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Ibanez: “Mourinho è sempre dalla nostra parte”

Roger Ibanez ha parlato ai microfoni di Sky Sport, queste le dichiarazioni del brasiliano:

Cosa ti aspetti dal 2022?
“Il 2022 spero che continui così e si migliori ulteriormente”

Mourinho?
“Parlo portoghese e italiano, riesco a capirlo bene e mi aiuta tanto. È sempre stato al nostro fianco da quando è arrivato, cerca di stare il più vicino possibile alla squadra. Sa tutto di noi calciatori”

La squadra?
“Siamo forti ma dobbiamo migliorare ancora tanto, dobbiamo lavorare di più. Anche l’anno scorso, quando subivamo gol, non riuscivamo subito a rialzarci, dobbiamo lavorare su questo”

Cosa vuoi vincere qui?
“Vorrei vincere tutto (ride, ndr). Ma secondo me dobbiamo provare a fare meglio e tentare di vincere almeno lo scudetto”

La tua velocità?
Ci ho lavorato molto, da piccolo mi dicevano che ero veloce. Da due o tre anni ho iniziato a lavorarci spesso con il mio fisioterapista

La vittoria sull’Atalanta da ex?
Mi ha dato soddisfazione, li ringrazio tanto per il passato ma ora sono romanista e per me è stata una partita bellissima. E’ stata un po’più speciale delle altre

Tanti brasiliani sono passati per Roma
Roma sembra il Brasile, lo ricorda tanto. Roma è come Rio per me. Sono stato là un anno e mezzo e qui mi sembra molto simile

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MOURINHO: “Friedkin fantastici, siamo sulla strada giusta. A Bergamo per vincere. Smalling ok, Ibanez così così”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di mister Josè Mourinho alla vigilia di Atalanta-Roma:

L’Atalanta è la trasferta più complicata in A, ha 9 punti in più della Roma e viene da sei vittorie consecutive e una rosa nettamente differente. Servirà un’impresa, Gasperini può fare tanti cambi importanti, per lei non è la stessa cosa. Come è possibile realizzare questa impresa? Smalling?
“Smalling recuperato, sta in condizioni di giocare senza problemi. C’è una differenza fondamentale tra l’Atalanta e noi: sei mesi per me e sei anni per Gian Piero, una differenza fondamentale, guardiamo solo a questo, ma significa non solo numeri di allenamenti, identificazione nei processi e nelle idee, dodici finestre di mercato contro una, è una società fantastica, molto stabile, con lavoro insieme a Gasp e alla dirigenza, è una squadra che ritrovo dopo 10 anni in Champions League, che gioca per cercare di vincere lo Scudetto. Noi siamo una squadra con una proprietà nuova, che a mio giudizio sta facendo un lavoro fantastico a tutti i livelli, un tecnico nuovo da sei mesi, un mercato solo ma reattivo più che proattivo, esiste una differenza significativa nei momenti di crescita e di stabilità e con conseguenze sulla squadra, ma esiste una cosa su cui non ho dubbi: domani possiamo vincere, il calcio è calcio, noi abbiamo giocatori bravi, con uno spirito di squadra non voglio dire unico, ma siamo una squadra fantastica, è ovvio che come tu dici guardando in panchina da un lato esiste tanta qualità ed esperienza, dall’altro principalmente anche perchè abbiamo problemi con infortuni, gente giovane che ha minutaggio ridotto in Serie A, ma noi domani andremo lì per vincere, non andiamo lì a fare queste differenze che ho elencato, andiamo lì. Se mi chiedi: pareggiate e non andiamo a Bergamo, non voglio, voglio andare lì, misurare la mia squadra con una formazione di grande qualità, con rispetto e ammirazione per il loro lavoro, ma andiamo lì per vincere”

Può essere la partita di Zaniolo?
“Lo vedo bene, sta giocando bene, non parlo specificatamente del ruolo, sta giocando una buona mentalità, quella cosa a Sofia è conseguenza di una partita che sembrava finita, dove lui non ha voluto rischiare niente, sono contento. I numeri sembrano negativi, strani, non ha segnato ancora in Serie A, però io sono contento. I gol arriveranno, ovviamente abbiamo bisogno dei suoi gol anche per vincere, ma lasciamolo tranquillo, arriveranno, la sua crescita di fiducia naturale, creare empatia di gioco con altri giocatori, sono contento, non sono preoccupato, Nico può solo migliorare, magari domani non ci farà vincere da solo, ma sono fiducioso, giocherà titolare”

Al di là dei tempi tra lei e Gasperini, l’Atalanta è una realtà assestata senza ricorrere a grandi investimenti, secondo lei è un modello da seguire? Ibanez è pronto?
“Ci sono diversi modelli da seguire e il loro mi piace tanto, tu sai che ho fatto tanti anni nei club con modelli totalmente diversi, con un mercato direzionato all’oggi e non al domani, molto dispendioso e aggressivo. Ho ammirazione per il profilo di progetto dell’Atalanta, il progetto è lì: sei anni, un mercato intelligente, una squadra che diventa anche forte nella stabilità economica, non solo rispetto ma nutro anche ammirazione come dicevo prima. Ma dov’erano loro 10 anni fa? Se noi Roma e romanisti guardiamo in modo fiducioso ai nostri proprietari, al nostro allenatore, sono sicuro che la direzione è quella giusta. Ibanez così così, vedremo”

Si è emozionato e ha esultato nell’ultima partita di campionato al Tottenham per la qualificazione in Europa League. E’ pronto ad emozionarsi allo stesso modo qui?
“Ci sono squadre che si emozionano per la salvezza, ci sono degli obiettivi. A volte si dice: quell’allenatore lì ha vinto tanto e quelli che non hanno vinto mai un trofeo, che hanno raggiunto comunque obiettivi e sono stati vincenti al loro livello? Se Tiago salva lo Spezia, Sheva il Genoa, questi allenatori hanno ragione per emozionarsi ed esultare. Se mi chiede che sono preparato ad esultare per i nostri obiettivi, ovviamente sì. Non è questa una stagione in cui posso dire se ci sono dei target precisi, noi abbiamo altri target. In questo progetto, che è lungo termine, l’empatia è fondamentale. Noi non puoi avere un progetto a lungo termine se non c’è empatia. Come puoi vivere con una persona 4-5 anni senza empatia, lo puoi fare per sei mesi, prendi il risultato e vai via. Se crei un progetto a lungo termine serve empatia e si respira un’atmosfera qui dentro fantastica, che da una tranquillità enorme in questo progetto. Però torniamo all’inizio: domani andiamo lì per vincere”

