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Kumbulla: “Sto crescendo, raccolgo i frutti del duro lavoro”

Dopo il match vinto contro il Lecce ha parlato il difensore albanese Marash Kumbulla.

Kumbulla a Mediaset

Il tuo gol è stato importante.
“Abbiamo iniziato così così, poi abbiamo cercato di aumentare il ritmo. Per fortuna abbiamo fatto gol, ho segnato e sono contento. Abbiamo pareggiato e poi nel secondo tempo abbiamo alzato ancora di più il ritmo e abbiamo vinto”.

Stai scalando le gerarchie di Mourinho.
“Venivo da un periodo così così, ora sto cercando di raccogliere i frutti del lavoro fatto in questi mesi e per fortuna ci stiamo riuscendo”.

I quarti contro l’Inter.
“Dovremo iniziare sicuramente la partita in modo diverso, ora pensiamo alla prossima in campionato”.

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Mourinho: “Alla Roma sono felice, non me ne vado. Ho dato la mia parola, resto tre anni”

Nel post partita di Roma-Lecce ha parlato José Mourinho.

Mourinho a Mediaset

Meglio nel secondo tempo, alcuni giocatori sembrano troppo importanti.
“Purtroppo è vero, è quello che dico sempre. La nostra rosa ha alcuni limiti e noi li conosciamo. Maitland-Niles e Sergio hanno portato una trasformazione positiva e nuove opzioni e qualche miglioramento. Però è nel nostro profilo e il nostro progetto è poco a poco”.

Tre partite a un titolo, con l’Inter però servirà un’altra Roma.
“Manca ancora tanto, tante partite e in mezzo c’è anche la sosta. Per me non c’è nessun dubbio che l’Inter è la squadra più forte del campionato e della Coppa Italia. Ovviamente ci è toccata la partita più difficile. Andremo lì a cercare di fare la sorpresa, vediamo se è possibile”.

Un bilancio da quando sei arrivato?
“Dal punto di vista emozionale, della passione, della empatia, dell’essere felice di essere a lavorare per la Roma e per i romanisti, io dico 11, perché sono veramente molto felice di essere in un posto dove aiuto gli altri e dove vedo che la gente si fida di me. Non potrei essere più felice. Da un punto di vista calcistico, finire tra quarto e ottavo posto non è ovviamente quello che voglio. Però è un momento, è un progetto diverso. Sicuramente il prossimo anno staremo meglio di ora. Però non ti nego che nel primo tempo ho pensato alla frustazione che provavo. Dal punto di vista tecnico abbiamo fatto una partita orribile. Con tutti questi errori è difficile parlare di tattica. Però sono felice di essere qui, non cambierei questo progetto con nient’altro. Ho dato la mia parola. Per i prossimi tre anni resto qui, questo è anche il mio progetto”.

Quali sono i limiti della rosa? Tecnicamente vedo ottimi giocatori.
“Magari il tuo concetto di tecnica è diverso dal mio. Per me, la cosa base della tecnica è non sbagliare passaggi di 10 metri, fare un controllo orientato. Poi fare le scelte giuste. Per tanta gente la tecnica è altro. Abbiamo fatto una partita brutta tecnicamente. Se vedi le nostre partite facciamo tanti errori tecnici. Se vedi quando perdiamo palla, non è l’avversario che recupera palla, ma noi che la perdiamo”.

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Baroni carica il Lecce: “A Roma abbiamo una grande opportunità”

Marco Baroni, allenatore del Lecce, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match contro la Roma:

Con la Roma è un big match.
Questa gara è un premio per tutti, ma dobbiamo pensare a questa gara come una sfida per noi. Possiamo misurarci contro una squadra importante con giocatori di livello internazionale. Al di là di chi andrà in campo per noi questo può essere motivo di impegno. Ho chiesto alla squadra una gara di coraggio, non dobbiamo snaturare il nostro gioco. Non sarà una festa, sarà un’opportunità. Dobbiamo lanciare una sfida a noi stessi. Non si potrà sbagliare niente, nemmeno una rimessa naturale, dunque ben venga questa partita. Non potremo fare un calcio di timore, altrimenti ci asfaltano.

Turnover?
Ci sono un po’ di ragazzi che avranno l’opportunità di andare in campo. Tutti vorrebbero giocare, tuttavia abbiamo tanti incontri ravvicinati. Faremo il possibile comunque per onorare questa gara, per noi e per chi ci segue. Non voglio chiamare avvicendamenti, anche perché in questa gara avremo davvero bisogno di tutti. Abbiamo una squadra nostra per essere pronti in questi impegni ravvicinati, poi il minutaggio può fare anche molto bene.

Dubbi di formazione?
Devo valutare ancora Bleve perché è stato molto fermo. Da parte mia ci sarebbe la volontà di farlo scendere in campo ma dobbiamo valutare bene perché non si è allenato per tanto. Ci saranno alternanze perché ci sono energie da risparmiare. A ora ho tanti dubbi ma per una serie di fattori. Tipo Gallo ha avuto un problema intestinale e poi si è allenato bene, devo considerare anche questo ma anche altre cose. Calabresi giocherà titolare ma da centrale, mentre Gendrey come terzino destro.

I nuovi arrivati?
Simic ha bisogno di tempo, non so se di due o tre settimane. C’è bisogno di tempo, non gioca dal 12 dicembre e poi ha avuto la quarantena. C’è da lavorare. Faragò è chiaramente molto più avanti.

La Roma?
Leggo quanto la Roma ci tenga a questa competizione, ne ha vinte nove e non fa bene da tempo in Coppa Italia. Siamo consapevoli che troveremo un avversario che vuole vincere a tutti i costi. Io però non voglio che la squadra vada lì a fare una partita diversa da quelle che facciamo in campionato. Poi gli episodi potranno anche dirci il contrario, come a Pordenone in cui il risultato rischiava di essere diverso dopo una grande gara, io tuttavia chiedo la prestazione, sempre e comunque.

Gli acquisti?
Il mercato di gennaio è sempre una sessione molto complicata. Sono stati fatti degli innesti, io però alla società non ho chiesto niente semplicemente perché io sono sempre e solo concentrato su quello che ho. Poi so che si dovrà lavorare per ottenere il massimo.

Faragò?
Lo abbiamo preso da interno e, anche se ha fatto per esigenze ruoli da terzino, ha la maturità per fare l’interno. A centrocampo ho sette elementi per tre ruoli che ci consentono di gestire bene questo reparto con grandi qualità.

