Prima ne avevo uno, e sono riuscito a trasformarlo in realtà. Vorrei averne un altro, lo sto cercando. Ora vorrei solo vivere la vita con più serenità e tranquillità, dopo tutti i problemi che ci sono stati».

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Mourinho: “Dispiace per i ragazzi, hanno fatto uno sforzo grande”

Mourinho ha parlato ai microfoni di ROMATV+ dopo la sconfitta contro l’Inter:

“Mi dispiace per i ragazzi, per il risultato. Hanno fatto uno sforzo grande, gol evitabile. Per questo mi dispiace. Contento con il concetto di squadra in difficoltà, con metà squadra e venire qui senza metà squadra con un regalo della lega abbiamo giocato giovedì e oggi.”

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Pinto: “Non capisco perchè si gioca di domenica e non di lunedì”

Tiago Pinto ha parlato ai microfoni di DAZN prima di Inter-Roma:

“Le partite valgono sempre tre punti, è una gara difficile, contro una squadra finalista di Champions, stanno facendo bene, grande squadra, grande allenatore ma noi siamo venuti qui per fare la nostra prestazione. Lukaku? E’ una partita uguale alle altre, non ha avuto tanto tempo per pensare a questa sfida, ha segnato giovedì, non capirò mai da portoghese come mai non giochiamo lunedì visto che abbiamo giocato giovedì, ma lui è un grande professionista ed è pronto. Loro hanno i dirigenti più bravi e più esperti d’Italia, non commento la loro strategia comunicativa, noi facciamo quello che pensiamo sia giusto e loro ugualmente”

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Nainggolan: “La Roma è la mia famiglia. Lukaku? Non farà caso al clima ostile”

«All’Inter sono stato bene, ma la Roma per me è stata una famiglia». Basterebbe questa frase per far capire come vivrà Inter-Roma di oggi (ore 18), Radja Nainggolan. All’Inter finì nell’operazione che portò in giallorosso Zaniolo, ma se fosse dipeso da lui sarebbe rimasto. «Non mi lamento dell’esperienza all’Inter – le sue parole al quotidiano – ma ho avuto qualche problema rispetto a come mi sono trovato alla Roma. Quella nerazzurra è una grande società, dove ho potuto conoscere tante belle persone. Il ricordo nel complesso è positivo»

La Roma, però, è un’altra cosa.
«A Roma sono stato una meraviglia, abbiamo fatto stagioni splendide con squadre molto forti. Per me è stata come una famiglia e ogni volta mi sento a casa».

[…]

Si parla tantissimo da giorni di Lukaku, che non sarà accolto bene dai tifosi interisti.
«Ci sono delle dinamiche che nessuno conosce, un giorno Romelu le racconterà. L’importante è che lui stia bene e che sia amato dai tifosi della Roma. È un calciatore che se si sente coccolato dà il massimo, infatti sta segnando a ripetizione perché i tifosi della Roma lo fanno sentire speciale. Con l’Inter non si è lasciato benissimo, ma credo che non ci sarà nessun problema per lui a giocare in un clima ostile».

Non essere mai stato allenato da Mourinho è un rimpianto?
«Ho avuto tanti allenatori forti, cerco di prendere il meglio di tutti. Mou è un grande tecnico e lo dimostra quello che ha vinto durante la sua carriera, non so come lavora, qualche curiosità ce l’ho ma non c’è stata la possibilità di lavorare insieme».

Nemmeno recentemente?
«Da Trigoria nessuna chiamata».

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Materazzi: ”Lukaku deve spiegare, gli interisti sono in attesa”

Marco Materazzi, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato di Inter-Roma e della situazione legata a Romelu Lukaku. Di seguito le dichiarazione dell’ex difensore nerazzurro.

È il silenzio che non viene perdonato a Lukaku.
«Il silenzio e i suoi tempi. Dice che quando parlerà si capiranno tante cose: speriamo, ma noi tifosi interisti stiamo ancora aspettando. Io, se avessi fatto una scelta come la sua, avrei già avuto bisogno di spiegare. E avrei spiegato, da un pezzo».

Dunque ci ricorda cosa Mourinho le disse all’orecchio in campo, la sera del 22 maggio 2010?
«Marco, eri in campo nella puta finale del Mondiale e sei in campo in questa puta finale di Champions. Ci ho provato per l’ultima volta, con la maglia in bocca per non far capire cosa gli stavo dicendo: ‘Resta, nessuno ti amerà come è successo nella nostra famiglia’».

Secondo lei Mourinho è stato mai più amato come all’Inter?
«Non sono nessuno per dirlo. Al massimo posso dire che probabilmente non è stato più amato in quel modo. Perché quei due anni sono stati una storia unica: non per forza migliore di altre, ma unica. E forse irripetibile».

Ci dice in poche parole cosa c’è di irripetibile in Mourinho?
«Le dico cosa è sicuramente ‘da Mourinho’. La capacità di saper essere tutto: allenatore, padre di famiglia, amico con cui puoi scherzare, ma che si incazza se non ti comporti da amico. Di creare empatia. Affrontava a brutto muso soprattutto quelli forti di carattere. Di non accettare compromessi. Di toccare i tasti giusti: i tuoi, quelli più profondi, e soprattutto quelli dei ‘nemici’. E di moltiplicare le energie, fino a farti sentire forte, più forte di tutti. Può bastare?».

