Con Dybala, Azmoun e Renato Sanches fuori, come scrive il Corriere dello Sport, oggi la super sfida contro il Milan prima di una sosta lunghissima per la Roma: 16 giorni da oggi alla ripresa contro l’Empoli. E’ evidente dunque che un’altra sconfitta, oltre a generare un doloroso -8 dalla vetta dopo appena tre giornate, lascerebbe qualche strascico antipatico all’interno della squadra. Pertanto Mourinho, all’esordio stagionale in panchina dopo le due giornate di squalifica ereditate dallo scorso campionato, potrebbe ragionare su una formazione più accorta per recuperare l’equilibrio perduto: quattro gol subiti da Salernitana e Verona sono un dato imperdonabile, tanto più perché derivati da errori difensivi grossolani.
Se così fosse, il sostituto tattico di Dybala non sarebbe El Shaarawy ma Pellegrini che ha smaltito l’affaticamento muscolare e può giocare. Dal 3-5-2 la Roma passerebbe così al 3-5-1-1 o addirittura al vecchio 3-4-2-1 con un centrocampista in più rispetto a Verona, cioè Aouar, con la conferma di Paredes e Cristante. Belotti sarebbe l’unico attaccante, almeno per cominciare, perché poi Lukaku e lo stesso El Shaarawy potrebbero fornire un supporto offensivo prezioso nel secondo tempo.
Per risolvere uno dei classici problemi delle difese che affrontano il Milan, invece, Mourinho sta studiando la mossa Celik. Fin qui il terzino turco non è mai stato impiegato ma nella scorsa stagione, sia all’andata che al ritorno, giocò due ottime partite contro Leao, conosciuto come compagno ai tempi del Lilla. All’Olimpico fu lui anche a creare l’assist per il provvisorio vantaggio di Abraham. Considerando che Kristensen e Karsdorp non hanno incantato nelle prime esibizioni, stavolta il casting per la fascia destra potrebbe premiare Celik. Con Cristante che, da mezzala o da mediano, rinforzerebbe la zona allargandosi ove fosse necessario contenere la spinta di Theo Hernandez. E Mancini, acciaccato ma disponibile, a difendere come sempre su quel lato.
La Roma sta attraversando la sua peggiore serie di risultati negativi contro il Milan in questo secolo. Da quando ha sconfitto il Milan con un punteggio di 2-1 all’Olimpico il 27 ottobre 2019, la Roma ha subito 3 pareggi e 4 sconfitte contro la squadra rossonera. Quel match aveva visto l’apertura del punteggio grazie a un gol di testa di Dzeko, seguito dal sinistro di Zaniolo e preceduto dal pareggio di Theo Hernandez.
Sebbene la striscia attuale sia ancora lontana dalla lunga serie di 17 partite senza vittorie (con ben 12 sconfitte) tra il 1988 e il 1996, il Milan è l’unico avversario che ha un vantaggio in casa nei confronti diretti in Serie A contro la Roma. Il bilancio complessivo registra 26 vittorie per la Roma, 30 sconfitte e 33 pareggi. In questo conteggio è inclusa anche la partita 2-2 allo Stadio Nazionale nel girone finale del campionato 1945-46.
Anche per José Mourinho, che tornerà domani in panchina dopo una squalifica di 2 giornate, il Milan rappresenta un avversario ostico. Ha subito una sconfitta per 1-0 nella Supercoppa contro il Porto nel loro primo incontro diretto nel 2003, e ha anche perso 1-0 nel suo primo derby contro l’Inter nel 2008. Dopo una serie di 4 vittorie consecutive contro il Milan, l’ultima vittoria risale al 2010, quando allenava il Real Madrid e ha sconfitto il Milan con un punteggio di 2-0 in Champions League al Bernabeu. Successivamente, ha registrato 3 pareggi e 2 sconfitte contro il Milan.
Il Corriere della Sera fa notare che ci sono tre squadre che José Mourinho non è riuscito a battere da quando è tornato in Serie A, e queste sono Napoli, Venezia e appunto il Milan. Sorprendentemente, Stefano Pioli è l’unico dei 138 allenatori contro cui Mourinho ha giocato almeno 3 volte in carriera che non è mai riuscito a battere. Dopo due sconfitte contro il Milan nella stagione 2021-22, sono seguiti due pareggi nella stagione scorsa.
