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Nazionali

Roma, sono 11 i nazionali: tutti gli impegni ufficiali

Nella prima sosta stagionale per gli impegni delle nazionali, alcune come quella azzurra pienamente immerse nelle qualificazioni ai prossimi Mondiali, sono 11 i calciatori che nelle scorse ore hanno salutato Trigoria, per ritrovarla la prossima settimana.

Il primo in ordine di tempo a rientrare sarà Ziolkowski: per il giovane polacco primo gettone con la nazionale maggiore e doppio impegno il 4 e il 7 settembre. Anche Celik dopo le gare con la sua Turchia da lunedì prossimo sarà in gruppo.

Gianluca Mancini è l’unico giocatore giallorosso convocato da Gattuso per gli impegni azzurri contro Estonia e Israele del 5 e 8 settembre. Dunque di fatto ad inizio settimana prossima sarà di nuovo a disposizione di Gasperini. Stesse date di rientro anche per Tsimikas e El Aynaoui.

Ndicka (Costa d’Avorio), Konè (Francia), Dovbyk (Ucraina), Ferguson (Irlanda), Pisilli (ItaliaU21) disputeranno tutti la seconda sfida il 9 settembre e quindi da mercoledì saranno di nuovo a Trigoria.

Stesse date per Wesley che però, complice il lungo viaggio dal Brasile, probabilmente sarà in gruppo solo dall’11 settembre.

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Interviste

Mancini: “Vorrei restare a vita a Roma. Budapest è una ferita sempre aperta”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni de il Corriere dello Sport. Ecco le sue dichiarazioni:

Lei lo sa cosa dice la gente? “Mancio in campo fa quello che farei io, ha le reazioni che avrei io, ci mette il cuore che ci metterei io”. Più che un’empatia, sembra una simbiosi.
«Sin da subito Roma ti abbraccia e ti porta dentro questo vortice emotivo. Ti beccano in giro
e ti parlano della Roma, li incontri al bar e ti chiedono perché la Roma non vince o quanto siamo forti quest’anno. La Roma è ovunque, è un’idea che cammina su tante gambe, ed è
meraviglioso. I nostri tifosi non possono scendere in campo, così provo a farlo io per loro.
Reagendo alle ingiustizie come reagirebbero loro».

Si sente un simbolo?
«Forse mi vedono come quello più carismatico, simbolo però è una parola grossa. Chissà, magari quando smetterò mi ci sentirò».

Una volta raccontò che da ragazzino, nel vivaio della Fiorentina, rischiava di essere tagliato ogni anno. L’Italia non e un paese per giovani.
“Dai 9 ai 19 anni giocavo poco, è vero. Mi dicevo “non sarai mai un calciatore”. Non è facile resistere, devi essere forte di testa. Diciamo che sono un sopravvissuto. Anche grazie a quella vocina che continua a salirmi dallo stomaco».

E cosa le dice?
«Non mollare, non smettere di pensare che davanti a te c’è sempre una salita. Sai, bisogna avere anche un po’ di paura per andare avanti. Parlo della paura di perdere tutto, che tutto questo un giorno finisca».

Si legherebbe alla Roma a vita?
«Sì, assolutamente sì. Sono qua dal 2019 e diventare una bandiera sarebbe un sogno. La
Roma a vita, mi piace».

La scadenza del contratto fino al 2027 però è dietro l’angolo.
«Non ne stiamo ancora parlando. Per me non è un problema. Non c’è alcun tipo di preoccupazione».

Gasp ha detto che ci sono 7-8 leader in questo gruppo e che il capitano lo sceglierà in base alle presenze. A conti fatti, però, lei passerebbe da vice a quarta scelta.
«Non è importante, non mi pesa. Anzi è positivo che nel nostro gruppo i leader si sentano capitani. La fascia è solo un simbolo della domenica».

Da bambino ce l’aveva un mito?
«Marco Materazzi, una fonte d’ispirazione. Quando sono arrivato a Roma hanno cominciato a parlarmi di Aldair e così ho guardato tutti i suoi video».

