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Le Voci di Retesport

Ciccio Graziani a RS: “Vittoria meravigliosa nel derby. Pellegrini? Ora può riprendersi la Roma”

Ciccio Graziani è intervenuto ai microfoni di Retesport per commentare la vittoria nel derby: “Un successo meraviglioso, costruito soprattutto nella prima mezz’ora, giocata alla grande dalla Roma, con due ottime ripartenze. Pellegrini ha tirato fuori un gol pazzesco, ma anche l’altro che nasce dal lancio diretto di Svilar, con Dovbyk che fa una bella sponda e la rete di Saelemaekers. Nella ripresa si è un po’ sofferto, forse la Roma si è abbassata troppo, ma la strategia alla fine ha pagato, non abbiamo preso gol e abbiamo vinto, bene così”.

“Ranieri ha raccontato di aver parlato con Pellegrini e che si sentiva in palla per dare il 100% nel derby, da fine psicologo lo ha rilanciato ed è stato convinto evidentemente dal tono con cui il calciatore gli si è rivolto prima della gara. Certo è stata una scelta rischiosa, ma alla fine ha pagato”

L’ex attaccante giallorosso prosegue: “Non so se questo gol farà cambiare idea a qualcuno, a cominciare dal calciatore, negli ultimi tempi Pellegrini ha giocato molto poco rispetto al passato. Adesso vedremo. Ieri a Napoli tutti mi dicevano che la società azzurra era vicinissima a Pellegrini, ora sinceramente la vedo difficile. Sicuramente quel gol e quell’esultanza con la gente lo riavvicinano alla tifoseria. Adesso dovrà dimostrare di potersi riprendere la Roma. Sono convinto che Lorenzo ora starà pensando che vuole giocarsela fino in fondo, almeno fino al termine della stagione”.

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Interviste

Capello su Ranieri: “Quale bollito? Può restare sulla panchina della Roma”

Fabio Capello sposa l’ipotesi di un ulteriore anno da allenatore per Ranieri. Ai microfoni della Rai, l’ex tecnico giallorosso ha affermato: “Ranieri è una persona anziana che sta dando dei consigli a tutti quanti, viene ascoltato e recepito dai giocatori perché tocca le corde giuste. Credo sia l’uomo adatto per riportare serenità alla squadra, ai giocatori e ai tifosi, sta dimostrando di capire molto di calcio e i risultati sono una logica conseguenza.

Non è l’età da criticare. Tante volte, in questi casi, si dice che un allenatore è bollito. Era bollito Ancelotti che ora al Real sta vincendo tutto, era bollito Ranieri che sta facendo bene a Roma. L’esperienza è una qualità importante”.

La Roma ha già il suo Ancelotti romano, Ranieri. E poi ho qualche dubbio che Claudio andrà  a fare il dirigente. Se farà bene, magari gli verrà  proposto di prolungare ancora di un anno il contratto e probabilmente accetterà, con un ruolo da manager da campionato inglese, tra campo e scrivania. Alex Ferguson, con l’aiuto dello staff, alla fine andava in campo una volta alla settimana. Ranieri può fare lo stesso“.

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Interviste

Ranieri alla vigilia del Derby: “Sfugge a statistiche e logiche di classifica”

Claudio Ranieri alla vigilia del Derby ha parlato ai microfoni di DAZN:

Sono passati quasi 14 anni dal suo ultimo derby con la Roma: pensava di poter rivivere queste sensazioni?
“No. L’ultima volta che sono venuto all’Olimpico da allenatore del Cagliari ho detto ‘Questa è la mia ultima volta’. Non pensavo di tornare e di tornarci da allenatore della Roma”.

Ne ha vinti 4 su su 4: conta questa statistica?
“No, è solo un valore statistico. Ogni partita è a sé, figuriamoci il derby”.

15 punti di distacco tra Lazio e Roma: i biancocelesti sono favoriti?
“Il derby sfugge da ogni logica. La Lazio è favorita perché se ha 15 punti in più rispetto a noi vuol dire che ha subito ingranato la marcia giusta e sta meritando ciò che sta facendo perché gioca bene e fa gol. Questa squadra si muove all’unisono, sarà un gran bel derby”.

C’è un giocatore che toglierebbe alla Lazio?
“Mi tengo i miei. Sono orgoglioso e geloso dei miei giocatori”.

