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Calciomercato

Ghisolfi, prima le cessioni: ecco la lista dei partenti

Ghisolfi è pronto ad aprire una campagna invernale piena di movimenti. Il tema cessioni in questa primissima fase è dominante a Trigoria.

Come riporta il Corriere dello Sport, oltre a Pellegrini, il cui futuro è ancora tutto da scrivere, nella lista ci sono Hermoso, Le Fée, Dahl, Zalewski, Sangaré e Shomurodov. A loro il direttore sportivo sta cercando una sistemazione visto lo scarso minutaggio in campo in questa metà di stagione e un rendimento non certo esaltante.

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Calciomercato

Frattesi, malumore Inter e la Roma è un’ipotesi gradita

Davide Frattesi potrebbe lasciare l’Inter a gennaio. Dopo l’arrivo, due anni fa a Milano, il centrocampista romano non è riuscito ad affermarsi da titolare, nonostante le originarie rassicurazioni della dirigenza nerazzurra.

Oggi lo scenario sembra cambiato. Tramite l’agente, Frattesi ha fatto capire all’Inter che vorrebbe cambiare aria e il club nerazzurro non si strapperebbe le vesti, anzi. Ma il prezzo è alto.

La valutazione è intorno ai 30 milioni, di cui almeno 25 cash, visto che due anni fa è stato pagato 32 milioni complessivi. La Roma sta provando ad inserire Pellegrini, che però non convince del tutto il club per cifre ed età. Da valutare altre soluzioni (prestito con obbligo?).

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Interviste

Mancini: “Gli esoneri di Mou e De Rossi uno choc. Ranieri ha riportato serenità”

Gianluca Mancini ha parlato ai microfoni de il Tempo in esclusiva. Ecco le parole del difensore giallorosso:

Il 2025 inizia con il derby, quali sono le sensazioni in vista di questa partita?

“È una partita particolare. Non c’è un avvicinamento diverso per ogni derby, ma è una settimana particolare, si sente subito dagli allenamenti, è nei pensieri da quando ti svegli fino a quando vai a letto. Durante la giornata pensi ‘devo stare attento, c’è il derby’. L’avvicinamento alla partita ti porta carica e voglia di far bene”.

Nell’ultimo derby ha esultato con una bandiera della curva e si sono scatenate polemiche. Che accoglienza si aspetta?

“Se ci saranno fischi saranno normali. Quando sei in campo non ci pensi. Anche nei derby precedenti c’è stato un po’ di accanimento nei miei confronti, la vivo in maniera serena. Anzi, mi fa stare più concentrato”.

Come ci arriva la squadra?

“Il mister è arrivato e ha portato quella serenità che purtroppo in questo fine 2024 era venuta a mancare. Mi sentivo nervoso, sapevo che non stavo facendo bene il mio lavoro e l’aria dentro lo spogliatoio era pesante. Già guardandolo e vedendolo arrivare dentro lo spogliatoio ci ha fatto buttare un po’ giù la tensione e l’aria adesso è positiva. A parte lo scivolone che abbiamo avuto a Como, abbiamo fatto delle partite buone”.

Il 2024 è stato un anno particolare. Il primo momento difficile è stato l’esonero di Mourinho…

“L’esonero del mister è arrivato in un momento delicato. Eravamo usciti in Coppa Italia con la Lazio, poi la sconfitta con il Milan. Venivamo da un periodo di emergenza, stavo male ma giocavo perché c’era Smalling infortunato e N’Dicka in Coppa Africa. L’esonero del mister è stato inaspettato. Una mattina sono andato a Trigoria e ci hanno comunicato che non era più il nostro allenatore. L’ho aspettato fino all’ultimo per salutarlo perché non riuscivo ad andarmene via. È stato un saluto abbastanza freddo, eravamo entrambi molto scossi. Però l’ho abbracciato, l’ho ringraziato per quei due anni e mezzo che mi hanno dato una persona e un allenatore splendidi. Nemmeno nei miei sogni da piccolo potevo immaginare di essere allenato da una leggenda come lui”.

