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Interviste

Mancini: “Sono pazzo di questa tifoseria. Dovbyk? E’ un armadio, va sostenuto. Rincorsa pazzesca, ora ci giochiamo tutto”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di ‘Cronache di Spogliatoio’, format Youtube. Ecco le sue parole:

È diventata una rincorsa Champions?
«Sicuramente, da quel derby a oggi, in pochi ci credevano davvero. Erano in pochi ad averci pensato. Noi, dentro lo spogliatoio, sapevamo cosa stavamo facendo, ma all’arrivo del mister Ranieri, a essere sinceri, anche noi facevamo un po’ fatica a crederci. Tuttavia, con il lavoro e la tranquillità che ha portato il mister, partita dopo partita ci siamo resi conto che potevamo recuperare terreno e riagganciarci al gruppone. Adesso siamo lì, ma come ho detto ci aspettano partite davvero difficili. Questa è l’ultima di un ciclo di otto gare importanti, e dobbiamo pensare a vincere per rimanere attaccati al treno».

Quando vedevate la classifica in autunno pensavate alle coppe come ancora di salvezza o consideravate il campionato una cosa fattibile?
«Le coppe, avendo raggiunto una semifinale negli ultimi cinque anni, sono sempre state un obiettivo a cui tenevamo particolarmente. Peccato che quest’anno le cose non siano andate come speravamo. Il campionato, invece, ci faceva soffrire troppo. Era dura vederci in quelle posizioni, in quei mesi in cui i risultati non arrivavano. Tuttavia, come ho detto tante volte, l’impegno durante gli allenamenti, la forza del gruppo e la voglia di stare insieme non sono mai mancati, nemmeno nei momenti più difficili. Non posso dire che fossimo completamente sereni, ma avevamo la convinzione che le cose si sarebbero sistemate. Non si poteva pensare di trascurare il campionato per concentrarsi solo sulla coppa, perché nello spogliatoio ragioniamo sempre partita dopo partita. La classifica ci pesava, vedere la Roma in quelle posizioni ci faceva male, e volevamo risalire».

Su Ranieri.
«Da quando è arrivato, il mister ha aperto la porta del nostro spogliatoio. Io, ma credo anche i miei compagni, abbiamo percepito un allentamento della tensione e di quella sensazione di malessere che ci accompagnava, perché stavamo vivendo davvero male la mancanza di risultati. Il mister ci ha spiegato il suo metodo di lavoro, come vedeva le cose sia sul campo che nell’atteggiamento. Una cosa che mi ha colpito particolarmente è stata una frase che ha detto appena arrivato. Era novembre, venivamo da una serie di brutti risultati e non ricordo esattamente la nostra posizione in classifica, ma tutti sapevano che la situazione era complicata. Eppure lui, fin da subito, ha detto che i cavalli buoni si vedono alla fine. Quella frase mi ha fatto riflettere. È arrivato in un momento drammatico, senza conoscerci direttamente, ma evidentemente aveva visto qualche partita e aveva intuito il potenziale della squadra. Dire una cosa del genere in quel contesto ci ha dato una grande spinta: ci ha fatto capire che lui credeva in noi, anche senza conoscerci a fondo. Da quel momento abbiamo deciso di seguirlo, di lavorare secondo le sue indicazioni e di affidarci alla sua esperienza. Così siamo arrivati fin qui, ma, come ho detto prima, non abbiamo ancora fatto nulla».

Quanti messaggi hai lasciato a Ranieri chiedendogli di restare?
«Questo è un tema particolare. È sempre stato chiaro con noi e lo è stato anche nelle ultime settimane con voi giornalisti. È evidente che una figura come la sua sia importante non solo per noi giocatori, ma per tutto l’ambiente Roma: da chi lavora a Trigoria, a chi viene allo stadio, fino ai calciatori stessi». Sul rapporto con i tifosi. «L’amore dei tifosi l’ho sentito fin da subito, già dal primo anno. Non so se vi ricordate, ma ho giocato alcune partite a centrocampo in una situazione di totale emergenza, con tanti centrocampisti assenti. Il tifoso romanista, in questi momenti, ti trasmette la voglia di aiutare la squadra, anche oltre i propri limiti. È stato allora che ho capito questo amore reciproco, perché anche io sono pazzo di questa tifoseria, di questo stadio, di questi tifosi e di questa città. È un legame speciale, fatto di tante emozioni che si sono intrecciate nel tempo. In campo, a volte, mi trasformo perché l’adrenalina prende il sopravvento. Tuttavia, soprattutto nell’ultimo periodo, con mister De Rossi e mister Ranieri abbiamo lavorato molto su questo aspetto».

