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Torino-Roma, Juric: “Belotti ci darà una risposta entro 48 ore sulla sua permanenza o meno”

Ivan Juric, tecnico del Torino, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro la Roma:

Domani cosa vorrebbe vedere?
“Le stesse cose di sempre, sarebbe un peccato non fare una buona partita. Ci sono delle problematiche, ma mi aspetto una grande partita”.

Ha recuperato Vojvoda?
“Difficile…Giocherebbe anche con una gamba, ma il problema è un po’ più grande. Ci proveremo ancora, ma la vedo dura”.

Chi gioca domani?
“In porta gioca Berisha, in attacco devo scegliere tra Seck e Praet”.

Domani cosa farà Belotti?
“Non lo sappiamo… Dovrebbe darci una risposta dopo la partita. Nelle ultime settimane abbiamo fatto le cose giuste, proponendo anche cose buone, e lui deve decidere. Sarà in questi due giorni, poi il discorso è chiuso e non si andrà avanti”.

E’ preoccupato dalla situazione della squadra?
“Non si parte da zero… Sulle fasce abbiamo giocatori e dobbiamo migliorare, in difesa credo di perdere Bremer e abbiamo altri giocatori giovani. In mezzo ne abbiamo, sulla trequarti così così e in attacco vedremo cosa decidere con Belotti. Ci sono tante cose da fare, ma può essere una grande occasione: non dobbiamo guardare tutto con tristezza, dobbiamo essere positivi. Possiamo prenderne uno più forte di Brekalo, l’unico dove non prenderemo uno di più forte è Bremer, questo è sicuro. Cercheremo qualcuno che si avvicini a lui”.

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Abraham: “Mi sono sentito amato a Roma sin dal principio, voglio vincere la Conference per i tifosi”

Tammy Abraham ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Queste le sue dichiarazioni:

Nella scorsa stagione hai vinto la Champions League col Chelsea, cosa significa questa finale di Conference per te?
“Una finale è sempre una finale, che sia di Coppa del mondo, di Champions o di Conference. Vuoi sempre giocarla e vincerla per te stesso, per i compagni, per il club e per la città. È stato un anno particolare ma per tanti versi speciale, ci aspettano due finali: la prima col Torino, poi non vediamo l’ora di giocare la Conference League”.

Il tuo colpo di testa vincente col Leicester ha portato in delirio un intero stadio e una città, ci ripensi a quel gol?
“A dire il vero continuo a rivedere quel video. Sapevo cosa ci avrebbe riservato il Leicester, conoscevo bene la squadra a differenza di molti miei compagni. Avevo voglia di rivalsa, ci aveva battuto in finale di FA Cup, volevo vendicarmi ed è stato bellissimo farlo con un gol. Adesso sarebbe bellissimo conquistare la finale per rivedere con più piacere quel gol”.

Tanti campioni in Italia hanno avuto dei problemi, tu hai sempre avuto un rendimento molto alto. Come hai fatto ad avere questo approccio?
“È merito anche dei miei compagni, dello staff e dei tifosi, perché non è mai facile arrivare in un Paese e in un campionato diverso e ambientarsi bene. Mi sono sentito a casa dal primo giorno, per quello ho promesso di ricambiare dando tutto me stesso, con cuore sangue e sudore. Il modo migliore per ricambiare tutto questo affetto e fiducia sarà quello di sollevare un trofeo, quando lo solleveremo e non se lo solleveremo. E nel complesso giocare in Italia sarà una delle esperienze più belle della mia vita”.

Che idea ti sei fatto del Feyenoord?
“È un’ottima squadra, che gioca un calcio molto bello e d’attacco. Hanno un attaccante che ha segnato un gol più di me, devo cercare di mettere le cose a posto. È una squadra che gioca bene e ho visto qualche immagine. Rick (Karsdorp, ndr) me ne parla bene, dice che è una squadra rapida che vuole segnare dei gol, come vogliamo fare noi. Dovremo semplicemente batterli ed essere superiori”.

C’è un olandese in squadra, Rick Karsdorp, può aiutarvi?
“È chiaro che per lui sarà una partita speciale contro il club in cui è cresciuto. Sarà una finale speciale contro una squadra che anche io ho conosciuto a livello di sfide giovanili. Sarà una partita speciale tra due grandi club che si affrontano nella finale di questo nuovo torneo”.

