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Roma, due buone notizie: Abraham e Dybala ci sono

Il ceo Berardi prova a spargere certezze: “Mourinho? Credo che resti. Ha un contratto, è determinato e soffre per la Roma”. Proprio per non farlo, però, lo Special One vorrebbe ribaltare il risultato dell’andata dei playoff (1-0) ed eliminare domani il Salisburgo.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, per farlo, però, avrebbe bisogno del suo vestito migliore, il più elegante, che ovviamente prevederebbe un attacco composto da Paulo Dybala e Tammy Abraham. Fino a domani bisognerà convivere con l’ansia dell’impiego o meno. L’argentino è da venerdì della scorsa settimana che si sottopone a ore di fisioterapia e di lavoro differenziato per esserci. Morale: in panchina dovrebbe andarci di sicuro, ma per l’impiego dipenderà anche dalle sensazione che proverà nella rifinitura di domani. La sua fragilità è nota e proprio per questo non si vorrebbero correre rischi eccessivi.

Discorso diverso per Abraham. Per giocare, è stata fatta fare una maschera speciale per proteggere la parte ferita. Il problema è che quella zona è ancora gonfia e quindi anche il contatto con la pur leggerissima maschera gli dà fastidio, ma tutto lascia pensare che l’inglese sia pronto per giocare. Non è escluso che Dybala possa essere considerato come l’asso da calare qualora le cose si mettano male.

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Dybala, interrogatorio segreto in Finanza: “Adesso rischia un mese di squalifica”

Dybala convocato dalla Guardia di Finanza. Secondo quanto riferisce la Repubblica, l’argentino è stato protagonista di un altro incontro, di natura diversa, con alcuni agenti delle fiamme gialle, venuti a Roma apposta per lui da Torino.

Lo hanno ascoltato ieri – come persona informata sui fatti – per un’ora e mezza: volevano capire da Dybala alcuni aspetti emersi durante l’inchiesta “Prisma” sui conti della Juventus condotta dai pm Gianoglio, Bendoni e Santoriello, con le accuse di falso in bilancio, aggiotaggio informativo e false comunicazioni al mercato. Il cuore delle domande rivolte al fuoriclasse della Roma, ieri accompagnato dai legali del club, riguardava il periodo alla Juve e più nello specifico ruotava intorno a 3 milioni di euro: una cifra che gli inquirenti vogliono capire se sia stata o meno pagata dai bianconeri al fantasista argentino e a quale titolo.

Tutto nascerebbe da una richiesta di risarcimento avanzata dall’avvocato del ragazzo alla Juve a maggio, dopo la fine delle trattative per il rinnovoDybala sarebbe stato illuso di ottenerlo e chiedeva un indennizzo, alla fine dello scambio sarebbe arrivata – siamo a settembre 2022, quando Paulo era già a Roma da 2 mesi – una proposta di risarcimento per responsabilità precontrattuale da 3 milioni, che la Juventus ha inserito nel nuovo bilancio come fondo rischi.

Una cifra che per la sua stessa entità avrebbe insospettito i pm. Perché molto vicina ai 3,783 milioni che i bianconeri e Dybala si erano accordati a spalmare nel 2021 sulla stagione successiva. Era parte della famosa manovra stipendi bis, ossia l’operazione con cui il club si è accordato con i giocatori per posticipare alcuni stipendi del campionato 2020/21 su quello successivo.

Dybala si era accordato per posticipare il pagamento di 3.783.502 euro in due tranche da 1.91.751 euro. Una “carta Ronaldo” bis, un’altra operazione ai margini dei moduli federali. Vale la pena ricordare che la questione stipendi non è importante soltanto per la Juve, ma anche per i calciatori. Soprattutto dal punto di vista sportivo.

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El Shaarawy, trascinatore senza contratto

È l’uomo più in forma della Roma. Due gol nelle ultime sei partite, di cui cinque da titolare. El Shaarawy è diventato uno degli imprescindibili di José Mourinho. Abnegazione e duttilità tattica che lo hanno reso il nuovo centurione del portoghese. Aiutato da uno stato di forma che mai lo aveva accompagnato nell’ultimo biennio giallorosso.

