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Soulè primatista in A per gol da fuoriarea: è lui il faro dell’attacco

Nessuno come Soulè dal 2023. Negli ultimi due campionati, l’argentino ha realizzato 6 reti da fuori area, davanti a tutti in Serie A in questa particolare classifica.

L’argentino anche ieri a Firenze è stato l’autentico trascinatore dei giallorossi con una rete e un assist. Non a caso per Gasperini è sempre titolare in tutte le partite tra campionato ed Europa League.

Secondo alcuni dati riferiti da Sky, oltre ad essere il migliore della Roma per gol (3) e assist da inizio stagione, l’argentino è il primo della rosa per: tiri in porta, occasioni create, tocchi in area di rigore avversaria, dribbling, passaggi nell’ultimo terzo di campo, palle recuperate e Xg-Xassist.

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Interviste

Gasperini: “Rigori? Speriamo di riaverli. Baldanzi? E’ la partita giusta per lui”

Gian Piero Gasperini ha parlato prima di Fiorentina-Roma ai microfoni di DAZN:

Come sono stati questi due giorni? Come sta Dybala?
“Non c’è tempo per pensare alle partite giocate quando si scende in campo ogni due giorni. C’è sicuramente rammarico per gli episodi contro il Lille, ma ora siamo entrati in modalità Fiorentina. Partita importante e siamo pronti”.

Baldanzi?
“Baldanzi sta bene, in allenamento fa ottime cose e oggi può essere la partita giusta per lui. In panchina abbiamo delle alternative. Dybala? Ha ripreso venerdì, ma l’abbiamo portato e vediamo cosa succederà durante la gara”.

Chi è il rigorista designato?
“Potremmo chiedere di tirare 3 angoli al posto dei rigori (ride, ndr). Magari contro il Lille con 9 angoli un gol lo avremmo fatto… Abbiamo altri rigoristi, ma Dovbyk va recuperato anche in quello. Dybala e Pellegrini sono gli specialisti, ma ci sono anche Cristante e Koné. Abbiamo fatto un po’ di prove, speriamo ci diano un rigore…”

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Interviste

Gasperini: “Mai visto sbagliare tre rigori. Roma con voglia e con ritmo, non c’è tempo per fermarci”

Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Sky Sport dopo la sconfitta contro il Lille:

Analisi della partita? Cosa le è piaciuto e cosa no?
“Intanto non mi è mai capitato di sbagliare 3 rigori nella stessa occasione. Siamo andati in svantaggio molto presto e li abbiamo messi nella condizione migliore per giocare. Alla fine la Roma aldilà di errori tecnici ha fatto una partita con grande voglia e ritmo. Ha giocato inseguendo il risultato fino alla fine, ha concesso qualcosa ma in Europa è così. Non siamo stati forti nello sfruttare le opportunità ma da queste partite si esce con qualcosa in più”.

I 3 rigori sbagliati? Che motivo c’è?
“Non lo so, è veramente una situazione unica e casuale e succede pochissime volte. È successo ed indubbiamente ha compromesso il risultato. La squadra sotto il piano del ritmo ha dato tanto e quel rigore poteva dare una svolta positiva. Poi perdi e ovviamente guardi tutto negativo, ma usciamo con qualche valore in più”.

Cosa hai imparato da questa partita?
“Non era facile con il Lille perché è una squadra che riparte. Nel secondo tempo siamo riusciti ad avere continuità nell’attacco. Non era facile recuperare palla ed accorciare, ma lo spirito è stato alto così come l’intensità della partita. Poi ci sono degli errori tecnici che poi hanno fatto la differenza. Dobbiamo sbagliare di meno e da questi errori loro hanno creato le loro azioni pericolose. Ma io devo vedere quanto di buono ha fatto la squadra. È una competizione in cui ancora non c’è il pathos dell’eliminazione”.

Teme le ripercussioni emotive per i due centravanti? Si aspetta una reazione?
“Siamo uomini di sport e nello sport nessuno si abbatte. Si possono fare degli errori ma non esiste la parola delusione. Per fortuna si gioca ogni 3 giorni. Questo è il calcio e chi fa sport deve essere felice quando vince archiviando le vittorie e deve fare lo stesso con le sconfitte”.

Recupera qualcuno?
“Non lo so, vediamo domani”.

