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Belotti rinnova fino al 2025: “La Roma è come una famiglia. Mou un vincente e un uomo raro”

Andrea Belotti ha rinnovato il suo contratto con la Roma fino al 30 giugno 2025. Ecco una sua lunga intervista ai microfoni del club giallorosso:

Quanta soddisfazione c’è per l’estensione del tuo contratto fino al 2025?
“Per me è un’emozione grandissima, fin dal primo momento che ho messo piede dentro Trigoria ho capito l’importanza di questa squadra, di questa gente, di questa città. È qualcosa che si può percepire soltanto quando si è dentro al 100%, qualcosa di talmente importante che mi rende orgoglioso. Vivo questo prolungamento come una tappa di un percorso iniziato un anno fa”

C’è qualcuno che vorresti ringraziare in particolare?
“Ringrazio Tiago Pinto per avermi dato l’opportunità di giocare per la Roma. Lo staff e il mister per avermi messo in condizione di farlo nel migliore dei modi e per aver creduto in me, ma anche i miei compagni che mi hanno subito fatto sentire parte di una famiglia. Sono arrivato praticamente sul gong del mercato estivo, quindi il mio ambientamento poteva risultare difficile. Invece la bontà, la disponibilità dei miei compagni, che si sono dimostrati prima uomini e poi compagni, mi ha permesso di integrarmi subito e nel miglior modo possibile. È stato davvero facile”

Ripartiamo dalla fine: la vittoria contro lo Spezia, la qualificazione in Europa League e il giro di campo di tutta la squadra all’Olimpico per salutare un pubblico fantastico.
“È stata una partita importantissima per noi perché vincere contro lo Spezia ci ha permesso di qualificarci in Europa League, una competizione in cui abbiamo sfiorato il trionfo quest’anno e che magari l’anno prossimo proveremo a vincere. Il giro di campo ci è sembrato il minimo per questi tifosi, per tutto l’affetto e il sostegno che ci hanno dato in ogni partita, che fosse in Coppa Italia, in campionato o in Europa League. Si sono sempre fatti sentire attraverso ogni sold-out all’Olimpico, il settore ospiti sempre pieno in trasferta, anche per la finale di Budapest sono arrivati in tantissimi. Questo omaggio ai tifosi era un ringraziamento sentito da tutti noi”

Quel pubblico che ti ha tributato un lungo applauso quando sei uscito dal campo: che cosa significa per te?
“Io penso che i tifosi abbiano capito il mio modo di vedere il calcio, di vivere il calcio, di vivere la partita. Non mi risparmio mai e questo penso sia stato apprezzato. Non posso far altro che ricambiare tutto il loro affetto cercando di fare sempre di più, di migliorarmi ogni giorno sotto ogni punto di vista”

È stata una stagione lunga e faticosa, ma la Roma ha dimostrato di essere un gruppo unito e compatto soprattutto nei momenti di difficoltà.
“Sì, la squadra ha risposto sempre presente. Anche nei periodi più difficili della stagione siamo stati compatti, sempre. Va detto che la forza di questa squadra è proprio il gruppo, non ho mai avuto dubbi su questo. Ogni giocatore infortunato o alle prese con qualunque problema ha sempre stretto i denti per esserci. Questo fa capire che ognuno di noi è disposto a sacrificarsi per la Roma”

Ti sei sentito parte di una famiglia?
“All’interno di una squadra io penso che in ogni momento, nel bene e nel male, ci si aiuti tutti insieme. La Roma la definisco famiglia perché da quando sono entrato qui dentro ho capito quanto questo legame non riguardi soltanto i singoli giocatori: ognuno di noi è legato allo staff, ai fisioterapisti, ai dirigenti, ai magazzinieri. È una grande famiglia in cui ognuno è disposto a dare il proprio contributo”

Hai sempre cercato di metterti a disposizione in ogni momento della stagione: hai giocato con una frattura alla mano, addirittura con una frattura alla costola pur di aiutare i tuoi compagni in un periodo complicato tra infortuni e squalifiche.
“Non ci ho mai pensato due volte, è stata una cosa naturale perché la priorità è sempre stata quella di aiutare i compagni. Nonostante il dolore, soprattutto quello alla costola”

