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Interviste

Mourinho: “Sono molto felice di stare alla Roma. Mercato? No investimenti top, proveremo a riequilibrare la rosa”

CONFERENZA STAMPA – Queste le parole di Mourinho alla vigilia di Roma-Spezia:

Thiago Motta, lo conosce molto bene, un suo ricordo da giocatore? Abraham-Mayoral confermati domani?
“La gente pensa che io ho conosciuto Thiago nella grande Inter del Triplete, ma l’ho conosciuto da ragazzino nel Barcellona, qualche volta mi mandavano dalla prima squadra ad allenare i ragazzi della Primavera. Ho tanti bei ricordi di lui, ovviamente è uno dei miei, dei miei ex calciatori che hanno scelto questa dura vita da allenatori, guardo lui, Chivu, Stankovic e ogni fine settimana sono preoccupato di sapere quello che hanno fatto loro. In questo caso con Thiago è diverso perchè siamo avversari. Prima e dopo la partita avrò tanto affetto per lui. Borja e Tammy hanno giocato bene, è vero, ma è anche vero che non abbiamo Zaniolo, Pellegrini, El Sha e Perez, sono sicuramente un’opzione, però anche Shomurodov o Felix possono giocare. Lì davanti abbiamo delle opzioni, sono contento perchè hanno segnato e per un attaccante tante volte non è sufficiente giocare bene, principalmente per l’opinione pubblica, per Tammy segnare due gol e Borja segnare un gol bellissimo è importante per la propria autostima”

Come cambia la posizione di Abraham con una punta come Mayoral, piuttosto che con Felix e Shomurodov?
“Hai già detto tutto tu, hai differenziato bene le caratteristiche di questi giocatori: Shomurodov è più di corsa, mobilità, profondità mentre Mayoral è più da palla tra i piedi, è più pericoloso dentro l’area. Per Tammy giocare con uno o l’altro non cambia molto, noi possiamo indirizzare il suo gioco in base alle nostre necessità, ma per lui non cambia molto”

Con la difesa a tre, ha individuato un cambio per Karsdorp e Vina finchè El Shaarawy è fuori?
“E’ difficile veramente, in questo momento non ci sono tante possibilità di giocare a 4, perchè per giocare così non abbiamo gli esterni offensivi come Zaniolo, El Sha o Perez. Shomurodov può giocare sulla fascia, ma non è questo il suo ruolo. Non abbiamo tante soluzioni. Per quanto riguarda la posizione di Vina e Karsdorp, non abbiamo alternative, è così”

Reputa ancora una priorità il centrocampista oppure ci sono nuove priorità?
“Approfitto della tua domanda per dire chiaramente che non sono dispiaciuto del nostro mercato estivo, perchè è stato un mercato di reazione ai nostri problemi, non è che il club non voleva darmi un centrocampista che io ovviamente avevo identificato come necessità, la proprietà e il direttore volevano prenderlo ma abbiamo dovuto reagire a delle esigenze primarie, ovviamente vorrei avere la miglior rosa possibile per competere per degli obiettivi importanti, ma la prima verità è che all’inizio ho capito le difficoltà. Se adesso a gennaio è possibile fare qualcosa, è quello che vogliamo fare tutti, ma non sarà un investimento pazzesco o simile ad investimenti estivi, se possiamo fare qualcosa a gennaio è per dare equilibrio alla rosa. In questo senso una volta in più: siamo tutti e tre, io, Tiago e la proprietà siamo sulla stessa linea, non c’è divergenza d’opinione. Vediamo se d’accordo con le mie idee e le possibilità possiamo fare qualcosa, perchè per la seconda parte di stagione sarebbe ancora più importante. I ruoli da coprire sono tutti quelli in cui abbiamo delle limitazioni, nella domanda hai individuato le necessità. Se guardate la nostra rosa oggi vi spaventate, perchè non ci sono Spinazzola, Pellegrini, El Shaarawy, Perez e uno si spaventa. E’ una situazione normale con 2-3 assenti e allora la squadra è equilibrata. Adesso abbiamo 3 gare da giocare, cerchiamo di fare più punti possibili prima di gennaio”

Qualche settimana fa disse che non le piaceva giocare a 5…
“Non mi piace giocare a 5 ma non mi dispiace giocare a 3, nel senso che sulla fascia mi piacciono giocatori offensivi, che devono fare un adattamento difensivo, non mi piace giocare a 5 puro”

