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Interviste

Dybala: “Accoglienza di Roma unica, sono rimasto per vincere con Mou”

Paulo Dybala ha parlato ai microfoni di As. Ecco l’intervista dell’argentino:

Paulo, inizia una nuova stagione.
“Sono molto contento. Per anni non avevo svolto una preparazione dall’inizio. Mi farà bene”.

Stiamo vivendo l’estate dell’Arabia Saudita.
“Il calcio è uno sport globale, lo guardano in tutto il mondo e lì hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di vedere da vicino i grandi personaggi. Poi spetta a ciascuno prendere questa decisione. A livello agonistico è molto presto, hanno iniziato a ingaggiare giocatori adesso, come faceva allora la MLS”.

Anche tu hai ricevuto delle proposte e hai deciso di restare a Roma.
“Perché mi sento bene qui. Mi hanno trattato in un modo unico. Durante le vacanze ho continuato a chiacchierare con Mou ed entrambi volevamo davvero dare qualcosa in più. Siamo stati vicini al raggiungimento di un obiettivo importante e ci è rimasto quel sapore agrodolce. Mi sono sentito molto a mio agio sotto tutti gli aspetti. Inoltre alla fine del percorso abbiamo una gara molto importante con la Nazionale, fare le cose bene qui mi aiuterà ad essere lì per vincere il trofeo che mi manca con l’Argentina”.

Vede una Serie A in crescita?
“L’anno scorso c’è stata molta concorrenza e lo stesso accadrà quest’anno. Difficile scegliere il miglior candidato per lo scudetto, diversi si sono rinforzati. Le italiane hanno fatto molto bene in tutte le competizioni: l’Inter era vicinissima alla Champions League e tutti pensavano che il City avrebbe segnato tanti gol contro di loro in finale. Purtroppo abbiamo perso ai rigori, anche la Fiorentina era a un passo dalla vittoria in Conference. Spero continui così, il calcio italiano se lo merita”.
Che ricordo hai della finale con il Siviglia?
“Molto triste. Sono arrivato in finale con quel tanto che basta a causa di una botta, ma per fortuna ho potuto esserci e dare una mano, anche se purtroppo non è bastato. Penso che ce lo siamo meritato, anche se il Siviglia ha preso una strada molto difficile per arrivarci. I rigori hanno deciso che erano loro i campioni e bisogna congratularsi con loro. Per noi è stato un grande dolore”.

In Supercoppa gli andalusi hanno fatto soffrire il City.
“L’ho visto, avevano la possibilità di vincere. A tratti sembrava che ogni contropiede potesse essere un gol e l’ultimo rigore è stato quasi fermato da Bono. Il calcio è così”.

Mou ha detto che sei d’oro e un “ragazzo di un’altra epoca”.
“Se lo pensa un allenatore che ha fatto numeri incredibili è un enorme piacere. Dico sempre che è il gruppo che mi fa stare bene e può dare il massimo. Sono grato a lui, al suo staff e ai colleghi”.

Ha concluso qui la sua prima stagione con 18 gol e otto assist. A volte sembra che Roma ruoti intorno alle sue type=’text/javascript’ idee.
“Confido molto in me stesso, in quello che posso dare. Se i compagni si appoggiano a me, è una bellissima responsabilità. A volte sembra che non abbiamo un gioco molto appariscente, ma è sempre molto efficace e questo fa risaltare i risultati individuali dei giocatori”.

Che Roma vedremo quest’anno?
“Cercheremo di migliorare in tutte le competizioni. Vogliamo regalare un titolo ai tifosi, se lo meritano. Con i rinforzi arrivati ​​e quelli che potrebbero arrivare, abbiamo un’ottima rosa. Cercheremo di essere più aggressivi, più profondi, con un gioco che ci dia più opzioni”.

Ha parlato di rinforzi, e il suo amico Morata ha fatto molto rumore…
“E io l’ho sempre chiamato (ride). Siamo molto amici, è quasi di famiglia, lo conosco da molto tempo. Ovviamente è un’opzione non praticabile, ma mi sarebbe piaciuto averlo qui a Roma con noi. Ci siamo conosciuti al nostro primo anno alla Juve, fin dall’inizio abbiamo avuto una grande amicizia che è cresciuta negli anni. Con la nascita di Bella, la loro ultima figlia, ci hanno sorpreso dicendo che io e la mia compagna saremmo stati i padrini. È stato bellissimo e ogni volta che è possibile viaggiamo per andare a trovarli, anche se ora vogliamo vedere la ragazza più che i suoi genitori (ride).

È appena arrivato un suo amico: Paredes.
“Quando ho saputo che poteva venire, l’ho chiamato tutti i giorni, chiedendogli notizie e se potevo aiutarlo in qualche modo. Sono stato molto contento, so che gli piacciono molto la città e il club. La qualità che ha ci aiuterà molto”.

Cosa hai imparato da Roma vivendola da dentro?
“La passione e il senso di appartenenza che hanno è molto simile a quello che si vive in Argentina. In Europa, per noi che veniamo da lì, tutto sembra più tranquillo, ma qui è diverso. La gente te lo fa sentire dal primo giorno, molti mettono il club come la cosa più importante della vita, anche prima delle loro famiglie. Lo dimostrano in ogni partita: l’anno scorso l’Olimpico era sempre pieno. Combattere in ogni partita con loro è stato molto bello. Quando sono arrivato come rivale ho visto l’atmosfera, ma non l’ho vissuta come ora”.

Totti l’elogia sempre e ne ha chiesto l’acquisto. Hai parlato con lui?
“L’ho visto prima di venire alla partita di beneficenza di Eto’o a Milano. Non abbiamo parlato molto, perché c’erano le telecamere, ma sono molto grato per le parole che ha detto su di me. Qui è un dio, è un mito per il popolo e ha tutta la mia ammirazione”.

