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Roma-Salernitana, presente Ryan Friedkin: è arrivato con la squadra – VIDEO

Non solo Bruno Conti in panchina. Nel pullman che ha accompagnato la Roma allo stadio c’era anche Ryan Friedkin. Il vicepresidente romanista è sfilato nel tunnel che conduce verso gli spogliatoi al fianco di Tiago Pinto e subito dopo via via tutti i giocatori e lo staff tecnico autorizzato a scendere in campo. Mourinho, Foti, Nuno Santos e Salzarulo sono squalificati e seguiranno il match altrove.

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Roma-Salernitana 2-2 (17′ 82′ Belotti, 36′ 49′ Candreva) – Pari all’esordio per i giallorossi

La Roma fa il suo esordio ufficiale all’Olimpico contro la Salernitana. Giallorossi privi di Dybala e Pellegrini squalificati, ovviamente oltre a Mourinho e buona parte del suo staff che saranno sostituiti in panchina da Conti e Rapetti.

LE FORMAZIONI:

ROMA (3-5-2): Rui Patricio; Mancini, Smalling, Llorente; Kristensen, Aouar, Cristante, Bove, Spinazzola; El Shaarawi, Belotti.
A disposizione: Svilar, Boer, Ndicka, Karsdorp, Zalewski, Celik, Paredes, Renato Sanches, Pisilli, Pagano, Solbakken, Alessio.
Allenatore: Mourinho

SALERNITANA (3-4-2-1): Ochoa; Lovato, Fazio, Gyomber; Mazzocchi, L.Coulibaly, Maggiore, Bradaric; Kastanos, Candreva; Botheim.
A disposizione: Costil, Sambia, M. Coulibaly, Sfait, Bohinen, lervolino, Legowsky, Dia.
Allenatore: Paulo Sousa.

Arbitro: Feliciani; Assistenti: Costanzo – Passeri; Quarto Uomo: Sozza; VAR: Guida; AVAR: Meraviglia.

RETI: 17′ 82′ Belotti, 36′ 49′ Candreva
CARTELLINI: Ammoniti: Gyomber, Maggiore, Kastanos, Fazio


90′ – Pagano per Aouar

82′ – GOOOOOOOOLLLLLLL del 2-2 della Roma ancora del Gallo Belotti che insacca di testa su assist di Paredes da calcio d’angolo

77′ – Palo di El Shaarawy, che pescato in area da Sanches, si gira e colpisce il legno

63′ – Quattro cambi per la Roma: dentro Zalewski, Paredes, Karsdorp e Sanches per Bove, Kristensen, Spinazzola e Smalling

54′ – Punizione di El Shaarawy alta di poco sul fondo

49′ – Vantaggio della Salernitana con Candreva che si inventa un altro gol fantastico, stop col destro e tiro a giro col mancino

Inizia la ripresa senza cambi

SECONDO TEMPO

Fine primo tempo dopo 5 minuti di recupero

36′ – Pareggio della Salernitana con Candreva che si incunea in area di rigore, e dopo una finta su Smalling scarica un destro sotto la traversa

33′ – Clamorosa occasione da gol per Mancini che dopo un colpo di testa di Smalling parato sotto misura da Ochoa, non ha centrato la porta da due passi

31′ – Tentativo di Bove dalla distanza su assist orizzontale di Aouar, pallone alto

22′ – Quasi autogol di Gyomber su una punizione radente di Aouar, per poco l’ex giallorosso non se la butta in porta

17′ – GOOOOOOOOOOLLLLLLL questa volta è tutto buono: è ancora il Gallo Belotti che arpiona al limite dell’area e salta due uomini, insaccando alle spalle di Ochoa

8′ – GOOOOL del vantaggio della Roma siglato da Andrea Belotti che su un lancio spettacolare di Cristante, arpiona in area e insacca alle spalle di Ochoa. Rete annullata dal VAR per fuorigioco

5′ – Kastanos dalla distanza pallone sul fondo

Squadre in campo, si parte

PRIMO TEMPO:

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Roma-Salernitana: Aouar titolare, Paredes parte della panchina. La probabile formazione

Paredes e Renato Sanches non sono pronti per giocare dall’inizio ma possono dare una mano. Di Llorente e N’Dicka sono contento, il primo è già stato utile l’anno scorso, il secondo deve imparare a giocare con noi”. L’indicazione di José Mourinho sulla formazione, che alle 18.30 sfiderà la Salernitana, è: fiducia alla vecchia Roma.

