Categorie
APPROFONDIMENTI

Roma-Genoa, il pericolo numero uno è Gudmundsson: il 39,5% delle reti dei rossoblù ha la sua firma

IL PERSONAGGIO (di Nicolas Terriaca) – Domenica alle 20:45, la Roma ospiterà allo stadio Olimpico il Genoa di Gilardino. I rossoblù nelle ultime 8 partite hanno perso solo contro la Lazio: 3 vittorie e 4 pareggi. Il Grifone è una della sorprese del campionato. La stella della squadra è Albert Gudmundsson. L’attaccante islandese, insieme a Soule, è il primo calciatore della Serie A per passaggi chiave (77).

Il classe 97′ all’andata ha preso parte al successo contro la Roma per 4-1 con una rete straordinaria. Gudmundsson è il pericolo numero uno della squadra di Gilardino: 14 gol e 3 assist in 33 partite. L’ex Az Alkmar, ha contribuito al 39,5% delle reti del Genoa: solo Zapata (45,5%) e Candreva (42,5%) hanno fatto meglio in Serie A.

In aggiunta, è il 14° calciatore del campionato italiano per dribbling tentati (80), con un’efficacia del 46,25% qualità richiesta da De Rossi per la sua Roma in vista della prossima stagione. L’imprevedibilità di Gudmundsson, ne fa anche colui che in squadra ha partecipato a più azioni concluse con un tentativo di tiro (139). Alle spalle dell’islandese segue Sabelli (58).

I giallorossi, quindi, per tornare alla vittoria dovranno arginare la qualità del classe 97 che rappresenta lo stereotipo del calciatore richiesto da Daniele De Rossi.

Categorie
NEWS

Spalletti torna a Trigoria: il ct dell’Italia assiste all’allenamento della Roma

Luciano Spalletti dopo 7 anni è tornato a Trigoria. Il ct dell’Italia ha visto l’allenamento della Roma e ha incontrato il suo ex calciatore, ora tecnico giallorosso, Daniele De Rossi. Come scrive il Corriere dello Sport, Spalletti ha parlato con i calciatori della Nazionale e ha osservato un centro sportivo rinnovato rispetto a quando c’era lui

Categorie
APPROFONDIMENTI

Roma, senza Dybala non c’è Joya: appena 30 punti in 23 partite di Serie A

IL PERSONAGGIO (di Nicolas Terriaca) – Paulo Dybala, dopo l’affaticamento muscolare accusato il 5 maggio contro la Juventus, stamane è tornato ad allenarsi parzialmente con il gruppo, per cui, dovrebbe tornare a disposizione per le ultime 2 partite di Serie A. La stella argentina è il sole della Roma, infatti, mancando nelle gare decisive, a Leverkusen e a Bergamo, ha fatto calare il buio sulla stagione giallorossa.

De Rossi è stato chiaro sull’importanza di Paulo Dybala: ”Finché sta in piedi lo faccio giocare: con la sua tecnica crea superiorità, può creare gol in un centimetro quadrato”. La Joya con DDR ha segnato 10 reti e servito 4 assist: capocannoniere della squadra nel periodo. In aggiunta, la stella argentina ha aumentato il proprio minutaggio: con Mourinho, in stagione, ha disputato il 47,8% dei minuti a disposizione mentre con De Rossi il 61,7%.

Un dato fondamentale perché senza Dybala per la Roma non c’è Joya. Dall’arrivo nella Capitale, in Serie A, il classe 93′ ha saltato 23 partite (31%): 8 vittorie, 6 pareggi, 9 sconfitte e appena 26 gol fatti (1,13). Senza il sole argentino, la squadra tende a brancolare nel buio: media punti (1,3) che proietterebbe i giallorossi a 49 fuori da qualsiasi competizione europea.

Numeri sui quali i Friedkin dovranno riflettere. Ormai è conclamato: la Roma con Dybala è una squadra competitiva mentre senza di lui va incontro a un’involuzione che la rende una formazione mediocre. Il sole giallorosso, però, dal sua arrivo nella Capitale ha disputato il 52% dei minuti a disposizione. Altra statistica che fa pensare.

Dal 1° luglio, i club italiani (20mln) e stranieri (13mln) potranno pagare la clausola rescissoria e ingaggiare la stella argentina. In estate, la Roma dovrà decidere se continuare ad affidarsi al suo gioiello fragile e affiancargli un’altra stella o stravolgere l’universo giallorosso.

