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Nuova Champions, quanto vale e come sarà strutturata

 La Champions si rinnova, si estende, rilancia e i soldi aumentano. Da trentadue squadre si passa a trentasei, e il montepremi aumenta del 35 per cento rispetto allo scorso anno, ora tocca quota 3,7 miliardi.

L’Italia ha guadagnato la quinta piazza Champions attraverso il ranking e spera di avere sei squadre, nel caso in cui Roma o Atalanta vincessero la prossima finale di Europa League (non avendo raggiunto la qualificazione dal campionato).

Come scrive il Messaggero, l’anno prossimo sarà così strutturata. Le squadre partecipanti saranno divise in quattro gironi, e giocheranno minimo otto partite, le partecipanti formeranno una classifica, le prime otto andranno all’eliminazione diretta.

Le prime otto incasseranno altri 2 milioni, dalla nona alla sedicesima solo 1. Inoltre, scrive la Uefa “saranno assegnate anche 666 quote da 275mila euro: il numero di quote a cui ogni squadra avrà diritto aumenterà in base alla posizione in cui arriverà”.

Una volta superata la prima fase, a ogni passaggio del turno le squadre riceveranno nuovi premi: 1 milione per ogni squadra che si qualifica ai playoff, 11 per chi accede agli ottavi, 12,5 milioni chi va ai quarti, 15 alle semifinaliste, 18,5 milioni alle due in finale. La vincitrice, infine, riceverà altri 6,5 milioni.

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Roma, dalla Champions non solo squali: le possibili avversarie ai play-off

Il pareggio di ieri a Ginevra e la contestuale vittoria in extremis dello Slavia Praga, consegnano un amaro verdetto alla Roma: la qualificazione alle fasi finali d’Europa League è stata raggiunta anche in questa stagione, ma purtroppo sarà quasi inevitabile ripassare dalla scure dei playoff.

I giallorossi dopo la sciagurata serata di Praga, nella quale hanno compromesso il proprio destino nel girone, non sono riusciti neanche a tenere viva l’unica ipotesi disponibile per centrare il primo posto: vincere ieri per caricare con lo Sheriff in casa all’ultima sfida e pensare alla goleada. Lo Slavia ora dovrebbe calcisticamente suicidarsi perdendo in casa con il Servette già sicuro della retrocessione in Conference. E’ veramente impossibile quasi pensarlo.

Doveroso dunque dare uno sguardo a chi scenderà dalla Champions. Lo scorso anno i giallorossi pescarono bene (il Salisburgo) rispetto ad altre ipotesi ben più complicate (United, Siviglia, Sporting Lisbona solo per citarne alcune scese dalla Champions).

Il quadro dell’attuale edizione non è ancora definito, anzi è piuttosto nebuloso ad un solo turno dal termine:

Nel gruppo A si potrebbe a sorpresa evitare uno degli ‘squali’ tanto cari a Mourinho. Attualmente infatti è corsa a tre per secondo e terzo posto, si deciderà tutto all’ultima giornata tra Manchester United – al momento ultimo –, Galatasaray e Copenaghen.

Dal gruppo B arriveranno una tra Lens e i campioni in carica del Siviglia, se gli spagnoli dovessero vincere contro i francesi all’ultima giornata conquisterebbero proprio il terzo posto, ma ad oggi sono favoriti i francesi.

Nel gruppo C quasi certamente la terza piazza spetterà al Braga (che la Roma ha già affrontato e superato quattro anni fa sempre in Europa League). Ai lusitani – incrociati anche recentemente in amichevole in Algarve – basterà che il Real faccia il suo contro l’Union Berlino.

Nel Gruppo D con ogni probabilità arriverà terzo il Salisburgo, il Benfica dovrebbe vincere con tre gol di scarto in Austria per scavalcare gli austriaci.

Altra vecchia conoscenza giallorossa (felice a dir poco) è il Feyenoord che nel gruppo E ha già conquistato aritmeticamente la qualificazione ai play-off di Europa League, ma la squadra di Slot – campione in carica in Olanda – è cresciuta tantissimo in questi ultimi mesi.

Il Gruppo F è un vero e proprio terno al lotto, visto che può succedere ancora di tutto. Il terzo posto è occupato attualmente dal Newcastle a pari punti con il Milan, l’ultima sfida vedrà scontrarsi proprio queste due squadre.

