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Minaccia olandese: “Ciao siamo tornati”

Roma si prepara per non farsi cogliere impreparata al possibile assalto degli ultras olandesi, giunti in città, nonostante il divieto di vendita dei biglietti ai residenti in Olanda, per la partita di calcio all’Olimpico tra la Roma e il Feyenoord nel ritorno dei quarti di finale di Europa League in programma questa sera alle 21. Sono gli stessi tifosi già protagonisti in negativo otto anni fa, quando devastarono il centro storico della Capitale.

Le premesse non sono delle migliori e ieri è già arrivata la prima provocazione: alcune decine di tifosi del Feyenoord, arrivati dopo un soggiorno a Napoli, si sono fotografati a piazza di Spagna e hanno poi postato gli scatti sui social network. Il gruppo, monitorato dalle forze dell’ordine, ha fotografato anche la fontana della Barcaccia, che venne imbrattata negli scontri del 2015. «Ciao, ci siamo di nuovo», le parole inquietanti scelte a corredo delle foto.

Il programma di «difesa» è scattato con la Fontana della Barcaccia, a piazza di Spagna, e la Fontana di Trevi transennate dalla polizia per scongiurare possibili atti di vandalismo. In particolare a piazza di Spagna sono stati dispiegati agenti e tre camionette per proteggere la fontana danneggiata nel 2015.

Come riporta il Tempo, la massima allerta ha comportato il dispiegamento di circa 1500 uomini delle forze dell’ordine, tra polizia, carabinieri e guardia di Finanza, con sorveglianza speciale in stazioni, caselli e punti critici della Capitale. Inoltre divieto di vendita e trasporto di bevande in vetro nel Centro da mezzanotte alle 8 di domani 21 aprile. (…)

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Rassegna stampa

Roma a caccia della semifinale. Mou: “Giocate con noi”

«Voglio avere 67.000 giocatori in più. Gli spettatori sono una cosa, spettatori-giocatori un’altra cosa». Così José Mourinho ha presentato la sfida di ritorno contro il Feyenoord in programma stasera alle 21 all’Olimpico. Un’altra notte europea nella quale il pubblico giallorosso sarà protagonista, e proprio sui tifosi il portoghese ha concentrato il focus nelle parole della vigilia. «Quello che so è che abbiamo una squadra in fiducia, uno stadio che vuole giocare il match, non sarà lì soltanto per applaudire, cantare o sventolare le bandiere. Loro sanno la differenza tra l’essere allo stadio e giocare una partita perché lo hanno fatto in precedenza. Ho rispetto del Feyenoord, ma ho fiducia nei miei giocatori e nei miei tifosi».

Il grande dubbio per Mou riguarda Dybala, che vuole esserci a tutti i costi ma su cui la decisione definitiva verrà presa soltanto a poche ore dal match: «La grande pressione per me è sta bene o non sta bene, perché se ho un dubbio sarà sempre un dubbio. Se inizia magari non giocherà 90′ o magari si fa male dopo 10 minuti. Se va in panchina ed entra e si fa male, poi non hai altri cambi. Per me la decisione è più gioca o non gioca, però non è che abbiamo tante opzioni e magari in una situazione estrema non dico che sia impossibile andare in panchina e in una situazione nei limiti, che andrà in campo». L’argentino si è fermato a Rotterdam per un affaticamento all’adduttore destro, ma i tifosi sperano possa ripetere quanto già fatto sempre in Europa nella settimana del doppio confronto con il Salisburgo: affaticamento muscolare nella gara d’andata e gol decisivo al ritorno all’Olimpico giocando da titolare.

Dai pali colpiti che «negano il gioco difensivo della Roma» alla «positività di Abraham all’interno del gruppo» fino alla fiducia nelle alternative, un Mourinho ormai poco attento alle polemiche, ma concentrato totalmente sulla sfida agli olandesi. «Da due giorni che sono qui dentro, sono uscito lunedì per andare a trovare un amico in un albergo. Sono tornato non esco da qua, quello che succede fuori da Trigoria non lo sento. Posso immaginare ma non sento niente. Sono qui tranquillo ma è una tranquillità strana, non è vera, c’è qualcosa 24 ore prima di una partita così».

Prima del tecnico ha parlato anche Cristante nella conferenza stampa di ieri. Il centrocampista giallorosso, subito incalzato, ha «confessato» il motivo dietro la sua insostituibilità: «Vado forte, do il meglio che posso dare. Cerco sempre di dare il mio contributo alla squadra. Faccio quello che devo fare». Sul club, poi, Bryan ci tiene ad elogiare il lavoro dei Friedkin: «Penso che in questo momento ci sia una grande società dietro. Prima era un periodo di transizione, sono arrivato alla fine dell’era Pallotta e sono arrivati i Friedkin che stanno facendo grandi cose. Hanno preso un grande allenatore e penso che l’insieme delle cose porti a questa crescita societaria».