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Gasp va all’incasso, dicono che le vittorie aiutino

IL GRAFFIO DI MAC (di Fabio Maccheroni) – Brava, fortunata, poi quasi dilagante la Roma che nel finale legittima la vittoria (2-0) su un Verona più pericoloso del Torino che all’Olimpico ha preso i tre punti. La notizia? Due gol di attaccanti dopo i gol dei difensori in Coppa: Dovbyk schierato come molti prevedevano e con Soulé che, saltellante per crampi riusciva ugualmente a trovare il colpo vincente. Dovbyk ha giocato una delle migliori partite con la Roma, allungando la squadra e ha segnato con un colpo di testa ‘da centravanti’. Il vero protagonista del successo è comunque Svilar con almeno due interventi che giustificano l’ingaggio.

Il Verona ha creato problemi con la rapidità di attaccanti che ormai nemmeno sorprendono più: ma sprecano anche, facendo la differenza tra meriti e risultati. Gasperini è l’altro elemento che ha fatto la differenza, non solo con la popolarissima scelta di Dovbyk dall’inizio (tante stamattina le telefonate in radio dei tifosi che speravano nel suo riscatto), ma sopratutto con la tempestiva e azzeccatisdima rotazione dopo 10′ del secondo tempo. Dall’altra parte i motori del centrocampo veneto avevano allentato lasciando più spazio a Koné e Cristante.

Buona anche la prova di Pellegrini: 90′ sono un segnale chiarissimo, il fisico risponde, piedi con i guanti sono importanti. Da segnalare infine l’esordio del ventenne Ziolkowski quando Ndicka, accusando fatica e forse un leggero acciacco, ha chiesto il cambio. Senza guardare troppo lontano, Gasp va all’incasso, dicono che le vittorie aiutino.

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Roma, la rivoluzione di Gasp: prima in Europa per intensità del pressing

Nell’analisi delle prime gare stagionali dall’avvento di Gian Piero Gasperini sulla panchina giallorossa, un dato evidente già solo ad uno sguardo un po’ distratto è il cambio assoluto di atteggiamento della squadra. Da una formula più attendista degli ultimi anni – salvo forse la parentesi con De Rossi – oggi la squadra interpreta già appieno uno dei principi fondanti del calcio di Gasperini: il pressing alto.

In questa speciale classifica dell’intensità del pressing, la Roma non è solo primatista in Serie A, ma lo è anche a livello europeo davanti al Como di Fabregas, il Barcellona e il Lille che la Roma affronterà tra una settimana. (dato riferito da Leggo).

In questo senso i recenti esordi di Tsimikas – che proviene dall’esperienza col Liverpool e quindi una squadra sempre costruita sui principi del pressing – e la possibilità di alternare in mediana un calciatore come El Aynaoui, che già a Nizza ha mostrato da questo punto di vista grandi capacità di recupero palla nella metàcampo avversaria, amplificano questo atteggiamento complessivo già ben assorbito dalla Roma.

Il gol del vantaggio in Francia, nasce da un recupero alto di Pellegrini sul lato sinistro da cui poi è scaturito l’angolo del gol di Ndicka. Una formula similare al pressing applicato da Rensch nel derby da cui poi è sorto immediatamente il gol dello stesso Pellegrini.

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Gasp, il richiamo a Pisilli: “Livello alto, bisogna crescere in fretta”

Errore di gioventù, dell’essere ancora un po’ ‘acerbi’, come da definizione post gara del tecnico giallorosso. Di certo Niccolò Pisilli al suo ingresso ha commesso un’ingenuità che poteva costare cara.

Si dice spesso che con i giovani bisogna avere pazienza, farli giocare con continuità e concedergli anche l’errore. Tutto giusto, ma se hai Gasperini in panchina che ai giovani ha sempre dato spazio dall’inizio della sua carriera ad oggi, devi anche farti trovare pronto ed evolvere velocemente.

Non a caso il tecnico ieri sera, non ha voluto calcare la mano tanto sull’episodio in sé, quanto invece su uno status generale del calciatore evidentemente non ancora a livello degli altri: «L’ingenuità di Pisilli è stata grossa — commenta Gasperini a fine partita — ma gliela perdoniamo perché è giovane. A questi livelli, però, la carta d’identità conta poco. Questi sono livelli alti e bisogna crescere in fretta».