L’attuale 3-5-2 è un’idea tattica fissa e stabile a prescindere dai recuperi? Felix ci sarà?
“Sì Felix è convocabile, si è allenato per tre giorni con noi e oggi sarà convocato. Sul modulo dico che mi piace cultura tattica, il tempo aiuta a costruire una cultura tattica e avere una squadra adatta per giocare in modi diversi, quello che piace di più a me è diverso da ciò che è più adatto alle caratteristiche dei nostri calciatori. Sono aperto a fare il possibile per cercare il meglio dai miei giocatori, con i giocatori giusti giocare a 3 non mi dispiace per niente, anche perchè siamo in un campionato dove si gioca maggiormente a 3 o a 5 tra squadre forti e meno forti. Quello che mi dispiace è valutare che dopo sei mesi, nell’ambito di un progetto lungo, invece di costruire siamo costretti ogni settimana a cambiare per l’emergenza. Mi piacerebbe un gruppo senza infortuni e cartellini, purtroppo in questo momento stiamo cambiando tante dinamiche, stavamo giocando a 3 invece ora giochiamo a 5, cambiano i centrocampisti e invece di dare solidità al percorso di costruzione, si cerca una reazione all’emergenza in funzione dei giocatori che hai, è tutto più difficile. Stiamo parlando di questo perchè tu mi hai chiesto, ma se non me lo chiedere, non ne avrei parlato, non vale la pena piangersi addosso. A gennaio Pellegrini, El Shaarawy e Perez li riavremo”

A Sofia la squadra ha rischiato di subire il pari e lei lo ha sottolineato. Chiedo ad uno dei tecnici migliori al mondo come si fa a migliorare la mentalità delle seconde linee?
“Dipende dal profilo delle seconde linee, se sono giovani o gente senza esperienza, ancora non pronta ad avere tutte le responsabilità, quello che si deve fare è lavorare sul modo di stare in campo, non essere naif e aspettare. Se invece la seconda linea è gente esperta, gente che pensa di essere in prima squadra e poi dopo non ha motivazione nell’essere una riserva, questo è un profilo diverso. Contro l’Inter avevamo 8 giocatori in panchina con meno di 21 anni. Ragazzi che lo scorso anno stavano in Primavera. Bove che ha giocato 30 minuti contro l’Inter e da titolare a Sofia, l’anno scorso ha giocato in Primavera che è un campionato di livello molto basso, che non prepara i giocatori ad entrare direttamente in prima squadra. Se paragonate questo campionato a quello delle squadre più forti in Europa non c’è paragone. Il secondo gol a Sofia – non è una critica – ma il modo in cui Darboe perde quella palla al 92′ non è mancanza di qualità, è superficialità, un uomo con esperienza di calcio non perde mai quel duello, su questi dettagli noi possiamo pagare. Ovviamente preferirei guardare la panchina come la guarda Inzaghi con Vidal, Darmian, Ranocchia etc, è una realtà diversa ma mi fa piacere aiutare a crescere questi ragazzi, non è una critica a nessuno, è una realtà. Dunque che si può fare? Si può solo lavorare con i giovani, aspettare che cresca l’esperienza, accettare gli errori nel processo di crescita, magari paghi con risultati o sofferenza, come a Sofia dove il 3-0 si trasforma in un 3-2, ma è così. La cosa che voglio dire chiaramente per la centesima volta: mi piacerebbe lottare per altri obiettivi, ma sono molto contento di stare qui, molto contento di stare nella Roma, in un progetto diverso da quelli affrontati nella mia carriera, ma sono molto molto contento, nessun dubbio che sono qui con tutto quello che ho in questa difficile sfida”

Avete tante ammonizioni ma non commettete tanti falli. E’ un caso, severità degli arbitri o è un problema di cultura tattica?
“Meglio parlare di un’altra statistica, quella dei tiri in porta in A dove siamo primi, così evito di dire quello che penso (ride ndr).”

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Thiago Motta: “Mou è un modello per tutti. Nzola non ci sarà”

Thiago Motta, tecnico dello Spezia, ha parlato in conferenza stampa in vista del match contro la Roma:

Cosa ha detto ai ragazzi questa settimana?
“Abbiamo fatto un buon primo tempo contro il Sassuolo, anche se all’inizio hanno preso due pali. Ci siamo messi in partita, abbiamo segnato e poi sul 2-0 dovevamo gestire meglio, con la consapevolezza che davanti avevamo un avversario forte con buoni giocatori tecnici e una squadra che sta giocando veramente bene. Dobbiamo per forza migliorare, se vai sul 2-0 in casa minimo lo devi mantenere. Sono cose che sono già successe, dobbiamo pensare che un risultato così va gestito meglio”.

A livello di ragazzi a disposizione si stanno allenando tutti. Come stanno?
“Sì, stanno migliorando, vedremo per la prossima chi sarà pronto per affrontare una squadra forte. Sento voci che dicono che non sono al massimo ma sono una squadra fatta per stare in Champions. Sono forti, porterò chi è pronto per affrontarli”.

Incontra Mourinho.
“Ho dei bei ricordi, un bellissimo Triplete con un allenatore che oggi è un’ispirazione per tutti. La sua leadership, il suo modo di trasmettere la voglia di vincere, il suo carisma. In quel momento avevamo un giocatore di uno spessore mondiale come Eto’o, arrivato dal Barcellona da prima punta e a noi serviva uno sulla fascia, con Milito numero 9. Mourinho lo ha fatto giocare a sinistra, cercando di motivarlo ed è stato uno dei più importanti. Noi abbiamo in squadra un contesto diverso, ma ragazzi come Gyasi che copre altri ruoli in cui può perdere la sua fase offensiva ma con la sua fisicità e la sua mentalità è capace di arrivare in avanti e fare gol: ci dà tanto e deve continuare così”.

