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APPROFONDIMENTI

Fuori Saelemaekers, ma torna Celik ed El Sha spera: il rebus a destra di Sir Claudio

Continua la serie di defezioni sugli esterni per la Roma. Recuperato sì Salah-Eddine già per la sfida di Lecce, Ranieri contro la Juve non avrà a disposizione Alexis Saelemaekers che era diffidato e salterà dunque la gara contro i bianconeri.

Sulla corsia di destra però Sir Claudio riavrà a disposizione Celik. Il turco ha ormai ultimato il programma personalizzato di recupero e da oggi sarà in gruppo.

Recentemente però Ranieri lo aveva sempre schierato da braccetto di destra, preferendolo ad Hummels che dopo l’ottimo ritorno al Via del Mare si candida per una maglia da titolare. L’esperienza del tedesco in questa fase finale di stagione, al netto del gravissimo errore di Bilbao, potrebbe risultare decisiva in zona Champions.

Per questi motivi, Celik si candida per una maglia da titolare come laterale di centrocampo. Out ancora Rensch, che avrà bisogno di qualche giorno in più per ultimare il recupero, l’alternativa offensiva potrebbe essere El Shaarawy, nell’ultimo periodo spesso ai margini delle scelte di Sir Claudio.

Un’altra ipotesi, ultra-offensiva, potrebbe essere Soulè, schierato in due occasioni come laterale destro: contro il Napoli e il Como sempre in casa.

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Interviste

Mancini: “Sono pazzo di questa tifoseria. Dovbyk? E’ un armadio, va sostenuto. Rincorsa pazzesca, ora ci giochiamo tutto”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni di ‘Cronache di Spogliatoio’, format Youtube. Ecco le sue parole:

È diventata una rincorsa Champions?
«Sicuramente, da quel derby a oggi, in pochi ci credevano davvero. Erano in pochi ad averci pensato. Noi, dentro lo spogliatoio, sapevamo cosa stavamo facendo, ma all’arrivo del mister Ranieri, a essere sinceri, anche noi facevamo un po’ fatica a crederci. Tuttavia, con il lavoro e la tranquillità che ha portato il mister, partita dopo partita ci siamo resi conto che potevamo recuperare terreno e riagganciarci al gruppone. Adesso siamo lì, ma come ho detto ci aspettano partite davvero difficili. Questa è l’ultima di un ciclo di otto gare importanti, e dobbiamo pensare a vincere per rimanere attaccati al treno».

Quando vedevate la classifica in autunno pensavate alle coppe come ancora di salvezza o consideravate il campionato una cosa fattibile?
«Le coppe, avendo raggiunto una semifinale negli ultimi cinque anni, sono sempre state un obiettivo a cui tenevamo particolarmente. Peccato che quest’anno le cose non siano andate come speravamo. Il campionato, invece, ci faceva soffrire troppo. Era dura vederci in quelle posizioni, in quei mesi in cui i risultati non arrivavano. Tuttavia, come ho detto tante volte, l’impegno durante gli allenamenti, la forza del gruppo e la voglia di stare insieme non sono mai mancati, nemmeno nei momenti più difficili. Non posso dire che fossimo completamente sereni, ma avevamo la convinzione che le cose si sarebbero sistemate. Non si poteva pensare di trascurare il campionato per concentrarsi solo sulla coppa, perché nello spogliatoio ragioniamo sempre partita dopo partita. La classifica ci pesava, vedere la Roma in quelle posizioni ci faceva male, e volevamo risalire».

