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Nuovo allenatore, Ranieri e il modello inglese: “Siamo molto vicini”. L’ultima parola sarà di Friedkin

“Noi consiglieremo una serie di nomi, un ventaglio nel quale il presidente sceglierà il nuovo allenatore”. Ranieri era stato chiarissimo due settimane fa nel dipingere i contorni del processo decisionale che porterà all’annuncio del tecnico per la prossima (si spera prossime) stagione.

Sir Claudio questa mattina è entrato ancor più nel dettaglio di un casting che al contrario di quanto molti supponessero fino a qualche giorno fa, è iniziato già da un bel pezzo: “Io e Ghisolfi abbiamo seguito il modello inglese. Siamo partiti da 7-8 nomi per arrivare a 3-4 e l’abbiamo consegnata“.

Dunque i contatti, non solo esplorativi, sono già avvenuti da diverse settimane. Tra allenatori liberi e probabilmente sotto contratto ma in procinto di cambiare aria, i dirigenti di Trigoria si sono fatti un’idea di chi potesse sposare perfettamente la linea sportiva del club nelle prossime stagioni e chi no, riducendo questa lista a 3-4 candidati.

Ranieri con una battuta tipicamente romana afferma poi che la lista è stata già consegnata da tempo a Friedkin. Ribadendo dunque che il processo decisionale è ormai arrivato alla scelta definitiva: “Siamo vicini, molto vicini. Sono convinto che arriverà un buon allenatore”.

Di fatto rispetto al recente passato, quando Friedkin si era affidato ad alcune società di consulenza esterne al calcio, un salto di qualità in meglio c’è stato: se l’allenatore, come traspare dalle dichiarazioni di Sir Claudio, sarà scelto all’interno della short list presentata al presidente si eviteranno colpi di testa un po’ esotici e si rimarrà su indicazioni sportive che provengono da gente che a Trigoria ha piena contezza del valore attuale della rosa e delle reali prospettive di crescita.

Ranieri ha poi tentato di chiarire in un altro passaggio quella frase che si era lasciato scappare in merito al ‘potrà non piacere all’inizio ma dopo sì, conteranno i risultati’ di una ventina di giorni fa: “Perché tante volte a Roma si pensa che arrivi questo o quell’altro e poi i fatti sono diversi. Chiunque arrivi, lasciamolo lavorare. Ora ho detto di prendere un tecnico da Roma e andiamo avanti.”

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APPROFONDIMENTI

Roma, Ranieri dice ‘no alla rivoluzione’ ma sono una quindicina i capitoli aperti

Claudio Ranieri questa mattina ai microfoni de il Messaggero, ha parlato anche del mercato futuro e delle necessità della rosa: “questa Roma non va rivoluzionata, ma migliorata. Servono calciatori che facciano gol”.

In una frase che sarà poi sicuramente approfondita dopo la nomina del nuovo tecnico, ci sono due elementi fondanti delle operazioni che saranno dirette da Ghisolfi nella prossima finestra estiva di mercato.

Nelle idee del club, il lavoro di Ranieri ha permesso di rivalutare parte di quella rosa che era stata totalmente svilita da Juric. Le operazioni sui rinnovi sono già scattate con Paredes e Pisilli, oltre a quello automatico di Dybala ‘centrale per il presente e il futuro’ come ribadito da Sir Claudio e nelle intenzioni della società proseguirà anche con Svilar.

Konè, Soulè, Dovbyk, Angelino, Mancini e Ndicka sono considerati dei cardini della formazione titolare della prossima stagione, sui quali si innestano Rensch e Salah-Eddine acquistati a gennaio. Poi? Non molto altro. Sicuramente Baldanzi è un valore della società ma la sua permanenza dipenderà anche dalle idee del prossimo allenatore.

Rivoluzione o restaurazione?

Sono tanti i calciatori di rientro a Trigoria e già presenti oggi in bilico o vicini all’addio. Tra sicuri partenti, ritiri e calciatori magari da acquistare perchè in prestito, non si può insomma negare che anche la prossima estate tra entrate e uscite i movimenti saranno parecchi.