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Roma-Feyenoord a Taylor: precedenti e scintille con Mourinho

ROMA FEYENOORD TAYLOR – L’UEFA ha comunicato l’arbitro della super sfida di ritorno tra Roma e Feyenoord, in programma giovedì. A dirigere il match sarà l’inglese Anthony Taylor, il quale sarà affiancato nel ruoli di assistenti dai connazionali Gary Beswick e Adam Nunn. Il IV Uomo sarà Robert Jones, mentre al VAR ci sarà Stuart Attwell. L’AVAR sarà Chris Cavanagh.

Mentre per il Fayenoord c’è un solo precedente positivo: la vittoria per 3-1 contro il Partizan Belgrado nello scorso anno in Conference League, sono tre gli incroci nelle coppe con la Roma, con alterne fortune per i giallorossi: l’ultimo in ordine di tempo è il pari contro l’Ajax di tre anni fa, che contribuì alla qualificazione alle semifinali di Europa League contro lo United. In quella gara Taylor non vide un evidente fallo di un giocatore dell’Ajax prima del momentaneo vantaggio, poi rimosso dal VAR, che avrebbe escluso i giallorossi dalla competizione.

Poi due sconfitte: 2-1 in trasferta sul campo del Viktoria Plzen e il 4-2 a Lione nell’edizione dell’Europa League 2016-17.

4.11.2021 Conference League : Roma vs Bodo Nella foto: Mourinho (Foto Gino Mancini)

Mourinho-Taylor scintille e multe

Una designazione che, visti i trascorsi, probabilmente non avrà fatto piacere a Josè Mourinho. Lo Special One infatti ha avuto modo di incontrare in Premier e di criticare apertamente l’operato del fischietto britannico. Nel 2014 il primo episodio negativo: Taylor negò un rigore clamoroso al Chelsea di Mou in una gara con il Southampton, poi terminata 1-1. Taylor riconobbe l’errore grave e si avvicinò al tecnico lusitano al termine del match chiedendogli addirittura scusa per la svista.

Un episodio che comunque rimase scolpito nella mente di Mourinho, tanto che a distanza di anni, quando era alla guida del Manchester United lo spinse a commentare negativamente la designazione di Taylor per il big match contro il Liverpool: “E’ un ottimo arbitro ma sarà difficile per lui fare una buona partita, avrà molta pressione addosso”, parole che la FA prese male a tal punto da multare Mourinho con un’ammenda di 50 mila sterline per aver messo in discussione la sua designazione. La speranza è che questa volta la direzione arbitrale di Taylor in Roma-Feyenoord sia inappuntabile tanto da non determinare strascichi o errori che possano condizione risultato e umori del tecnico giallorosso.

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Interviste

Mourinho: “Vittoria di squadra ora testa al Feyenoord. Dybala? Forse ci sarà, sono positivo”

Josè Mourinho ha parlato ai microfoni di DAZN dopo la vittoria per 3-0 sull’Udinese:

“Abbiamo cambiato diversi calciatori oggi, Lorenzo e Wijnaldum hanno fatto 45 minuti a testa, altri non hanno giocato, abbiamo rischiato e c’è stata una grande risposta di squadra. Il risultato può dare l’idea di una partita facile, onestamente non l’ho sentita così, solo sul 3-0, neanche sul 2-0, solo dopo la parata sul rigore di Rui. Noi ci siamo abbassati sul 2-0, si è sentita stanchezza, blocco difensivo troppo basso, poi Rui ha parato il rigore e fortunatamente è arrivato il 3-0”

Grande gestione e aggressione feroce dei centrocampisti. Quanto è importante schierare tanti italiani?
“A me piace averli, è questa la conseguenza della nostra natura o realtà economica? No. Perchè è anche un modo di pensare della società e di accettare dal sottoscritto di avere un ottimo rapporto con il settore giovanile. Mi piace avere questo nucleo italiano, anche se il calcio ormai è globale, ci sono tanti giocatori stranieri nei campionati, continuo a pensare che i ragazzi formati a casa Roma o casa Italia hanno questa specificità nell’adattarsi, quando arrivano da fuori chi lo fa sente che qui c’è empatia, c’è un senso di famiglia con i tifosi, è uno dei motivi per cui a prescindere dai risultati i tifosi sono sempre con la squadra. Bove è stato fantastico oggi ma ha fatto un errore importante che poteva cambiare l’inerzia della partita, se Rui non para il rigore le cose si complicano. Sono arrabbiato con lui? No, è la natura della crescita, grande personalità di Edoardo, sono molto contento che abbia giocato da ragazzo romano e romanista che sta crescendo”