Un punto in due partite, Dybala quasi certamente out e Lukaku che probabilmente andrà in panchina. Josè Mourinho in queste ore sta ragionando sulla formazione anti-Milan, sapendo che ora non si può più sbagliare. Il tecnico gialloroso si aggrapperà nuovamente a Belotti: 2 gol, 1 assist e un’espulsione procurata.
Come scrive il Corriere dello Sport, El Shaarawy potrebbe partire dalla panchina, come unico cambio offensivo disponibile e Pellegrini a quel punto giocherebbe più avanzato alle spalle del Gallo.
Aouar tornerà titolare al fianco di Paredes e Cristante, con Celik che potrebbe essere la sorpresa sulla destra al posto di Kristensen. Chance per Edoardo Bove dall’inizio al posto dell’argentino.
Se sia il frutto di un cambio di filosofia o di un rodaggio assai più complicato del solito, si capirà presto. Di sicuro la Roma delle prime due uscite di campionato ha messo in evidenza problemi che la scorsa stagione non si vedevano. […] Si possono individuare tante cause, ma è bene partire da un dato numerico che non tutto spiega ma di certo fa capire la tendenza. La squadra di Mourinho nel campionato 2022-23 ha avuto la quarta miglior difesa per rendimento, con 38 gol incassati in 38 partite, uno di media ogni 90’. Ora che di minuti ne sono passati 180, Rui Patricio si è già dovuto arrendere quattro volte.
Come scrive la Gazzetta dello Sport, la prima parte di questa stagione romanista è tutta in una fotografia, il raddoppio di Ngonge di sabato a Verona. Ovvero una squadra proiettata in avanti, senza lo straccio di una marcatura preventiva, con un avversario lanciato in velocità contrastato poco e male. Paredes non sarà mai Matic. L’argentino aggiunge verticalità, si è visto persino a Verona pur dentro un primo tempo negativo. Ma davanti alla difesa forse Mou ha bisogno di altro. E infatti nella ripresa del Bentegodi in mezzo ha riportato Cristante, più abile (e non ci vuole molto) nello sporcare le linee di passaggio avversarie.
L’errore di Rui Patricio sul primo gol del Verona è marchiano e decisivo, perché mette in salita l’intera partita. Ma il simbolo del calo è Smalling. Ovvero il leader del reparto, il migliore per distacco delle ultime stagioni, per il rinnovo del quale la Roma e i suoi tifosi hanno giustamente esultato. Gli errori dell’inglese delle passate stagioni si contano davvero sulle dita di una mano. […] Smalling non può certo aver dimenticato come si difende. Saprà (e dovrà) Mourinho riportarlo al top. Perché neppure con Lukaku in rosa si può pensare di vincere le partite pensando solo a fare un gol in più dell’avversario. Mou non è mai stato questo. E non lo è neppure adesso.
VERONA ROMA DYBALA PELLEGRINI – NEWS RS _ Il mercato da una parte, con l’improvvisa fiammata legata a Lukaku, ma anche e soprattutto il campo. Domani sera la Roma andrà a caccia del primo successo stagionale contro il Verona in trasferta (battuto 3-1 lo scorso anno grazie al guizzo finale di Volpato).
Nei giallorossi torneranno titolari Pellegrini e Dybala, assenti all’esordio per squalifica. Mou ripartirà dal 3-5-2 con Rui Patricio tra i pali e il trio composto da Mancini-Smalling-Llorente a proteggere i pali giallorossi. Sugli esterni speranze concrete per la coppia Zalewski-Karsdorp che potrebbe rilevare il duo Kristensen-Spinazzola, in mezzo Cristante play (Paredes non ha ancora i 90 minuti) con Pellegrini di rientro nel ruolo di mezzala e ballottaggio Aouar-Bove. Davanti Dybala-Belotti, a caccia di nuovi gol dopo la doppietta iniziale.
Roma, il ritorno di Pellegrini e Dybala contro il Verona, ma non solo
FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – A sorpresa e sbarcato in poche ore nella capitale. La celerità dell’intervento sul mercato per le punte, mancata per 80 giorni dopo l’infortunio di Abraham si è materializzata tutta improvvisamente con Sardar Azmoun. 28 anni, iraniano, attaccante di proprietà del Bayer Leverkusen che Pinto ha deciso di ingaggiare dopo l’ulteriore stop per Zapata in prestito con diritto di riscatto da 13 milioni.
