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Konè, infortunio al flessore: la situazione

Manu Konè dopo una grandissima partita contro il Milan è stato costretto al cambio a mezz’ora dalla fine per un infortunio muscolare. 

Uno stop al flessore della coscia, che non lascia ben sperare visto come ha trascinato la gamba fino al sottopassaggio che conduce agli spogliatoi. Rischia diverse settimane di stop.

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De Rossi: “Avevo un piano Scudetto, non meritavo l’esonero a Roma”

Intervistato da Massimo Ambrosini in uno speciale natalizio su DAZN, Daniele De Rossi ha parlato della sua esperienza da allenatore ma anche di calciatore alla Roma:

Come hai fatto a coniugare interessi extra-calcistici all’idea di stare sempre qui dentro?
“Mi sono fatto esonerare prestissimo, questa è la soluzione (ride, ndr)”.

Hai rifiutato tante offerte durante il periodo in cui sei stato fermo? Ti sei pentito di alcune scelte?
“No. Non ho rifiutato perché avevo voglia di andare e sono gli altri che hanno rifiutato me. Quando ho rifiutato l’ho fatto forse per la categoria e perché in alcune situazioni non vedevo molto chiaro. Nelle prime due esperienze, in maniera diversa, ho avuto problemi con i dirigenti: alla SPAL ho avuto problemi, ma ora quel dirigente (Fabio Lupo, ndr) lo sento ancora adesso e abbiamo chiarito. Anche alla Roma ho chiarito con l’amministratore delegato (Lina Souloukou, ndr). Niente di clamoroso, ma comunque c’erano problemi. Non voglio mettermi in una condizione in cui possa tornare ad averli e non voglio che passi il concetto che io sia uno che ha problemi con i dirigenti. Alla Spal parlai di quanto io non fossi contento del mercato in conferenza, dissi la verità. Il presidente Tacopina si arrabbiò e mi disse: ‘Chi ti ha detto che puoi dire la verità sulla mia squadra?’. E io lì ho capito tante cose”.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza della Roma?
“A vederla adesso un po’ mi dispiace quello che è successo. Nonostante io stia benissimo, mi dispiace perché sta avendo un exploit che io avevo predetto: dissi che certi giocatori il primo anno avrebbero fatto fatica, nel secondo sarebbero esplosi e nel terzo, continuando con quel mercato, avremmo lottato per lo scudetto. Non eravamo proprio pazzi a puntare su questo gruppo, dato che per me è molto forte”.

Non ti credevano quando lo dicevi?
“I presidenti pendevano dalle mie labbra, con loro avevo un rapporto costante. A livello calcistico ho sempre avuto ampia libertà sulle scelte, si fidavano, mi chiedevano e si confrontavano. Mi hanno iniziato a chiedere le cose ancor prima di confermarmi per i successivi tre anni. Da quel punto di vista c’era grande rispetto dei ruoli da parte di tutti. Poi si sono un po’ incrinate le cose e mi dispiace, ma quello che è successo io e il mio staff non lo meritavamo. Non sei mai pronto all’esonero, era molto presto. E’ successo a Genova e ora questa squadra ha un debito con me (ride, ndr)”.

L’hai vissuta come un’ingiustizia?
“Ci vai sopra perché io pensavo e penso di essere a posto con la coscienza. Non ho mai abbassato di un centimetro l’impegno che ho messo lì dentro, non ho mai tradito chi era lì, non ho mai usato il ‘potere’ che avevo in quella città per proteggere me e andare contro i giocatori o per andare contro la società. Se mi fossi tradito da solo non sarei stato così orgoglioso di ciò che abbiamo fatto. Ogni volta che vieni esonerato smetti di vivere ciò che ti piace. Non penso di aver avuto più dolore dall’esonero dalla Roma che dalla Spal, non cambia niente: ti manca il fatto che saluti i giocatori e poi non li vedrai più. Quando ho salutato a Ferrara eravamo in una palestra più brutta di quella di Trigoria, con dei giocatori meno bravi, con una società meno forte, ma il dolore era lo stesso e i ragazzi piangevano tutti… Ti rimane il senso di incompiutezza, quel ‘fammi fare che la rimetto a posto e andremo alla grande’. Questo ti rimane e ogni tanto ritorna fuori”.

