Categorie
Calciomercato

Konè, il PSG in agguato per giugno: la valutazione

In Francia ogni volta che c’è la sosta per le Nazionali, si parla sempre di lui: Manu Konè. Un pupillo di Deshamps, imposto titolare in un centrocampo con un’elevatissima concorrenza.

Il tecnico transalpino ha di fatto sempre schierato dall’inizio il mediano giallorosso, tranne nell’ultimo turno contro l’Azerbaijan, lasciandolo a riposo. Sui media francesi si parla quotidianamente del centrocampista giallorosso, sempre più nel mirino dei top club a livello europeo.

Tra questi c’è anche il PSG che vorrebbe fare un investimento su di lui a giugno. Per la Roma la cifra minima è di 60 milioni. Lo riferisce il Corriere dello Sport.

Categorie
Interviste

Mkhitaryan, frecciata alla Roma: “Volevo finire la carriera lì ma sono stati poco chiari con me”

Henrikh Mkhitaryan ha parlato a margine del Festival dello Sport della Gazzetta del suo passato in giallorosso.

Interrogato sul suo rapporto con José Mourinho, ha dichiarato:
“Mi ha fatto crescere come persona e come uomo. Io sono una persona che non ha mai mollato e non mollerà. Mi metteva in difficoltà perché voleva vedere se riuscivo a uscirne. Gli sono grato perché mi ha fatto capire cosa significa questo mondo del calcio. Faceva giochi psicologici per vedere se fossi forte mentalmente per giocare le partite più difficili. È il suo modo di allenare e di capire se si può fidare di te oppure no”.

Sull’inizio della sua esperienza alla Roma, ha raccontato:
“Tutto è iniziato a metà agosto nel 2019. Mi chiama Raiola e mi dice ‘Dobbiamo andare via perché non sei felice. Preferisci Milan o Roma?’. Gli ho detto ‘Beh in questo caso meglio andare a Roma’. L’accoglienza è stata una cosa pazzesca. Ho vissuto pure quel momento e sono molto grato. La piazza è molto calda e la gente è pazza, in senso positivo. Ho ritrovato la felicità e il piacere di giocare a calcio. Dal primo giorno è andato tutto benissimo”.

Infine, ha svelato i dettagli del suo addio alla Capitale e del passaggio all’Inter:
“Tutto è iniziato dopo il mio secondo anno alla Roma, quando ho avuto quella chiamata di Ausilio. Dopo quella telefonata non ci siamo più sentiti. Poi alla terza stagione alla Roma c’era il discorso del rinnovo. Tiago Pinto sapeva che mi piaceva la città e che volevo finire la carriera là. Dopo aver giocato contro l’Inter mi ha richiamato Ausilio. Ho detto sì perché la Roma non era molto chiara con me. La Roma mi ha detto di parlare con Mourinho e di dirgli cosa volevo. Ma era tardi e avevo già dato la mia parola all’Inter”.

Categorie
Calciomercato

Roma, idea Soumarè: era stato già seguito nel 2024

La Roma potrebbe intervenire anche a centrocampo in vista dei gennaio.

La partenza per la Coppa d’Africa di El Aynaoui, che comunque fin qui ha fatto fatica ad inserirsi con stabilità, le difficoltà palesate finora da Pisilli e la scelta filosofica di Gasperini di rinunciare ad un mediano per arrivare ad un attaccante in più (poi non preso nel finale dello scorso mercato…), pone oggi un punto di domanda enorme sul prosieguo della stagione: Konè-Cristante titolari sempre è possibile?

Nella storia recente di Gasp la coppia Ederson-De Roon (con qualche importante inserto di Pasalic) ha quasi sempre giocato insieme dall’inizio tutte le partite o giù di lì. In precedenza era toccato al duo Freuler-De Roon. Ma nella Roma di oggi forse un innesto in mediana con determinate caratteristiche servirebbe.

Per questo la società giallorossa sta valutando il profilo di Soumarè, 26 anni francese del Leicester, che non è una novità dalle parti di Trigoria. Era stato già seguito in passato in un paio d’occasioni, l’ultima nell’estate del 2024 quando poi arrivò comunque Manu Konè.

Soumarè gioca nel Leicester e ha il contratto in scadenza. La valutazione è di circa 10 milioni, ma la Roma potrebbe strapparlo ad un prezzo di favore a gennaio.