In passato ha detto che la rosa non è da Champions ma l’obiettivo è guardare lì. Vincere domani significherebbe guardare quell’obiettivo da vicino e viceversa perdere vorrebbe dire non sperarci più?
“Non voglio giocare questa partita con questo pensiero in testa, non voglio andare in questa direzione. Magari i numeri dicono tanto, una cosa è una differenza di 7-8 un’altra di 11-12 punti, domani la sfida non è possiamo o non possiamo, ma giocare contro una squadra di grandissima qualità e vediamo se possiamo vincere”

I trequartisti dell’Atalanta sono molto bravi a creare occasioni da gol, difendere centralmente sarà una chiave della partita?
“Vado all’ultima gara nostra, perchè abbiamo avuto problemi nel secondo tempo? Perchè abbiamo perso la palla troppo facilmente, se invece dello Spezia c’era una squadra con calciatori di livello superiore, magari quella partita non la vinciamo. Per questo dico con semplicità, tutti loro sono forti da trequarti in su, non mi interessa chi gioca, è ovvia la loro qualità, ma mi devo concentrare su di noi e non possiamo perdere palla facilmente, dobbiamo gestire meglio il possesso, ieri c’abbiamo lavorato e avere maggiore sicurezza nel possesso palla”

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Atalanta, Gasperini: “Non voglio distrazioni o pensieri natalizi. Mou? E’ umano anche lui…”

Gian Piero Gasperini, tecnico dell’Atalanta, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Atalanta-Roma. Questo un estratto delle sue dichiarazioni: “Abbiamo bisogno di migliorare il nostro rendimento in casa, ci vuole una serie più importante per riuscire ad alzare la quota punti in casa, ma sono tutte statistiche, quel che conta è Atalanta-Roma, è una gara di cartello è di valore, dove dobbiamo arrivare molto concentrati, non dobbiamo avere pensieri natalizi. È un momento molto importante del campionato, in tre giorni chiudiamo il girone di andata, che è comunque significativo”.

Che rischio domani c’è con Mourinho?
“Sicuramente è un grande allenatore, sia per l’entusiasmo che ha portato all’inizio che per la sua storia, in una piazza come Roma, poi il campo è un altro argomento. Sono convinto che potrà alzare il livello, ma è umano anche lui”.

Gli attaccanti della Roma?
“Ha un reparto d’attacco che vale quello delle migliori squadre, Zaniolo e Abraham sono due giocatori molto forti, hanno una bella rosa. La squadra è attrezzata e ha giocatori forti. Avevamo bisogno di lavorare in una settimana piena, mi sembra una settimana lunghissima, non siamo più abituati a questo (ride, ndr). Ogni tanto è sicuramente utile avere una settimana di allenamento”.

Cosa ha scritto nella lettera di Natale?
“C’è già una bella letterina per domani, poi quella di martedì, poi pensiamo al pranzo di Natale”.

Cristante, Mancini e Ibanez?
“A Roma sono contenti del loro rendimento, giocano continuità. Bryan è molto duttile, ha giocato in più ruoli e caratterialmente è un leader, come era qui. Lo stesso Mancini ha avuto qualche acciacco, ma è un giocatore di valore. Dobbiamo fare attenzione. Ibanez? Ha giocato poco da noi, ha avuto un inizio difficile, in quel momento doveva andare a giocare per fare esperienza più. All’inizio la società ha pensato di darlo in prestito, poi la Roma ha fatto un’offerta importante e la società ha deciso di venderlo. A volte si tirano fuori delle polemiche che non ci sono, è sempre stato un ragazzo positivo, poi è andata così: noi in quel momento eravamo ben attrezzati in difesa”.

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Mourinho: “Sono molto felice di stare alla Roma. Mercato? No investimenti top, proveremo a riequilibrare la rosa”

CONFERENZA STAMPA – Queste le parole di Mourinho alla vigilia di Roma-Spezia:

Thiago Motta, lo conosce molto bene, un suo ricordo da giocatore? Abraham-Mayoral confermati domani?
“La gente pensa che io ho conosciuto Thiago nella grande Inter del Triplete, ma l’ho conosciuto da ragazzino nel Barcellona, qualche volta mi mandavano dalla prima squadra ad allenare i ragazzi della Primavera. Ho tanti bei ricordi di lui, ovviamente è uno dei miei, dei miei ex calciatori che hanno scelto questa dura vita da allenatori, guardo lui, Chivu, Stankovic e ogni fine settimana sono preoccupato di sapere quello che hanno fatto loro. In questo caso con Thiago è diverso perchè siamo avversari. Prima e dopo la partita avrò tanto affetto per lui. Borja e Tammy hanno giocato bene, è vero, ma è anche vero che non abbiamo Zaniolo, Pellegrini, El Sha e Perez, sono sicuramente un’opzione, però anche Shomurodov o Felix possono giocare. Lì davanti abbiamo delle opzioni, sono contento perchè hanno segnato e per un attaccante tante volte non è sufficiente giocare bene, principalmente per l’opinione pubblica, per Tammy segnare due gol e Borja segnare un gol bellissimo è importante per la propria autostima”

Come cambia la posizione di Abraham con una punta come Mayoral, piuttosto che con Felix e Shomurodov?
“Hai già detto tutto tu, hai differenziato bene le caratteristiche di questi giocatori: Shomurodov è più di corsa, mobilità, profondità mentre Mayoral è più da palla tra i piedi, è più pericoloso dentro l’area. Per Tammy giocare con uno o l’altro non cambia molto, noi possiamo indirizzare il suo gioco in base alle nostre necessità, ma per lui non cambia molto”