L’abbraccio con Pellegrini?
“Serviva vincere e giocare con fiducia senza avere nessun problema o pressione per un rigore sbagliato o qualche prestazione non fantastica. Ci sono diversi motivi, non c’è bisogno di dire sempre tutto. La mia decisione di non fargli tirare il rigore era per toglierli una pressione extra, solo se eravamo sul 2-0 glielo avrei fatto tirare, altrimenti no, stasera non aveva bisogno di pressioni extra. Ha fatto un’ottima prova, un bel gol, se c’è qualche commento negativo sui social dopo Rotterdam non è un problema, ciò che conta è la realtà di oggi, del giocare faccia a faccia con i tifosi e capire che nel bene e nel male siamo sempre insieme”

Avete la gamba per andare a prendere gli altri, 50-60 minuti ad alta intensità ma avete un grande punto di forza che è la fase difensiva. Quando voi con quel blocco non subite gol e passate in vantaggio, è una grande forza vostra?
“La qualità di un allenatore normale come sono io, in una situazione normale come la Roma dove non possiamo comprare tutti i giocatori che vorremmo comprare, con queste limitazioni è sviluppare i punti di forza e nascondere al massimo le nostre difficoltà. L’organizzazione difensiva è importante per noi e non avendo tanti giocatori veloci davanti, pochi sono esplosivi e l’unico è Solbakken che era in panchina per darci una mano solo se necessario, abbiamo bisogno di recuperare palla alta perchè se la recuperiamo bassa non abbiamo grande qualità nella transizione veloce. Quando nel secondo tempo il centrocampo e gli esterni si sono abbassati abbiamo sofferto, ma la squadra sa soffrire. E’ un risultato importante, ora pensiamo alla Coppa. Penso sia possibile rimontare”

Dybala giovedì?
“Forse, sono più positivo che negativo”

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Rassegna stampa

Si fermano Milan e Inter, per la Roma possibile fuga Champions

Andrea Belotti aveva, e ha, il fisico giusto per stregare il popolo romanista. Serio, combattente, generoso. E poi, cosa che non guasta, fa gol. Centosei in serie A; il suo biglietto da visita. Voleva la Roma a tutti i costi, dopo aver lasciato il Torino, da capitano, e dopo aver trascorso un’estate senza squadra, scegliendo di aspettare Pinto e Mou, che gli avevano promesso un posto in rosa solo dopo aver ceduto un suo pari ruolo, all’epoca Shomurodov o Felix. Alla fine, via ll ghanese ed ecco il Gallo, per fare un favore a se stesso e allo Special, che con lui aveva rinforzato il reparto offensivo. Belotti – nei piani – era l’alter ego ideale di Abraham.

Ma qualcosa è andato storto: Belotti non ha reso come ci si aspettava e il suo rinnovo, legato a presenze e ai gol, non è (ancora) diventato automatico: si gioca tutto in questi mesi. Andrea aveva scommesso su se stesso, sulle sue qualità, sulla sua voglia di tornare ad alti livelli, con una squadra ambiziosa, di sicuro più del Torino, che ora lo considera come un traditore. Il problema è nei numeri, impietosi, perché nello spogliatoio resta uno dei più positivi. Sotto porta è latitante: zero le reti in campionato (non segna in A dal primo maggio scorso, tripletta all’Empoli), solo quattro in totale tra Europa League e Coppa Italia.

Belotti è stato in questi mesi il vice di Abraham, che non ha di certo il rendimento dello scorso anno, e anche la sua spalla in qualche partita prima del Mondiale in Qatar. In campionato ha giocato solo quattro volte dall’inizio, contro Sampdoria, Verona, Cremonese e Lazio, nelle altre diciannove partite è entrato dalla panchina per un totale di 632′. Mourinho gli ha dato fiducia in Europa, dove su dieci partite ne ha disputate sei da titolare, mettendo la firma contro Helsinki, Betis e Salisburgo.

Ci sono ancora nove partite di campionato per ribaltare le brutte sensazioni del momento, oggi tocca a lui, approfittando degli stop di Abraham (che spera di essere in panchina già oggi stesso) e Dybala. Andrea guiderà l’attacco contro l’Udinese. La Roma ha bisogno di gol per mantenere la terza posizione da sola in classifica e allungare sulle milanesi.