Categorie
Interviste

Svilar: “Mai pensato di lasciare la Roma. Gasp legge calcio come pochi e De Rossi…”

Mile Svilar ha parlato ai microfoni de la Repubblica. Ecco uno stralcio:

Ha mai pensato di mollare?
«Mai. È stato difficile non portare il calcio a casa, ma la mia famiglia mi ha aiutato molto. Ho lavorato tanto sul fisico e su aspetti che chi gioca ogni tre giorni non può curare. Sapevo che sarebbe arrivata la mia occasione».
A dargliela è stata la Roma. Anche se con Mourinho non ha trovato spazio.
«Quando sono arrivato, non mi aspettavo di giocare. Sapevo che sarei stato il secondo. Ma rivivere una situazione del genere, anche con gerarchie chiare, è stato duro».

Poi con De Rossi cosa è successo?
«Dopo l’esordio di San Siro con Mourinho, De Rossi alla prima partita rimette Rui Patricio titolare. Ma qualche ora prima della partita mi chiama. Stiamo cinque minuti al telefono: ‘Metto Rui perché è più esperto, ma arriverà presto il tuo momento’. In questi casi non ti aspetti mai che accada subito, invece ha mantenuto la parola».

Una rarità?
«Nessun allenatore mi ha mai spiegato perché non giocassi prima. Neanche Mourinho, Magari il preparatore dei portieri, ma il mister mai. Poi è arrivato Daniele».

Ora è il meno battuto d’Europa. Ci sono commentatori che la indicano come il migliore della A.
«Non ci penso. Un’etichetta del genere ti può far perdere concentrazione. Non mi piace, anche quando sento parlare di percentuali e statistiche».

Cosa vi chiede Gasperini ora?
«La massima concentrazione. Lui è abbastanza… non dico furbo, ma uno che sa come gestire la partita. Se stiamo vincendo, lui alza la soglia dell’attenzione. Sempre».

Che allenatore é?
«Tiene di più agli allenamenti tra tutti quelli che ho avuto fino adesso. Poi la parte tattica… legge il gioco come pochi».

A Bergamo tanti giocatori dicevano che la partita della domenica serviva a riposarsi.
«Io non corro come gli altri… Ma quando vedo i miei compagni capisco che non deve essere facile».

In estate, prima di arrivare al rinnovo con la Roma, si è mai sentito lontano dalla Capitale?
«Nelle trattative ci sono momenti difficili. Momenti in cui si dice qualcosa che non si pensa, da entrambe le parti. Però no, non ho mai pensato di lasciare la Roma».

Ora ha 26 anni e l’Olimpico le ha già dedicato un coro.
«È un omaggio speciale, mi dicono che non succedeva da tanto. Quando la gente ti vuole bene, ti dà una motivazione in più».

Categorie
NEWS

Spalletti traccia il suo top11 della carriera: dentro Totti e De Rossi

Luciano Spalletti è stato protagonista nel weekend al Festival dello Sport organizzato dal gruppo della Gazzetta dello Sport. Nel corso dell’intervista, è stato chiesto all’ex tecnico azzurro di tracciare e trascrivere il suo top11 della carriera, quindi dei calciatori allenati fin qui nella sua vita da allenatore. Presenti diversi ex giallorossi come Chivu, De Rossi, Totti, Salah e Dzeko.

La formazione ideale di Spalletti: “Facciamo 4-2-3-1. Portiere Donnarumma è troppo facile. A Roma ho avuto due portieri straordinari, fu un problema con Alisson e Szczesny. Mettiamo uno in campionato e uno in coppa. A destra Di Lorenzo, a sinistra mettiamoci Jankulovski. Centrali ho avuto Koulibaly, Kim, ho avuto l’allenatore dell’Inter, ho allenato Chivu alla Roma, ho avuto Mexes, Juan. Mettiamo Koulibaly e Chivu. Come si scrive Chivu? Mediani Pizarro e De Rossi, non si può sbagliare. Trequartista Totti. Icardi centravanti? Ma io ho avuto Dzeko, con me ha fatto delle robe, era completo. Metto Dzeko. Esterni? Kvara va messo per forza e a destra come faccio a non mettere Salah? Che poi ho avuto Mancini, Hulk”

Formazione: Szczesny, Di Lorenzo, Koulibaly, Chivu, Jankulovski, Pizarro, De Rossi, Salah, Totti, Kvara, Dzeko

Categorie
Interviste

Ferguson: ”Difficile dire di no alla Roma, i tifosi sono pazzi. Tante differenze tra Inghilterra e Italia”

Evan Ferguson, dal ritiro con la Nazionale, in un’intervista, ha parlato della Roma. Ecco le sue dichiarazioni a Rté Sport.