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Mourinho: “Non credevo arrivasse Oliveira, ci siamo migliorati ma ora non mi aspetto altri acquisti…”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Mourinho alla vigilia del match contro il Cagliari:

Domani partita difficile?
“La penso come te. La classifica è un momento, non credo che loro saranno lì a fine stagione, Mazzarri ha esperienza e allena giocatori con esperienza, hanno trovato la strada per fare punti, ne hanno conquistati 6 nelle ultime due, vengono a Roma per cercare di fare punti, hanno vinto all’Olimpico contro la Lazio, è una squadra capace di giocare anche contro squadre più forti. Per noi è una gara molto importante. Abbiamo perso le ultime due, abbiamo fatto 1 punto nelle ultime 3 e come minimo dobbiamo fare 4 punti nelle ultime 4 partite, sarebbe non sufficiente, ma è il massimo che possiamo conquistare adesso. Dimentichiamo le ultime tre, pensiamo a domani. Abbiamo lavorato con tanti problemi, sul piano tecnico ma anche psicologico, rimotivare la squadra dopo la sconfitta con la Juventus, non è mai facile farlo quando perdi in quel modo. Non ci sarà praticamente pubblico, solo 5 mila spettatori in uno stadio come l’Olimpico praticamente è vuoto, mi dispiace per noi squadra, ma molto di più per la gente che viene sempre e che questa volta deve rimanere a casa. Cerchiamo di trasformare questo in una motivazione extra, come minimo dare qualcosa alla gente innamorata della Roma e non potrà venire”

Oliveira può giocare anche come costruttore di gioco, come perno basso in un centrocampo a tre, oltre che come mezzala? I rigori?
“Non ho ancora pensato alla lista dei rigoristi, non lo so, ne parleremo e decideremo, però in questo momento non posso dirti perchè abbiamo lavorato su tantissime cose questa settimana, sui rigori no onestamente questa settimana. Abbiamo cercato di dare a Sergio e Maitland un po’ più di conoscenza tattica della squadra e non solo per loro, anche per chi sta qui da sei mesi e non è vicino ad essere perfetto dal punto di vista tattico. Non ho mai pensato che sarebbe stato possibile prendere Sergio in prestito, non è un nome che ho messo sul tavolo perchè conoscendo le nostre possibilità su questo mercato e la sua importanza, oltre che il peso del Porto a livello europeo, non ho mai pensato che fosse possibile prenderlo. Quando mi è arrivata la possibilità dal direttore Tiago, come una vera possibilità, ovviamente ho detto subito sì ma non perchè lui è un regista, non perchè lui è un centrocampista centrale, che può migliorare tanto la squadra dal punto di vista dell’organizzazione. Sergio è un giocatore diverso, con un carattere di cui abbiamo bisogno, con personalità, esperienza di cui abbiamo bisogno. E’ formato e cresciuto in un club con una mentalità che conosco molto bene, ho pensato subito che il suo modo di essere e comportarsi in campo, fosse importante per noi. E’ multifunzionale, sa giocare, può arrivare, tira da fuori area, ha esperienza, penso che migliori la nostra squadra. Si tratta di migliorare la rosa e le opzioni, questa finestra di mercato per noi è stata positiva, abbiamo preso due giocatori prima di tutto presto e questo è merito del direttore e che migliorano tanto le nostre opzioni. Fino adesso abbiamo fatto 7 mesi con un solo terzino destro, ogni volta che Karsdorp aveva un problema era drammatico per noi, abbiamo giocato contro l’Inter in maniera del tutto sbilanciata, adesso con Maitland, Karsdorp non ha giocato con la Juve e non è stato un problema, può giocare terzino sinistro e giocando a tre ci darà una mano in varie posizioni. Sergio a centrocampo può fare tutto, certo non è un regista classico, che gioca davanti alla difesa, ma a parte questo Sergio è tutto il resto. Ora abbiamo più equilibrio, con sei mesi di competizioni, con tante partite da giocare anche nelle coppe. Cambiare tre che hanno giocato pochissimo con due che vanno a giocare tanto per noi è importante”

Come sta El Shaarawy? 
“Adesso non posso dirti qualcosa che potrei dirti alle 7. Non si è allenato mai con noi, se lo può fare oggi sarà in panchina. Non abbiamo tante opzioni, non avremo i soliti 12 giocatori in panchina, ma 4-5 primavera in panchina. Per questa ragione se uno che non si è allenato come Stephan, se oggi si allena sarà con noi altrimenti no, vedremo”

Chi sono gli indisponibili?
“Non posso dirtelo, ti posso dire quelli che non si sono allenati con noi, per questo ci alleniamo alle 17 per dare più tempo al dipartimento medico. Sapete già gli squalificati e dopo Stephan, Smalling, Karsdorp non si sono allenati con la squadra, vediamo oggi”

Veretout? Che momento sta attraversando? E’ un pilastro ancora per lei?
“Se tu guardi la nostra rosa, il numero di partite e i minuti giocati, può essere una rosa grande numericamente, ma nella pratica hanno giocato solo 14-15 giocatori sempre. Questi giocatori sono super importanti per noi, in condizioni normali nessun giocatore deve essere così importante. Karsdorp era indispensabilissimo fino alla scorsa settimana, adesso non più, quante opzioni hai, tanto i giocatori non sono più imprescindibili. Con Cristante, Sergio, Veretout, Pellegrini, Bove che piano piano arriva, con Mkhitaryan che abbiamo spostato a centrocampo, lì siamo equilibrati, possiamo dare ai giocatori un po’ di riposo. Veretout sarà sempre importante per noi, perchè è un giocatore di qualità ma nelle ultime partite non è andato benissimo rispetto al suo potenziale, ma resta importante”

Ha detto che è soddisfatto del mercato finora, con questi due innesti la rosa è completa? Manca ancora qualcosa? Il mercato in entrata è concluso?
“Io sono contento perchè conosco il profilo di mercato che noi possiamo fare in questa fase, riconosco e ringrazio lo sforzo della società e il lavoro forte che il direttore ha fatto per migliorare la rosa e poichè sono una persona intelligente, controllata emozionalmente ed equilibrata, penso che abbiamo fatto un buon mercato in funzione di quello che siamo noi come squadra in questo mercato. Un mercato sempre complicato in questa fase, anche per chi ha tanti soldi da spendere, immagina per noi. Abbiamo preso due giocatori in prestito, a gennaio, giocatori pronti, due opzioni che migliorano come spiegato il profilo della rosa. Sergio può giocare in tre posizioni, Maitland in 4-5 posizioni, con due giocatori ci siamo migliorati. Se pensiamo a Calafiori, Borja e Gonzalo, quello che hanno giocato in questa metà di stagione, cambiare i loro minuti con quelli che pensiamo che Sergio e Maitland giocheranno, è un miglioramento. Non mi aspetto un terzo giocatore, abbiamo fatto quello che era possibile fare, lo abbiamo fatto presto, in questo senso sono contento”