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Mourinho: “Segniamo poco? Vero, ma Haaland non lo abbiamo…”

La Roma torna a casa trascinandosi l’ansia per le condizioni di Dybala, a cui si aggiunge il problema alla spalla di Abraham. José Mourinho parte da qui. «Paulo ha un problema muscolare (adduttore, ndr). È stato un cambio obbligato come quello di Tammy, che mi pare abbia qualcosa di simile a Solbakken. Rischiamo di non averli per le prossime due partite».

E questo accentua il vero problema dello Special One. «Non facciamo gol, e non perché non creiamo occasioni. Non abbiamo Haaland, così la squadra non segna le reti che dovrebbe in rapporto a quello che fa in campo».

Come scrive Sul cambio di Pellegrini è lapidario: «Non sostituisco mai un calciatore per un rigore sbagliato. La mia è stata una scelta tecnica, a centrocampo soffriva il ritmo degli olandesi».

La sensazione di potercela fare al ritorno, però, non lo abbandona. «Da domani iniziamo a lavorare per l’Udinese, una partita per cui sono ottimista, ma anche preoccupato, perché siamo pochi. Al Feyenoord cominceremo a pensare da lunedì. Ci sono allenatori che quando perdono una partita non dormono per dieci mesi, io invece dormo bene e domani ricomincio a lavorare».

Il mantra comunque è chiaro: «Questo è solo il primo tempo, c’è da giocare il secondo e saremo noi più l’Olimpico, che c’è sempre e non sbaglia mai».

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Interviste

Mourinho: “Ottimista ma preoccupato per gli infortuni. Pellegrini? Sostituito per scelta tecnica”

Le parole di Mourinho ai microfoni di Sky Sport dopo la sconfitta per 1-0 contro il Feyenoord:

Gli infortuni?
“Non so cosa sia di preciso, basta la sensazione che hanno avuto in campo, per Tammy problema alla spalla, Dybala problema muscolare, Pellegrini è uscito per mia scelta, ma non per il rigore, quando un mio giocatore sbaglia il rigore, sbagliamo tutti insieme”

Sconfitta forse casuale, è mancata cattiveria in area di rigore?
“Non abbiamo Haaland, siamo quelli che siamo, i ragazzi fanno il massimo, hanno fatto una partita di sforzo e sacrificio, meritavamo un altro risultato ma questa è la realtà, abbiamo perso oggi 1-0. E’ difficile, abbiamo la gara domenica, poi giovedì, potremmo avere meno giocatori con Paulo e Tammy fuori, siamo quelli che siamo più l’Olimpico che c’è sempre e loro non sbagliano mai”

C’è un problema centravanti?
“La squadra non segna i gol che dovrebbe segnare, rispetto a quanto crea, anche a Torino abbiamo avuto l’opportunità per fare il 2-0 e non lo abbiamo fatto. Anche a Salisburgo abbiamo avuto tante palle gol e poi subiamo l’1-0, abbiamo questa difficoltà. Sul piano statistico segniamo poco, soprattutto per gli attaccanti, ma siamo noi come squadra”

Aggressione alta anche oggi?
“Sì lo abbiamo fatto, qualcuno si aspettava il Feyenoord dominatore, abbiamo cercato di non lasciare a loro la gara, abbiamo pressato alto, abbiamo creato e avuto palla”

E’ ottimista?
“Sì, ma sono preoccupato anche per domenica, quando perdi giocatori come Tammy e Dybala, le tue opzioni sono limitate, questa è una preoccupazione, ma faremo il massimo. Ovviamente è un risultato che non sentiamo meritato, ma purtroppo questa espressione non fa parte del mio vocabolario, il secondo tempo a Roma, ma domenica giochiamo contro l’Udinese”

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Calciomercato

Al Nassr, salta la panchina di Garcia e Mourinho resta il preferito

Rudi Garcia sta per lasciare ufficialmente l’Al Nassr, occhio al futuro di Mourinho. Come riferisce marca.com infatti l’ex tecnico giallorosso sarà esonerato nelle prossime ore a seguito di una furente litigata negli spogliatoi con parte della squadra.

Garcia pagherebbe anche i risultati deludenti di CR7 e compagni, in campionato secondi a -3 dall’Al Ittihad e fuori dalla coppa araba. Il francese la scorsa estate ha preso il posto di Miguel Angel Russo alla guida dell’Al Nassr.

Foto Fraioli

Mourinho al posto di Garcia all’Al Nassr? In Spagna ci credono

Come riferiscono dalla Spagna il grande obiettivo del club saudita, non è più una sorpresa, è Josè Mourinho: per lo Special One è pronto un biennale da 100 milioni di euro ma il tecnico portoghese avrebbe già declinato l’offerta, con l’intenzione di restare nella capitale. In Arabia Saudita lo special one ritroverebbe Cristiano Ronaldo, connazionale con cui ha lavorato e vinto al Real Madrid e pare che parte dello staff spinga per accettare l’offerta faraonica del club saudita.