Prima ha parlato di gestione. Dove questo Spezia deve migliorare? Magari nel finale di gara?
“Se andiamo a vedere la partita contro il Cagliari negli ultimi venti minuti siamo stati forti e bravi. Contro il Sassuolo dobbiamo analizzare diversamente. Se vai sul 2-0 contro di loro, che giocano bene e si prendono rischi portando avanti tanti uomini con qualità, non è facile. Se perdi la palla subisci ripartenze difficili da difendere sia centralmente sia sulle fasce. Il Sassuolo è una squadra propositiva, sul 2-0 si sono sbilanciati com’è normale che sia. Noi dovevamo essere più bravi a difendere, anche se non è facile quando attaccano con tanti uomini di qualità. Dobbiamo avere la capacità di supportare questa pressione, come lo abbiamo visto in certe partite e poi chiuderla. Ieri il Genoa contro la Sampdoria ha preso un palo e in contropiede Candreva ha preso un palo e poteva chiudere la partita. Noi dobbiamo migliorare, se vogliamo cambiare risultati dobbiamo approfittarne e arrivare al punto debole degli avversari”.

Manaj-Nzola sono la coppia migliore per ora?
“In questo momento ho visto le ultime partite e Manaj è in grande forma e non è una sorpresa, l’ho detto anche dopo la partita. Si sta allenando bene, ha qualità e deve migliorare tantissimo perché ha un’età in cui deve fare il salto o rimarrà come ha fatto in precedenza. Dipenderà solo da lui, sono molto soddisfatto di quello che sta facendo a livello individuale e collettivo. Si sta impegnando tanto, sta cercando di imparare e lo sta facendo molto bene”.

Aveva idee di turnover in vista della Coppa? Nzola verrà confermato?
“Nzola non ci sarà con la Roma, rimarrà qui per un motivo: oggi abbiamo fatto una riunione video ed è arrivato in ritardo e per questo resterà qui e vedremo per le prossime”.

Dobbiamo sforzarci di capire chi giocherà in attacco.
“Non lo so nemmeno io, dobbiamo vedere cosa proveremo e sceglierò la squadra migliore”.

L’assenza di Nzola non è destinata a pesare?
“Per competere per la salvezza tante cose sono basilari e una cosa che non si può sbagliare è il rispetto, la responsabilità. Se non lo fai nella tua vita non lo fai al campo, sono cose importanti per me. Che sia lui o un altro, non vale solo nel calcio, anche nel vostro lavoro sarà così. Il valore dei giocatori c’è, ognuno ha il suo, ma in questo momento decido già per quello che ho visto prima dell’allenamento, e lui non verrà a Roma. Quando sarà pronto tornerà. Mi dispiace, perché era in un momento in cui abbiamo bisogno di tutti, ma tutti devono essere pronti. E non è il suo caso”.

Con il Sassuolo c’è stata poca consapevolezza di cosa fare con il pallone?
“Non credo che fossimo in difficoltà, a fine primo tempo abbiamo fatto due azioni partendo da dietro sfiorando il gol e facendolo. All’inizio, nella prima mezz’ora, abbiamo subito un gioco che loro sono abituati a fare e che hanno fatto in altre partite perché son una squadra di grande qualità. Hanno una buonissima squadra, che non è facile da affrontare e noi abbiamo fatto con la nostra idea la partita. Quando palleggiano dentro dobbiamo stringere il campo, altrimenti aprono sulle fasce e diventa difficile. Abbiamo provato a portarli sui lati e pressarli velocemente. Dopo il loro primo pressing ti lasciano un tempo di gioco e noi lo abbiamo sfruttato in certi frangenti”.

La Roma ha qualche assenza ma è una grande squadra. Se attaccata in un certo modo prende gol, anche dalle piccole.
“Sono una squadra forte con individualità molto forti. È da un po’ che giocano a cinque, prima giocavano a quattro e hanno fatto partite veramente belle e difficili per gli avversari. Ne hanno fatte anche altre, per la forza dell’avversario di fronte, meno buone, come con l’Inter in casa. Mi aspetto la miglior Roma possibile: hanno costruito la squadra per stare in Europa con un obiettivo completamente diverso dal nostro. Noi dobbiamo salvarci, loro minimo arrivare in Champions. Noi con le nostre forze cercheremo di affrontarli e metterli in difficoltà”.

Antiste sta giocando meno, come mai?
“Abbiamo tanti giovani talenti, io sono qua per aiutarli e farli crescere e per dimostrare che il calcio è una competizione bellissima, tutti i giorni. Lo sanno, c’è competizione tra loro, siamo tanti attaccanti e non tutti possono giocare. Sceglierò sempre i migliori, dipende tantissimo da loro e dalla loro voglia. Con la loro capacità possono arrivare, ma dipende moltissimo da loro”.