Gollini ad esempio, arrivato a gennaio, potrebbe essere sostituito un po’ perchè forse non ha del tutto convinto, un po’ perchè il ragazzo necessariamente ha voglia di giocare; Celik si è certamente riabilitato ma ha un anno dalla scadenza e non si parla di rinnovi contrattuali. Ergo è probabile finisca sul mercato per fare cassa, considerato anche l’investimento su Rensch. Al centro, Nelsson in prestito non sarà riscattato, Hummels si ritira a fine stagione, oltre a Hermoso che non vuole tornare. Resterebbero solo Mancini e Ndicka, urgono almeno due investimenti in quel ruolo oltre a capire cosa fare di Kumbulla che all’Everton sta disputando un’ottima stagione e potrebbe essere un buon valore da spendere sul mercato; con Dahl la Roma farà quasi certamente un’ottima plusvalenza.

In mezzo al campo, Le Fèe è da sistemare, Cristante e Pellegrini più fuori che dentro a gennaio, con il capitano soprattutto ad un anno dalla scadenza e forte sensazione che a giugno lascerà (“dipende da Lorenzo se restare o meno, ha sostenuto Ranieri oggi). Zalewski dovrebbe restare all’Inter per 6,5 milioni, Saelemaekers è in prestito così come Gourna-Douath, rimarranno? Il belga nelle intenzioni del club sì, il francese a 19 milioni sicuramente no.

Infine l’attacco: Abraham al Milan si sta rialzando dopo un biennio difficilissimo e condito da uno stop al ginocchio di oltre sei mesi. La Roma vuole monetizzare, che sia in rossonero o in Premier non conta. Shomurodov ha rinnovato fino al 2027 ma è probabile venga messo sul mercato per fare cassa, essendosi anche rivalutato, soprattutto se dovesse arrivare un vice-Dovbyk con caratteristiche diverse.

Il totale dunque fa 14-15 situazioni, di cui una decina sicure e altre in forte dubbio, ma comunque con la tendenza ad un numero di operazioni similare a quella della scorsa estate. Sempre con la speranza come sostenuto da Sir Claudio che la Roma alla fine ne esca sostanzialmente migliorata.

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Interviste

Ranieri: “Non scappo, ma resto solo se conto e vengo ascoltato. Allenatore? Siamo molto vicini”

Claudio Ranieri ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de il Messaggero. Ecco un estratto:

Non è proprio possibile vedere Shomurodov e Dovbyk insieme?
«Vero, funzionano e sono molto compatibili perché Eldor è una seconda punta, non è egoista, è un generoso per natura. A volte gli chiedo di tirare in porta più spesso. Il problema è che se li schiero entrambi dall’inizio, poi se devo cambiare la partita… mi attacco. Bisogna valutare tutto e non è detto che non possano giocare insieme».

Dal giorno che ha messo di nuovo piede a Trigoria pensava che dopo tre mesi sarebbe stato dove è adesso?
«Sono sincero, dopo una settimana ho pensato che l’avrei rimessa a posto. Dentro di me lo sapevo ma non ci pensavo. La squadra mi dà tutto. Se non trovo il feeling, non va. È stato facile trovarlo».

(…)

Domenica per la prima volta è sembrato che volesse smarcarsi dal ruolo che l’attende in futuro.
«No, no. Io sarò senior advisor, e mo’ traducetelo come ve pare (ride, ndr). So che sarò un punto di riferimento per loro, consiglierò cosa è giusto e cosa non lo è, ma poi a decidere è la proprietà. Credo sia per tutti così».

Ok, però un conto è consigliare, un altro dirigere. Quando le venne fatto il nome di Burdisso da inserire eventualmente in società, rispose un po’ stizzito “E io che ci sto a fare?”
«Scusatemi, ma se arriva un dirigente sopra di me, io che ci sto a fare? I tifosi devono stare tranquilli, io non scappo. Scapinoli? se non conto. Non farò il parafulmine di nessuno».

Che vuol dire?
«Che se non decido e non mi sento importante, io non faccio il parafulmine, me ne vado. Oggi mi sento al centro del progetto. Nel momento in cui mi sentissi al lato di questo, arrivederci e grazie».

Scusi, ci sono avvisaglie?
«Ma no. Perché, i tifosi hanno paura che lasci?».