Atteggiamento che è stato sottolineato più volte anche da José Mourinho.
“Quello del mister è stato uno dei gesti che mi ha riempito di più il cuore, perché ha capito lo sforzo che avevo fatto per aiutare la squadra. Quell’abbraccio all’Olimpico al momento della mia sostituzione durante la partita contro l’Inter è una delle cose che mi porterò dentro per sempre perché è stato talmente sincero e vero che mi è arrivato dritto al cuore. Da una parte mi ha reso orgoglioso per aver stretto i denti, dall’altra mi ha fatto apprezzare ancora di più il nostro allenatore che, nonostante tutti i titoli vinti, umanamente è unico, non se ne trovano così in questo mondo”

Che contributo ha dato il mister a questa squadra e a te personalmente?
“Il mister è un vincente: ti fa capire l’importanza di una vittoria e ti insegna a voler vincere sempre, partita dopo partita. E poi ha una grande dote, ha una forte empatia con i ragazzi. Quando tu pensi di dare il 100% lui è in grado di tirarti fuori il 130%, riesce a spingerti oltre i propri limiti, e non di poco”

Ci sono stati dei momenti di delusione, ma mai di rassegnazione. E da questo spirito ripartirà la Roma del prossimo anno.
“Ci sono stati dei momenti di delusione, ma la squadra non si è mai rassegnata, anche dopo la finale persa a Budapest non abbiamo mollato e siamo riusciti a vincere l’ultima di campionato davanti ai nostri tifosi. La rassegnazione non abiterà mai in noi”

A Budapest, una grande parata di Bono ti ha negato la gioia di un gol che sarebbe potuto essere decisivo. Quella finale sarà un nuovo punto di partenza?
“Sarebbe stato un epilogo perfetto, purtroppo però il portiere è stato bravo, così bravo che non ci hanno dato neanche il calcio d’angolo. Posso solo provare ad immaginare cosa sarebbe successo se quella passa fosse entrata”

Anche perché in questa stagione dal punto di vista realizzativo c’è stato anche un pizzico di sfortuna, ma questo deve essere uno stimolo per migliorare nella prossima.
“Sotto il punto di vista realizzativo non è stata una stagione positiva, purtroppo è capitato, ma l’unico modo che conosco per ribaltare le cose è quello di lavorare ogni giorno”

Di questo primo anno in giallorosso, cosa non dimenticherai?
“Ci sono tante cose che non dimenticherò. Una di quelle che ricorderò per sempre è la partita di ritorno contro il Feyenoord in casa. I loro tifosi non potevano esserci e per la prima volta ho visto tutto lo stadio interamente giallorosso. Ricordo perfettamente il momento in cui è partito l’inno e poi l’immagine dell’Olimpico pieno. Mi ha fatto venire i brividi, la pelle d’oca”

Ci dici un luogo della città a cui sei particolarmente legato?
“A Roma è facile legarsi a diversi luoghi. Ovunque c’è storia. Se fai un giro in auto, il torcicollo è assicurato. Ciò che mi affascina di più è il Colosseo. Quest’anno, ci sono passato diverse volte e, ogni volta, non mi limito a guardarlo, lo ammiro. Uno “stadio” di oltre 2.000 anni fa… semplicemente eccezionale”

Hai un aneddoto legato ai tifosi o alla città?
“Fine agosto dello scorso anno, era il giorno della firma. Soggiornavo in hotel. Prenoto un ristorante per festeggiare l’ufficialità del mio arrivo in giallorosso e chiamo un taxi. Arriva il taxi, eravamo in tre. Io mi siedo dietro. Il tassista guarda nello specchietto retrovisore, mi riconosce e dice alla persona seduta davanti: tu ti metti dietro e il Gallo viene davanti. Lo assecondo, partiamo e iniziamo a parlare di moduli, di calciatori del presente e del passato, di cosa si prova a scendere in campo e ogni tanto i discorsi sono intervallati da un nun ce credo…c’ho il Gallo in macchina!. Arrivati a destinazione, facciamo una foto, mi abbraccia e mi fa: te devo di’ ‘na cosa… te stimo tanto, ma so’ della Lazio… e te vojo bene lo stesso”.

Sappiamo quanto lo spogliatoio di una squadra di calcio sia un luogo sacro e inviolabile, ma c’è un episodio simpatico che puoi raccontarci e legato al tuo rapporto con i compagni?
“L’hai detto tu, lo spogliatoio è sacro e inviolabile. C’è però una cosa che accade nel pullman, quando siamo a poche centinaia di metri dallo stadio. I tifosi ci circondano d’affetto e per caricarci battono con le mani sulla carrozzeria del pullman. Loro non lo sanno, perché abbiamo i vetri oscurati, ma ci caricano talmente tanto, che dopo un po’, iniziamo anche noi a battere sui finestrini con l’adrenalina già ad altissimi livelli e ancora non siamo entrati nello stadio. Sono fantastici!”