Categorie
Allenamenti

Trigoria: Dybala torna parzialmente in gruppo

Stamane la Roma è tornata ad allenarsi a Trigoria per preparare la sfida contro il Genoa in programma domenica alle 20:45. La notizia più importante arriva da Paulo Dybala. L’attaccante argentino, infatti, si è allenatore parzialmente con il gruppo e quindi punta a essere a disposizione contro la squadra allenata da Gilardino.

Categorie
NEWS

Pastore: ”De Rossi? Ottimo lavoro è arrivato in una situazione disastrosa. I Friedkin non mi volevano”

Javier Pastore è tornato a parlare della sua carriera con la tappa a Roma. Di seguito le dichiarazione dell’ex centrocampista giallorosso a ‘Ultimo Uomo.

L’anca come va? “Adesso va bene, sto bene. Mi sono operato, ho messo una protesi all’anca sinistra e mi ha cambiato completamente la vita: non ce la facevo più ad alzarmi con dolore ogni giorno, avere sempre male. Adesso non lo sento più, piano piano mi sto allenando e tra un mese o due comincio a correre, per vedere come procede e provare le sensazioni in campo. Finalmente, ho voglia di tornare a giocare a calcio”.

Prima dicevi: «Felice del mio percorso, anche se non è stato tutto perfetto». Ho avuto momenti positivi e momenti negativi, come normale. Mi dispiace per come sono andate le cose a Roma, sicuramente: speravo di avere un percorso più lungo lì, di riuscire a dare di più. Ho fatto delle partite buone, la gente si ricorda alcune giocate di qualità, ma avrei voluto fare molto di più. Purtroppo tra i problemi che ho avuto, gli otto mesi fermo per recuperare dall’intervento all’anca, è andata così. Peccato”.

Anche per come è finita. “Sì, quando c’è stato il cambio di proprietà. Nel momento in cui la Roma è stata venduta, io ero infortunato da mesi, dopo l’intervento all’anca: dovevo capire se sarei potuto tornare in campo, quando, in che condizioni. Loro purtroppo sono arrivati proprio in quel momento, e mi hanno detto fin da subito di non volermi. A me rimanevano due anni, ed era il mio ultimo contratto importante, quindi era una situazione difficile anche dal punto di vista economico. Io però capivo la loro prospettiva e conoscevo la mia condizione fisica, e alla fine ho pensato più con il cuore che con la testa: mi sono svincolato durante l’ultima settimana di mercato, per cercare un posto più tranquillo dove testare il mio corpo e capire se potevo tornare a giocare”.

La scelta di scaricarti è firmata più Friedkin che Mourinho, quindi. Come l’hai presa? “È stata sicuramente una scelta della società, anche perché già prima che arrivasse Mourinho erano stati chiari con me su questo punto. Mi è dispiaciuto molto perché io mi ero operato e avevo fatto sette mesi di riabilitazione per cominciare quell’anno con la squadra, fare la preparazione estiva e le amichevoli con il gruppo, dimostrare che potevo tornare bene dopo l’operazione all’anca. Non mi è stato permesso, però: sono stato un mese e mezzo ad allenarmi da solo, lontano dalla squadra, e quella non era una reale opportunità per me. Mi sarebbe piaciuto almeno avere un confronto, parlare con un allenatore che mi dicesse – in faccia, di persona – «preferisco un altro tipo di giocatore», o «ho dovuto scegliere tra lui e te». Io invece con Mourinho non ho mai parlato, nemmeno una volta”.

Ti aspettavi un trattamento diverso da Mourinho? “Non saprei, ho tanti amici che hanno giocato per lui ma a me non è mai capitato. So che ognuno ha la propria esperienza con lui, e credo che il suo rapporto con i giocatori ultimamente sia cambiato molto, almeno per quello che ho saputo dei suoi anni al Chelsea e al Manchester United, gli ultimi grandi club dove ha allenato. Non si fa problemi ad andare contro i “veterani”, a dare più responsabilità ai giovani. A Roma c’eravamo io, Fazio, Pedro, Nzonzi, giocatori di grande esperienza che la società non voleva più e che lui non ha voluto “proteggere”, diciamo. Mi è dispiaciuto, lo dico sempre, ma nel mondo del calcio sono cose che succedono”.