Beh, durante le conferenze affermava di comportarsi e di pensare anche da dirigente.
«Da più parti è stato scritto che sarò dirigente, allora vi sono venuto dietro. Ma la dicitura è senior advisor».

(…)

E se invece i Friedkin le chiedessero una presenza quotidiana, accetterebbe?
«Ma sì, non è questo il problema. Non è l’etichetta o la dicitura che mi farà stare qui o meno ma se sarò una persona ascoltata o non ascoltata. Il resto, se sono un dirigente, un consigliere, non mi interessa molto. Mi interessa invece capire se quando dirò che va fatta una cosa per il bene della Roma, sarò seguito».

Una cosa che le darebbe la sensazione di non essere ascoltato, potrebbe essere quella di puntare su un allenatore non indicato da lei?
«L’allenatore non è scelto da me, non funziona così. Se ho fatto una lista di nomi, con pregi e difetti, sta anche ai Friedkin deciderlo».

Quando si consegna una lista del genere, quanto è lunga?
«Ghisolfi ed io abbiamo seguito il modello inglese. Siamo partiti da 7-8 nomi per arrivare a 3-4».

La lista è stata consegnata?
«Da mo’».

E i Friedkin hanno scelto?
«Siamo vicini, molto vicini».

È fiducioso che sia un allenatore alla Ranieri?
«Sono convinto che arriverà un buon allenatore».

Perché ha detto che “all’inizio potrebbe non piacere?”
«Perché tante volte a Roma si pensa che arrivi questo o quell’altro e poi i fatti sono diversi. Chiunque arrivi, lasciamolo lavorare. Ora ho detto di prendere un tecnico da Roma e andiamo avanti. Si deve cambiare quando allenatore e squadra non sono più all’unisono. Ma finché c’è il feeling, e queste cose si vedono in campo, si continua insieme. Non esiste sta cosa del ‘giocatore X che ha mandato via un tecnico’, non esiste, velo assicuro».

(…)

I ragazzi le hanno mai chiesto di restare?
«Sì però ho risposto, ”no grazie”».

Che tipo è ten Hag? Simpatico?
«Ci credete che non lo conosco? Mai incontrato. Ho letto che sarei andato a cena con lui. Mai visto. Credetemi, vi prego».

Ci crediamo, anche perché l’altra volta quando abbiamo paventato che ci raccontasse qualche bugia bianca se l’è presa un po’.
«Non me la sono presa. Ma io non racconto bugie».

Nemmeno qualcuna a fin di bene? Dobbiamo credere che a Gasperini non abbiate mai pensato?
«Certamente, ho sempre dettoche più bugiardi dei calciatori ci sono soltanto gli allenatori ex cal­ciatori (e scoppia a ridere, ndr). Torno serio, signori miei andate a chiedere a qualsiasi allenatore se sarebbe felice di allenare la Roma. Chi vi risponderebbe di no?»

(…)

Ci dice soltanto se il nuovo tecnico sarà italiano o straniero?
«No, dopo vi imbroglio tutto. Fate i bravi».

Ha detto che la squadrava migliorata. Quindi non rivoluzionata?
«Sì, non va rivoluzionata. Vi faccio un esempio: state scrivendo, giustamente, che la Roma segna poco. Per il prossimo anno, quindi, dobbiamo prendere calciatori che sappiano fare gol».

Uno che prima li faceva e ora ne fa di meno è Pellegrini.
«È uno dei centrocampisti più forti d’Italia, non ho nessun dubbio e nessuno può smentirmi. Ripartire da lui anche l’anno prossimo? Dipende da Lorenzo. Io lo stimo»

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Le Voci di Retesport

Petruzzi a RS: “Ranieri non schiererà dall’inizio Dovbyk e Shomurodov”

Fabio Petruzzi in vista della stracittadina di domenica sera, ha commentato così ai microfoni di Retesport nel corso de La Sveglia Giallorossa, l’ipotesi della coppia Dovbyk-Shomurodov dal 1′, rilanciata da diversi quotidiani oggi: “Sarebbe una formula interessante sicuramente, ma non credo che Ranieri opterà nel derby per questa soluzione dall’inizio, anche perchè come ha giustamente affermato, non avendo una terza punta di rosa a disposizione, non avrebbe poi modo di mantenere questo assetto offensivo nella parte finale di partita qualora ci fosse necessità di recuperare il risultato.