Su Dovbyk.
«Artem è un ragazzo d’oro, eccezionale. Sappiamo tutti quello che purtroppo sta vivendo la sua famiglia, e credo che questo lo condizioni un po’. Tuttavia, quando siamo in campo, nei 90 minuti bisogna essere bravi a lasciare da parte tutto il resto, anche se non è sempre facile. A volte lo prendo in giro o lo sprono, perché è un armadio a quattro ante, enorme. Quando mi alleno contro di lui e ci scontriamo nei contrasti, quasi mi viene paura, perché se arriva con forza ti manda a quattro metri di distanza. Ieri, fino al primo tempo, l’ho caricato in modo particolare e gli ho detto: “Artem, o fai gol o ti prendi un giallo, voglio vederti dare una spallata a un difensore e farlo volare fuori dai cartelloni”. E infatti, il gol è quasi nato da una spallata con Federico Baschirotto. Sono due ragazzi fisicamente imponenti, ma quella cattiveria agonistica, in senso sportivo, è stata decisiva per segnare. Quando ha esultato, gli ho detto: “Sei forte, devi sfondare sempre”, ovviamente in senso positivo e calcistico».

Avete mai pensato a dove sareste potuti essere se Ranieri fosse arrivato prima?
«Guarda, hai trovato la persona sbagliata, perché io con i se e con i ma non vado d’accordo. Il mister è arrivato in quel periodo e, senza dire che abbiamo vissuto tre campionati diversi, in una sola stagione abbiamo cambiato tre allenatori. Anche se a Mister De Rossi non è stato dato molto tempo, la realtà è che ci siamo trovati a lavorare con tre tecnici diversi, affrontando difficoltà iniziali con ognuno di loro. Anche con il mister, all’inizio, le cose non sono andate benissimo, perché abbiamo perso delle partite. Però c’era qualcosa di diverso, lo sentivamo nell’aria. Quindi non posso risponderti in modo netto, dicendo semplicemente dove eravamo e dove siamo ora».

Vedete l’obiettivo europeo in modo diverso ora?
«Il calendario è difficile, ma lo era anche prima. Le partite di quest’anno hanno dimostrato che vincere non è mai scontato, su nessun campo. Ovunque vai, trovi delle difficoltà. Non è che se vinci a Lecce, poi automaticamente vinci a Empoli o a Parma. Non si può dire che affrontare queste squadre sia più facile rispetto alle big, almeno sulla carta. Le partite sono sempre complicate, ma ora affronteremo squadre che sono vicine a noi in classifica e che lottano per gli stessi obiettivi. È inutile girarci intorno: da come siamo partiti a dove siamo arrivati adesso, siamo tutti lì, separati da pochi punti. Bisogna ragionare partita per partita Sono le partite più belle, quelle che affronti con grande carica, spinta e voglia di dare il massimo. Bisogna prepararsi al meglio, concentrandosi prima sulla Juventus, poi sulla Lazio, poi sul Verona e sull’Inter. Ogni domenica si scende in campo sapendo che ogni punto può fare la differenza. È fondamentale affrontare ogni gara con questa mentalità, perché alla fine sarà proprio ogni singolo punto a determinare il nostro percorso».

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Interviste

Dovbyk: “Vittoria importante. Sento la fiducia di tutti e voglio ripagarla”

Artem Dovbyk ha commentato così la vittoria per 1-0 contro il Lecce:

Partita difficile…
“Sì, molto difficile. Abbiamo avuto tante opportunità nel primo tempo, è stato importante portare a casa i tre punti e continuiamo sulla nostra strada”.