Quando sei diventato allenatore del Genoa hai subito guardato il calendario e visto quando saresti tornato a Roma?
“Sì, ho guardato quando avrei giocato con la Roma e la Lazio (ride, ndr)”.

Non vedi l’ora?
“Si tratta di una sensazione particolare. Da bambino la vivi in un modo, da ragazzo del settore giovanile in un’altra maniera, da giocatore in maniera focosissima e da allenatore in modo folle. Ho sempre desiderato tutti i giorni che la Roma vincesse, questa è la cosa che mi fa più ridere. Per una settimana dovrò lavorare per far perdere la Roma… Ora non salto sul divano quando guardo la Roma, ma la vedo da collega e da ex giocatore. Se vince però sono contento”.

C’è stato un momento in cui potevi tornare alla Roma?
“No, non penso ci sia mai stata davvero la possibilità. Hanno fatto una scelta talmente evidente e chiara… A Roma si parla sempre e il mio nome accostato alla Roma funziona sempre. Ma non credo sarebbe stato il passo giusto per me, anche se ovviamente sarei tornato subito perché credo nella squadra e nei giocatori”.

Spalletti?
“Spalletti è geniale. Mi ha sempre spiegato quello che mi faceva fare e lo stesso Antonio Conte. Non c’era niente lasciato al caso ed era tutto nell’ottica di far giocare meglio la squadra. Anche Ranieri diceva: ‘È meglio un’idea mediocre che fanno tutti che un’idea geniale che capiscono in quattro. Io assorbivo tutte le riunioni, quella di Spalletti me la mangiavo con gli occhi mentre c’era gente che sbadigliava. Mi piaceva, sono sempre stato appassionato di calcio sotto l’aspetto tattico. Mi piace capire cosa sta succedendo intorno a me”.

L’avventura al Genoa?
“Tutto molto affascinante. Non so quante squadre abbiano il centro sportivo che sembra la cappella Sistina. Dobbiamo essere bravi a non disperdere tutto questo”.

Parli con i giocatori che lasci in panchina?
“Renzo Ulivieri mi ha detto di non dare troppe spiegazioni perché poi ti vai a incartare. Ho avuto spiegazioni poco convincenti da alcuni allenatori. Nella parte finale della mia carriera ho fatto diverse panchine. Un allenatore mi disse: ‘Oggi non giochi con il Real Madrid perché domenica c’è l’Ascoli ed è più importante. Non dirò chi è, ho scambiato le squadre per non far capire. Resta comunque un bravo allenatore. Se mi dici le bugie mi incavolo…”.

Il tuo sogno era finire la carriera alla Roma?
“Sì, ma ero anche tanto curioso di vedere cosa c’era di fuori”.

Come hai reagito al mancato rinnovo?
“Non ho odiato così tanto smettere quanto avrei odiato trascinarmi in campo. Quando mi hanno comunicato alla Roma la decisione io lo avevo capito, si protraeva da troppo tempo. Giravi l’angolo e vedevi il dirigente che si girava subito per non incrociarti (ride, ndr). L’ho vissuto in maniera molto serena. Avevo paura del dopo, ma io ho chiesto di saperlo. Era l’elefante dentro la stanza, tutti ne parlavano ma io volevo saperlo. Ero curioso e poi volevo salutare i miei tifosi nonostante non sia un amante degli addii. Chiesi a Guido Fienga di dirmi le cose perché avrei voluto fare una conferenza stampa per ringraziare, salutare con un giro di campo. E lui mi disse che l’intenzione era non rinnovare il contratto. Avevo due alternative: provare a convincerli, ma a livello di dignità avrei perso parecchio. Non ti do la gioia di farmi vedere stramazzato sotto la Sud perché voglio rimanere. Volevo uscire con eleganza, rappresento un bel pezzo di Roma e del calcio italiano. Cosa mi cambiava un anno in più? Ero preparato perché avevo visto la fine della carriera di Francesco (Totti, ndr). Quando ha smesso era distrutto, ne ho parlato mille volte con lui e io non volevo stare così male. Ho provato a prepararmi, smettere di giocare a calcio è stata una botta anche per me. Io ho smesso e dopo due mesi c’è stato il Covid: smetti col calcio, smetti di uscire, smetti di vedere persone… Per un attimo mi sono chiesto cose stesse succedendo”.