A Roma i problemi fisici non ti hanno dato tregua, hai giocato solo 36 partite in tre anni: quanto era frustrante per te, in tutto ciò, leggere anche le tante critiche che hai ricevuto? “Un po’ era difficile, sì, ma lo capivo. Sul momento la gente e soprattutto il tifoso pensa solo: «Perché non gioca Pastore? Se perdiamo è perché lui non c’è, o se vinciamo, comunque, perché lui non c’è?». Il tifoso vede il momento, vede adesso, ma a questo noi calciatori siamo abbastanza abituati. Alla gente di Roma comunque non rimprovero niente, anzi. L’affetto dei tifosi e la voglia di ripagarli mi davano tanta forza, anche nei momenti più duri, ma era molto faticoso per me. Non ce la facevo davvero più: se mi allenavo al 100%, i giorni dopo sentivo dolore anche soltanto a scendere dal letto e camminare, quindi dovevo gestirmi. Mi allenavo praticamente un giorno sì e uno no, lavoravo a parte rispetto alla squadra, per riuscire a giocare nel fine settimana”.

De Rossi? “Daniele è arrivato a Roma che la situazione era abbastanza un disastro, la squadra giocava male, ma da una settimana all’altra è cambiato tutto. So che è in un posto dove gli vogliono bene tutti, da chi pulisce il centro sportivo al presidente, e in questi mesi ha fatto sicuramente un ottimo lavoro. Come dicevo, però, non mi ha sorpreso: io ho fatto l’ultimo anno a Roma con Daniele, che ancora giocava ma era un allenatore dentro il campo. Ricordo ad esempio quando era appena arrivato Kluivert, che non stava giocando bene ed era un po’ in difficoltà. Gli veniva detto di fare questo, non fare quell’altro, gli si chiedeva tanto, ma nei modi sbagliati… era molto giovane, aveva 19 anni, e arrivava da un altro Paese e un altro modo di giocare a calcio: il modo in cui gli si parlava era sbagliatissimo secondo me, e di sicuro con lui non stava funzionando. Allora Daniele andava da lui dopo gli allenamenti, gli parlava con un tono diverso, e Kluivert capiva le cose. Si vedeva che sapeva rapportarsi ai compagni come un allenatore”.

Categorie
NEWS

Roma-Genoa, arbitrerà Manganiello

Sarà Manganiello l’arbitro di Roma-Genoa, 37° giornata di Serie A.

Gli assistenti saranno Dei Giudici e Moro, il IV uomo sarà Cosso. Al VAR Paterna, Avar Pairetto.

9 vittorie e 1 sconfitta per la Roma nei 10 precedenti con il fischietto di Pinerolo. In questa stagione solo la vittoria per 1-0 contro il Sassuolo.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Giovani allenatori, scouting e riservatezza: ecco perché Ghisolfi ha convinto Friedkin

GHISOLFI – FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – La Roma finalmente ha scelto. Dopo oltre 130 giorni d’attesa, colloqui e valutazioni a livello nazionale e internazionale, i Friedkin hanno deciso di affidare lo scettro di direttore sportivo del club dopo l’addio di Tiago Pinto al francese Florent Ghisolfi.

Un nome a sorpresa, come la maggior parte delle nomine apicali decise dai texani in questi anni, che va nella direzione di un management giovane, dinamico e che possa ripartire da una politica più sostenibile.

LE ORIGINI – Nato vicino a Marsiglia il 28 febbraio 1985, Ghisolfi ha disputato una discreta carriera da calciatore soprattutto con la maglia del Bastia nel ruolo di centrocampista. Poi una volta appesi gli scarpini al chiodo, ha intrapreso dapprima il percorso di allenatore lavorando tra le giovanili e il calcio femminile e solo dal 2019 è stato nominato direttore sportivo al Lens, la vera svolta della sua vita sportiva.

Tra valorizzazione di calciatori e scoperte (Fofana, Openda e Danso i nomi più illustri), Ghisolfi ha contribuito a costruire una squadra capace di centrare in pochi mesi la qualificazione in Champions League. L’ottimo lavoro svolto al Lens non è passato inosservato in Francia e a livello internazionale, tanto che il colosso petrolchimico INEOS che detiene la proprietà del Nizza, ha deciso di affidargli il compito di General Manager dell’area sportiva.