Che lavoro ha fatto dal suo arrivo?
“Un po’ tutto. Quando si cambia, un allenatore mette il suo sapere. Ogni allenatore vuole vincere, ci sono state delle difficoltà e io sono convinto di aver messo la nave in navigazione. Ancora non andiamo a vele spiegate ma aspetto quel momento”.

Come si vince questo derby?
“Con una super prestazione per fermare questa Lazio”.

Recuperare Pellegrini è una delle prime missioni del 2025?
“Sicuramente, è una missione importante. Lorenzo è un ragazzo sensibilissimo, non fa parte della schiera dei romani che si lasciano scivolare tutto addosso. Lui si carica tutte le problematiche e questo non gli fa bene”.

L’allenamento aperto al Tre Fontane?
“Abbiamo organizzato quel pomeriggio non tanto per il derby ma per i bambini e le famiglie. Era il primo dell’anno e volevamo farli stare vicino a noi. Mi è pure dispiaciuto che la partita successiva fosse il derby, perché sembrava che lo volessimo fare appositamente. Volevamo soltanto abbracciare e farci abbracciare dai nostri tifosi”.

Baroni?
“Solo i complimenti vanno fatti. Ha fatto la gavetta e ora sta raccogliendo i primi frutti di una semina importante”.

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NEWS

Roma, tre assenti tra i convocati per il derby

La Roma ha diramato la lista dei convocati in vista del derby contro la Lazio di domani sera.

Assenti dalle convocazioni Cristante, Ryan – fermato ancora da un problema al tendine – e Celik.

Portieri: De Marzi, Marin, Svilar.
Difensori: Abdulhamid, Angelino, Dahl, Hermoso, Hummels, Mancini, Ndicka, Sangaré.
Centrocampisti: Baldanzi, El Shaarawy, Koné, Le Fée, Paredes, Pellegrini, Pisilli, Saelemaekers, Zalewski.
Attaccanti: Dovbyk, Dybala, Shomurodov, Soulé.

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APPROFONDIMENTI

Derby, Ranieri prova a mischiare le carte: 3-4 opzioni per completare l’undici titolare

Dopo la sgambata e la boccata di romanismo al Tre Fontane, la Roma si è chiusa a Trigoria e tra le segrete mura del proprio centro sportivo sta preparando il derby di domenica prossima. Una gara che come San Siro, non solo per motivi di classifica, ma anche emotivi e psicologici, potrebbe rappresentare tanto soprattutto in caso di risultato positivo.

Vincere come accadde per la Roma di De Rossi, darebbe una spinta forte sulla ripartenza impostata dal timoniere Ranieri, dopo i due mesi folli con Juric in panchina (e non nascosti da Mancini e Hummels nelle dichiarazioni ultime di queste ore).

Sir Claudio, da almeno una ventina di giorni, ha di fatto scelto i suoi titolarissimi: Svilar tra i pali, Mancini-Hummels-Ndicka dietro, poi Angelino, Konè e Paredes con Saelemaekers largo a destra. Dybala e Dovbyk.

E’ variato quasi sempre solo l’undicesimo nel ruolo di trequartista, mezzala offensiva o incursore, a seconda della scelta.

Per questo, gli stessi quotidiani in mattinata, segnalavano come unico ballottaggio quello tra Pisilli ed El Shaarawy, con il Faraone stavolta in vantaggio sul giovane centrocampista romano. La motivazione sarebbe duplice: la maggiore esperienza dell’attaccante rispetto al giovanissimo Pisilli, che da romano potrebbe pagare l’emozione e lo scotto del suo primo derby da titolare. Poi anche una motivazione tecnica. Ranieri, che non ha mai nascosto di voler vedere la sua Roma giocare in verticale ‘ribattendo colpo su colpo’ contro tutti, dopo la prestazione di Milano nel primo tempo potrebbe riproporre uno schieramento, sulla carta più offensivo, ma confidando nella capacità di El Shaarawy di correre e tanto anche all’indietro.