Un messaggio chiaro al ragazzo che non lesina di certo impegno e voglia di emergere, in allenamento va a tremila all’ora ma evidentemente ora Gasperini vuole vedere un salto di qualità, soprattutto nelle scelte. Pisilli ha dinamismo, reattività, buon controllo di palla, ma la sensazione è che ancora non sia chiaro in quale ruolo poterlo schierare con continuità. Nella coppia dei mediani, al di là del valore e dell’esperienza di Cristante, Konè e dello stesso El Aynaoui, oggi Pisilli non sembra avere la maturità e le qualità per essere importante tatticamente e contestualmente anche il primo degli aggressori senza palla. Gasp lo sta testando nel ruolo di incursore – alla Pasalic – anche per provarne a sfruttare la sua caratteristica nell’inserirsi in area di rigore, ma ora servono risposte, soprattutto quando si entra a 20 minuti dalla fine, in fasi calde come quella di ieri.

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Europa League, scommettitori e statistici votano Roma ma Gasp predica calma

La Roma in prima fila in questa edizione dell’Europa League? Il ranking UEFA dà una prima risposta, visto che i giallorossi – come un anno fa – sono primatisti per ranking nella nuova edizione della seconda manifestazione continentale.

Il ranking e la storia o l’abitudine europea, la tradizione piuttosto che il DNA, si scontrano poi con il valore effettivi delle squadre. Gasperini ieri ha predicato calma in questo senso: “La Roma è una squadra che sta cercando di costruirsi, di arrivare attraverso un modo di giocare diverso e sta facendo il suo percorso. Non credo sia possibile oggi dire che la Roma sia favorita o che possa fare in campionato. Deve pensare a crescere e a giocare meglio, ad amalgamarsi sempre di più e a inserire altri giocatori nella rosa”.

In realtà secondo le previsioni OPTA, la Roma dopo l’Aston Villa, è la squadra favorita per la vittoria finale. Gli inglesi hanno il 23% di possibilità di alzare il trofeo, poi i giallorossi con il 19% (al pari del Lille).

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Interviste

Alberto De Rossi: “Gasp fondamentale per i nostri giovani. Under 23? Valutazioni in corso”

Alberto De Rossi, storico allenatore della Roma Primavera e attuale Responsabile dello sviluppo e della formazione degli allenatori delle squadre nazionali, ha rilasciato un’intervista al portale tuttomercatoweb. Ecco un estratto:

È stato diciannove anni alla guida di una formazione, cosa ormai rara nel calcio moderno: cosa significano per Lei?
“Non solo. Si tratta del settore giovanile della tua città, della squadra per cui tifi, aggiungerei questa parte emotiva perché è forte. La prima parola che mi viene in mente è: ‘orgoglio’. Poi c’è la soddisfazione. Ho avuto l’enorme fortuna di partecipare attivamente alla vita del club, alla crescita di tantissimi ragazzi. Per me l’appartenenza è un concetto importante, che cerco di trasmettere e incentivare. La nostra volontà è sempre quella di partire dal nostro territorio, da Roma, dai ragazzi che vogliono diventare calciatori della Roma. Dobbiamo essere presenti sul territorio, mi piace che la maglia della Roma sia un sogno per i giovanissimi”.

A proposito di giovani e cambiamenti, anche in Italia si vedono formazioni Under 23. Per come è sviluppato il progetto, può essere funzionale nel nostro paese?
“In generale, qualcosa bisogna fare. La criticità maggiore per i ragazzi è il passaggio dalle giovanili alle prime squadre, dall’essere giovane all’essere adulto. Come AS Roma, stiamo valutando la creazione della formazione Under 23, vediamo che le altre società hanno ottenuto vantaggi. Ne stiamo parlando, vedremo come andrà avanti il progetto, è in discussione. Io però aggiungerei due aspetti strettamente personali inerenti al tema: come sistema calcio dovremmo dare un contributo per le seconde squadre e rivedere la questione Primavera. Non sono d’accordo sulla riforma attuata. Alzare l’età del campionato non è funzionale. E lo dico con cognizione, il campionato Primavera è stato la mia vita”.