Nel gruppo G servirebbe un miracolo alla Stella Rossa per acciuffare il terzo posto dello Young Boys: i serbi dovrebbero battere il City di Guardiola e sperare che gli svizzeri perdano con il Lipsia.

Infine nel gruppo H Barcellona, Porto e Shaktar si contendono le prime tre posizioni con gli spagnoli favoriti per il primato e le altre due che si scontreranno nell’ultima giornata per decretare le altre due posizioni.

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Obiettivo Champions: adesso è vietato sbagliare

È stato come fare un salto indietro di una trentina d’anni. Quando in un derby l’importante era non perdere piuttosto che provare a vincerlo. Meglio accontentarsi della bruttezza di uno zero a zero, nonostante i risultati della giornata (Napoli e Bologna sconfitti, Milan e Atalanta fermati da Lecce e Udinese con mille rimpianti delle squadre di casa) rano stati così inaspettati da poter regalare quel pizzico di coraggio che alla Roma (e pure alla Lazio) sarebbe servito per tornare in corsa per quel quarto (quinto?) posto che vale Champions e decine di milioni di euro.

Come scrive la Repubblica, ci sono altre squadre in corsa (Atalanta, Fiorentina, Lazio, noi aggiungiamo pure il bel Bologna di Motta), ma sono tutte lì, sarà una corsa a chi sbaglia di meno e la Roma ha il dovere, le qualità, la guida tecnica (si spera), il monte ingaggi per provarci. […]

Di fatto la Roma immaginata e costruita in estate fin qui non l’abbiamo mai vista. In particolare ci piace sottolineare il nome del Capitano e del difensore inglese, due assenze che hanno pesato moltissimo. C’è una tifoseria che, nonostante tutto, sta sempre lì, al fianco di una Roma che se riuscisse, come può, a valere la sua gente, non avrebbe troppi problemi a centrare l’obiettivo Champions.

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Il Siviglia di Mendilibar: esperienza, vecchie conoscenze e strategia

SIVIGLIA MENDILIBAR FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Ultimo atto, per un altro leggendario trionfo. Sull’ultimo gradino della scalata europea della Roma, Mourinho incrocerà il Siviglia di Mendilibar e si prospetta, per diversi motivi non solo statistici, una sfida apertissima. Il tecnico giallorosso ha raggiunto e vinto 5 finali su 5 di Champions, Europa League e Conference; sul fronte andaluso sei vittorie su sei finali di Europa League, l’ultima nell’estate del 2020. Dunque uno dei due taboo cadrà, inevitabilmente.

Ma che Siviglia troverà la Roma mercoledì a Budapest? Certamente non quello allo sbando della prima parte di stagione. Monchi, ex dal dente avvelenato nonostante le dichiarazioni d’amore degli ultimi giorni, è stato costretto a cambiare tre tecnici: da Lopetegui a Sampaoli, arrivando infine a Mendilibar, scelto prima di tutto per salvare gli andalusi dal pericolo retrocessione. La missione è stata centrata brillantamente, visto l’attuale settimo posto in classifica e impreziosita anche dalla clamorosa qualificazione alla finale di Budapest.

Il Siviglia ha eliminato come noto Manchester United e Juventus, conquistando così l’accesso alla settima finale di una competizione che nessuno ha mai vinto così tante volte, come gli andalusi, da quando è stata creata.

62 anni per il tecnico spagnolo e una carriera costellata da panchine di società di medio-basso livello in Spagna, poi la chiamata di soccorso proveniente dal telefono di Monchi, che in questa stagione ha subito la più grossa contestazione della sua lunga esperienza alla guida del club. Mendilibar è un amante del 4-2-3-1 e nelle 14 gare sulla panchina del Siviglia ha totalizzato 8 vittorie, 5 pareggi e 1 sconfitta.

2.07 la media punti, mai avuta in carriera. 20 gol fatti e 12 gol subiti in questo scorcio di stagione con Mendilibar in panchina per il Siviglia che di recente ha ritrovato anche il miglior Lamela a segno sia contro la Juventus in semifinale, sia in Liga. Complessivamente il Siviglia ha realizzato 76 reti – il miglior marcatore è En-Nesyri con 18 sigilli stagionali – ne ha subite 72 in tutte le competizioni.