Come hai vissuto il giorno della tua storica presentazione?
“Non sapevo niente. Dopo la conferenza, il direttore Tiago mi ha detto che ci sarebbe stata una presentazione, ma io ho solo immaginato una foto e qualche video. Non avrei mai immaginato tutto questo. Stavamo andando in centro, siamo passati davanti al Colosseo quadrato e ho iniziato a vedere gente con le bandiere… È stato un momento molto folle. A volte giochi davanti a 70.000 persone e sei calmo, lì ero nervoso. Tutte quelle persone erano lì per me, che non avevo mai giocato per loro e venivo da un rivale. Una volta uscito, ho cercato di godermelo e di vivere il momento. Venivo da un momento difficile e questo mi ha dato una grande gioia”.

La ‘rivale’ era la Juve. 12 titoli, 293 partite, 115 gol come Baggio e il costante elogio di un’altra leggenda come Del Piero. È stato difficile cambiare?
“Non è stato facile ed è stato inaspettato. Qualche mese prima ho scoperto che non sarei stato preso in considerazione dal club, ma fino a pochi giorni prima la realtà era diversa. È stato un duro colpo, sono passati tanti anni ed era come casa mia. Conoscevo tutti, lo stadio, i tifosi, ero il secondo capitano… La mia type=’text/javascript’ idea era di continuare lì, ma il calcio porta a queste cose, non sono stato il primo e non sarò l’ultimo. Sono e sarò grato alla società, che mi ha fatto crescere come persona e come calciatore. Sono stati sette anni molto belli”.

Lì ha giocato con Cristiano, in Argentina, con Messi.
“Stando accanto a loro impari solo. Se sei intelligente, solo osservandoli ti rendi conto di molte cose: di come si muovono, di come si prendono cura di se stessi, di ogni dettaglio. Devi cercare di assorbire, poi è difficile fare quello che fanno, perché nessuno l’ha fatto. Sono un privilegiato: ho giocato e vinto con entrambi”.

Ha assorbito tanto: con il portoghese è stato MVP della Serie A, con l’argentino ha raggiunto il tetto del mondo.
“Con Cristiano ci sono stati tre anni in cui abbiamo vinto tanto e avevamo una squadra incredibile. Ho condiviso una squadra con Leo per molti anni e gli ultimi anni sono stati incredibili. Dopo tanto combattere, se lo meritava e ha finito per essere incoronato il migliore”.

Lo segui in MLS?
“Sì, non sono sorpreso dai loro numeri. Sarà in un’altra finale, ha l’opportunità di essere il giocatore con più titoli nella storia… E Cristiano ha vinto un altro titolo in Arabia. Non è normale quello che fanno”.

Sappiamo che sei un appassionato di tennis. E un amico molto intimo di Alcaraz.
“È un fenomeno. Ci siamo incontrati in un colloquio ATP e siamo rimasti in contatto. Non mi piace disturbare, ma gli ho detto che sarei stato a Wimbledon quest’anno, l’ho aspettato dopo una partita e siamo rimasti a chiacchierare. Mi ha detto che mi avrebbe mandato un regalo e io ho risposto: “Non ancora. So che vincerai Wimbledon e quando accadrà, è lì che voglio il regalo. Non prima”. È andata così. Carlos è incredibile, segnerà i prossimi 15 anni. Quello che hanno fatto Nadal, Federer e Djokovic non è facile, ma ci sono tutti i presupposti. Rafa è per te come Messi o Maradona per noi: non voglio ancora paragonarlo, ma Alcaraz ha tutto per essere come lui”.

Lo abbiamo visto anche a Silverstone.
“La Formula 1 ci ha invitato, non ero mai stato a una gara e mi è piaciuto molto. È un evento che non immaginavo così, ho visto le macchine da vicino, ho chiacchierato con i piloti. Era conoscere un’altra realtà: i piloti, come nel tennis, sono soli. C’è molta psicologia e ho chiesto molto sulla sua preparazione. Vanno a una velocità incredibile in spazi così piccoli…”

Tornando al calcio, gli ricordo che è un campione del mondo.
“Più passa il tempo e più me ne rendo conto. L’adrenalina dei festeggiamenti non lascia il tempo di pensare. Adesso cammini e incontri degli argentini che ti ringraziano in modo unico. La situazione nel nostro paese non è così facile, aver dato alle persone tanta gioia è una ricompensa. Sono tanti i momenti che mi porto dentro, ma uno dei più belli è quando ti danno la medaglia, cammini e in mezzo c’è la Coppa, con nessun altro. Vederla brillare lì, poterla toccare, baciare… È l’unico momento in cui vivi da solo con lei. È allora che dici: “L’abbiamo fatto, è nostro”.

Ha vinto due titoli. Gli resta la Copa América.
“Chiaro. È uno dei miei obiettivi. Abbiamo vinto il Mondiale, la Finalissima e quando è stata vinta la Copa América non potevo esserci. Darò tutto per essere lì e lottare per il trofeo che mi manca”.

È nella sua maturità calcistica. Che obiettivo hai ora?
“Sono in un momento type=’text/javascript’ ideale, di maturità e di forma fisica. Dopo aver realizzato tante cose, vedo le gare in modo diverso e sento di poter aiutare i miei compagni di squadra. Il mio primo obiettivo è essere sempre al 100% e il secondo è vincere. Quando vinci, vuoi sempre di più. Oggi nello spogliatoio abbiamo giocatori e un allenatore con tanti trofei, quindi si crea una mentalità vincente e che, nei dettagli, può essere decisiva”.

Una maturità che vive anche fuori dal campo. Sui social è seguito da 100 milioni di persone.
“Cerco di essere il più naturale possibile, me stesso. Questo mi ha aiutato, forse è quello che gli piace di me, non ho mai mostrato qualcosa che non sono. Non lo vivo come un peso o una responsabilità, cerco di fare le cose bene, senza mancare di rispetto a nessuno. So che molti bambini mi guardano e io cerco di essere il miglior esempio con naturalezza, senza vendere fumo, dimostrando che essendo un lavoratore puoi realizzare i tuoi sogni”.