Foto Fraioli

C’è una seconda ipotesi però che potrebbe sparigliare a sorpresa le carte: Celik, apparso in ottima forma a San Siro, potrebbe giostrare nel ruolo di quinto per contenere meglio le scorribande del duo Zaccagni-Nuno Tavares (Mancini nel primo tempo è apparso in grande difficoltà contro il Milan nella lettura sui movimenti di Theo e Jimenez), con Saelemaekers a quel punto dirottato nuovamente nel ruolo di trequartista alle spalle di Dovbyk. Certo, si perderebbe quella connessione laterale creata con Dybala che ha generato le migliori opportunità da rete nelle ultime sfide di campionato.

Foto Fraioli

Resta una terza opzione, molto molto improbabile, che però non va scartata a prescindere: Ranieri a sorpresa potrebbe rilanciare Pellegrini dal 1′ minuto, sperando che questa sfida così sentita possa sbloccarlo emotivamente. Improbabile, ma non impossibile.

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Interviste

Hummels: “Futuro? Deciderò in estate. Confermerei Ranieri in panchina”

Mats Hummels ha rilasciato un’intervista ai microfoni de il Messaggero. Ecco le sue parole:

A che punto è la sua condizione fisica in vista del derby?

Se non fossi stato male un paio di volte, parleremmo del cento per cento. E invece un paio di influenze mi hanno un po’ debilitato. Sto però recuperando il ritmo partita, mi alleno con regolarità e sto tornando in forma, nel complesso sono content”.

Quali parole ha utilizzato Ranieri per recuperarla?

“È venuto, mi ha preso da parte già il primo giorno e ha cominciato a parlare dicendo che mi conosceva, che mi ha sempre seguito negli ultimi dieci anni, che gli piaceva il mio modo di giocare e che aveva visto sia la semifinale che la finale dell’ultima Champions. Non aveva dubbi che avrei avuto un ruolo importante con lui. Mi ha subito detto che mi avrebbe fatto giocare e che avevo la sua fiducia”.

Fiducia che non c’è stata con Juric.

“Aveva le sue idee di calcio, su come giocare, le sue opinioni. Evidentemente non ero abbastanza in condizione per essere funzionale al suo gioco, ma non ho avuto nessun problema con lui. Non mi ha dato la possibilità di giocare e basta. Credo tra l’altro sia una brava persona. Una situazione anomala, in 18 anni di carriera avevo sempre mostrato il mio valore, anche nelle grandi partite”.

Nel calcio può accadere che un allenatore non veda un calciatore. L’anomalia è che lei non ha mai avuto una possibilità. Come è stato possibile?

“Non so il motivo. Se un giorno lo rivedrò glielo chiederò perché, ripeto, con me è stato sempre gentile e carino. Il problema è che quando faceva la formazione io non c’ero mai. Non posso dire di più su questo, veramente non lo so”.

È vero che alla vigilia con l’Union St Gilloise è stato provato titolare e poi non ha giocato?

“L’allenamento in questione era quello precedente alla rifinitura. Ci alternammo io e Cristante nel ruolo e alla fine optò per Bryan”.

Cosa ha pensato quando Juric l’ha fatta entrare a Firenze sul 4-1, con la squadra in 10 e ormai alla deriva?

“Mi sono detto di non fare niente di stupido, di giocare semplice. Nemmeno il tempo di pensarlo che ho fatto autogol. A quel punto mi è venuto quasi da ridere, era un momento in cui stava andando tutto male. Nella mia vita ho sempre cercato di affrontare le situazioni negative con umorismo, filosofia e lavoro, pensando che poi le cose prima o poi si aggiustano”.

Cosa che in seguito è avvenuta. Intanto però la Roma ha cambiato tre allenatori e la classifica resta quella che è.

“Se non sei Duplantis che vince sempre, quando fai sport a questi livelli sei consapevole che il periodo negativo può capitare. Ho cercato di accettare la situazione. Con Ranieri ero certo dal primo giorno che tempi migliori sarebbero arrivati. I giocatori sono forti, la squadra ha qualità”.

Lei è un tedesco atipico: da dove nasce questa ironia? E pensa di averla pagata con qualche post poco gradito su Instagram?

È il mio modo di essere, sono così con tutti. I social non li uso per scopi commerciali, mi piace farmi conoscere in questo modo. Se a qualcuno non sono piaciuti, mi dispiace, ma non è un mio problema. Se non insulto nessuno, faccio come voglio”.

(…)

In Germania non ha vissuto derby veri e propri. Che idea si è fatto della sfida con la Lazio?