Su Ranieri.
«Da quando è arrivato, il mister ha aperto la porta del nostro spogliatoio. Io, ma credo anche i miei compagni, abbiamo percepito un allentamento della tensione e di quella sensazione di malessere che ci accompagnava, perché stavamo vivendo davvero male la mancanza di risultati. Il mister ci ha spiegato il suo metodo di lavoro, come vedeva le cose sia sul campo che nell’atteggiamento. Una cosa che mi ha colpito particolarmente è stata una frase che ha detto appena arrivato. Era novembre, venivamo da una serie di brutti risultati e non ricordo esattamente la nostra posizione in classifica, ma tutti sapevano che la situazione era complicata. Eppure lui, fin da subito, ha detto che i cavalli buoni si vedono alla fine. Quella frase mi ha fatto riflettere. È arrivato in un momento drammatico, senza conoscerci direttamente, ma evidentemente aveva visto qualche partita e aveva intuito il potenziale della squadra. Dire una cosa del genere in quel contesto ci ha dato una grande spinta: ci ha fatto capire che lui credeva in noi, anche senza conoscerci a fondo. Da quel momento abbiamo deciso di seguirlo, di lavorare secondo le sue indicazioni e di affidarci alla sua esperienza. Così siamo arrivati fin qui, ma, come ho detto prima, non abbiamo ancora fatto nulla».

Quanti messaggi hai lasciato a Ranieri chiedendogli di restare?
«Questo è un tema particolare. È sempre stato chiaro con noi e lo è stato anche nelle ultime settimane con voi giornalisti. È evidente che una figura come la sua sia importante non solo per noi giocatori, ma per tutto l’ambiente Roma: da chi lavora a Trigoria, a chi viene allo stadio, fino ai calciatori stessi». Sul rapporto con i tifosi. «L’amore dei tifosi l’ho sentito fin da subito, già dal primo anno. Non so se vi ricordate, ma ho giocato alcune partite a centrocampo in una situazione di totale emergenza, con tanti centrocampisti assenti. Il tifoso romanista, in questi momenti, ti trasmette la voglia di aiutare la squadra, anche oltre i propri limiti. È stato allora che ho capito questo amore reciproco, perché anche io sono pazzo di questa tifoseria, di questo stadio, di questi tifosi e di questa città. È un legame speciale, fatto di tante emozioni che si sono intrecciate nel tempo. In campo, a volte, mi trasformo perché l’adrenalina prende il sopravvento. Tuttavia, soprattutto nell’ultimo periodo, con mister De Rossi e mister Ranieri abbiamo lavorato molto su questo aspetto».

Su Dovbyk.
«Artem è un ragazzo d’oro, eccezionale. Sappiamo tutti quello che purtroppo sta vivendo la sua famiglia, e credo che questo lo condizioni un po’. Tuttavia, quando siamo in campo, nei 90 minuti bisogna essere bravi a lasciare da parte tutto il resto, anche se non è sempre facile. A volte lo prendo in giro o lo sprono, perché è un armadio a quattro ante, enorme. Quando mi alleno contro di lui e ci scontriamo nei contrasti, quasi mi viene paura, perché se arriva con forza ti manda a quattro metri di distanza. Ieri, fino al primo tempo, l’ho caricato in modo particolare e gli ho detto: “Artem, o fai gol o ti prendi un giallo, voglio vederti dare una spallata a un difensore e farlo volare fuori dai cartelloni”. E infatti, il gol è quasi nato da una spallata con Federico Baschirotto. Sono due ragazzi fisicamente imponenti, ma quella cattiveria agonistica, in senso sportivo, è stata decisiva per segnare. Quando ha esultato, gli ho detto: “Sei forte, devi sfondare sempre”, ovviamente in senso positivo e calcistico».

Avete mai pensato a dove sareste potuti essere se Ranieri fosse arrivato prima?
«Guarda, hai trovato la persona sbagliata, perché io con i se e con i ma non vado d’accordo. Il mister è arrivato in quel periodo e, senza dire che abbiamo vissuto tre campionati diversi, in una sola stagione abbiamo cambiato tre allenatori. Anche se a Mister De Rossi non è stato dato molto tempo, la realtà è che ci siamo trovati a lavorare con tre tecnici diversi, affrontando difficoltà iniziali con ognuno di loro. Anche con il mister, all’inizio, le cose non sono andate benissimo, perché abbiamo perso delle partite. Però c’era qualcosa di diverso, lo sentivamo nell’aria. Quindi non posso risponderti in modo netto, dicendo semplicemente dove eravamo e dove siamo ora».