MI RITORNI IN MENTE... – Sardar non è un nome nuovo a Trigoria. Nell’estate del 2021, subito dopo l’arrivo di Mourinho, quando Dzeko ancora era a Trigoria, la Roma trattò l’iraniano allora allo Zenit e protagonista di due grandi stagioni in Russia, ma l’affare alla fine non si chiuse. All’epoca i giallorossi cercavano una punta ben strutturata fisicamente, ma soprattutto di movimento e in grado di poter far coppia potenzialmente con il bosniaco, che poi scelse l’Inter. Azmoun era apprezzato da Mourinho, ci fu un dialogo a distanza tra i due, ma lo Zenit fece muro e l’affare non si concretizzò. Il calciatore andava a scadenza di contratto dopo 12 mesi, ma il club russo chiese una cifra ritenuta a Trigoria eccessiva.
Poteva essere lo spartiacque della carriera dell’iraniano, poi finito successivamente al Bayer Leverkusen, dove però non è riuscito a confermarsi. L’esperienza in terra tedesca infatti è stata decisamente meno felice visti gli appena 5 gol (e 5 assist) in un anno e mezzo. Oggi Sardar ci riprova, consapevole di doversi rilanciare in primis fisicamente e poi tecnicamente. Dybala lo ricorda bene: in un Juventus-Zenit di Champions League, Paulo segnò una splendida doppietta che spinse i bianconeri alla vittoria, ma anche Azmoun fece una grandissima prova allo Stadium, andando a segno.
CARATTERISTICHE E NUMERI – Classe 95′, Azmoun – con un curioso passato da pallavolista in età giovanile – è destro di piede, dal fisico longilineo, filiforme ed elastico, in possesso di un’ampia visione di gioco, a cui abbina ottime doti tecniche, velocità palla al piede, agilità nei movimenti ed eleganza nel controllo di palla. I numeri, presi in maniera asettica, descrivono un attaccante prolifico: 154 reti in carriera in 370 apparizioni tra club e nazionale, dove evidentemente è considerato un idolo assoluto. Lo chiamavano il ‘Messi d’Iran’, ma i paragoni con la pulce argentina storicamente non portano benissimo.
A proposito di Nazionale: recentemente Azmoun ha segnato forse il suo gol più importante, fuori dal rettangolo verde di gioco. In occasione dell’ultimo Mondiale in Qatar, l’attaccante ha apertamente e aspramente contestato il regime di Tehran, schierandosi al fianco delle donne e delle proteste di piazza sui diritti umani, dopo l’omicidio Mahsa Amini. Un coraggio rilevante vista l’enorme repressione delle più basiche libertà personali esercitate in Iran e tale scontro a distanza potrebbe spingere Azmoun a rinunciare a gennaio alla Coppa d’Asia. Mou ne sarebbe ovviamente felice.
In Germania Azmoun ha trovato meno spazio rispetto a quanto credesse, anche perchè nel corso della sua esperienza c’è stato un cambio tecnico in panchina, con lo sbarco di Xavi Alonso che sul ragazzo nutriva meno certezze rispetto al suo predecessore. Il problema principale però di Sarad è stata indubbiamente la sua fragilità fisica: negli ultimi due anni e mezzo Azmoun ha sofferto spesso di infortuni muscolari, soprattutto al polpaccio e anche questa estate si è fermato ad inizio ritiro per una lesione. Il vero punto di domanda dunque risiede sulle condizioni fisiche. L’ennesima scommessa del mercato giallorosso da questo punto di vista.
Josè Mourinho tornerà a parlare in conferenza stampa. Dopo la prima alla vigilia del match d’esordio contro la Salernitana, il tecnico giallorosso parlerà domani alle 14.00 prima della partenza per Verona e in vista della sfida contro l’Hellas, in programma sabato sera al Bentegodi.
MOU E I SUOI REGISTI – FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Il mercato catalizza attenzioni mediatiche, alimenta i sogni dei tifosi ma anche ansie vista l’annosa vicenda legata alla punta. Il mercato amplifica tensioni e aspettative degli allenatori che vorrebbero lavorare senza ulteriori pressioni e pensieri. I giorni di fine agosto, a ridosso o subito dopo la ripresa ufficiale della stagione sono immersi o sospesi spesso in una dimensione dicotomica. Immaginate una creatura bicefala, che lavora sui tavoli delle trattative e contemporaneamente anche in campo.