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Mourinho, domani alle 10 la conferenza stampa alla vigilia di Roma-Spezia

Mister Mourinho parlerà domani in conferenza stampa alla vigilia del match casalingo contro lo Spezia in programma lunedì sera. Appuntamento alle 10.00 in diretta su Retesport per le dichiarazioni dello Special One.

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Infermeria

Zaniolo, nessuna lesione: contro l’Atalanta ci sarà

Buone notizie per Mourinho e Nicolò Zaniolo, che nel primo pomeriggio si è sottoposto a dei controlli a Trigoria che hanno escluso lesioni muscolari all’adduttore. Il 22 giallorosso lunedì contro lo Spezia non sarebbe stato a disposizione comunque a causa della squalifica rimediata sabato scorso contro l’Inter. Tornerà a disposizione dello Special One per la sfida contro l’Atalanta del 18 dicembre.

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Abraham, doppia cifra con la Roma e capocannoniere della Conference League

Tammy Abraham ha centrato con il CSKA Sofia la sua seconda doppietta stagionale. Le due reti siglate ieri sera in Bulgaria hanno permesso al centravanti inglese di arrivare già in doppia cifra in questa stagione (10 gol)  e con 6 reti di salire in vetta alla classifica dei goleador della Conference League. Inoltre l’ex Chelsea, ha raggiunto quota 100 gol da professionista.

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Interviste

Pellegrini: “Ai miei compagni provo a far capire che nulla è più grande di Roma. Mou sta lavorando per creare una mentalità vincente”

Lorenzo Pellegrini ha scritto una lunga lettera al sito ‘The Player Tribune’, per raccontare la sua storia calcistica e ciò che sta vivendo in questa prima stagione con Josè Mourinho. Ecco le sue parole:

“Quando avevo 16 anni hanno scoperto che nel mio cuore c’era qualcosa che non andava. Stavamo facendo le visite mediche, come succedeva ogni luglio nel settore giovanile della Roma. Entri sempre pensando che ci vorrà più o meno un’ora e poi puoi tornare in campo. Eravamo ragazzini, pieni di energia e salute. Questa volta però, ho capito subito che c’era qualcosa di strano. Nelle ultime settimane mi stancavo molto facilmente. Mi bastava salire una rampa di scale per aver subito il fiatone. Era come se il mio corpo fosse invecchiato in una settimana. Alla fine sono rimasto con i medici per tre ore. Mi dissero che avevo troppi battiti irregolari. Tutti ce li abbiamo occasionalmente, ma non così spesso. I miei battiti erano irregolari 20 volte più del normale. Mi dissero che avevo una sorta di aritmia. Chiesi ai medici che potevo fare. Mi risposero che avrei dovuto smettere di giocare dai sei agli otto mesi e che dopo avremmo valutato. Quindi niente corsa, niente allenamenti, niente calcio. Niente Roma.

Sono sempre stato una persona ottimista, ma quel periodo è stato davvero difficile. Non potevo fare niente, tranne una cosa: ascoltare il mio cuore. Ogni sera cercavo di capire la frequenza dei miei battiti irregolari. Mi sedevo sul letto aspettando il silenzio assoluto, poi chiudevo gli occhi e contavo i battiti. Tum… tum… tum…

Sono diventato dottore di me stesso. Mi facevo un checkup ogni giorno. Ho passato quattro mesi aspettando, pregando e sperando che i battiti irregolari sparissero in qualche modo. Un giorno mi sono accorto che erano spariti. Così, all’improvviso. Non me lo aspettavo visto che i medici avevano detto che sarei dovuto stare a riposo almeno per altri due mesi. Ero impazzito? Beh, credo di no, perché sapevo che adesso i miei battiti erano regolari. Lo potevo dire. Lo sapevo. Il secondo giorno ascoltai ancora. Niente aritmia. Il terzo giorno, ancora niente. Adesso sarei potuto andare anche sulle stelle senza sentirmi come se avessi appena scalato l’Everest. Quindi al quarto giorno ho chiamato i miei. Volevo fare un altro controllo. Siamo andati dai dottori e hanno detto: “Stai bene”. La stessa diagnosi del Dr. Pellegrini. E le due parole più dolci che avessi mai sentito.