Poi nessuno ha la certezza, compreso Ranieri, che Shomurodov faccia bene dall’inizio tanto quanto gli capita quando subentra. Credo che rivedremo sicuramente Saelemaekers e Baldanzi dall’inizio nel derby”.

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Le Voci di Retesport

Graziani a RS: “A volte Ranieri non lo capisco. Dovbyk e Shomurodov in campo dall’inizio nel derby”

Ciccio Graziani è intervenuto in maniera molto critica su alcune dichiarazioni di Ranieri in relazione ad altrettante scelte del mister nell’ultima partita contro la Juventus. Ecco le sue parole in esclusiva a Retesport:

Certe dichiarazioni di Ranieri non lo comprendo. Non capisco il suo passo indietro su Paredes, che sembra quello fatto su Hummels. Prima erano dei monumenti inamovibili ora trovano meno spazio, nonostante abbiano dimostrato, soprattutto l’argentino, essere dei valori assoluti. La gestione di Konè anche porta a pensare: per me è uno dei migliori della Roma e di tutta la Serie A, anzi, è il migliore che abbiamo”.

Sono perplesso anche sul tema delle due punte: hai visto che la coppia Shomurodov-Dovbyk funziona e ti manca Dybala? Ma dai fiducia a questi due ragazzi dall’inizio, che discorso è dire ‘se poi ho un problema fisico non ho un ricambio’? Ma sempre uno in campo ti resta e puoi inserire altre seconde punte”.

“Pellegrini ultimamente è molto nelle retrovie, si è spento. Nel derby d’andata ritrovò un lampo importante, in questo senso solo Ranieri sa come sta psicologicamente”.

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Shomu-Dovbyk insieme nel derby? Ranieri ci pensa

Eldor Shomurodov quando entra riesce sempre ad incidere. Lo ha fatto con i gol (è il miglior subentrante per media gol della Roma di questa stagione), con i suoi movimenti, sposandosi perfettamente per caratteristiche con Artem Dovbyk.

L’ucraino domenica scorsa ha lottato e tanto, ma nel primo tempo era spesso isolato. Quando Ranieri ha deciso di affiancargli l’uzbeko, l’ex Girona è riuscito a proteggere meglio alcuni palloni dialogando con il compagno di reparto.

Una soluzione a cui Ranieri sta pensando, come confermato anche dopo la sfida contro i bianconeri, con vista derby: “A me piacerebbe giocare con due attaccanti là davanti, però se uno si stanca, se uno ha un problema fisico, chi metto? Per questo preferisco fare certe scelte. Poi, mai dire mai, non voglio escludere nulla… Ma ci penso due volte, perché so che entrambi danno tanto. Tolgo un po’ di peso a Dovbyk, e Shomurodov meriterebbe di giocare sempre. Però anche così, quando entra a gara in corso, fa sempre bene la sua parte. E questo per me è motivo di soddisfazione: vedere che tutti quei ragazzi che non partono titolari, quando li inserisco, entrano sempre con grande voglia di aiutare la squadra. E questo, per me come per ogni allenatore, è molto importante”.

Il problema dunque non è tanto sulla struttura della coppia e sulle volontà del tecnico che storicamente ha quasi sempre giocato con due punte centrali e complementari come Dovbyk e Shomurodov, quanto nelle alternative che verrebbero meno in caso di sostituzione di uno dei due.

Nel derby però questa soluzione non va scartata: sicuro del ritorno da titolare Saelemaekers a destra, ma l’ipotesi di un 3-5-2 con un centrocampo più compatto e le due punte potrebbe offrire a Ranieri la possibilità nella ripresa di variare il sistema con Soulè, Baldanzi ed El Shaarawy pronti a subentrare per dare brio e soluzioni sia sulle fasce, sia in zona trequarti.

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Roma-Juventus fa 101 all’Olimpico: numeri e precedenti

Roma-Juventus farà 101. Sono infatti finora cento le sfide disputate tra queste due formazioni all’Olimpico, con un bilancio casalingo che sorride ai giallorossi capaci di conquistare 36 vittorie, a fronte di 29 della Juve e 35 pareggi.