Cos’è il derby per Mancini?
«Lo stomaco che frulla, l’attesa che quasi ti uccide. Pensi, io ho debuttato con la Roma in
un derby. La rivalità ti logora, quella partita ti toglie il sonno, vivi una settimana da incubo e
non vedi l’ora che inizi».

Di solito che metodi utilizza per allentare la tensione?
«Non la allento mica. Sul pulIman metto la playlist “allenamento forte”. Sento solo “bum
bum bum”. E nel frattempo giro nella mia testa il film della partita che sto per giocare».

L’attaccante che l’ha snervata di più?
«Ho fatto una fatica bestiale a marcare Higuain»

E nell’ultimo campionato?
«Moise Kean, rostissimo. Non si ferma un attimo».

Fonseca, Mourinho, De Rossi, Juric, Ranieri, Gasperini. C’è un segreto per adattarsi così velocemente a tecnici così diversi tra loro?
«Il mio è fare tutto quello che mi chiedono».

Ad esempio?
«Se lei fosse il mio allenatore e per assurdo mi dicesse “Gianluca, oggi per vincere la partita dai 5 testate a un albero”, io lo farei. Mi fiderei di lei, rispetterei i compiti che mi assegna. Non sto mai a pensare a cose tipo “sono abituato a questo”, “per me sarebbe meglio quest’altro”. Sono pensieri che inquinano la mente e basta. Quando non mi sento capace di fare qualcosa, cerco di impararla».

La cavalcata con Ranieri cosa vi ha dimostrato?
«Che nulla è impossibile. E che se possiamo fare 46 punti nel girone di ritorno, allora dobbiamo farli anche in quello d’andata. Ranieri ci ha dato serenità, ha fatto ordine. Che eravamo forti già lo sapevamo, io l’ho sempre detto pure nei momenti bui, rischiando di passare per scemo».

Si è detto che a Bergamo qualche volta discuteva con Gasperini.
«Mai vero. Quando sono venuto alla Roma è stata la prima persona che ho chiamato. Io so cos’è la gratitudine»

Che tipo è Gasp?
«Il più grande insegnante di calcio e tattica che io abbia mai avuto. In campo è un martello, è molto esigente e non cerca mai alibi. Con lui alzi l’asticella, è inevitabile».

Cos’è stato invece Mourinho per la sua carriera?
«Un mostro che è arrivato e mi ha fatto dire “sì, lui può cambiare la mia storia e quella di tutti noi”. José ci ha dato carisma, mentalità, convinzioni. In campo ero il suo condottiero, a volte ho esagerato andando un po’ oltre…ma lo facevo perché sentivo che lui ci avrebbe portati alla vittoria».

E oggi cosa sente?
«Abbiamo tutto per riprovarci, anche in Europa».

Budapest quanto le fa male?
«Me la sogno spesso. E me la sogno male».

È una ferita aperta o è già una cicatrice?
«Ferita che provoca dolore. Io non riguardo mai immagini di quella finale di Europa League, non ho mai rivisto quella partita e quando su Instagram scrollo i reel e mi ritrovo davanti agli occhi i video di quel rigore chiudo il telefono. Meritavamo quella coppa, quell’episodio ci ha condannati. Io poi sono stato un protagonista in negativo con l’autogol e con un rigore sbagliato. Budapest la porterò per sempre dentro».

La Champions è un obiettivo concreto?
«Sì lo è. Una squadra come la Roma non può stare fuori dalla Champions League per tutto
questo tempo. Io poi non ci ho mai giocato».

È vero che ci sono state offerte dall’Arabia? 
«Ci sono stati degli interessamenti, dei sondaggi. Perà ho detto al mio procuratore che sto troppo bene qua. Amo questa società e questa maglia e non voglio pensare ad altro».

Lei ha visto l’alba dell’era Friedkin. Cinque anni dopo il loro arrivo, come è cambiata la Roma?
«Sono alla Roma dal 2019, arrivato insieme a tanti acquisti: sembrava ci fosse una rivoluzione in corso. Oggi, grazie ai Friedkin, la Roma è un punto di arrivo. Basta vedere Trigoria per rendersene conto: è migliorata in tutto, dai campi ai macchinari, fino alle strutture. Ora tocca a noi fare qualcosa di speciale».

