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Calciomercato

Il PSG piomba su Mourinho, in Francia sicuri: ‘incontro Mendes-Luis Campos’

Mentre i segnali romani indicano come sempre più probabile l’addio di Mourinho a giugno, a muoversi nell’ombra sullo Special One c’è il PSG. Come riferisce la testata francese RMC Sport, nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra Mendes – agente di Mou – e Luis Campos, direttore tecnico del club transalpino, che si muove comunque su più fronti: in ballo infatti c’è ancora la forte candidatura di Zinedine Zidane.

Se la scelta fosse dei proprietari, come avvenuto negli anni scorsi, la prima soluzione sarebbe l’ex tecnico del Real Madrid (occhio anche a Tiago Motta molto apprezzato a Parigi per i suoi trascorsi da giocatore e allenatore delle giovanili). Mourinho è il candidato forte di Campos, che se avrà diritto di parola nella scelta, sottolinea RMC Sport, indicherà proprio lo Special One come primo candidato. Da risolvere poi la situazione con la Roma, visto che il portoghese ha ancora formalmente un altro anno di contratto con i giallorossi.

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NEWS

Roma, discorso motivazionale e poi saluto ai tifosi di Mourinho e giocatori (VIDEO)

Momento toccante al termine del match. Josè Mourinho ha deciso di radunare i suoi uomini a centrocampo per un breve discorso di gruppo, dopo lo 0-2 subito dall’Inter e ha condotto i suoi ragazzi a salutare i tifosi della Sud che hanno intonato in maniera incessante ‘Ale Ale Roma Ale’ per 10 minuti consecutivi. La carica giusta in vista della battaglia di giovedì. 

 
 
 
 
 
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Interviste

Mourinho: “Sforzo incredibile, orgoglioso dei miei. Ringrazio i tifosi, hanno capito tutto. Episodi arbitrali? Ne parlasse la società”

Josè Mourinho ha parlato così ai microfoni di DAZN dopo la sconfitta contro l’Inter:

L’abbraccio a fine partita.
“Ho detto loro che sono orgoglioso di loro. Molti di loro hanno fatto uno sforzo incredibile, chi ha giocato con una gamba, chi con una frattura intercostale e con un’infiltrazione per non avere tanto dolore. Ho ringraziato anche i ‘bambini’ che hanno contribuito. Poi ho ringraziato anche lo stadio, è incredibile. Il rapporto con la squadra è fantastico. La sconfitta è sempre dura, ma vado a casa tremendamente orgoglioso. Domani avranno il giorno libero, io sarò al Tre Fontane a vedere la Primavera e giovedì saremo all’Olimpico”.

Recupererà qualcuno per giovedì?
“Non sono ottimista. Abbiamo giocato contro la squadra più forte di Italia, che è in semifinale di Champions. 5/6 giocatori sono stanchissimi come Pellegrini, Mancini e Cristante, altri sono infortunati come Dybala e Belotti. Quando sono arrivato Bove sarebbe dovuto andare in prestito alla Triestina, invece oggi ha fatto questa partita contro l’Inter. Sono molto felice al di là del risultato. Dopo ci sono episodi della partita, se la società vuole parlarne lo faccia, io non lo farò. Sono stato distrutto e attaccato per la mia etica ed educazione, ma mi dà un po’ di gioia perché sono stato attaccato da una persona che è stato squalificato per 3 anni per calcioscommesse”.


Mourinho in conferenza stampa:

Ha fatto un nuovo riferimento alla società, sul concetto che dovrebbe intervenire. E’ deluso di qualche comportamento della società?
“Io lavoro per la società e faccio il meglio che posso fare. Se entro nella direzione che qualche volta sono un po’ stanco di fare tanto, perchè faccio tanto, sono più di un allenatore e qualche volta mi stanco. Però ho questa capacità di rigenerarmi e niente domani sono lì, vado al Tre Fontane a vedere la primavera, lunedì sarò di nuovo a lavorare per la partita di giovedì, è una qualità degli allenatori di rigenerarsi anche se siamo delusi di qualcosa, però ci sta”