Dopo Budapest ha fatto bene a rimanere?

“Non lo so. A inizio stagione lo avevo visto carico e sereno. Poi lui ora ha detto questa cosa (di essersi pentito di essere rimasto a Roma, ndr), magari a mente fredda, ripensando a tutto quello che è successo. Però in quei primi sei mesi sembrava tutto normale, anche se non era il solito Mourinho”.

Poi è iniziata l’era De Rossi, finito con un esonero ancora più inaspettato…

“Da quando è arrivato a gennaio e fino alla partita di Leverkusen abbiamo spinto tanto. In tre mesi abbiamo fatto un percorso importante perdendo solo con l’Inter e facendo una rincorsa difficile per il quinto posto che sarebbe valso la Champions. Dopo quella partita ci è caduto il mondo addosso, perché potevamo fare un’altra finale nel giro di tre anni. Dopo Leverkusen eravamo sotto terra, la gente faceva fatica a fare la doccia, ad andarsene dallo stadio. Io fui l’ultimo ad uscire con Pellegrini, il mister e Spinazzola. Siamo arrivati alla fine della stagione un po’ zoppicando, avevamo finito la benzina. Quest’anno siamo ripartiti con il ritiro, con nuovi giocatori giovani e forti, abbiamo cambiato tanto. Con De Rossi c’era un progetto di tre anni e vederlo andare via dopo quattro giornate è stato un trauma per me, per la squadra, per il gruppo, per i giocatori che erano venuti perché era lui l’allenatore. Ci sono state delle decisioni societarie sulle quali noi calciatori non entriamo nel merito, perché, sembra una frase fatta, ma i calciatori fanno i calciatori, le scelte le prendono i presidenti. Quel giorno è stato un giorno veramente triste, traumatico per il gruppo”.

Ci racconta i retroscena di quei giorni e di quelle riunioni con la società?

“Ci sono state delle riunioni con qualche giocatore, però non ci è mai stato chiesto dell’allenatore. Abbiamo fatto una semplice riunione dove ci veniva chiesto il motivo per la quale in quelle prime quattro partite avevamo fatto solo tre punti. Ai più esperti era stato chiesto se ci fossero problemi nello spogliatoio anche con i nuovi arrivati. Dopo queste riunioni ci siamo confrontati per capire se a tutti erano state chieste le stesse cose, ed è stato così. Dopo un giorno libero tornammo a Trigoria e mentre stavo facendo le analisi del sangue e ho letto sul telefono la notifica che era stato esonerato De Rossi. Siamo rimasti tutti stupiti. Nello spogliatoio tanti nuovi avevano gli occhi spalancati. Noi che stiamo da più tempo qua a Roma abbiamo fatto gruppetto e siamo andati a chiedere spiegazioni, il direttore (Ghisolfi, ndr) e l’ex Ceo ci hanno detto che la decisione era stata presa per il bene della Roma, quello che hanno scritto nel comunicato. Abbiamo detto ai compagni che la decisione era questa e bisognava andare avanti per il bene di tutti e della Roma”.

C’erano avvisaglie di questa crisi tra De Rossi e Souloukou?

“Si vedeva il gruppo che cresceva, che i giocatori arrivavano felici ed entusiasti e De Rossi era carico per il lavoro fatto. Sinceramente non ho avvertito frizioni tra loro, quando due persone sono in conflitto si nota, ma nulla sembrava portare a un esonero così brusco”.

Poi è stato il momento di Juric. Che impatto ha avuto?