Le esclusioni di Spalletti quanto le hanno fatto male?
«Dicono che abbiamo discusso. Non è così. L’ho sempre ringraziato anche quando mi ha convocato da riserva o se un collega si faceva male. Quando chiama la Nazionale, si corre. Anche a piedi. Aggiungo che non tutti hanno la fortuna di fare un Europeo. Poi il ct ha fatto altre scelte. Ho sempre detto che quando non ti chiamano devi essere il primo tifoso a casa».

Ha già parlato con il ct Gattuso?
«Sì, ci siamo conosciuti. Voglio convincerlo, di sicuro l’azzurro passa dalla Roma».

Sua moglie Elisa, le tre figlie Ginevra, Lavinia e Bianca. Lei è circondato da donne.
«Fino a 50 anni infatti giocherò a calcio, visto che a casa non tocco palla».

Le mancano quando è in ritiro?
«Da morire, sono gli amori della mia vita, tutto quello che ho, il mio rifugio. Guai a chi me le
tocca, sono geloso».

Ed è anche felice?
«Nella vita? Sì, tanto. Soprattutto quando posso fare qualcosa per gli altri».

Nel suo paese, hanno organizzato un evento per ricordare Mattia Giani, il fratello di suo cognato venuto a mancare ad appena 26 anni mentre giocava a calcio. La sua foto mentre sparecchiava ha fatto il giro del web.
«E non me lo spiego. Ho visto ragazzi montare, smontare, preparare, cucinare, pulire, apparecchiare, servire ai tavoli. Così l’ho fatto anche io. Sono un ragazzo normale come tanti. Abbiamo bisogno di normalità in questo mondo. Riguardo Mattia, il vuoto che ci ha lasciato è impossibile da colmare».

Esiste l’amicizia vera nel calcio?
«Eh, non è mica facile. Ma io ho due amici che sono come due fratelli: con Leonardo Spinazzola ci completiamo, il destino ci ha separati alla nascita e poi ci ha fatti ritrovare. E poi c’è Lorenzo Pellegrini, con il quale condivido tutto».

Cosa si augura per lui?
«L’ho visto stracarico. Abbiamo fatto le vacanze insieme e non si vedeva mai perché era sempre ad allenarsi. Doppie sedure tutti i giorni».

La Roma lo aspetterà?
«A braccia aperte. E lui farà una grande stagione»

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APPROFONDIMENTI

Da Dybala a Pellegrini e Mancini: la Roma ricomincia da 10

A Trigoria si fa la Roma. Ieri Gasperini ha iniziato la sua avventura alla Roma con una serie di riunioni insieme a Ranieri e Ghisolfi per pianificare il mercato e l’estate giallorossa.

In attesa del comunicato ufficiale che dovrebbe arrivare in queste ore, il tecnico ha già indicato i ruoli prioritari da rinforzare: un attaccante, un centrale difensivo (piace Lucumí), un centrocampista e un esterno.

Intanto ha definito la base su cui costruire la squadra: sono infatti dieci i pilastri sui il tecnico vuole innestare le basi del suo lavoro. 

Svilar in porta, Mancini e N’Dicka in difesa, Koné, Pisilli e Pellegrini in mezzo, Angeliño, Soulé, El Shaarawy e Dybala tra i confermati.

Alcuni per scelte di natura puramente tecnica, altri per necessità, come nel caso di Pellegrini ad esempio, che post infortunio e ad un anno dalla scadenza sembra aver comunicato la sua intenzione di non voler lasciare la Roma.

Da valutare in ritiro Celik, Salah-Eddine, Rensch, Kumbulla, Hermoso, Cristante, Paredes, Dovbyk, Baldanzi, Shomurodov e Abraham. Gasp osserva e studia: la nuova Roma prende forma. Lo scrive il Corriere dello Sport.

