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Spalletti: ”Tutta la squadra è vicina a Zaniolo e Tonali. La giustizia deve fare il suo percorso”

Alla vigilia della gara tra Italia e Malta che si disputerà a Bari, Luciano Spalletti ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Di seguito le dichiarazioni del ct Azzurro.

“E’ stata una notta difficile, questa in un altro senso, perché poi quando devi portare a casa dei risultati importanti c’è un po’ di attesa e ansia nell’andare a giocare la partita. Questa notte era differente, c’era molta amarezza col passare delle ore. Tutta la squadra era vicina a loro, erano dispiaciuti degli eventi e continueremo a star loro vicini anche quando si abbasseranno i riflettori perché ora hanno tutte le luci addosso. E’ giusto aiutarli per quelli che sono gli eventi successi. La giustizia deve fare il suo percorso. Se sono state commesse delle cose irregolari è giusto pagare, funziona così. Penso che le parole di Gravina abbiano fatto chiarezza su tutto, siamo d’accordo con il nostro presidente e il ministro Abodi, su quello che è il rischio di cadere in queste tentazioni. Noi dobbiamo cercare di parlare ai giovani di queste insidie”.

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Lina Souloukou: ”Il settore giovanile è il punto di partenza nella costruzione della squadra. Zalewski e Bove sono due esempi”

Lina Souloukou, a margine dell’evento per la proclamazione dei 25 finalisti del Golden Boy 2023, ha parlato dei giovani del vivaio della Roma. Di seguito le dichiarazioni del CEO giallorosso.

“Scusate, non parlo ancora bene l’italiano, ma per dovere culturale devo provare a farlo. I dati sono essenziali per minimizzare rischi in tutti i settori, soprattutto per informarsi e prendere decisioni giuste. I numeri di solito non mentono. L’importanza nel reclutamento è evidente, fondamentali nel calcio di oggi. Poi, ovvio, la parte umana è sempre decisiva .Quando sono arrivata a Roma ho subito capito che il settore giovanile è l’obiettivo della società. Per formare la prima squadra il punto di partenza è quello. Si vede: il club ha migliorato le strutture per i giovani, le aree per tutte le skill e il convitto. Tutto ciò ha permesso il debutto in prima squadra. Certo, il talento è la base ma il lavoro che c’è dietro è fondamentale. Cito ad esempio Zalewski, che ha vinto questo premio, e Bove, che è stabilmente in prima squadra. Ma anche le cessioni che hanno generato un ricavo importante per il club”.

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Zaniolo: “Deluso da qualcuno della Roma, l’addio ai giallorossi è una ferita”

Nicolò Zaniolo torna a parlare in una lunga intervista ai microfoni de la Repubblica. Ecco uno stralcio dedicato al distacco dalla Roma e non solo:

Con Spalletti che rapporto ha?
“All’Inter non ero pronto. Qui mi è sembrato subito un allenatore diretto, preparatissimo, che sa cosa vuole che tu faccia in campo. Se vai bene te lo dice, se è male te lo dice in faccia. Preferisco che una persona mi dica “Sei scarso”, piuttosto che ti prometta mille cose e non mantenga nulla. Molti lo fanno, lo hanno fatto e lo faranno sempre, nel calcio. Non è facile trovare persone come Spalletti”.

È rimasto deluso da qualcuno, allora?
“Nomi non ne faccio, le guerre mediatiche non mi piacciono. Ma alla Roma le cose potevano finire in modo diverso: provo un grande amore per i tifosi, i miei compagni, la squadra, la città, e loro nei miei confronti. È una delusione che ho provato. Io ho delle responsabilità, ma anche altre persone. Quando ci sono casini così vuol dire che tutti ci abbiamo messo del nostro. Ma del passato non voglio parlare, ora sono in Premier e penso al futuro”.