“Abbiamo iniziato bene vincendole prime gare. Juric è arrivato e, come ha detto tante volte lui, ed è la verità, ci ha chiesto come stavamo e noi, schietti e sinceri, abbiamo detto ‘male’, eravamo delusi e lui ci ha detto: “Mi fa piacere la vostra sincerità”. Si è presentato bene, ha cercato di tirarci su mettendo in pratica il suo modo di giocare. Con una squadra che secondo me che non era pronta a questo stravolgimento tattico. Salutandoci dopo l’ultima partita con il Bologna me l’ha confidato: ‘potevo magari alleggerire questo modo di pressare uomo contro uomo’. La squadra ha cercato di fare quello che ci chiedeva. Sono stati due mesi di tantissimi bassi e pochi alti che hanno compromesso tanto la classifica. Però ci sono sempre sei mesi da giocarci e lo faremo al massimo”.

C’è stato un dialogo con lui per cambiare qualcosa?

“No, il suo credo è rimasto lo stesso. Cercavamo di seguirlo, ma non eravamo pronti a questo stravolgimento tattico. Cambiare tre allenatori nel giro di otto mesi con idee diverse è difficile. Non è una scusa, non è un alibi, ma è molto difficile”.

Cosa è successo nello spogliatoio a Firenze?

Ci sono state delle discussioni, non mi nascondo. La Fiorentina ci ha massacrati e quando prendi cinque gol da qualsiasi squadra entri nello spogliatoio e sei un fiume in piena, vorresti buttare giù muri. Però poi ci siamo riuniti tutti e ci siamo detti ‘questa è la strada che il mister vuole prendere e andiamo dritti’. Volevamo seguire davvero l’allenatore”.

Dopo quel pesante ko c’è stato un confronto con i tifosi, come lo hai vissuto?

“È stato giusto. Uscendo da Trigoria c’erano dei tifosi mi sono fermato dicendogli la verità. In quel momento nessuno di noi calciatori era contro Juric. Ma la discontinuità di quelle settimane ti faceva pensare di non arrivare mai. Quando torni a casa non puoi dire ‘vabbè, a Trigoria è andata così e a casa sono sereno’. Stai male, anche perché ci sono sempre i tifosi che ti vengono dietro, anche se le cose non vanno bene e non riuscire a ripagarli fa stare male”.

Quanto ci ha messo Ranieri per ridarvi serenità?

“Vederlo aprire la porta ed entrare nello spogliatoio mi ha fatto fare un sospiro di sollievo, ha portato serenità a livello tattico e tecnico. Le sconfitte contro Napoli e Atalanta ci hanno dato consapevolezza. Anche le partite con Tottenham e Braga ci hanno portato quella serenità di cui parlavo ed è una cosa importante, come anche la vicinanza del pubblico. Roma è una piazza calorosa, il 60-70% di vittorie in casa passa dai tifosi, perché sentire lo stadio avvelenato a tifare contro di noi non è facile”.

Come hanno vissuto i senatori la contestazione? In particolare Pellegrini e Cristante. Pensi che davvero possano lasciare Roma?

“Sono stati giorni difficili per tutti, non solo per i ‘senatori’, come li chiamate voi. Non è una parola che ci piace, si sente solo a Roma. Non sei leader perché sei da più tempo alla Roma, qui ci sono leader già dopo sei mesi. Il momento della contestazione è stato brutto per tutti, poi è chiaro che i ragazzi più vecchi come me, Bryan e Lorenzo la viviamo in maniera diversa perché ci sentiamo più responsabili. Sapevamo che i risultati erano brutti e che i tifosi erano liberi di contestare. Se Bryan e Lorenzo andranno via non lo so, penso a me stesso. Posso dire che sono più sereni loro come tutta la squadra. Siamo molto amici, non lo nascondo, gli voglio un bene dell’anima. Spero con tutto il cuore che le cose migliorino per tutti”.

Vede una luce in fondo al tunnel per Pellegrini?

“Lorenzo in allenamento è sempre un esempio, anche se sta giocando meno, si allena sempre al massimo e col sorriso per mettere in difficoltà il mister. È pronto per combattere per la sua squadra del cuore alla quale tiene tantissimo, si arrabbierà ma è la verità (ride, ndr)”.