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Mourinho: “Rimarrò qui atri 2 anni, poi vedremo che progetto ci sarà. Finale squilibrata, nostra situazione difficile: il popolo albanese tifi per la Roma”

CONFERENZA STAMPA Josè Mourinho a due giorni dal match contro il Torino ha parlato ai cronisti presenti a Trigoria:

Aspetto emozionale, ha parlato di famiglia e di rapporto di grande empatia. Le piacerebbe poter essere il Ferguson della Roma?
“Ferguson è stato lì più di 20 anni, io per stare qui 20 anni, con 59 che ne ho sarebbero 79, sarebbe più duro (ride ndr). Fino a 70 sì, dopo sarebbe più dura. Capisco la tua domanda, mi piace tanto stare qui, questo è visibile, si sente, ho accettato un profilo di progetto e questo progetto sono 3 anni, vediamo dopo qual è il profilo di progetto dopo questi tre anni. Penso di rimanere qui questi 3 anni, non è che sto pensando o cercando di partire prima di questo triennio e dopo si vedrà la direzione del progetto. Qualche volta i progetti si avvicinano di più a quello che uno pensa, altre volte i progetti si allontanano un po’ di più. Il calcio è oggi e al massimo domani e domani è la prossima stagione, voglio stare qui”.

Cosa sente di aver già vinto in questo suo primo anno a Roma? Cosa sente serva ancora per vincere?
“Difficile per me fare bilancio, molto difficile rispondere. Domanda complicata. Non voglio rispondere”

C’è grande entusiasmo a Tirana in attesa della Roma, per il suo arrivo, ci sono però anche problematiche dei romanisti perchè è stato scelto dall’UEFA questo stadio da 20 mila spettatori. Un commento su questa scelta? Poi una domanda su Kumbulla, ritornerà da finalista e i tifosi albanesi se lo aspettano in campo, sarà così?
“Mi aspetto dai tifosi albanesi con Kumbulla o senza, nell’unico punto di connessione in quella finale lì, devono stare di qua e non di là, se la Roma vince la coppa c’è un albanese che alza la coppa, c’è un albanese che alza la coppa a Tirana, questo per me deve essere più che sufficiente per il popolo albanese, essere più vicino alla Roma che al Feyenoord. Questo ci permette di avere un equilibrio, perchè senza questo è squilibrata la finale: noi abbiamo una finale venerdì e poi quella di Tirana, loro sono in vacanza, hanno tempo per prepararsi, per riposarsi, sarà squilibrata senza l’appoggio del pubblico albanese. Una finale in Albania per me è un piacere, un doppio piacere: perchè giochiamo la finale e perchè vanno per la prima volta in uno dei pochi paesi dove non ho mai giocato. Posso dire anche piacere di avere qualche amico importante a Tirana, nella società civile albanese. Sul campo con pochi spettatori per due club della dimensione di Roma e Feyenoord, è l’unico punto negativo che si può trovare, perchè con uno stadio da 50 mila o 70 mila sarebbe stato piccolo. Se si fosse giocato al Santiago Bernabeu sarebbe stato pieno. Però penso che un paese come l’Albania merita questa opportunità. Giocai una Supercoppa europea in Macedonia del Nord, fu un evento fantastico per loro, una finale d’Europa League a Stoccolma. Ci sono paesi che per passione per il calcio meritano questa opportunità. E’ un peccato per i romanisti, veramente un peccato, però principalmente sarà bello se Kumbulla alzerà la coppa”

Ancelotti e lei siete finalisti, qualcuno vi aveva dato dei bolliti sostenendo che il calcio fosse solo dei trentenni…
“Carlo aveva un problema: se alleni l’Everton non puoi vincere la Champions. Il problema nei miei confronti che la gente pensava che alcune mie avventure fossero per vincere, ma non lo erano. Quando hai una storia vincente, ciclica in questo senso, si possono dire queste cose. Ma non mi sono mai preoccupato di queste cose, non penso alle diverse generazioni di allenatori, ma alle qualità che non hanno niente a che vedere con l’età. Ci sono giocatori bravissimi a 20 anni e a 40, il gol che bellissimo che ha fatto Quagliarella a 40 anni, mi piacerebbe che lo facessero i miei giovani di 20 anni, con un Quagliarella probabilmente avremmo segnato contro il Venezia. Non c’è età, c’è qualità, c’è passione, quando questa passione non c’è sei finito. Quando non senti pressioni dopo queste partite significa che sei finito. Conosco bene me stesso e Carletto abbastanza bene, ma ci sono tanti altri. Quando la passione c’è, la qualità c’è, siamo noi che decidiamo quando smettere. Per quanto mi riguarda, se qualcuno pensa che debba smettere ora, dovrà invece aspettare tanto”