Hai trascorso quasi tutta la tua carriera in Italia, pensi di tornare a giocare a calcio in Argentina?
“Spero un giorno di poter tornare. Oggi sono felice in Italia, che sento anche come casa mia. Il paese mi tratta bene e anche i tifosi, qualunque sia il club. Non ho mai avuto problemi con i tifosi di altri club, quindi ti senti come se ti fossi guadagnato il rispetto delle persone in campo e fuori. Ed è molto carino”.

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Tifosi

Roma-Salernitana, previsti 61 mila spettatori. Cancelli aperti dalle 16:00

Domani si torna a fare sul serio. La Roma ospiterà alle 18.30 la Salernitana nel match d’esordio del campionato 23-24′. Ecco la nota della società relativa all’accesso dei tifosi all’Olimpico:

“L’Olimpico è sold out – sono attesi 61 mila spettatori – ma potete consultare la pagina biglietti per vedere se qualche Abbonato Plus avesse rimesso in vendita il proprio posto per questa gara. I cancelli dello Stadio apriranno alle 16. Come sempre, l’ideale è arrivare almeno 90 minuti prima del fischio di inizio.”

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Interviste

Mourinho: “Ritardo chiaro sulla punta, ma la società mi ha fatto una promessa. Sono contento degli acquisti. Arbitri? Mi aspetto equità”

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Salernitana:

Come si riparte? Si aspettava di non avere ancora un rinforzo in attacco?
“Abbiamo lavorato bene, direi molto bene, arriviamo praticamente con 40 giorni di lavoro, dove praticamente tutti i giocatori hanno fatto il 100% del lavoro o molto vicino, pochissimi problemi, neanche quei piccoli problemi che di solito si hanno d’estate. Arriviamo domani senza nessun infortunato, abbiamo due giocatori importanti squalificati, però arriviamo bene. Approfitto dell’opportunità per ringraziare tutto lo staff e i giocatori, perchè abbiamo lavorato molto molto bene. Abbiamo migliorato diversi aspetti del nostro gioco, ovviamente Renato e Paredes che sono arrivati questa settimana, possono aiutarci, perchè sono giocatori di qualità, ma essere pronti per giocare con noi nella squadra, sul piano tattico, non ancora. La situazione dell’attaccante la sappiamo tutti, per me venire qui a piangere non ha senso, non varrebbe la pena. Sappiamo tutti che dal momento che abbiamo perso Tammy il 4 giugno, tanto tempo fa, non abbiamo ancora fatto niente per compensare questa situazione. Lo sappiamo tutti noi. Il direttore e la società fanno il possibile per trovare delle soluzioni, io alleno i giocatori che sono a disposizione e chiedo una volta in più, ai nostri tifosi, di giocare con noi in attacco domani, abbiamo bisogno di loro. Abbiamo questo problema, abbiamo due titolari fuori che sono fondamentali per noi, quello che possiamo fare è lavorare al meglio per questa partita come abbiamo fatto. I tifosi possono aiutarci una volta in più, è fantastico avere uno stadio pieno a metà agosto con un caldo incredibile. Chiedo anche a quelli che sono arrabbiati perchè non ci saranno bandiere in distinti sud che entrano con 10 minuti di ritardo, di entrare prima, con o senza bandiera, abbiamo bisogno di tutti. Mi fido dei ragazzi. Con queste difficoltà, domani ci saremo”

La Salernitana? Che partita si aspetta?
“E’ una squadra con il potenziale per arrivare in Europa, ottimo allenatore, rosa di grande esperienza, l’anno scorso tanti risultati positivi, non hanno vinto tanto, ma hanno perso pochissimo. MI aspetto una partita difficile, però quale partita è facile in serie A? Nessuna. Non potrò mai dire di aspettarmi una partita facile. Mancherà Lorenzo, Paulo, ma è ripetere cose che sappiamo. Il mondo del calcio ancora mi stupisce, siamo ancora tanto indietro, perchè iniziare una competizione con l’obiettivo di renderla di altissimo livello, avere giocatori squalificati per accumulo di cartellini gialli è una cosa antica, vecchia. Se fosse per espulsione ok, ma fare una somma di gialli che poi ti porti all’anno successivo, quando c’è l’obiettivo di alzare il livello di interesse, ci saranno 10-11 squalificati, è una roba fuori moda”

Cosa si aspetta da Paredes e Renato Sanches? L’addio di Matic?
“Del signor Matic, dovrebbe dire lui qualcosa se vuole dire qualcosa. Ho sentito le parole del ds del Rennes e dopo quelle non ho da sentire altro. Lui ha detto che negoziava con Nemanja da più di un mese, che vuoi che aggiunga di più. Sono contento per Paredes, per non dire molto contento, mi piace da tanto tempo, lo scorso anno non ha avuto una stagione positiva, l’unica cosa positiva è la Coppa del Mondo per lui, ma alla Juve non ha fatto bene. Pre stagione inesistente, ha lavorato con un piccolo gruppo a Parigi, senza lavoro di gruppo, senza amichevoli, però è arrivato in una condizione molto positiva principalmente mentale, vuole aiutare, partirà dalla panchina ma sono convinto che domani ci possa dare una mano, magari non molti minuti, mi piace il suo modo di pensare calcio in quella posizione”