Quali sono gli obiettivi della stagione?

Facciamo il meglio possibile sapendo che è difficile contro chiunque e la partita di Como lo ha dimostrato. Se abbassi un attimo il livello e ti ‘addormenti’ le prendi da tutti. Quindi viviamo domenica dopo domenica sapendo che dobbiamo dare il 110% senza abbassare mai la guardia”.

Cosa ha portato l’esperienza di Hummels alla squadra e in particolare alla difesa.

‘L’ho definito il professore. Abbiamo alcuni anni di differenza, mentre ero in campeggio lui giocava la finale del Mondiale nel 2014. In campo ha delle letture in pochi hanno. Contro il Tottenham ha fatto una scivolata che io non avrei mai pensato di fare, anzi magari se ci provo mi fischiano sei rigori contro (ride, ndr). Lui invece era sereno, un intervento pulito. Mi sono girato e gli ho detto ‘tu sei pazzo”. Lui rideva’.

Le dà fastidio essere uscito dal giro della nazionale? Ha più sentito Spalletti?

“Dopo l’Europeo non ci siamo più sentiti. Lo ringrazierò sempre per la possibilità di aver partecipato agli Europei anche se non sono andati bene. È sempre stato schietto con me e molte volte anche se non mi aveva convocato mi chiamava se c’era bisogno e io ho sempre dato la mia disponibilità. La nazionale è il sogno di ogni bambino. Vediamo cosa accadrà, lui ha sempre detto di non voler chiudere le porte a nessuno”.

Si parla tanto dei nuovi acquisti, come si concilia l’esigenza di risultati con il tempo di ambientamento dei giovani?

“In Italia non c’è tempo. In teoria tutti hanno bisogno di tempo, basta guardare le difficoltà che hanno attraversato Klopp e Arteta in Inghilterra prima di arrivare a grandi risultati. Il tempo dovrebbe esserci ma di fatto non c’è”.

Dopo un’estate difficile ora Dybala sembra tornato sui suoi livelli.

Paulo non ci ha mai detto di voler andare via. È stato importante che sia rimasto, eravamo molto felici. Credo semplicemente che ora stia bene fisicamente, è giusto che quando sta male non giochi. Spero continui ad aiutarci a vincere le partite facendo cose straordinarie come il gol di San Siro”.

Ranieri ha detto che l’obiettivo a lungo termine è di vincere lo scudetto con i Friedkin, cosa ne pensa?

“I presidenti tengono alla Roma, lo dimostrano i fatti. In estate hanno fatto una grande campagna acquisti con giovani importanti che sono la base per il futuro. Sono presenti, quando vengono parlano con noi calciatori. Per arrivare a vincere uno scudetto c’è bisogno di un percorso importante, non è facile quanto a dirlo. Devi costruire una mentalità forte, non a parole, ma con i fatti. Con Mourinho lo abbiamo fatto in Europa con le due finali e la Conference che ci hanno reso una realtà solida in campo internazionale. Vincere quella coppa non era affatto facile, e purtroppo Budapest ci ha impedito di avere quella spinta per arrivare a giocartela per il campionato. Vincere dà consapevolezza, come sta accadendo per l’Atalanta dopo l’Europa League. Nelle coppe abbiamo fatto partite meravigliose, dove dicevi ‘oggi la Roma vince, non ce n’è per nessun’ e siamo arrivati sempre in fondo. Se avessimo vinto a Budapest avremmo avuto quella fame per lottare per lo scudetto”.

Cosa significa Roma per lei? Vuole chiudere qui la carriera?