”Il finale della passata stagione è stato difficile. Ci ho riflettuto e ho deciso che volevo andare via per provare qualcosa di nuovo, dato che ero in Inghilterra da quattro o cinque anni. Poi è arrivata la Roma ed è difficile dire di no a un club del genere. Sapevo che fosse un grande club, ma quando arrivi ti rendi davvero conto che è molto più grande di quanto pensi. I tifosi sono pazzi”.

Che differenze ci sono tra Italia e Inghilterra?
“L’allenamento è molto diverso rispetto all’Inghilterra. Ti alleni di più ed è molto più intenso. In Italia i giorni di riposo sono molto rari, è quasi una festa quando hai un giorno libero. Inoltre si dorme sempre fuori, sia quando si gioca in casa sia in trasferta. Anche il gioco è diverso perché è molto più tattico. Si gioca quasi sempre uomo a uomo ogni settimana affronti squadre che hanno sistemi diversi. In Inghilterra le squadre vanno semplicemente avanti e indietro, avanti e indietro… Si tratta di un bel cambiamento. La maggior parte dei miei compagni di squadra parla inglese. Inoltre il cibo italiano è molto meglio”.

Anche McTominay ha lasciato l’Inghilterra: dire addio alla Premier League può fare bene?
“Non so, forse è lo stile di vita. In Inghilterra, quando una cosa va male, è sulla bocca di tutti…”.

Il percorso verso il Mondiale del 2026 si sta complicando per la tua Irlanda dopo la sconfitta contro l’Armenia…
“Ovviamente sappiamo di non aver fatto abbastanza. Abbiamo letto i commenti di tutti, ci siamo riuniti e abbiamo discusso su ciò che dobbiamo fare e su ciò che non dobbiamo ripetere. Apprezziamo quando i tifosi vengono a sostenerci, soprattutto quando stanno perdendo un po’ di speranza e un po’ di fiducia in noi. Non giochiamo per l’Irlanda per perdere le partite, vogliamo sempre vincere e fare del nostro meglio. Quando sono arrivato in ritiro per la prima volta c’erano molti giocatori che avevano partecipato alle competizioni precedenti e quando ne parlano ti viene voglia di provare le stesse emozioni e vivere le stesse esperienze che hanno vissuto loro. Dicono che non c’è niente di meglio, quindi penso che questo sia l’obiettivo principale”.

Categorie
NEWS

Nela: ”Ho cominciato da raccomandato. Anche il cancro è stata una partita. Campionato? Napoli favorito”

Sebino Nela, ex terzino della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Di seguito le sue parole.

«Picchia Sebino», cantavano i tifosi della Roma.
«E io non ho mai picchiato nessuno. Si riferiva al fatto che ero tignoso in campo».

Gli inizi al Genoa.
«Ero tifoso rossoblù, come mio papà: ero magro e mi hanno scartato. Sono entrato con una raccomandazione».

Cioè?
«Un amico di mio padre, tifoso del Genoa: “Ci penso io”. Il primo campo in erba l’ho visto quando ho esordito in serie B: ho sempre giocato sulla terra, sulla pozzolana».

Tanti sacrifici.
«Tre ore di autobus al giorno. Sveglia alle sei, scuola, allenamenti, poi aiutavo i miei
genitori nel loro ristorante. Aprivo i libri a mezzanotte, mi addormentavo subito».

Quali valori le hanno trasmesso i genitori?
«Mio padre ha sempre lavorato 18 ore al giorno, in cucina. È stato imbarcato sulle
navi. Mia madre non si comprava le calze per prendere le scarpe da calcio a me»
.
Poi ha iniziato a guadagnare.
«Ho ritrovato il primo contratto con la Roma: 40 milioni lordi di lire. I miei genitori
hanno smesso di lavorare. Il momento più bello della vita è quando ho portato a casa il premio in denaro dopo l’esordio con il Genoa: papà si è messo a piangere».