E’ stato scritto tanto del suo rapporto con la Roma, del suo incontro con Friedkin. Vi siete parlati? Avete pianificato qualcosa? Avrà quello che desidera?
“Speriamo alla fine del mercato di poter valutare in maniera globale quello che è stato il mercato. E’ difficile di valutarlo adesso, però tante cose che sono state fatte sono state fatte bene, direi molto bene. Fare 30 milioni in modo veloce sotto grande pressione a giugno, penso che il direttore e la società abbiano fatto bene. Non mi metto da parte, perchè ho dato un contributo importante per far crescere il valore di alcuni giocatori che da 0 hanno permesso di aiutare il club a salvare una situazione limite, ma grande lavoro fatto dalla società. Con le limitazioni che abbiamo come club per gli aspetti economico-legali si è fatto un ottimo lavoro, era molto molto difficile fare meglio. Nell’analisi vostra che qualche volte è molto critica e a volte è ultra positiva, direi che un po’ di equilibrio serve. Per esempio Paredes, Renato e Aouar sono tre giocatori che mi piacciono, però quante partite ha giocato Aouar l’anno scorso? Pochissimo, era in scadenza, aveva problemi col club. Leandro abbiamo detto una stagione non top, Renato nell’ultima stagione ha avuto tanti infortuni. Sono giocatori che mi piacciono ma devono essere preparati, tutelati e bisogna lavorarci. Non facciamo paragoni con altri club che hanno fatto investimenti enormi, su giocatori molto forti. Llorente e Ndicka sono contento. Diego abbiamo capito lo scorso anno che poteva essere al nostro livello, Ndicka ha bisogno di imparare i nostri meccanismi difensivi, non sa ancora farlo, ma la società ha fatto bene. Mi fa male al cuore leggere certe analisi su Ibanez: è troppo facile parlare di Ibanez e dire che ha sbagliato un paio di partite importanti come i derby, ma sarebbe più onesto dire che è stato fantastico per noi: il difensore più veloce, il più pericoloso su palle inattive, il più bravo nella pressione alta. A volte leggo che sono andati via giocatori non importanti. Al di là dell’attaccante, società e Tiago hanno fatto un bellissimo lavoro. Ovviamente non posso dire che sono super contento, perchè per me il campionato inizia domani non il 31 agosto, è difficile, ma ho rispetto e sono tranquillo. Non sono arrabbiato, non litigo con nessuno, cerco di essere positivo qua dentro, sono positivo anche perchè i giocatori hanno bisogno della mia positività. Sono convinto che la società voglia quello che voglio io. Non siamo su due lati opposti del fiume, siamo insieme, l’allenatore sono io e domani quando entriamo in campo, con Stefano Rapetti che sarà in panchina”

Con i Friedkin c’è stato un confronto progettuale?
“Il presidente non sarebbe contento se parlassi del mio rapporto con lui, di quante volte ci siamo parlati, quante volte ci siamo visti. E’ una persona ultra riservata, non gli piace che si parli di lui. Io sono un suo dipendente, non è giusto che parli di questo”

La Roma ha incassato dei soldi in queste settimane. Le è stato spiegato perchè ancora non è stato investito?
“Ci sono numeri di cui non ho ancora capito molto bene. Questa situazione del FFP e l’accordo che la Roma ha firmato con l’UEFA ci sono dei punti che non ho ancora ben capito, principalmente quando ci si paragona ad altri club con situazioni similari alle nostre col FFP per non parlare di squadre che sembra che giochino in un universo parallelo. Come allenatore non è il mio compito capire i numeri o fare commenti su questo. Io lavoro con i giocatori che ho a disposizione, mi devo fidare della parola del direttore e della società, che non finiremo il mercato senza trovare soluzioni in attacco. Qualche settimana fa scherzando ho detto se arriva Mbappe il 31 agosto arriva in ritardo, ovviamente scherzo ma siamo in ritardo. E’ una cosa che sappiamo tutti internamente, dalla proprietà in giù. Se non hanno trovato soluzioni, non hanno potuto, non hanno avuto la stessa capacità o successo che hanno avuto con altri giocatori in altri ruoli. Io aspetto ma intanto devo giocare domani, dentro la mia stanza, fidandomi della gente che c’è qui, è una cosa che facciamo dalla prestagione, non sono andato in alcune amichevoli ne in panchina, ne nello spogliatoio, abbiamo preparato i giocatori a questo scenario, i giocatori si sono allenati molto molto bene. Vediamo se prossima settimana succede qualcosa, se non succede andiamo a Verona con la nostra mentalità, uniti e iniziamo da domani”

Il cambiamento tattico con il centrocampo a tre, due attaccanti più accentrati. E’ un sistema che può darvi cosa di diverso? Pellegrini e Aouar insieme?
“Possono giocare, dipende tutto dal momento, dall’avversario e dal loro momento di forma. Al di là dei nuovi, chi c’era prima sa che possiamo cambiare più sistemi di gioco. A centrocampo abbiamo tanta gente multifunzionale. Non abbiamo un solo giocatore che sa giocare in una sola posizione. Bryan da 6 o da 8, Aouar Lorenzo da 8 o da 10, Renato è un vero 10, Paredes 6 o doppio pivot, Bove 8 o doppio pivot, ci danno tante possibilità”

A livello UEFA e in Italia sembra esserci stato un problema politico nei confronti del Mourinho allenatore. E’ stata fatta qualche valutazione da parte sua in questo senso? Può esserci un problema arbitrale per te e la Roma?
“Una cosa è la Roma, una cosa sono io. Per me la situazione è semplice: se è politico o no, non voglio entrare, a me solo interessa una cosa, che è il campo. Il campo, la partita, arbitri, Var, IV uomo e panchina. La unica cosa che mi interessa a me è uguale agli altri: onestà. “A me non piace Mourinho” non mi interessa, nella partita guardo Mou, Paulo Sousa, Roma o Salernitana, tutti uguali. A me interessa che gli arbitri guardino noi come gli altri e viceversa, tutti uguali. Non sono troppo preoccupato di questo. L’arbitro fa parte del gioco, il terreno di gioco, la nostra panchina è uguale agli altri. Lo stesso comportamento si permette a uno o all’altro. Voglio uguaglianza e se sarà così avremo la stagione perfetta”