“Non ci penso. Mi vivo il percorso che ho fatto da quando sono arrivato, sono grato ai tifosi che mi sostengono, vedo che mi vogliono bene. Il mio modo di fare è genuino sia in campo che fuori, cerco sempre di dare il massimo per questa maglia e per questa gente. Mi danno sempre qualcosa in più per fare bene. Io e la mia famiglia amiamo questa città e sono felice qui. Ho altri due anni di contratto e voglio godermi ogni momento sperando che le cose possano migliorare”.

Si è parlato di Napoli per lei già a gennaio…

“L’ho letto ma non c’è nulla di vero. Il mio procuratore non mi ha mai detto nulla e sa quello che penso”

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Interviste

Hummels: “Futuro? Deciderò in estate. Confermerei Ranieri in panchina”

Mats Hummels ha rilasciato un’intervista ai microfoni de il Messaggero. Ecco le sue parole:

A che punto è la sua condizione fisica in vista del derby?

Se non fossi stato male un paio di volte, parleremmo del cento per cento. E invece un paio di influenze mi hanno un po’ debilitato. Sto però recuperando il ritmo partita, mi alleno con regolarità e sto tornando in forma, nel complesso sono content”.

Quali parole ha utilizzato Ranieri per recuperarla?

“È venuto, mi ha preso da parte già il primo giorno e ha cominciato a parlare dicendo che mi conosceva, che mi ha sempre seguito negli ultimi dieci anni, che gli piaceva il mio modo di giocare e che aveva visto sia la semifinale che la finale dell’ultima Champions. Non aveva dubbi che avrei avuto un ruolo importante con lui. Mi ha subito detto che mi avrebbe fatto giocare e che avevo la sua fiducia”.

Fiducia che non c’è stata con Juric.

“Aveva le sue idee di calcio, su come giocare, le sue opinioni. Evidentemente non ero abbastanza in condizione per essere funzionale al suo gioco, ma non ho avuto nessun problema con lui. Non mi ha dato la possibilità di giocare e basta. Credo tra l’altro sia una brava persona. Una situazione anomala, in 18 anni di carriera avevo sempre mostrato il mio valore, anche nelle grandi partite”.

Nel calcio può accadere che un allenatore non veda un calciatore. L’anomalia è che lei non ha mai avuto una possibilità. Come è stato possibile?

“Non so il motivo. Se un giorno lo rivedrò glielo chiederò perché, ripeto, con me è stato sempre gentile e carino. Il problema è che quando faceva la formazione io non c’ero mai. Non posso dire di più su questo, veramente non lo so”.

È vero che alla vigilia con l’Union St Gilloise è stato provato titolare e poi non ha giocato?

“L’allenamento in questione era quello precedente alla rifinitura. Ci alternammo io e Cristante nel ruolo e alla fine optò per Bryan”.

Cosa ha pensato quando Juric l’ha fatta entrare a Firenze sul 4-1, con la squadra in 10 e ormai alla deriva?

“Mi sono detto di non fare niente di stupido, di giocare semplice. Nemmeno il tempo di pensarlo che ho fatto autogol. A quel punto mi è venuto quasi da ridere, era un momento in cui stava andando tutto male. Nella mia vita ho sempre cercato di affrontare le situazioni negative con umorismo, filosofia e lavoro, pensando che poi le cose prima o poi si aggiustano”.

Cosa che in seguito è avvenuta. Intanto però la Roma ha cambiato tre allenatori e la classifica resta quella che è.

“Se non sei Duplantis che vince sempre, quando fai sport a questi livelli sei consapevole che il periodo negativo può capitare. Ho cercato di accettare la situazione. Con Ranieri ero certo dal primo giorno che tempi migliori sarebbero arrivati. I giocatori sono forti, la squadra ha qualità”.

Lei è un tedesco atipico: da dove nasce questa ironia? E pensa di averla pagata con qualche post poco gradito su Instagram?

È il mio modo di essere, sono così con tutti. I social non li uso per scopi commerciali, mi piace farmi conoscere in questo modo. Se a qualcuno non sono piaciuti, mi dispiace, ma non è un mio problema. Se non insulto nessuno, faccio come voglio”.