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Calciomercato

Roma, priorità alla difesa: i nomi sul taccuino giallorosso

La Roma ha una priorità: rinforzare la difesa. Ad oggi gli unici centrali certi e di un rendimento elevato sono Mancini e Ndicka. Ma si sa che Gasperini lavora su una difesa a tre che necessita di almeno 5-6 alternative totali.

Kumbulla e Hermoso torneranno alla base ma su questi calciatori sono già in atto valutazioni in chiave mercato. Lo spagnolo ha chiuso la stagione a Leverkusen con un infortunio dal quale sta recuperando. Guadagna molto e la sensazione è che le strade possano separarsi. L’albanese ha fatto molto bene all’Espanyol ma pur ipotizzando la sua permanenza, non è credibile come titolare

Serve quindi un investimento importante: Gasp ha chiesto almeno un titolare con caratteristiche ben definite, come aggressività, velocità e fisicità.

Uno dei nomi sulla lista dei preferiti è Balerdi dell’OM: la Roma lo cerca da mesi e Gasp lo voleva Bergamo. Il club transalpino però lo valuta intorno ai 30 milioni. L’alternativa è uno tra Beukema (Napoli in vantaggio) e Lucumì come riferito da Gianluca Di Marzio.

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Calciomercato

Roma e se salta Gasp? Le possibili alternative

Un primo dato è necessario come premessa: la Roma sta lavorando da giorni, probabilmente da settimane, sul capitolo Gasperini e ritiene di aver individuato nell’attuale tecnico della Dea, il prossimo tecnico su cui fondare un progetto a crescere verso la stabilità e la competitività. Nel calcio però finché non ci sono le firme, è tutto possibile.

Ieri le parti si sono lasciate senza rotture. Anzi. Fronte tecnico emerge con fermezza la bontà dei dialoghi con i giallorossi. L’incontro è giudicato assolutamente positivo. A Gasperini, che in giornata dovrebbe ufficialmente liberarsi dall’Atalanta, servono però le ultime risposte per dire un sì convinto al 100% a Friedkin.

Ecco perchè Ranieri e Ghisolfi, di rientro da Firenze, staranno certamente riflettendo su delle alternative. La Roma non può farsi trovare impreparata e per questo torna in auge in queste ore l’ipotesi Terzic. Per il club giallorosso sarebbe un ritorno di fiamma, considerato che era stato già contattato a settembre dopo l’addio di De Rossi, ma senza trovare un’intesa. Un intermediario del tedesco sono giorni che off records sottolinea che avrebbe avuto un contatto diretto con la Roma entro questo fine settimana. Non è da escludere che a questo punto Ghisolfi ci parli, per tenere aperto un file qualora Gasp dovesse clamorosamente saltare.

Sullo sfondo le altre idee vanno in direzioni, al momento però ufficiosamente mai esplorate dalla Roma. Una potrebbe essere Roberto Mancini, che a sua volta può tornare candidato forte per la panchina della Juve nei prossimi giorni. Un’altra potrebbe essere Palladino, assistito da Beppe Riso, procuratore molto vicino al club giallorosso in questi ultimi anni.

Ma la Roma oggi ha un solo pensiero: chiudere con Gian Piero Gasperini.

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Interviste

Mancini: “Da anni serviva una figura come Ranieri nella Roma”

“Lo abbiamo ringraziato definitivamente e lui ha ringraziato noi. È una grande cavalcata, purtroppo non è bastata per la Champions. Avevamo 23 punti, ne abbiamo fatti 46 e questo deve renderci orgogliosi. Questa squadra è forte e unita, ora ci riposiamo e saremo proiettati alla prossima”.

Gianluca Mancini, vice-capitano della Roma, ha commentato così ai microfoni dei media nazionali il verdetto finale del campionato che ha visto i giallorossi, alla fine di una cavalcata incredibile, qualificarsi in Europa League al quinto posto.