Occhio all’ampia batteria di ex calciatori che hanno già militato in Serie A: oltre al Coco Lamela, grande ex di questa sfida, i giallorossi dovranno arginare le insidie offensive del Papu Gomez, di Ocampos, ma anche di Suso (ex Milan e a segno con un gran gol dalla distanza contro la Juventus), e infine Alex Telles che ha militato in maglia nerazzurra.

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Con Dybala la Roma sarebbe già in Champions

Se Mourinho è tanto preoccupato per Paulo Dybala, è perché non può immaginare di vincere la finale di Budapest senza di lui. La Roma ha già fatto un mezzo miracolo eliminando il Bayer Leverkusen, utilizzandolo soltanto 13 minuti nella partita d’andata all’Olimpico. Contro il Siviglia degli argentini, serve l’argentino migliore. Poi si faranno i conti.

Come scrive il Corriere dello Sport, un dato aiuta a comprendere la dipendenza della squadra dal singolo. Dybala fino a questo momento ha giocato 1.659 minuti in Serie A spalmati su 24 presenze. La media, considerando le 36 giornate disputate, è di 46 minuti a partita. Significa che Paulo ha saltato esattamente metà campionato.

Eppure della Roma è ancora saldamente il capocannoniere con 11 gol. L’ultima partita che ha potuto giocare senza problemi risale alla vigilia di Pasqua, l’8 aprile scorso: Torino-Roma 0-1. Da quel momento Dybala si è visto per soli 45 minuti di Serie A. Anche in Europa League, dopo il problema alla coscia di Rotterdam, le sue apparizioni sono state centellinate. Ma almeno Dybala ha meritato la copertina per aver salvato Mourinho dall’eliminazione nei quarti con la giocata vincente nella partita di ritorno.

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Mourinho duro: “La Champions? Più di un miracolo se ci arriviamo”

MOURINHO CHAMPIONS – Una volta arrivato in conferenza stampa, le ha suonate a tutti alzandosi dopo tre domande perché atteso da un aereo che lo doveva portare a Londra.

Come scrive il Corriere dello Sport, quando gli è stato chiesto conto di un campionato deludente, e della Champions che può arrivare ormai soltanto dalla meravigliosa finale di Europa League, Mourinho ha avuto un sussulto: “Io non ho mai detto che l’obiettivo della Roma fosse la Champions League. Sarei stato irresponsabile”.

Però, lo ha annunciato pubblicamente il general manager, Tiago Pinto: “Il problema è suo, non mio. Con Tiago siamo amici ma abbiamo opinioni diverse. Io penso che con investimenti sul mercato da 7 milioni andare in Champions non sarebbe neanche un miracolo. Sarebbe la discesa di Gesù Cristo in Vaticano”. Al di là dell’iperbole di stampo mistico, si intuisce la ragione per la quale le strade tra Mourinho e la Roma si dovrebbero separare alla fine della stagione.

Frecciate dritte anche a Pairetto, arbitro di Udinese-Lazio e dell’incredibile Spezia-Lazio dello scorso campionato (“Come sempre ha fatto bene il suo lavoro, è stato bravo”), e alla giustizia sportiva: “Così il campionato perde validità. Lo dico anche per la Juventus, che si vede assegnare e togliere dei punti. Se io avessi saputo che avrebbero dato questa penalizzazione, a Monza o a Bologna avrei potuto fare una gestione diversa del campionato. Adesso è troppo tardi per certe valutazione. E mi dispiace per i professionisti della Juventus, da Allegri ai giocatori, che pagano colpe dei dirigenti o del club dopo aver meritato i punti sul campo”.

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Champions League, la finale sarà Inter-Manchester City

Dopo l’Inter, arriva il secondo verdetto per la finale di Champions ad Istanbul. Il City di Guardiola ieri sera ha travolto in casa il Real Madrid di Ancelotti per 4-0, qualificandosi così alla seconda finale della storia dei citizens in tre anni.

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Interviste

Mourinho: “Non siamo attrezzati per arrivare in Champions. Chiffi peggior arbitro della mia carriera”

Josè Mourinho ha parlato ai microfoni di DAZN dopo il pari contro il Monza:

Difficile stasera fare di più o no?