Sa di essere oggetto di un audio in cui una ragazza parla di un rapporto con lei? Qualcuno lo ha fatto girare, si sente vittima di queste pratiche da revenge-porn?
“Non ho mai sentito parlare di questa storia. Ma sono un personaggio pubblico, ho 24 anni, è normale che i ragazzi e le ragazze si avvicinino a te anche per quello che fai. Succede a tutti i calciatori: è un fastidio. Posso dire una cosa?”.

La dica.
“Io posso divertirmi, andare a ballare, ma non sono come mi descrivono: non ho grilli per la testa, mi alleno tutti i giorni, gioco, poi una volta a settimana vado a ballare. Mi serve a staccare la testa. Fare il calciatore è stressante anche a livello di pressioni. Che male c’è se col lunedì libero la domenica sera vado in discoteca?”.

La sua carriera nei fatti è iniziata in Champions: titolare al Bernabeu contro il Real Madrid a 19 anni?
“Riunione verso le 11, quando finisce Di Francesco mi prende e mi dice: “Sei pronto per giocare?”. Io non ero pronto per niente. Ma ho detto: “Sì, certo che sono pronto”. Allora lui mi fa: “Giochi mezzala, devi marcare Modric, Bale, Casemiro, occhio a Isco…”. Tutti campioni con cui fino al giorno prima giocavo alla playstation. Quando siamo usciti dallo stadio tutti cantavano a Modric “Pallone d’Oro, pallone d’Oro…”. Ho realizzato lì cosa era successo”.

Parliamo della finale di Conference a Tirana.
“I giorni precedenti Mourinho ha chiesto a tutti: siete pronti? Per tanti era la prima finale europea. Ci ha aiutato, ci ha detto che se eravamo arrivati lì era per tutto quello che avevamo fatto in campo e che il merito era solo nostro. Ci ha fatto arrivare carichi a giocarla”.

Poi l’ha decisa lei. L’impressione è quasi che lei renda di più nelle partite difficili….
“La partita difficile è più facile da preparare. Quando giochi contro una squadra meno attrezzata, anche se non vuoi, hai qualcosina in meno a livello di concentrazione. Quelle difficili sono diverse, sai che quella è “La” partita. E lì si vede il giocatore, quello che sai fare. Ho sempre amato le partite da dentro o fuori, mi diverto a giocarle”.

Chi era il suo idolo da bambino?
“Kaká è il mio mito da sempre: aveva tutte le caratteristiche che mi piacevano in un calciatore. Il numero 22 non è solo la data di nascita di mia mamma, l’ho scelto anche per lui”.

Le hanno mai offerto il “10” di Totti?
“Non lo avrei accettato mai: ti mette una pressione addosso che non serve. Le pressioni a Roma ci sono a prescindere, la piazza vuole tanto e chiede tanto: tutti sappiamo di chi era quella maglia e non ci ho mai nemmeno pensato di prenderla”.

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Conte: ”Ribadisco la volontà di stare fermo e godermi la famiglia”

Antonio Conte è uno degli allenatori di spessore che in questo momento fa parte della lunga lista di tecnici senza panchina. L’ex ct dell’Italia ha confermato di voler continuare il suo periodo di pausa smentendo le voci che lo accostavano a diversi club blasonati (Napoli, Roma). Di seguito le dichiarazioni di Conte sul proprio profilo Instagram.

Sento insistenti voci di mercato che mi accostano a club importanti, ma ribadisco che per adesso c’è solo la volontà di continuare a stare fermo e godermi la famiglia”

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Orsato su Mourinho: “Nessuno di noi parte prevenuto e ce l’ha con lui”

Daniele Orsato ha rilasciato un’intervista ai microfoni del Corriere dello Sport, parlando tra i vari temi anche della ‘questione’ Mourinho, dopo la pesante squalifica ricevuta e scontata dallo Special One ad inizio anno e i casi ‘Chiffi’ e ‘Serra’. Ecco un estratto:

Mourinho? “Ricordatevi le parole di Chiffi. Nessuno di noi parte prevenuto, mai: abbiamo altri pensieri, altre preoccupazioni. L’arbitro prevenuto è un assurdo. Gli ex arbitri che lavorano nelle squadre di club? Ci sono brave persone: Maggiani alla Juve, Schenone all’Inter. E poi Bergonzi, Saccani in tv”.