Il futuro?
“Non ne parlo, domani i giocatori avranno un giorno di riposo dopo tanto tempo, io mi svagherò la mattina e poi andrò a vedere la Primavera. Punto”

Non si è visto un enorme divario stasera. Come si può lavorare sulla testa di giocatori importanti per evitare errori individuali?
“Gli errori individuali hanno una relazione diretta con la qualità dei giocatori. Adesso è molto fashion il mental coach, magari qualche fenomeno può fare qualcosa, io posso solo portare i miei giocatori ai propri limiti. Oggi vedere un Bove che quando io sono allenato, doveva andare in prestito alla Triestina e che oggi gioca contro Milan e Inter così, quando vedo questo bambino e la sua evoluzione per me è straordinario. Però mi rifiuto di rimanere nella tua domanda, voglio uscirne perchè posso solo parlare bene dei miei giocatori. C’è un gruppo stanco morto, che gioca sempre, che deve giocare 90 minuti, che a volte mi guardano per chiedere il cambio e io li guardo dicendo o giochi tu o gioco io. Belotti per me è un eroe e non ci sono tanti giocatori che giocherebbero nelle sue condizioni, Dybala solo con una gamba, Spinazzola fatica a giocare tante partite di seguito. Magari è un momento nuovo nella mia carriera, quando perdevo una partita io ero molto molto duro di accettare una sconfitta, analizzando la partita con i giocatori, adesso guardo i giocatori con tenerezza e rispetto. Avere la certezza che i tifosi guardono loro esattamente nello stesso modo in cui li guardo io, questo mi da una grande gioia e una grande forza per tornare a lavorare”

Ha avuto la più grande dimostrazione d’affetto di restare qui da parte della squadra o dal pubblico? Le sue proteste hanno un peso diverso da quelle degli altri allenatori?
“Dei miei colleghi non voglio parlare, non ho nessun problema personale con nessuno di loro, non sarebbe corretto parlare di loro. Le parole espresse nell’ultima partita, sono stato chiaro, non ho mai messo in dubbio la sua onestà, mai. Ho detto che per me non ha qualità, e per me un arbitro deve essere empatico e dominatore. Il IV uomo di oggi lo seguo e gli ho detto che è un grande arbitro ed è empatico. Colombo vedrete arriverà. La critica più forte che ho ricevuto? Mi dà una gioia molto grande perchè è stata fatta da una persona che ha preso una squalifica di 3 anni per scommesse nel calcio e solo qui in Italia uno così può avere una posizione così alta nel calcio, mi dà veramente gioia perchè significa che sono di un pianeta diverso. Sul pubblico? Si confonde tutto, siamo noi a ringraziare loro e loro a dire a noi che siamo bravi, è una situazione strana, nei momenti belli è facile avere questo tipo di rapporto, abbiamo perso la partita, la gente ha capito tutto, quello che siamo noi. Questo mi fa un piacere tremendo”

Mai visto due tifoserie rivali che esaltano lo stesso allenatore. Mi è parso che sei andato sotto la Sud come se fosse un saluto speciale, quasi un passo d’addio. Questo pianeta calcio italiano non fa più per te?
“Amo l’Italia, amo lavorare in Italia, ho ricevuto tanta ricchezza qui, in termini di esperienza nei primi due anni all’Inter e qui in questo biennio, nell’Inter tanta gioia e storia, qua meno gioia e storia, ma sul piano umano straordinario. Io sto molto bene in Italia, mi aiuta a star bene, a ridere un po’ delle situazioni. Nessun problema a questo livello”

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Tifosi

Roma-Inter, coro per Mourinho della Sud: il tecnico ricambia con un bacio (VIDEO)

Ad inizio secondo tempo del match tra Roma e Inter, i tifosi giallorossi della Curva Sud hanno intonato un lungo coro per Josè Mourinho, ripreso poi dagli altri settori dello stadio.

Lo Special One dapprima ha salutato, poi ha mandato un bacio alla Curva.