Spinazzola? 
“Mi piacerebbe sapere chi era il fenomeno che ad agosto ha deciso che a Novembre sarebbe tornato in squadra, un pazzo che ha scritto questa cosa o un pazzo che ha detto di scrivere. Se lo ha dichiarato lui anche lui un pazzo, ultra ottimista, informato da qualcuno che lo ha voluto motivare, era impossibile recuperare subito da una lesione come quella. Ora sempre che ogni settimana che passa dopo quella data di novembre, sembra sia una settimana in più. Ci vuole tranquillità, dall’inizio ho pensato che Spinazzola non lo avrei avuto per tutta la stagione, ogni partita che recupera prima e giocherà sarà un guadagno per noi, visto che finiamo a maggio. Il recupero da quella lesione è lungo e complicato, per questa ragione sono tranquillo, dico a lui che è quello che soffre di più: “manca un giorno di meno”. Tranquillo, capisco la domanda perchè c’è curiosità, ma qui dentro lavoriamo con tranquillità e serenità, passando il messaggio corretto”

In fase di non possesso, tornando alla difesa a 4, i due davanti alla difesa si fanno spesso attirare molto dal pallone come accaduto sul gol di Dybala, è un difetto che si nota soprattutto in Cristante. E’ una sua richiesta?
“Io chiedo esattamente il contrario di quello che hanno fatto, quando giochiamo con 2 davanti, chiedo pressione a lato della palla e copertura in diagonale dell’altro, anche quando abbiamo pressato alto, una cosa è pressare alto e una cosa è un blocco che si abbassa. Il gol di Dybala è stata la seconda volta che è successo in quella partita lì, perchè la Juve ha tirato in porta una sola volta nel primo tempo e ha fatto gol e l’altra opportunità è stata una fotocopia del gol, poco prima, dove uno dei due centrocampisti pressava a lato della palla e l’altro era attratto dal pallone. Quello che è stato fatto era il contrario di quello su cui avevamo lavorato, può succedere che i giocatori sbaglino”

Ha parlato di personalità e mentalità dopo Roma-Juve. Come ha preso la squadra le sue parole e come si migliora questa attitudine ad uscire dalla partita, soprattutto in vista delle partite di coppa?
“Io penso che loro lo hanno preso bene, non facile da sentire o leggere, ma sono ragazzi per bene, che vogliono migliorare, che si fidano della mia esperienza, del processo in cui siamo immersi, aperti e positivi quando parliamo, li vedo sempre così. Le cose che dico alla stampa sono identiche a quelle che dico a loro, anzi, con loro vado ancora più sul profondo, all’individualità. Lo abbiamo fatto e ho sentito che è gente che vuole migliorare, non è gente permalosa, che si abbatte. Mi fa piacere lavorare con questa squadra, anche nelle situazioni difficili, ho parlato con loro di situazioni tattiche e psicologiche. E’ evidente che ci sia stato un collasso psicologico. Nei 7 minuti dove abbiamo subito tre gol, abbiamo fatto un solo fallo, se fossi stato in campo ne avrei fatti 4. Siamo un po’ leggeri su questo, Sergio sapeva tanto di noi, ma qualche cosa non stando dentro deve conoscerla, ha visto che qui ci sono tanti giovani, anche giocatori del profilo più alto come Pellegrini, Mancini non hanno 30 anni, neanche a 27-28, ci vuole pazienza”

Quale è stato il focus principale del lavoro in settimana? Oliveira le ricorda qualcuno che ha allenato in precedenza?
“Il risultato offusca i 70 minuti, ma fuori, non dentro, per voi e per i tifosi, ma per noi che lavoriamo dentro, che abbiamo lavorato tanto su quella partita lì, non possiamo dimenticare quei 70 minuti. Dobbiamo anche prendere ciò che di buono abbiamo fatto, infatti la riunione che abbiamo tenuto per analizzare la gara contro la Juve, circa 45 minuti di meeting, con 35 minuti svolti sulla prima parte fantastica di gara, gli altri sul disastro. Abbiamo fatto tante cose bene, che non possiamo dimenticarli, voi sì, i tifosi sì, la gestione della palla, il pressare, l’atteggiamento, il ritorno in campo nella ripresa dopo l’1-1, dopo il 2-1, la costruzione, tante cose buone. Ogni volta che la squadra sbagliava, abbiamo analizzato, nel primo quello che diceva prima lui: una cosa molto basica, i giocatori con testa non sono attratti da uomo e palla, ma giocano bassi nella zona. Poi abbiamo analizzato i 7 minuti sia sul piano psicologico che tecnico, con tanti errori individuali oltre che mentali, tre gol presi con tanti errori. Sul terzo gol dove ho parlato della mancata chiusura di Eldor, ci sono stati anche tanti altri errori. Abbiamo lavorato bene. Conosco bene Mazzarri come lui conosce me, sappiamo che il Cagliari è competitivo, che viene per un punto, però quando vieni per uno puoi prenderne tre, sappiamo che non sarà facile. Abbiamo preparato la nostra squadra che ci aspettiamo giochi in questo modo. Noi abbiamo bisogno di punti, con o senza pubblico, 3-0, 2-0, 1-0 ultimo minuto, siamo preparati per prendere i tre punti”

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Oliveira: “Voglio restare a Roma a lungo. Mourinho ha ragione: per vincere servono calciatori di personalità”

CONFERENZA STAMPA – Le prime parole ufficiali del centrocampista portoghese, giunto dal Porto in prestito con diritto di riscatto. Tiago Pinto presenta così Oliveira: “La vita è così, ci sono tanti cambiamenti nella vita, due anni fa nessuno dei due poteva immaginare che saremmo stati entrambi qui, abbiamo lottato spesso uno contro l’altro, ma ora siamo felici di essere qui. Sergio non ha bisogno di presentazione, ha una statura internazionale che tutti voi conoscete, sono felice di aver portato un centrocampista così, che aveva tanta voglia di venire qui a Roma”

Le domande a Oliveira:

La Roma e Mourinho si aspettano di aumentare il grado di personalità. Ti senti pronto a 29 anni di aiutare questa squadra e portare una mentalità vincente?
“Ho 29 anni, ho già dimostrato il mio valore nel calcio, ma ho un’età matura in cui sento la responsabilità di aiutare la Roma, in campo e fuori. Sulla personalità, ha ragione Mourinho, è abituato a vincere e a lavorare con dei grandi calciatori. La Roma ha grandi calciatori, dotati di personalità, io sono uno in più e sono pronto ad aiutare la squadra”

Hai segnato 16 rigori su 18 in carriera. Nella Roma quest’anno tre sbagliati su quattro. Ti aspetti di diventare il rigorista della Roma?
“E’ vero, li calcio molto spesso ma questa è una decisione che spetterà al mister. Ha giocatori di grande qualità a partire da Pellegrini e Veretout che sanno calciare, vedremo cosa deciderà il mister”