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Sabatini: “Zirkzee? Massara ci sta lavorando come un fabbro”

Walter Sabatini ha parlato ai microfoni del Corriere della Sera. Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Cosa succede a chi vince Juventus-Roma?
«Può avere un effetto dirompente per tutte e due le squadre. Siamo di fronte a una grandissima partita, che può portare i due club a ragionare di scenari impensati: la Roma di scudetto, e la Juventus potrebbe capire di aver accorciato se non azzerato i tempi per la vetta. Perdere sarebbe per la Roma una sorta di collasso di una percezione, per la Juve uno stop innaturale di una squadra in costruzione».

Spieghi meglio la percezione sulla Roma.
«La partita con il Como è stata come una dichiarazione di guerra al campionato, con quella prestazione ha reso la squadra di Fabregas ospite del match. E io vedo tutte le partite del Como, mi divertono. Ma lunedì la Roma ha dato il segnale di una grande forza interiore, è come una squadra che sta sondando un’idea di se stessa e percepisce la vittoria come una necessità. Se è così, lo è per l’allenatore ma anche per i giocatori: il recuperato Pellegrini, Wesley protagonista essenziale, Hermoso che ha fatto un salto di qualità fisico spaventoso, Mancini poi si è quasi del tutto affrancato da un codice di comportamento litigioso tipico della Roma di Mourinho: qualcosa ancora gli è rimasto, ma oggi è il miglior difensore italiano».

Che cosa la lega a Massara?
«Il criterio dell’affidabilità, che compensava perfettamente il mio essere estemporaneo, umorale e schiavo della mia rabbia mai risolta. Ricky è un aggiustatore. Un uomo molto intelligente e preparato. E soprattutto limpido: neanche se si concentra riesce a dire cose fuori posto, rispetta l’allenatore come l’ultimo dei magazzinieri».

Riuscirà a prendere Zirkzee?
«Me lo auguro, so che ci sta lavorando come un fabbro, con quella stessa dedizione. Zirkzee è un giocatore universale. Meglio ancora: ti mette in una situazione universale, quando lo vedi giocare hai un senso di liberazione. Si respira a pieni polmoni»

Chi la emoziona, nelle due squadre?
«Nella Juventus Yildiz, non c’è dubbio: un giocatore meraviglioso, dovremmo essere tutti felici che sia in serie A. Nella Roma dico Soulé: è ben indirizzato nella strada che porta lassù, è uno che decide».

Qual è lo Juventus-Roma di Sabatini?
«Quello che fini con Rudi Garcia a suonare il violino in maniera polemica. Eravamo primi con la Juventus a pari punti, avremmo avuto semplicemente bisogno di non perderla quella partita (finì 3-2 per i bianconeri, ndr), quel risultato ha condizionato tutto il nostro campionato. Ho avuto modo di parlarne con Rocchi (l’arbitro di allora, ndr): mi ha detto che è stata la peggior giornata della sua carriera, io dico che se dentro una partita ci sono tre episodi dubbi e tutti vengono decisi in quel modo…vuol dire che l’arbitro è stato davvero molto sfortunato. È il cruccio che mi accompagnerà per tutta la vita, quella sconfitta».

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Mancini: “Incaz…ti dopo Cagliari. Ferguson? Speriamo si sia sbloccato”

Gianluca Mancini ha parlato a margine della vittoria contro il Celtic. Ecco le parole del centrale giallorosso in Zona Mista:

Terza vittoria di fila in Europa League e prestazione importante: oggi una delle prime frazioni di gioco migliori di quest’anno…
“Lo dite spesso quando giochiamo bene (ride, ndr). Abbiamo fatto una buona partita. A Cagliari non abbiamo mostrato l’intensità, il ritmo, l’aggressione e la voglia delle precedenti partite e questa cosa ci mangiava lo stomaco. Quando manca questo non dormi sereno e vai a casa inca***to nero. Questa era la prima cosa che ci siamo detti, non si doveva ripetere. Dovevamo essere aggressivi e andare forte e lo abbiamo fatto. Abbiamo segnato dei bellissimi gol all’interno di un buonissimo primo tempo, sotto questo aspetto siamo felici perché ce lo siamo detti e lo abbiamo fatto tutti”.