I giovani italiani effettivamente faticano. E si attinge sempre di più agli stranieri…
“I ragazzi che vengono da campionati stranieri sono più pronti, non necessariamente più bravi, perché giocano prima, hanno avuto esperienze negative con gli adulti e ne hanno fatto tesoro. L’Italia è indietro in questo, lo vediamo. Prima non era così, basti ricordare il famoso mondiale del 1982, quello di Bruno Conti. Nel passato si lavorava sulla tecnica individuale, per la crescita dell’individuo, poi abbiamo visto e ammirato l’Olanda, l’Ajax, il Barcellona, tante realtà che si mettevano in mostra. Abbiamo perso un po’ della nostra cultura, avevamo una preparazione di base formidabile, ora paradossalmente la stiamo rincorrendo di nuovo, un cerchio che si chiude. La preparazione tecnica è fondamentale e l’abbiamo persa, passando alla tattica, al fisico, tralasciando la cosa più importante, che per me rimane la tecnica. Alla Roma pensiamo a un percorso diverso per i ragazzi: nel settore giovanile giocano sotto età e partono per fare esperienza fuori appena c’è la possibilità, così da essere più pronti ed esperti al loro ritorno. Pensiamo sia importante per la loro crescita e anche per il club”.

Si parlava prima di struttura fisica: i ragazzi sono sempre più strutturati, passano molto tempo in palestra, magari a discapito di un palleggio in più. Per lei è un fattore positivo?
“Togliere troppe ore al campo non mi piace. Noi siamo attenti a tutto qui alla Roma, dalla palestra alla dieta. La preparazione fisica è importante, ma l’aspetto tecnico rimane fondamentale, devi saper dominare la palla. Sembra banale ma siamo convinti che questa sia la strada giusta”.

Tornare a lavorare sulla tecnica per lei è possibile?
“Noi alla Roma non abbiamo mai smesso di farlo e penso che anche in altre realtà d’Italia stiano capendo la centralità dell’aspetto tecnico. Ho visto Italia-Inghilterra Under 15, a esempio, e la nostra fisicità era inferiore. La domanda è: ‘come fai a giocare con un ragazzo più alto e strutturato fisicamente?’. Con la tecnica”.

C’è un calciatore, passata dalle vostre giovanili, che pensava potesse fare una carriera diversa?
“Non vorrei pressarlo tanto, ma l’ho già detto: Alessio Riccardi, ora al Latina. È ancora in tempo ovviamente. Giocava da protagonista con me, tre anni sotto età. Non lo vedevo solo io il talento di quel ragazzo, poi forse s’è inceppato qualcosa, soprattutto in se stesso. A un certo punto è stato utilizzato in varie formazioni, sono arrivate le richieste da fuori, cifre astronomiche, un ingaggio molto alto, forse tutto ciò ha alzato troppo la pressione sul ragazzo, che poi si è fermato nella crescita”. […]

Un altro tema importante, si lega anche alle strutture, soprattutto per il settore giovanile.
“Le strutture sono fondamentali. Su questo aspetto c’è poca cultura in Italia, è il problema più grande che abbiamo. Spesso mancano proprio gli spazi per giocare e allenarsi. Come fai a far allenare quattro squadre in un solo campo? Noi abbiamo 8 campi, non tutti hanno il privilegio di poter lavorare in queste condizioni in Italia. Ci sono stati investimenti importanti da parte della proprietà. Negli Stati Uniti le strutture sono fondamentali, la mentalità statunitense è diversa da quella italiana e grazie a questa mentalità la famiglia Friedkin ha investito tanto per migliorare Trigoria, per farci crescere. Il nostro centro sportivo è all’avanguardia e ci permette di lavorare nelle migliori condizioni. Abbiamo anche un liceo dentro Trigoria: per noi la formazione dell’essere umano è al primo posto. Non tutti i nostri giovani arrivano a essere professionisti, bisogna dare ai ragazzi gli strumenti necessari per affrontare la vita, è un aspetto fondamentale nella crescita”.

A proposito di figure di rilievo. Quale è il rapporto con due romanisti come Lei, Claudio Ranieri e Bruno Conti?
“Con Claudio c’è un ottimo rapporto, iniziato come uno splendido rapporto professionale. Ho lavorato insieme a lui e mi ha agevolato tantissimo nel mio lavoro. È importante per un allenatore Primavera avere il profilo giusto in prima squadra, se ti dà i giusti consigli, le giuste aperture, è più semplice. Poi, con il tempo, è maturato anche uno splendido rapporto umano. Su Bruno…che altro posso dire? Mi ha scelto lui alla Roma, mi ha dato i giusti consigli, poi insieme siamo arrivati fin qui, è una sorta di secondo fratello per me, davvero non saprei descriverlo in altro modo”.