Con la difesa a tre, ha individuato un cambio per Karsdorp e Vina finchè El Shaarawy è fuori?
“E’ difficile veramente, in questo momento non ci sono tante possibilità di giocare a 4, perchè per giocare così non abbiamo gli esterni offensivi come Zaniolo, El Sha o Perez. Shomurodov può giocare sulla fascia, ma non è questo il suo ruolo. Non abbiamo tante soluzioni. Per quanto riguarda la posizione di Vina e Karsdorp, non abbiamo alternative, è così”

Reputa ancora una priorità il centrocampista oppure ci sono nuove priorità?
“Approfitto della tua domanda per dire chiaramente che non sono dispiaciuto del nostro mercato estivo, perchè è stato un mercato di reazione ai nostri problemi, non è che il club non voleva darmi un centrocampista che io ovviamente avevo identificato come necessità, la proprietà e il direttore volevano prenderlo ma abbiamo dovuto reagire a delle esigenze primarie, ovviamente vorrei avere la miglior rosa possibile per competere per degli obiettivi importanti, ma la prima verità è che all’inizio ho capito le difficoltà. Se adesso a gennaio è possibile fare qualcosa, è quello che vogliamo fare tutti, ma non sarà un investimento pazzesco o simile ad investimenti estivi, se possiamo fare qualcosa a gennaio è per dare equilibrio alla rosa. In questo senso una volta in più: siamo tutti e tre, io, Tiago e la proprietà siamo sulla stessa linea, non c’è divergenza d’opinione. Vediamo se d’accordo con le mie idee e le possibilità possiamo fare qualcosa, perchè per la seconda parte di stagione sarebbe ancora più importante. I ruoli da coprire sono tutti quelli in cui abbiamo delle limitazioni, nella domanda hai individuato le necessità. Se guardate la nostra rosa oggi vi spaventate, perchè non ci sono Spinazzola, Pellegrini, El Shaarawy, Perez e uno si spaventa. E’ una situazione normale con 2-3 assenti e allora la squadra è equilibrata. Adesso abbiamo 3 gare da giocare, cerchiamo di fare più punti possibili prima di gennaio”

Qualche settimana fa disse che non le piaceva giocare a 5…
“Non mi piace giocare a 5 ma non mi dispiace giocare a 3, nel senso che sulla fascia mi piacciono giocatori offensivi, che devono fare un adattamento difensivo, non mi piace giocare a 5 puro”

L’attuale 3-5-2 è un’idea tattica fissa e stabile a prescindere dai recuperi? Felix ci sarà?
“Sì Felix è convocabile, si è allenato per tre giorni con noi e oggi sarà convocato. Sul modulo dico che mi piace cultura tattica, il tempo aiuta a costruire una cultura tattica e avere una squadra adatta per giocare in modi diversi, quello che piace di più a me è diverso da ciò che è più adatto alle caratteristiche dei nostri calciatori. Sono aperto a fare il possibile per cercare il meglio dai miei giocatori, con i giocatori giusti giocare a 3 non mi dispiace per niente, anche perchè siamo in un campionato dove si gioca maggiormente a 3 o a 5 tra squadre forti e meno forti. Quello che mi dispiace è valutare che dopo sei mesi, nell’ambito di un progetto lungo, invece di costruire siamo costretti ogni settimana a cambiare per l’emergenza. Mi piacerebbe un gruppo senza infortuni e cartellini, purtroppo in questo momento stiamo cambiando tante dinamiche, stavamo giocando a 3 invece ora giochiamo a 5, cambiano i centrocampisti e invece di dare solidità al percorso di costruzione, si cerca una reazione all’emergenza in funzione dei giocatori che hai, è tutto più difficile. Stiamo parlando di questo perchè tu mi hai chiesto, ma se non me lo chiedere, non ne avrei parlato, non vale la pena piangersi addosso. A gennaio Pellegrini, El Shaarawy e Perez li riavremo”

A Sofia la squadra ha rischiato di subire il pari e lei lo ha sottolineato. Chiedo ad uno dei tecnici migliori al mondo come si fa a migliorare la mentalità delle seconde linee?
“Dipende dal profilo delle seconde linee, se sono giovani o gente senza esperienza, ancora non pronta ad avere tutte le responsabilità, quello che si deve fare è lavorare sul modo di stare in campo, non essere naif e aspettare. Se invece la seconda linea è gente esperta, gente che pensa di essere in prima squadra e poi dopo non ha motivazione nell’essere una riserva, questo è un profilo diverso. Contro l’Inter avevamo 8 giocatori in panchina con meno di 21 anni. Ragazzi che lo scorso anno stavano in Primavera. Bove che ha giocato 30 minuti contro l’Inter e da titolare a Sofia, l’anno scorso ha giocato in Primavera che è un campionato di livello molto basso, che non prepara i giocatori ad entrare direttamente in prima squadra. Se paragonate questo campionato a quello delle squadre più forti in Europa non c’è paragone. Il secondo gol a Sofia – non è una critica – ma il modo in cui Darboe perde quella palla al 92′ non è mancanza di qualità, è superficialità, un uomo con esperienza di calcio non perde mai quel duello, su questi dettagli noi possiamo pagare. Ovviamente preferirei guardare la panchina come la guarda Inzaghi con Vidal, Darmian, Ranocchia etc, è una realtà diversa ma mi fa piacere aiutare a crescere questi ragazzi, non è una critica a nessuno, è una realtà. Dunque che si può fare? Si può solo lavorare con i giovani, aspettare che cresca l’esperienza, accettare gli errori nel processo di crescita, magari paghi con risultati o sofferenza, come a Sofia dove il 3-0 si trasforma in un 3-2, ma è così. La cosa che voglio dire chiaramente per la centesima volta: mi piacerebbe lottare per altri obiettivi, ma sono molto contento di stare qui, molto contento di stare nella Roma, in un progetto diverso da quelli affrontati nella mia carriera, ma sono molto molto contento, nessun dubbio che sono qui con tutto quello che ho in questa difficile sfida”

Avete tante ammonizioni ma non commettete tanti falli. E’ un caso, severità degli arbitri o è un problema di cultura tattica?
“Meglio parlare di un’altra statistica, quella dei tiri in porta in A dove siamo primi, così evito di dire quello che penso (ride ndr).”