Dopo il rigore c’è stato un po’ di nervosismo: dovete crescere un po’ sotto questo aspetto?
“Perché crescere in queste cose? Se giochi, ti fai un mazzo così e ti viene assegnato un rigore del genere, non era rigore per tutto lo stadio… È frustrante. Bisogna crescere nel non prendere tre cartellini gialli in un minuto, ma non è facile. Ti impegni, dai il massimo e poi la partita poteva riaprirsi per un episodio del genere. Fossimo andati sull’1-3 la partita sarebbe potuta cambiare. Se devo prendere gol lo prendo perché faccio una ca***a io o fanno un grandissimo gol loro. Prendere gol su quel rigore sarebbe stato brutto, era un rigore molto generoso. A volte la frustrazione è difficile da gestire, poi la panchina ci ha aiutato a rimanere calmi e a fine primo tempo ci siamo calmati”.

Quanto ti senti coinvolto nello schema tattico di Gasperini? Quanto ti diverti quando ti sganci in attacco?
“Quando fai pressione con questa intensità e gamba recuperi il pallone e ti dà più sicurezza e voglia di andarci per permettere ai nostri attaccanti di sfruttare una palla recuperata. Quando arrivi secondo nei contrasti e sulle seconde palle ti demoralizzi come successo a Cagliari, in cui siamo stati secondo in tutto, e questo è inaccettabile. Stasera non è andata così. Io mi diverto tanto quando posso sganciarmi e andare a chiudere in area. Questo modo di giocare mi piace e credo sia buono per tutta la squadra”.

Cosa manca a Ferguson per svoltare?
“Per un attaccante la fiducia e i gol sono importantissimi. La cosa più importante è la prestazione e stasera l’ho visto lottare, pressare e darsi da fare come non mai. Io mi alleno insieme a lui e si vede che è forte e tosto. Nelle prime partite l’ha dimostrato, poi è stato penalizzato dagli infortuni e non è facile rientrare. Non è semplice ambientarsi in un nuovo paese, in una nuova squadra e in un nuovo campionato. Speriamo che stasera sia la svolta, è importante per noi che gli attaccanti segnino”.

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Mancini: “Un orgoglio aver festeggiato la Conference con i romanisti”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di Vivo Azzurro TV, format online legato alla nazionale italiana. Queste le sue dichiarazioni:

L’inizio della tua carriera?
“Mio nonno aveva costruito un campetto da calcio intorno alla sua terra. Era il nostro piccolo centro sportivo. C’erano il calcio, la scuola e tanti sogni che si sono poi realizzati. A sette anni ho iniziato a giocare nella squadra del Paese. Mio padre mi ha sempre fatto vivere il calcio in maniera serena, felice. Lo prendevo come un gioco e con tanta spensieratezza, magari questa cosa mi ha fatto arrivare nel calcio dei grandi”.

L’esordio in Serie B?
“Lì ho capito che il calcio era diventato un lavoro”.

I momenti più belli della tua vita?
“I momenti più importanti della mia vita sono stati la nascita delle mie bimbe, il matrimonio, l’esordio in Serie A e quello in Nazionale. E poi la vittoria della Conference League: vedere tutte quelle persone a Roma mi ha riempito d’orgoglio”.

Materazzi?
“La passione per Materazzi nasce principalmente nel Mondiale del 2006. Avevo dieci anni e lui fu protagonista assoluto. Vedendolo giocare l’ho sempre apprezzato per la personalità, la grinta, per il fatto che nel bene e nel male ci metteva sempre la faccia. A Perugia poi ho avuto la possibilità di conoscerlo, da lì è nata la nostra amicizia”.

Gattuso in conferenza stampa ti ha paragonato a Cafu…
“È stata una battuta che mi ha fatto piacere, certo che accostarmi a un mostro sacro come Cafù…”.

Il rapporto con il ct?
“Il mio rapporto con il mister è bello, puro, vero. È una persona che ha saputo creare in poco tempo quello che va creato all’interno di una squadra”.

Cosa significa la Nazionale per te?
“La Nazionale ha rappresentato sempre tanto. Le estati le passavo con gli amici al bar o a casa a vedere le partite dell’Italia, mi mettevo la mano sul petto e cantavo l’inno. Quando oggi entro in campo con la Nazionale la prima cosa che mi viene mente sono quegli inni cantati con gli amici”.