Ranieri vi ha detto chi sarà il nuovo allenatore?
“Ve lo giuro, non glielo abbiamo chiesto e non ce l’ha detto. Ora c’è un mix di emozioni, pensi alla stagione e a ciò che potevi fare meglio. Noi squadra siamo tranquilli sotto questo aspetto, ci pensano il presidente e gli altri. Il mister ha detto che è già stato scelto, ma noi facciamo i calciatori. Lo scopriremo anche noi”.

Cos’è per voi Ranieri? Una garanzia?
“Sì. È sotto gli occhi di tutti ciò che ha fatto, per come ci ha coccolati e bastonati. Sapere di avere questa figura a Trigoria e in società, nel ruolo che avrà, è importante. Mancava da tempo una figura così, siamo felici che lo sia lui”.

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Interviste

Mancini: “Il nuovo ruolo mi ha responsabilizzato”

Gianluca Mancini ha parlato in conferenza stampa dopo Roma-Milan. Ecco le sue dichiarazioni:

Se ti avessero detto a fine 2024 che a 90 minuti dalla fine la Roma sarebbe stata in corsa per la Champions cosa avresti pensato?

“Vuoi la verità o una burla? A parte gli scherzi, il percorso da dopo il derby a oggi è stato qualcosa di unico. Perché 23 punti all’andata erano davvero pochi, ma noi ci siamo sempre detti di pensare partita per partita, lo giuro. Abbiamo cercato di pensare domenica per domenica, il mister è stato molto bravo a girare tanti calciatori, a farci recuperare le forze.
Poi l’ultimo periodo, quando vincevi e non perdevi guardavi la classifica e dicevi
‘proviamoci’. Arrivare a 90 minuti così vicini è unico, siamo orgogliosi”.

Che valori lascia Ranieri?

“Il gruppo è stato sempre unito dall’inizio dell’anno. Sapete tutti da settembre a novembre che periodo abbiamo passato, ma il gruppo non si è mai disunito, mai una discussione, mai nervosismo, sempre uniti per fare risultato. Poi nel calcio ci vogliono tante cose per vincere le partite. Il mister ha trovato un gruppo davvero sano e unito, ci ha messo tanto tanto del suo, negli allenamenti, nel farci stare sereni. Andavamo a Trigoria col mal di stomaco prima, la vivevi male come giornata, perdevamo. Lui è arrivato e ci ha messo tranquillità e serenità. Ci sono partite in cui abbiamo perso o pareggiato come Napoli, Tottenham e Atalanta, a volte anche se perdi le prestazioni ti fanno capire che ci siamo. Quello che abbiamo fatto è unico, Ranieri lascia la famiglia che siamo, un gruppo ancora più unito”.

Sai chi sarà il nuovo allenatore?

“No, veramente, non lo so chi sia”.

Si conclude una stagione di grande continuità per te, forse la migliore.
Quanto incide il cambio di posizione?

“La continuità, diciamo che mi tocco (ride, ndr). A livello disciplinare sì, sono migliorato tanto, mi riguardo in tante partite, ne prendevo tanti di gialli, ancora posso migliorare, ho quei 2-3 secondi in cui mi parte la scintilla e sbaglio. Ma ora sono più lucido. La posizione cambia, da braccetto affrontavo esterni più rapidi di me, magari passava meno ossigeno in testa e partivano i seocndi di follia. Da centrale devo ragionare di più, anche lo spostamento mi ha responsabilizzato di più”.

Al posto di Spalletti ti chiameresti in Nazionale?

“Decide Spalletti, ogni sua decisione è sacra. La Nazionale è unica per tutti, se vengo chiamato sono il primo a prendere il treno, altrimenti sono il primo a tifare. Le scelte vanno accettate nel bene e nel male”.

Il contatto con Gimenez, di nuovo scintille dopo Roma-Feyenoord.

“Il contatto con Giemenz non c’era nulla, è stata un’azione di gioco in cui l’ho tenuto un pochino, ho visto la sua reazione della gomitata sul petto. Un gesto antisportivo, normale che sia punito”.

Se dovessi individuare la forza di Ranieri?