Senza gli squalificati Pellegrini e Dybala (“Iniziare una competizione con giocatori squalificati per somma d’ammonizioni è fuori moda”), spazio in difesa a Llorente al fianco di Smalling e Mancini mentre in mezzo al campo toccherà a Cristante, Bove e Aouar unico volto nuovo insieme a Kristensen, che giocherà a destra.

A sinistra l’unico vero ballottaggio, con Spinazzola favorito su Zalewski. Davanti ci sono poche soluzioni oltre alla coppia Belotti–El Shaarawy, con Solbakken primo cambio. In panchina ci sarà Bruno Conti. “Lo vorrei vicino a me in ogni partita, non solo nelle prime due giornate”, il commento di Mourinho.

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Mazzone, allenatore di tutti i giallorossi. Il saluto di Totti: “Eternamente grazie”

“Ciao Mister. Ti vorremo sempre un bene immenso. Forza Roma!”. Non poteva mancare il ricordo della società giallorossa, che ha chiesto l’autorizzazione di mandare in campo la squadra con il lutto al braccio, per Carlo Mazzone. Uno degli allenatori che sono rimasti più impressi nella mente dei tifosi, che sui social gli hanno tributato il giusto omaggio.

Tra i suoi meriti più importanti c’è sicuramente quello di aver accompagnato la crescita di Francesco Totti, che aveva debuttato in Serie A con Boskov ma giocato per la prima volta da titolare sotto la guida di Mazzone: “Padre, mister e maestro. Eternamente grazie. Sei e sarai sempre nel mio cuore. Grazie per tutto quello che hai fatto per me”, il pensiero del Capitano romanista.

Carlo Mazzone è stato anche il primo allenatore sotto la presidenza di Franco Sensi. “Un dolore enorme – le parole su Instagram di Rosella Sensi –, uno spazio incolmabile. Se ne va oggi un grande allenatore, un grandissimo uomo, un enorme romanista. Hai allenato la nostra Roma, la prima di papà. Ma hai fatto la storia di tutto il calcio italiano, mostrando valori che oggi si trovano a fatica nel mondo dello sport, facendoti voler bene da tutti. Un gigante buono, un maestro. Ti ricorderò sempre con grande affetto mister. Mancherai a tutti”.

Un altro monumento romanista come Bruno Conti, che oggi sarà in panchina al posto di José Mourinho, lo ha ricordato così: “Buon viaggio Carletto, sempre nei nostri cuori”. “Una persona eccezionale, un uomo meraviglioso e un allenatore incredibile – le parole di Giuseppe Giannini –. Con me fu eccezionale, venne a Roma avendo tanti dubbi. Poi, dopo dieci giorni, mi chiamò nella sua stanza e mi disse: “Mi avevano detto che facevi la formazione, che comandavi, tu, ma erano tutte stronzate, sei un bravo ragazzo”. Per lui ho sempre dato tutto”.

“Ciao mister e grazie di tutto” è il pensiero di Ubaldo Righetti. Fabio Petruzzi, che con Mazzone ha condiviso molti anni di carriera, è distrutto. 2Per me era come un padre, non lo sentivo da un po’ e negli ultimi tempi il mio pensiero è andato spesso a lui. Gli devo tutto”.

Come scrive il Corriere della Sera, parole simili sono quelle di Roberto Muzzi, che come Petruzzi ha avuto un ruolo importante anche nel documentario “Come un padre”, che ha raccontato la vita e la carriera di Mazzone: “Per me è stato un secondo papà, mi ha guidato sul lato umano e calcistico. È un grandissimo dolore, una perdita che rende tutti tristi. Mi aveva scelto per raccontarlo nel documentario, verso i suoi giocatori era protettivo in maniera pazzesca”. “Ti ho voluto e ti voglio bene”, le parole di Giovanni Cervone.