Le è piaciuta la risposta del gruppo alla vicenda di Matic? Come si sono inseriti i nuovi?
“L’uscita del signor Matic nessuno se lo aspettava, ma la Roma ha avuto una risposta immediata e fantastica. Matic ha giocato per noi 50 partite, 75%, grandissimo giocatore, era molto importante per noi. Lo abbiamo perso, ma vengono Paredes e Renato Sanches, non peppino e tonino. Il problema è quando uno va e non arriva nessuno. I due nuovi non sono preparati al massimo livello, ma se li recuperiamo al top della condizione fisica e mentale hanno grandi qualità e qui non è che perdiamo qualcosa. Il gruppo è sempre stato un gruppo fantastico, la gente che va via, lo fa piangendo, il contatto con Sergio Oliveria, Veretout, Volpato, Tahirovic, o Diawara è quasi ogni giorno, siamo ancora famiglia. E’ andato via uno, sono entrati altri e la famiglia prosegue. Benvenuto a quelli che sono arrivati, che possano capire subito la nostra dinamica di gruppo e andiamo insieme”.

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Rassegna stampa

Tackle, passaggi precisi e avvicinamento alla porta: ecco come Matic cambia la squadra

La partenza di Nemanja Matic, cercato dal Rennes, aprirebbe un vuoto nel centrocampo della Roma. L’anno scorso Mourinho ha trovato la quadra in mezzo al campo quando ha schierato il serbo vicino a Bryan Cristante, costruendo una diga difensiva. L’apporto dell’ex Manchester United è testimoniato dai 27 tackle vinti (62 Cristante), ai quali vanno aggiunte le azioni di riaggressione a palla persa, 39 per lui e 56 per l’ex Atalanta. Il contributo di Matic però non si limita alla fase difensiva: due gol e due assist, è il quinto giocatore in rosa per passaggi effettuati, il quinto per occasioni create (il primo fra quelli non offensivi), il quarto per assist attesi e il secondo per expected threat (2.55). Privarsi del serbo potrebbe avere un impatto molto negativo sul gioco giallorosso.

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Calciomercato

Affare Morata, tra gli sponsor e la famiglia

Ieri pomeriggio la moglie di Morata , Alice Campello, ha pubblicato un video con i tre figli della coppia indossare la maglia dell’ Atletico Madrid , coi tifosi giallorossi che non vedono l’ora di vedere invece l’attaccante in maglia giallorossa. Non dipende da lui o la sua famiglia però, ma dal club spagnolo. La Roma non ha ancora fatto un’offerta e l’ Atletico non ha la necessità di cederlo. Fonti italiane e spagnole concordano, a 16-17 milioni si può chiudere ma sia Roma, Inter che Juventus non li hanno ancora proposti.

Come scrive il Corriere dello Sport, Morata e la moglie sono un vero e proprio brand, insieme fanno 30 milioni di follower e questo ha un peso, visti i riscontri commerciali che il calcio porta con sé. Lo spagnolo sarebbe il secondo giocatore più seguito dopo Dybala , e insieme alla moglie collabora con vari sponsor tra cui Adidas , lo stesso della Roma e Mourinho . Sul campo potrebbe rappresentare un valore aggiunto, e Dybala spera di ricreare con lui quel legame interrotto sul campo alla Juventus.

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Rassegna stampa

Roma e Morata, Mou in pressing con un messaggio ai Friedkin

José Mourinho in pressing sul mercato della Roma. A meno di 48 ore dalla partenza per il ritiro in Algarve, il portoghese ha lanciato un messaggio chiaro – parlare di indizio sarebbe riduttivo – rivolto alla società e, soprattutto, ad Alvaro Morata. Tramite il suo profilo Instagram, il tecnico ha ricordato l’acquisto di Didier Drogba – fortemente voluto dal portoghese – ai tempi del Chelsea.

Come scrive il Corriere della Sera, un post non casuale, contenente un messaggio non troppo velato: “Il 20 luglio del 2004 ho ingaggiato questo attaccante. Dicevano che non sapesse segnare [..] Sono stato fortunato a vincere 3 Premier League con questo ragazzo”. Tradotto: datemi retta e puntate dritto su Morata. E in questo senso non sembra un caso come sotto alla foto pubblicata da Mou sua comparso il like dell’attaccante spagnolo (poi misteriosamente rimosso).

Esaudire la richiesta dell’allenatore però non sarà affatto semplice per Tiago Pinto che, dopo l’incontro con gli agenti dello spagnolo, si è scontrato con le richieste dell’Atletico Madrid: il club spagnolo per lasciar andare Morata chiede 20 milioni. Soltanto un intervento diretto della proprietà potrebbe cambiare le cose ma – al momento – da Trigoria continua a filtrare come un’operazione a queste cifre, per un giocatore che ha superato i 30 anni, cozzi fortemente con la politica finanziaria adottata dopo la sottoscrizione del “settlement agreement” con la Uefa. (…)

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Rassegna stampa

Mou mette in campo la sua terza creatura: domani il test con il Latina

Un mese all’inizio del campionato. Il tempo comincia a stringere e i lavori estivi delle varie squadre si fanno sempre più intensi, Roma compresa. Domani alle 10.30 a Trigoria, infatti, andrà in scena la seconda e ultima amichevole (a porte chiuse) della prima fase di ritiro della Roma a Trigoria. I giallorossi sfideranno il Latina sabato scorso il successo per 4-0 con la Boreale) nella giornata che precede la partenza per l’Algarve, dove i giallorossi ultimeranno la preparazione per oltre 10 giorni. Il 2 agosto, infatti, è previsto il rientro nella Capitale, a poco più di due settimane dall’inizio della stagione quando gli uomini di Mourinho sfideranno la Salernitana all’Olimpico.