Vedete l’obiettivo europeo in modo diverso ora?
«Il calendario è difficile, ma lo era anche prima. Le partite di quest’anno hanno dimostrato che vincere non è mai scontato, su nessun campo. Ovunque vai, trovi delle difficoltà. Non è che se vinci a Lecce, poi automaticamente vinci a Empoli o a Parma. Non si può dire che affrontare queste squadre sia più facile rispetto alle big, almeno sulla carta. Le partite sono sempre complicate, ma ora affronteremo squadre che sono vicine a noi in classifica e che lottano per gli stessi obiettivi. È inutile girarci intorno: da come siamo partiti a dove siamo arrivati adesso, siamo tutti lì, separati da pochi punti. Bisogna ragionare partita per partita Sono le partite più belle, quelle che affronti con grande carica, spinta e voglia di dare il massimo. Bisogna prepararsi al meglio, concentrandosi prima sulla Juventus, poi sulla Lazio, poi sul Verona e sull’Inter. Ogni domenica si scende in campo sapendo che ogni punto può fare la differenza. È fondamentale affrontare ogni gara con questa mentalità, perché alla fine sarà proprio ogni singolo punto a determinare il nostro percorso».

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Interviste

Ranieri: “Lotta Champions? E’ presto. Ho detto alla squadra di dare tutto per non avere recriminazioni in estate”

Claudio Ranieri ha commentato così la vittoria per 1-0 sul Lecce ai microfoni di Sky Sport:

Tante occasioni da gol sbagliate, la partita si è sporcata, c’ha creduto fino alla fine
“Siamo entrati bene, meritavamo il vantaggio, abbiamo commesso due errori incredibili poi la partita è cambiata, è stata più combattuta, abbiamo concesso un paio di occasioni potenziali per nostre leggerezze, poi siamo riusciti a vincerla, su un campo di una squadra che lotta per non retrocedere”

Dobbiamo imparare a giudicare Dovbyk solo dal punto di vista realizzativo?
“No, dobbiamo chiedergli di più, lo pungoliamo, ci lavoriamo, ho chiesto alla squadra di servirlo in profondità, ci alleniamo su questo, piano piano capirà, è un ragazzo sensibile, questi gol gli fanno bene”

Vittoria diversa dalle vostre ultime, il gol lo avete segnato al nulla, Dovbyk aveva l’uomo addosso e se l’è inventato…
“Sì sapevamo che volevano sempre iniziare il gioco dal portiere, l’avevamo studiata questa pressione e potevamo segnare, ho chiesto ai ragazzi di andare alti per recuperare il pallone costringendoli a calciare lungo, dove avevamo un vantaggio”

-4 dalla Champions, ci guardi lassù o è presto?
“E’ presto, guardo ai miei ragazzi, ho chiesto alla squadra di non avere recriminazioni la prossima estate, diamo tutto, senza pensieri. Mancano 8 partite, saranno tutte difficili, ce le giocheremo al 100% poi vedremo”

Ho fatto parte di squadre dove ad un certo punto un allenatore ci ha così convinto, ci ha così trasmesso entusiasmo, che ci siamo convinti di poter vincere lo Scudetto. Mi sembra la situazione che sta vivendo la Roma adesso…
“Addirittura lo Scudetto Billy (ride ndr). Abbiamo fatto 39 punti come l’Inter? Speriamo di continuare così”

L’anno prossimo con te non sarebbe un anno perso…
“Io vi ringrazio, sono entrato negli spogliatoi, ho detto disgraziati mi volete far morire prima, meno male che ho fatto tutti i controlli al cuore. E’ giusto cambiare”

Cerchi un altro Ranieri? O uno diverso da te?
“Non esiste (ride ndr). Spero più giovane. Buonasera a tutti”

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Calciomercato

Roma, piace Paixao per l’attacco: il punto

Uno dei temi principali che la Roma affronterà la prossima estate riguarda non tanto la ‘sostituzione’ di Dybala, ma l’affiancamento con un calciatore che possa giocare al suo posto (o al limite insieme) in attacco. Insomma un completamento del reparto, in attesa di capire quale sarà il destino di diversi interpreti.