Poi sul VAR:  “Ero tra i contrari all’introduzione della tecnologia perché pensavo che avrebbe tolto e non aggiunto, ero molto preoccupato. Mi hanno convinto Rosetti, il nostro project leader, Rizzoli e Rocchi. Oggi devo dire che mi sento molto più sereno. Quando ho Irrati al Var mi rilasso, ha un tono di voce e una sicurezza che ti tranquillizzano all’istante”.

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Mourinho: “A Roma due fazioni: mourinhiani e anti-mourinhiani. Rinnovo? Non lo so”

Pubblicata da Sky Sport la seconda parte della lunga intervista a Josè Mourinho. Ecco l’estratto riferito anche alla Roma:

Esiste il mourinhismo?
«Anche l’anti mourinhismo. Specialmente a Roma, ci sono entrambe le fazioni. Il mourinhismo lo conoscono le persone che sanno cosa ho fatto. L’anti mourinhismo è cavalcato da gente felice in tutto il tempo in cui la Roma non vinceva una coppa, non aveva alcun tipo di successo europeo. Si divertono in radio e va bene. L’anti mourinhismo vende, il mourinhismo è un modo di stare nella vita più che nel calco. Lo dico perché trovo gente per strada, in ogni punto del mondo, che si identifica con me e con il mio modo di stare nella vita. Per, comunque, la partita più importante è sempre la prossima. Il resto è il passato, è storia».

La scelta di andare a Roma? Questo posto ha qualcosa di speciale
«Quando sono arrivato qui, non conoscevo la Roma. Ci ho giocato contro con l’Inter, mentre con il Porto ho giocato non contro la squadra più importante della città. Non conoscevo la Roma né come città di cuore calcistico, né la società AS Roma. Avevo allenato tre grandi squadre in Inghilterra, Manchester, Chelsea e Tottenham e volevo quindi andare fuori dall’Inghilterra. La Roma è arrivata con un discorso che mi è piaciuto, ed è stata la proprietà che mi ha fatto venire. Dopo, quando sono arrivato e ho imparato a conoscere il romanismo, ho imparato a conoscere tutti i loro dubbi, ho imparato a conoscere tutte le loro frustrazioni e ho cercato di entrarci dentro. Mi sono fatto tante domande, cui ho bisogno di rispondere con il tempo. Mi sono affezionato tanto al romanista. Mi piace il romanismo. Mi piace il romanista puro, mi piace il romanista della strada, che va la mattina a Trigoria solo per avere una foto. Mi piace la gente che segue la squadra ovunque. Quando arrivi in due finali europee e prendi la città con te, quando tu piangi di gioia con loro, tu diventi ancora più uno di loro. È ciò che sento adesso, è stato naturale. Quando sono in panchina e guardo alla destra all’Olimpico mi emoziono ancora. Quando guardo dietro di me non mi piace tanto, ma quando guardo alla mia destra mi fa venire i brividi, è gente che rimane con me, anche quando un giorno andrò via».

Quando guardi dietro di te, intendi la tribuna.
«Sì ma non solo a Roma, succede ovunque. Alcuni vanno a bere champagne, mangiare e altri invece fanno un lavoro enorme, non mangiano o mangiano male, dividono la macchina perché magari non hanno molti soldi, mentre gli altri sono i dottori del calcio. Il calcio è lo sport più popolare del mondo, si può giocare anche con una pietra per strada e sta diventando invece uno sport per l’elite, non nella pratica ma nella gente che sta dietro di te. Chi sta a destra e a sinistra (le curve, ndr) è invece veramente innamorata del calcio».