È un momento eccellente per te…
“Sì. I ragazzi mi sostengono e io sto cercando di fare il mio lavoro, ovvero segnare e aiutare la squadra. Oggi era molto importante farlo”.

DOVBYK A SKY:

Gol importante, perché non hai esultato?
“Ero stanco, abbiamo esultato insieme. La cosa più importante sono i 3 punti”.

Come reputi la tua prima stagione?
“Non facile ad essere onesti, sono successe un po’ di cose strane con 3 allenatori. Abbiamo continuato a lavorare e adesso le cose arrivano”.

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Ranieri ora pensa alla difesa a 4: la chiave è il rientro al 100% di Celik

Con i rientri alla spicciolata degli ultimi calciatori impegnati in giro per il Mondo, con le rispettive nazionali, Claudio Ranieri inizierà seriamente a preparare la prima, delicata sfida, delle nove gare rimaste da qui al termine della stagione.

Il pensiero principale per il tecnico Testaccino è sulla sostituzione di Dybala. Non tanto numerica, perchè le scelte in zona offensiva ci sono e sono di varia natura, quanto complessiva.

L’argentino negli ultimi mesi è stato fattore decisivo, nel paradosso di aver fornito prestazioni in termini di intensità, leadership e qualità delle scelte migliori rispetto ai due anni precedenti dove però, aveva inciso di più sotto porta.

Senza Dybala, Ranieri potrebbe optare più stabilmente per la difesa a 4 con dei riflessi che vanno a toccare ruoli e scelte di alcuni calciatori in zona offensiva.

Come accaduto di recente contro l’Athletic Bilbao all’andata ma anche nell’ultima casalinga contro il Cagliari, pur partendo da una difesa a tre, la scelta di Rensch, prima di Celik come braccetto di destra ha offerto alla Roma la possibilità di variare in corso d’opera al sistema a quattro puro, con due o tre centrocampisti in mezzo al campo.

A Lecce, complice anche il modulo adottato da Giampaolo (4-2-3-1), Sir Claudio potrebbe partire da una linea composta da Angelino, Ndicka e Mancini, con il recupero di Celik. La chiave è proprio il turco: in assenza di Rensch, se l’ex Lille sarà a disposizione, Ranieri potrebbe partire dalla difesa a 4 per poi sviluppare in ampiezza con Soulè e Saelemaekers alti, Pellegrini a supporto di Dovbyk.

Un sistema e un quadrilatero offensivo che metterebbe anche l’ucraino nelle condizioni di poter stanziare di più in area di rigore come finalizzatore puro (es. ciò che è accaduto col Como nel secondo tempo quando Ranieri schierò una sorta di 4-2-4 molto offensivo per ribaltare la gara), evitando a Dovbyk di dover giostrare a trequarti campo, zona nella quale fatica ad esprimersi al meglio.

Ragionamenti e valutazioni, che frulleranno nella testa del mister da qui a sabato mattina quando indicherà la formazione definitiva.

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La Primavera fa bene a Dovbyk: l’ucraino vuole superare quota 20

Artem Dovbyk, alla luce anche dell’infortunio di Dybala, dovrà prendersi ancor di più sulle spalle il peso dell’attacco giallorosso.

Il vantaggio e forse la speranza anche di Ranieri, che l’ucraino nelle settimane finali della stagione tende ad accendersi.

Come riferisce la Gazzetta dello Sport, l’anno scorso, infatti, nelle ultime 9 giornate di Liga, Dovbyk ha segnato la bellezza di 10 gol (più tre assist), quasi la metà dei 24 totali che gli hanno permesso di laurearsi capocannoniere della Liga. 

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Nazionali

Nazionali, problema fisico per Konè. In campo anche Dovbyk e Saelemaekers

Serata importante per diversi nazionali giallorossi impegnati nelle gare di ritorno della Nations League.

Manu Konè ha giocato titolare nella battaglia della sua Francia, vinta ai rigori contro la Croazia. Il centrocampista giallorosso ha disputato 110 minuti ed è poi uscito per un problema muscolare. Per il momento dai primi segnali sembra trattarsi solo di crampi ma andrà verificato nelle prossime ore.