Il tema della Joya ritorna un anno dopo, ma paradossalmente con prospettive diverse: laddove prima si viaggiò sul filo dell’addio con l’offerta araba dapprima accettata poi all’ultimo rifiutata, oggi Paulo è tornato centrale in termini tecnici nella Roma e nel frattempo è scattato anche un rinnovo automatico a cifre monstre.

Dopo l’infortunio di qualche giorno fa, anche Ranieri ha chiarito che il rientro al 100% ci sarà ma i tempi non saranno brevissimi: “Non è come un crociato, per cui di media ci vogliono sei mesi, ci vorrà meno tempo ma non dobbiamo mettere fretta a Dybala”.

Ergo out fino a fine stagione, poi Dybala andrà in vacanza e rientrerà a Trigoria per inizio ritiro ma non potrà giocare e probabilmente allenarsi con i compagni. Lì saremo già a oltre tre mesi di stop. Agosto sarà il periodo decisivo per stabilire quando l’argentino tornerà al top della condizione. Ci vorrà un po’ di tempo e la Roma non potrà farsi trovare impreparata.

Foto Farioli

Attacco da ristrutturare?

Soulè e Baldanzi sono sicuri di restare, salvo clamorose sorprese. Dovbyk è un investimento oneroso che la Roma vuole venga valorizzato dal prossimo allenatore, salvo che non sia l’ucraino a chiedere di andare. Shomurodov potrebbe essere messo sul mercato, al pari del rientrante Abraham, per fare cassa. Pellegrini come noto è in bilico, sul rinnovo di El Shaarawy non ci sono novità imminenti e Saelemaekers va riscattato.

Da qui la sensazione vivida è che la Roma farà dei movimenti importanti in attacco. A maggior ragione se dovesse scegliere un tecnico (Es. Sarri) che ama giocare con gli esterni offensivi. Un nome che interessa molto ai giallorossi è Paixao del Feyenoord.

24 anni, dunque perfettamente in linea con i parametri che la Roma continuerà ad impostare per svolgere i suoi mercati futuri. Velocità, tecnica, estro e rapidità d’esecuzione, il brasiliano già avversario (e a segno due volte contro i giallorossi), ha raggiunto la maturità definitiva per il salto in avanti. La valutazione supera i 20-25 milioni, ma dipenderà molto anche dai club che si accosteranno all’attaccante che in questa stagione ha realizzato 11 gol e 15 assist, con larghi margini ancora di miglioramento.

Sul brasiliano anche il Napoli, che deve investire sul sostituto di Kvara e potrebbe avere un cash maggiore da spendere.

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APPROFONDIMENTI

Ranieri ora pensa alla difesa a 4: la chiave è il rientro al 100% di Celik

Con i rientri alla spicciolata degli ultimi calciatori impegnati in giro per il Mondo, con le rispettive nazionali, Claudio Ranieri inizierà seriamente a preparare la prima, delicata sfida, delle nove gare rimaste da qui al termine della stagione.

Il pensiero principale per il tecnico Testaccino è sulla sostituzione di Dybala. Non tanto numerica, perchè le scelte in zona offensiva ci sono e sono di varia natura, quanto complessiva.

L’argentino negli ultimi mesi è stato fattore decisivo, nel paradosso di aver fornito prestazioni in termini di intensità, leadership e qualità delle scelte migliori rispetto ai due anni precedenti dove però, aveva inciso di più sotto porta.

Senza Dybala, Ranieri potrebbe optare più stabilmente per la difesa a 4 con dei riflessi che vanno a toccare ruoli e scelte di alcuni calciatori in zona offensiva.

Come accaduto di recente contro l’Athletic Bilbao all’andata ma anche nell’ultima casalinga contro il Cagliari, pur partendo da una difesa a tre, la scelta di Rensch, prima di Celik come braccetto di destra ha offerto alla Roma la possibilità di variare in corso d’opera al sistema a quattro puro, con due o tre centrocampisti in mezzo al campo.