Come scrive il Tempo, dopo una settimana a ranghi ridotti, lo Special One lo scorso lunedì ha potuto riabbracciare anche i nazionali, assenti fino a quel momento. Tanti di loro rappresentano l’ossatura della squadra sia a livello tecnico che comportamentale, e per l’allenatore portoghese sarà fondamentale ritrovarli per il test match di domani. Nella sfida contro la Boreale Mou ha messo in campo un 3-5-2 con Aouar e il giovane Pagano ad agire da mezzali accanto a Matic e un duo d’attacco formato da Dybala e Belotti. Ora Pellegrini e Cristante pronti a riprendersi un posto nel terzetto in mediana, così come Mancini e N’Dicka potrebbero «esordire» tra i centrali. Si rivedrà Spinazzola mentre c’è curiosità per l’ultimo arrivato Kristensen. Curiosità sulle prime scelte di formazione del tecnico. Tre i match in Portogallo per i giallorossi (ufficializzato soltanto quello con il Braga) e già in programma la sfida con il Tolosa il 6 agosto per proseguire l’estate che precede la terza annata di Mourinho in panchina. C’è da attendere invece per l’amichevole programmata, ma non ancora fissata, con il Galatasaray. Nell’affare che ha portato Zaniolo in Turchia era prevista anche una partita tra le due squadre che però non sarà questa estate visti gli impegni nei preliminari di Champions League del nuovo club di Zaniolo. (…)

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APPROFONDIMENTI

Dybala-Roma, un anno di Joya – AUDIO

DYBALA-ROMA SPECIALE RS(di Francesco Oddo Casano) – Estasi per una trattativa che sembrava impossibile, entusiasmo per i primi gol all’Olimpico, le lacrime post infortunio, la Luce secondo Mou e l’enorme delusione di Budapest. Sono queste le istantanee della prima stagione romanista di Paulo Dybala.

A luglio scorso la Roma, con una straordinaria strategia passata attraverso le prime telefonate di Mourinho e la contrattazione portata avanti dal duo Pinto-Lombardo, ha chiuso a sorpresa l’affare per l’argentino con un contratto triennale e un volo da Torino all’Algarve che ha mandato in visibilio il pubblico romanista.

Poi la presentazione in pompa magna al Colosseo Quadrato dinanzi a 15 mila tifosi giallorossi. La Dybala mask e la certezza di poter sognare in grande.

ASCOLTA QUI IL PODCAST INTEGRALE

Lo start in campionato è di livello ma ancora sul piano fisico la Joya appare in ritardo: una buona prestazione a Salerno, un assist al volo per il pari di Abraham a Torino contro la Juve, poi la vera presentazione all’Olimpico: 30 agosto, match casalingo con il Monza, in 10 minuti Paulo fa doppietta a fa esplodere di gioia lo stadio. A Udine Dybala non riesce ad evitare da solo la disfatta giallorossa, ma ad Empoli la settimana dopo è lui l’autentico trascinatore: un gol a giro meraviglioso dalla distanza per stappare il match, poi l’assist decisivo per Abraham nella ripresa per il 2-1 finale. La Roma vince e Paulo è già il trascinatore.

Foto Fraioli

Dopo pochi giorni si ripete anche in Coppa: all’Olimpico arriva l’Helsinki, l’argentino parte dalla panchina ma la Roma non riesce a sbloccare il risultato. Mou lo inserisce nella ripresa e dopo pochi minuti su assist di Pellegrini, scarica un fendente chirurgico col mancino che sblocca il match. Finirà 3-0, l’effetto della Joya sulla Roma è totale

Il 18 ottobre all’Olimpico arriva l’Atalanta. E’ l’ultima gara prima della sosta per le Nazionali, propedeutica alla preparazione in vista del Mondiale d’inverno in Qatar. Dybala inizia il riscaldamento ma sente una pizzicata alla coscia. Decide di fermarsi per evitare guai e finisce in Tribuna. La Roma perde 1-0 bombardando la porta di Sportiello, senza la Joya i giallorossi fanno fatica a segnare. Sarà così per tutta la stagione.

Paulo va in Nazionale e non gioca, rientra e a Milano con l’Inter sfodera una grande prestazione. Nel primo tempo i nerazzurri vanno in vantaggio con Di Marco, ma l’ex bianconero che era stato ad un passo dall’Inter prima del clamoroso dietrofront estivo e la virata su Lukaku, ha il dente avvelenato e si vede. Alla mezz’ora Spinazzola scappa sulla sinistra e alza un bel cross sul secondo palo, Dybala colpisce al volo di mancino e insacca ammutolendo San Siro. Nella ripresa segna anche Smalling e la Roma porta a casa una vittoria che a Milano mancava da quasi 7 anni, il settore ospiti esplode al triplice fischio finale.

Dybala non si ferma e segna anche il gol del vantaggio contro il Betis Siviglia su rigore, ma alla fine sono gli spagnoli a portar via i tre punti dall’Olimpico complicando il cammino europeo dei giallorossi. La domenica successiva sempre in casa i giallorossi affrontano il Lecce di Baroni. Vantaggio subito di Smalling poi dopo una serie di occasioni mancate arriva il pari di Strefezza. Ad inizio secondo tempo concesso agli uomini di Mou un calcio di rigore conquistato da Abraham. Dal dischetto va Dybala che insacca ma calciando si stira il flessore. Sembra subito un problema grave, l’argentino in panchina piange ma la Roma porta a casa i tre punti

Il responso è pesantissimo: lesione tra il primo e secondo grado alla coscia sinistra. Gli esami strumentali non ammettono repliche e si parla di Mondiale a rischio.

L’assenza della Joya su rendimento della Roma si avverte soprattutto in campionato: l’argentino salta cinque partite e i giallorossi perdono con il Napoli e contro la Lazio, vincono solo a Genova (1-0 contro la Samp) e a Verona in extremis grazie a Volpato, pareggiando in trasferta a Reggio Emilia. In Europa arrivnao 7 punti in tre partite, che permettono alla Roma di passare il turno dietro il Betis.

