Categorie
Le Voci di Retesport

Graziani a RS: “Con De Rossi è cambiato il mondo a Roma. Un dovere lottare per la Champions” – AUDIO

“De Rossi ha dimostrato di non essere integralista, ha ritrovato un grande Dybala e ha vinto quasi tutte le partite tranne con l’Inter, ingiocabile per chiunque quest’anno. Cos’altro doveva fare?…”

Ciccio Graziani ha commentato così ai microfoni di Retesport la sfida vinta dalla Roma 3-2 sul Torino: “All’inizio quando ho letto la formazione mi sono stupito, poi ascoltando le parole di De Rossi ho compreso che questo ragazzo sta crescendo come allenatore, perchè dimostra duttilità e capacità di letture delle difficoltà che alcuni avversari, come il Toro, possono contrapporre alla sua Roma. La difesa a tre non è il suo dogma calcistico, ma se in alcune partite vari il sistema e vinci, va tutto bene. Una squadra deve essere capace di cambiare”.

“Sulla gara di ieri, in fase di preparazione, ha pesato sicuramente la battaglia di giovedì scorso. De Rossi ha fatto riflessioni intelligentissime, che però devono sempre essere supportate dai risultati. Lukaku? Aveva forse bisogno di riposo, la scelta di Azmoun va letta in questo senso. Credo che l’iraniano sia stato anche premiato per come si allena e per il suo supporto costante alla squadra. Tenere caldi anche i sostituti dei titolari è importante in questo momento della stagione”.

“Da quando è arrivato DeRossi è cambiato il mondo a #Roma: sono migliorati i risultati, non c’è più tensione, non c’è casino con gli arbitri. La Roma a livello tecnico è più forte di Atalanta e Bologna, come rosa, come soluzioni, gli altri hanno fatto meglio sul piano del gioco, dell’organizzazione e dei risultati. Ma queste due squadre non hanno campioni del calibro di Lukaku e Dybala. La Roma ha il dovere di puntare alla Champions”, ha concluso Graziani.

Categorie
APPROFONDIMENTI

De Rossi si coccola Smalling: “E’ eccezionale”. Ora Chris deve riconquistare la fiducia di tutti

Sembra passato un secolo quando in città, per settimane intere, si è temuto che Smalling come avvenuto precedentemente per Mkhitaryan, lasciasse la Roma per finire magari proprio in nerazzurro. Il centrale inglese ha sempre espresso la sua priorità ai colori giallorossi e quando arrivò l’annuncio del rinnovo biennale, tutta la capitale, sponda romanista, esultò.

Poi da agosto in poi è iniziato il calvario dell’ex United: 217 giorni dalla terza giornata alla 26°, in cui Smalling è tornato a giocare da titolare. Un’eternità trascorsa a margine del terreno di gioco, tra dolori, veleni e dicerie, rafforzate dall’unica voce ufficiale della Roma, quella di Mourinho, che in più di un’occasione ha espresso il suo rammarico per il presunto scarso impegno del calciatore nell’accelerare il recupero. Su questa vicenda è mancata colpevolmente una voce ufficiale del club che smorzasse i toni e silenziasse in parte quanto l’ex tecnico ad un certo punto della stagione ha ripetuto praticamente in ogni conferenza stampa.

Smalling ieri è tornato a giocare 78 minuti e lo ha fatto (in parte) da Smalling: certo non può essere al top, ma già rivederlo saltare, contrastare e provare a mettere maggior vigoria fisica, soprattutto nel secondo tempo, sono segnali di una ripartenza. De Rossi al termine del match lo ha coccolato, definendolo un professionista eccezionale e quando ha spiegato con calma la scelta della difesa a tre, ha sottolineato più volte ‘la necessità estrema’ di riavere Smalling al 100% coinvolto.

Ieri il calciatore al momento del cambio è stato salutato da timidi applausi e qualche fischio. Ora l’obiettivo di Chris è quello di riconquistare tutti, a suon di prestazioni.