Cosa ti ha spinto a venire qui a Roma? Vuoi restare a lungo qui?
“Mi piacciono le sfide, sono molto grato al Porto e al suo allenatore per avermi portato a questi livelli, venivamo da un periodo di cinque anni insieme, al termine della scorsa stagione credo sia stata la mia migliore, avevo voglia di una nuova esperienza, non ho paura di venire qui a Roma in prestito perchè sono qui per dimostrare ogni giorno il mio valore e per restare qui a lungo”

C’è anche l’idea di tornare in Nazionale? Un parere sul Portogallo in vista degli spareggi mondiali?
“Chiaramente uno dei miei obiettivi è tornare a giocare in Nazionale, il Ct lo sa. Sugli spareggi, bisogna prima pensare a passare il primo turno eliminatorio”

La Roma sta giocando con vari sistemi di gioco, qual è il tuo ruolo migliore?
“La mia posizione preferita è nel ruolo di numero 8, in un centrocampo a due un po’ più arretrato, ma posso giocare dove il mister preferisce per mettere a disposizione della squadra le mie qualità”

Hai faticato un po’ ad emergere, sei andato spesso in prestito, come ti spieghi questa esplosione tardiva?
“E’ normale, non tutti sono Mbappè che a 20 anni è campione del Mondo.  La mia è stata una crescita graduale, è vero con qualche difficoltà, ma credo di aver imparato tantissimo dentro e fuori del campo, mi sento oggi un calciatore e una persona completa”

La Roma a che traguardi può ambire?
“Ci siamo incontrati in amichevole la scorsa estate, ci sono stati dei duelli fisici, volevamo vincere entrambi, ma è normale che accada. Ho continuato a seguire la Roma, anche per la presenza di Mourinho e Pinto, da quel momento ho stretto un rapporto diretto con Lorenzo Pellegrini, penso che la Roma possa raggiungere grandi obiettivi, dobbiamo però pensare alla prossima partita, vincere, non subire le pressioni che provengono dall’esterno, rispettare il lavoro dei giornalisti ma avere anche la capacità di metterle da parte e proseguire per la nostra strada”

Il numero 27?
“E’ da sempre il mio numero, da molto tempo e mi sento a mio agio per questo”

Sei arrivato mercoledì, sono due giorni di lavoro con i tuoi compagni. Qual è la cosa che ti ha colpito di più qui a Trigoria?
“La qualità della squadra, abbiamo molta qualità. E’ un posto dove si lavora molto bene, le infrastrutture sono eccellenti, ringrazio per la grande accoglienza ricevuta. Seguivo la Roma come ho detto e anche seguendola da fuori si capiscono quali movimenti fare in campo e stiamo lavorando su questo. Col passare del tempo sono sicuro che mi troverò sempre più a mio agio e le cose seguiranno il proprio corso”.

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Maitland-Niles: “Penso solo al presente e ad aiutare la Roma a raggiungere i suoi risultati”

CONFERENZA STAMPA – La presentazione di Maitland-Niles, a Trigoria, è affidata come sempre al GM Tiago Pinto: “È un calciatore pronto per aiutare la squadra subito, sapete che il mercato di gennaio è così. È giovane, che può giocare in più ruoli e viene da un campionato impegnativo come la Premier League. Mi fa piacere dire che mi ha aiutato tanto per far sì che questa trattativa sia stata possibile”.

Inizia la conferenza con il calciatore:

Ti senti di passaggio in Serie A nella Roma o pensi in questa fase della tua carriera di poter rimanere per qualche anno?
“Sono concentrato in questo momento sul presente piuttosto che sul contratto. Sono concentrato nel raggiungere gli obiettivi che la Roma persegue in questo momento che è un piazzamento tra le prime quattro”.

Che idea ti sei fatto dei 7′ con la Juve e delle contraddizioni in Serie A e nella Roma?
“Gli alti e bassi fanno parte del calcio, ci sono costati cari e la vittoria. C’è stato un calo di concentrazione. Dobbiamo lavorare per cambiare la nostra mentalità e avere la regolarità per 90′ e per gli eventuali minuti di recupero. L’obiettivo si raggiunge lavorando tutti insieme”.

Che impressione hai della Serie A?
“La Serie A è un campionato importante, molto diverso dalla Premier, più tattico e mi è sembrato molto tecnico. Bisogna mantenere la concentrazione altissima dal primo all’ultimo minuto”.

Tu e Sergio Oliveira potete aiutare per la mentalità vincente?
“Sì, certamente. Sono convinto che abbiamo la capacità di trasmettere questa volontà per aiutare la squadra e tutti insieme a vincere le partite. Il calcio chiede questo, se non vinciamo non siamo contenti motivo per il quale dobbiamo tornare a farlo il prima possibile per tornare a sorridere”.

Sei il terzo giocatore inglese, conoscevi Abraham e Smalling? In campo e in allenamento parlate inglese o ti fai aiutare dal traduttore?
“Conoscevo Tammy (Abraham, ndr) prima di arrivare qui, non conoscevo così bene Chris (Smalling, ndr) e ho avuto il piacere di conoscerlo qui. Capisco la lingua del calcio, anche se il mister parla in italiano riesco a seguire le sue istruzioni perché riesco a contestualizzarle. Per le sfumature mi dà una mano Claudio (il traduttore, ndr)”.

La tua più grande caratteristica? Dove devi migliorare di più?
“Ritengo di essere polivalente, di buona corsa e molta energia in campo. Sono rapido, forte, abile tecnicamente e con una buona lettura del gioco. Adesso devo metterle in pratica affinché le mie prestazione siano sempre di un livello elevato. Posso migliorare la regolarità del rendimento che mi permetta di non accontentarmi di prestazoni sufficienti e far sì che ogni azione possa essere incisiva”.

Come sono stati questi primi allenamenti in campo? Mourinho?
“Il primo giorno è stato frenetico, c’erano tante cose da fare e da sistemare. Ho avuto un solo allenamento prima di giocare la prima partita, che volevo giocare perché sono qui per questo. Il rapporto con compagni e con il mister si è rafforzato, ci conosciamo sempre meglio e anche il mister mi ha potuto vedere all’opera”.