Torna in campo anche Dovbyk, dal 69′ nella sfida persa contro il Belgio. Smaltita dunque l’influenza per il centravanti ucraino. Stesso minutaggio anche per Saelemaekers.

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NEWS

Dovbyk salta Belgio-Ucraina: ecco il motivo

Artem Dovbyk non è stato convocato per la sfida di Nations League contro il Belgio.

L’attaccante ucraino salterà quindi la sfida di oggi ma fortunatamente non è un problema muscolare o articolare.

A svelare il motivo è il Ct ucraino: “Per quanto riguarda i giocatori, Artem Dovbyk aveva la febbre alta. Purtroppo si tratta di un’infezione. I nostri medici stanno facendo tutto il possibile”

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Esclusive

Focus Dovbyk, Nicolini: “Artem esploderà, dategli fiducia. Lo seguo da quando giocava in Ucraina…”

Carlo Nicolini, per anni vice allenatore di Mircea Lucescu in Turchia, Ucraina e Russia, ma anche dirigente dello Shakhtar Donetsk fino allo scoppio del conflitto bellico sul territorio ucraino, è intervenuto ai microfoni di Retesport per parlare della sua esperienza e soprattutto di Artem Dovbyk:

“Negli ultimi anni dopo la mia esperienza da preparatore atletico, poi collaboratore tecnico e vice-allenatore con Lucescu, sono tornato allo Shakhtar dividendomi da Mircea. Il presidente mi conosceva bene, sapeva che tipo di conoscenze avessi del club, dei giocatori, della filosofia societaria e mi scelse affidandomi il compito di individuare l’allenatore. Fui io a portare De Zerbi in Ucraina. Peccato non abbia avuto il tempo di completare quella stagione, perchè dopo pochi mesi ci fu l’invasione russa e tutto è andato in malora. Resto molto legato al calcio ucraino. Allo Shakhtar abbiamo portato una quarantina di brasiliani, si sono affermati praticamente tutti. Senza dimenticare campioni del calibro di Mkhitaryan che ancora oggi fa la differenza. Penso che De Zerbi sia stato quasi costretto a lasciare momentaneamente il calcio italiano. Ora ci sono due-tre club che potrebbero puntare su di lui e so che ha in animo di tornare da noi”.

Su Dovbyk, Nicolini ha affermato: “Artem è un grande calciatore, lo ha fatto vedere in Ucraina, poi in Spagna e ora in Italia ha comunque segnato 15 gol. Credo che le critiche che gli rivolge parte dell’ambiente romano siano dovute a due dinamiche: in primis perchè forse è stato pagato troppo e quel prezzo pesa sulle aspettative di tutti; poi la Roma ha avuto delle vicissitudini tecniche quest’anno con diversi allenatori cambiati e una squadra che ha iniziato a funzionare nella seconda parte di questa stagione. Questo ha inciso sul suo rendimento”

Da aggiungere a questo – prosegue Nicolini – la dinamica famigliare incide tantissimo: credetemi per me che conosco l’Ucraina, quel paese, quella gente lì, pesa nel cuore di questi ragazzi avere la famiglia lì e svegliarsi ogni giorno sperando che nessuno dei propri cari sia morto”.

Artem secondo me esploderà, punte come lui ce ne sono poche in Europa. Ha cambiato tre paesi in tre anni, quando l’ho visto qui col Dnipro faceva reparto da solo e a sportellate con tutti, non credo si sia rammollito tutto insieme. Ha un’indole diversa da quella che forse a tratti ha mostrato a Roma. E’ un momento che passerà, dategli fiducia e vedrete”

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Dovbyk fa 10 in A: è il terzo in doppia cifra con la Roma, al suo primo anno dal 2000 ad oggi

Artem Dovbyk ieri ha siglato un altro gol da tre punti, pesantissimo tanto quanto realizzato contro il Como all’Olimpico un paio di settimana fa.

Il centravanti ucraino ha realizzato la decima rete in A e la quindicesima stagionale. Prima di lui, in doppia cifra al primo anno di Serie A dal 2000 ad oggi ci erano riusciti soltanto due attaccanti: Borja Mayoral (10 nel 2020/21) e Tammy Abraham (17 nel 2021/22).