Ci sono molte partite sentite da noi, Dortmund-Schalke ad esempio è una di queste, anche se le squadre non sono della stessa città. È però qualcosa di molto simile perché i due centri distano pochi minuti. C’è grande partecipazione, impegno in campo, grande agonismo. Qualcosa del derby di Roma ho iniziato a capirlo l’altro giorno nell’allenamento al Tre Fontane. Sappiamo che conta per i tifosi, sono vittorie speciali che valgono doppio”.

Le piacerebbe trovare ancora Ranieri l’anno prossimo alla guida della Roma?

“Parliamo di un grande allenatore, un top class, l’ho capito dal primo momento in cui l’ho visto. Ha una naturale autorevolezza, si intende di giocatori, non deve alzare la voce per farsi capire e ascoltare. È gentile, sarebbe un grande tecnico per qualsiasi squadra, specialmente a Roma. Intanto devo capire cosa farò, ma lui sicuramente è un grande, da tenersi stretto”.

Quindi non ha ancora deciso il suo futuro?

“No. Deciderò in estate. Ma qualora dovessi restare, sarei felicissimo di essere allenato ancora da lui”.

Perché la scorsa estate ha detto no al Bologna che avrebbe disputato la Champions?

“Eravamo vicinissimi, mi fecero un’ottima impressione: allenatore, staff, ambiente e struttura. Poi però nel momento di dire di sì non ero convinto al 100% e ho declinato la proposta”.

Ha dato qualche consiglio a Pellegrini per superare il momento di difficoltà?

“Ci parlo spesso. Credo sia un grande capitano, mi è stato vicino nel periodo in cui non giocavo, si è sempre preso cura di me. È un grande giocatore, una bella persona. È stato sfortunato in alcune occasioni, gli è mancato quel pizzico di fortuna che a volte serve per far girare la carta. Le cose miglioreranno sicuramente, se lo merita”.

(…)

E la Roma come è arrivata?

“L’ho scelta per De Rossi. Daniele mi ha fatto subito un’ottima impressione”.

E cosa ha pensato dopo che è stato esonerato?

“È stato uno choc non solo dal punto di vista calcistico ma anche a livello personale. Anche perché nemmeno una partita dal mio arrivo e già non c’era più. Ho un figlio che vive a Monaco, avevamo parlato di soluzioni per facilitare questo rapporto con Daniele, l’esonero ha scombussolato tutti i piani”.

Le piace vivere a Roma?

“La amo. Adoro la sua cultura, la sua gente. Il meteo non è poi così male… Mi piacciono le sue vibrazioni, è piena di persone carine, rispettose, curate anche nell’abbigliamento. Zone che frequento di più? Trastevere, il top”.

La Roma deve concentrarsi sulle coppe o crede possa arrivare in zona Europa attraverso il campionato?

“Dobbiamo concentrarci su tutto. Abbiamo un’ottima squadra, ampia e la panchina ha qualità. Tutto per tornare nelle prime 5-6 posizioni”.

(…)

In carriera ha giocato con molti campioni. Dybala è uno di questi?

“Ho amato Paulo per tanti anni, vederlo giocare era sempre bello, vede le cose in modo diverso rispetto agli altri, come quel passaggio per Pellegrini a Milano sul finale di partita. È molto intelligente, un sinistro magico, ed è un bravissimo ragazzo. Poter giocare con lui è una delle ragioni per cui sono venuto qui”.

Le piacerebbe fare l’allenatore in futuro?

“Forse lo diventerò, non lo so, mi piacerebbe avere una squadra e sviluppare un’idea di gioco, ma faccio questa vita da tanti anni e vi assicuro che è abbastanza stressante. Quando smetterò, dovrò riposarmi per un po’, staccare la spina e recuperare. Poi ci penserò”.

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Interviste

Ranieri promette: “No modello Atalanta, con i Friedkin l’obiettivo sarà lo Scudetto. Totti? Lo chiamerò”

Claudio Ranieri ha parlato ai microfoni de la Gazzetta dello Sport. Ecco le parole del tecnico-manager giallorosso:

È appena finito il 2024 e ci si è tuffati nell’anno nuovo. Bilancio e aspettative?