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Pellegrini: “Ai miei compagni provo a far capire che nulla è più grande di Roma. Mou sta lavorando per creare una mentalità vincente”

Lorenzo Pellegrini ha scritto una lunga lettera al sito ‘The Player Tribune’, per raccontare la sua storia calcistica e ciò che sta vivendo in questa prima stagione con Josè Mourinho. Ecco le sue parole:

“Quando avevo 16 anni hanno scoperto che nel mio cuore c’era qualcosa che non andava. Stavamo facendo le visite mediche, come succedeva ogni luglio nel settore giovanile della Roma. Entri sempre pensando che ci vorrà più o meno un’ora e poi puoi tornare in campo. Eravamo ragazzini, pieni di energia e salute. Questa volta però, ho capito subito che c’era qualcosa di strano. Nelle ultime settimane mi stancavo molto facilmente. Mi bastava salire una rampa di scale per aver subito il fiatone. Era come se il mio corpo fosse invecchiato in una settimana. Alla fine sono rimasto con i medici per tre ore. Mi dissero che avevo troppi battiti irregolari. Tutti ce li abbiamo occasionalmente, ma non così spesso. I miei battiti erano irregolari 20 volte più del normale. Mi dissero che avevo una sorta di aritmia. Chiesi ai medici che potevo fare. Mi risposero che avrei dovuto smettere di giocare dai sei agli otto mesi e che dopo avremmo valutato. Quindi niente corsa, niente allenamenti, niente calcio. Niente Roma.

Sono sempre stato una persona ottimista, ma quel periodo è stato davvero difficile. Non potevo fare niente, tranne una cosa: ascoltare il mio cuore. Ogni sera cercavo di capire la frequenza dei miei battiti irregolari. Mi sedevo sul letto aspettando il silenzio assoluto, poi chiudevo gli occhi e contavo i battiti. Tum… tum… tum…

Sono diventato dottore di me stesso. Mi facevo un checkup ogni giorno. Ho passato quattro mesi aspettando, pregando e sperando che i battiti irregolari sparissero in qualche modo. Un giorno mi sono accorto che erano spariti. Così, all’improvviso. Non me lo aspettavo visto che i medici avevano detto che sarei dovuto stare a riposo almeno per altri due mesi. Ero impazzito? Beh, credo di no, perché sapevo che adesso i miei battiti erano regolari. Lo potevo dire. Lo sapevo. Il secondo giorno ascoltai ancora. Niente aritmia. Il terzo giorno, ancora niente. Adesso sarei potuto andare anche sulle stelle senza sentirmi come se avessi appena scalato l’Everest. Quindi al quarto giorno ho chiamato i miei. Volevo fare un altro controllo. Siamo andati dai dottori e hanno detto: “Stai bene”. La stessa diagnosi del Dr. Pellegrini. E le due parole più dolci che avessi mai sentito.

Presto tornai in campo per il primo allenamento. Ero motivatissimo. Avrei potuto correre per sempre. Volevo solo fare scivolate e scattare in area. Credo che avrei potuto invadere una nazione da solo. Il dolore era sparito. Ero tornato! Quindi che succede alla prima partita? Mi rompo il quinto metatarso. Fuori sei settimane! Incredibile…

Ad essere onesti però, fu una situazione molto più facile da affrontare in confronto all’aritmia. E comunque, in quei quattro mesi mi sono successe cose bellissime. Sono cresciuto molto. Ho incontrato Veronica, che oggi è mia moglie e la madre dei miei due bambini. E alla fine, tutto questo mi ha convinto ancora di più che il calcio era tutto quello che volevo. Avevo sempre bisogno di avere qualcosa tra i piedi. Quando ero bambino, mi davano le macchinine, le buttavo per terra e le prendevo a calci. Non mi stancavo mai. Quando ero nelle giovanili, giocavo tre partite ogni weekend. Ma adesso, dopo tutto quello che stavo passando, spendevo ogni minuto delle mie giornate cercando di diventare un calciatore. Non avrei mai voluto pensare, Mannaggia, mi sarei potuto sacrificare di più. Cavolo, avrei potuto dare di più. Ora più che mai, sapevo cosa potesse essere una vita senza calcio.

Inoltre, giocavo per la Roma. Capite cosa significa? Capite quanto sia importante per un bambino cresciuto a Cinecittà? Non si trattava di lavoro, hobby o carriera. Per me giocare per la Roma era…tutto. Quando avevo cinque anni, andavo allo Stadio Olimpico con mio padre e discutevo con gli altri tifosi per farmi strada ogni volta che dovevo andare in bagno. Ho visto giocare Totti. Ho visto parte della stagione dello Scudetto con Capello.

Quando ho messo gli scarpini per la prima volta, sognavo di correre di fronte ai tifosi dell’Olimpico. Poi un giorno, quando avevo otto anni, mio padre mi disse che la Roma aveva mandato degli osservatori a vedermi. Pensavo che scherzasse, ma dopo mi chiamarono per un provino. Per cinque mesi mi sono allenato con i Pulcini nonostante fossi un anno più piccolo di tutti. Visto che a Trigoria stavano rifacendo i campi, ci allenavamo alla Longarina. Per arrivare ci voleva un’ora, quindi mangiavo e mi cambiavo in macchina. Poi aprivo lo sportello e correvo in campo. Era l’ingresso più bello di sempre dopo quello dell’Olimpico. Davo tutto me stesso ogni giorno. E ogni giorno controllavo la posta sperando che arrivasse la lettera.