La sfida dello scorso anno terminò in parità (1-1), mentre l’ultima vittoria in ordine di tempo della Roma risale alla stagione 22-23′ grazie alla bordata dal limite dell’area di Gianluca Mancini.

L’ultimo successo bianconero è il clamoroso ribaltone del 21-22′, quando i bianconeri vinsero 4-3 in rimonta dopo il momentaneo 3-1 grazie alle reti di Dybala (oggi giallorosso ma assente domenica), Locatelli, Kulusevski (attualmente in forza al Tottenham) e De Sciglio, che oggi milita tra le fila dell’Empoli.

Il risultato più frequente nella storia di Roma-Juventus è l’1-1. La Roma ha ottenuto più volte il punteggio di 1-0, mentre la Juventus ha registrato diverse vittorie per 1-2. Il miglior marcatore della sfida è Francesco Totti, autore di sette reti all’Olimpico contro i bianconeri, inclusa una doppietta.

Claudio Ranieri è stato allenatore della Roma già due volte ma anche della Juventus nel biennio 2007-2009. Il tecnico Testaccino ha affrontato in assoluto i bianconeri due volte sulla panchina giallorossa con altrettanti successi: 2-1 in trasferta nel 2009-10, grazie al colpo di testa finale di Riise e 2-0 all’Olimpico nella stagione 2019-20, con le reti di Dzeko e Florenzi.

Allenatori a confronto

Per Ranieri sono 3 in assoluto le vittorie contro la Juventus, 5 i pareggi e 16 le sconfitte. Igor Tudor invece ha incrociato Ranieri una sola volta in carriera, quando allenava l’Udinese e perse 1-0 all’Olimpico contro i giallorossi nel 2019.

Per il tecnico croato in assoluto 5 i precedenti contro i giallorossi con 1 vittoria, 1 pareggio e 3 sconfitte (l’ultima in ordine di tempo nel derby di un anno fa contro la Roma di De Rossi).

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Roma-Juve, una rivalità che trascende il tempo

Roma-Juventus non è mai una partita come le altre. È una sfida che va oltre i tre punti, oltre la classifica, oltre il momento della stagione. È un confronto che si porta dietro decenni di duelli, rivalità accese e momenti indimenticabili.

Per i tifosi giallorossi, storicamente, battere la Vecchia Signora significa rivendicare un ruolo da protagonista nel calcio italiano; per i bianconeri, vincere all’Olimpico è stato spesso un ulteriore segno di supremazia.

Un duello che ha fatto la storia

La rivalità tra Roma e Juventus ha radici profonde. Dall’epoca di Falcão e Platini agli anni dei duelli tra Totti e Del Piero, questa sfida ha spesso rappresentato un bivio per le ambizioni delle due squadre. Uno dei momenti più iconici è senza dubbio il 2-2 del 2001, con la rete di Nakata e il gol decisivo di Montella che avvicinarono la Roma allo Scudetto. Senza dimenticare il celebre 4-0 inflitto dai giallorossi nel 2004, con Totti che con un pallonetto memorabile scrisse un’altra pagina di storia.

Dall’altro lato, i tifosi romanisti ricordano ancora con rabbia il discusso Juventus-Roma del 2014, deciso da episodi arbitrali contestati che accesero polemiche infuocate. La tensione è sempre stata alta, e ogni sfida sembra aggiungere un nuovo capitolo a questa storia di rivalità.

Foto Farioli

Tifoserie, un’accesa rivalità

Per i romanisti, battere la Juventus è quasi un trofeo a sé. La squadra bianconera è vista come il simbolo del potere calcistico italiano, il club che spesso ha spezzato i sogni giallorossi. Per questo motivo, il match contro la Juventus è atteso con un misto di passione e tensione, e vincerlo significa dimostrare di poter competere con i migliori. Domenica sera l’Olimpico sarà praticamente sold-out, per spingere la formazione di Ranieri alla vittoria che aprirebbe seriamente la strada verso la qualificazione in Champions.

Per i bianconeri, invece, la trasferta all’Olimpico è un test di maturità. La Juventus ha una storia fatta di dominio e trofei, e superare la Roma in casa sua è sempre un segnale di forza.