Il bilancio è positivo, salvare il Cagliari è stato bello, lì c’è un popolo che brama per restare in A. Poi pensavo di aver smesso, di viaggiare con la famiglia. E invece è arrivata la Roma. Quando subentri c’è sempre un po’ di sbandamento, il morale dei giocatori non è a mille. Ho cercato di ridargli entusiasmo e sorriso, non servono despoti… Pian piano ci stiamo compattando: abbiamo fatto bene ,ma non ancora come vorrei. La strada nel calcio sempre in salita”.

Quanto manca per arrivare lì dove vorrebbe arrivare?

Manca, manca… In Inghilterra dicono: “Roma non è stata costruita in una notte”. Nessuno ha la bacchetta magica. Mi è stato chiesto di riportare le cose al loro posto, facendo anche da consigliere. Me lo avevano già chiesto al Chelsea, ma avevo detto di no. In Inghilterra non ho le conoscenze che ho qui per fare le cose per bene. Roma è la mia vita, ora ho più esperienza, sono vaccinato a tutto. E poi ho il sogno da bambino, quello di chi andava in curva Sud. E mi piace il doppio ruolo, tra allenatore e dirigente”.

Come ci si divide in due ruoli tra di loro molto diversi?

Ci si organizza: da allenatore vedo i giocatori anche per chi verrà. Tutto e subito non si può, alcuni campioni bisogna anche crearseli. Sono convinto che i nostri giovani siano buoni. Ora se diventeranno campioni lo può dire solo un indovino, ma hanno le qualità per essere giocatori importanti”.

Come giovani si riferisce a Pisilli?

Lui è bravo, ma ci sono pure Baldanzi e Soulé, che sono convinto che presto sboccerà. I giovani vanno supportati, aiutati. E invece si sono trovati in mare aperto, da soli. E anche qui dobbiamo migliorare. Per questo ho puntato su gente esperta come Hummels, Paredes, Pellegrini, Cristante e Mancini, sono loro che devono tracciare la strada. Pensate ad Hummels, si è tenuto in vita solo con la sua grande professionalità, dava il 100% anche se l’allenatore (Juric, ndr) non lo vedeva. Se i giovani sono intelligenti, fanno tesoro di questo e imparano. Ecco, diciamo che io mi sento il martello della società per fare le cose in una certa maniera.

Pisilli e Svilar, però, sono ancora entrambi in attesa del rinnovo di contratto.

Da allenatore e da consigliere ho suggerito di mettersi d’accordo, di chiudere il prima possibile la questione. È bene che i ragazzi siano sereni e che sappiano che la società conta su di loro”.

Prima parlava di Hummels, Dybala e Paredes, che con lei sono rinati…

Sono tre campioni del mondo. Nel calcio non esiste un sistema vincente, sono i giocatori ad essere vincenti. È stato logico ripartire da loro.

Pellegrini invece fatica a ripartire.

È la questione che mi sta più a cuore. Lorenzo è un ragazzo meraviglioso e un professionista esemplare. Ma è un romano atipico, non esterna le emozioni, in questo siamo simili. Resta però uno dei migliori centrocampisti italiani, lui e Lampard mi hanno segnato tanti gol.Ora deve rimettere il sorriso, ma serve anche l’aiuto dei tifosi. Invece sembra che oramai sia stato condannato, che il pollice per lui sia verso. Se si riprenderà? Non lo so, lo spero.

Dopo la partita di Milano ha detto di volersi tenere stretto Dybala.

In generale non voglio gente non felice. Paulo è un campione: se lui vuole restare, deve restare. Il contratto? Non spetta a me, ma alla presidenza decidere se rinnovare o spalmare. A me tocca la valutazione tecnica e capire se può essere un giocatore valido per il nuovo allenatore. E questo Dybala lo è.

Si è posto un obiettivo?

Arrivare il più in alto possibile. Abbiamo sbagliato a Napoli e il secondo tempo a Como. Per il resto sono contento. Anche con l’Atalanta abbiamo fatto una buona partita, poi i cambi hanno fatto la differenza. Loro stanno lì da 9 anni, io qui da un mese”.

Il modello Atalanta può “vivere” a Roma?