“L’attenzione è una condizione dirette con la tua condizione fisica e mentale. Abbiamo giocatori che hanno dato tutto anche stando al limite delle forze. Sono tante le difficoltà, gente che gioca ma non ha ancora le qualità per giocare a questo livello. Panchina inesistente sapevamo che era difficile ma i ragazzi hanno fatto il massimo. Risultato adatto alla partita. Giocare con il peggior arbitro trovato nella mia carriera è dura e ne ho visti tanti. Non penso abbiamo influenzato il risultato, ma è stato terribile. Dare un rosso al 96’. Non abbiamo poi la forza come società di dire questo arbitro non lo vogliamo, la Roma deve crescere anche sotto questo livello come società. Io volevo stare con i ragazzi in campo avevo una voglia tremenda di prendere il rosso, ma santo devo stare con i miei ragazzi”.

Infortuni muscolari ?

“Facile quando hai una squadra con i giocatori sempre uguali, i nostri non posso alternarsi. Noi non siamo una squadra che è stata eliminata da una competizione europea giocando male, non giochiamo una partita a settimana. Siamo una squadra che in campionato lotta per i posti alti e lottiamo anche in Europa. Non abbiamo La Rosa adatta per giocare a questo ritmo. Basta vedere quante partite hanno giocato Smalling o El Shaarawy quest’anno, è un accumulo di stanchezza. È un orgoglio tremendo lavorare con questi ragazzi qui è sarò con loro fino alla fine di questa stagione”.

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Interviste

Pinto: “I Friedkin vanno ringraziati. La rosa ha le risorse per arrivare in Champions. Frattesi? Impossibile a gennaio. Attendiamo una risposta da Smalling”

I dirigenti di calcio si dividono in due categorie: quelli attentissimi alla comunicazione che spesso chiamano per primi e quelli che invece parlano poco. Ecco, Tiago Pinto appartiene alla seconda categoria. Questa è la sua prima intervista a un giornale, realizzata lo scorso 30 dicembre ai microfoni de la Gazzetta dello Sport: «Mi piace parlare con i fatti più che con le parole, ma dopo due anni di lavoro credo sia giusto ricordare alcune cose fatte, forse passate un po’ inosservate. E chiarire meglio i piani presenti e futuri di un club ambizioso che vuole continuare a crescere, ma rispettando regole, fair play finanziario e sostenibilità economica. Il mondo del calcio ha poca memoria, vive solo di presente, ma non bisogna dimenticare il lavoro incredibile fatto dai Friedkin in poco più di due anni, in quale situazione economica hanno preso la Roma, quanto finora hanno investito, chi hanno portato qui e cosa hanno ottenuto. A partire dalla vittoria di una Coppa Internazionale che alla Roma mancava dal 1961 e all’Italia da 12 anni. Anche se da dirigente, oltre alla coppa in bacheca vado orgoglioso di altri aspetti».

Quali?

«Essere tornati a vincere migliorando notevolmente e costantemente la rosa. Ma nel contempo riducendo di 25 milioni un monte ingaggi molto alto, salutando decine di giocatori non più funzionali senza pagare milioni e milioni di incentivi all’esodo come avveniva in passato, portando tanti nostri ragazzi in prima squadra grazie a un lavoro in profondità sul settore giovanile, rimodernando le strutture a Trigoria, creando nuovi campi di allenamento, sistemando gli organigrammi, ricostruendo un dipartimento di scouting e di match analysis, investendo nel calcio femminile. Intorno alla vittoria della Conference c’è stato tanto altro».

Sul miglioramento della rosa c’è chi non è troppo convinto…

«Ognuno può avere l’opinione che vuole, ma la verità è che la squadra in ogni sessione di mercato è diventata più forte. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati acquistati 14 giocatori. Dal loro arrivo i Friedkin hanno investito sul mercato circa 150 milioni di euro. Lo scorso anno la Roma è stata la società che ha speso di più in A: circa 90 milioni, di cui 40 per Abraham. Quest’anno sono arrivati Dybala, Wijnaldum, Matic, Belotti. Se avessimo detto ai tifosi due anni fa che sarebbero arrivati Mourinho e questi giocatori, non ci avrebbero creduto. E infatti l’entusiasmo intorno alla Roma è esploso».