Vuoi mandare un messaggio ai tifosi della Roma?
“Ci tengo a ringraziarli per tutto il sostegno che ci hanno dato e che sono sicuro daranno sempre per questa maglia. Noi non possiamo far altro che scendere in campo con l’unico obiettivo di regalar loro soddisfazioni, fare il nostro massimo per portare a casa dei trofei o delle gioie che rimarranno impresse dentro di noi”

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Frattesi: “Ritorno alla Roma? No, ho imparato a ragionare con la testa e ho già scelto la mia prossima squadra”

Davide Frattesi, ha rilasciato un’intervista ai microfoni de la Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole

Che effetto le fa leggere del derby di mercato tra Inter e Milan per lei? E ci sarebbe anche la Juve. Le tre grandi storiche del nostro calcio vogliono Frattesi.
«È una bella sensazione, non posso negarlo. Però adesso sono un po’ ansioso: vorrei che si definisse la situazione».

Comprenderà che non posso chiederle com’è il mare a Ibiza. Quindi… Inter in vantaggio?
«Ahahah… Lei però comprenderà che stavolta non posso essere senza filtri come nelle altre interviste. Non sarebbe corretto indicare una squadra perché le trattative possono morire all’improvviso. Però cercherò di essere estremamente sincero: io ho scelto la squadra. E sono sicuro che il mio procuratore troverà il modo di accontentarmi, altrimenti lo mando… al mare. Però sento che ci sono altre società interessate a me».

La prima discriminante della sua scelta quale è?
«Il ruolo: io sono una mezzala e voglio essere sfruttato per le mie caratteristiche. Credo sia normale. A lei piace scrivere: se le propongono di presentare una trasmissione in tv magari ci pensa, ma poi cerca di continuare a scrivere. Ecco, per me il concetto è lo stesso».

La Champions, che farebbe con le milanesi ma non con la Juve, incide nella scelta?
«Ci penso, la vorrei giocare, ma non è la prima cosa: conta di più il progetto. Così come non cambia andare in una squadra pronta per vincere o da ricostruire: sarei carico allo stesso modo. A 23 anni è il momento di prendermi certe responsabilità».

Il suo amico Scamacca potrebbe andare alla Roma. Lei ascolta ancora le sirene tentatrici dalla Capitale?
«No, ho imparato a ragionare con il cervello. Cerco di essere più lucido nelle scelte e nella gestione delle emozioni».

Un anno fa voleva scappare da Sassuolo. Ha fatto bene a restare?
«Sì, senza dubbio. Ho tantissima riconoscenza per questo club: lo porterò sempre nel cuore. Adesso sono pronto per andare. Dionisi è stato molto importante per la mia crescita. Lui e la società mi hanno capito e aspettato per riportarmi sulla retta via. Ci sono momenti nella vita che ti forgiano di più: per me uno di questi momenti è arrivato l’estate scorsa».

Davide, lo sa che con la maglia di un top club se si sbaglia una partita piovono le critiche?
«È questo il bello. Voglio fare il massimo dalla prima all’ultima gara».

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Wijnaldum: “Mourinho speciale con me. Ho perso la gioia di giocare a calcio”

Gini Wijnaldum ha parlato ai microfoni de l’Equipe. Ecco le parole dell’ex giallorosso

Su Mourinho.
“La gente non lo conosce. Si dicono tante cose su di lui, ma è stato fantastico con me. Quando avevo bisogno, potevo contare su di lui. Sono un calciatore migliore dopo che mi ha allenato”.

Sull’esperienza a Roma.
“È stata una stagione breve dopo l’infortunio alla tibia, è durata solo tre mesi e mezzo. Sono tornato a Roma solo a dicembre, dopo essere stato in Olanda per la riabilitazione. Il club mi ha aiutato molto in quel periodo e mi è piaciuto molto giocare lì”.

Conosci il tuo futuro?
“Non ancora, devo incontrare il PSG. Ci sono molte cose da chiarire, poi vedremo. Sui media si legge che ci sarà un nuovo allenatore, ma non sembra del tutto chiaro”.

Hai rimpianti per aver firmato con il PSG?
“No, non mi pento. Accetterò di tornare se me lo chiederanno”.