“Non c’è un segreto, altrimenti sarebbe facile. Se le cose andavano bene non si è mai esaltato troppo. Ci ha sempre detto che avevamo la me… sopra alla testa e dovevamo respirare. Ha sempre parlato bene, si arrabbiava quando c’era da farlo, come a Como. Ha trovato l’equilibrio come un bravo padre sa fare, bastone e carota, dialogo, ha reso partecipi tutti i giocatori. Poi gli allenamenti fatti a 2000 all’ora, sempre giusti, potrei stare qui ore. Non ha responsabilizzato troppo, ci ha lasciati tranquilli, rimarcando che dovevamo sempre dare il massimo. Potevamo sbagliare gesti tecnici e gol, ma dovevamo dare sempre il massimo. Non c’è stata una cosa segreta precisa, è un insieme di cose. Lui è arrivato nel momento del bisogno, bisogna solo ringraziarlo, noi bravi a seguirlo. Ci metto anche il pubblico, ci è stato sempre vicino, sempre con la spinta in più. Quando è tutto insieme è veramente tosta batterci. Contenti di aver vinto l’ultima casa, in vediamo l’anno prossimo all’Olimpico”.

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Infermeria

Cristante e Mancini non al meglio: le ultime

La Roma ieri è tornata a lavorare a Trigoria e ai più attenti non è sfuggita l’assenza dal campo, insieme ai compagni, di due calciatori: Mancini e Cristante.

Allenamento personalizzato per i due calciatori azzurri, che hanno accusato qualche problemino nella sfida contro la Fiorentina. Si tratta però di pura gestione delle singole situazioni e da Trigoria non filtra alcun allarmismo.

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APPROFONDIMENTI

Panchina Roma, è corsa a 5: i profili

Parallelamente al campo, alla lotta per la Champions o per un altro piazzamento nelle coppe in vista della prossima stagione e all’attesa per il primo dei big match che attendono i giallorosso da qui a fine anno, si continua a discutere, parlare in ogni angolo della città, sui social e ovviamente in radio, del futuro allenatore della Roma.

Un ‘Mr X’ sul quale si rincorrono voci, indiscrezioni, presunte conferme a cui seguono sonore smentite, tra liste certe pre e post intervento di Ranieri in conferenza stampa che alcuni indizi li ha dati.

Tanto per cominciare la tempistica: “Sarà Friedkin a decidere e comunicarlo, sapete come è fatto il presidente”… della serie: potrebbe essere domani o tra una settimana, piuttosto che tra un mese. Ma ‘radio mercato’ è concorde su un aspetto, neanche troppo relativo: la Roma l’allenatore lo ha scelto o l’avrebbe scelto, riducendo la lista dei candidati, ascoltando diversi profili nel corso delle scorse settimane.

Fosse così, verrebbe meno l’interesse o quasi per scoprire chi sarà il prescelto, tranne la spasmodica attesa dei tifosi, che non vorrebbe ricevere brutte sorprese.

Allo stato attuale per tutta una serie di ragionamenti, contatti, formali o informali, nomi depennati ufficialmente dallo stesso Ranieri in qualità di frontman della società, sembra essersi ridotta a 4 la lista dei potenziali candidati, che tali oggi non possono esser più perchè ad Aprile è improbabile che la Roma non abbia già approfondito con i reali obiettivi dinamiche di mercato, strategie e prospettive economiche, rendendo a Friedkin una lista chiara di ‘consigli’.

Stefano Pioli, Massimiliano Allegri, Roberto Mancini, Vincenzo Italiano e Maurizio Sarri. Quasi certamente tra questi cinque nomi c’è il prescelto a guidare la Roma almeno nel prossimo triennio.

Italiani, esperti e che condividono tutti un aspetto tattico: amano giocare con la difesa a 4. Un sistema che nel paradosso di una Roma da anni schierata di partenza a tre (ma in maniera forzata), consentirebbe di lavorare con più lucidità e in maniera più mirata sul mercato rispetto all’impostazione ‘tipicamente’ Gasperiniana.