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Maitland-Niles: “Abraham mi ha spinto a scegliere la Roma. Mou uno dei più grandi al mondo”

Ecco le prime parole di Maitland-Niles:

“Ho deciso di venire qui per me, per la mia carriera e per il mio futuro, oltre alla volontà di aiutare la squadra. Sono qui e pronto per lavorare. Sono contento di essere qui, tutti mi hanno accolto benissimo. Sì conosco bene Tammy, è un ragazzo fantastico, non conosco bene Smalling ma lo conoscerà presto, Tammy mi ha parlato della Roma, mi ha detto che è un grande club e ho deciso di venire qui. Mourinho è un grande allenatore se non il più grande al mondo. Ha vinto tutto, è una persona sincera, che ti dice le cose in faccia, una persona positiva che vuole sempre vincere”


https://twitter.com/ASRomaEN/status/1479880757376163847?s=20

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Mourinho: “Rui Patricio giocherà. Caso No Vax? Non avremo problemi. Sul mercato…”

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Milan-Roma:

Come sta la squadra? Rui Patricio?
“Rui giocherà. Non si è allenato ieri e l’altro ieri per un problema alla schiena, oggi si è allenato ma domani giocherà. Fuzato non ci sarà, portiamo Boer e Mastrantonio come seconda e terza opzione. Rui è in perfette condizioni per giocare. Abbiamo lavorato bene, sono 15 giorni senza competizione ed è naturale che si perda qualcosa a livello di intensità e ritmo di gioco. Ma stiamo bene, l’unico giocatore che veramente che sta continuando nel suo recupero è Spinzzola, dopo qualche problema da voi conosciuto con qualche situazione di Covid. Ma siamo preparati, magari dopo 15 giorni senza calcio è meglio rientrare con una partita di questo livello perché non serve trovare motivazione. La concentrazione e motivazione i giocatori la trovano facilmente”.

C’è una storia prima e dopo di lei nella Roma. Quali club non potrà allenare? Risolto il problema con i giocatori non vaccinati?
“Sei troppo simpatico a dire che c’è una Roma prima e dopo di me. Non penso sia così, per fare storia servono i trofei. Si può fare un grande lavoro senza coppe. Ci sono allenatori che fanno lavori fantastici senza coppe, è possibile e in questo senso dico che sento che sto facendo un grande lavoro qui. Ma per fare la storia e lasciare il tuo nome nella vera storia servono trofei che in questo momento non abbiamo. Sono solo 6 mesi, ma siamo lontano da questo. Altri club? Siamo professionisti e dire che non si può allenare altri club è un rischio. Ci sono club a cui puoi dire ‘no’, non lo dici per mancanza di rispetto per gli altri club ma rifiuti per il tipo di storia tra il club che hai allenato prima e quello che arriva. Dopo il 2010 il primo club italiano che mi ha parlato non è stata la Roma, per dire. La Roma si poteva accettare, l’altro no. Non è mancanza di rispetto, ma non potrò mai allenare la Lazio. E sicuramente loro pensano lo stesso di me. Ma c’è sempre rispetto professionale. Per esempio non penso di aver mai avuto problemi con il Milan, forse qualche battuta. Magari ci sono club che non puoi allenare. Sui non vaccinati sono cose private e i giocatori hanno diritto di tutelare la loro privacy. Anche qualche giocatore ha avuto Covid la settimana scorso e abbiamo rispettato la sua privacy. Le regole sono regole, nel momento in cui il governo italiano deciderà la decisione dovrà essere rispettata. E un giocatore che finora non è vaccinato, ovviamente vogliano che rispetti la legge e possa fare il suo mestiere e giocare. Ma non penso avremo problemi internamente”.

Maitland-Niles? Si aspetta altro?
“Non mi sento a mio agio a parlarne perché nessuno mi ha detto che è ufficialmente un nostro giocatore. In questo momento non è un nostro giocatore. È cresciuto nell’Arsenal quando ero al Chelsea e al Tottenham, lo conosco bene. Il profilo del nostro mercato è noto, non sarà simile a quello dell’Atalanta o della Fiorentina. Dobbiamo cercare con uno o due giocatori in prestito migliorare l’equilibrio della rosa. Per esempio Karsdorp ha giocato sempre e quando era squalificato con l’Inter, noi non eravamo una squadra e eravamo persi. Il direttore e la società stanno lavorando a questo livello per cercare un profilo di giocatore per il prestito e che il club di provenienza pensi che sia utile venire in prestito. Quando guardi la rosa dell’Arsenal hanno Tomiyasu, hanno poi 3-4 opzioni e noi abbiamo trovato questa opzione. Abbiamo cercato di farlo, vediamo. Se arriva un giocatore, si respira meglio. Poi vediamo, il mercato è aperto per praticamente un mese. Se riusciamo a fare questo nella prima settimana di gennaio, c’è sempre la speranza di fare altro”.

Pellegrini è pronto per giocare?
“Ha recuperato bene, grazie a lui, a Carlos Lalin e qualche altro fisioterapista ha avuto qualche giorno di vacanza in meno. Dal 30 che siamo arrivati tutti sta lavorando normalmente. Può giocare, ma non può giocare 90 minuti. Penso che non sia un problema iniziare la partita. Non ho mai problemi con la coesistenza con i giocatori, questo è un problema che mi piace. Abbiamo questi giocatori in mezzo al campo più Villar e Bove che possono giocare, questo è un buon problema per noi”.

Abraham-Ibrahimovic?
“Non mi piace paragonare i giocatori, soprattutto se si paragonano un giocatore con una storia tremenda e un altro che cerca di costruire la sua storia. Lasciamo Tammy tranquillo, non facciamo paragoni con Ibra. Risultayi falsati? Non mi piace questo modo, quando una squadra ha 3-4 infortuni di giocatori importante, e succede tante volte, il risultato non è falsato. È la Roma che gioca contro la Lazio, Napoli e Spezia. Se non gioca Pellegrini, Smalling, Abraham, Zaniolo con 5 gialli il risultato non è falsato. Ci sono delle regole. Sarebbe un’ingiustizia far giocare una squadra senza portiere, in questo senso sì. Ma se ci sono un minimo di giocatori disponibili, ok. Non siamo una squadra con ricchissime opzioni, per noi è un problema ogni volta che manca un giocatore. Ma se c’è un numero sufficiente per giocare, si deve giocare. Mi dispiace solo per i tifosi per la riduzione dal 75% al 50%”.

Milan?
“A me piace la sua domanda perché è una domanda di una persona che ha letto le partite e capisce. Ma penso che a Pioli piacerebbe sentire quello che dico…È vero che hanno fatto un gioco ‘passivo’ nel gestire la palla e cercare profondità, ma dire quello di cui abbiamo lavorato…La domanda è bella, ma la risposta è brutta. Abbiamo analizzato tutte le partite, cerchiamo ovviamente di giocare meglio e fare un risultato diverso dall’andata”

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Milan, Pioli: “La Roma è cambiata, grande lavoro di Mou. Ibra disponibile”

Stefano Pioli ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Milan-Roma. Queste le parole del tecnico rossonero:

Stretti i denti fino a Natale, il Milan torna ad avere una rosa più ampia numericamente. Da qui ad avanti, qual è il progetto?
“Il nostro progetto è avere tutti i giocatori a disposizione. Avevamo bisogno di riposare e poi di lavoro bene, abbiamo fatto bene entrambe le cose. Abbiamo recuperato tanti giocatori che non possono essere già al 100%, ma presto arriveranno a quel livello di condizione”.