La Roma manda sempre delle lettere ai ragazzi per comunicare se sono stati presi o meno. Un giorno, a luglio, finalmente arrivò la mia. Mio padre mi disse di aprirla. Conosceva il contenuto? Certo che sì…

Ma io no, e quando ho visto la lettera… è difficile da spiegare. Quello è il giorno in cui la mia vita è diventata un film di cui io ero il protagonista e tutti quei sogni folli sono diventati realtà. Non avevo idea di cosa sarebbe successo da lì in avanti. Appena indossi la maglia della Roma, rappresenti qualcosa che è più grande di te. Specialmente quando arrivi in prima squadra. Per me la strada per arrivarci è stata lenta e costante, perché le giovanili si allenano vicino ai grandi e quando un giocatore si infortuna, chiamano sempre qualche ragazzino. Qualche volta è toccato a me. Quindi lasciavo il campo della Primavera e facevo questo grande giro. Era “Il Percorso”.

Poi a marzo 2015, giocammo i quarti di finale della Youth League contro il Manchester City a Latina. Me lo ricordo bene per due motivi: 1) Ho segnato un gran gol dalla distanza e abbiamo vinto. 2) Più tardi ho saputo che Rudi Garcia era lì e disse che presto sarei stato pronto per la prima squadra. Pochi giorni dopo sono stato convocato in prima squadra per la partita in trasferta contro il Cesena. Il giorno della gara, ci stavamo preparando in hotel — e Rudi, aveva l’abitudine di fermarsi nelle nostre camere prima che uscissimo per dare le ultime istruzioni.

Ai difensori diceva come marcare gli attaccanti e cose così. Ai centrocampisti come gestire i momenti della partita. Agli attaccanti dove dovevano correre. E ai giovani diceva: “Tieniti pronto. Non si sa mai…”

Era molto intelligente. Anche se sapevamo che difficilmente saremmo entrati, ci voleva tenere svegli. Ma prima della partita con il Cesena, mi ha detto qualcosa di diverso. A mister Garcia mi lega un sentimento di stima e riconoscenza: lo sento spesso e sono felice di aver conservato negli anni un bel rapporto con lui.

“Tieniti pronto. Perché oggi…” Disse solo questo. Ero teso. Teso ed eccitato. Sentivo il peso sulle spalle. Era la Roma. La vera Roma. Adesso potevo aiutare la squadra — ed è quello che è successo. All’inizio del secondo tempo Rudi mi ha detto di scaldarmi. Stavamo vincendo 1-0 con gol di De Rossi — che, tra l’altro, per me è sempre stato più di un compagno di squadra: un riferimento quando ero giovane e una persona a cui sono rimasto legato. Comunque, non è che fosse proprio un’amichevole per noi, perché in campionato non vincevamo da cinque partite. Avevamo bisogno dei tre punti, ma, non so perché, non ero nervoso. Quando sono stato chiamato per entrare, è come se la mia mente, in qualche modo, avesse messo il pilota automatico. Cambiati, mettiti i parastinchi, entra.

Una volta entrato in campo da giocatore della Roma, beh… l’unico modo che ho per descriverlo è che in quei 23 minuti ho rivissuto 10 anni. Improvvisamente ero sugli spalti dell’Olimpico con mio padre. Stavo giocando la terza partita del weekend. Ero seduto sul mio letto a controllare i battiti cardiaci. Ascoltavo i miei genitori che mi accompagnavano lungo via di Trigoria e scherzando dicevano: “Quante volte l’abbiamo fatta questa strada?”

Beh, tante. Mi allacciavo gli scarpini sognando di diventare un giocatore della Roma. E adesso correvo con la prima squadra. Ero lì. Che cosa meravigliosa. Dopodiché lasciai la Roma per un po’ per crescere come giocatore. Nel 2015, quando avevo 19 anni, sono andato in prestito al Sassuolo per due anni. Era la prima volta che andavo via di casa e quando sono tornato, non ero solamente molto più maturo, ma era come se sentissi la responsabilità di essere all’altezza della Roma. La società, la città, la storia… ti chiedono tanto. La tua vita ruota intorno a questo. Hai bisogno di una certa condotta e devi avere gli atteggiamenti giusti. Se non ce li hai — ciao.

Uno dei momenti di cui vado più fiero è stato durante la stagione di Champions 2017/18. Avevamo capito di poter fare qualcosa di grande fin dall’inizio, perché abbiamo vinto un girone in cui c’erano Atletico Madrid, Qarabag e Chelsea. Avevamo quella sensazione. Anche quando nei quarti di finale abbiamo perso 4-1 con il Barcellona, continuavamo a crederci. Siamo onesti, non meritavamo di prendere quattro gol. Gli abbiamo regalato due autogol e anche gli altri due sono stati abbastanza fortunati. Ma quando Edin ha segnato quello che sembrava il gol della bandiera, abbiamo capito di essere ancora vivi. 4-0? Ci avrebbe ammazzato. 4-1? Continuiamo a combattere.

Non so cosa ci sia passato per la testa la settimana dopo, ma quando stavamo per giocare la gara di ritorno a Roma, sapevamo che saremmo passati. Lo sapevamo. Non sto esagerando. Sapevamo anche il risultato. Dicevamo tutti che avremmo vinto 3-0 e che saremmo passati per il gol in trasferta. Continuo a credere che eravamo pazzi a pensare una cosa così. Il Barça! Avevano ancora Messi. Erano fortissimi. Ma ti giuro che quella mattina, con chiunque parlassi a tavola mentre eravamo a colazione ti avrebbe detto il risultato. Roma 3 – 0 Barça.

È impossibile da spiegare. Impossibile. Sembrava la giornata perfetta. C’era qualcosa nell’aria, una specie di magia romana. Ed era vero. Lo percepivamo tutti. Tutti. Beh… tutti tranne uno. Uno soltanto. Manolas! Incredibile … faceva sempre così! Avevamo questo senso di convinzione e lui andava in giro a dire a tutti che eravamo spacciati. L’unica cosa di cui non era sicuro è che avremmo perso. Forse era qualche rito scaramantico. Non lo so. Comunque ha funzionato, perché sappiamo tutti com’è andata a finire. Edin ha segnato dopo sei minuti e quando Daniele ha segnato il 2-0, l’Olimpico è impazzito. A quel punto sapevamo con certezza che saremmo passati. L’unica cosa che mi chiedevo è chi avrebbe segnato il terzo. Quindi chi spunta su calcio d’angolo a otto minuti dalla fine? Chi diventa l’eroe? Manolas!!