I playoff per il Mondiale?
“La voglia di andare ai Mondiali è tanta. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare, bisogna prepararci al meglio e arrivarci con una consapevolezza forte”.

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Totti: “Roma in corsa, ma ancora non si è visto il lavoro di Gasp”

Francesco Totti ha parlato ai microfoni di Sky Sport, a margine del Gran Galà del calcio 2025:

Negli scontri diretti la Roma sta facendo fatica ma è lì, a un punto dalle prime.
“Nei tre scontri diretti non è andata molto bene ma il campionato è lungo. Di questo passo la Roma può dire la sua”.

Il lavoro di Gasperini?
“Ancora non si è visto il lavoro di Gasperini, ma è di buon auspicio se siamo lì e non è ancora la Roma che tutti si aspettano. Speriamo che possano cambiare tante cose e possa prendere la mentalità del mister”.

Perché le difficoltà della Roma negli scontri diretti?
“Ci sono squadre più attrezzate e pronte. La Roma è una buona squadra ma ci sono squadre più blasonate”.

De Rossi?
“Ci sentiamo spesso, sono contento per lui e se lo merita. Conosciamo tutti l’uomo, ha la voglia di fare bene e spaccare tutto. Penso possa fare bene a Genova”.

Il miglior giocatore dell’anno scorso?
“Anche se sono di parte, il primo pensiero va a Svilar: alla Roma ha portato tra i 10 e i 15 punti”.

Il miglior allenatore tra Ranieri e Conte?
“Sono due allenatori diversi ma il lavoro di mister Ranieri è eccezionale”.

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Pellegrini: “Gasp mi ha migliorato”

Lorenzo Pellegrini ha disputato una buonissima gara contro il Midtjylland. Tante rincorse in ausilio dei compagni e diverse giocate negli ultimi trenta metri per provare ad azionare i suoi colleghi di reparto.

Queste le sue dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport dopo la gara:

Bella serata con quasi il tutto esaurito e una vittoria non semplice…
“Il Midtjylland è una squadra difficile da affrontare, molto fisica ed intensa sia nei duelli sia nella corsa e nelle ripartenze. Vittoria importante, volevamo rimettere a posto le cose viste le ultime due partite in casa. Siamo contenti del risultato e della vittoria”.

State trovando una via anche senza un centravanti classico, cosa cambia per voi?
“La richiesta è sempre la stessa, ognuno di noi ha le proprie caratteristiche. Quello che vogliamo è arrivare a giocare il pallone in area e dopo cercare di sviluppare al meglio l’azione offensiva. Siamo convinti di quello che stiamo facendo, dall’inizio dell’anno sappiamo di dover e poter fare più gol. Oggi mi sento di rimarcare l’atteggiamento di tutti quanti, uno di noi perde palla e siamo pronti a riconquistarla. Era importante vincere e lo abbiamo fatto”.

Sei tornato il Pellegrini di prima, quanto conta Gasperini e quanto c’è di tuo?
“Secondo me c’è un po’ di tutto. Quando si parla del mister si parla tanto della parte atletica, ma lui ti migliora tanto anche sulla parte tecnico-tattica. Io mi sento migliore sia in allenamento sia in partita. Non credo sia giusto parlare di lui citando solo la questione atletica. Era una cosa che volevo tanto anche io. L’anno scorso ho avuto l’infortunio e le tante incognite, ma non c’è migliore risposta che sul campo. È stata un’estate impegnativa e che mi ha insegnato tanto ed oggi mi sento una persona migliore, pronta ad affrontare qualsiasi difficoltà”.

Domenica sera il Napoli…
“Noi sapremo quello che andremo a fare, la prepareremo nei prossimi giorni. Sarà importante anche il recupero e in questi giorni vedremo quello che ci dirà il mister. È una grande partita. Ci troviamo lì perché lo meritiamo, siamo migliorati tanto e possiamo ancora migliorare. Bisogna avere l’umiltà e la consapevolezza di essere lì non per un caso. Stiamo facendo delle ottime cose e dobbiamo continuare a farle perché poi quanto di buono fatto non sarà servito a niente”.