Come si fa ad allenare sapendo che un giorno alleni una squadra, un altro giorno con alcuni assenti?
“Non è una situazione normale per nessuno. Tutti stiamo vivendo un momento particolare e il primo obiettivo è preservare la salute di tutti: stiamo molto attenti a fare la vita adeguata in questo momento. Dobbiamo alzare tutti di molto l’attenzione nel lavoro perché può succedere che qualcuno non abbia la possibilità di giocare”.

Parte da domani la rincorsa all’Inter?
“Parte da domani l’obiettivo di vincere più partite possibili per fare tanti punti e più punti del campionato scorso. Dobbiamo andare a grossa velocità: sarebbe già molto importante cominciare già da domani”.

Come stanno Rebic e Leao?
“Nessuno di quelli che rientrerà domani ha i 90 minuti nella gambe. Sono giocatori che stanno ritrovando il ritmo e avranno bisogno di giocare dei minuti per cercare di migliorare la loro condizione”.

Ti aspetti una risposta immediata alle voci che parlano di un possibile nuovo calo del Milan?
“Mi interessa poco ciò che si dice fuori Milanello, io vedo grande convinzione e determinazione. Vincere sarebbe una impresa straordinaria, ma ci dobbiamo credere mantenendo il nostro equilibrio; abbiamo voluto queste pressioni, vogliamo essere ambiziosi e cercare di far più punti del girone d’andata”.

Al Milan servirebbe qualcosa oltre al difensore?
“Le idee sono chiare e condivise. L’infortunio di Kjaer ci costringe ad avere un occhio di riguardo in difesa. Non ho fatto altre richieste, credo che la squadra sia completa così”.

Bakayoko è pronto?
“Siamo rimasti con tre centrocampisti, anche se Florenzi, Calabria e Saelemaekers potrebbero adattarsi nel ruolo. Bakayoko è un giocatore forte, mi aspetto che faccia bene”.

Da chi si aspetta qualcosa in più nel ritorno?
“Mi aspetto tantissimo da tutti, sia negli atteggiamenti che nell’attenzione massimale”.

Da cosa dipenderà la scelta tra Ibrahimovic e Giroud?
“Le mie scelte dipenderanno dalle condizioni fisiche e poi dall’adattamento alla singola partita. Entrambi hanno avuto qualche problema. Olivier era partito molto bene, da lui mi aspetto. molto:è intelligente, può fare anche di più anche se sta già facendo bene. Due punte? È una soluzione che abbiamo già adottato, vedremo di partita in partita”.

C’è la necessita di cambiare qualcosa rispetto al passato?
“Molti si soffermano sulle nostre posizioni statiche iniziali, ma abbiamo un sistema non prevedibile per gli avversari. Spesso cambiamo le posizioni. Trovo nella squadre grande partecipazioni: continueremo così. Siamo pronti anche per cambiare qualcosa”.

Cosa ti aspetti da Brahim Diaz?
“Gli è mancata un po’ di brillantezza dal punto di vista fisico. La sosta gli ha fatto molto bene, l’ho visto pimpante e brillante e penso che possa tornare ad essere il giocatore di inizio campionato”.

Che tipo di difensore state cercando?
“Stiamo cercando un difensore completo, cioè che possa essere in grado di accettare gli 1 vs 1 difensivi con grande tempismo e buona disposizione al coraggio nella fase difensiva. Poi i difensori sono diventate i veri registi di inizio azione,, che abbia la capacità di fare la scelta giusta. anche in possesso di palla. Non sarà un mercato scoppiettante, ma è chiaro che troveremo il giocatore giusto per noi”.

Che Roma si aspetta domani?
“A Roma abbiamo giocato un ottimo calcio e in parità numerica eravamo stati nettamente superiori. La Roma è cambiata, Mourinho ha fatto un grande lavoro; è una Roma forte che deve ambire a giocare in Champions League. Tutte le partite pesano tanto, il match di domani vale tre punti pesanti”.

Ibrahimovic è pronto per replicare la sfida di andata?
“Era stata una delle migliori, attaccando benissimo la profondità. Zlatan è pronto per giocare, come anche Giroud: vedremo che scelte fare dall’inizio”.

Cosa ne pensa dell’attuale situazione covid legata al calcio?
“Tutte le squadre in Serie A sono molto attenti a rispettare i protocolli, poi noi facciamo ciò che le regole impongono. Dobbiamo stare molto attenti, proteggere anche gli altri. Dispiace che allo stadio verranno meno tifosi, ma affinché aumenti il numero bisogna stare tutti attenti”.

Che squadra vuole vedere nel 2022?
“Voglio vedere una squadra con energia, che porti questa energia per tutta la partita senza timori. Le squadre forti tengono il loro gioco per 90 minuti, vanno oltre anche agli errori gravi”.

Che squadra ha trovato nel nuovo anno?
“Ho visto partecipazione e disponibilità, con l’entusiasmo e l’attenzione adatti”.

Cosa potranno dare i rientri di Leao e Rebic?
“Se sei statico le difese avversarie non le apri. Dobbiamo avere la possibilità di attaccare la profondità e Leao e Rebic hanno queste caratteristiche”.

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Pellegrini racconta il 2021 della Roma: “Avevamo bisogno di Mou. La fascia è una responsabilità da onorare”

Lorenzo Pellegrini racconta il suo 2021 legato ai colori giallorossi. Le sue dichiarazioni al sito ufficiale del club:

L’inizio dell’anno è stato positivo, con due vittorie, il pareggio con l’Inter e il terzo posto. Poi sono arrivate la sconfitta nel Derby e l’eliminazione con lo Spezia in Coppa Italia: che impatto hanno avuto sulla squadra quei quattro giorni?
“Certamente negativo. Sappiamo cosa significhi perdere il Derby. Eravamo messi bene in classifica, quindi la vittoria sarebbe stata importante per proseguire nel nostro percorso, ma non è stato così. E dopo lo Spezia – sia per la partita, sia per quello che è successo internamente – la situazione è peggiorata. Ma abbiamo reagito subito con la vittoria con lo Spezia in campionato con il mio gol al 93’”.