Grande attesa per questa finale, già bello così ma paradossalmente la stagione deve incastrarsi con il finale in campionato e la partita di Tirana. Non riterrebbe beffardo restare fuori dall’Europa? Se questo avvenisse la stagione sarebbe comunque positiva?
“Questo rischio esiste, non possiamo dire che in questo momento sia uno scenario impossibile. Abbiamo due finali da giocare, ipoteticamente si possono perdere tutte e due e finire fuori dalle coppe. Lo so che esiste, lo sanno i giocatori, ti dico che non è una situazione facile da gestire. Io sono capace di pensare solo a venerdì, infatti non sono contento di stare qui oggi a parlare per voi e per gli stranieri, con un giorno dedicato alla finale di mercoledì, non sono contento di fare un allenamento che tale non è stato, perchè era aperto, sono stato seduto in panchina a vedere quando finiva, perchè l’allenamento è stato fake per voi, non sono contento di questo ma è una realtà. Esiste il rischio che dici tu, sicuramente esistono diverse opinioni sulla gestione: qualcuno pensa che dovrei far riposare tutti venerdì per puntare tutto su mercoledì. Viceversa tanta gente penserà che mercoledì è 50 e 50, dobbiamo mettere tutto su venerdì perchè se vinciamo andiamo in Europa League. Altri pensano metà e metà. Se mi chiedi quale sia la filosofia che preferisco, è che penso solo a venerdì. Il problema è che non posso pensarci solo io, altri devono pensare lo stesso: giocatori, dipartimento medico, i miei assistenti, è questo il periodo di dubbi che non posso nascondere ci siano. Se guardi oggi l’allenamento non abbiamo nascosto nessun giocatore. I giocatori che non erano in campo non sono disponibili per venerdì: Smalling, Mkhitaryan, Zaniolo e Karsdorp ad oggi non sono disponibili venerdì. Il momento non è facile, sarebbe stato più facile essere qualificati o esser già fuori dalla corsa per i primi sei posti. Però siamo in questa situazione e il mio pensiero è esclusivamente rivolto a venerdì”

Ceferin ha rivelato di aver ricevuto una sua telefonata, nella quale si sarebbe detto molto contento di aver raggiunto la finale di Conference. La sua presenza è uno spot per questa nuova competizione? Mkhitaryan e Zaniolo come stanno?
“Mkhitaryan ha avuto quell’infortunio con il Leicester, ha bisogno di tempo, non ha ancora fatto un solo allenamento con la squadra, nessuna possibilità per venerdì, nessuna e poche per mercoledì. Zaniolo poche per venerdì, penso di più per mercoledì, però se le poche possibilità per venerdì si trasformano in possibilità lo farei giocare venerdì senza pensare a mercoledì. Smalling è infortunato, penso 0% per venerdì, in dubbio per mercoledì. Karsdorp dei quattro è il più probabile che recuperi, però è ancora in dubbio. Questa finale, mi sono emozionato perchè più di me, vista la mia esperienza, pensavo di più alla gente e ai giocatori. Voglio la finale e il trofeo per me stesso ovviamente, ma questa finale è importante per la gente che non vive queste emozioni da tanto, per quei giocatori che non hanno vinto fare un primo passo verso i successi. Sono molto meno egocentrico in questo momento storico, mi piacerebbe vincere per loro, aiutare loro a vincere, per il club, i giocatori e i tifosi, mi piacerebbe tanto. Sull’UEFA, ti dico veramente: quando esiste un cambiamento, esistono sempre voci critiche, gente scettica e la gente che fa il passo del rischio, ha bisogno di aiuto. E’ una nuova competizione, che quando è iniziata la gente ha visto i play-off e quando la gente vede i play-off si vedono squadre di vari paesi, senza le spagnole, le inglesi etc e si può pensare che la Conference sia una competizione inferiore. Bisogna invece che le squadre più importanti in competizione la prendono sul serio. Roma, Marsiglia, Feyenoord, Leicester etc, se non avessero preso seriamente, sarebbero andate fuori. La competizione è un’idea brillante, in caso contrario sarebbe stato un fracasso. Le quattro semifinalisti di quest’anno, hanno vissuto serate con 70 mila persone, stadi pieni, è una competizione che è diventata importante perchè gente come noi ha aiutato l’UEFA a renderla bella e sicuramente il prossimo anno la gente guarderà con altri occhi la Conference”