Categorie
Interviste

De Rossi: “Queste partite vanno uccise prima. Smalling è eccezionale”

Daniele De Rossi ha parlato ai microfoni di DAZN dopo la vittoria per 3-2 contro il Torino:

Si poteva soffrire un po’ di meno nel finale?
“Sì. I 20 minuti di gestione mi sono piaciuti, al gol avevo Kristensen vicino e gli dicevo ‘loro non mollano mai, non è finita’. Abbiamo sofferto fino alla fine, questo mi piace, ma queste partite vanno uccise prima. Potevamo gestirla un po’ meglio”.

È venuto fuori il talento del campione oggi.
“I campioni sono decisivi. C’è stato equilibrio nel primo tempo, il Torino se la gioca sempre alla pari con tutti. I granata sono forti, pressano a tutto campo e sapevamo che sarebbe stata dura oggi. Il gol dell’1-1 avrebbe ammazzato chiunque, invece siamo ripartiti molto bene nel secondo tempo”.

Come si evitano i gol subiti?
“Il primo gol mi è sembrata una grande rete dell’attaccante. Se il centravanti salta a tre metri di altezza e la piazza bisogno solo battere le mani, così come Dybala che sposta la palla e tira a giro da 30 metri. Tutti i gol possono essere evitati, ma sai che noia de tutte le partite finissero 0-0… Questi gol si prenderanno sempre. Il secondo gol? Con un pizzico di attenzione in più avremmo potuto evitarlo, ma ci stiamo lavorando”.

La posizione di Mancini? Oggi ha giocato più alto.
“Costruivo a 4 per portare fuori i loro quinti e mandarli in difficoltà con le scalate lunghe. Avevo chiesto a Mancini, Ndicka e Smalling di alzarsi, il Torino è una squadra che pressa a uomo e i centrocampisti mantengono sempre questa marcatura, mentre gli attaccanti se la dimenticano un po’. Vedendo le loro partite lo abbiamo notato e abbiamo fatto avanzare i nostri difensori per creare superiorità in questo modo”.

I 78 minuti di Smalling? L’ingresso in campo di Lukaku?
“Sono contento di Smalling, lo stavamo aspettando, un infortunio del genere va gestito. Smalling è un grandissimo professionista, è un ragazzo eccezionale. Pensavo durasse di meno e invece… Ma sono contento anche del ritorno in campo di Sanches. Lukaku è entrato alla grande, ma anche Azmoun mi è piaciuto moltissimo. Loro ci lasciavano moltissimo campo, quindi avevo bisogno di Lukaku per farli allungare. È entrato davvero bene”.

Cosa ti aspetti e cosa temi del Brighton?
“Il Brighton ha una squadra forte ed equilibrata. Ha giocatori che pensano molto, altro che hanno estro e gambe. De Zerbi è uno degli allenatori più forti d’Europa. Se guardo le rose però la Roma non ha nulla da temere, dobbiamo rispettare il Brighton, ma noi siamo altrettanto forte. Preparare queste partite mi leverà qualche notte di sonno in più, perché saranno partite complicate. Penso che anche De Zerbi non sia felice di incontrarci… Quando abbiamo il pallone tra i piedi sarà difficile anche per loro”.

Questa volta non ti passerà però gli appunti.
“No, no. Ci siamo scritti il primo giorno, ma ora non possiamo più farlo. Ormai mi ha passato tutto, cerco di scopiazzare sempre dai più bravi e lui lo è”.

Categorie
Rassegna stampa

Roma-Torino, le probabili formazioni dei giornali

La Roma oggi affronta il Torino all’Olimpico nella 26° giornata di Serie A. Assente Llorente, oltre ad Abraham. Pellegrini e Karsdorp disponibili ma partiranno dalla panchina.