La stagione dello scudetto, 1982/83.
«Ho capito immediatamente che cos’era la Roma. Le tifoserie rivali ci insultavano in tutti i modi: mi raddoppiavano le energie».

Poi la finale di Coppa dei Campioni persa con il Liverpool, l’anno successivo. Ha avuto un buon pallone che però ha servito a Graziani.
«Avrei potuto calciare. Ma quella sconfitta l’ho digerita bene. È stata peggio quella con il Lecce che ci è costata lo scudetto due anni dopo».

Giocare a Roma è difficile?
«È la città perfetta, a Milano ci sono più distrazioni. C’è un solo dato di fatto: non abbiamo mai avuto patron forti, a eccezione di Dino Viola e Franco Sensi, con cui abbiamo vinto. Quello che è ora De Laurentiis. Ma l’ambiente non c’entra nulla. Anche perché la Roma ha una delle migliori tifoserie d’Europa».

Il rapporto con Falcao?
«È una persona meravigliosa. Ma quando non ha calciato il rigore in finale con il Liverpool, mi ha deluso. So che un paio d’anni fa si è pentito».

Il cancro al colon: come l’ha affrontato?
«Noi calciatori viviamo di obiettivi, una partita dopo l’altra. Con la malattia ho fatto così. Passavo cinque ore in bagno tutte le notti con i dolori di stomaco dopo la chemio. Mi sono detto: “Cerchiamo di stare in bagno quattro ore. Poi tre e mezzo, poi tre”. Ha funzionato. L’unica cosa che mi porto dietro è questa stupidaggine della gente che mi dice: “Non c’erano dubbi che con quel fisico ne venissi fuori”. E allora tutti i colleghi che ho perso? Vincenzo D’Amico, Paolo Rossi, Sinisa Mihajlovic, Gianluca Vialli. L’unica differenza tra me e loro è che io sono stato più fortunato».

La famiglia?
«Una notte ho trovato mia moglie e le figlie che piangevano, ho detto: “Basta, siete
voi che dovete aiutare me”. Dentro casa la situazione è cambiata. Ho perso mio padre per questa malattia, suo fratello. Ho perso mia sorella, la persona che stimavo di più al mondo: si è lasciata morire dopo 8 anni di cure. L’altra mia sorella convive da 14 anni con il cancro. Una famiglia falcidiata dai tumori: non ce lo meritavamo».

Qual è stata la cosa più difficile da superare?
«Mi spiaceva farmi vedere pallido. Ora cerco di essere sempre abbronzato».

Chi vince lo scudetto?
«Il Napoli ha tutto per riconfermarsi, l’Inter è la squadra che gioca meglio, il Milan
può essere la mina vagante».

E la Roma?
«Arrivare nelle prime quattro sarebbe un risultato straordinario. L’inizio è convincente, vediamo anche il cammino delle altre. Gasperini richiede tempo».

Categorie
NEWS

Bulgaria-Turchia 1-6: Celik segna il gol della manita

Prosegue il periodo d’oro di Celik. Dopo prestazioni convincenti con la Roma, il difensore in Nazionale durante Bulgaria-Turchia terminata 1-6 ha segnato la rete della manita. Escluse le amichevoli, l’ex Lille non aveva mai realizzato un gol. Sui social ha manifestato la sua soddisfazione.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Mehmet Zeki Çelik (@zekicelik17)

Categorie
NEWS

Friedkin vuole tutto: Stadio, Zirkzee, l’Under 23. La Roma è già nel futuro

La visione di Friekdin non trascura nulla. La Roma vuole diventare una società perfetta. La proprietà vuole partire dai rinforzi di gennaio per la Champions al nuovo stadio di Pietralata, dai ricavi commerciali all’Under 23 di prossima inaugurazione ad un posizionamento stabile nell’elite del calcio europeo con bilanci in positivo. Come scrive La Gazzetta dello Sport, allora è normale che nella testa del presidente ci sia da tempo la nuova casa giallorossa, ovvero lo stadio di Pietralata.