Difficile, le aspettative sono diverse. Nei primi 5 anni il presidente Percassi diceva sempre: ‘Dobbiamo salvarci’, facendo il lavaggio del cervello ai tifosi. All’inizio pure Gasperini ha faticato, poi la squadra è salita. La Roma può fare una cosa del genere? No. La Roma deve fare cosa ha chiesto il presidente: tornare tra le prime per andare in Champions League e poi cercare di competere per lo scudetto. Tu a Roma puoi parlare di salvezza quest’anno che sei partito male, ma già dal prossimo devi lottare per andare in Europa”.

Ci racconta il suo rapporto con i Friedkin?

Molto chiaro, come sempre con i miei presidenti: io lotto al massimo per l’idea che mi viene affidata, poi se cambia impazzisco. È successo e me ne sono andato, mi sono sentito tradito. Il nostro invece è un rapporto bellissimo, ci sentiamo spesso. E loro si informano, vogliono sapere.

È vero che gli ha detto: “Siete sicuri di non voler riprendere De Rossi”?
No, di Daniele non ho parlato, loro mi hanno detto che si sono lasciati in ottimi rapporti. È vero invece che su Dybala gli ho detto: “Se sta bene, deve giocare, non accetto intromissioni”. E non ci sono state.

Dove deve crescere Dovbyk?

Nella cattiveria e nella determinazione. Artem è un ragazzo molto sensibile. Era abituato a giocare in modo diverso, ma ora cominciamo a capirci. Forse non ha segnato tanti gol, ma le occasioni se le crea. Lasciamolo in pace, con i gol arriverà la fiducia.

Oggi parte il mercato, dove avete bisogno?

Dobbiamo valutare bene tutto.È un mercato difficilissimo, abbiamo delle idee, ma non tutti ti danno i giocatori. Con 2-3 innesti sarei felice.

Se le dico Allegri e Gasperini?

Non dico niente, sono usciti diversi di nomi. Una telefonata ad Ancelotti? Queste sono leggende metropolitane, la verità è che non ho chiamato ancora nessuno.

E se alla fine i Friedkin decidessero di darle la squadra in mano per un altro anno?

Non lo so, io vado di pancia e di cuore. Bisognerebbe vedere. Dentro di me ora ho questa missione, fare bene con la Roma ed aprire i miei orizzonti. Non ci penso ad un altro anno, ma non ci pensavo nemmeno quando ho lasciato Cagliari. Non avevo smesso perché mi sentissi scarico. Dentro di me il fuoco c’è sempre, ma volevo vedere il mondo”.

Domenica c’è il derby, come si sta preparando?

Il derby è una gara che si prepara da sola. L’allenatore deve fare l’equilibratore, è una partita che sentono in tantissimi, dobbiamo stare sereni. Sarà una sfida difficile, la Lazio è in un momento splendido: gioca bene, crea tanto, sta dove si merita. Sa essere compatta, ha creato problemi a tutti.

Ma lei ne ha vinti 4 su 4…

È acqua passata, io guardo sempre al domani. E noi ora stiamo sotto 15 punti, questa è la realtà.

Sta pensando di riportare dentro Totti?

Devo capire che cosa può e vuole fare Francesco, arriverà il giorno che glielo chiederò. Al Milan Maldini è stato preso in considerazione, ma ora c’è Ibra e non penso possano coesistere. Poi c’è Del Piero che può fare qualsiasi cosa. Noi attendiamo di capire da Francesco cosa vuole fare”.

Nella sua carriera ha vinto tanto o meno di quello che avrebbe potuto vincere?

Alla fine penso che uno abbia ciò che merita. È vero che ho allenato Roma,Juventus, Chelsea, Valencia e Atletico Madrid. Ma in che momento sono arrivato? Io una squadra per vincere non l’ho mai avuta, ho sempre dovuto costruire. Sono super contento di quello che ho fatto.

È mai stato vicino alla Nazionale italiana?

Sì, c’è stato un momento. Albertini mi ha detto spesso: “Sei stato l’unico che mi ha detto di no”. E sapete perché? Perché di mezzo c’era sempre la Roma, che per me è una cosa speciale.

Si può vincere una coppa?

Ci proveremo, non lasciamo nulla di intentato. Sono stato un giocatore da battaglia, ce l’ho sempre messa tutta. Se tu lotti fino infondo, anche le avversità riesci ad aggirarle.Io non credo molto nella fortuna e nella sfortuna, credo nel lavoro.