Sono stati giorni difficili, che però sono coincisi con il tuo diventare il capitano della squadra, proprio da quel Roma-Spezia deciso da te. Dal punto di vista personale è stata una svolta?
“Sì, è stata una svolta, però è arrivata in un modo non piacevole. Essere diventato il capitano per me è un onore incredibile oltre che una responsabilità, però mi sarebbe piaciuto diventarlo in maniera diversa. In quel momento la Società ha ritenuto opportuno che il capitano diventassi i,o ma per me Edin Dzeko restava uno dei capitani anche senza la fascia, così come lo ero io in precedenza o come lo sono tuttora Mancini e Cristante”.

E quel gol al 93’ con lo Spezia, in una partita così significativa per te e per la squadra, che emozione è stata?
“Grandissima. Infatti ho fatto un gesto che mai avrei pensato di fare dopo un gol: togliermi la maglia. Quel gol ci ha aiutato a scacciare quanto successo nei giorni precedenti. Dopo sei mesi positivi sembrava che in quei quattro giorni avessimo buttato via tutto quanto. Quella vittoria ci ha aiutati a rimetterci in carreggiata e a ricreare entusiasmo. Quell’entusiasmo che ad esempio ci ha portati avanti anche in Europa League”.

Nelle settimane successive però l’andamento della Roma in campionato si è fatto altalenante: cos’è che ha smesso di funzionare e cosa cambiava invece in campo europeo?
“Durante la scorsa stagione feci un’intervista dopo Roma-Crotone in cui dissi che eravamo molto dispiaciuti perché ci eravamo resi conto che inconsciamente stavamo pensando più all’Europa League che al campionato. Questa cosa è stata presa un po’ male, ma quello che intendevo dire è che in quel periodo, con tanti infortuni, squalifiche e pochi ricambi, spesso eravamo sempre gli stessi a giocare il giovedì e la domenica. L’Europa League ci sembrava il cammino più veloce per raggiungere quello che tutti noi vogliamo fare sempre: portare un trofeo qui a Trigoria e festeggiare con i nostri tifosi. Andando avanti nella competizione, le partite diventavano sempre più intense e tornando dalle trasferte il giovedì alle tre di mattino, succedeva di avere meno energie in campionato, ma non era un qualcosa di voluto”.

Qual è la partita o il momento del cammino fino alla semifinale che ricordi con più soddisfazione?
“È il ritorno con l’Ajax perché secondo me era la squadra più forte della competizione e contro di loro abbiamo fatto tanta fatica, sia ad Amsterdam sia a Roma. Al triplice fischio abbiamo capito che avevamo compiuto un’impresa e che dovevamo puntare ad arrivare fino in fondo”.

Poi c’è stato il Manchester. Gli infortuni, le difficoltà e il primo tempo chiuso in vantaggio grazie anche a un tuo gol. Quanti rimpianti ha lasciato quella partita?
“Tantissimi rimpianti. Finisce la partita e ti ritrovi con tante domande senza risposta nella testa. Non so se era ma successo nella storia che tre giocatori si infortunassero nel primo tempo. Giocatori importanti come Veretout, Spinazzola e Pau Lopez. Jordan dopo due minuti, quindi la partita che avevamo preparato cambiava completamente. Nonostante questo dopo il primo tempo eravamo avanti 2-1, poi quello che è successo nella ripresa è ancora oggi incredibile”.

E prima del ritorno con il Manchester è arrivato l’annuncio dell’arrivo di José Mourinho. Che impatto ha avuto per voi una notizia di questa portata?
“È stato un fulmine a ciel sereno: nessuno si aspettava una notizia come questa. Quando si annuncia un allenatore del genere si crea un entusiasmo che è quello che continuiamo a percepire in tutte le partite all’Olimpico. A me vengono i brividi tutte le volte che giochiamo, anche di lunedì sera con lo Spezia ci sono 45.000 tifosi a sostenerci, cosa che per altre squadre non succede. Questo ci deve dare la forza per andare avanti e rendere orgogliosi tutti, dai tifosi a tutte le persone che sono intorno a noi, dallo staff ai dipendenti”.

L’arrivo di Mourinho è coinciso con l’addio di Fonseca: cosa resta di queste due stagioni caratterizzate anche da un’emergenza sanitaria senza precedenti dovuta al Covid?
“Mister Fonseca ha sempre cercato di trasmetterci il suo modo di pensare il calcio e per me ha lasciato un’eredità in tanti di noi. Mi ha insegnato molto, mi ha aiutato a crescere e lo ringrazierò sempre. Ho un ottimo rapporto con lui. Situazioni come quella dopo lo Spezia in Coppa Italia o come la pandemia e tutto quello che ha comportato non lo hanno aiutato, ma sono sicuro che troverà il giusto progetto per lui e che farà ancora bene”.

Il 2021 è stato anche l’anno dell’Europeo, al quale hai dovuto rinunciare per infortunio. Quanto ti è mancato e quanto sei stato felice per i tuoi compagni, di Nazionale e di Club?
“Sono stato in contatto con i compagni per tutto il cammino dell’Europeo. L’ho vissuto come un tifoso che però conosceva gli uomini che scendevano in campo, quindi con ancora più trasposto. Si sentiva che c’era qualcosa di magico nell’aria, sensazioni difficili da spiegare. È stato un lavoro di tre anni che ha portato a formare questo gruppo di ragazzi concentrati tutti sullo stesso obiettivo”.

Cosa hai pensato nel momento dell’infortunio di Spinazzola?
“Ero a cena con mia moglie e ci si è rovinata la serata. Ho capito subito che si trattava di un infortunio grave. Quando l‘ho visto a terra a piangere è stata una pugnalata. Ho iniziato a chiamare i dottori della Roma per sapere se avessero aggiornamenti. Ma sono sicuro che Leonardo tornerà più forte di prima: non è fantastico solo come calciatore ma anche come persona”.

Luglio ha visto l’arrivo di Mourinho e il ritiro in Portogallo: qual è l’aspetto principale che ti ha colpito del suo modo di lavorare con la squadra?
“La cosa che mi piace più del Mister è che gli interessa solo una cosa: continuare a lavorare per cercare di vincere. Questo è quello anche io voglio più di tutto. Ho 25 anni, gioco nella Roma e ho voglia di vincere. Tutti nel nostro lavoro vogliamo realizzarci e io come calciatore voglio vincere, voglio arrivare primo. Mourinho è esattamente quello di cui la Roma, i giocatori, i dipendenti, lo staff e i tifosi avevano bisogno. Penso che sia la persona perfetta al momento giusto”.

Sono arrivati dei nuovi calciatori ed è stato il tuo primo ritiro da capitano. Ci racconti com’è andata, anche nel tuo nuovo ruolo?
“L’ho vissuta molto bene. Tutti sanno che sono un ragazzo molto tranquillo fuori dal campo ma che sia partitella, calcio-tennis o possesso palla, mi piace vincere. Chiedo molto ai miei compagni e credo che questa sia una cosa fondamentale. Sono molto legato all’allenamento, sono tra quelli che pensano che la domenica giochi come ti sei allenato durante a settimana. È importante mantenere sempre la concentrazione alta e stare fisicamente al meglio per poter mettere in pratica in partita quanto preparato in settimana. Questo è la mentalità che cerco di trasmettere ai miei compagni”.