Gli ultimi colpi però sono arrivati tutti a parametro zero.

«Crediamo nel Financial Fair Play perché è uno strumento importante verso la sostenibilità economica ma è certo che i paletti del settlement agreement dell’Uefa ci hanno costretto a cambiare strategia. Aver portato campioni senza esborso per i cartellini e senza aumentare il monte ingaggi deve essere un motivo di orgoglio non di critica».

Tutti i giocatori acquistati hanno avuto il benestare di Mourinho?

«C’è sempre stato un lavoro di squadra che ha tenuto conto della mia opinione, di quelle dello scouting, del tecnico e ovviamente della proprietà. Non sempre è possibile acquistare tutto ciò che si vorrebbe: a causa dei paletti Uefa oggi non possiamo individuare un giocatore ideale, andare dalla proprietà e chiedergli di fare un ulteriore sforzo. Non posso dire che abbiamo tutti i calciatori che sognavamo, ma abbiamo tutti quelli che ci servono per i nostri obiettivi e che è stato possibile prendere. Perché viviamo nel mondo reale, non in quello fatto solo di desideri».

Che effetto le fa allora sentire Mourinho parlare di mercatino?

«La stampa e gli operatori di mercato hanno dato alla Roma voti altissimi per le operazioni concluse. Io ringrazio Mourinho perché molti giocatori hanno visto in lui un motivo importante per scegliere la Roma. Il suo appoggio e la sua popolarità sono stati fondamentali. Siamo tutti consapevoli che con il tecnico che abbiamo, la rosa che abbiamo e le strutture a disposizione, dobbiamo fare molto meglio nella seconda parte della stagione».

Nelle Coppe, grazie alla Conference, il bilancio è positivo. In campionato invece i numeri sono in linea con quelli ottenuti da Fonseca. Si può dire che la Roma deve fare molto di più?

«Sì, certo che si può dire. Abbiamo grandi margini di crescita, individuali e collettivi. Dobbiamo tirare fuori la nostra versione migliore per centrare il nostro obiettivo stagionale: qualificarci in Champions. Chiaramente fare bene sia in campionato sia in Europa League non è semplice».

A carte scoperte: l’obiettivo della Roma quindi è la zona Champions?

«Sì. Sappiamo che la concorrenza è grande, ma non ci manca nulla per competere fino alla fine per questo traguardo. Sapendo che spesso tutto si decide per uno o due punti in più o in meno».

Passiamo all’attualità: il caso Karsdorp.

«Dopo la partita col Sassuolo e le parole di Mourinho, il giocatore a livello disciplinare ha commesso una grave scorrettezza non presentandosi all’allenamento e rifiutando di partecipare alla tournée in Giappone. Abbiamo evitato altre polemiche cercando di lavorare internamente e con l’entourage del giocatore. Ricky è tornato, si è allenato e ha giocato. Purtroppo in questa settimana qualcuno ha voluto fare il fenomeno, bruciando un po’ il lavoro che era stato fatto».

Si riferisce al legale del calciatore?

«Non so se è ancora il legale del calciatore… Ma è andato a caccia di fama, facendo il protagonista invece di continuare a lavorare per risolvere i problemi. Lo stesso è accaduto con la Fifpro, un’istituzione che ha steso un comunicato senza aver mai parlato una volta con la Roma. Karsdorp non è mai stato fuori rosa, nonostante non si sia presentato due volte».

Detto del calciatore, la Roma però questo caso se l’è creato da sola: un vero autogol.

«Il nostro tecnico non ha usato giri di parole, ma dopo le partite subentra una parte emozionale non sempre facile da controllare. Ci sono tanti altri esempi, anche recenti, in top club della Premier. Queste cose succedono spesso nel calcio. Molti però hanno dimenticato che la miglior versione di Karsdorp c’è stata con Mourinho, che in 18 mesi lo ha impiegato 60 volte da titolare. Accettiamo le critiche, ma non posso permettere che un giocatore approfitti della situazione per danneggiare la Roma».

Karsdorp è sul mercato? E in caso di cessione verrà sostituito?