Ha vissuto tante finali, molte le ha vinte. Sta riscontrando qualcosa di diverso a livello ambientale rispetto ad altre piazze?
“Sì, sento più difficile che la gente sia concentrata su quello che va fatto prima della finale. Ho portato esempi internamente, ricordando che con l’Inter ci giocammo lo Scudetto prima della finale di Champions e la gente era concentrata solo su quella partita lì. Stessa cosa mi accadde col Porto. Sento qui un’eccessiva euforia, che non aiuta a direzionare il nostro focus su una partita così importante come quella col Torino. Per me, morirò così, la prossima partita è sempre la più importante. Confesso che non è facile, abbiamo cercato con l’aiuto di Tiago affinché nessun giocatore si preoccupi dei viaggi della famiglia, i biglietti per la finale, ma il problema è globale, è quello che si sente quando vai al ristorante, al supermercato, la gente non ti dice dai andiamo a Torino, vinciamo lì, mai non c’è Torino. Questo nasce ovviamente dalla gioia, da questa gioia di giocare la finale, di avere il 50% di prendere un trofeo, la mentalità però deve essere venerdì, non ho problemi ad ammettere che è così. Quello che mi rende frustrato è che noi meritavamo di stare già quinti, con tanti punti di vantaggio, perchè fra arbitri contro di noi, VAR contro di noi, arbitri a favore dei nostri avversari, VAR idem, noi che abbiamo sbagliato, io che ho sbagliato, sfortuna, noi dovevamo stare già tranquillamente quinti. Non lo siamo e c’è una partita venerdì da giocare in modo serio”

Sarri ha detto che è una mentalità provinciale guardare chi arriva prima tra Roma e Lazio, che la città di Roma meriterebbe una lotta al vertice come le milanesi. E’ d’accordo?
“Sì sono d’accordo, non si deve guardare a chi arriva prima, ho capito quando abbiamo perso e vinto il derby, ciò che significa perderlo e stravincerlo, è troppo. Però è cultura, il calcio è anche cultura popolare, noi come allenatori, nel mio caso straniero, dobbiamo imparare la cultura popolare. L’ho sempre fatto, dovunque abbia lavorato, quando sei a Roma, nel mio caso, diventi romanista e quando diventi romanista, anche queste cose hanno la loro importanza. Il fatto che quinto e sesto nella pratica è la stessa cosa, penso non ci sia veramente differenza, come 3-4. Chiaramente quarto o sesto cambia tutto. La finale farà la grande differenza, soprattutto se dovessimo vincere”

Mi sembra che lei stia allenando anche adesso, magari non la squadra, ma la città. Sull’allenamento di oggi, Ibanez che fa il jolly? Spinazzola a destra: ha giocato titolare contro il Venezia, significa qualcosa per Torino e Tirana?
“Ibanez jolly significa che è fantastico in tanti aspetti del suo gioco, non fantastico nella visione di gioco e dei passaggi, giocando da jolly, ha questa possibilità di avere più palla, in situazione di gioco dove ha pressione intorno a lui, per limare i suoi difetti. Questo lo aiuta a pensare più velocemente, Cristante lo fa da tanto, è migliorato tanto a questo livello come giocatore posizionale. Spinazzola ha fatto bene col Venezia, sensazioni positive, peccato per il giallo perchè non stando al massimo avrebbe avuto difficoltà nella ripresa, ma ha giocato senza problemi. L’ho fatto allenare sul destro, non avendo Karsdorp, a sinistra abbiamo varie opzioni, Vina, El Shaarawy e Zalewski, Leo preferisce giocare a sinistra, ma se siamo in difficoltà giochiamo con quello che abbiamo e se deve giocare, giocherà a destra”.

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Mourinho: “Mkhitaryan out, pochi cambi con Venezia e Torino. La Roma crescerà come dimensione. Arbitri? Loro puniti, noi senza punti”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Josè Mourinho alla vigilia di Roma-Venezia:

C’è il rischio che la Conference tolga la concentrazione?
“Spero di no. C’è gente interessata che noi finiamo ottavi con la speranza che vinciamo la finale, così sarebbe una cosa fantastica per il calcio italiano avere otto squadre in Europa però questo non si deve fare a costo di ingiustizie e mancanze di rispetto verso chi lavora tanto come noi. Non penso avremo una mancanza di concentrazione. Contro la Fiorentina, la squadra era stanca, la Fiorentina aveva un motore diverso dal nostro. Loro hanno giocato veramente bene però siamo stanchi di arbitri, Var, avere problemi dopo la gara, essere puniti senza poter lavorare per settimane come accaduto spesso. Alla fine ok, hanno sbagliato, loro vengono puniti ma dove sono i punti? Non voglio dire complimenti al VAR e agli arbitri a fine campionato, voglio finire quinto/sesto che è il nostro obiettivo, posizione in cui siamo stati praticamente per tutta la stagione”.