La scelta e il conseguente annuncio non dipenderà dal piazzamento in classifica, perchè in ogni caso si tratterà dell’inizio di un percorso di ricostruzione, ma non dalle macerie tecniche come era presumibile immaginare qualora fosse rimasto Juric e non fosse tornato Ranieri.

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Interviste

Mancini: “Sono pazzo di questa tifoseria. Dovbyk? E’ un armadio, va sostenuto. Rincorsa pazzesca, ora ci giochiamo tutto”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di ‘Cronache di Spogliatoio’, format Youtube. Ecco le sue parole:

È diventata una rincorsa Champions?
«Sicuramente, da quel derby a oggi, in pochi ci credevano davvero. Erano in pochi ad averci pensato. Noi, dentro lo spogliatoio, sapevamo cosa stavamo facendo, ma all’arrivo del mister Ranieri, a essere sinceri, anche noi facevamo un po’ fatica a crederci. Tuttavia, con il lavoro e la tranquillità che ha portato il mister, partita dopo partita ci siamo resi conto che potevamo recuperare terreno e riagganciarci al gruppone. Adesso siamo lì, ma come ho detto ci aspettano partite davvero difficili. Questa è l’ultima di un ciclo di otto gare importanti, e dobbiamo pensare a vincere per rimanere attaccati al treno».

Quando vedevate la classifica in autunno pensavate alle coppe come ancora di salvezza o consideravate il campionato una cosa fattibile?
«Le coppe, avendo raggiunto una semifinale negli ultimi cinque anni, sono sempre state un obiettivo a cui tenevamo particolarmente. Peccato che quest’anno le cose non siano andate come speravamo. Il campionato, invece, ci faceva soffrire troppo. Era dura vederci in quelle posizioni, in quei mesi in cui i risultati non arrivavano. Tuttavia, come ho detto tante volte, l’impegno durante gli allenamenti, la forza del gruppo e la voglia di stare insieme non sono mai mancati, nemmeno nei momenti più difficili. Non posso dire che fossimo completamente sereni, ma avevamo la convinzione che le cose si sarebbero sistemate. Non si poteva pensare di trascurare il campionato per concentrarsi solo sulla coppa, perché nello spogliatoio ragioniamo sempre partita dopo partita. La classifica ci pesava, vedere la Roma in quelle posizioni ci faceva male, e volevamo risalire».

Su Ranieri.
«Da quando è arrivato, il mister ha aperto la porta del nostro spogliatoio. Io, ma credo anche i miei compagni, abbiamo percepito un allentamento della tensione e di quella sensazione di malessere che ci accompagnava, perché stavamo vivendo davvero male la mancanza di risultati. Il mister ci ha spiegato il suo metodo di lavoro, come vedeva le cose sia sul campo che nell’atteggiamento. Una cosa che mi ha colpito particolarmente è stata una frase che ha detto appena arrivato. Era novembre, venivamo da una serie di brutti risultati e non ricordo esattamente la nostra posizione in classifica, ma tutti sapevano che la situazione era complicata. Eppure lui, fin da subito, ha detto che i cavalli buoni si vedono alla fine. Quella frase mi ha fatto riflettere. È arrivato in un momento drammatico, senza conoscerci direttamente, ma evidentemente aveva visto qualche partita e aveva intuito il potenziale della squadra. Dire una cosa del genere in quel contesto ci ha dato una grande spinta: ci ha fatto capire che lui credeva in noi, anche senza conoscerci a fondo. Da quel momento abbiamo deciso di seguirlo, di lavorare secondo le sue indicazioni e di affidarci alla sua esperienza. Così siamo arrivati fin qui, ma, come ho detto prima, non abbiamo ancora fatto nulla».