Toccante il ricordo di Marco Conidi, cantautore e grande tifoso: “Forse sei voluto andare via prima di vedere un altro campionato così lontano dal calcio che hai insegnato tu, dove il rispetto e l’educazione erano tutto… Forse non volevi vederlo più questo calcio senza uomini, senza bandiere. Tu che costruivi campioni ma soprattutto uomini… Sei stato il padre dei tuoi giocatori ma anche per noi tifosi, con la tua romanità mai smentita e sempre esibita con orgoglio e simpatia. Che grande mister sei stato, ma soprattutto che grande uomo: ci mancherai tanto”

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Roma, due nuovi manager nel settore marketing

I Friedkin hanno deciso di introdurre due nuove figure nel settore marketing del club. Si tratta di James Sparrow, che sarà il nuovo direttore commerciale e di Matteo Signorini che avrà un ruolo di coordinamento nel settore vendite del club. Michael Wendell al momento resta al suo posto, dunque si tratta di due mere integrazioni per cercare di aumentare il fatturato e il settore ricavi del club, a cominciare dal main sponsor che dopo digitalbits tarda ad arrivare, come riferisce il Corriere dello Sport.

Sparrow arriva dal Manchester United, mentre Signorini ha collaborato con Milan, Atalante e recentemente l’Inter.

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Rassegna stampa

La Roma è una scommessa. Mourinho: “Rinforzi top, adesso la punta”

La ripartenza, Bruno Conti, la sfida alla Salernitana e gli arbitri. Ma soprattutto il mercato, che per alcuni versi lo preoccupa ancora, ma che per altri lo ha già rasserenato un po’. Soprattutto dopo l’arrivo di Leandro Paredes e Renato Sanches, due in cui José Mourinho crede tanto. Ed allora la sua terza stagione romanista parte così, con il portoghese che nelle sue 18 “prime volte” ne ha vinte 12, pareggiate 5 e persa solo una (con il Tottenham, nel 2020/21). Certo, come tutti gli allenatori gli piacerebbe avere la squadra già fatta (“Anche perché il campionato inizia ora, non il 31 agosto”) ma sa che presto avrà quei rinforzi che cerca. Soprattutto in attacco.

Si riparte dalla Salernitana, dunque, esattamente come nella scorsa stagione, quando a campi invertiti la Roma vinse con un gol di Cristante. “Hanno un ottimo allenatore e un potenziale per arrivare in Europa – dice Mou – Sarà una partita difficile, come del resto tutte in Serie A. Certo, noi dovremo fare a meno di due giocatori importanti come Dybala e Pellegrini. Questa cosa delle squalifiche che si trascinano da un campionato all’altro per somma di ammonizioni è démodé. Siamo rimasti indietro”. Poi l’appello ai tifosi: “Ci manca ancora l’attaccante. Spero che i nostri tifosi giochino con noi, da attaccanti appunto”.

Già, l’attaccante. Il centro dei pensieri di Mou. “Il problema lo conosciamo tutti, soprattutto visto che Abraham si è fatto male il 4 giugno e in questo tempo non siamo riusciti a risolverlo. Ma è inutile stare qui a piangere, devo fidarmi della società che mi dice che presto sarà risolto. Anche arrivasse Mbappè adesso o il 31 agosto saremmo comunque in ritardo”. In questa settimana si può sbloccare qualcosa, anche se Zapata è più lontano e Marcos Leonardo si allunga verso gennaio. Ma Willian José ed Ekitiké sono due piste valide.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, intanto Mou si consola con quanto successo a centrocampo. Con un pizzico di polemica nei confronti di Matic, chiamato “signor Matic”, quasi a volerne sottolineare l’attuale distacco. “Sul signor Matic cosa devo dire? Il ds del Rennes ha spiegato che stavano parlando da circa un mese e ciò basta per commentare la vicenda. La sua uscita non ce la aspettavamo: ha giocato 50 partite, un grandissimo giocatore. Ma la Roma ha avuto una grande risposta, il problema è quando perdi qualcuno e non viene sostituito. Ed invece sono arrivati Paredes e Sanches, non Peppino e Tonino. Il modo di giocare di Paredes mi piace tanto, con lui non perdiamo niente. Il problema è che la scorsa stagione non è andata benissimo per lui, se non per il Mondiale. Anche Sanches è un giocatore top, ma nell’ultima stagione ha avuto tanti infortuni. Come Aouar, che praticamente non ha giocato mai. Mi piacciono molto tutti e tre, ma devo lavorarci su”.