A Lecce, complice anche il modulo adottato da Giampaolo (4-2-3-1), Sir Claudio potrebbe partire da una linea composta da Angelino, Ndicka e Mancini, con il recupero di Celik. La chiave è proprio il turco: in assenza di Rensch, se l’ex Lille sarà a disposizione, Ranieri potrebbe partire dalla difesa a 4 per poi sviluppare in ampiezza con Soulè e Saelemaekers alti, Pellegrini a supporto di Dovbyk.

Un sistema e un quadrilatero offensivo che metterebbe anche l’ucraino nelle condizioni di poter stanziare di più in area di rigore come finalizzatore puro (es. ciò che è accaduto col Como nel secondo tempo quando Ranieri schierò una sorta di 4-2-4 molto offensivo per ribaltare la gara), evitando a Dovbyk di dover giostrare a trequarti campo, zona nella quale fatica ad esprimersi al meglio.

Ragionamenti e valutazioni, che frulleranno nella testa del mister da qui a sabato mattina quando indicherà la formazione definitiva.

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La Primavera fa bene a Dovbyk: l’ucraino vuole superare quota 20

Artem Dovbyk, alla luce anche dell’infortunio di Dybala, dovrà prendersi ancor di più sulle spalle il peso dell’attacco giallorosso.

Il vantaggio e forse la speranza anche di Ranieri, che l’ucraino nelle settimane finali della stagione tende ad accendersi.

Come riferisce la Gazzetta dello Sport, l’anno scorso, infatti, nelle ultime 9 giornate di Liga, Dovbyk ha segnato la bellezza di 10 gol (più tre assist), quasi la metà dei 24 totali che gli hanno permesso di laurearsi capocannoniere della Liga. 

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Fabio Gennari (Tuttosport): “Futuro Gasp? Tutto aperto. Contatti con la Roma, ma penso ci sia possibilità che resti ancora a Bergamo”

Fabio Gennari – giornalista di PrimaBergamo e Tuttosport – è intervenuto ai microfoni di Retesport per parlare del futuro di Gasperini:

Gasperini erano mesi che non parlava prima delle partite di campionato, poi dopo l’uscita di scena dalla Champions è intervenuto in sala stampa prendo all’ipotesi di un addio. Ha un contratto rinnovato a 3 milioni annui fino al 30 giugno 2026. L’Atalanta è difficile che possa dare in mano a Gasperini un progetto a lungo termine, senza rinnovare ulteriormente.”

“L’allenatore ha detto che non ci sarà rinnovo poi ha cambiato un po’ il taglio delle sue dichiarazioni gettando la palla sul campo della proprietà che ha dichiarato pubblicamente a sua volta che se Gasp lascerà se ne faranno una ragione, ma so per certo che i Percassi sono rimasti stupiti di questa presa di posizione a livello pubblico, poichè privatamente l’allenatore non aveva anticipato nulla alla proprietà.

Gasperini è un allenatore che insegna calcio, che trova soddisfazione nel portare un team da un livello ad un altro, nel valorizzare un calciatore. Per loro prima viene il campo, il progetto e poi il risultato in termini di vittorie. Lo dimostra la sua carriera, impreziosita dalla vittoria dell’Europa League che però è arrivata solo l’anno scorso dopo tanti anni di lavoro. E’ evidente che Gasperini possa avere ambizioni importanti, se dovessero arrivare chiamate di big importanti, ma l’Atalanta ha anche elevato il suo status facendo dei mercati importanti.

Gasperini ha bisogno di uno spogliatoio che dia tutto in funzione delle sue idee, qui a Bergamo ha trovato l’habitat perfetto, è un uomo spigoloso, nei rapporti con la stampa, ha delle sfumature forti in termini caratteriali, pensando alla piazza di Roma, ma anche Napoli o la Juve, penso sia difficile che possa sposarsi con questi ambienti. Gasperini va protetto, va sostenuto, mi chiedo se queste società abbiano la capacità di supportarlo. E’ un dogmatico, devi costruire una squadra che gioca a tutto campo, con quel sistema lì, devi fare un mercato molto condizionato dalle sue caratteristiche. Insomma per questa serie di fattori, penso sia difficile individuare quale sia la piazza migliore per lui. Non escludo che alla fine, se dovesse cambiare idea, possa rinnovare alla fine con l’Atalanta”.