Con la nuova stagione c’è stato il ritorno del pubblico negli stadi: quanto vi mancavano i tifosi? Dopo aver fatto l’abitudine a giocare in stadi vuoti, com’è stato ritornare alla quasi normalità?
“Abbiamo subito molto l’assenza del pubblico, soprattutto all’inizio. Per noi che siamo abituati non c’è sensazione più bella di sentire la reazione dei tifosi dopo una giocata o il tuo nome urlato dopo un gol. Senza tifosi sembrava che mancasse il motivo per cui stavamo giocando, anche se in fondo non era così. Anche a distanza i tifosi ci seguivano in ogni partita. Riabituarci al ritorno invece è stato facile e veloce, fa tutta la differenza del mondo a livello emozionale, ti dà non una ma dieci spinte in più”.

La stagione giallorossa si è aperta con un tuo gol in casa del Trabzonspor e con sei vittorie nei primi sei incontri ufficiali.
“Abbiamo vissuto quel periodo con grande entusiasmo. Ma lo stesso entusiasmo lo proviamo ora, non deve mai mancare e non deve passare solo per la vittoria ma anche dalla crescita continua di questo gruppo. Abbiamo iniziato un nuovo ciclo, con l’allenatore più vincente che c’è e che ha fatto la storia del calcio, con dei nuovi presidenti che tengono alla Roma come ci teniamo tutti, con tutte le persone che ogni giorno vengono a Trigoria. L’obiettivo di tutti è cercare di migliorarsi sempre e di portare la Roma a essere una squadra vincente, non una volta ogni 20 anni ma sempre in grado di competere per la vittoria”.

Dopo le sei vittorie iniziali è partito un percorso discontinuo. Come lo analizzi e su cosa c’è da lavorare per trovare la giusta continuità.
“Si lavora su tutti gli aspetti, mentale e fisico anche dopo le vittorie. Dopo la preparazione succede di avere un piccolo calo fisico per poi tornare a essere al meglio. C’è anche l’aspetto tattico, a inizio campionato le squadre sono ancora tutte da studiare, in stagione sono tante le cose che variano, migliorano o peggiorano per poi tornare a migliorare. L’importante è rimanere focalizzati sul migliorarsi giorno per giorno. Non c’è possibilità di fermarsi, non si può mollare su nessun aspetto ed è quello che facciamo quotidianamente insieme al Mister”.

Visti da fuori sembrate molto compatti, come se le difficoltà incontrate non abbiano scalfito l’unità del gruppo.
“Le sconfitte ti scalfiscono ed è giusto che sia così. Mi piace vedere che lo spogliatoio sia triste e arrabbiato dopo una qualsiasi sconfitta. Ma questo è un gruppo solido perché ha più di un capitano. Si è creata un’alchimia che ci permette di mantenere sempre un equilibrio interno anche nei momenti difficili e questa è una qualità che dobbiamo tenerci stretta”.

Uno dei momenti difficili è stata la sconfitta all’Olimpico con l’Inter: come hai vissuto il sostegno incessante del pubblico in particolare negli ultimi 10 minuti?
“Quella è stata l’unica nota positiva della serata. Come tutti i tifosi che erano sugli spalti con me e come i miei compagni ho vissuto male quella brutta sconfitta. Purtroppo quando questo succede bisogna analizzare ogni aspetto per cercare di migliorarsi”.

In Conference League la Roma ha vinto il proprio girone e tornerà in campo a marzo già agli ottavi. Ma per arrivare a questo risultato ci sono state anche le due partite con il Bodo. Come vi siete spiegati le difficoltà incontrate? E com’è stato ripartire in particolare dopo la sconfitta in Norvegia?
“Tutti qui dentro hanno capito la gravità della sconfitta in Norvegia. Deve rimanerci in testa che non può più succedere. Non si deve perdere, ma se succede non può accadere in quella maniera. Abbiamo fatto un po’ di fatica anche in casa, ma bisogna guardare le cose anche in maniera positiva. Abbiamo vinto il girone, siamo agli ottavi e continuiamo a sognare di arrivare fino in fondo in questa competizione”.

L’anno si è chiuso con l’impresa in casa dell’Atalanta e un pizzico di delusione per il pari interno con la Sampdoria.
“Credo che a Bergamo abbiamo acquisito la consapevolezza di poterci confrontare con le squadre che ci precedono in classifica e che vengono da percorsi più consolidati, mentre con la Sampdoria abbiamo perso un’occasione alla nostra portata. Ecco, nel bene e nel male dobbiamo ripartire proprio da queste due sfide e lavorare sodo alla ripresa”.

Quanto è stato sofferto per te seguire l’ultima parte del 2021 da fuori per via dell’infortunio?
“Tanto. Tutti noi vogliamo sempre dare il nostro contributo in ogni partita, aiutare i compagni nel momento di difficoltà e ricevere il loro aiuto quando in difficoltà siamo noi. Purtroppo è andata così. Non ero al meglio da un paio di mesi e poi è arrivato questo infortunio che però mi dà a possibilità di recuperare sia da questo problema, sia da quello che avevo prima. Ho lasciato comunque tutto in buone mani ai miei compagni e spero di poter rientrare al 100% al più presto”.

Quest’anno sono stati cinque i giovani della Primavera che hanno fatto il proprio esordio in prima squadra: che effetto ti fa vederli da capitano a quasi sette anni di distanza dal tuo esordio?
“So come stanno vivendo questi momenti essendoci passato anche io. Cerco sempre di aiutarli con una parolina o un consiglio quando vedo qualcosa che potrebbe essere fatta diversamente. In generale, devo dire che tutti i giovani che si affacciano in prima squadra si impegnano e danno il massimo ed è questo quello che chiedo loro. I giovani devono avere la possibilità di sbagliare ma ciò che non deve mai mancare è l’impegno, così come la concentrazione. Se sono qui con noi non è un caso: è perché se lo meritano, ma devono continuare a meritarselo tutti i giorni”.

Il 2021 resterà per te l’anno del rinnovo di contratto, da capitano. Che cosa ha significato e rappresenta per te?
“Come ho detto dopo la firma, per me è stata solo una formalità. Con la mente, con la testa, con tutto me stesso sono stato sempre qui e sono orgoglioso di essermi legato alla squadra della mia città. La fascia da capitano per me è una responsabilità da onorare davanti a tutti in partita, ma anche ogni giorno con i miei compagni e con tutte le persone che lavorano a Trigoria. Questo è un impegno che sento molto”.