Domani vedremo la squadra migliore possibile? Mkhitaryan?
“Mkhitaryan è infortunato. Non è che domani non gioca per preservarlo ma è proprio indisponibile. Non abbiamo una rosa per fare dei cambi drammatici, non abbiamo un livello di esperienza per dire che faremo 8-9 cambi. Noi dobbiamo vincere domani, abbiamo bisogno di punti, vogliamo vincere perché sarà l’ultima all’Olimpico e se vinciamo andremo all’ultima gara padroni del nostro destino. Dobbiamo vincere con tutto il rispetto per il Venezia, che si gioca il suo futuro. Ci sarà una gestione minima, un paio di cambi domani e un paio diversi contro il Torino. Non faremo però cambi molto grandi”.

Mkhitaryan recupera per la finale?
“Non lo so, oggi non è in dubbio per domani, è completamente fuori al momento”

La testa ora conta più del solito. Al di là delle valutazioni tecniche, Zalewski come mentalità può essere considerato un simbolo di questa squadra?
“Non faccio una gran differenza di mentalità o atteggiamento tra Zalewski e gli altri giovani. La differenza è che l’opportunità per lui è arrivata in modo consistente, in un momento in cui la squadra necessitava di un’opzione in quella posizione, era preparato lui per questa opportunità. Abbiamo deciso di metterlo lì nel secondo tempo col Verona, quando perdevamo 2-0, senza Spinazzola, El Shaarawy e solo con Vina che è diverso. E’ entrato in una situazione di rischio, io sapevo che fosse pronto, è stata un’opportunità per loro, magari altri giovani avessero avuto questa opportunità l’avrebbero comunque sfruttata. Penso sia il simbolo del modo in cui pensiamo il nostro rapporto con la Primavera, con De Rossi, con Bruno Conti, Tiago Pinto è molto forte su questo, quante volte questi ragazzi si allenano con noi, lo rifaremo anche nella preparazione estiva con altri 3-4 giocatori e Zalewski è il simbolo del successo di questa nostra politica”

Qui c’è una proprietà che ha investito 350 milioni in pochi anni. Arriverà un momento per la Roma di fare un grande salto? Cosa serve ancora?
“Penso di sì. L’organizzazione è importante e penso che ce l’abbiamo. Stiamo crescendo a livello organizzativo da agosto a oggi. Il mio contratto ha ancora due anni, il tempo è necessario perché quando parliamo di Zalewski parliamo di giocatori che hanno bisogno di tempo mentre in altre squadre il tempo neanche esiste. Poi è una questione di qualità e quantità. Abbiamo sofferto quest’anno in determinati momenti anche per una questione di quantità: dopo la gara con la Fiorentina, un signore faceva la domanda sulla differenza sull’intensità e io ho risposto che la differenza è 140 km di calcio in più per noi. Facile vedere quanto hanno corso quest’anno Ibanez e Cristante, per citarne due. Qualità e quantità. Siamo consapevoli di questo. Mi devo scusare con voi perché non faccio mai interviste con voi, ho fatto l’intervista al giornalista inglese perché sono amico con lui da tanti anni. La proprietà vuole arrivare, io voglio arrivare, altrimenti non sarei qui. Abbiamo organizzazione, abbiamo tempo, abbiamo qualche talento, abbiamo la passione dei tifosi. Dobbiamo continuare a migliorare e vediamo che accade la prossima estate. Ora pensiamo alle tre partite che ci mancano”.

In quali altri aspetti vede migliorata la squadra rispetto a quando è arrivato?
“Non voglio fare bilanci perché ancora mancano tre gare e sono tutte importanti. Ovviamente, la finale come emozioni e significato è una gara che non si gioca da tanto ma le prossime due partite sono importanti”.