“Confermo che ci siano stati dei contatti con la Roma, so anche dei sondaggi del Milan. Ma siamo fermi lì. La società più vicina a Gasperini è stata il Napoli la scorsa estate, ma poi hanno scelto Conte”.

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Pellegrini ora o mai più: Ranieri ripartirà dal capitano. Poi a giugno sarà addio

E’ una vita sospesa quella di Lorenzo Pellegrini, in questa fase finale della sua esperienza romanista. Se appare chiaro da mesi che al termine di questa stagione, per la prima volta dopo diversi anni, le strade tra il capitano giallorosso e il club potranno seriamente divedersi, dopo l’infortunio di Dybala, uno dei primi pensieri di Ranieri è tornato a Lorenzo.

In assenza della Joya, Ranieri proverà infatti a tirare fuori giocate e gol da Pellegrini in questo rush finale di stagione. Il calciatore ha rispettato le decisioni del tecnico che recentemente lo ha di fatto relegato a rincalzo di campionato, in attesa dei match europei. Lui che per quattro anni consecutivi ha raggiunto, da protagonista, quattro semifinali e due finali, ha assistito alla precoce e sfortunata uscita di scena dei suoi compagni agli ottavi di finale, senza poter dare un contributo sensibile.

Da Lecce alla Juve, arrivando al Derby – unica gara in cui Pellegrini quest’anno ha tirato fuori un lampo della sua classe – il 7 giallorosso tornerà tra le prime scelte. Complice anche un assetto tattico che vedrà Soulè probabilmente favorito su Baldanzi come sostituto reale di Dybala, con Pellegrini sull’out mancino a cercare di creare spazi e passaggi utili per le due punte.

Foto Fraioli

Col Como una scialba prestazione e la sostituzione all’intervallo. Con l’Empoli un’ottima prova, un gol sbagliato ma anche un assist splendido vanificato da Shomurodov. Recentemente Ranieri ne ha criticato un aspetto su tutti: quello fisico. Ma non legato alla condizione, bensì all’incapacità del calciatore di reggere l’urto nei contrasti. “Sta spesso troppe volte per terra”, Sir Claudio dixit.

A giugno il futuro appare sempre più distante dalla Roma. Tra sirene arabe e concreto interesse dell’Inter, più per volontà di Inzaghi che della società, oltre al Napoli sullo sfondo che lo aveva cercato a gennaio. L’intenzione del club giallorosso, allo stato, è di non rinnovare il suo contratto e ad un anno dalla scadenza si cercherà una soluzione che accontenti tutti. Sempre che non arrivi un allenatore disposto a puntare forte sul suo rilancio. Il calcio d’altronde è una materia strana, in costante movimento. Intanto c’è questo finale di campionato dove le sue giocate potrebbero contribuire a raggiungere un piazzamento europeo, insperato fino a due mesi fa.

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Ranieri ribadisce: “A giugno mi ritiro”

Non c’è possibilità di un ravvedimento. Ranieri ormai ha deciso di chiudere la sua carriera da allenatore a giugno. La Roma in panchina sarà la sua ultima squadra, come è stata la prima da giocatore. Poi rimarrà come dirigente, salvo stravolgimenti.

Sperava di vincere un trofeo per sugellare quest’amore infinito con un pubblico che, comunque andrà, gli tributerà un omaggio straordinario. Fuori da Coppa Italia ed Europa League, resta la corsa Champions o comunque ad un piazzamento europeo.

Ieri sera intanto – anche con sguardo indiretto alla scelta del prossimo allenatore – Ranieri a margine della consegna del Premio Maestrelli ha ribadito che a giugno andrà in pensione: “La pensione è cosa giusta”.