(…)

In Germania non ha vissuto derby veri e propri. Che idea si è fatto della sfida con la Lazio?

Ci sono molte partite sentite da noi, Dortmund-Schalke ad esempio è una di queste, anche se le squadre non sono della stessa città. È però qualcosa di molto simile perché i due centri distano pochi minuti. C’è grande partecipazione, impegno in campo, grande agonismo. Qualcosa del derby di Roma ho iniziato a capirlo l’altro giorno nell’allenamento al Tre Fontane. Sappiamo che conta per i tifosi, sono vittorie speciali che valgono doppio”.

Le piacerebbe trovare ancora Ranieri l’anno prossimo alla guida della Roma?

“Parliamo di un grande allenatore, un top class, l’ho capito dal primo momento in cui l’ho visto. Ha una naturale autorevolezza, si intende di giocatori, non deve alzare la voce per farsi capire e ascoltare. È gentile, sarebbe un grande tecnico per qualsiasi squadra, specialmente a Roma. Intanto devo capire cosa farò, ma lui sicuramente è un grande, da tenersi stretto”.

Quindi non ha ancora deciso il suo futuro?

“No. Deciderò in estate. Ma qualora dovessi restare, sarei felicissimo di essere allenato ancora da lui”.

Perché la scorsa estate ha detto no al Bologna che avrebbe disputato la Champions?

“Eravamo vicinissimi, mi fecero un’ottima impressione: allenatore, staff, ambiente e struttura. Poi però nel momento di dire di sì non ero convinto al 100% e ho declinato la proposta”.

Ha dato qualche consiglio a Pellegrini per superare il momento di difficoltà?

“Ci parlo spesso. Credo sia un grande capitano, mi è stato vicino nel periodo in cui non giocavo, si è sempre preso cura di me. È un grande giocatore, una bella persona. È stato sfortunato in alcune occasioni, gli è mancato quel pizzico di fortuna che a volte serve per far girare la carta. Le cose miglioreranno sicuramente, se lo merita”.

(…)

E la Roma come è arrivata?

“L’ho scelta per De Rossi. Daniele mi ha fatto subito un’ottima impressione”.

E cosa ha pensato dopo che è stato esonerato?

“È stato uno choc non solo dal punto di vista calcistico ma anche a livello personale. Anche perché nemmeno una partita dal mio arrivo e già non c’era più. Ho un figlio che vive a Monaco, avevamo parlato di soluzioni per facilitare questo rapporto con Daniele, l’esonero ha scombussolato tutti i piani”.

Le piace vivere a Roma?

“La amo. Adoro la sua cultura, la sua gente. Il meteo non è poi così male… Mi piacciono le sue vibrazioni, è piena di persone carine, rispettose, curate anche nell’abbigliamento. Zone che frequento di più? Trastevere, il top”.

La Roma deve concentrarsi sulle coppe o crede possa arrivare in zona Europa attraverso il campionato?

“Dobbiamo concentrarci su tutto. Abbiamo un’ottima squadra, ampia e la panchina ha qualità. Tutto per tornare nelle prime 5-6 posizioni”.

(…)

In carriera ha giocato con molti campioni. Dybala è uno di questi?

“Ho amato Paulo per tanti anni, vederlo giocare era sempre bello, vede le cose in modo diverso rispetto agli altri, come quel passaggio per Pellegrini a Milano sul finale di partita. È molto intelligente, un sinistro magico, ed è un bravissimo ragazzo. Poter giocare con lui è una delle ragioni per cui sono venuto qui”.

Le piacerebbe fare l’allenatore in futuro?

“Forse lo diventerò, non lo so, mi piacerebbe avere una squadra e sviluppare un’idea di gioco, ma faccio questa vita da tanti anni e vi assicuro che è abbastanza stressante. Quando smetterò, dovrò riposarmi per un po’, staccare la spina e recuperare. Poi ci penserò”.