Domani sarà l’occasione per ringraziare i tifosi
“Io posso ringraziare qui i tifosi, i giocatori sui social ma è più simbolico dopo la gara tutti insieme in campo per il sostegno e l’amore, al di là del risultato di domani, al di là del mio piede distrutto ieri da Kumbulla ma faremo un giro di campo tutti insieme, è il minimo che potremo fare. Se sarà dopo aver vinto lo faremo sorridendo ma lo faremo perché sono stati fantastici. Prima di concludere, faccio gli auguri a mister Zeman per il suo compleanno ieri”

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Zeman, nuovo affondo su Mourinho: “Ha portato la Roma in finale di Conference? Torneo di bassissimo livello”

Zdenek Zeman ha parlato ai microfoni di Rai Radio 1, nel giorno del suo compleanno, rispondendo anche ad una domanda sulle recenti dichiarazioni di Mourinho nei suoi confronti, espresse prima del derby di ritorno: “Non sa che ho vinto anche la C2. Ma il discorso è che il problema non è chi vince o quanto vince. Lui ha vinto in squadre dove anche prima di lui si vinceva, tranne che a Porto. E quindi penso che così sia più facile. Io voglio fare cose difficili e non facili”.

Zeman torna anche a commentare il cammino della Roma in questa stagione: “Mourinho ha portato la Roma in finale di Conference League? È un segno di quello che è questa competizione. Che coppa è? È una competizione di basso livello, una coppa nuova dove giocano i paesi calcisticamente sottosviluppati. C’è stato anche il Barcellona ma penso l’abbia lasciata apposta”.

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Venezia, Soncin ci crede: “A Roma per l’impresa”

Andrea Soncin, tecnico del Venezia, ha parlato in conferenza stampa a due giorni dalla sfida contro la Roma in programma sabato sera all’Olimpico:

Squadra che vince non si cambia?
“Squadra che vince è una bella iniezione di fiducia per tutto il gruppo. Poi ogni gara fa storia a sé, a seconda dell’avversario e delle condizioni dei nostri giocatori. Il successo dà morale non solo ai titolari, anche ai subentrati e anche all’ambiente”.

A livello tattico c’è stata una certa continuità.
“In tutte e tre le partite sono state tre sfumature dello stesso sistema, per sfruttare al meglio le caratteristiche nostre in relazione a quello che insieme allo staff abbiamo ritenuto potesse tornarci utile. Penso questo schema abbia dato le giuste misure alla squadra, in possesso e non possesso, fornendo più soluzioni e dando sensazione di compattezza”.

Il rientro di Ampadu ti porterà a escludere qualcuno dei titolari che hanno vinto con il Bologna?
“Vorrei arrivare all’ultimo giorno con più problemi di questo tipo. Svoboda ha fatto una prestazione importante, Ampadu ha già fatto vedere cose notevoli e sarà una scelta in più per me”.

La Salernitana che gioca prima può essere uno svantaggio?
“Essendo esseri umani le situazioni esterne è inevitabile che condizionino. Però penso che ci aspetti una partita di altissimo livello, in uno stadio pieno, se vogliamo vedere il rovescio della medaglia può anche essere un vantaggio, è questo il disequilibrio delle ultime giornate. Probabilmente mantenere la contemporaneità sarebbe stata la cosa più sensata, senza entrare nel merito delle scelte della Lega. Comunque vogliamo continuare così, solo in questo modo potremo sperare di avere ancora qualche chance nell’ultima giornata”.

Incontrerai Mourinho…
“Sarà una grande emozione e un orgoglio, è uno dei tecnici più titolati della storia e un grande comunicatore. In campo però ci va la squadra, voglio vedere lo spirito visto in questi giorni”.

Ebuehi?
“Ebuehi è rientrato in gruppo, chiaramente è indietro di condizione, ma è valutabile come scelta”.

Come hai visto Johnsen dopo il gol?
“È stata la reazione di un giocatore che per le sue possibilità ha dato meno di quanto avrebbe potuto, ha avuto una reazione di gioia ma anche un po’ di rabbia, è giusto così. È un giocatore che può dare tanto alla causa Venezia, ai giocatori col suo estro qualcosa devi concedere, ma se stanno nelle dinamiche della squadra poi escono perle come quella di domenica. L’infortunio? Sicuramente ha pesato, ci vuole un po’ a ritrovare la condizione giusta, poi è un giocatore che vive d’istinto, di situazioni, sfruttando velocità e tocco”.

Che Roma troverete?
“Penso che davanti a 65-70 mila persone troveremo una Roma che ha bisogno di punti per chiudere il discorso qualificazione all’Europa. Penso troveremo una Roma combattiva, anche diversa da quella vista a Firenze. Ci stiamo però preparando al meglio perché è una chance di fare un’impresa in uno stadio pieno”.