Le formazioni secondo i quotidiani:

GAZZETTA DELLO SPORT
ROMA 4-3-3 – Svilar, Kristensen, Mancini, Ndicka, Angelino; Paredes, Cristante, Bove; Dybala, Lukaku, El Shaarawy

CORRIERE DELLO SPORT
ROMA 4-3-3 – Svilar, Kristensen, Mancini, Ndicka, Angelino; Paredes, Cristante, Bove; Dybala, Lukaku, El Shaarawy

TUTTOSPORT
ROMA 4-3-3 – Svilar, Kristensen, Mancini, Ndicka, Angelino; Paredes, Cristante, Bove; Dybala, Lukaku, El Shaarawy

IL TEMPO
ROMA 4-3-3 – Svilar, Kristensen, Mancini, Ndicka, Angelino; Paredes, Pellegrini, Bove; Dybala, Azmoun, El Shaarawy

Categorie
Le Voci di Retesport

Candela a RS: “Gara importante col Toro, convinto che Daniele abbia caricato la squadra”

E’ una serata importante col Torino, dopo la vittoria di giovedì non bisogna incorrere nell’errore di rilassarci. La Roma è ancora pienamente in corsa per la Champions e ora deve dare continuità anche in campionato”. Così Vincent Candela ai microfoni di Retesport in merito alla sfida di oggi pomeriggio contro i granata: “Quella di Juric è una squadra fisica, ostica da affrontare ma sono convinto che De Rossi abbia ricaricato i suoi giocatori dopo la sfida col Feyenoord e sappia motivarli. Sarebbe un peccato perdere punti in casa”.

Categorie
Rassegna stampa

Roma, con De Rossi è ritmo Champions: solo il Bologna di Motta ha fatto meglio

De Rossi da Champions. Quella coppa dove giocò 63 partite e che spera di rivivere da allenatore. Il rendimento c’è, con lui la Roma ha conquistato 12 punti e sarebbe nel quartetto «promosso».

Come scrive il Corriere della Sera, il Bologna ne ha fatti 16 (compreso l’anticipo vinto contro il Verona), Inter e Atalanta 12 come i giallorossi (ma con una partita in meno, il recupero in cui si sfideranno), tutte le altre squadre sono andate più piano: limitandosi a quelle dell’alta classifica il Milan ha conquistato 10 punti, il Torino 8, la Lazio 7, Juventus e Napoli 5 (gli azzurri in 4 partite e non 5), la Fiorentina 4. Dopo l’esonero di Mourinho la Roma è salita dal 9° al 6° posto.

Categorie
Rassegna stampa

Lukaku disperso: ora DDR deve ritrovare Big Rom

Il rigore sbagliato, l’unico dei giallorossi, contro il Feyenoord è stato il timbro su una prestazione disastrosa, arrivata al termine di un periodo che non è tra i più felici nella carriera di Romelu Lukaku.

Appena due gol segnati dall’arrivo di De Rossi, quello di Rotterdam comunque decisivo per la qualificazione. Certamente un bottino magro per il centravanti belga che ora deve risollevarsi.

La crisi dell’ex attaccante dell’Inter è relativa principalmente alle sue prestazioni, perché in una squadra che sta trovando la sua identità di gioco, lui sembra un corpo estraneo. Non per Daniele De Rossi, che continua a difenderlo e a proteggerlo: l’abbraccio sotto la curva Sud e l’urlo liberatorio sono stati ripresi dalle telecamere, che hanno immortalato la gioia di entrambi.

Categorie
Interviste

De Rossi: “Vittoria romanista, in un grande stadio. Ai ragazzi ho detto che siamo solo agli ottavi, non c’è molto da festeggiare”

Daniele De Rossi ha commentato così la vittoria contro il Feyenoord per 5-3 ai calci di rigore:

Da dove vogliamo partire?
“Era la mia prima notte europea all’Olimpico da allenatore ed è bello che sia finita così. Vittoria meritata, nel primo tempo li abbiamo messi davvero in difficoltà. È il modo più bello per vincere, molto romanista e al cardiopalma. Ci siamo scrollati un po’ di fatalismo e quei ‘Mai ‘na gioia’. Iniziamo a cambiare pagina anche sotto questo punto di vista, spesso vinciamo anche noi. Sono contento, bella squadra e grande stadio”.