Presto tornai in campo per il primo allenamento. Ero motivatissimo. Avrei potuto correre per sempre. Volevo solo fare scivolate e scattare in area. Credo che avrei potuto invadere una nazione da solo. Il dolore era sparito. Ero tornato! Quindi che succede alla prima partita? Mi rompo il quinto metatarso. Fuori sei settimane! Incredibile…

Ad essere onesti però, fu una situazione molto più facile da affrontare in confronto all’aritmia. E comunque, in quei quattro mesi mi sono successe cose bellissime. Sono cresciuto molto. Ho incontrato Veronica, che oggi è mia moglie e la madre dei miei due bambini. E alla fine, tutto questo mi ha convinto ancora di più che il calcio era tutto quello che volevo. Avevo sempre bisogno di avere qualcosa tra i piedi. Quando ero bambino, mi davano le macchinine, le buttavo per terra e le prendevo a calci. Non mi stancavo mai. Quando ero nelle giovanili, giocavo tre partite ogni weekend. Ma adesso, dopo tutto quello che stavo passando, spendevo ogni minuto delle mie giornate cercando di diventare un calciatore. Non avrei mai voluto pensare, Mannaggia, mi sarei potuto sacrificare di più. Cavolo, avrei potuto dare di più. Ora più che mai, sapevo cosa potesse essere una vita senza calcio.

Inoltre, giocavo per la Roma. Capite cosa significa? Capite quanto sia importante per un bambino cresciuto a Cinecittà? Non si trattava di lavoro, hobby o carriera. Per me giocare per la Roma era…tutto. Quando avevo cinque anni, andavo allo Stadio Olimpico con mio padre e discutevo con gli altri tifosi per farmi strada ogni volta che dovevo andare in bagno. Ho visto giocare Totti. Ho visto parte della stagione dello Scudetto con Capello.

Quando ho messo gli scarpini per la prima volta, sognavo di correre di fronte ai tifosi dell’Olimpico. Poi un giorno, quando avevo otto anni, mio padre mi disse che la Roma aveva mandato degli osservatori a vedermi. Pensavo che scherzasse, ma dopo mi chiamarono per un provino. Per cinque mesi mi sono allenato con i Pulcini nonostante fossi un anno più piccolo di tutti. Visto che a Trigoria stavano rifacendo i campi, ci allenavamo alla Longarina. Per arrivare ci voleva un’ora, quindi mangiavo e mi cambiavo in macchina. Poi aprivo lo sportello e correvo in campo. Era l’ingresso più bello di sempre dopo quello dell’Olimpico. Davo tutto me stesso ogni giorno. E ogni giorno controllavo la posta sperando che arrivasse la lettera.

La Roma manda sempre delle lettere ai ragazzi per comunicare se sono stati presi o meno. Un giorno, a luglio, finalmente arrivò la mia. Mio padre mi disse di aprirla. Conosceva il contenuto? Certo che sì…

Ma io no, e quando ho visto la lettera… è difficile da spiegare. Quello è il giorno in cui la mia vita è diventata un film di cui io ero il protagonista e tutti quei sogni folli sono diventati realtà. Non avevo idea di cosa sarebbe successo da lì in avanti. Appena indossi la maglia della Roma, rappresenti qualcosa che è più grande di te. Specialmente quando arrivi in prima squadra. Per me la strada per arrivarci è stata lenta e costante, perché le giovanili si allenano vicino ai grandi e quando un giocatore si infortuna, chiamano sempre qualche ragazzino. Qualche volta è toccato a me. Quindi lasciavo il campo della Primavera e facevo questo grande giro. Era “Il Percorso”.

Poi a marzo 2015, giocammo i quarti di finale della Youth League contro il Manchester City a Latina. Me lo ricordo bene per due motivi: 1) Ho segnato un gran gol dalla distanza e abbiamo vinto. 2) Più tardi ho saputo che Rudi Garcia era lì e disse che presto sarei stato pronto per la prima squadra. Pochi giorni dopo sono stato convocato in prima squadra per la partita in trasferta contro il Cesena. Il giorno della gara, ci stavamo preparando in hotel — e Rudi, aveva l’abitudine di fermarsi nelle nostre camere prima che uscissimo per dare le ultime istruzioni.

Ai difensori diceva come marcare gli attaccanti e cose così. Ai centrocampisti come gestire i momenti della partita. Agli attaccanti dove dovevano correre. E ai giovani diceva: “Tieniti pronto. Non si sa mai…”

Era molto intelligente. Anche se sapevamo che difficilmente saremmo entrati, ci voleva tenere svegli. Ma prima della partita con il Cesena, mi ha detto qualcosa di diverso. A mister Garcia mi lega un sentimento di stima e riconoscenza: lo sento spesso e sono felice di aver conservato negli anni un bel rapporto con lui.

“Tieniti pronto. Perché oggi…” Disse solo questo. Ero teso. Teso ed eccitato. Sentivo il peso sulle spalle. Era la Roma. La vera Roma. Adesso potevo aiutare la squadra — ed è quello che è successo. All’inizio del secondo tempo Rudi mi ha detto di scaldarmi. Stavamo vincendo 1-0 con gol di De Rossi — che, tra l’altro, per me è sempre stato più di un compagno di squadra: un riferimento quando ero giovane e una persona a cui sono rimasto legato. Comunque, non è che fosse proprio un’amichevole per noi, perché in campionato non vincevamo da cinque partite. Avevamo bisogno dei tre punti, ma, non so perché, non ero nervoso. Quando sono stato chiamato per entrare, è come se la mia mente, in qualche modo, avesse messo il pilota automatico. Cambiati, mettiti i parastinchi, entra.