Questo è più o meno tutto quello che mi ricordo della partita. Il resto è abbastanza offuscato. E qualsiasi cosa sia successa dopo anche di più. Credo che questo abbia dimostrato che quando noi Romanisti siamo uniti, tutto è possibile. L’unico momento che si avvicina a quello, l’ho vissuto la scorsa stagione. Eravamo a San Siro contro l’Inter e ho giocato la mia prima partita da capitano della Roma. Posso dire tranquillamente di non esser mai stato più orgoglioso. Stavo seguendo le orme di Francesco e Daniele, due leggende sia per la società che per la città. Ancora oggi, ogni volta che metto la fascia, salgo i gradini dell’Olimpico e sento il rumore dei nostri tifosi, mi chiedo se è vero. Non so perché, ma ho come paura di svegliarmi all’improvviso.

In questo momento stiamo lavorando parecchio a creare una mentalità vincente, perché mister Mourinho ci dice sempre che deve essere una delle nostre maggiori qualità. Ovviamente, questo cambiamento non può accadere in un minuto, ma sono sicuro che siamo sulla strada giusta: serenità e senso di responsabilità sono due ingredienti chiave per la nostra crescita. E so di giocare una parte importante in questo processo. Penso tanto a come giocava Francesco. Era il classico capitano che non aveva bisogno di parlare più di tanto, perché era il modo in cui giocava a parlare per lui. Non potrò mai paragonarmi a lui, ma mi piacerebbe provare a ripetere qualcosa di simile, cercando anche di spiegare a tutti cosa significhi la Roma.

Ogni giorno dico ai miei compagni cosa significa giocare per la Roma. Questa non è una fabbrica di talenti, questo non è un trampolino per andare in una squadra più grande. Perché non esiste una squadra più grande. No. Questo è un punto d’arrivo.

Roma è… Roma.

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Cristante: “Ora sto meglio dopo la quarantena. Dobbiamo tornare a vincere”

Bryan Cristante ha parlato ai microfoni di Sky Sport alla vigilia di Cska Sofia-Roma:

È più difficile vincere Conference League o arrivare quarti in campionato?
“Sono tutti e due difficili, ma sappiamo che sono obiettivi alla nostra portata anche se adesso le cose si sono complicate. Il campionato è ancora lungo, in Conference siamo passati, ce la giocheremo fino alla fine”.

Quattro sconfitte nelle ultime sei partite, come si riparte?
“Con l’atteggiamento positivo. Il campionato è ancora lunghissimo e da domani dobbiamo riprenderci e fare una bella partita anche lunedì in campionato. La partita più importante è quella di domani”.

C’è sempre una risposta del pubblico, cosa ti senti di dire ai tifosi?
“Sono stati fantastici dall’inizio del campionato, anche dopo la brutta partita con l’Inter. Dobbiamo solo ringraziarli e dare il massimo”.

Che difficoltà piò presentare la partita col CSKA Sofia?
“Sono tutte partite difficili, in Europa sono tutte squadre intense ma sappiamo che se giochiamo al nostro meglio vinciamo”.


Queste invece le dichiarazioni di Cristante in conferenza stampa:

Senti di di avere una responsabilità importante come leader della squadra in questo momento di difficoltà?
“Mi sento bene dopo la quarantena, ci vorrà qualche partita per tornare al meglio però sto bene. Vogliamo vincere, veniamo da due sconfitte quindi siamo carichi per ripartire da qui”.

Avete studiato l’avversario.
“Sono un’ottima squadra, non è stato facile nonostante il risultato non lo dimostri, come tutte le partite in Europa, soprattutto fuori casa. C’è un clima difficile, ma siamo carichi. Se siamo al 100% possiamo vincere”.

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Mourinho: “Sogno di vincere la Conference League alla prima edizione” (VIDEO CONFERENZA)

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Cska Sofia-Roma. Ecco le sue dichiarazioni:

“Come minimo ci dobbiamo dare la possibilità di arrivare primi e vincere. Sappiamo che non è facile, per me il CSKA è meglio del punto che ha. Anche contro di noi il risultato non era vero, la partita è stata difficile e sicuramente anche oggi sarà così ma cercheremo di vincere”.

Il risultato di domani può influire fino alla fine della stagione? Quale sono le vostre ambizioni in Conference League?
“Il risultato di domani no perché siamo già qualificati. Ovviamente decide il primo posto, noi vogliamo continuare a giocare questa competizione, ma domani possiamo definire solo primo o secondo posto. Ora la Conference avrà 8 squadre che scenderanno dall’Europa League, bisogna aspettare però non possiamo nascondere che vogliamo andare il più avanti possibile”.

Dopo la sconfitta dell’Inter ha detto che la Roma era limitata dal punto di vista dei giocatori, domani non sarà tanto diverso. Che squadra vedremo?
“Abbiamo lasciato fuori tutti i giocatori che erano infortunati, non abbiamo recuperato nessuno per questa partita. Lasceremo anche qualcun altro fuori perché abbiamo tante partite e tanti giocatori con problemi e non possiamo rischiare con tutti. Giocheremo con la squadra più forte possibile. Avremo una struttura con 4-5 giocatori che giocano sempre. L’obiettivo non cambia: rispettiamo il Cska, ma vogliamo vincere”.

Quanto è cambiato dalla prima coppa vinta?
“Non sono cambiato tanto, sono tanti anni che alleno ma ho la stessa passione, magari sono più tranquillo ed esperto per gestire i vari momenti della stagione. Nel 2004 avevo il sogno di vincere la Champions League, ora sogno di vincere la Conference League. Sono due competizioni diverse, ma questa è la competizione in cui siamo e vedremo se sarà possibile vincerla. Vincere la prima edizione sarebbe storico”.