Come scrive la Repubblica, un leader senza fascia — ha solo 7 presenze meno di Pellegrini con la maglia della Roma — più per scelta che per demeriti. Ma El Shaarawy è tanto bello quanto costa. Nel 2021 il suo ritorno (gratuito) in giallorosso costò al club un ingaggio da top player: 4,5 milioni annui, bonus compresi, più il 20% della futura rivendita in mano al calciatore. Cifre insostenibili in un periodo di spending review.

Per questo la trattativa per il suo rinnovo è ferma. Il contratto scade il prossimo giugno, ma da Trigoria non hanno fretta. Soprattutto alle cifre attuali. El Shaarawy vorrebbe continuare la sua avventura in giallorosso e le ultime prestazioni sono lì a confermare la voglia di Roma e di rinnovo. Non casualmente per i più maligni. In attesa di una chiamata di Tiago Pinto, El Shaarawy domani sera proverà a trascinare la Roma agli ottavi di Europa League.

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Abraham non vuole mancare. Pellegrini c’è, Dybala prova

L’ideale – è quasi scontato ribadirlo – sarebbe averli nuovamente a disposizione tutti e tre. Ma probabilmente José Mourinho si accontenterebbe di riaverne anche solo due a tutti gli effetti, considerando che Pellegrini, Dybala e Abraham costituiscono il suo intero asse offensivo.

Come scrive la Gazzetta dello Sport (…) ieri pomeriggio, quindi, l’attaccante inglese è stato sottoposto ad un controllo che ha evidenziato un lieve edema intorno alla palpebra. Abraham verrà ricontrollato anche oggi, nella speranza che l’edema si sia se non riassorbito, quantomeno ridotto. Di certo c’è che se alla fine scenderà in campo, l’inglese lo farà con l’ausilio di una maschera di carbonio che avrà il compito di proteggerlo da eventuali colpi o pallonate che potrebbero riaprire la ferita.

Chi è invece sicuro di esserci è Lorenzo Pellegrini, il capitano giallorosso, che già ieri si è allenato parzialmente con il resto della squadra e che da oggi dovrebbe essere di nuovo interamente a disposizione.

Da capire invece la situazione di Paulo Dybala, ancora alle prese con il sovraccarico muscolare al flessore sinistro che lo ha costretto a uscire dopo appena un tempo nella gara d’andata con il Salisburgo ed a saltare la sfida con il Verona. A Trigoria c’è la speranza di recuperarlo per l’allenamento di mercoledì mattina.

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Mourinho alza il muro. La squadra è con lui ma l’addio non è tabù

Fare l’esegesi delle parole di Mourinho è sempre scivoloso. Perché non sai mai qual è il fine ultimo dello Special che a livello di comunicazione potrebbe tranquillamente tenere una cattedra universitaria. E quindi, la questione dei fischi – che ieri ha spaccato la città via social e attraverso il consueto tam tam radiofonico – ha una doppia lettura, tra chi ritiene che sia una mossa per infuocare l’Olimpico in vista di giovedì e altri che lo vedono come un tentativo, rischioso, di alzare la tensione e allo stesso tempo cementare il gruppo.

Come scrive il Messaggero, c’è un altro elemento che non è passato inosservato. E riguarda il monito lanciato nella conferenza post-gara: «Parleremo a fine stagione, avrò molte cose da dire…». Parole sibilline che a febbraio sottintendono un vaso di Pandora da scoperchiare, al netto delle rassicurazioni che arrivano da Trigoria di un progetto condiviso. Considerazioni che nascondono un malessere e che spesso sono il preludio ad un distacco.

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Da Solbakken agli azzurri rinati: la Roma raddoppia

La gara contro il Verona dovrebbe aver confortato il sempre più cupo José Mourinho sul fatto di avere a disposizione delle seconde linee divenute finalmente affidabili, dovendo attraversare le forche caudine del doppio impegno settimanale, sempre che la pratica Salisburgo venga risolta in modo lieto giovedì prossimo.