LA PUNTA E I NUOVI PUNTI – Mourinho, al suo terzo anno a Roma, attende buone notizie da Tiago Pinto sul fronte centravanti e nel frattempo prova a plasmare la sua nuova squadra, modellandola su principi leggermente diversi rispetto allo scorso anno. “Abbiamo svolto un’ottima preparazione – ha dichiarato lo Special qualche giorno fa in conferenza – che ci ha permesso di migliorare e affinare diversi aspetti tattici del nostro gioco”. Il tecnico non si è sbilanciato oltre, non ama svelare le sue carte o parlare di strategie, forse anche per questo produce in chi ascolta l’idea che non ci sia accuratezza tattica nel suo percorso didattico. In realtà, evidentemente, non è così. La differenza tra Mourinho e altri allenatori, è che il portoghese non è un dogmatico, ma un pragmatico. Adatta i suoi concetti di calcio alle caratteristiche dei giocatori migliori che ha e nella Roma, evidentemente più che in altre realtà, spesso ha dovuto fare di necessità virtù.
PERCORSI E CAMBIAMENTI – Nella scorsa stagione l’infortunio di Wijnaldum ad inizio anno ha rotto sul nascere diverse uova nel paniere. Mou fu costretto a schierare l’indigesta coppia Cristante-Matic, che impiegò diverse settimane a carburare. Poi eliminato l’equivoco Zaniolo, la squadra ha trovato una sua conformazione chiara: grande compattezza e densità difensiva, una linea più a cinque che a tre nella sostanza, con Dybala gradualmente sempre più avvicinato alla porta e Pellegrini irrimediabilmente sempre più arretrato in mediana. Dal 3-4-2-1 si è virato verso il 3-5-2, come accaduto a Budapest dove la Roma disputa una delle migliori partite stagionali, ma purtroppo come sappiamo non è bastato per alzare la Coppa (d’altronde Taylor non si batte con gli schemi).
Questa mutazione ha spinto il tecnico ad iniziare un (parziale) nuovo percorso con i suoi uomini, durante il ritiro estivo. Laddove lo scorso anno si ricorreva spesso al lancio in profondità sui centravanti per cercare fortuna su sponde ed eventuali seconde palle (simbolo chiaro il gol di Bove contro il Leverkusen), quest’anno la Roma ha in cantiere un modo diverso di sviluppare la manovra. Meno lanci lunghi, più ricerca della costruzione dal basso. Concetti non estremizzati ovviamente e meccanismi da oliare, ma la ricerca è questa.
I puristi e gli ipercritici diranno: “Beh alla fine Belotti segna su un lancio lungo di Llorente il primo gol e su calcio piazzato il secondo”. Insomma, la stessa Roma di un anno fa. Vero, se il calcio però fosse riferibile esclusivamente agli highlights. Nel corso dei 96, umidissimi, minuti dell’Olimpico, si è visto un percorso diverso, che necessita di tempo probabilmente, ma una traccia c’è già stata. Nella prima mezz’ora contro la Salernitana, l’undici giallorosso – privo di Dybala e Pellegrini squalificati e con Paredes in panchina – ha sperimentato e spesso trovato linee di passaggio nuove.
Foto Fraioli
MOU E IREGISTI ED ALTA TENSIONE – La sensazione è che Mou voglia innestare nell’undici titolare della Roma una mentalità nuova, che passi attraverso i piedi di più registi, a partire dalla difesa. Rui Patricio non è un purista del rilancio preciso, non ha i piedi di Alisson per intenderci. Smalling, si sa, è particolarmente apprezzato per le sue capacità difensive, non per come imposta. Mancini è bravo a trovare i compagni in profondità con aperture improvvise, ma non è Bonucci. Chi resta? Diego Llorente. Spagnolo, esperto, autorevole, coraggioso. Sul centro-sinistra l’ex Real Sociedad è il primo filo conduttore di questa alta tensione tecnica, in attesa di Ndicka che da mancino agevola uno sfogo più rapido e pulito sulla sua zona di competenza. Giro palla rapido da destra a sinistra e via con Diego a cercare lo scambio o lo scarico sull’esterno verso Spinazzola oppure l’imbucata per Aouar.