Le altre dichiarazioni:

La qualificazione in Champions League è possibile? Se l’aspettava o è rimasto stupito?
“Stupito non posso esserlo perché sono sempre positivo nel lavoro e nel gruppo dei giocatori che ho a disposizione. Ho trovato un gruppo forte ma che aveva perso autostima. Ho cercato di compattarlo e di dare a loro ciò che meritavano di avere. Si sono ritrovati e compattati, hanno fatto tanto ma adesso viene il bello e il difficile. Dobbiamo continuare con la leggerezza che ci ha contraddistinto e la voglia che ha fatto innamorare i nostri tifosi”.

Le fa piacere ricevere questo premio in un momento così bello della Roma?
“Ricevere premi fa sempre piacere, poi se la squadra va bene meglio ancora. Ora arriva il difficile perché il campionato è apertissimo per tutti e molto interessante”.

Si aspettava di essere l’allenatore della squadra che ha fatto più punti nel 2025 considerando anche gli altri campionati?
“Non me lo immaginavo. Quando sono arrivato ho pensato solo a far bene e a riportare autostima e positività ai ragazzi. La squadra è valida, ma i risultati erano negativi. C’è stato un grande sacrificio da parte di tutti i ragazzi che mi hanno seguito e ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma è come se non avessimo fatto tutto perché ora arriva il bello e il difficile”.

La perdita di Dybala quanto può incidere?
“Speriamo che la squadra si compatti ancora di più, perché senza un campione del genere dobbiamo fare qualcosa di più”.

Quanto le ha fatto piacere che Dovbyk ha risposto sul campo alle sue parole?
“Mi ha fatto piacere il pubblico e i suoi compagni di squadra, che sono corsi ad abbracciarlo dopo il gol. Lui è un ragazzo molto timido, che ha bisogno di comprensione e affetto da parte di tutti noi”.

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Roma, Ranieri ordina tre giorni di riposo: ecco chi resta a Trigoria

Claudio Ranieri dopo l’estremo sforzo di quest’ultima settimana ha deciso di puntare sul riposo come prima cura per quella porzione di squadra che rimarrà nella capitale nel corso della sosta per le nazionali.

Il tecnico giallorosso ha concesso tre giorni di riposo alla squadra, dopo i quali si tornerà a lavorare, seppur a ranghi ridotti, a Trigoria.

Chi resta tra campo e infermeria

I due portieri saranno a disposizione del tecnico giallorosso: Svilar e Gollini infatti non sono stati convocati dalle nazionali e lavoreranno con Farelli e con mister Ranieri fino al rientro in campo a Lecce. Sul belga saranno giorni caldi anche in chiave rinnovo di contratto: la sensazione è che siano maturi i tempi per un annuncio, ma la trattativa ad oggi non è ancora definita in tutti i suoi dettagli.

Passando alla difesa, resta a casa Gianluca Mancini che al pari degli altri azzurri (Cristante, Pellegrini, El Shaarawy) non è stato chiamato da Spalletti nonostante una serie di prestazioni in crescendo in quest’ultimo periodo e il sistema difensivo a tre adottato dal tecnico toscano in quest’ultimo periodo, post naufragio ad Euro24.

Non partiranno per i ritiri delle rispettive nazionali neanche due calciatori infortunati: Celik e Rensch, che sarebbero stati chiamati da Turchia e OlandaU21 ma rimarranno a Trigoria per smaltire i rispettivi guai fisici.

Non convocato dalla Danimarca neanche Nelsson, così come Angelino nonostante un 2025 stellare, non è riuscito a strappare una chiamata nel team della nazionale campione d’Europa nemmeno stavolta. Mats Hummels ovviamente non fa più parte del giro della nazionale tedesca e dunque sarà a disposizione del tecnico giallorosso.

A centrocampo oltre a Cristante, resta Gourna-Douath mentre gli altri mediani partiranno tutti. Davanti oltre al su citato El Shaarawy, anche Soulè e Dybala – che rimarrà ai box per un po’ – non saranno protagonisti con l’Argentina.