Quindi altre due carezze. A Pinto e a se stesso (“Il direttore è stato bravo nel trovare sotto pressione quei 30 milioni con i giovani, ma un po’ di merito è anche mio che in un anno e mezzo ho valorizzato giocatori che prima valevano zero”). E poi a Bruno Conti: “Fosse per me lo terrei in panchina sempre al mio posto, è un personaggio top. A Verona, domenica prossima, ci sarà ancora lui”. La chiusura con gli arbitri: “A me interessa l’onestà, deve esserci lo stesso trattamento per tutti. Se sarà così allora avremo la stagione perfetta”.

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Calciomercato

Roma, accelerata per Zapata: domani la chiusura dell’affare

Se non ci saranno altre frenate, la Roma domani chiuderà l’affare per Zapata. Come riporta il Corriere dello Sport, l’attaccante esperto, che conosce la Serie A, è pronto ad indossare la maglia giallorossa per un costo non proibitivo: 6 milioni più bonus per il cartellino e circa 3 al calciatore. Non poco per un over 30 ma a questo punto del mercato non si può più aspettare l’occasione.

Mourinho vuole un attaccante esperto che possa subito entrare e poter fare la differenza. Duvan scalpita perchè sa di non essere la prima scelta ma anche di poter conquistare pubblico e squadra con i suoi strappi.

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La Roma spera di sbloccare l’arrivo di Zapata dopo le partite di Serie A che andranno in scena oggi (domenica, ndr). Nel caso in cui l’Atalanta non cambiasse idea dopo l’infortunio rimediato da El Bilal Touré, i giallorossi punterebbero a trovare l’accordo finale sia con il calciatore sia con i bergamaschi la prossima settimana.

Fonte: gianlucadimarzio.com

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La Roma sta lavorando agli ultimi dettagli con l’Atalanta per il trasferimento di Duvan Zapata nella Capitale, il quale dovrebbe raggiungere la squadra nella giornata di lunedì. Il colombiano guadagnerà circa 2,7 milioni a stagione più bonus per i prossimi tre anni. Inizialmente la Dea aveva aperto al prestito con obbligo di riscatto in base alle presenze, ma successivamente ha cambiato le carte in tavola e ora chiede la cessione a titolo definitivo a un prezzo più basso, passando dai 10 milioni iniziali a 7.

Fonte: calciomercato.com

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Calciomercato

Roma, lunedì la chiusura per Marcos Leonardo: arriverà a gennaio

La Roma è pronta a chiudere per Marcos Leonardo in vista di gennaio. Dopo il no definitivo del Santos alla cessione immediata, la società giallorossa tramite gli intermediari rimasti in Brasile ha trovato la formula giusta per accontentare tutte le parti e il Santos vuole mantenere la promessa fatta a Marcos Leonardo. La società giallorossa punta quindi a chiudere la trattativa con un preaccordo per il trasferimento del calciatore a gennaio, probabilmente già lunedì.

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Interviste

Dybala: “Accoglienza di Roma unica, sono rimasto per vincere con Mou”

Paulo Dybala ha parlato ai microfoni di As. Ecco l’intervista dell’argentino:

Paulo, inizia una nuova stagione.
“Sono molto contento. Per anni non avevo svolto una preparazione dall’inizio. Mi farà bene”.

Stiamo vivendo l’estate dell’Arabia Saudita.
“Il calcio è uno sport globale, lo guardano in tutto il mondo e lì hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di vedere da vicino i grandi personaggi. Poi spetta a ciascuno prendere questa decisione. A livello agonistico è molto presto, hanno iniziato a ingaggiare giocatori adesso, come faceva allora la MLS”.