Il franco-algerino, apre il vero cantiere di questi giorni che riguarda il centrocampo: il pacchetto è stato fortemente rinforzato. Fuori Wijnaldum (nella versione turista per caso), Tahirovic, Camara (già scartato a dicembre) e il sig. Matic, dentro Aouar, Paredes, Renato Sanches oltre alla crescita di Bove, che un anno fa di questi tempi era ancora relegato alla categoria bambini. Qualità, fisicità, verticale, palleggio, c’è tutto, almeno in potenza, perchè come noto la differenza la farà la bravura dello staff atletico nel riportare al top della condizione questi calciatori.
Aouar è un delizioso ‘conduttore’ di palloni. Quando c’è da giocare di prima lo fa, quando c’è da portarla su per creare scompiglio in zona trequarti altrettanto. Deve trovare brillantezza, ma sarà un fattore nell’accrescere la qualità del gioco romanista. Visivamente, Cristante da play basso ha avuto più spazio di manovra, perchè le due mezzali tenevano lontano il primo pressing campano, ma con l’inserimento lì di Paredes, soprattutto in gare dove affronterai avversari particolarmente chiusi, la Roma acquisirà necessariamente ulteriori linee di passaggio, precisione nella rifinitura e aperture a 40-50 metri.
Infine Pellegrini e Dybala, ultima direttrice tecnica di questa mutazione, su cui c’è poco da aggiungere. Paulo si avvicinerà alla porta, farà meno lavoro di raccordo, perchè nella teoria di Trigoria c’è la possibilità con questo centrocampo, di portare palloni più puliti sulle mattonelle preferite dall’argentino. Il capitano, sulla carta, si gioca il posto con Aouar sul centrosinistra, ma giocherà anche insieme a lui e chissà, se Mou dovesse pensare ad un ulteriore aggiustamento tattico, anche sulla stessa linea, con qualche metro di distanza, immaginando un ritorno alla difesa a 4.
Work in progress significa sviluppo ma anche possibili inciampi. Per questo, al netto della punta che arriverà, la Roma con la mentalità Mourinhiana (e non dogmatica) ricorrerà ancora alla vecchia formula, perchè alla fine dei conti si sommano i punti e non le belle giocate. L’importante è ritrovare entusiasmo e inglobare i nuovi nello spirito di gruppo di questi anni. Ma la strada è lunga e una Roma ‘di rincorsa‘ con questa nuova veste, potrebbe essere una bella sorpresa di questa stagione.
I due gol di Belotti alla Salernitana non cambiano le strategie della Roma. Un centravanti (almeno) doveva arrivare e un centravanti (almeno) arriverà. Il favorito rimane Zapata. Anzi, ieri per qualche ora, si pensava che l’arrivo del colombiano fosse addirittura questione di ore. Ci vorrà invece ancora qualche giorno.
Un po’ perché se è vero che a Trigoria hanno accettato come la valutazione del colombiano sia di 10 milioni, improbabile che un affare salti per una differenza di vedute tra una formula 5+5, 6+4 o 7+3. La novità è che oltre a limare questi aspetti, qualche pensiero sul trasferimento ora ce l’ha anche Zapata. Inizialmente il colombiano non accettava che il riscatto fosse subordinato al 50% delle presenze. Adesso che il problema è stato dribblato, Duvan ha deciso di prendere tempo.
Che dipenda da un lungo colloquio avuto ieri con Gasperini che non è mai stato convinto della sua partenza, ancor di più dopo il ko di Touré (e la maglia da titolare con il Sassuolo è la conferma) o semplici riflessioni da padre di famiglia (nel caso accettasse il trasferimento, la famiglia rimarrà a Bergamo: la moglie si occupa di una linea di prodotti cosmetici e fa la spola con Milano, i bambini sono stati già iscritti a scuola e rimarrebbero comunque con la mamma) poco cambia. Quello che doveva essere un sì, per adesso è un nì.
Come scrive il Messaggero, il paradosso della vicenda è che questa frenata arriva nel momento in cui l’Atalanta era entrata nell’ordine di idee di cederlo. Nel programma di ringiovanimento dell’intero pacchetto offensivo (sono arrivati Scamacca, 24 anni, Touré, 21, De Ketelaere, 22 anni, che si aggiungono a Lookman, 25 anni) alleggerire il monte-ingaggi e separarsi da un centravanti che ha già compiuto 32 anni e nelle ultime due stagioni ha palesato diversi problemi fisici, ricavandoci 10 milioni, poteva valere la pena. Ma poi ci si è messo di mezzo il ko di Touré, i dubbi di Gasperini e le perplessità di Duvan.