Parlava di rapporto tra allenatore Primavera e quello della prima squadra. La scelta di Gasperini si inserisce anche in quest’ottica, considerando che per voi i giovani sono fondamentali, e il tecnico ha svolto un eccellente lavoro nella valorizzazione dei giovani dell’Atalanta, non ultimo con l’U23?
“Gasperini rappresenta una garanzia per il nostro settore giovanile, nella sua carriera ha fatto esordire tanti giocatori dal vivaio. Forse la considererete una risposta facile, ma è la verità, guardiamo i dati, i calciatori che ha fatto crescere e migliorare: per noi è un’autentica garanzia. Non servono le mie parole su di lui, è sotto gli occhi di tutti il suo lavoro”.

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Turnover ‘ragionato’ a Nizza ma Gasp è a caccia di nuove risorse

C’è un filo sottile che divide, nella testa di Gasperini, due alterne necessità: da una parte quella di provare ad allungare la rosa, mission fondamentale per affrontare il primo ciclo di ferro giallorosso (Nizza, Verona, Lille e Fiorentina in 12 giorni); dall’altra l’obbligo di non snaturare troppo la Roma che affronterà i francesi in trasferta, con la voglia di iniziare subito il percorso europeo.

Tra questi pensieri non facilissimi da conciliare, il tecnico romanista proverà a buttare già un undici in grado di superare lo scoglio transalpino nella sfida di domani sera (h. 21:00).

Il primo punto di partenza per capire che scelte potrà fare Gasp, riguarda le caratteristiche dell’avversario. Il Nizza – reduce da una brutta sconfitta in campionato contro il Brest – giocato con un 3-4-2-1 più simile ad un 3-4-3, con tra l’altro, una vecchia conoscenza del mister e della Serie A: Boga sulla trequarti.

E’ una squadra molto verticale, che impone alle partite grande ritmo ma capace anche di subire parecchie occasioni da gol. Per questo è ipotizzabile che Gasperini, per ricorrere senza stravolgimenti alla marcatura uomo su uomo, schieri non un 3-4-1-2 come visto domenica con Pellegrini che aveva il compito di schermare Rovella o Cataldi, bensì un 3-4-3 più o meno speculare per caratteristiche alla formazione francese.

In difesa difficile rivedere dall’inizio Hermoso, è probabile che il trio sarà Celik-Mancini-Ndicka, anche se il vice capitano romanista è uscito piuttosto affaticato dal Derby e potrebbe necessitare di un turno di riposo. Sugli esterni e in mezzo al campo, ballottaggio vivo tra Rensch e Wesley, mentre a sinistra ci sarà quasi certamente l’esordio di Tsimikas dal 1′, con la coppia El Aynaoui-Konè in mediana. In attacco ritorno probabile di El Shaarawy, con Soulè e uno tra Ferguson e Dovbyk.

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Roma, partenza sprint: solo Mou ha fatto meglio di Gasp negli ultimi 8 anni

Dopo la sconfitta col Toro c’è stato qualche scricchiolio di troppo, poi la Roma ieri ha ripreso il cammino giusto, portando a casa tre punti pesantissimi nel derby, grazie al sigillo di Lorenzo Pellegrini.

Tre vittorie nelle prime 4 giornate di campionato, non accadeva da diverse stagioni. Una partenza sprint, fortemente auspicata da Gasperini soprattutto per cercare di lavorare con maggiore serenità, viste le evidenti lacune della rosa e le difficoltà di alcuni singoli, da rilanciare.

Rispetto ad un anno fa la Roma ha 6 punti in più classifica, 5 invece se si raffronta l’attuale partenza con quella dell’ultimo anno di Mourinho che però negli ultimi 8 anni è il tecnico che ha fatto meglio in avvio: 10 punti nella stagione 22-23, 9 in quella d’esordio 21-22′. Per Fonseca 7 e 8 punti nelle sue due annate giallorosse, mentre nel 18-19′ la Roma totalizzò appena 5 punti.