Una volta entrato in campo da giocatore della Roma, beh… l’unico modo che ho per descriverlo è che in quei 23 minuti ho rivissuto 10 anni. Improvvisamente ero sugli spalti dell’Olimpico con mio padre. Stavo giocando la terza partita del weekend. Ero seduto sul mio letto a controllare i battiti cardiaci. Ascoltavo i miei genitori che mi accompagnavano lungo via di Trigoria e scherzando dicevano: “Quante volte l’abbiamo fatta questa strada?”

Beh, tante. Mi allacciavo gli scarpini sognando di diventare un giocatore della Roma. E adesso correvo con la prima squadra. Ero lì. Che cosa meravigliosa. Dopodiché lasciai la Roma per un po’ per crescere come giocatore. Nel 2015, quando avevo 19 anni, sono andato in prestito al Sassuolo per due anni. Era la prima volta che andavo via di casa e quando sono tornato, non ero solamente molto più maturo, ma era come se sentissi la responsabilità di essere all’altezza della Roma. La società, la città, la storia… ti chiedono tanto. La tua vita ruota intorno a questo. Hai bisogno di una certa condotta e devi avere gli atteggiamenti giusti. Se non ce li hai — ciao.

Uno dei momenti di cui vado più fiero è stato durante la stagione di Champions 2017/18. Avevamo capito di poter fare qualcosa di grande fin dall’inizio, perché abbiamo vinto un girone in cui c’erano Atletico Madrid, Qarabag e Chelsea. Avevamo quella sensazione. Anche quando nei quarti di finale abbiamo perso 4-1 con il Barcellona, continuavamo a crederci. Siamo onesti, non meritavamo di prendere quattro gol. Gli abbiamo regalato due autogol e anche gli altri due sono stati abbastanza fortunati. Ma quando Edin ha segnato quello che sembrava il gol della bandiera, abbiamo capito di essere ancora vivi. 4-0? Ci avrebbe ammazzato. 4-1? Continuiamo a combattere.

Non so cosa ci sia passato per la testa la settimana dopo, ma quando stavamo per giocare la gara di ritorno a Roma, sapevamo che saremmo passati. Lo sapevamo. Non sto esagerando. Sapevamo anche il risultato. Dicevamo tutti che avremmo vinto 3-0 e che saremmo passati per il gol in trasferta. Continuo a credere che eravamo pazzi a pensare una cosa così. Il Barça! Avevano ancora Messi. Erano fortissimi. Ma ti giuro che quella mattina, con chiunque parlassi a tavola mentre eravamo a colazione ti avrebbe detto il risultato. Roma 3 – 0 Barça.

È impossibile da spiegare. Impossibile. Sembrava la giornata perfetta. C’era qualcosa nell’aria, una specie di magia romana. Ed era vero. Lo percepivamo tutti. Tutti. Beh… tutti tranne uno. Uno soltanto. Manolas! Incredibile … faceva sempre così! Avevamo questo senso di convinzione e lui andava in giro a dire a tutti che eravamo spacciati. L’unica cosa di cui non era sicuro è che avremmo perso. Forse era qualche rito scaramantico. Non lo so. Comunque ha funzionato, perché sappiamo tutti com’è andata a finire. Edin ha segnato dopo sei minuti e quando Daniele ha segnato il 2-0, l’Olimpico è impazzito. A quel punto sapevamo con certezza che saremmo passati. L’unica cosa che mi chiedevo è chi avrebbe segnato il terzo. Quindi chi spunta su calcio d’angolo a otto minuti dalla fine? Chi diventa l’eroe? Manolas!!

Questo è più o meno tutto quello che mi ricordo della partita. Il resto è abbastanza offuscato. E qualsiasi cosa sia successa dopo anche di più. Credo che questo abbia dimostrato che quando noi Romanisti siamo uniti, tutto è possibile. L’unico momento che si avvicina a quello, l’ho vissuto la scorsa stagione. Eravamo a San Siro contro l’Inter e ho giocato la mia prima partita da capitano della Roma. Posso dire tranquillamente di non esser mai stato più orgoglioso. Stavo seguendo le orme di Francesco e Daniele, due leggende sia per la società che per la città. Ancora oggi, ogni volta che metto la fascia, salgo i gradini dell’Olimpico e sento il rumore dei nostri tifosi, mi chiedo se è vero. Non so perché, ma ho come paura di svegliarmi all’improvviso.

In questo momento stiamo lavorando parecchio a creare una mentalità vincente, perché mister Mourinho ci dice sempre che deve essere una delle nostre maggiori qualità. Ovviamente, questo cambiamento non può accadere in un minuto, ma sono sicuro che siamo sulla strada giusta: serenità e senso di responsabilità sono due ingredienti chiave per la nostra crescita. E so di giocare una parte importante in questo processo. Penso tanto a come giocava Francesco. Era il classico capitano che non aveva bisogno di parlare più di tanto, perché era il modo in cui giocava a parlare per lui. Non potrò mai paragonarmi a lui, ma mi piacerebbe provare a ripetere qualcosa di simile, cercando anche di spiegare a tutti cosa significhi la Roma.