Dybala però crede alla possibilità di partecipare al Mondiale in Qatar, lavora duro e rientra una settimana prima della convocazione. Torna in campo contro il Torino nella mezz’ora finale, dopo una partita pessima dei giallorossi e sul risultato di 1-0 per i granata. L’argentino accende letteralmente le luci all’Olimpico, colpisce una traversa, sfiora il gol e conquista un rigore poi sbagliato da Belotti. Nel finale Matic pareggia, ma la Roma è ufficialmente Dybala dipendente e Mou conia la famosa frase: “Paulo è la nostra luce, senza di lui c’è il buio”.

Dybala strappa il pass per il Mondiale e nel corso della manifestazione iridata, complice anche una condizione fisica non eccellente, non gioca praticamente mai, tranne in finale quando realizza il rigore della serie finale contro la Francia. L’Argentina è Campione del Mondo, a Buenos Aires è locura total

Il 4 gennaio dopo una breve preparazione si torna in campo. La Roma affronta il Bologna e vince 1-0, seppur stentando, grazie ad un rigore conquistato dalla Joya ma realizzato da Pellegrini. Il 21 non è ancora al top e a Milano contro il Milan fatica, ma partecipa alla clamorosa rimonta nel finale.

Il 12 gennaio Dybala ritrova definitivamente il sorriso dopo il lungo stop e la pausa Mondiale. Contro il Genoa in Coppa Italia entra nella seconda parte di gara e sembra un dejavu della stagione. Serpentina fantastica dal limite dell’area e sinistro magico alle spalle del portiere avversario. I giallorossi vincono 1-0 e Paulo esulta sotto la Sud.

Dopo tre giorni la replica contro la Fiorentina con una splendida doppietta che rilancia le ambizioni di vertice della Roma. A La Spezia Paulo si mette al servizio dei compagni fornendo due assist vincenti per Abraham ed El Shaarawy, poi la sconfitta di Napoli dove non disputa una gran partita, ma contro Empoli e Lecce arrivano altri due assist e un gol per il pari al Sant’Elia.



Il 16 febbraio dopo un mese e mezzo di ottime prestazioni, Dybala a Salisburgo si riferma. Un sovraccarico muscolare, ma questa volta l’argentino si ferma in tempo. In vista del ritorno salta la vittoria casalinga contro il Verona. C’è da ribaltare la sfida contro gli austriaci e la Joya si fa trovare pronto, sfoderando una prestazione scintillante. Dopo l’1-0 di Belotti, Spinazzola sfodera un altro assist magico, Paulo colpisce al volo col mancino. La Roma vince 2-0 e conquista gli ottavi

Foto Fraioli

Nel mese di marzo Dybala ha un leggero calo di rendimento. Un assist da calcio d’angolo per Kumbulla nella doppia sfida contro la Real Sociedad che vale comunque i quarti di finale, una perla straordinaria nella rocambolesca sconfitta casalinga contro il Sassuolo. La Roma fa fatica a giocare ogni tre giorni e comincia a perdere pezzi importanti. Nel derby il 21 non brilla e la Roma perde la seconda stracittadina stagionale.

Ad Aprile due reti su rigore contro Samp e Torino, poi un nuovo stop a Rotterdam nella sconfitta d’andata contro gli olandesi e la tribuna precauzionale contro l’Udinese. Mou prepara lo stesso spartito del Salisburgo, portando Dybala a giocare al meglio delle sue condizioni contro il Feyenoord al ritorno. Paulo subentra nella ripresa ma la qualificazione si complica dopo la rete del momentaneo vantaggio di Spinazzola perché gli olandesi con Paixao trovano il pari. Nel finale Dybala sfodera una giocata Mundial su assist di Pellegrini, controllo col destro, la palla sfila e sul mancino e stoccata vincente all’angolino. La Roma è ancora viva, va i supplementari e surclassa per 4-1 il Feyenoord. Siamo in semifinale

Il 24 Aprile dopo le fatiche di Coppa, la Roma vola a Bergamo. Mou è costretto al maxi turnover e i giallorossi fanno fatica, andando in svantaggio a fine primo tempo. Nella ripresa però la squadra entra in campo con un altro piglio e dà l’idea di poter pareggiare. Mou perde Llorente per infortunio e nel giro di pochi minuti si ferma anche Dybala. Questa volta lo stop non è muscolare ma traumatico, causato da un intervento killer di Palomino che per poco non spezza la caviglia sinistra dell’argentino. La Roma perderà 3-1, ma soprattutto Dybala nel momento clou della stagione.

Di fatto il 21 è costretto a saltare le due semifinali di Europa League e altre 6 partite di campionato, compresi gli scontri diretti con Milan e Inter che risulteranno decisivi per la lotta Champions.

La Roma conquista la finale di Budapest e fino a due giorni prima del match Mourinho con un’abile strategia mediatica sostiene con forza che Dybala non farà parte della sfida dall’inizio. Poi il 21 va in campo e realizza la rete del momentaneo 1-0. La finale si protrae fino ai calci di rigore, Dybala esce molto prima del 120’ e non potrà calciare dal dischetto. La serata di Budapest finisce tra le lacrime dell’argentino e di tutto il popolo romanista. Il sogno Europa League si sgretola ad un passo dal trionfo, con il macigno della vergognosa direzione di gara di Taylor.

Nell’ultimo turno di campionato Dybala, pur non al meglio scende in campo. C’è voglia di regalare ai tifosi giallorossi un’ultima piccola soddisfazione. La Roma gioca una partita seria con tutto quello che ha ma è costretta a rimontare. Prima la rete di Zalewski poi nel finale un calcio di rigore. Questa volta l’argentino c’è e insacca. Corsa liberatoria sotto la Sud. E’ l’ultima immagine della sua prima, emozionante, stagione romanista.