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NEWS

Hummels: ”Lazio forte ma se riusciamo a vincere il derby possiamo arrivargli sopra”

Mats Hummels, ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero, che uscirà in maniera completa domani mattina. Il difensore tedesco ha parlato del derby contro la Lazio. Di seguito le sue dichiarazioni.

Cosa ne pensa Hummels del derby di domenica?
“Ho visto diverse partite della Lazio anche per cercare di capire il divario in classifica. Sappiamo che sono forti. Chi mi preoccupa in particolare? Non porrei l’accento sul singolo perché è una squadra che si basa sul collettivo, hanno tanti calciatori che vanno in gol e a essere onesti meritano il vantaggio che hanno. Domenica però vogliamo vincere per iniziare a ridurre il gap. Sono convinto che se ci riusciamo possiamo ancora arrivare sopra a loro”.

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Roma-Lazio: domani alle 13 Ranieri parlerà in conferenza stampa

Manca sempre meno al derby della Capitale numero 161 in Serie A. In vista della partita contro la Lazio, in programma domenica alle 20:45, domani alle 13, Ranieri parlerà in conferenza stampa.

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Allenamenti

Trigoria: Dovbyk torna in gruppo

La Roma prosegue la preparazione del derby della Capitale in programma domenica 5 gennaio alle 20:45. I giallorossi stamane si sono ritrovati a Trigoria per allenarsi: Dovbyk, a differenza di ieri, ha lavorato con i compagni.

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APPROFONDIMENTI

Roma-Lazio, dal 2000 il vantaggio in classifica si annulla: numeri e precedenti

FOCUS RS (di Nicolas Terriaca) – Domenica 5 gennaio alle 20:45, Roma e Lazio si affronteranno per il derby numero 161 in Serie A. La distanza in classifica tra le due squadre è siderale: 15 punti a favore dei biancocelesti, mai così tanti negli anni duemila. La stracittadina, però, esce fuori da ogni logica e spesso la formazione nettamente sfavorita ha sovvertito i pronostici. Baroni, malgrado abbia giocato con la maglia della Roma nella stagione 1986-87, non ha mai vissuto l’atmosfera di una partita diversa dalle altre perché la Lazio stava accarezzando l’idea di retrocedere in Serie C.

Ranieri, invece, non è un esordiente e conosce le dinamiche di una gara speciale: Il derby esce fuori da ogni concetto: il derby è il derby. È una gara che si prepara da sola. L’allenatore deve fare l’equilibratore, è una partita che sentono in tantissimi, dobbiamo stare sereni. Sarà una sfida difficile, la Lazio è in un momento splendido: gioca bene, crea tanto, sta dove si merita. Sa essere compatta, ha creato problemi a tutti”.

Derby della Capitale, negli anni 2000 la Lazio ha vinto solo 3 partite quando si è presentata avanti alla Roma in classifica

Campionato di calcio serie A 2021/2022 Roma vs Lazio

Il derby è una partita a sé che non si fa influenzare da classifica e pronostici. Un concetto suffragato dai precedenti tra Roma e Lazio. Dalla stagione 2000-01 a oggi, in Serie A, le due squadre si sono affrontate in 48 occasioni: 21 successi per i giallorossi, 14 pareggi e 13 vittorie per i biancocelesti. La Lazio, esclusa la prossima gara, si è presentata 18 volte alla stracittadina avanti in classifica alla Roma ma i risultati non hanno rispettato le attese: appena 3 trionfi e tante delusioni. I giallorossi, infatti, hanno ottenuto addirittura 8 successi e 7 pareggi con risultati anche roboanti: dal 3-0 con Mourinho in panchina allo 0-2 della stagione 2010-11 in cui la formazione di Reja aveva 10 punti in più della Roma guidata proprio da Ranieri. Insomma anche Sir Claudio non è nuovo a sorprese.