Ogni giorno dico ai miei compagni cosa significa giocare per la Roma. Questa non è una fabbrica di talenti, questo non è un trampolino per andare in una squadra più grande. Perché non esiste una squadra più grande. No. Questo è un punto d’arrivo.

Roma è… Roma.

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Calciomercato

Roma, spunta Stryger Larsen per la fascia destra

Stryger Larsen, per motivi contrattuali, è finito ai margini dell’Udinese dove da 5 giornate non viene convocato. Ecco che spunta l’ipotesi di un trasferimento alla Roma, che cerca sul mercato una reale alternativa a Rick Karsdorp. Come riferisce mondoudinese.it, per avere a gennaio l’esterno danese classe 1991 bastano due milioni di euro.

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Interviste

Cristante: “Ora sto meglio dopo la quarantena. Dobbiamo tornare a vincere”

Bryan Cristante ha parlato ai microfoni di Sky Sport alla vigilia di Cska Sofia-Roma:

È più difficile vincere Conference League o arrivare quarti in campionato?
“Sono tutti e due difficili, ma sappiamo che sono obiettivi alla nostra portata anche se adesso le cose si sono complicate. Il campionato è ancora lungo, in Conference siamo passati, ce la giocheremo fino alla fine”.

Quattro sconfitte nelle ultime sei partite, come si riparte?
“Con l’atteggiamento positivo. Il campionato è ancora lunghissimo e da domani dobbiamo riprenderci e fare una bella partita anche lunedì in campionato. La partita più importante è quella di domani”.

C’è sempre una risposta del pubblico, cosa ti senti di dire ai tifosi?
“Sono stati fantastici dall’inizio del campionato, anche dopo la brutta partita con l’Inter. Dobbiamo solo ringraziarli e dare il massimo”.

Che difficoltà piò presentare la partita col CSKA Sofia?
“Sono tutte partite difficili, in Europa sono tutte squadre intense ma sappiamo che se giochiamo al nostro meglio vinciamo”.


Queste invece le dichiarazioni di Cristante in conferenza stampa:

Senti di di avere una responsabilità importante come leader della squadra in questo momento di difficoltà?
“Mi sento bene dopo la quarantena, ci vorrà qualche partita per tornare al meglio però sto bene. Vogliamo vincere, veniamo da due sconfitte quindi siamo carichi per ripartire da qui”.

Avete studiato l’avversario.
“Sono un’ottima squadra, non è stato facile nonostante il risultato non lo dimostri, come tutte le partite in Europa, soprattutto fuori casa. C’è un clima difficile, ma siamo carichi. Se siamo al 100% possiamo vincere”.

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Interviste

Mourinho: “Sogno di vincere la Conference League alla prima edizione” (VIDEO CONFERENZA)

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Cska Sofia-Roma. Ecco le sue dichiarazioni:

“Come minimo ci dobbiamo dare la possibilità di arrivare primi e vincere. Sappiamo che non è facile, per me il CSKA è meglio del punto che ha. Anche contro di noi il risultato non era vero, la partita è stata difficile e sicuramente anche oggi sarà così ma cercheremo di vincere”.

Il risultato di domani può influire fino alla fine della stagione? Quale sono le vostre ambizioni in Conference League?
“Il risultato di domani no perché siamo già qualificati. Ovviamente decide il primo posto, noi vogliamo continuare a giocare questa competizione, ma domani possiamo definire solo primo o secondo posto. Ora la Conference avrà 8 squadre che scenderanno dall’Europa League, bisogna aspettare però non possiamo nascondere che vogliamo andare il più avanti possibile”.

Dopo la sconfitta dell’Inter ha detto che la Roma era limitata dal punto di vista dei giocatori, domani non sarà tanto diverso. Che squadra vedremo?
“Abbiamo lasciato fuori tutti i giocatori che erano infortunati, non abbiamo recuperato nessuno per questa partita. Lasceremo anche qualcun altro fuori perché abbiamo tante partite e tanti giocatori con problemi e non possiamo rischiare con tutti. Giocheremo con la squadra più forte possibile. Avremo una struttura con 4-5 giocatori che giocano sempre. L’obiettivo non cambia: rispettiamo il Cska, ma vogliamo vincere”.

Quanto è cambiato dalla prima coppa vinta?
“Non sono cambiato tanto, sono tanti anni che alleno ma ho la stessa passione, magari sono più tranquillo ed esperto per gestire i vari momenti della stagione. Nel 2004 avevo il sogno di vincere la Champions League, ora sogno di vincere la Conference League. Sono due competizioni diverse, ma questa è la competizione in cui siamo e vedremo se sarà possibile vincerla. Vincere la prima edizione sarebbe storico”.