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Dipendenza da Dybala: c’è il Feyenoord e Mourinho lo schiera punta

DYBALA MOURINHO FEYENOORD – Se c’è qualche tifoso della Roma stanco del binomio alzi la mano. Dybala è la Roma e la Roma dipende da Dybala. Una simbiosi raccontata a suon di aggettivi. Imprescindibile, obbligatorio, necessario. La Joya è l’anima della squadra, con l’aiuto alterno dei compagni. Soprattutto in attacco.

E come scrive la Repubblica, i numeri della stagione sono da otto mesi lì a confermarlo. Tanto in campionato quanto nel cammino in Europa League. Dybala è il capocannoniere della Roma in campionato con 11 gol. Se ci aggiungiamo i 7 assist, la Joya ha partecipato alla metà (46 per cento) dei gol giallorossi in Serie A.

Con il recupero di Wijnaldum, in attesa che Abraham e Belotti si sveglino dal letargo, Mourinho ha scelto il suo nuovo assetto con Dybala vertice offensivo. Una possibilità concreta anche a Rotterdam giovedì, nell’andata dei quarti di finale di Europa League. In una gara in cui le parole equilibrio e imprevedibilità saranno fondamentali per gestire la qualificazione sui 180 minuti.

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Roma imbattuta con Dybala falso nueve

DYBALA ROMA – Roma, meno punte, più punti. Potrebbe essere questo Io slogan della Roma di Mourinho. Anche la vittoria sul Torino, infatti, è arrivata senza l’impiego (almeno dal primo minuto) di un centravanti di ruolo. In questa stagione era già successo in tre occasioni: a San Siro contro l’Inter, con il Bologna in casa alla ripresa dopo il Mondiale e sempre all’Olimpico contro la Juventus. Quattro su quattro per i giallorossi con i bomber in panchina, ma soprattutto soltanto un gol subito in 360 minuti, quello di Dimarco al Meazza. Ovviamente, in tutte le occasioni, a ricoprire la posizione di punta centrale è stato Dybala (in gol a Milano e a Torino).

Come scrive il Tempo, l’argentino interpreta in maniera diversa il ruolo rispetto ai compagni, non dando punti di riferimento, ma agendo da vero e proprio regista offensivo. Ma non si parli «falso nueve»: la Joya infatti, appena arrivato in Italia, ricopriva proprio il ruolo di punta al Palermo. Con gli anni, poi, si è evoluto in un meraviglioso rifinitore offensivo, un vero e proprio dieci, ma la sua carriera in Serie A era iniziata da numero nove (in tutti i sensi). La scelta di sabato da parte di Mourinho ha sorpreso, ma neanche troppo. Già in altre due occasioni su tre (Bologna escluso), il tecnico portoghese aveva optato per questa strategia tattica quando di fronte aveva una difesa a tre, strutturata fisicamente e forte in marcatura (Inter, Juventus e, appunto, Torino).

Togliendo il riferimento centrale Mourinho è riuscito ad aumentare la qualità offensiva della sua squadra, minando allo stesso tempo le certezze degli avversari e raccogliendo con Dybala prima punta risultati importantissimi. Ma nel caso dell’ultima uscita in casa del Toro, oltre all’aspetto tattico, c’è dell’altro. Il rendimento dei due centravanti giallorossi in questa stagione è ai limiti del disastroso. Sommando i gol di Abraham e Belotti in campionato, si arriva a quota 6 (tutti dell’inglese), che toccano quota 11 se si considerano le coppe (7 di Tammy più 4 del Gallo).

Un bottino che definire deludente è un eufemismo. Anche per questo Mourinho ha scelto di escludere entrambi dal match dell’Olimpico Grande Torino, nonostante la febbre last minute di Pellegrini che poteva convincere il tecnico a tornare sui suoi passi. Un segnale, insomma, ma anche una scelta ben precisa. Anche perché, stop di Solbakken a parte, di soluzioni offensive che non comprendono l’utilizzo delle punte di ruolo la Roma ne ha eccome. Pellegrini ed El Shaarawy, infatti, possono ricoprire al meglio la posizione di trequartisti, così come Wijnaldum, già utilizzato dopo il rientro alle spalle del numero nove. Già a partire da giovedì a Rotterdam sarà importante la scelta dell’attacco giallorosso, ma l’allarme per i centravanti è scattato: ora (prima che sia tardi) tocca a loro.