Svilar ha dimostrato di avere veramente i nervi saldi.
“È precoce ma è forte, soprattutto di testa. È supportato dalla squadra, abbiamo grande fiducia in lui ed è supportato anche da Rui Patricio, che è un uomo meraviglioso. Non è solo fortuna, ma poi c’è il momento e i nervi sui rigori. È stato veramente bravo”.

Pellegrini?
“Giusto che si tolga queste soddisfazioni, è giusto che ci sia il suo nome in questa serata bella. Nello spogliatoio ho detto che è presto fare i festeggiamenti perché non sono neanche gli ottavi… Pellegrini ha vissuto momenti in cui veniva messo in discussione, mi dispiace perché è un esempio e un grande giocatore”.

La corsa sotto la Sud?
“È un ringraziamento allo stadio. Mi vergogno ad andare sotto la Sud ora, da giocatore era più automatico, non vorrei esagerare ma questa gente andava ringraziata. Al nostro arrivo hanno tirato su il pullman… C’è un affetto gigante da sempre, cerco di essere più freddo e moderato, ma non devono pensare che sia cambiato. Mi trattengo per non saltare sul cancello come facevo da calciatore, anche perché ora non ce la faccio”.

A che punto siamo con il lavoro?
“Sono stracontento per quello che vedo, considerando anche il poco tempo che abbiamo avuto. Abbiamo tante cose da fare e da perfezionare, ora dobbiamo lavorare sui concetti e sul non stravolgere troppo. Nel primo tempo meritavamo di stare ampiamente in vantaggio”.

La Roma non vinceva ai rigori all’Olimpico dal 2002 in Coppa Italia contro la Triestina: si ricorda chi calciò quel rigore?
“Non mi ricordavo fosse il primo. Quella nella mia testa era più importante di questa partita, erano una delle prime partite e decidere se alzare la mano e tirare fuori gli attributi o rimanere a guardare. È stata la prima conferma a me stesso, quella era la mia finale di Champions. Questa però forse è una serata migliore. Avevamo dei rigoristi pronti a battere l’ultimo rigore e non è scontato. Angelino voleva batterlo, ma lo hanno tirato altri. Quando tutta la squadra vuole batterlo è un grande segnale”.

Questa Roma perché non dura 90 minuti?
“Ogni partita ha la sua spiegazione, ma è vero che non teniamo 90 minuti ai ritmi del primo tempo. Il Feyenoord è costruita per fare la Champions, ha ottimi giocatori. Abbiamo speso tanto a livello fisico, ci può stare essere più stanchi. Dobbiamo lavorare e capire il motivo preciso con l’obiettivo di tenere il campo in maniera migliore. Al 120’ i calciatori hanno fatto un grande scatto, la voglia c’era ancora, ma il portiere ha fatto un miracolo”.

Categorie
Interviste

De Rossi: “Stadio pieno grande responsabilità. Ndicka convocato. Huijsen potrebbe fare il centrocampista”

CONFERENZA STAMPA – Le parole in conferenza stampa di Daniele De Rossi alla vigilia di Roma-Feyenoord:

Cosa può cambiare la sfida di domani sera sul piano dell’approccio e della strategia rispetto alla gara dell’andata?
“Dal punto di vista della formazione loro recuperano 2-3 giocatori cambieranno i valori in campo per loro. Rispetto alla gara dell’andata l’atteggiamento sarà simile da entrambe le parti perchè è uscito un pareggio, non sarebbe una follia se domani vedessimo una gara simile, perchè non c’è una delle due che deve recuperare il risultato”

La tua Roma è andata in gol con 8 marcatori diversi, è lecito domani chiedere qualcosa di più a Lukaku e Dybala?
“Penso che quando andiamo ad analizzare quello che ci stanno dando i giocatori bisogna andare anche oltre i gol, è ovvio che per chi osserva sia più facile guardare i numeri, io valuto le prestazioni e noto che stanno entrando nelle mie dinamiche come gli altri, sono contento di loro e dovremo passare il turno con o senza i loro gol”