Così, in una Roma in cui infortuni e stati di forma hanno a volte ribaltato le gerarchie di inizio stagione, si sono finalmente messi in mostra quei giocatori su cui la dirigenza aveva puntato e che avevano dato per il momento risposte altalenanti. In vetrina c’è andato Ola Solbakken, il norvegese che ha risolto la partita con un gol da attaccante vero.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, l’apprendistato non può dirsi certo terminato, ma Ola ha risposto anche ruvidamente a tanti suoi ex tifosi ed ex compagni del Bodo che gli scrivevano come avesse fatto un errore ad andare alla Roma. Il senso della sua risposta è stato chiaro: “Fatevi i fatti vostri”. E ha avuto ragione.

Ma se Solbakken è una scommessa, forse la migliore notizia per Mourinho è l’aver rivisto quasi ai livelli storici una trimurti italiana che ha scritto pagine importanti non solo in giallorosso. Ci riferiamo a Leonardo Spinazzola, Stephan El Shaarawy e Andrea Belotti, che contro il Verona hanno ritrovato un rendimento da maglia azzurra. Soprattutto il terzino ha messo in mostra alcuni colpi del suo repertorio che hanno incantato, come ad esempio il tacco con cui ha fornito l’assist vincente a Solbakken. Ma anche il Faraone da diverse partite, sia da attaccante che da uomo “a tutta fascia”, garantisce spunti e copertura. Discorso diverso quello per il Gallo che, in attesa di tornare goleador, è tornato almeno a fornire una prova di sacrificio degna dei giorni migliori. (…)

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Mourinho-Friedkin, il gioco del silenzio spacca la Roma: per la proprietà non c’è esigenza di incontrarsi ora

Cosa inquieta José Mourinho? Non c’è bar romano in cui si parli di calcio senza discuterne. Se lo chiedono tutti, tranne – apparentemente – gli unici che potrebbero ottenere una risposta: Dan e Ryan Friedkin. Chi pensa che José abbia già deciso di andare via da Roma è almeno frettoloso. E probabilmente fraintende il senso di quella frase che sembra, è vero, una resa dei conti: “A fine stagione parlerò io e avrò molte cose da dire”.

Cosa voleva dire, l’allenatore della Roma? Da giorni trova il modo per elencare i frutti del suo lavoro, la scelta di restare fatta a dicembre, la differenza di organico con le altre grandi. Il messaggio tra le righe (“La società sa cosa aspettarsi da me”) è: trovatelo un altro capace di fare quello che sto facendo io, valorizzando i giovani e senza tanti campioni.

Come scrive la Repubblica, dicono che non parli da mesi con i Friedkin e che dalla proprietà vorrebbe capire quali progetti avrà la Roma in futuro. Chi lo conosce giura che a Mourinho non dispiaccia affatto stare a Roma. Ma che ovviamente un competitivo come lui soffra a non poter gareggiare ad armi pari con Inter e Napoli. Auspica un tavolo di discussione in tempi rapidi. Anche per capire quali siano le condizioni a cui restare. O quelle a cui andare via.

Ma Dan e Ryan Friedkin hanno una altissima considerazione delle firme sui contratti: e quindi ha senso che dal loro punto di vista Mourinho sia sicuramente l’allenatore della Roma fino al 2024. Garantito dalla certezza che, da loro, non sarà mai esonerato. L’impressione è che per i Friedkin tutto ciò renda scontata la prosecuzione del rapporto. Se invece fosse Mourinho a voler andare via, per lo stesso motivo non potrebbe farlo gratis. Anche ieri ha pranzato a Trigoria con Tiago Pinto. I rapporti sono quelli di due persone che su molti argomenti hanno visioni opposte, ma devono convivere e lo fanno nell’interesse comunque.

Le ultime ore hanno riscaldato la suggestione milanese di un possibile ritorno all’Inter: è complesso però capire i programmi del club nerazzurro. Le altre voci – dal Real al Psg – si fondono sulla stima di cui lo Special gode.