«Sì è sul mercato, ma non andrà mai via a zero. Se partirà, dovremo trovare un modo per mantenere la squadra equilibrata, non necessariamente acquistando un terzino. Con Celik, Zalewski, Vina, Spinazzola, El Shaarawy, le fasce sono comunque coperte. Questa intervista mi permette di spiegare come è difficile fare mercato dentro i paletti del FFP con cui dovremo fare i conti nei prossimi quattro anni. All’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento».

Facciamo un esempio…

«Nella prima parte della stagione per risparmiare qualcosa non abbiamo iscritto Gini Wijnaldum in lista. Avevamo un margine positivo di cinque milioni di euro, ma inserendo Gini a gennaio dovremo coprire questo eccesso. Per questo nei mesi scorsi spiegavo che non avremmo dato in prestito Felix (ceduto poi per 7 milioni, ndr): abbiamo bisogno di soldi per poter operare sul mercato. Col prestito risparmi l’ingaggio ma non basta per prevedere entrare. Sarà così anche a gennaio. Chi parte lo farà in via definitiva. Come vede non mi nascondo: parlo poche volte, ma dico sempre la verità».

Mourinho vorrebbe un difensore centrale.

«Non ho mai nascosto di essere d’accordo con lui: giochiamo a tre, ne abbiamo quattro e dovremmo averne cinque. Tecnicamente ci servirebbe ma ogni movimento in entrata sarà sempre dipendente dal movimento in uscita».

Come è la situazione di Wijnaldum?

«Sta sempre meglio, il recupero prosegue bene, lui è un grande professionista, lavora tanto. Per noi le grandi operazioni di mercato di gennaio sono il ritorno di Dybala e di Gini».

Dybala è tornato da campione del mondo. C’è chi teme che la Roma in futuro possa non bastargli…

«Io lo vedo felice qui, aveva bisogno di tornare a sentirsi importante e a Roma ci riesce. Si trova molto bene nello spogliatoio, con l’allenatore, in città, con i tifosi. Non ho paura che la Roma possa non essere abbastanza per lui. Paulo ci aiuterà ad arrivare al livello che vogliamo».

Abraham è appannato: come si recupera?

«Da lui si pretende sempre tanto, se fa bene si dice che deve fare meglio… Ma questo dipende anche dal suo grande valore. Tammy oltre che un bomber è un calciatore di grande qualità. La stagione scorsa nei primi mesi non ha segnato tanto ma alla fine ha fatto 27 gol. Lui sa che deve fare molto meglio da qui alla fine. Per una Roma competitiva e vincente Tammy è fondamentale».

Può aver pagato, con l’arrivo di Dybala, un modo di giocare della Roma un po’ cambiato?

“Non penso, perché diversi gol di Tammy sono arrivati su assist di Dybala. E perché Paulo è uno di quei giocatori che migliora chi gli sta intorno».

Nonostante l’impegno, anche Pellegrini e Zaniolo non hanno numeri esaltanti finora.

«È vero, ma dobbiamo ricordare che Pellegrini l’anno scorso ha disputato la sua migliore stagione di sempre. Quest’anno ha giocato anche qualche partita più indietro, nei due di centrocampo. Nicolò è un giocatore da doppia cifra in gol e assist, ne ha le qualità e lo sa anche il ct Mancini. Ma a ventitré anni è stato quasi due stagioni fermo e non è facile ritrovare fiducia, concretezza, continuità. Ma sono certo che in questa seconda parte della stagione tutti i singoli cresceranno e con loro anche il livello del gioco. La squadra sa di dover migliorare da subito le proprie prestazioni».

Vale anche per Belotti.

«A maggior ragione per Belotti, che ha cambiato club, città, ambiente e ha avuto anche dei problemi fisici, ormai alle spalle».

Quando si siederà a trattare il rinnovo di Zaniolo?

«Non c’è fretta, come ha detto anche il suo agente Vigorelli: ora pensiamo solo a giocare. Abbiamo un buon dialogo con Nicolò e il suo entourage. Non mancheranno i momenti per confrontarci. Alla fine non credo ci saranno problemi».

Rinnovo di Smalling: si rischia un nuovo caso Mkhitaryan?

«Vogliamo tenerlo, lui deve darci una risposta. Ha una clausola per liberarsi. Lo abbiamo pagato 15 milioni più commissioni, e percepisce un ingaggio di 4 milioni. La Roma ha investito tanto su di lui, aspettandolo con pazienza durante gli infortuni. Sa che teniamo a lui».