Anche tu hai ricevuto delle proposte e hai deciso di restare a Roma.
“Perché mi sento bene qui. Mi hanno trattato in un modo unico. Durante le vacanze ho continuato a chiacchierare con Mou ed entrambi volevamo davvero dare qualcosa in più. Siamo stati vicini al raggiungimento di un obiettivo importante e ci è rimasto quel sapore agrodolce. Mi sono sentito molto a mio agio sotto tutti gli aspetti. Inoltre alla fine del percorso abbiamo una gara molto importante con la Nazionale, fare le cose bene qui mi aiuterà ad essere lì per vincere il trofeo che mi manca con l’Argentina”.

Vede una Serie A in crescita?
“L’anno scorso c’è stata molta concorrenza e lo stesso accadrà quest’anno. Difficile scegliere il miglior candidato per lo scudetto, diversi si sono rinforzati. Le italiane hanno fatto molto bene in tutte le competizioni: l’Inter era vicinissima alla Champions League e tutti pensavano che il City avrebbe segnato tanti gol contro di loro in finale. Purtroppo abbiamo perso ai rigori, anche la Fiorentina era a un passo dalla vittoria in Conference. Spero continui così, il calcio italiano se lo merita”.
Che ricordo hai della finale con il Siviglia?
“Molto triste. Sono arrivato in finale con quel tanto che basta a causa di una botta, ma per fortuna ho potuto esserci e dare una mano, anche se purtroppo non è bastato. Penso che ce lo siamo meritato, anche se il Siviglia ha preso una strada molto difficile per arrivarci. I rigori hanno deciso che erano loro i campioni e bisogna congratularsi con loro. Per noi è stato un grande dolore”.

In Supercoppa gli andalusi hanno fatto soffrire il City.
“L’ho visto, avevano la possibilità di vincere. A tratti sembrava che ogni contropiede potesse essere un gol e l’ultimo rigore è stato quasi fermato da Bono. Il calcio è così”.

Mou ha detto che sei d’oro e un “ragazzo di un’altra epoca”.
“Se lo pensa un allenatore che ha fatto numeri incredibili è un enorme piacere. Dico sempre che è il gruppo che mi fa stare bene e può dare il massimo. Sono grato a lui, al suo staff e ai colleghi”.

Ha concluso qui la sua prima stagione con 18 gol e otto assist. A volte sembra che Roma ruoti intorno alle sue type=’text/javascript’ idee.
“Confido molto in me stesso, in quello che posso dare. Se i compagni si appoggiano a me, è una bellissima responsabilità. A volte sembra che non abbiamo un gioco molto appariscente, ma è sempre molto efficace e questo fa risaltare i risultati individuali dei giocatori”.

Che Roma vedremo quest’anno?
“Cercheremo di migliorare in tutte le competizioni. Vogliamo regalare un titolo ai tifosi, se lo meritano. Con i rinforzi arrivati ​​e quelli che potrebbero arrivare, abbiamo un’ottima rosa. Cercheremo di essere più aggressivi, più profondi, con un gioco che ci dia più opzioni”.

Ha parlato di rinforzi, e il suo amico Morata ha fatto molto rumore…
“E io l’ho sempre chiamato (ride). Siamo molto amici, è quasi di famiglia, lo conosco da molto tempo. Ovviamente è un’opzione non praticabile, ma mi sarebbe piaciuto averlo qui a Roma con noi. Ci siamo conosciuti al nostro primo anno alla Juve, fin dall’inizio abbiamo avuto una grande amicizia che è cresciuta negli anni. Con la nascita di Bella, la loro ultima figlia, ci hanno sorpreso dicendo che io e la mia compagna saremmo stati i padrini. È stato bellissimo e ogni volta che è possibile viaggiamo per andare a trovarli, anche se ora vogliamo vedere la ragazza più che i suoi genitori (ride).

È appena arrivato un suo amico: Paredes.
“Quando ho saputo che poteva venire, l’ho chiamato tutti i giorni, chiedendogli notizie e se potevo aiutarlo in qualche modo. Sono stato molto contento, so che gli piacciono molto la città e il club. La qualità che ha ci aiuterà molto”.