Morale? L’impressione è che bisognerà attendere ancora qualche giorno. Il piano B della Roma ad oggi si chiama Willian José, 31enne brasiliano del Betis Siviglia che non fa impazzire Mourinho. A meno che non prenda piede la suggestione Lukaku. Passano i giorni e il belga rimane bloccato al Chelsea. Il trasferimento alla Juventus si è complicato e l’attaccante di andare in Arabia non ci pensa. Potrebbe diventare (ma servirebbe che il Chelsea partecipasse all’ingaggio) un all-in dell’ultimo minuto.
La ripartenza, Bruno Conti, la sfida alla Salernitana e gli arbitri. Ma soprattutto il mercato, che per alcuni versi lo preoccupa ancora, ma che per altri lo ha già rasserenato un po’. Soprattutto dopo l’arrivo di Leandro Paredes e Renato Sanches, due in cui José Mourinho crede tanto. Ed allora la sua terza stagione romanista parte così, con il portoghese che nelle sue 18 “prime volte” ne ha vinte 12, pareggiate 5 e persa solo una (con il Tottenham, nel 2020/21). Certo, come tutti gli allenatori gli piacerebbe avere la squadra già fatta (“Anche perché il campionato inizia ora, non il 31 agosto”) ma sa che presto avrà quei rinforzi che cerca. Soprattutto in attacco.
Si riparte dalla Salernitana, dunque, esattamente come nella scorsa stagione, quando a campi invertiti la Roma vinse con un gol di Cristante. “Hanno un ottimo allenatore e un potenziale per arrivare in Europa – dice Mou – Sarà una partita difficile, come del resto tutte in Serie A. Certo, noi dovremo fare a meno di due giocatori importanti come Dybala e Pellegrini. Questa cosa delle squalifiche che si trascinano da un campionato all’altro per somma di ammonizioni è démodé. Siamo rimasti indietro”. Poi l’appello ai tifosi: “Ci manca ancora l’attaccante. Spero che i nostri tifosi giochino con noi, da attaccanti appunto”.
Già, l’attaccante. Il centro dei pensieri di Mou. “Il problema lo conosciamo tutti, soprattutto visto che Abraham si è fatto male il 4 giugno e in questo tempo non siamo riusciti a risolverlo. Ma è inutile stare qui a piangere, devo fidarmi della società che mi dice che presto sarà risolto. Anche arrivasse Mbappè adesso o il 31 agosto saremmo comunque in ritardo”. In questa settimana si può sbloccare qualcosa, anche se Zapata è più lontano e Marcos Leonardo si allunga verso gennaio. Ma Willian José ed Ekitiké sono due piste valide.
Come scrive la Gazzetta dello Sport, intanto Mou si consola con quanto successo a centrocampo. Con un pizzico di polemica nei confronti di Matic, chiamato “signor Matic”, quasi a volerne sottolineare l’attuale distacco. “Sul signor Matic cosa devo dire? Il ds del Rennes ha spiegato che stavano parlando da circa un mese e ciò basta per commentare la vicenda. La sua uscita non ce la aspettavamo: ha giocato 50 partite, un grandissimo giocatore. Ma la Roma ha avuto una grande risposta, il problema è quando perdi qualcuno e non viene sostituito. Ed invece sono arrivati Paredes e Sanches, non Peppino e Tonino. Il modo di giocare di Paredes mi piace tanto, con lui non perdiamo niente. Il problema è che la scorsa stagione non è andata benissimo per lui, se non per il Mondiale. Anche Sanches è un giocatore top, ma nell’ultima stagione ha avuto tanti infortuni. Come Aouar, che praticamente non ha giocato mai. Mi piacciono molto tutti e tre, ma devo lavorarci su”.
Quindi altre due carezze. A Pinto e a se stesso (“Il direttore è stato bravo nel trovare sotto pressione quei 30 milioni con i giovani, ma un po’ di merito è anche mio che in un anno e mezzo ho valorizzato giocatori che prima valevano zero”). E poi a Bruno Conti: “Fosse per me lo terrei in panchina sempre al mio posto, è un personaggio top. A Verona, domenica prossima, ci sarà ancora lui”. La chiusura con gli arbitri: “A me interessa l’onestà, deve esserci lo stesso trattamento per tutti. Se sarà così allora avremo la stagione perfetta”.