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Rassegna stampa

Roma, i giocatori ora hanno paura dell’addio di Mourinho

Mai così distante dalla Roma, mai così unito ai suoi giocatori. Il gruppo, però, adesso ha paura e teme che José Mourinho, a fine stagione, possa non essere più l’allenatore. Due anni fa, fresco di annuncio, Mou non aveva ancora contattato i calciatori, impegnati con Fonseca in un complicato finale di stagione, ma nelle chat del gruppo squadra non si parlava che di lui. Logico, inevitabile. Anche stavolta è così, ma al contrario, perché tra la squadra e Mou si è instaurato un legame viscerale che va al di là di quello tra allenatore e giocatori. C’è chi deve a Mourinho la sua esplosione – vedi Zalewski -, chi l’esplosione della carriera (Pellegrini), chi una rinascita dopo anni difficili in Premier: Smalling e Matic, tanto per fare due nomi.

(…) Come scrive il Corriere dello Sport, c’è anche chi a Mourinho lega molto il proprio futuro: Paulo Dybala. Il suo agente, Antun, è tornato in Argentina senza aver incontrato la società: rientrerà a fine stagione per fare il punto, anche contrattuale, perché è chiaro che un conto è essere allenato da Mourinho, un altro avere un allenatore su cui, al momento, non ci sono indicazioni. E’ logico che se il portoghese dovesse davvero andar via non ci sarebbe la diaspora da Trigoria, perché la Roma era e resta una società seria: tanto per capirci, anni fa, i calciatori percepivano una distanza abissale con la proprietà e avvertivano un senso di precarietà che poi si rifletteva in campo e sul mercato. Stavolta non è così, a Trigoria c’è professionalità, ma è inevitabile che Mourinho sia il catalizzatore di tutto. La luce. Lo sanno i tifosi, lo sanno benissimo i giocatori che, infatti, sono più che mai compatti intorno al loro tecnico.

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Calciomercato

Roma, disappunto e rassegnazione per le critiche di Mou: occhi su Motta, De Zerbi e Amorim

Forse è solo nella sintesi degli opposti che si scoprirà il futuro. Il caso Mourinho , in fondo, adesso è un cortocircuito fra la preoccupazione della squadra di perdere un leader assoluto e la apparente serenità con cui José vive questi giorni difficili. (…) Eppure, uscendo dal Brianteo di Monza, l’allenatore sembrava in pace con se stesso e, soprattutto, mai così lontano dalla Roma .

Come scrive la Gazzetta dello Sport, Mou ha detto ciò che aveva nel cuore da tempo, sapendo che avrebbero potuto dispiacere alla società. Ma non si è fermato, tanto è vero che ad alta voce ha detto: “E adesso che mi deferiscano pure” .  L’idea di microfonarsi nel parlare coi direttori di gara ha varcato una nuova frontiera, e non conta che lo abbia fatto per “proteggersi”.

Intanto il club affronta questa nuova crisi con disappunto per le critiche, ma anche con la rassegnazione di chi sa che Mou è questo. Il fatto che da quattro mesi l’allenatore chieda udienza ai Friedkin per parlare del futuro, è un segnale chiaro su chi comanda. Per questo José è stato netto: “Non abbiamo una rosa per competere su due fronti”. Il palese seguito alla frase di sabato: “Non abbiamo investito per andare in Champions “. Che invece è l’obiettivo dei Friedkin.  Il club segue tecnici emergenti come  De Zerbi, Thiago Motta e Amorim  (Sporting Lisbona), ma una cosa è certa: l’eredità Mourinho potrebbe essere pesante per tutti. 

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Rassegna stampa

Mourinho, frecciatine e sottintesi: a Trigoria tira aria di divorzio

Le parole di Mourinho pesano. Sempre. Ma quelle dette a Monza sono come macigni messi come contrappeso a una sua permanenza alla Roma. L’attacco al club è chiaro, neanche troppo velato dietro le accuse al sistema arbitrale. (…) Non stile, non inesperienza. Ma voglia. In una modalità sempre più diretta contro chi lo ha scelto due anni fa. Segnali chiari di una volontà di strappare. Dalle telefonate non fatte, agli incontri attesi, passando per «mercatini», «club piccolo», «rosa inadatta per competere» e voglia perenne di programmazione. L’escalation verbale di Mourinho sembra avere un solo obiettivo. Tecnico ma anche economico, in un dannoso remake di quanto già visto a Londra e Manchester.