Sono arrivati primi gol per Kiyine e Johnsen.
“È stata un’iniezione di fiducia per tutti, in primis per i giocatori, portare i giocatori che non avevano mai realizzato ad attaccare di più è stato uno degli obiettivi di questi dieci giorni di lavoro. Cerco sempre di convincere i ragazzi che con più giocatori attacchiamo più aumentano le probabilità di segnare, poi è chiaro che le loro caratteristiche fanno la differenza”.

Ceccaroni sembra ora anche più intraprendente.
“Mi rifaccio su cose molto semplici, nella fase di costruzione molto dipende dall’avversario, più sono aggressivi più dobbiamo andare sulla verticale, più sono attendisti e più abbiamo spazio per andare a invadere. Questo è il suo pane e acquisendo più coraggio ha attaccato anche lui di più l’area di rigore, i miei concetti sono molto semplici, per un calcio efficace. Può giocare sabato? Sì, l’intervento è ok e giocherà col tutore”.

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Mourinho: “Resto a Roma e il prossimo anno lottiamo per la Champions. Matic? Grande giocatore”

Josè Mourinho ha parlato ai microfoni di Sky Sports UK. Una lunga intervista in cui ha affrontato diversi temi, dai singoli, agli obiettivi di squadra:

Mkhitaryan?
“Noi abbiamo vinto insieme tre titoli (Community Shield, Coppa di Lega, Europa League) al Man United, purtroppo gli ultimi tre titoli del Man United. Dico ‘purtroppo’ perché, sì, mi piace molto, molto il club e auguro il meglio. Abbiamo vinto tre titoli insieme, quindi tutto è andato bene. Nella seconda stagione, le cose sono andate diversamente. All’inizio dell’anno la gente diceva: “Miki con Jose non ha alcuna possibilità, Jose è il tipo di ragazzo quando le cose vanno male non vanno mai più bene’, è stato dimostrato esattamente il contrario. Eravamo molto maturi, onesti l’uno con l’altro in quel momento anche con Mino, riposa in pace Mino, la discussione è stata molto buona. Cerco sempre di essere molto onesto con i giocatori. Ho visto che il mio progetto a Roma ha bisogno di un giocatore come Miki, capisco anche la sua importanza nel gruppo e sta vivendo una stagione fantastica”.

Smalling?
Con Chris (Smalling) si trattava di trovare un equilibrio sul suo corpo che gli permetta di giocare regolarmente. Ha esperienza e ha grandi qualità. Anche tatticamente in relazione al sistema di gioco della squadra e all’organizzazione difensiva. Chris sta facendo molto bene in questa stagione, giocando a un livello che mi rende davvero felice di lui perché è un giocatore fantastico. È riconosciuto in Italia come ‘Smalldini’, metà Smalling, metà (Paolo) Maldini. Sta facendo cose incredibili per noi”.

Quali sono gli obiettivi per la seconda stagione?
“Vogliamo provare ad entrare in Champions League, ma quando si guarda al livello di investimento di Inter, Milan e Juventus, ci si rende conto che questi posti dovrebbero essere chiusi. C’è un quarto posto, la scorsa stagione era l’Atalanta, in questa stagione è il Napoli, possiamo arrivarci la prossima stagione? Penso di sì. In questa seconda parte della stagione, dopo il mercato di gennaio, abbiamo fatto piccoli cambiamenti abbastanza per migliorare la squadra. Non sono fortunato come alcuni allenatori che possono comprare quello che vogliono. Facendo le cose con un criterio possiamo migliorare le cose. La prossima stagione dopo quest’anno di lavoro ed evoluzione a tutti i livelli penso che abbiamo una possibilità e questo è il prossimo obiettivo per la prossima stagione”.

Le piace Matic?
“Non mi piace mai parlare di altri giocatori, non penso che sia un bene per me, per il club, per i giocatori. Tutti conoscono il mio rapporto con Nemanja, è uno dei ragazzi che ha la mia fiducia. Abbiamo vinto insieme, abbiamo combattuto insieme anche nello United. È un giocatore fantastico, ma questo è il tipo di risposta che non va bene per me o per il giocatore”.