A fine stagione sarà contento se?

Se i programmi saranno stati portati a termine.

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Ranieri ai tifosi: “Faremo di tutto per far sì che siate orgogliosi di noi”

Al termine dell’allenamento al Tre Fontane Claudio Ranieri ha salutato il pubblico presente parlando al microfono: “Grazie a tutti per essere intervenuti, ci fate sentire amati e questa è la cosa più importante. Auguro a tutti voi un buon 2025 e faremo di tutto per far sì che siate orgogliosi di tutti noi”

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Ranieri: “Farò di tutto per la Roma e i tifosi. Voglio arrivare in Europa. Friedkin mi ha detto…”

Claudio Ranieri ha rilasciato un’intervista al portale arabo Koora.

Ecco le dichiarazioni del tecnico giallorosso tra presente e futuro: Voglio raggiungere qualcosa di buono in questa stagione e fare di tutto per la proprietà, per i giocatori e per i tifosi. Adesso non siamo in una buona posizione. Arrivare in Europa mi renderebbe felice. Dan Friedkin mi ha detto ‘Claudio quest’anno sei l’allenatore ma l’anno prossimo sarai l’uomo che può spiegare tutto e guardare tutto‘. Sono felice in questo momento”.

Sul suo approccio in giallorosso ha aggiunto: “Ogni situazione può essere una grande sfida. A volte arrivi quando il campionato è già iniziato e devi gestire, come ora. Non ho partite amichevoli per conoscere meglio i miei giocatori ed è difficile per me scegliere, fare un cambio durante la partita e trovare la soluzione giusta. Per questo ho detto ai miei giocatori ‘aiutatemi perché io sono da solo e devo capire 26 persone’.

In una squadra ogni giocatore deve aiutare il compagno. Solo così si può fare qualcosa di buono. Possiamo anche perdere, per me non è importante. Ma voglio vedere la mia squadra lottare fino alla fine della partita. Poi analizzeremo cosa abbiamo sbagliato e cosa abbiamo fatto bene. A Roma sono il quarto allenatore in un anno, ci sono state situazioni diverse e diversi sistemi di gioco ma va bene. L’importante è il lavoro, capire e migliorare”.

Domanda obbligata su Saud: “Credo in Saud, Roma è un buon posto per i giovani giocatori arabi”.

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APPROFONDIMENTI

L’equilibrio di Ranieri e l’eurogol di Paulo

IL GRAFFIO DI MAC (di Fabio Maccheroni)Pisilli che maledice il fischio finale dice abbastanza: la Roma ha provato a vincere. Ma va detto che poteva perdere, ha rischiato grosso e ha messo a nudo problemi irrisolvibili senza un intervento sul mercato a gennaio (che è mercoledì). Milan in vantaggio con il suo uomo del momento, Reijnders, Roma invece ferma al palo con Dobvik, ma 7’ dopo il gol subito ancora Dovbyk alza di tacco per Dybala e arriva l’eutogol: al volo, da sballo.

Milan ferito da infortuni, nervoso, contestato, ha avuto un importante aiuto dalle immediate ammonizioni subite da Koné e Hummels. Ranieri, visto L’agonismo in campo, anche pensando al derby di domenica prossima, all’intervallo li ha sostituito con Pellegrini e Celik. Il capitano ha soltanto confermato di essere improponibile a centrocampo e modesto in attacco (un gol mangiato nel finale). Meglio Celik.

Comunque l’inizio del secondo tempo ha visto il Milan in pressione, poi più Roma, con Pisilli (strepitosi lui e Paredes) che impreca quando l’arbitro non fa battere la punizione allo scadere del 4’ di recupero. Ma va bene così. I ragionamenti più importanti riportano all’organico, con giocatori insostituibili a centrocampo, acquisti per ora inutili (e quasi inutilizzati : LeFée, Soulé, lo stesso Baldanzi, Hermoso finito dietro Celik). Ranieri ha riportato equilibrio, ma ha anche fatto capire che alcuni giocatori sono inutili, altri improponibili. Anche con questo Milan sbilenco, isterico, come il suo allenatore (espulso per le proteste sul presunto rigore negato: c’era? ). Dybala? Non mi sembra ansioso di lasciare Roma. Per fortuna.

 
 
 
 
 
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