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Rilancio Scamacca: subito a segno con il West Ham. La Roma e gli inglesi più vicini

Qualcosa si muove dalle parti di Newham, distretto orientale di Londra, di fatto la casa del West Ham. O forse si è già mosso in Australia, dove ieri gli Hammers hanno chiuso la loro tournée, partecipando al Unmissable Football e vincendo il “derby in trasferta” contro il Tottenham per 3-2.

A segnare il gol decisivo è stato Gianluca Scamacca, a 12 minuti dalla fine. Un gol che arriva proprio nel momento in cui il West Ham sta pensando di andare incontro alla Roma e di aprire ad un prestito con obbligo condizionato. Insomma, un passo avanti rispetto all’obbligo secco che gli inglesi chiedevano fino a qualche giorno fa.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, il giocatore, si sa, però vorrebbe cambiare presto aria, essendosi già promesso alla Roma. In tal senso, basta ricordare le parole espresse qualche giorno fa: “Ho sempre ragionato con il cuore e continuerò a farlo anche in futuro. E sapete quali sono i due colori del mio cuore. Per me Roma è casa. E Totti, l’idolo da bambino. E quale giocatore al mondo non sognerebbe di essere allenato da Mourinho? Sono convinto che mi stimolerebbe e con lui migliorerei ancora”. Un autentico manifesto d’amore, con la Roma che spera di accoglierlo presto a braccia aperte ed è pronta anche ad accontentarlo economicamente (quest’anno al West Ham lo stipendio di Scamacca è passato da 2,8 a 3 milioni di euro).

E allora cosa è cambiato? Prima di tutto che gli Hammers hanno incassato ben 120 milioni dalla cessione di Rice e di impellenze economiche ce ne sono sicuramente meno di prima. A Londra stanno quindi pensando di andare incontro ai desideri del giocatore e l’idea è di accettare un prestito oneroso (intorno ai 3-4 milioni di euro), ma con un obbligo condizionato legato alle presenze ed alla qualificazione in Champions League. Fattispecie che permetterebbe alla Roma tra 12 mesi di affrontare eventualmente la spesa per l’acquisto di un giocatore che gli inglesi un anno fa hanno pagato ben 36 milioni (più 6 di bonus).

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Morata vuole la Roma: oggi Pinto incontra gli agenti

Alvaro Morata ha parlato chiaro a tutti coloro che lo hanno contattato per chiedergli lumi sul futuro: “Voglio andare alla Roma”. La Juventus, che lo ha già ospitato per quattro stagioni in due periodi diversi della carriera, ne ha preso atto nel momento più caldo della vicenda Lukaku, il Milan osserva a fari spenti, l’Inter non è ancora realmente entrata in campo.

Insomma: almeno per qualche giorno, la Roma sarà l’unica destinazione possibile per Morata. Non a caso il procuratore, Juanma Lopez, stamattina sbarcherà in città per sistemare i dettagli dell’accordo con Tiago Pinto: è pronto un contratto di quattro anni a 4,5 milioni netti più 0,5 di bonus a stagione, senza i benefici del decreto crescita. Se si muove l’agente, non è per ascoltare. Juanma Lopez già sa. Deve semmai definire.

Come scrive il Corriere dello Sport, i Friedkin non hanno ancora dato il via libera a un investimento che nei quattro anni può raggiungere i 40 milioni lordi, cartellino escluso, ma lo faranno presto. Il tempo di capire che un innesto del genere renderà più plausibile il ritorno in Champions League, dove la Roma non entra da ormai cinque stagioni. Questa proprietà non ama spendere per calciatori Over 30, soprattutto impostando un piano a lunga scadenza. Però per Morata stanno valutando un’eccezione.

Mourinho, che ieri ha sfruttato il giorno di riposo per andare al Foro Italico a vedere le finali del padel, aspetta fiducioso e silente nel forno di Trigoria, mentre Dybala continua a tenersi informato. Ma è presto per affermare con certezza che Morata diventerà il prossimo centravanti della Roma.

Nell’ultimo colloquio tra direttori sportivi, Pinto ha fatto sapere ad Andrea Berta di non disporre della liquidità necessaria a pagare i 12 milioni previsti come buonuscita dal nuovo contratto che Morata ha firmato con l’Atletico (fino al 2026, un anno in meno rispetto alla proposta della Roma). Senza soldi l’affare può incagliarsi anche se i club, per agevolare la negoziazione, potrebbero decidere di concordare un trasferimento in prestito con obbligo di riscatto fissato l’anno prossimo. E’ la cifra che, curiosamente, incasserà l’1 luglio 2024 la Roma come percentuale sulla rivendita di Frattesi, passato dal Sassuolo all’Inter con la stessa formula. Si tratta e si continuerà a trattare per tutta la settimana. Se non oltre.

L’alternativa per Tiago Pinto sarebbe incassare il denaro di una grande cessione. Ovviamente il pensiero corre a Roger Ibañez, atteso oggi pomeriggio a Trigoria per la ripresa degli allenamenti insieme agli altri nazionali. La Roma ha deciso di venderlo ma ancora non ha ricevuto un’offerta giudicata congrua. Anche le ipotesi di partenza per Karsdorp e Spinazzola, avvicinati dai sauditi dell’Al-Shabab, non garantiscono introiti rapidi.

Perciò non c’è molto tempo da perdere. Nel rispetto del fair play finanziario, Mourinho ha chiesto di puntare quasi tutto il budget disponibile sul centravanti. E ha indicato Morata. Non Scamacca, che peraltro costerebbe più o meno la stessa somma tra cartellino e ingaggio, dal momento che il West Ham non considera assolutamente la possibilità di un prestito. E’ la sua unica vera richiesta