Il club giallorosso vorrebbe presentare il progetto definitivo entro 30-40 giorni. L’obiettivo è averlo entro il 2028 e la candidatura agli Europei potrebbe dare un’accelerazione al piano. Friedkin non si farà trovare impreparato a gennaio accontentando Gasperini con un centravanti (Joshua Zirkzee del Manchester United in pole davanti a Florian Balogun del Monaco e Lucas Stassin del Saint Etienne) e magari con un esterno sinistro d’attacco.

Operazioni che dovranno tenere conto anche dei 90 milioni di plusvalenze da generare entro il prossimo 30 giugno per rispettare i paletti del settlement agreement. Il tutto correrà in parallelo con la questione aperta degli eventuali rinnovi, a partire da quelli di Lorenzo Pellegrini e Paulo Dybala. Entrambi in scadenza i cui stipendi – rispettivamente 6 ed 8 milioni annui – sono i più pesanti del monte ingaggi (al momento, comunque, per tutti e due sembra difficile proseguire il rapporto, almeno a queste cifre).

Trigoria, vista in prospettiva, vorrebbe diventare poi una fucina di talenti ancor più di quanto lo è stata negli ultimi anni. Un laboratorio che troverebbe una vetrina eccellente nella nuova Under 23 di cui il club vuole dotarsi. Una squadra da far giocare in Serie C come hanno già fatto Juventus, Atalanta, Milan e Inter. Per lo stadio si pensa all’Anco Marzio, impianto appena rinnovato dove disputa le partite l’Ostia Mare di De Rossi. Un tassello in più per la crescita della Roma dei Friekdin.

Categorie
Esclusive

Esclusiva RS- Rosi: ”Gasperini potrebbe essere un Capello 2.0 e far vincere la Roma. Dovbyk? Non adatto al suo gioco”

Aleandro Rosi, ex terzino della Roma che ha maturato 98 presenze con la maglia giallorossa, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Retesport. Di seguito le sue parole, memore dell’esperienza avuta con Gasperini a Genoa nel 2014-15.

Ti ha sorpreso questo avvio di stagione della Roma? Fino a un certo punto perché è un animale da campo. La mentalità di Gasperini me l’aspettavo.

Riconosci in questa Roma dei principi gasperiniani? Ancora no, la sua forza ora è proprio questa: si sta calando in una squadra che non voleva. Il fatto che si stia adattando lo sta facendo diventare uno dei migliori in Italia e in campo internazionale. Ora in attacco sta avendo dei problemi, la Roma non è bella ma è efficace perché c’è una mentalità da top.

Credi che la Roma possa rimanere nelle zone alte della classifica ed essere la cosiddetta outsider? Lo spero. Mi auguro che la società possa accontentarlo sul mercato e possa ascoltare le sua indicazioni. La Roma così potrà lottare per le zone alte senza precludersi nulla. La squadra non molla niente e non lascia niente al caso, mi sta piacendo.

Wesley o Rensch sulla fascia? L’olandese è più lineare mentre il brasiliano ha più spunto ed è più veloce con maggiore tecnica. Si possono alternare benissimo non vedo un titolare. A Wesley va dato tempo perché viene da un calcio diverso.

Hai vinto una Coppa Italia e una Supercoppa con la Roma: Gasperini è l’allenatore giusto per tornare ad alzare dei trofei? Non si poteva prendere allenatore migliore, per cui, credo di sì. Non so quando potrebbe essere un Capello 2.0, la mentalità è quella è un sergente di ferro. Gasperini con il sui lavoro, ora, può colmare il gap rispetto alle altre squadre che hanno l’obiettivo di occupare le prime posizioni in classifica.

Pellegrini? Gasperini è l’allenatore giusto per rilanciarlo. Lui o ti affossa o ti rilancia, questo è il suo modo di lavorare.

Dovbyk? A me non piace perché è un po’ macchinoso ed è fuori dagli schemi. Non è l’attaccante adatto a Gasperini che che vuole un giocatore più dinamico che dialoga meglio con i compagni. Ad oggi però questo è il materiale umano che ha a disposizione.

Emozione più grande che hai vissuto con la maglia della Roma? Ogni minuto con la maglia giallorossa è stata un’emozione enorme perché sono cresciuto nei quartieri della città. Nello specifico: il derby e la partita vinta 2-1 con il Manchester United.