Due parole su Ibanez.

«È stato a lungo uno dei nostri migliori giocatori, ha piedi da centrocampista e qualità innegabili. L’errore nel derby non deve condizionarlo: il futuro è suo».

In base ai discorsi sul FFP, su Frattesi, che costa 30 milioni, non le faccio neanche la domanda…

«Esatto. Non serve fare la domanda. Con tutti i paletti che ho spiegato la risposta è scontata».

Non lasciamo una finestrella aperta?

«No, perché non vedo nessuna possibilità ora. Anche perché a gennaio torna Gini e abbiamo già Cristante, Matic, Bove, Tahirovic, Camara»

Solbakken, un colpo passato un po’ in sordina.

«È un calciatore che ha fatto benissimo sia nella passata Conference League sia in questa Europa League. Ha 24 anni, gioca nella nazionale norvegese, lo abbiamo seguito tanto e dovuto superare una forte concorrenza per prenderlo».

Mourinho prossimo ct del Portogallo: quanto c’era di vero in queste voci?

«Quando prendi un allenatore come Mourinho devi essere preparato alle voci. In questi diciotto mesi non è stata la prima volta che un altro club o una Federazione si siano interessati a lui. Ma in Algarve non abbiamo subito distrazioni. L’unico nostro focus è stato migliorare per tornare subito a vincere. Sono portoghese, ogni volta che il Portogallo cambia Ct si parla di Mourinho. Ma noi contiamo di andare avanti insieme a lui».

E il contratto di Tiago Pinto? Scade nel 2024…

«Il mio contratto non è un tema. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci nell’area sportiva è il contratto del direttore».

Capitolo giovani: Bove e Volpato possono finire in qualche trattativa di mercato?

«Cerco la miglior scelta per il loro percorso di crescita. Ma va chiarito un punto: Bove e Volpato non sono più “giovani della Primavera”, ma realtà importanti con un valore di mercato alto. Hanno giocato tante gare in A, hanno segnato, sono andati in nazionale. Ci sono club, non solo italiani, interessati a loro, ma contiamo di farli crescere qui. Quando sono arrivato dal settore giovanile avevamo solo Calafiori in prima squadra e giocava poco. Oggi sono sei: Zalewski che è un titolare, Bove e Volpato che giocano spesso, Tahirovic che si sta integrando, il terzo portiere, Boer, e Darboe ora infortunato. Mourinho ha creato un modo di coordinare il lavoro con il settore giovanile guidato da Vincenzo Vergine che ha permesso ad altri quattro ragazzi di esordire. Dal mio arrivo l’età media della squadra è passata da ventotto anni a ventisei. Più giovani, più prospettive, più valore».

Lei e Roma: impressioni iniziali e quelle di oggi.

«Non ero mai stato a Roma prima del 2021. Viverla da turista è magnifico. Ma se la godono più i miei familiari di me. La città è unica al mondo e forse non è un caso che lo siano anche i tifosi della Roma. Mai vista in vita mia tanta passione. Tutto questo fa crescere anche la pressione e le responsabilità: un anno qui ti consuma come tre da un’altra parte. Ma vincere ti regala anche una carica incredibile. Roma ti assorbe, ti riempie, ti esalta e ti consuma».

La prossima intervista tra altri due anni?

«Chissà… So di non risultare troppo simpatico ai giornalisti perché parlo poco, non regalo scoop, non do’ notizie. Ma ho sempre lavorato così, con discrezione, per il bene del mio club, a cui dedico il 100 per cento delle mie giornate e delle mie energie. Vorrei essere valutato solo per questo»

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Scarnecchia a Retesport: “Roma stanca mentalmente, ma la lotta Champions non è finita”

“La Roma può ancora lottare per la Champions League”. Così Roberto Scarnecchia, ai microfoni di Retesport, nel corso di 1927. L’ex attaccante giallorosso ha commentato così il pari di Udine: “La Roma ha voluto fortemente il pareggio, dopo una prima parte di gara sottotono. Ho visto una squadra scarica mentalmente e nel nostro campionato, estremamente equilibrato, si rischia di perder punti contro chiunque”.

“Non vedo nessuna favorita per la Champions, compresa la Juventus. Penso che la Roma abbia ancora modo per arrivare quarta”