Se il club annunciasse di volerti tenere, accetteresti?
“Sì, se lo dicono allora rimango”.

Il PSG è rimasto in contatto con te durante la stagione a Roma?
“La scorsa estate il club mi ha messo da parte perché voleva che me ne andassi e io ho accettato. In quest’ultimo anno ho parlato più volte con Al Khelaifi e Luis Campos. Sono rimasto in contatto anche con molti medici del PSG, i quali si sono preoccupati del mio recupero”.

Puoi tornare al tuo livello?
“Non posso dire di aver perso la fiducia, ma ho perso la gioia. Ho bisogno che la gente creda di nuovo in me. Sono ancora lo stesso giocatore che ero al Liverpool”.

Sulla difficile stagione vissuta a Parigi.
“Sono arrivato in una nuova squadra, in una nuova città. La struttura del club era diversa da quella che ho vissuto al Liverpool. Tutto era nuovo per me e avevo bisogno di tempo per adattarmi, è stato molto difficile. Penso che un giocatore abbia bisogno di sentirsi amato in un club e ha anche bisogno di gioia. Questo è ciò di cui ho bisogno”.

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Matic: “I tifosi della Roma sono i migliori d’Italia”

Nemanja Matic ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Star Casino Sport. Ecco le sue parole

Roma è fantastica. Le piace?
“Il tempo è perfetto”.

Che cosa ne pensa dei tifosi della Roma?
“Penso che sono i migliori in Italia. Non lo dico perché gioco qui, ma perché ho visto che le altre squadre per avere lo stadio pieno devono giocare bene per più partite. Qui invece la felicità dei tifosi è fantastica. Da quando sono qui, nell’ultimo anno, abbiamo sempre avuto 60.000 spettatori all’Olimpico. È impressionante e non penso che per gli altri club sia così”.

Mourinho ha detto che Matic è un giocatore di Mourinho.
“Penso sia una cosa positiva. Tutti conoscono Mourinho come allenatore e spero che un giorno potranno dire che ero il José Mourinho dei giocatori. Lo ringrazio”.

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Rocchi: “Non esiste un problema Mourinho. Juve-Roma del 2014? Con il VAR storia diversa”

Gianluca Rocchi, designatore arbitrale, ha parlato ai microfoni di Radio Rai anche di Mourinho e della Roma: “Non esiste un problema Mourinho, né personale né di gruppo. Non mi riferisco a lui, ma a tutti gli allenatori. Quello che certamente chiederemo in futuro sono comportamenti sempre più corretti da parte della panchina e già quest’anno abbiamo avuto un miglioramento rispetto alla mia prima stagione, che sotto questo punto di vista fu un dramma. Comportamenti non corretti della panchina provocano comportamenti non corretti in campo. Il nervosismo sale e chi dal campo vede le panchine agitarsi cambia atteggiamento. Quindi dobbiamo combattere questo malcostume, peraltro non solo italiano e, insieme a chi decide le sanzioni, essere molto severi e decisi”.

Rocchi è poi tornato anche sulla partita tra Juventus e Roma dell’ottobre 2014 da lui arbitrata e finita 3-2 per i bianconeri tra le polemiche per delle decisioni arbitrali controverse. Le sue dichiarazioni:

“Se avessi avuto la tecnologia disponibile oggi probabilmente non ci sarebbe stato nemmeno il violino di Garcia, perché avrei avuto molta più facilità a risolvere alcuni problemi. È una di quelle partite in cui rimpiango di non aver avuto la tecnologia, altrimenti oggi parleremmo di un’altra storia. Gli do il bentornato, perché si tratta di un grande allenatore e mi farà piacere ritrovarlo”.

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Spinazzola: “Mourinho ha cambiato la mentalità della Roma”

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Frattesi: ”Voglio giocare in Serie A. Farò considerazioni anche in base al modulo”

Frattesi rimane un obiettivo di mercato della Roma. In occasione della seconda giornata di raduno con la Nazionale a Coverciano, il centrocampista del Sassuolo è intervenuto in conferenza stampa. Di seguito le parole del classe 99.

Hai la sensazione che questa possa essere l’estate più importante della tua vita? “Quest’anno all’inizio non è stato facile. Devo ringraziare il Sassuolo e il mister che mi hanno permesso di fare le cose con calma. Sarà un’estate importante, bisognerà prendere delle decisioni importanti. Probabilmente hai ragione”.