Cosa hai imparato da Roma vivendola da dentro?
“La passione e il senso di appartenenza che hanno è molto simile a quello che si vive in Argentina. In Europa, per noi che veniamo da lì, tutto sembra più tranquillo, ma qui è diverso. La gente te lo fa sentire dal primo giorno, molti mettono il club come la cosa più importante della vita, anche prima delle loro famiglie. Lo dimostrano in ogni partita: l’anno scorso l’Olimpico era sempre pieno. Combattere in ogni partita con loro è stato molto bello. Quando sono arrivato come rivale ho visto l’atmosfera, ma non l’ho vissuta come ora”.

Totti l’elogia sempre e ne ha chiesto l’acquisto. Hai parlato con lui?
“L’ho visto prima di venire alla partita di beneficenza di Eto’o a Milano. Non abbiamo parlato molto, perché c’erano le telecamere, ma sono molto grato per le parole che ha detto su di me. Qui è un dio, è un mito per il popolo e ha tutta la mia ammirazione”.

Come hai vissuto il giorno della tua storica presentazione?
“Non sapevo niente. Dopo la conferenza, il direttore Tiago mi ha detto che ci sarebbe stata una presentazione, ma io ho solo immaginato una foto e qualche video. Non avrei mai immaginato tutto questo. Stavamo andando in centro, siamo passati davanti al Colosseo quadrato e ho iniziato a vedere gente con le bandiere… È stato un momento molto folle. A volte giochi davanti a 70.000 persone e sei calmo, lì ero nervoso. Tutte quelle persone erano lì per me, che non avevo mai giocato per loro e venivo da un rivale. Una volta uscito, ho cercato di godermelo e di vivere il momento. Venivo da un momento difficile e questo mi ha dato una grande gioia”.

La ‘rivale’ era la Juve. 12 titoli, 293 partite, 115 gol come Baggio e il costante elogio di un’altra leggenda come Del Piero. È stato difficile cambiare?
“Non è stato facile ed è stato inaspettato. Qualche mese prima ho scoperto che non sarei stato preso in considerazione dal club, ma fino a pochi giorni prima la realtà era diversa. È stato un duro colpo, sono passati tanti anni ed era come casa mia. Conoscevo tutti, lo stadio, i tifosi, ero il secondo capitano… La mia type=’text/javascript’ idea era di continuare lì, ma il calcio porta a queste cose, non sono stato il primo e non sarò l’ultimo. Sono e sarò grato alla società, che mi ha fatto crescere come persona e come calciatore. Sono stati sette anni molto belli”.

Lì ha giocato con Cristiano, in Argentina, con Messi.
“Stando accanto a loro impari solo. Se sei intelligente, solo osservandoli ti rendi conto di molte cose: di come si muovono, di come si prendono cura di se stessi, di ogni dettaglio. Devi cercare di assorbire, poi è difficile fare quello che fanno, perché nessuno l’ha fatto. Sono un privilegiato: ho giocato e vinto con entrambi”.

Ha assorbito tanto: con il portoghese è stato MVP della Serie A, con l’argentino ha raggiunto il tetto del mondo.
“Con Cristiano ci sono stati tre anni in cui abbiamo vinto tanto e avevamo una squadra incredibile. Ho condiviso una squadra con Leo per molti anni e gli ultimi anni sono stati incredibili. Dopo tanto combattere, se lo meritava e ha finito per essere incoronato il migliore”.

Lo segui in MLS?
“Sì, non sono sorpreso dai loro numeri. Sarà in un’altra finale, ha l’opportunità di essere il giocatore con più titoli nella storia… E Cristiano ha vinto un altro titolo in Arabia. Non è normale quello che fanno”.

Sappiamo che sei un appassionato di tennis. E un amico molto intimo di Alcaraz.
“È un fenomeno. Ci siamo incontrati in un colloquio ATP e siamo rimasti in contatto. Non mi piace disturbare, ma gli ho detto che sarei stato a Wimbledon quest’anno, l’ho aspettato dopo una partita e siamo rimasti a chiacchierare. Mi ha detto che mi avrebbe mandato un regalo e io ho risposto: “Non ancora. So che vincerai Wimbledon e quando accadrà, è lì che voglio il regalo. Non prima”. È andata così. Carlos è incredibile, segnerà i prossimi 15 anni. Quello che hanno fatto Nadal, Federer e Djokovic non è facile, ma ci sono tutti i presupposti. Rafa è per te come Messi o Maradona per noi: non voglio ancora paragonarlo, ma Alcaraz ha tutto per essere come lui”.