Quanto conta l’effetto Olimpico?
“Sono d’accordo con Bryan, è una cosa che non ci lascia indifferenti, dovevamo ricreare unione rispetto ai miei primi giorni qui, ci siamo riusciti se lo stadio sarà stracolmo, è una responsabilità in più per noi ma il nostro rispetto sarebbe stato lo stesso anche con qualche decina di tifosi in meno”

Primo bivio della sua carriera qui da allenatore, quanto sposta per lei questo risultato?
“In quanto bivio, partita decisiva, in quanto potrebbe vederci fuori o dentro l’Europa League sposta tanto, sentiamo quel brivido in più della partita da dentro o fuori, nella mia carriera ne ho giocate tante, ora da allenatore devo preparare tanti aspetti in più, ma la mentalità è sempre la stessa da tecnico, con l’attenzione medesima delle gare di campionato”

Come sta Ndicka? Può giocare? Con Smalling si può giocare solo a tre?
“Ndicka sta bene, ha fatto un solo allenamento con noi, ha avuto un paio di giorni di influenza, è stato a casa, ieri si è allenato con noi, non sarà al 100% ma è disponibile e sarà in panchina e ci potrà dare una mano. L’ingresso di Chris a tre era per fare una sostituzione che gli consentisse di giocare, il mio obiettivo era farlo entrare e fargli riassaggiare il campo. Per il resto lui possa giocare anche a quattro, ha fatto tutto nella sua carriera, se poi capiterà di giocare a tre sarà facile per lui farlo”

Il ragionamento su alcuni ballottaggi è legato al minutaggio o alle caratteristiche?
“No sceglierò come sempre in base a ciò che credo ci farà vincere la partita. Si fanno mille ragionamenti diversi, con tante partite ravvicinate, ma sceglierò esclusivamente quelli  che potenzialmente possono farmi vincere questa partita e così in avanti”

L’Europa League è il giardino di casa per Lukaku, Dybala è il giocatore di maggior talento. Tocca a loro prendere per mano la Roma?
“No penso che al di là della partita di domani, qualsiasi squadra ha bisogno di tutti i giocatori, il mondo del calcio è pieno di esempi di calciatori fortissimi che provano a prendere per mano la squadra ma tutto il resto non funziona e non riescono quindi ad incidere, oppure viceversa. Loro giocheranno e saranno molto importanti per noi, da giocatori di nome come loro si aspetta sempre la doppietta e la giocata ad effetto ma a me interessa che la Roma passi il turno, mi basta che stiano dentro la partita come fatto in precedenza, che magari facciano anche un assist o una giocata decisiva se recuperano una palla importante. So che per gli attaccanti i gol sono importanti ma a me interessa relativamente, l’importante è vincere le partite”

Solo due gare con la porta inviolata la preoccupa questo dato rispetto alla gara di domani?
“Non è normale, anche se la porta inviolata racconta a volte solo una parte della storia, come a Frosinone dove meritavamo di prenderlo un gol, con l’Inter abbiamo preso 4 gol e abbiamo concesso meno. Il clean sheet è importante perchè ci darebbe almeno la certezza di non essere eliminati nei 90 minuti. Abbiamo subito occasioni da gol a difesa schierata, dovremo essere precisi in fase di possesso e attenti senza palla, il Feyenoord segna praticamente sempre, dovremo essere bravi negli equilibri e fare il nostro gioco con la palla tra i piedi”


De Rossi ha parlato anche a Sky Sport:

Hai detto che la Roma può vincere anche senza i gol di Lukaku e Dybala. Potrebbe bastare l’1-0 con gol magari di El Shaarawy che ha mancato l’ha mancato quest’anno in Europa…
“Sarebbe bello. Il concetto non è perché abbiano bisogno che qualcuno gli tolga di dosso un po’ di responsabilità, ma perché si può giocare bene senza fare gol o creando i presupposti per i compagni. A noi quello interessa, che domani riusciamo a fare un gol più di loro che ci porterebbe agli ottavi di finale”.