Essere sul mercato ti toglie tranquillità? “E’ sempre un piacere trovarsi in mezzo a questi discorsi. Vuol dire che le cose fatte in passato sono state quelle giuste, devo continuare a lavorare così e poi al resto ci penseranno Carnevali e gli altri al resto. Ho detto al mio procuratore di chiamarmi solo in caso di cose importanti”.

Quest’anno c’è stata una svolta del calcio italiano? “Ci tengo a fare i complimenti ai ragazzi dell’Under 20, innanzitutto. E’ mancata solo un po’ di fortuna in finale. Per quanto riguarda il calcio italiano la percezione che si fa è sbagliata, tendiamo sempre a denigrarlo. Per noi è sempre migliore quello degli altri ma questa cosa non è assolutamente vera”.

Il centrocampo è il reparto più forte che abbiamo, come mai? “Per quanto mi riguarda è il reparto con più competizione, sono d’accordo. E’ quello più completo. Per fare entrambe le fasi bisogna avere passo”.

Sceglierai la squadra che arriva in base al blasone o in base al calcio che propongono? “E’ una scelta importante, vanno fatte considerazioni anche in base al modulo. Un centrocampo a tre con la mezzala è sicuramente diverso rispetto a un centrocampo a due”.

Hai un modello di riferimento? “Ne ho uno qui ed è Barella, in Italia è il migliore sotto questo punto di vista. Ho la possibilità di studiarlo da vicino e sicuramente è una fonte di ispirazione per me anche perché fa assist”.

Preferisci restare in Serie A o all’estero? “Nella mia carriera sono sempre andato avanti step dopo step, almeno nella mia testa bisogna fare prima un altro passaggio in una squadra italiana prima di andare fuori. Sono convinto che prima o poi ci andrò, ma bisogna andarci pronti”.

In cosa devi migliorare? “Costruire di più il gioco, ci sto lavorando. E poi migliorare nell’ultimo passaggio, è un’altra cosa che devo migliorare”.

Quanto la Nazionale conta sulla tua scelta di trasferirti questa estate in un top club? “Mister Mancini è molto attento anche ai giocatori delle squadre di media classifica. Incide ma non per il blasone del club ma perché vai a giocare delle partite con un appeal diverso, quello ti dà più spessore”.

La garanzia di titolarità sarà importante per te? “Non è fondamentale, in un top club nessuno può darti garanzie”.

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Villar: ”Spero di tornare alla Roma. Mou? Un onore giocare per lui”

Villar tornerà nella Capitale poiché il Getafe ha deciso di non investire i 3,5 milioni per il diritto di riscatto. Il classe 98 ha rilasciato un’intervista a Cronache di Spogliatoio nella quale ha parlato dell’esperienza a Roma e del suo futuro. Di seguito le dichiarazioni del centrocampista spagnolo che in apertura ricorda l’ottima prestazione contro l’Inter (2-2) agli ordini di mister Fonseca.

“Non sapevo nemmeno che minuto fosse ma ero talmente sicuro di me stesso, in quel periodo, che sapevo di poter fare quella giocata. Con Fonseca giocavo sempre, avevo tanta fiducia in me stesso e sapevo che era ricambiata da allenatore e compagni. Quando ti senti così bene fisicamente e mentalmente puoi solo fare bene. A fine partita, dopo aver aperto Instagram, ho visto il messaggio di Álvaro Morata. Mi disse che stava guardando la partita insieme ai compagni della Juve e che ero piaciuto molto a tutti”.

Sul futuro?
“Spero di poter tornare alla Roma, dove ho ancora un anno di contratto, e di giocarmi le mie carte, dimostrando il mio valore. Penso che, visti i tanti infortuni di quest’anno, avrei potuto dare una mano. Sarebbe un onore per me tornare a far parte di quel gruppo e poter giocare agli ordini di Mourinho, uno dei più grandi allenatori degli ultimi vent’anni. Fosse per me partirei ora per poter essere domani a Trigoria”.

Su Mourinho?
“Per Mou nutro grande rispetto. Mi disse subito, dal primo giorno, che preferiva centrocampisti con doti diverse dalle mie. Io ho cercato in tutti i modi di farmi notare in allenamento ma purtroppo non è andata bene. Complessivamente la mia vita a Roma è durata il tempo di una stagione completa; nonostante ciò faccio sempre il tifo per loro, ho seguito tutte le partite, compresa la finale persa”.