Il murale con la vespa a Testaccio?
«La vespa è lì a Trigoria, me l’ha regalata la proprietà quando sono arrivato. Quando si entra a Trigoria, purtroppo, non ci sono tante coppe e lì c’è la vespa. Ora la lascio lì, quando un giorno andrò via la porterà con me».

Tu hai detto che rimarrai altri 6-7 mesi. Ce ne possono essere di più?
«Non lo so. Prima di Budapest ho promesso ai calciatori che sarei rimasto. Dopo lo Spezia, all’Olimpico, con i gesti ho detto ai tifosi che sarei rimasto qua e adesso sono qua».

L’allenatore è un uomo solo?
«Ci sono modi diversi di analizzare la tua domanda. Quando vinci, tu hai difficoltà a camminare perché tutti stanno con te. Quando perdi, tu sei solo. Ovviamente, tu hai assistenti che stanno sempre con, c’è la famiglia, ci sono amici ma quando vinci hai difficoltà a camminare. Se perdi, sei solo. Questa la mia esperienza dopo più di 20 anni. Poi c’è l’uomo solo per scelta propria e, tante volte, io ho bisogno di rimanere da solo, di pensare da solo e qualche volta io sono con loro ma sono da solo perché sto nel mio mondo, non sento nessuno. Magari qualcuno sta anche male a stare con me in quei momenti, sono come ibernato nei miei pensieri. Per me, è un isolamento necessario».

Il rapporto con gli arbitri è anche strategia o nasce tutto sul campo?
«Strategia di cosa? Non capisco queste cose. Non c’è strategia, c’è un gruppo di gente che lavora tanto e parlo di me, del mio staff, dei giocatori, del club, del popolo e c’è la difesa del popolo. Io sono una persona che quando sente un’ingiustizia ha difficoltà a conviverci. Non mi piace l’ingiustizia, anche quella sociale, ovunque. Non c’è alcuna strategia. Nel calcio, l’unico che può sbagliare e ha un aiuto per rimediare al suo errore è l’arbitro. L’allenatore, quando sbaglia, non può fermarsi e rifare da capo. Nemmeno il calciatore può tornare indietro, se sbaglia a due metri dalla porta. L’arbitro può farlo con gli assistenti, il quarto uomo, il VAR. Gli arbitri, quindi, devono sbagliare di meno. Quando vendo ingiustizie contro il mio popolo vado in difficoltà, è il mio modo di vivere».

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Spalletti: ”Ho lasciato a casa malvolentieri Spinazzola. Mi ha detto che si impegnerà di più”

Luciano Spalletti, in conferenza stampa, ha parlato della mancata convocazione di Spinazzola per le gare dell’Italia valide per Euro 2024. Di seguito le sue parole.

“Ho lasciato a casa malvolentieri Spinazzola, ci ho parlato e mi ha risposto come volevo mi rispondesse. Per me è stato perfetto. Mi ha detto: per me è stata la mia vita far ricredere gli altri, mi impegnerò ancora di più. Faccio fatica a lasciar fuori calciatori così, ma è difficile anche spiegare il motivo tattico, un quinto attacca di più di un terzino. Di Marco anche è un quinto e ci mette tecnica, Biraghi è abituato a giocare a quattro. In generale ci sono ancora 5-6 allertati per stare tranquilli. La federazione ha avvertito le società, io ho telefonato a qualche calciatore, non a tutti, come facevo? (ride, ndr), e nessuno lascia intravedere di essere negativo”.

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Mourinho: ”All’Olimpico quando sono in panchina e guardo alla destra mi emoziono ancora”

Domani andrà in onda l’appuntamento con la seconda parte della terza puntata di Federico Buffa Talks, la produzione originale targata Sky Sport, dedicata a José Mourinho. Lo Special One si è raccontato e ha parlato dell’esperienza a Roma. Di seguito un estratto delle dichiarazione del tecnico portoghese.