I PRECEDENTI DALLA STAGIONE 2000-01 IN CUI LA LAZIO SI È PRESENTATA AL DERBY AVANTI ALLA ROMA

Lazio-Roma 1-0 (49 a 47)

Roma-Lazio 3-0 (48 a 49)

Roma-Lazio 2-0 (61 a 68)/

Roma-Lazio 1-1 (38 a 46)

Lazio-Roma 1-1 (3 a 1)

Roma-Lazio 3-1 (8 a 12)

Roma-Lazio 2-1 (28 a 31)

Lazio-Roma 0-2 (28 a 29)

Roma-Lazio 1-1 (47 a 50)

Lazio-Roma 3-2 (19 a 17)

Roma-Lazio 1-2 (38 a 45)

Roma-Lazio 2-0 (46 a 51)

Lazio-Roma 0-2 (22 a 12)

Roma-Lazio 1-0 (11 a 22)

Roma-Lazio 1-1 (8 a 13)

Roma-Lazio 0-0 (40 a 41)

Roma-Lazio 1-1 (31 a 41)

Lazio-Roma 2-2 (13 a 12)

Derby di Roma: dalla stagione 2000-01 la squadra sfavorita ha vinto più gare dell’avversario

15.5.2021 Roma vs Lazio (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Mkhitaryan Dzeko esultanza (Foto Gino Mancini)

La Roma si presenta al derby contro la Lazio da sfavorita. La classifica non lascia spazio a interpretazioni: i biancocelesti (35), dopo 18 partite, hanno quasi doppiato i giallorossi (20). La stracittadina, però, a differenza delle altre partite, va oltre ogni aspetto razionale e vive solo di emozioni. Dalla stagione 2000-01, infatti, l’equilibrio ha regnato sovrano anche quando tra le due formazioni c’erano almeno 10 punti di distanza: 5 vittorie per la sfavorita, 4 pareggi e altrettanti successi per la squadra avanti in classifica.

Complessivamente, sempre nello stesso arco temporale, i precedenti confermano che il derby di Roma non vive di logica ed è irrazionale. La formazione che si è presentata alla stracittadina con meno punti, in 47 gare di Serie A, ha raccolto 18 vittorie, 13 pareggi e 16 sconfitte. Ai giallorossi è capitato di perdere anche quando si sono presentati con 27 punti di vantaggio.

Roma-Lazio, in programma domenica, ha un solo pronostico logico ma il derby è irragionevole.

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Roma-Lazio, sarà Guida l’arbitro del derby: numeri e precedenti

Sarà Marco Guida l’arbitro di Roma-Lazio, 19° giornata di Serie A in programma domenica sera alle 20:45. Assistenti Alassio e Rossi, IV Uomo Pairetto, al VAR ci sarà Mazzoleni, con Pezzuto Avar.

Per Guida è la seconda designazione consecutiva nei derby. Arbitrò infatti la sfida vinta dalla Roma lo scorso anno per 1-0 con rete di Mancini.

Nelle ultime tre gare in ordine di tempo due sconfitte contro l’Atalanta e il pareggio di Torino contro la Juve per 0-0.

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Sheva difende Dovbyk: “Ha pagato la situazione della Roma, ora troverà gol e fiducia”

Da bomber a bomber, se poi la nazionalità è lo stessa diventa tutto più semplice. Ai microfoni de il Messaggero, l’ex pallone d’oro Andriy Shevchenko ha parlato di Dovbyk: «Il club ha avuto un inizio di stagione complicato, rendendo questi sei mesi un’esperienza difficile anche per lui. Tuttavia, è un giocatore molto motivato, con un bagaglio di conoscenze preziose acquisite all’estero. Riuscirà a trovare il suo ritmo e ci aspettiamo da lui prestazioni costanti e solide nella seconda parte della stagione».