Come scrive la Repubblica, quella famiglia Friedkin, silenziosa fino all’eccesso ma risoluta nel prendere le decisioni. Colpevolmente, a sentire Mou, focalizzate sul business, sullo stadio e sui rapporti politico-internazionali che poco hanno a che fare con le beghe di casa nostra. Fatte di polemiche, calciomercato e arbitri. Il pretesto perfetto per mandare l’ennesimo messaggio. Non certo rivolta a Chiffi o all’Aia, ma a chi non sembra voler appoggiare le sue scelte. E chissà che il silenzio signorile del club nell’affaire Serra non abbia acuito questo senso di distanza.

(…) Se si sta consumando un divorzio, lo sanno solo i protagonisti. La voglia di Mourinho però appare sempre più chiara e chissà che non si sovrapponga alla volontà dei Friedkin di cercare un’altra strada. Più sostenibile, più attenta alle urgenze economiche e magari più sotto traccia.

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Infermeria

Roma, Belotti torna in gruppo

Nelle mille difficoltà sorte in casa giallorossa a causa dell’ecatombe infortuni, spunta una buona indicazione. Andrea Belotti, dopo la frattura alla cartilagine di una costola accusata contro il Milan, ieri è tornato ad allenarsi in gruppo a due giorni dal match casalingo contro l’Inter.

Difficile immaginare un suo impiego contro i nerazzurri dall’inizio, ma è una buona notizia in assoluto per Mourinho anche in vista dell’andata col Bayer Leverkusen.

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Rassegna stampa

Mou vicino alla squadra ma distante dalla Roma

Chi lo ha visto, prima in sala stampa e poi in aeroporto subito dopo la partita con il Monza, lo ha visto sereno. Rassegnato, forse. Di certo non imbestialito. E questo, per i romanisti, è la notizia peggiore.

Come scrive il Corriere dello Sport, perché un José Mourinho furioso è una garanzia, per il presente e il futuro. Un José Mourinho rassegnato (non certo nel lottare per raggiungere gli obiettivi) invece rischia di essere la certezza che il portoghese si sente distante, mai così distante, dalla Roma. Da Trigoria. Non dai suoi giocatori e suoi non è un modo di dire: Josè e la squadra sono una cosa sola. Non è così con il resto della Roma, inteso come società e proprietà.

Dopo la partita col Monza, a fine interviste, José ha parlato molto poco, assorto nei pensieri. La frustrazione inevitabile per un finale di stagione che non si aspettava così complicato per le tante assenze nella formazione titolare, i dubbi sul futuro ma al tempo stesso anche l’orgoglio di avere un gruppo di giocatori che nel momento più complicato della stagione sta dando tutto per il club e per il proprio allenatore: “Sarò con la squadra fino all’ultimo minuto di questa stagione – le sue parole a fine partita -. Per me è un orgoglio lavorare con questi ragazzi”.

Un messaggio che a tanti – compresi i giocatori – è sembrato un congedo a fine stagione, un segnale di come il tecnico lotterà fino alla fine per la Roma, ma anche di come questo potrebbe essere il suo ultimo mese alla guida del club. I motivi sono tanti, alcuni sui quali ha pensato fino a qualche settimana fa di poter soprassedere, altri invece che lo stanno piano piano allontanando da quella che era inizialmente la sua idea di crescita del club. Interrotta anche da un settlement agreement che ha ostacolato l’arrivo di ulteriori rinforzi un anno fa e nell’ultimo mercato invernale.