“La Roma è arrivata con un discorso che mi è piaciuto, ed è stata la proprietà che mi ha fatto venire. Dopo, quando sono arrivato e ho imparato a conoscere il romanismo, ho imparato a conoscere tutti i loro dubbi, ho imparato a conoscere tutte le loro frustrazioni e ho cercato di entrarci dentro. Mi piace il romanismo. Mi piace il romanista puro, mi piace il romanista della strada. Quando sono in panchina e guardo alla destra all’Olimpico mi emoziono ancora”.

Eppure, nonostante questo seguito appassionato, viene il dubbio che l’allenatore, come sottolinea Federico Ferri, in fondo sia un uomo solo. “Calcisticamente parlando – spiega il portoghese – quando vinci hai difficoltà a camminare, perché c’è una quantità enorme di gente. Quando perdi sei un uomo solo. Questa è la mia esperienza di più di vent’anni, che mi fa pensare e mi fa sentire così”.

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Mourinho: ”Dybala? Non c’è ottimismo. Ho un contratto fino al 30 giugno e voglio dare tutto per la Roma”

Mourinho, dopo la gara vinta 4-1 in casa del Cagliari, è intervenuto ai microfoni di DAZN. Di seguito le parole del tecnico portoghese.

Qual è la situazione di Dybala?

“Non c’è ottimismo. Mi fido sempre molto dei giocatori: quando lui non è ottimista, non lo sono nemmeno io. Ovviamente, dobbiamo aspettare il risultato degli esami, tra domani e dopodomani, ma mi fido molto dell’esperienza del giocatore e della conoscenza che lui ha del suo corpo. Paulo non è ottimista, e non lo sono neppure io”.

Ha parlato con il ragazzo?

“Gli ho fatto la stessa domanda che tu hai fatto a me: dettagli per i medici. Aspettiamo gli esami, perché gli stessi medici vorranno parlare solo dopo i controlli. Io ho posto solo una semplice domanda al giocatore: se non è ottimista lui, non lo sono io”.

A me piace tantissimo la Roma con due mediani. E la Roma ha fatto un passo avanti evidente sul piano del gioco: lei è dello stesso avviso?

“Abbiamo cercato di avere un po’ più di solidità. A Genova è stata una partita stranissima, con gli infortuni e il gol preso nei primi minuti. Abbiamo ‘perso’ tanto tempo ad analizzare quella partita e abbiamo riflettuto sul fatto che, non essendo la nostra una squadra super veloce, super intensa a centrocampo, senza Renato che in condizioni normale è il motore, e ‘perdendo’ in quella zona Cristante, era importante cercare di avere più solidità, avere una transizione migliore. Allo stesso tempo, così c’è sempre uno in fase di appoggio al quinto o al terzo quando la palla è a sinistra o è a destra. Abbiamo cercato di trovare un po’ più di equilibrio e lo abbiamo trovato. Non abbiamo sofferto il contropiede, non abbiamo sofferto il campo aperto. Abbiamo trovato un po’ più di compattezza.

Con la palla, quando c’è Paulo la sua zona di occupazione è più quella di mezza destra e quella di mezza sinistra è più di giocatori come Pellegrini e Aouar. Però, Paredes e Bove in quella posizione oggi hanno fatto molto bene, e oggi era una partita dura per noi, perché in panchina come centrocampista avevamo solo dei ‘bambini’, Pagano e Pisilli.

E considerando anche i tre gialli proprio a centrocampo prima della fine del primo tempo, era davvero difficile: non potevamo fare più transizione a palla persa, perché con tre centrocampisti ammoniti sarebbe stato un rischio molto grande. Abbiamo cercato di trovare equilibrio”.

Volevo farle una domanda su quelle che la Roma ha definito fake news: lei che ambiente percepisce attorno a sé?