Come hai deciso di partire per il prestito?
“Quando rimani fuori per tanto tempo, nasce dentro di te una sorta di ansia di giocare; molto spesso, purtroppo, questa è una cosa negativa perché ti porta a essere insicuro e timoroso in campo. La serenità, quando si è in campo, è una degli aspetti principali, soprattutto per un giocatore come me che ama toccare tanto il pallone”.

La parentesi alla Samp?
“È stata un’annata difficile. Avevamo un gruppo molto affiatato e stavamo molto bene insieme. I risultati però non sono mai arrivati e siamo entrati in una spirale negativa, dove tutto girava contro di noi. Inoltre non vedevamo un euro. Tutto questo mi ha fatto capire che, a volte, non dipende tutto dai giocatori in campo. Non eravamo liberi di testa e tutto ciò che ruotava attorno a noi aveva creato un ambiente negativo. Quando me ne sono andato ho chiesto scusa ai tifosi; sono un ragazzo onesto e so di non essere stato all’altezza della Samp. Loro invece sono stati incredibili e ci hanno sempre supportato, nonostante tutto. Ci tengo a mandargli un abbraccio e sono sicuro che torneranno presto in Serie A”.

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Ozbek (pres. Galatasaray): ”Icardi vuole restare. Ci sono squadre europee interessate a lui”

Il presidente del Galatasaray – Dursun Ozbek – ha rilasciato un’intervista al quotidiano turco Sabah nella quale parla del futuro di Mauro Icardi. L’attaccante argentino è stato accostato alla Roma ma il suo futuro potrebbe tingersi di un giallorosso diverso rispetto a quello capitolino. Di seguito le dichiarazioni del presidente del Galatasaray.

Non sarà un trasferimento facile… dopo le sue prestazioni qui, sono molte le squadre interessate, dall’Arabia all’Europa. Ci stiamo provando, e abbiamo avviato trattative con degli sponsor. Siamo in costante contatto. Anche Icardi vuole restare. I colloqui hanno subito un’accelerazione enorme”

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Dybala: ”Raggiungere l’Europa League era importante per avere una rivincita l’anno prossimo”

Paulo Dybala è intervenuto ai microfoni del club dopo la vittoria per 2-1 contro lo Spezia. La Joya ha deciso la gara con un gol allo scadere e ha spedito i giallorossi nuovamente in Europa League. Di seguito le parole dell’attaccante argentino.

È stato un finale di stagione con tante emozioni altalenanti. I tifosi e l’Olimpico meritavano una vittoria come questa.
“Sì, credo che tutti ce la meritavamo. Mi dispiace aver perso una finale ed essere andati vicini al trofeo, ma come mi ha detto un compagno questo è il calcio. A volte le cose vanno a tuo favore, altre volte ti vanno contro. Credo che tutti dobbiamo essere orgogliosi della stagione che abbiamo fatto. Ci sono stati momenti difficili in cui la squadra ha dovuto dare qualcosa in più, abbiamo lottato contro tutto e tutti. Credo che per quello che abbiamo fatto forse ci meritavamo qualcosa in più, sia in campionato sia in Europa League. Non è stato facile, sono orgoglioso dei miei compagni, hanno dato tutto e non posso recriminare niente. Abbiamo fatto una buona stagione ma andiamo a casa con le mani vuote. Raggiungere l’Europa League era importante per avere una rivincita l’anno prossimo. Siamo contenti, ora vogliamo riposare e rilassarci un po’, poi penseremo a quello che succederà l’anno prossimo”.

18 gol stagionali, 8 assist, numeri straordinari. Cosa ti ha lasciato il primo anno alla Roma?
“Mi ha lasciato tante emozioni. Dal primo giorno ho ricevuto l’accoglienza della gente e dei compagni, ho potuto lavorare con uno dei migliori allenatori della storia del calcio e ho conosciuto tanta gente nuova. Per me è un nuovo inizio, mi sento un giocatore maturo con tanta esperienza. Credevo di poter aiutare i compagni e qui ho trovato tanti giocatori con esperienza che hanno vinto tanto. La gente ci ha accompagnato sia in casa sia fuori e questa è una spinta in più. Sono contento del traguardo personale che ho raggiunto perché è servito alla squada per andare avanti, per cercare di raggiungere tutti gli obiettivi. Come ho già detto mi sarebbe piaciuto raggiungere qualcosa in più, perché quando sono arrivato ho detto che volevo vincere qualche trofeo con questa squadra e purtroppo non ci siamo riusciti”.