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Mancini verso la Tevere a difesa di Dovbyk: come De Rossi con Dzeko nel 2016

Dall’inferno al paradiso nel giro di poco più di 30 secondi.

Artem Dovbyk ieri ha siglato il 15° gol stagionale, dopo aver clamorosamente fallito un’occasione a tu per tu con Caprile, su suggerimento verticale di Baldanzi.

In quei secondi di attesa della ripresa del gioco dalla bandierina, parte dell’Olimpico ha indirizzato all’ucraino imprecazioni facilmente udibili, soprattutto dalla Tribuna Tevere. E una volta battuto l’angolo, realizzato il gol del vantaggio, l’esultanza soft rispetto a quanto avvenuto col Como ha visto protagonista Dovbyk soprattutto di un abbraccio affettuoso da parte di tutta la squadra e in quell’abbraccio è stato visibile il gesto di Gianluca Mancini che si è rivolto proprio alla Tevere, intimando a tutti di esaltare il centravanti giallorosso.

Da inizio anno si paragona spesso l’andamento stagionale di Dovbyk a quello di Dzeko, nel numero di gol sbagliati, nella difficoltà di affermarsi da titolarissimo. E ieri il gesto di Mancini ha ricordato molto quello di De Rossi in occasione di un Roma-Inter vinto 2-1 dai giallorossi grazie alla rete iniziale di Dzeko su assist di Gervinho.

Da capitano a capitano, la difesa del numero 9. La speranza di tutti è che l’ucraino come il bosniaco sbocci definitivamente e si prenda la Roma.

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Eldor o Artem? La scelta di Ranieri dipenderà dalla strategia tattica ma non solo…

FOCUS RS (di Checco Oddo Casano) Shomurodov o Dovbyk? Eldor o Artem? Immaginare Ranieri in stile Amleto che rimugina su quale scelta fare in attacco domani sera, è esercizio poetico ma anche abbastanza realistico.

Perchè tra i tanti ballottaggi alla vigilia del return match contro l’Athletic, sarà fortemente dirimente la scelta di quale numero nove mandare in campo.

Le variabili che inizialmente spingeranno Ranieri a consegnare la maglia da titolare all’uno o all’altro, potrebbero essere le seguenti:

Stato di forma (Shomurodov in vantaggio su Dovbyk);
Efficacia dentro l’area di rigore (Dovbyk per caratteristiche superiore all’uzbeko);
La capacità di manovrare e lavorare per la squadra (Shomurodov superiore a Dovbyk);
Stato emotivo (In questo momento forse l’uzbeko ha mostrato maggiore freschezza mentale rispetto all’ucraino).

Oltre questi aspetti, c’è poi da valutare il tipo di strategia tattica che Sir Claudio vorrà applicare, tenendo conto anche qui del probabile sforzo che inizialmente l’Athletic farà per cercare di mettere subito in equilibrio il match. A Oporto, a sorpresa, la Roma andrò a pressare alta la formazione lusitana, pur giocando in trasferta. Ma era la gara d’andata e c’era forse una libertà mentale maggiore nel rischiare questo atteggiamento. Gli spagnoli sono bravi a palleggiare, sono molto compatti e ruvidi anche nella riconquista del pallone, ma non molto rapidi. Per questo Ranieri potrebbe optare per un atteggiamento che porti ad assorbire in zona bassa i tentativi offensivi dell’avversario per poi aprirsi degli spazi in contropiede.

Vista da questa latitudine, la scelta dovrebbe ricadere su Shomurodov ma ad esempio nel derby, la strategia tattica fu questa e in quel caso giocò (e bene) l’ucraino che sfruttando la sua fisicità su Gila aprì le due ripartenze da cui nacquero le reti di Pellegrini e Saelemaekers.

Il rebus dunque resta, ragionando d’insieme su diversi concetti, immaginando Shomurodov leggermente in vantaggio su Dovbyk. Ma Ranieri è pronto a sorprendere tutti, ancora una volta…