Ho visto sempre grande attenzioni nei dettagli, come i gol subiti a Rotterdam e contro l’Inter. State lavorando anche su questo?
“Sì, stavamo lavorando anche prima, ma ci siamo tornati sopra in maniera un po’ più frequente e anche in maniera didattica, sia in video che sul campo. Anche perché poi, da poco abbiamo un paio di giocatori: Smalling è già da qualche giorno con noi, Ndicka è arrivato da un paio di allenamenti. Alcune cose bisogna affrontarle, perché poi ogni allenatore, ogni modulo ha le sue letture difensive e noi vogliamo che loro sappiano bene quello che vogliamo noi”

Sembra una squadra molto attiva nei confronti delle indicazioni che arrivano di volta in volta in questo percorso di crescita…
“Sono fantastici. Non c’è stato bisogno di perdere troppo tempo o di scervellarsi per fargli capire quello che volevamo noi da loro. Siamo convinti che quello che gli chiediamo è roba nelle loro corde e anche le cose un po’ più particolari loro le sposano alla grande, ci lavorano, si impegnano e non potrei essere più grato”.

Dove può arrivare Huijsen?
“Non ci sono limiti, perché ha un livello di conoscenza, di lettura, di gioco, che difficilmente insegni a un giocatore in prima squadra. È qualcosa che lui ha dentro, per me potrebbe fare il centrocampista, giocare davanti alla difesa. È uno che ha letture, sia di traiettoria che di giocate, da giocatore 30enne a fine carriera che si gestisce e legge bene tutte le situazioni. Ha solo 18 anni e arriva la cosa difficile, inserire all’interno di un giocatore fenomenale con la palla al piede anche una solidità difensiva costante per 90 minuti, letture in sicurezza di alcune situazioni. Ha il tempo davanti e fin quando potremo noi cercheremo di aiutarlo perché è un ragazzo a posto, è un giocatore bello da vedere e da allenare”.

Hai trovato una chiave per cambiare un’aria generale che era pesantissima?
“Ci sono due segreti: uno la fortuna di aver trovato giocatori eccezionali dal punto di vista umano e professionale. Tutto quello che abbiamo proposto è stato sposato da loro perché sono ragazzi in gamba. L’altro segreto è costruirsi uno staff di brave persone, che vengono seguite per quello che ti portano e dimostrano umanamente. Il rapporto che si è creato è incredibile, non si vede tutti giorni, e questo ci ha aiutato. Anche i risultati ci hanno dato una mano perché ci sono partite che potevamo non vincere e magari con l’entusiasmo della vittoria tutto sembra migliore”.

Categorie
Rassegna stampa

I Friedkin “convinti” da DDR: la panchina giallorossa è occupata

Quattro vittorie in cinque partite e una squadra che ora rema forte tutta dalla stessa parte. Daniele De Rossi in un mese ha (ri) conquistato la Roma alternando pacche sulle spalle a sfuriate salutari come quella andata in scena domenica a Frosinone. Un discorso dai toni forti, ma senza accuse o critiche individuali. Una presa di potere dello spogliatoio da parte di Daniele che conosce bene determinate dinamiche (basti vedere il cambio di Huijsen) e che a fine partita ha ammesso anche i suoi errori relativi allo schieramento iniziale. Un primo tratto di percorso che sta convincendo i Friedkin a confermare l’ex numero 16 nel tecnico del futuro.

Come scrive Leggo nel frattempo De Rossi ha ritrovato tutta la rosa fatta eccezione per Abraham che tornerà a marzo. E sta adattando un turn over funzionale che non guarda in faccia a nessuno e punta anche a individuare i punti di forza della Roma del futuro. Il caso più evidente è quello legato a Svilar, ormai portiere titolare al posto di Rui Patricio. Una scelta in realtà già abbozzata da Mourinho che potrebbe portare a un ripensamento sul mercato. Stesso discorso in attacco dove per la prima volta Lukaku è stato sostituito a fine primo tempo. De Rossi ha scelto di puntare su Azmoun, una mossa vincente come quella di dare fiducia a Baldanzi.