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Josè Mourinho prima della partenza per Sofia ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Alle 19.00 la conferenza stampa al fianco di Cristante:

“Oggi ho parlato con i giocatori e ho fatto un esempio: ero al Manchester United in Champions League, noi e la Juve erano qualificati per gli ottavi di finale e per finire primi la Juve non doveva vincere con Young Boys e noi dovevamo farlo con il Valencia. Non ci abbiamo creduto: abbiamo perso noi e ha perso la Juve. Avevo una sensazione da idiota. Domani dobbiamo andare lì e vincere, poi se il Bodø/Glimt vince siamo secondi, andiamo ai playoff a febbraio. Dobbiamo andare seri. Sappiamo delle difficoltà che abbiamo con tanti infortuni e sappiamo che ogni giocatore che perdiamo in questo momento è un disastro. Ci sarà un metro di neve, sarà difficile. Dobbiamo per forza far risposare qualcuno: Rui Patricio, Mkhitaryan, Smalling non viaggiano con noi. Andiamo con il miglior gruppo possibile per cercare di vincere questa partita”.

C’è un feeling incredibile col pubblico, continua ad essere il tutto esaurito all’Olimpico per le prossime partite. Cosa si sente di dire ai tifosi?
“Quello che vogliamo dare ai tifosi è diverso dai risultati che abbiamo. Ma una cosa è ovvia: i tifosi sono veri romanisti, a loro non interessa vincere o non. È più facile tifare una squadra se vince sempre, è più difficile dimostrare che è la squadra del tuo cuore quando i risultati non sono i migliori. Dall’inizio sapevamo ciò che ci aspettava, ovviamente non ci aspettavamo tanti problemi insieme. Al di là di una rosa che si inizia a costruire, ci aspettavamo le difficoltà ma Covid, infortuni e squalifiche tutte insieme è troppo e lo è soprattutto quando affronti l’Inter. I nerazzurri sono più forti di noi e in quella situazione erano molto più forti di noi. Per questo siamo sempre uniti e tranquilli, vogliamo vincere questa partita ma dobbiamo anche avere un po’ di paura di tutte queste cose negative che succedono, quindi Rui Patricio che gioca sempre, Smalling che viene da un infortunio importante e ha giocato tre partite di fila e Mkhitaryan che non è giovanissimo e ha giocato in un ruolo che esige tanto, questi tre devono per forza rimanere a casa”.

Ad oggi è più difficile provare a vincere la Conference League o arrivare quarti in campionato?
“Se prendiamo le cose in modo separato e se diciamo adesso inizia la Conference e per i prossimi tre mesi si gioca, dico che abbiamo la squadra per competere anche con le squadre più forti come Tottenham e Rennes, ma anche con chi arriva dall’Europa League, che sono ovviamente più forti. Il problema è che dobbiamo giocare da gennaio a fine maggio tre competizioni ed è difficile dire come arriveremo ad una determinata partita. È la differenza tra squadra e rosa. Guardando Inter, Milan, Juventus, Atalanta e Napoli sono squadre di grande potere e guardando in Conference non ci sono più squadre piccole di paesi piccoli. Non esiste più nel mondo del calcio, tutte hanno potenziale. Ci saranno squadre importanti, che arrivano anche dall’Europa League: ad esempio domani una tra Napoli e Leicester, e mi auguro per il bene del calcio italiano il club inglese, scenderà in Conference. Con la rosa che abbiamo dobbiamo pensare di partita in partita e rendere la prossima partita sempre la più importante”.

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Interviste

Mourinho: “Grande mentalità della squadra. Smalling se è al 100% gioca anche domani. Speranze ancora su Cristante.”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di Mourinho alla vigilia di Bologna-Roma:

Nell’emergenza sono nate opportunità, ha cambiato dei ruoli e ha ricevuto disponibilità dai giocatori. Resta un fatto emergenziale o nel calcio moderno tutti devono fare tutto?
“Una mentalità forte, un gruppo forte, empatico, che vuole fare bene, il credito è per i giocatori che non giocano tanto o come nel caso di Diawara che ha giocato pochi minuti, ma lavora tanto con grande professionalità, come gli altri e i giocatori che giocano, lo fanno con grinta e amicizia. Come Kumbulla che entra per giocare per un minuto ma in quel minuto ha fermato una giocata pericolosa, prende un giallo e va a saltare sulla punizione, marca un gigante come Milinkovic, fa il suo lavoro per un minuto ed esce felice perchè ha fatto per la squadra, più della tattica o del ruolo mio, il credito è per i giocatori, per la loro mentalità e per il gruppo”

Le prime quattro sembrava facessero una corsa per conto loro, poi il Milan perde due partite e la Roma ha recuperato sei punti. Potete approfittare di questi stop?
“Per qualche ragione loro sono lì, il campionato non inizia e dura uguale, ci sono squalifiche, infortuni, si perdono partite ma per qualche ragione sono lì. Inter, Atalanta e Milan erano lì l’anno scorso e sono lì adesso, il Napoli è stato dentro fino all’ultima giornata. Se noi possiamo essere vicini, invece di stare lontanissimi, a fare i nostri punti, è ovviamente meglio, è più motivante, ti dà un feeling diverso, invece di 30 punti di distanza, stai lì a 6-7 punti, ti fa capire che stai facendo cose positive”

El Shaarawy può essere utilizzato anche a destra in questo ruolo da esterno?
“Non lo so, perchè non lo abbiamo mai provato, ma se arriva anche lì qualche difficoltà sono convinto che possa farlo bene, perchè sta bene, psicologicamente e fisicamente, la sua anima, si sente giocatore, non giocava con continuità da tanto tempo, l’anno scorso dopo il periodo in Cina, il giocatore perde non le sue qualità ma un determinato livello di gioco. Sta facendo una stagione in crescendo, sta facendo molto molto bene e se deve giocare a destra, con Vina che è rientrato a sinistra, possiamo avere Stephan più offensivo oppure esterno nei cinque come opzione a Karsdorp”