FILOSOFIA DI LAVORO – Sì, non si tratta di un semplice ds, come si percepisce dal comunicato ufficiale e dalle prime interviste realizzate dopo il suo annuncio alla guida della direzione sportiva del Nizza: “Più che di grandi giocatori preferirei parlare di grande squadra dichiarava un anno e mezzo fa Ghisolfi -“Inizieremo rafforzando l’unità di reclutamento, il settore scouting, lo staff della prima squadra, lo staff della formazione riserve e il modo in cui cerchiamo e inseriamo i giocatori”.

Quindi un’attività a 360 gradi che porterà evidentemente anche a Trigoria una rivoluzione. A parte la CEO Lina Souloukou infatti nella Roma c’è da ristrutturare tutta l’area sportiva, sia dal punto di vista delle figure apicali, sia sul piano dell’attività interna. Dal responsabile del settore giovanile, all’area comunicazione, passando per l’attività di scouting, saranno molte le modifiche da apportare.

Intervenuto ai nostri microfoni, Oscar Damiani, decano dei procuratori italiani e grande esperto di calcio francese, ha dipinto così le qualità di Ghisolfi: “Ghisolfi è molto stimato, ha fatto bene quest’anno con il Nizza è stato al Lens dal 2019 al 2022 riportando in Champions una squadra che non partecipava da almeno 20 anni, ha portato Farioli al Nizza. Roma è una piazza esigente, è vero, ma bisogna dargli tempo”.

Ghisolfi sia al Lens sia al Nizza ha ristrutturato completamente l’area scouting, componendola con profili giovani e attenti a due parametri specifici citati proprio dal giovane dirigente francese in una vecchia intervista: “Come scegliamo i calciatori? I due parametri principali sono i valori umani del ragazzo e la sua eventuale affinità con l’identità del club; poi l’aspetto puramente calcistico legato alle caratteristiche tecnico-tattiche applicata al modello di gioco che l’allenatore vuole portare avanti”.

AFFINITA’ CON ALLENATORI GIOVANI – Sul tema allenatore c’è un’altra importante postilla da fare. Come ricordato da Oscar Damiani, al Nizza Ghisolfi ha puntato su un giovane allenatore come Farioli, ‘ambizioso e particolare‘, portatore di una mentalità calcistica diversa che in questa stagione ha prodotto subito ottimi risultati. L’assonanza tra le carriere di Farioli e De Rossi suggerisce che Ghisolfi – nell’idea di Friedkin – possa essere una figura in grado di sostenere il lavoro del tecnico giallorosso che firmerà un triennale con la Roma.

PROGETTO – Come avvenuto al Nizza, dove l’INEOS – che da poco ha acquistato anche il Manchester United – ha chiesto e ottenuto di razionalizzare un monte ingaggi che era stato appesantito da profili ingombranti e di rendimento discutibile (da Ramsey a Schmeichel, da Barkley a Pepé) per virare su giocatori più giovani e funzionali al progetto tecnico dell’allenatore, anche la Roma sembra proiettata in questa direzione.

Interessante anche lo sguardo che Ghisolfi ha posto sul settore giovanile, altro tassello fondante del lavoro impostato dai Friedkin – in termini di investimenti e strutture – a Trigoria: “Più competenze abbiamo all’interno del nostro club, maggiori saranno le possibilità di raggiungere il successo”, ha detto Ghisolfi a margine della scelta di non lasciare andare il tecnico ad interim che aveva terminato la stagione alla guida della prima squadra, Didier Digard, affidandogli il ruolo di allenatore della squadra Under 21 del Nizza. “Il suo è stato un grande lavoro, adesso sta per prendere il patentino e penso sia l’uomo perfetto per sviluppare i nostri giovani: la nostra idea è che lavori con Francesco per sviluppare quei ragazzi che vengono aggregati in prima squadra anche senza giocare. La nostra squadra riserve è in Regionale 1: è un’ottima opportunità per la crescita dei ragazzi”, raccontava all’inizio di questa stagione, quando ancora in Francia ci si interrogava sull’opportunità di non proseguire con Digard, autore di una buonissima seconda parte di stagione, per puntare su Farioli.