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Dybala già corre e punta il Salisburgo. Giovedì vuole guidare la rimonta

Paulo Dybala sta tornando e dovrebbe farcela per la delicatissima sfida valida per il ritorno dei play-off di Europa League all’Olimpico contro il Salisburgo. L’argentino potrebbe rivelarsi determinante in uno scacchiere che fatica a concretizzare quando lui non c’è. È il cannoniere della squadra (11 reti segnate), è il secondo ad aver fornito più assist (7) e sta trovando il feeling con Abraham.

Come scrive il Messaggero, l’inglese tende a sbagliare troppo sotto porta, Dybala ha compensato gli errori con una stagione fin qui da fuoriclasse. L’infortunio subito alla Red Bull Arena, però, ha messo in allarme José che ha acconsentito al cambio all’intervallo.

L’indomani si è sottoposto ai controlli di routine che non hanno evidenziato lesioni, ma solo un sovraccarico muscolare. Essersi fermato in tempo è stata una scelta saggia che accorcerà al minimo il periodo di stop, se avesse continuato a giocare sopra il dolore le conseguenze sarebbero potute essere ben peggiori.

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I “valori” di Mourinho lanciano la Roma al terzo posto. Primo gol di Solbakken

A fine partita, vinta come piace a lui, José Mourinho ha chiamato a raccolta tutti i giocatori della Roma a centrocampo. In mezzo al cerchio ha spiegato l’importanza di questi tre punti nella corsa Champions League ma, ancor di più, quali sono sempre stati e sempre saranno i suoi valori: l’agonismo, la capacità di fare un metro in più per aiutare il compagno di squadra, l’orgoglio di vestire i colori sociali, non tirarsi mai indietro.

Come scrive il Corriere della Sera la vittoria contro il Verona non passerà alla storia dello spettacolo, ma può essere lo stesso una tappa importante della stagione e il motivo è chiaro: è arrivata con una prestazione dove l’impegno ha fatto, per forza di cose, anche la parte della qualità. Alle assenze di Dybala (affaticamento muscolare, preservato per Roma-Salisburgo di giovedì) e di Pellegrini (in panchina anche lui acciaccato) si è aggiunta subito quella di Abraham. L’inglese, influenzato alla vigilia, non doveva nemmeno giocare ed è stato abbattuto dal fuoco amico (Mancini che cercava una rovesciata in area del Verona) dopo nemmeno un quarto d’ora.

Tammy è uscito con la borsa del ghiaccio sullo zigomo sinistro e parecchia paura per le prossime gare. Al suo posto Belotti, come sempre generoso e un po’ sfortunato quando nel finale, con una grande parata, Montipò gli ha negato il gol del 2-0 Cristante è stato il migliore in campo, proteggendo la difesa e conquistando palloni su palloni. Bove ha marcato Tameze, la fonte del gioco veronese. El Shaarawy e Spinazzola hanno sviluppato il gioco a sinistra, dove la Roma ha attaccato di più. Il protagonista a sorpresa, però, è stato Solbakken.

Il norvegese, che fin qui aveva giocato pochissimo, ha segnato il gol decisivo alla sua prima da titolare, dimostrando di essere un esterno d’attacco capace di segnare con più frequenza di Zaniolo: 13 in 63 partite nel campionato di casa con il Bodo, 7 compresi i preliminari in Conference League nella scorsa stagione (3 proprio contro la Roma).

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Brivido per Abraham. Ma col Salisburgo ci sarà

Ieri Abraham è stato in dubbio per un leggero attacco influenza, ma alla fine ha stretto i denti ed è riuscito ad essere in campo. Ma dopo un quarto d’ora si è infortunato ed è stato sostituito da Belotti. Ha riportato una ferita all’occhio sinistro, che è stata suturata a Villa Stuart. Dovrebbe recuperare per la gara di ritorno in Europa League.

Fonte: il Corriere dello Sport