Ranieri, il doppio ex con il cuore diviso

A rendere ancora più affascinante questa rivalità c’è la figura di Claudio Ranieri, uno dei pochi allenatori ad aver guidato entrambe le squadre con grande personalità. Romano e romanista, ha sfiorato lo Scudetto con la Roma nella stagione 2009-10, fermandosi a un passo dal sogno. Ma ha anche seduto sulla panchina della Juventus nella difficile fase post-Calciopoli, riportando il club bianconero a competere per i primi posti.

Ranieri rappresenta il lato umano del calcio: un allenatore passionale, legato alla sua città ma sempre rispettoso delle squadre che ha allenato. Per lui, Roma-Juventus non sarà mai una partita qualunque, perché in entrambi i club ha lasciato un segno indelebile.

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Panchina Roma, è corsa a 5: i profili

Parallelamente al campo, alla lotta per la Champions o per un altro piazzamento nelle coppe in vista della prossima stagione e all’attesa per il primo dei big match che attendono i giallorosso da qui a fine anno, si continua a discutere, parlare in ogni angolo della città, sui social e ovviamente in radio, del futuro allenatore della Roma.

Un ‘Mr X’ sul quale si rincorrono voci, indiscrezioni, presunte conferme a cui seguono sonore smentite, tra liste certe pre e post intervento di Ranieri in conferenza stampa che alcuni indizi li ha dati.

Tanto per cominciare la tempistica: “Sarà Friedkin a decidere e comunicarlo, sapete come è fatto il presidente”… della serie: potrebbe essere domani o tra una settimana, piuttosto che tra un mese. Ma ‘radio mercato’ è concorde su un aspetto, neanche troppo relativo: la Roma l’allenatore lo ha scelto o l’avrebbe scelto, riducendo la lista dei candidati, ascoltando diversi profili nel corso delle scorse settimane.

Fosse così, verrebbe meno l’interesse o quasi per scoprire chi sarà il prescelto, tranne la spasmodica attesa dei tifosi, che non vorrebbe ricevere brutte sorprese.

Allo stato attuale per tutta una serie di ragionamenti, contatti, formali o informali, nomi depennati ufficialmente dallo stesso Ranieri in qualità di frontman della società, sembra essersi ridotta a 4 la lista dei potenziali candidati, che tali oggi non possono esser più perchè ad Aprile è improbabile che la Roma non abbia già approfondito con i reali obiettivi dinamiche di mercato, strategie e prospettive economiche, rendendo a Friedkin una lista chiara di ‘consigli’.

Stefano Pioli, Massimiliano Allegri, Roberto Mancini, Vincenzo Italiano e Maurizio Sarri. Quasi certamente tra questi cinque nomi c’è il prescelto a guidare la Roma almeno nel prossimo triennio.

Italiani, esperti e che condividono tutti un aspetto tattico: amano giocare con la difesa a 4. Un sistema che nel paradosso di una Roma da anni schierata di partenza a tre (ma in maniera forzata), consentirebbe di lavorare con più lucidità e in maniera più mirata sul mercato rispetto all’impostazione ‘tipicamente’ Gasperiniana.

La scelta e il conseguente annuncio non dipenderà dal piazzamento in classifica, perchè in ogni caso si tratterà dell’inizio di un percorso di ricostruzione, ma non dalle macerie tecniche come era presumibile immaginare qualora fosse rimasto Juric e non fosse tornato Ranieri.

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Calciomercato

Roma, torna l’idea Chiesa: Ranieri lo vuole nella capitale

Federico Chiesa è stato un tormentone estivo per la Roma e per altre formazioni di Serie A, fino alla scelta a sorpresa di accasarsi al Liverpool nel finale della finestra estiva.

Secondo quanto riferito da repubblica.it, la società giallorossa potrebbe tornare alla carica nella prossima estate. L’attaccante piace molto a Ranieri e nonostante le rassicurazioni di Slot, Chiesa a Liverpool non ha mai trovato e difficilmente troverà spazio davanti alla luce dell’altissimo livello della concorrenza offensiva.

L’operazione potrebbe concretizzarsi con la formula del prestito, offrendo così a Chiesa l’opportunità di rilanciarsi in un campionato che conosce bene.