A Trigoria si respira un’aria diversa in questo momento, anche per le parole di Mourinho sul club per quanto riguarda il caso Chiffi e la sua designazione per la sfida col Monza: “Non abbiamo la forza di dire che non vogliamo un arbitro. Magari la mia società non sarà d’accordo con quello che dico e me ne assumo le responsabilità. Ma la Roma non ha questa forza e forse non vuole nemmeno avere questa forza nel dire a Rocchi che non vogliamo un arbitro”.

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Editoriale

Meritiamo un altro finale

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Trasfigurato in viso, avvelenato per la conduzione arbitrale di Chiffi, amareggiato per la concatenazione di eventi ed episodi negativi che gli stanno strappando dalle mani, forse, la possibilità di scrivere un altro finale di stagione trionfale. Josè Mourinho ieri sera a caldo era il volto di tutti i romanisti. Affranto e orgoglioso, preoccupato e in parte demoralizzato. Un mix di sentimenti difficili da spiegare, ma sfumature evidenti di uno stato d’animo che probabilmente accompagnerà ancora l’allenatore e il gruppo (o ciò che ne resta) in queste ore al rientro nella capitale.

La Roma a Monza ha pareggiato, scivolando in classifica nuovamente al settimo posto (come la sera dell’ultimo derby perso quasi senza lottare, unico neo di un 2023 indomito e caratterialmente sempre al top per i giallorossi). Ma tutto sarebbe in parte rimediabile, se non ci fosse l’enorme scure degli infortuni a frenare il motore di una squadra che a volte si è ingolfato ma finora non si è mai realmente fermato. Un’ecatombe, un lazzaretto, un’emergenza totale, fate vobis, la scelta della definizione più giusta purtroppo non cambia la sostanza. Otto calciatori ai box, l’ultimo della lista Stephan El Shaarawy che ha speso lacrime simili a quelle di Llorente a Bergamo, sintomo di un problema che sa di arrivederci alla prossima stagione. Un numero monstre di stop, mai verificatosi nell’era Mou fino a questo momento.

Ora Mourinho contro l’Inter dovrà indossare contemporaneamente i panni dell’alchimista, del motivatore, dello psicologo, dello stratega, dell’agitatore di folle, sempre che non si abbatta su di lui la mannaia della solerte (ad intermittenza) giustizia sportiva del nostro movimento calcistico, dopo lo sfogo nei confronti di Chiffi. Ma questa volta, nonostante le sue doti para-divinatorie, potrebbe non bastare, perchè per i miracoli effettivi, Josè ancora non sembra attrezzato. Nelle ultime gare lo Special One, oltre a sottolineare l’orgoglio – con tanto di mano sul petto – di essere l’allenatore di questo gruppo che sta gettando, come può, il cuore oltre l’ostacolo, ha indossato il camice bianco, emettendo dei bollettini di guerra al termine delle varie contese. Servirebbe letteralmente una moltiplicazione di uomini, in stile evangelico, per uscire vivi da un momento così.

Ieri le percentuali erano azzerate per sei degli otto calciatori che in questi giorni affollano le stanze dedicate alla fisioterapia di Trigoria. Dybala e Belotti “tra zero e 50%, ma più tendente a zero” Mou dixit. Forse una speranza di riaverli in panchina sabato contro la corazzata di Inzaghi c’è, ma in quali condizioni? E se Mourinho stesse strategicamente preparando al meglio delle attuali possibilità la doppia sfida col Bayer, consapevole (lo ha detto più volte senza mezzi termini) che questa squadra, per come è ridotta, non possa dedicarsi in egual misura alla lotta Champions in campionato e alle gare di coppa? Domande legittime, a cui solo gli eventi daranno risposta.

Sullo sfondo però persiste questo senso di amarezza sempre più crescente, insito nel fatto che per gli sforzi profusi, la straordinaria partecipazione popolare in casa e fuori, la perdurante sfortuna tra pali e infortuni, di cui svariati traumatici e a volte anche frutto di scontri involontari tra compagni di squadra, l’emisfero Roma meriterebbe (meritava) un altro finale, non di sgretolarsi così a pochi metri dal traguardo, qualunque esso sia. E’ profondamente ingiusto, ma purtroppo brutalmente reale.

Foto Fraioli