Può sognare in grande questa squadra? La fascia?
“Io credo che poi alla fine il calcio sia la passione, il sognare e questa è l’essenza dello sport. Quindi perché no… Ma sognare dipende dall’ottica di pensare partita dopo partita e se non lo fai è inutile che sogni. Possiamo ancora migliorarci tanto e fare quello che stiamo facendo sempre con più determinazione. La fascia? Sempre un piacere, questa è una squadra fortunata perché non ha un solo punto di riferimento ma tanti. Ci sono tante personalità importanti in questa squadra che cercano di remare per il bene di tutti noi. Poi vorrei sottolineare e fare i complimenti a Ghilardi perché ha fatto una partita eccezionale. È difficile quando non giochi entrare con questa determinazione. Sono sicuro che crescerà tanto, quindi ci tenevo a fargli i complimenti”.

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Dovbyk sull’infortunio: “Ecco quando torno…”

Artem Dovbyk è intervenuto a sorpresa in una tv ucraina, nelle ore successive alla qualificazione diretta al Mondiale della prossima estate, parlando del suo infortunio: “E’ fastidioso perchè di natura muscolare, ancora un mese e tornerò”.

L’ucraino in questa stagione non è riuscito a confermarsi appieno in maglia giallorossa dopo i 17 gol stagionali di un anno fa. Sono solo 2 le reti, contro Verona e Parma all’Olimpico e tante, troppe critiche sul suo rendimento. A gennaio è sempre possibile una sua cessione in prestito per giocare con continuità, vista la richiesta di Gasperini di almeno due nuovi attaccanti.

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Gasperini: “Scudetto? I tifosi liberi di sognare. Friedkin pronti ad investire sulla Roma”

Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni del Tg1. Ecco le sue dichiarazioni:

La Roma è prima in classifica, ai tifosi ha detto che sono liberi di sognare. Sognare lo scudetto?
“Tutti sono liberi di sognare, si può fare tranquillamente. Speriamo che il risveglio sia positivo. Intanto godiamoci questo momento”.

L’importante è crederci…
“Quello sicuramente, i giocatori con il loro atteggiamento e comportamento ci credono in ogni partita. Siamo solamente all’inizio. Quando fai un bel sogno è già qualcosa di buono”.

Il calciomercato di gennaio?
“Come sempre, vale un po’ per tutte le squadre, si deciderà al momento”.

Il rapporto con i tifosi?
“Con il tempo ci si conquista, ci si conosce soprattutto e ci si apprezza sempre di più. Non è una cosa che si può ottenere così: baciando la maglia, facendo queste cose o andando sotto la Curva”.

Il nuovo Stadio?
“Sarebbe veramente un grande regalo da parte della società e della proprietà. Ho visto il progetto ed è meraviglioso. È una società che ha voglia di investire, di fare lo stadio e di migliorare la squadra”.

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Svilar conferma: “Mai lavorato così in ritiro e i risultati si vedono…”

Mile Svilar ha parlato in conferenza stampa a margine della sfida vinta contro l’Udinese, elogiando fortemente il lavoro svolto fin qui da Gian Piero Gasperini:

Le 100 presenze? Cosa rappresenta per te questa squadra e questa difesa?
“Un orgoglio molto grande le 100 partite. Sono molto felice, spero di farne altre 100… La difesa? Grande lavoro, ma la difesa inizia dall’attacco e finisce al portiere. È difficile creare occasioni contro di noi, dobbiamo continuare così senza accontentarci”.

Ti aspettavi una partenza così? Siete sorpresi di questi risultati?
“Non siamo sorpresi. Nei due mesi di ritiro non avevamo mai lavorato così tanto a livello fisico e tattico. La classifica? Non bisogna guardarla, è molto presto. Pensiamo partita dopo partita, non dobbiamo mai accontentarci e continuare in questo modo. Questo lavoro sta portando risultati, crediamo nel lavoro che stiamo facendo e siamo tutti sulla stessa linea. Così arriveranno altri risultati positivi e gioie”.

La parata su Zaniolo? È la difesa più forte con cui hai giocato?
“È la più solida, basta guardare i numeri. Anche prima la Roma non prendeva tanti gol, siamo sempre stati solidi. Non so se sia la migliore, speriamo che possa diventarlo. La parata su Zaniolo? Uno dei miei punti forti è l’uno contro uno, l’ho letto prima e me l’ha tirata addosso”.