Sul futuro.
“In questo momento, tutto è molto calmo perché ho altri due anni di contratto. Il club non si è avvicinato a me per cercare di estendere in modo da non mettermi in una situazione di accettazione o non accettazione. Tutto è calmo, stabile e così deve essere. Devo finire la stagione nel miglior modo possibile e iniziare al 100% la prossima stagione perché non sto cercando un cambiamento, la mia gente lo sa. Non potevo lasciare il club nella mia seconda stagione, non potevo farlo al club. Quindi la prossima stagione sono qui. Ho imparato cos’è il Newcastle e come apprezzare molto il club attraverso gli occhi e il cuore di Sir Bobby. Sono molto felice che abbiano trovato la loro stabilità. Eddie (Howe) sta facendo un buon lavoro, il club ha dato gli strumenti per un cambiamento nel mercato di gennaio e auguro loro il meglio”.

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Mourinho: “A Roma sono felice. E sul futuro di Abraham…”

Josè Mourinho è stato intervistato dal portale Football Daily: il tecnico della Roma ha parlato di diversi temi come il calcio inglese, la sua attitudine per le competizioni europee e Tammy Abraham.

Su Abraham:
“Non è facile per un giovane andare via dal proprio paese, dalla propria città e della Premier League. Se vuole tornare in Inghilterra, non credo che lo voglia ora, ma se vuole tornare in Inghilterra, deve solo schioccare le dita. Sono molto felice per lui e sta facendo bene con la sua Nazionale. I ragazzi inglesi come Smalling e Tomori hanno capito che c’è vita anche fuori il campionato inglese e bisogna lasciare da parte le bugie”.

Sull’esonero col Tottenham:
Sono in un momento in cui non sto male, devo accettare le cose così come sono, le prendo in modo simpatico. Con i giornalisti inglesi esce sempre fuori la battuta sul fatto che mi sono qualificato in finale e poi sono stato esonerato, non succede spesso. Non ho rimpianti, ci sono tante belle persone nel Tottenham e auguro loro il meglio. Ma è stato strano quello che è successo. Ma alla fine questo mi ha aperto le porte per arrivare alla Roma e ne sono molto felice”

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Roma, Pinto si sfoga: “Siamo molto stanchi, dopo 36 gare non si capisce quale sia il protocollo. Ogni settimana ne capita una”

“Non mi piace essere qui a parlare ma abbiamo l’obbligo di migliorare tutti gli aspetti del nostro lavoro. Questo vale anche per le regole e gli arbitri. Purtroppo arriviamo alle ultime due giornate di campionato, con questa lotta per l’Europa, senza che si capisca qualcosa. Ogni settimana ne capita una”. Così Tiago Pinto che si è prsentato in sala stampa a Firenze, al posto di Mourinho.

“Un giocatore viene toccato, cade e si fischia il rigore. Non voglio puntare il dito contro l’arbitro, noi tutti sbagliamo. Ma arriviamo a fine stagione stanchi. Facile dire che la panchina della Roma fa delle sceneggiate, senza sapere cosa succede sulle altre. Facile dire che la Roma si lamenta degli arbitri. Dispiace venire qui in conferenza. Non mi piace parlare, ma dopo 36 giornate ancora non si capiscono regole e protocollo. Così non è possibile. Voglio che a fine stagione ognuno si prenda le proprie responsabilità. Io guardo tutte le partite di A, un campionato che mi piace molto. E in tutte le giornate si creano situazioni così, in cui non si capisce l’uso del var. E la Roma da inizio anno è stata molto sfortunata. Non possiamo continuare a usare questo aggettivo, però è così. Con le istituzioni abbiamo avuto un atteggiamento sempre aperto nei confronti di arbitri e istituzioni. Ma oggi in una partita decisiva per l’Europa dopo 4 minuti è stata fischiata una cosa sbagliata. Mi conoscete, per me è sempre meglio fare piuttosto che parlare e trovare scuse. È sempre meglio lavorare per risolvere i problemi. Però, arrivati a questo punto, sono molto stanco”

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Mourinho: “Vogliamo il piazzamento europeo prima della finale”

“E’ andato tutto veloce, vuol dire che sei a tuo agio a lavorare qui, non senti stanchezza, non preghi per arrivare al termine della stagione il prima possibile. Abbiamo costruito una famiglia, avvicinando la gente a questa squadra. E’ stato un campionato difficile, diverso dall’anno scorso e la prova evidente è la Fiorentina dello scorso anno rispetto a quella di quest’anno. Mancano tre partite per cercare di finire il meglio possibile e se possiamo strappare un posto in Europa prima della finale sarebbe importante”. Così Josè Mourinho ai microfoni di DAZN prima del match contro la Fiorentina.