Quanti messaggi hai lasciato a Ranieri chiedendogli di restare?
«Questo è un tema particolare. È sempre stato chiaro con noi e lo è stato anche nelle ultime settimane con voi giornalisti. È evidente che una figura come la sua sia importante non solo per noi giocatori, ma per tutto l’ambiente Roma: da chi lavora a Trigoria, a chi viene allo stadio, fino ai calciatori stessi». Sul rapporto con i tifosi. «L’amore dei tifosi l’ho sentito fin da subito, già dal primo anno. Non so se vi ricordate, ma ho giocato alcune partite a centrocampo in una situazione di totale emergenza, con tanti centrocampisti assenti. Il tifoso romanista, in questi momenti, ti trasmette la voglia di aiutare la squadra, anche oltre i propri limiti. È stato allora che ho capito questo amore reciproco, perché anche io sono pazzo di questa tifoseria, di questo stadio, di questi tifosi e di questa città. È un legame speciale, fatto di tante emozioni che si sono intrecciate nel tempo. In campo, a volte, mi trasformo perché l’adrenalina prende il sopravvento. Tuttavia, soprattutto nell’ultimo periodo, con mister De Rossi e mister Ranieri abbiamo lavorato molto su questo aspetto».

Su Dovbyk.
«Artem è un ragazzo d’oro, eccezionale. Sappiamo tutti quello che purtroppo sta vivendo la sua famiglia, e credo che questo lo condizioni un po’. Tuttavia, quando siamo in campo, nei 90 minuti bisogna essere bravi a lasciare da parte tutto il resto, anche se non è sempre facile. A volte lo prendo in giro o lo sprono, perché è un armadio a quattro ante, enorme. Quando mi alleno contro di lui e ci scontriamo nei contrasti, quasi mi viene paura, perché se arriva con forza ti manda a quattro metri di distanza. Ieri, fino al primo tempo, l’ho caricato in modo particolare e gli ho detto: “Artem, o fai gol o ti prendi un giallo, voglio vederti dare una spallata a un difensore e farlo volare fuori dai cartelloni”. E infatti, il gol è quasi nato da una spallata con Federico Baschirotto. Sono due ragazzi fisicamente imponenti, ma quella cattiveria agonistica, in senso sportivo, è stata decisiva per segnare. Quando ha esultato, gli ho detto: “Sei forte, devi sfondare sempre”, ovviamente in senso positivo e calcistico».

Avete mai pensato a dove sareste potuti essere se Ranieri fosse arrivato prima?
«Guarda, hai trovato la persona sbagliata, perché io con i se e con i ma non vado d’accordo. Il mister è arrivato in quel periodo e, senza dire che abbiamo vissuto tre campionati diversi, in una sola stagione abbiamo cambiato tre allenatori. Anche se a Mister De Rossi non è stato dato molto tempo, la realtà è che ci siamo trovati a lavorare con tre tecnici diversi, affrontando difficoltà iniziali con ognuno di loro. Anche con il mister, all’inizio, le cose non sono andate benissimo, perché abbiamo perso delle partite. Però c’era qualcosa di diverso, lo sentivamo nell’aria. Quindi non posso risponderti in modo netto, dicendo semplicemente dove eravamo e dove siamo ora».

Vedete l’obiettivo europeo in modo diverso ora?
«Il calendario è difficile, ma lo era anche prima. Le partite di quest’anno hanno dimostrato che vincere non è mai scontato, su nessun campo. Ovunque vai, trovi delle difficoltà. Non è che se vinci a Lecce, poi automaticamente vinci a Empoli o a Parma. Non si può dire che affrontare queste squadre sia più facile rispetto alle big, almeno sulla carta. Le partite sono sempre complicate, ma ora affronteremo squadre che sono vicine a noi in classifica e che lottano per gli stessi obiettivi. È inutile girarci intorno: da come siamo partiti a dove siamo arrivati adesso, siamo tutti lì, separati da pochi punti. Bisogna ragionare partita per partita Sono le partite più belle, quelle che affronti con grande carica, spinta e voglia di dare il massimo. Bisogna prepararsi al meglio, concentrandosi prima sulla Juventus, poi sulla Lazio, poi sul Verona e sull’Inter. Ogni domenica si scende in campo sapendo che ogni punto può fare la differenza. È fondamentale affrontare ogni gara con questa mentalità, perché alla fine sarà proprio ogni singolo punto a determinare il nostro percorso».