“Io lavoro con i giocatori ogni giorno, e con questo staff che mi sta molto vicino: i magazzinieri, il dipartimento medico, il mio staff tecnico, gli analisti. È una bolla. Siamo lì ogni giorno, ogni minuto: ci alleniamo insieme e mangiamo insieme.

Noi che siamo in questa bolla abbiamo pensato a una cosa sola: che dobbiamo vincere partita dopo partita. Non pensiamo ad altro. Io vivo molto isolato, non ho una grande vita sociale, non vado per locali. Vivo isolato da. Io non penso ad altro. Non sono un bambino, so perfettamente quello che voglio per me. Sono molto contento perché abbiamo vinto la partita. Non lo sono per gli 11 punti, perché penso che avremmo potuto fare di più.

Però siamo lì, non siamo lontanissimi dai posti ai quali ambiamo. Siamo equilibrati, abbiamo vinto tre partite di fila dopo Genova. Peccato che adesso ci sia la sosta per le nazionali. Sicuramente, perderemo Paulo per un po’ di tempo. Ma vediamo se riusciamo a recuperare qualcuno dei quattro che oggi non c’erano, perché oggi eravamo davvero in difficoltà. Abbiamo finito la gara con Celik, Bove e Pagano a centrocampo.

È stata dura, ma c’è stato grande spirito di squadra. Complimenti ai ragazzi, sono molto contento di loro”.

Un allenatore come accoglie una presa di posizione del genere da parte della propria Società?

“Non so di cosa parli. Io ho un contratto fino al 30 giugno. So perfettamente quello che voglio, ossia dare tutto quello che posso alla Roma. E non c’è alcun problema con me. Sono felice, la Roma ha vinto. Sono qua per aiutare i ragazzi a cercare di ottenere i risultati che i tifosi, la Proprietà vogliono, che vogliamo tutti noi perché questa è la nostra vita”.

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Lukaku: ”Tanta gente ha parlato di me, io dimostro sul campo. Mou? Rapporto speciale”

La Roma cala il poker in casa del Cagliari: all’Unipol Domus finisce 4-1 per i giallorossi grazie alla doppietta di Lukaku e ai gol di Aouar e Belotti. Dopo la gara, l’attaccante belga ha parlato ai microfoni di DAZN. Di seguito le sue dichiarazioni.

Sei partito alla grande in Serie A, segni quasi un gol a partita. Questa è già la Roma di Lukaku?

“No, la Roma è la Roma. Come ho detto già, siamo una squadra, dobbiamo migliorare. Siamo in una situazione difficile. Vogliamo far meglio, dobbiamo far meglio, per i nostri tifosi, per la città, abbiamo un popolo intero dietro di noi. Sono contento per questa vittoria”.

Si è parlato di una forma da recuperare con il tempo, invece hai impattato subito alla grande in questo nuovo Club. Qual è il segreto?

“Sono un professionista. In estate tanta gente ha parlato su di me. Io non parlo, dimostro in campo quello che devo fare per la squadra. Siamo felici di aver vinto, dobbiamo continuare così”.

Con Dybala sembrate già una coppia perfetta. Quanto ti stai trovando bene con questo giocatore?

“Benissimo, veramente benissimo. Ho avuto la fortuna di giocare con grandi calciatori da quando sono arrivato in Italia. Paulo è un giocatore che aiuta la squadra, che mi aiuta tanto. Peccato che si è fatto male oggi. Mi auguro che possa recuperare presto perché è il giocatore più importante della nostra rosa”.

Quanto è stato importante Mourinho nella tua scelta di venire a Roma e nella tua esplosione immediata qui.

“Con il mister abbiamo una relazione molto speciale. Conosce la mia famiglia, conosce i miei figli, ho fiducia in lui, lui ha fiducia in me. Ma è anche duro quando c’è da esserlo, come anche altri allenatori che ho avuto, questa è l’unica maniera per far crescere i giocatori”.