Lo abbiamo visto anche a Silverstone.
“La Formula 1 ci ha invitato, non ero mai stato a una gara e mi è piaciuto molto. È un evento che non immaginavo così, ho visto le macchine da vicino, ho chiacchierato con i piloti. Era conoscere un’altra realtà: i piloti, come nel tennis, sono soli. C’è molta psicologia e ho chiesto molto sulla sua preparazione. Vanno a una velocità incredibile in spazi così piccoli…”

Tornando al calcio, gli ricordo che è un campione del mondo.
“Più passa il tempo e più me ne rendo conto. L’adrenalina dei festeggiamenti non lascia il tempo di pensare. Adesso cammini e incontri degli argentini che ti ringraziano in modo unico. La situazione nel nostro paese non è così facile, aver dato alle persone tanta gioia è una ricompensa. Sono tanti i momenti che mi porto dentro, ma uno dei più belli è quando ti danno la medaglia, cammini e in mezzo c’è la Coppa, con nessun altro. Vederla brillare lì, poterla toccare, baciare… È l’unico momento in cui vivi da solo con lei. È allora che dici: “L’abbiamo fatto, è nostro”.

Ha vinto due titoli. Gli resta la Copa América.
“Chiaro. È uno dei miei obiettivi. Abbiamo vinto il Mondiale, la Finalissima e quando è stata vinta la Copa América non potevo esserci. Darò tutto per essere lì e lottare per il trofeo che mi manca”.

È nella sua maturità calcistica. Che obiettivo hai ora?
“Sono in un momento type=’text/javascript’ ideale, di maturità e di forma fisica. Dopo aver realizzato tante cose, vedo le gare in modo diverso e sento di poter aiutare i miei compagni di squadra. Il mio primo obiettivo è essere sempre al 100% e il secondo è vincere. Quando vinci, vuoi sempre di più. Oggi nello spogliatoio abbiamo giocatori e un allenatore con tanti trofei, quindi si crea una mentalità vincente e che, nei dettagli, può essere decisiva”.

Una maturità che vive anche fuori dal campo. Sui social è seguito da 100 milioni di persone.
“Cerco di essere il più naturale possibile, me stesso. Questo mi ha aiutato, forse è quello che gli piace di me, non ho mai mostrato qualcosa che non sono. Non lo vivo come un peso o una responsabilità, cerco di fare le cose bene, senza mancare di rispetto a nessuno. So che molti bambini mi guardano e io cerco di essere il miglior esempio con naturalezza, senza vendere fumo, dimostrando che essendo un lavoratore puoi realizzare i tuoi sogni”.

Hai trascorso quasi tutta la tua carriera in Italia, pensi di tornare a giocare a calcio in Argentina?
“Spero un giorno di poter tornare. Oggi sono felice in Italia, che sento anche come casa mia. Il paese mi tratta bene e anche i tifosi, qualunque sia il club. Non ho mai avuto problemi con i tifosi di altri club, quindi ti senti come se ti fossi guadagnato il rispetto delle persone in campo e fuori. Ed è molto carino”.

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Addio a Carlo Mazzone: l’ex tecnico giallorosso aveva 86 anni

Il mondo del calcio e la Roma piangono la scomparsa di Carlo Mazzone. L’ex tecnico è scomparso all’età di 86 anni. Era il detentore di record di panchine in Serie A: 792 ufficiali, 797 considerando i cinque spareggi. Nel 2019 gli è stata intitolata la nuova tribuna Est dello Stadio Cino e Lillo Del Duca di Ascoli Piceno, e nello stesso anno è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano.

Con la Roma ha militato da giocatore nel 58′ disputando solo due gare. Poi è tornato da allenatore sotto la gestione di Franco Sensi: 121 panchine in giallorosso con 52 vittorie, 39 pareggi e 30 sconfitte.

Iconica la vittoria nel famoso derby del 94′ quando dopo il 3-0 rifilato alla Lazio di Zeman esultò sotto la Curva Sud al termine della partita portato in trionfo anche dai suoi giocatori.

Ecco il cordoglio della Roma sui social