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Josè Mourinho prima della partenza per Sofia ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Alle 19.00 la conferenza stampa al fianco di Cristante:

“Oggi ho parlato con i giocatori e ho fatto un esempio: ero al Manchester United in Champions League, noi e la Juve erano qualificati per gli ottavi di finale e per finire primi la Juve non doveva vincere con Young Boys e noi dovevamo farlo con il Valencia. Non ci abbiamo creduto: abbiamo perso noi e ha perso la Juve. Avevo una sensazione da idiota. Domani dobbiamo andare lì e vincere, poi se il Bodø/Glimt vince siamo secondi, andiamo ai playoff a febbraio. Dobbiamo andare seri. Sappiamo delle difficoltà che abbiamo con tanti infortuni e sappiamo che ogni giocatore che perdiamo in questo momento è un disastro. Ci sarà un metro di neve, sarà difficile. Dobbiamo per forza far risposare qualcuno: Rui Patricio, Mkhitaryan, Smalling non viaggiano con noi. Andiamo con il miglior gruppo possibile per cercare di vincere questa partita”.

C’è un feeling incredibile col pubblico, continua ad essere il tutto esaurito all’Olimpico per le prossime partite. Cosa si sente di dire ai tifosi?
“Quello che vogliamo dare ai tifosi è diverso dai risultati che abbiamo. Ma una cosa è ovvia: i tifosi sono veri romanisti, a loro non interessa vincere o non. È più facile tifare una squadra se vince sempre, è più difficile dimostrare che è la squadra del tuo cuore quando i risultati non sono i migliori. Dall’inizio sapevamo ciò che ci aspettava, ovviamente non ci aspettavamo tanti problemi insieme. Al di là di una rosa che si inizia a costruire, ci aspettavamo le difficoltà ma Covid, infortuni e squalifiche tutte insieme è troppo e lo è soprattutto quando affronti l’Inter. I nerazzurri sono più forti di noi e in quella situazione erano molto più forti di noi. Per questo siamo sempre uniti e tranquilli, vogliamo vincere questa partita ma dobbiamo anche avere un po’ di paura di tutte queste cose negative che succedono, quindi Rui Patricio che gioca sempre, Smalling che viene da un infortunio importante e ha giocato tre partite di fila e Mkhitaryan che non è giovanissimo e ha giocato in un ruolo che esige tanto, questi tre devono per forza rimanere a casa”.

Ad oggi è più difficile provare a vincere la Conference League o arrivare quarti in campionato?
“Se prendiamo le cose in modo separato e se diciamo adesso inizia la Conference e per i prossimi tre mesi si gioca, dico che abbiamo la squadra per competere anche con le squadre più forti come Tottenham e Rennes, ma anche con chi arriva dall’Europa League, che sono ovviamente più forti. Il problema è che dobbiamo giocare da gennaio a fine maggio tre competizioni ed è difficile dire come arriveremo ad una determinata partita. È la differenza tra squadra e rosa. Guardando Inter, Milan, Juventus, Atalanta e Napoli sono squadre di grande potere e guardando in Conference non ci sono più squadre piccole di paesi piccoli. Non esiste più nel mondo del calcio, tutte hanno potenziale. Ci saranno squadre importanti, che arrivano anche dall’Europa League: ad esempio domani una tra Napoli e Leicester, e mi auguro per il bene del calcio italiano il club inglese, scenderà in Conference. Con la rosa che abbiamo dobbiamo pensare di partita in partita e rendere la prossima partita sempre la più importante”.

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‘Parola di Capitano’ – Giannini a RS: “Da dilettanti scegliere Mou e non acquistare subito 4-5 calciatori top”

ESCLUSIVA RETESPORT – Appuntamento settimanale con Capitan Giuseppe Giannini, in esclusiva a Retesport. Questa la sua analisi del delicato momento della Roma, dopo la disfatta contro l’Inter:

“Stanno mancando i risultati e nelle ultime partite stanno emergendo alcuni difetti, sulla scorta del nervosismo e della delusione. Ora dovrà esser bravo Mourinho a tirar fuori il meglio da questa squadra. Contro l’Inter si è vista una differenza sostanziale in campo, bisogna essere onesti. Non c’è mai stata partita. Se alla Roma levi 4-5 titolari e neutralizzi Zaniolo e Mkhitaryan, il gioco diventa facile per gli avversari”

“Nel momento in cui la Roma ha ingaggiato Mourinho – aggiunge Giannini – i dirigenti dovevano riflettere immediatamente sul valore della rosa e sulla necessità di acquistare anche contestualmente 4-5 calciatori di spessore. Chi lo ha scelto ha commesso degli errori evidenti, ai limiti del dilettantismo. Qualsiasi uomo di calcio sa che Mourinho ha bisogno di un certo tipo di squadra e non ha mai gestito rose di scarso spessore tecnico o con calciatori da formare”