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Rezaei (vice c.t Iran): ”Azmoun non era pronto per una squadra come la Roma”

Rahman Rezaei, vice allenatore della nazionale iraniana, ha parlato ai microfoni di Sportitalia dell’arrivo di Sardar Azmoun. Di seguito le sue dichiarazioni.

“Si è trovato ad allenarsi con tanti attaccanti bravi davanti arrivando in prestito. Mi è sembrato che lo avesse voluto più la dirigenza che l’allenatore: è arrivato a Roma ed all’improvviso è arrivato Lukaku dopo pochi giorni. Quando è arrivato era in calo, non era pronto fisicamente e mentalmente: è stato catapultato in una squadra come quella giallorossa circondato da grandi attaccanti con i quali lottare. Mourinho vuole giocatori che corrono tanto e lottano”.

Ha fatto bene ad andare nella Capitale?
“Dico che mentalmente non era pronto ad andare in una squadra così con tanta concorrenza. Anche fisicamente non stava bene: lo vedevo in Nazionale, aveva qualche chilo in più. Ed anche Mourinho lo disse che fisicamente non era ancora pronto: queste cose un po’ rendono difficile l’ambientamento veloce di un giocatore. Sarebbe stato totalmente differente se fosse stato pronto, perché le sue qualità non si discutono”.

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Roma-Slavia Praga, Cherubini: ”Ringrazio Mourinho e lo staff. L’esordio è il coronamento di tutti i sacrifici”

Luigi Cherubini ha vissuto un sogno durante Roma-Slavia Praga. Il classe 2004, infatti, ha esordito con la prima squadra entrando in campo al minuto 89 al posto di Aouar. Al termine della gara ha parlato ai canali ufficiali del club. Di seguito le dichiarazioni di Cherubini.

“Giornata bellissima a partire dal ritiro con la squadra. Vivere l’atmosfera dei grandi fa sempre bene e aiuta, poi siamo arrivati in campo e abbiamo vinto una partita importante. L’esordio è un’emozione indescrivibile, sin da bambino rincorri questo sogno e con il passare del tempo ti avvicini all’obiettivo e una volta raggiunto è il coronamento di tutti i sacrifici”.

Vuoi ringraziare qualcuno in particolare?
“Sì, intanto per la stima e la fiducia mister Mourinho e tutto lo staff. Ringrazio i compagni e lo staff della Primavera, che mi sono sempre vicini, anche nei momenti più difficili. Ringrazio Pagano e Pisilli che mi sono stati vicini. Dedico tutto questo alla mia famiglia e ai veri amici, che ci sono sempre stati nel momento del bisogno”.

????️ Cherubini: “Sin da bambino rincorri il sogno, una volta raggiunto è il coronamento di tutti i sacrifici”#RomaSlavia #UEL pic.twitter.com/TUvy8X9vUc— AS Roma (@OfficialASRoma) October 27, 2023

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Aouar: “Siamo forti, dobbiamo andare più lontano possibile” – VIDEO

Houssem Aouar ha parlato in mixed zone dopo la vittoria con lo Slavia Praga:

La finale di Europa League dell’anno scorso può spaventarvi? In caso di eliminazione nei turni precedenti si potrebbe parlare di fallimento?
“Sappiamo di essere in un grande club e in una grande squadra, abbiamo pressioni ma è normale. Dobbiamo andare il più lontano possibile. Oggi grande partita, possiamo fare ancora meglio ma è una buona base per il futuro”.

Pensi di poter dare ancora di più? Dove pensi sia il tuo margine di miglioramento?
“Posso migliorare con il pallone ed essere più libero di testa e nei movimenti. Oggi ho giocato bene dal punto di vista difensivo, ma io posso fare di più con il pallone e voglio fare la differenza. È la prima volta che lascio Lione e il mio paese, ho bisogno di tempo ma sono contentissimo di giocare per la Roma e posso migliorare ancora”.

Cosa significa per te giocare queste partite europee con la Roma? Come gestirete le forze te e Cristante in vista di Inter-Roma considerando che oggi avete giocato tutta la partita?
“Domenica è una partita importante per noi, ma anche quella di oggi lo era. Il mister ci ha detto che avremmo dovuto vincere questa partita perché dobbiamo arrivare primi nel girone. Siamo stati sempre concentrati su questa partita, ora testa a Milano. È un onore per me giocare in questo grande club”.

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Bove: “Se giochiamo così diventa difficile per tanti avversari”

Edoardo Bove ha parlato ai microfoni di RomaTV+ dopo la vittoria per 2-0 contro lo Slavia Praga:

“Vittoria meritata, siamo entrati in campo molto bene. L’approccio è stato quello che ci aveva chiesto il mister, abbiamo controllato la gara senza problemi. Loro sono una squadra forte ma noi abbiamo dimostrato quello che valiamo conquistando per ora il primo posto nel girone”.

Gran gol…
“Ho spostato palla e non ci ho pensato su. Come detto la cosa più importante era l’approccio, dovevamo dimostrare che venire a giocare qui non è semplice, con l’atmosfera che c’è, con la nostra mentalità. Se giochiamo così diventa difficile per tanti avversari”.

5 vittorie consecutive, 13 gol fatti e 1 subito. Sono i numeri che servono per il cambiamento?
“Si, sono questi. Ci tengo a sottolineare la fase difensiva, se uno fa un metro in più per un compagno e siamo compatti è difficile farci gol. I gol siamo bravi a farli, ci godiamo questa striscia di vittorie e pensiamo alla prossima come abbiamo sempre fatto”.