Ghisolfi ama lavorare lontano dalla luce dei riflettori. Difficilmente realizza interviste e questo lato riservato è un altro aspetto che ha sicuramente colpito i Friedkin che, come noto, prediligono un basso profilo in termini di comunicazione ed esposizione mediatica: “è la mia natura. Non ho bisogno della luce per essere felice. Voglio essere valorizzato nel mio lavoro, ma voglio che lo sia anche nel successo del club in cui lavoro. Per questo preferisco l’ombra” ha dichiarato Ghisolfi.

Categorie
NEWS

Allegri insulta e minaccia il direttore di Tuttosport: è Far West all’Olimpico

Caos all’Olimpico e tensione alle stelle. Massimiliano Allegri ha vissuto malissimo il post gara dopo la vittoria in Coppa Italia contro la Juventus.

Dalla scenata in campo contro Maresca e le urla contro Rocchi a seguito del rosso subito nei minuti finali del match contro l’Atalanta, all’evidente screzio con Giuntoli ds del club bianconero, per finire alla scena da far west in conferenza stampa con protagonista e vittima dell’accaduto un giornalista.

Nello specifico il direttore di Tuttosport, Vaciago, a cui il tecnico livornese si è rivolto così davanti a tutto:“Direttore di merda! Sì, tu direttore di merda. Scrivi la verità sul tuo giornale, non quello che ti dice la società! Smettila di fare le marchette con la società”, le parole di Allegri riportate da Vaciago nel suo articolo in cui precisa di aver chiesto spiegazioni all’allenatore, che in risposta avrebbe spintonato il giornalista gridando: “Guarda che so dove venire a prenderti. So dove aspettarti. Vengo e ti strappo tutte e due le orecchie. Vengo e ti picchio sul muso. Scrivi la verità sul giornale”. 

Categorie
NEWS

Fonseca, dopo il Lille in Champions c’è il Milan: Don Paulo vicino alla panchina rossonera

Paulo Fonseca presto potrebbe riabbracciare il nostro campionato. Il tecnico portoghese – due anni alla Roma con due piazzamenti fuori dalla Champions ma anche una semifinale di Europa League – ha festeggiato in queste ore la qualificazione alla massima competizione internazionale con il Lille, a compimento di un ottimo biennio nel corso del quale è riuscito a valorizzare diversi calciatori.

Ora il Milan punta su Fonseca e nel novero dei tantissimi tecnici stranieri accostati al club rossonero, Fonseca per stile di gioco ed esperienze sembra essere veramente in pole per raccogliere il testimone di Stefano Pioli.

La curiosità statistica è che Fonseca è l’ultimo allenatore che ha battuto Pioli con la Roma in campionato. Era l’ottobre 2019 – 2-1 all’Olimpico grazie alle reti di Dzeko e Zaniolo. Recentemente De Rossi ha spezzato l’incantesimo contro il Milan battendo i rossoneri andata e ritorno ma in Europa League.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Roma, l’obiettivo è tenere Dybala ma serve anche un piano B: i numeri

E’ un assioma cavalcato da Mourinho e che De Rossi ha tentato di smontare, senza riuscirci. La Roma con Dybala ha una certa resa, senza l’argentino fa fatica.

Il problema per la Joya è la sua reale presenza in campo con la maglia giallorossa. Solo tenendo conto delle gare giocate in Serie A con la Roma, lo scorso anno l’argentino ha disputato 1748 minuti su 3420, dunque il 51% del totale, quest’anno è leggermente salito alla soglia del 54% (1859 minuti su 3420).

25 gol e 16 assist, un rendimento complessivo importante, ma che non ha permesso ai giallorossi di raggiungere la qualificazione in Champions.

L’obiettivo del club è quello di trattenere Dybala, che nella capitale sta bene e per ora non ha ricevuto offerte importanti dai top club europei. Con o senza Champions De Rossi vuole la riconferma della Joya ma la Roma non potrà essere Dybala dipendente. Perchè ormai da troppe stagioni – già dai tempi della Juve – Dybala non dà garanzie fisiche assolute. Servirà dunque investire sul mercato e costruire un reparto offensivo, oltre che sistemare alcuni meccanismi tattici, che diano maggiori certezze alla squadra per sopperire alla saltuaria, ma costante, assenza del 21.