Smalling può giocare ancora titolare domani dopo i tanti infortuni? Può dire qualcosa su Mihajlovic che ha speso parole molto affettuose per lei?
“Su Sinisa dico che non deve ringraziarmi, perchè quello che ho fatto l’ho fatto con il cuore, prima di tutto è uno dei miei, è uno dei nostri, poi è un super amico di un grande amico mio (Stankovic) e automaticamente diventa grande amico mio. Poi noi persone pubbliche, quando facciamo una cosa sbagliata trasmettiamo un’influenza negativa e viceversa, lui sicuramente ha avuto un’influenza molto positiva nei confronti di tanta gente che ha avuto il suo problema, ha dimostrato un coraggio e una forza incredibili, subito uno diventa solidale con la sua lotta, ho grande rispetto e ammirazione per lui. Purtroppo c’è tanta gente che soffre per il suo problema e Sinisa è stato un grandissimo esempio, non si è mai nascosto, ha voluto lavorare ugualmente, nonostante lo sforzo che richieda il nostro lavoro, sono io che in nomi di tanti che lo ringrazio, non lui a me. Smalling in questo momento è un grande calciatore, è importante per noi, ma siamo lì con quattro centrali, non abbiamo problemi adesso in quel ruolo, non deve giocare per forza perchè non abbiamo alternative. Facciamo la gestione, parliamo con lui, abbiamo giocato solo l’altro ieri, decideremo domani e sentirò anche l’opinione del ragazzo, più importante dei controlli e della tecnologia che possiamo utilizzare, sentirò la sua opinione e se mi dirà che se si sente benissimo domani mattina, giocherà, se mi dice che si sente al 99% non al 100% lo proteggo”

9 partite su 21 senza subire gol, quanto c’è di Rui Patricio in questa striscia? Quanto è importante questo dato?
“Il dato è importante, Rui è importante ma la squadra è più importante di Rui. Lui è un portiere forte, tra i migliori e i più regolari in Europa, ma anche con lui abbiamo preso 3 gol a Verona o Venezia, quando la squadra difende bene è più facile per lui, poi ci sono momenti in una partita in cui la squadra non riesce a difendere e il portiere può risolverti il problema, Rui nelle ultime partite non ha avuto molto da fare, ma quando c’è stato da parare lo ha fatto. Siamo molto contenti di lui”

C’è la possibilità di tornare al centrocampo a due domani?
“Vediamo se riusciamo ad avere Cristante e Villar, o uno dei due, è ancora possibile che ci siano, sono passati 13 giorni, i giocatori non hanno sintomi da tanti giorni, quasi dall’inizio, si stanno allenando individualmente benissimo con il nostro controllo a distanza, stiamo aspettando se riescono ad esserci, magari potrebbero farcela”

Potrebbero viaggiare con voi domani?
“Sì è una possibilità, non sappiamo ancora”

Zaniolo in questo sistema nuovo potrebbe essere utile come mezzala? O per lei in questa formula è una seconda punta?
“Nei momenti di difficoltà è importante che la gente sia disponibile per tutti, dobbiamo trovare delle cose che sono possibili e valutare ciò che è impossibili. Ovviamente Nico non può giocare come terzo centrale, può giocare come 10, come mezzala, come attaccante unico, con voglia, empatia, con questa mentalità dei ragazzi può fare tutto. Abbiamo lavorato per tanto tempo con lui nel ruolo di ala, con un certo tipo di libertà e il ruolo più simile e questo da seconda punta, ma nell’emergenza può esser utile in altri ruoli, quello che sta avvenendo per Perez, che ha sempre fatto l’ala destra, nelle ultime due partite da mezzala, insieme a Nico, cosa che non era mai accaduta perchè erano alternativi l’uno dell’altro. Adesso abbiamo perso Pellegrini, fino a gennaio ci mancherà, partita dopo partita valuteremo le difficoltà che avremo, magari oggi recuperiamo Cristante, non lo so, gestiremo le cose come arrivano”

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Mourinho: “Mancini a centrocampo è una possibilità. Straordinaria la passione dei tifosi romanisti”

CONFERENZA STAMPA – Le parole di mister Mourinho alla vigilia di Roma-Torino:

Domani arriva una squadra ostica e fastidiosa come il Toro. Che partita si aspetta?
“Difficile, non bisogna nascondere ciò che hai detto nella tua domanda, è facile per tutti capire che è una squadra che difende molto e bene, con uno stile proprio, non dico con un modo unico perchè ce ne sono altre che lo fanno, ma sono un esempio di questo stile di gioco difensivo. Il Toro è una squadra che non concede tanti gol e tante opportunità, sarà veramente difficile, servirà una partita di qualità offensiva per fare gol”

Difesa a tre o a quattro domani?
“E’ una buona domanda, di calcio, ma non posso rispondere (ride ndr). La situazione sicuramente migliora rispetto alle opzioni che abbiamo, con il Covid Cristante e Villar non ci saranno, non ci sarà Veretout e il problema ora si è trasferito a centrocampo, dove ovviamente mancano tre giocatori, di cui due titolari assoluti e Villar un’opzione di qualità, ma sugli esterni e dietro abbiamo tante opzioni per giocare o a quattro o a cinque”

Domani l’Olimpico sarà di nuovo pieno, lo sarà anche con l’Inter. Si aspettava così i tifosi della Roma? E’ più difficile affrontare uno stadio così da avversari o è più la carica che trasferisce a voi?
“La passione per la Roma la conoscevo, mi aspettavo questo amore per la squadra e l’ho sentita dal primo giorno. Chiaramente la mia visione nasce dalla conoscenza del calcio italiano, non c’è paragone con il calcio inglese dove gli stadi sono tutti esauriti, mi fa piacere di vedere un’evoluzione positiva così anche in Italia. I nostri tifosi hanno sempre avuto vittorie all’Olimpico? No abbiamo anche perso e pareggiato, abbiamo già giocato bene o così così, ma loro ci sono sempre e trovano una squadra che va sempre, che gioca per se stessa e per loro e penso che questo aspetto dal punto di vista del tifoso fa sentire connessione, empatia, orgoglio. Questa è la ragione per cui anche in Conference league, che di partenza non è una competizione che ti fa innamorare all’inizio, c’è sempre tanta gente. Adesso con Torino e Inter mi fa piacere che sia pieno, è più bello per noi giocare, non dico più facile e penso sia più bello anche per gli avversari. Se noi abbiamo qualche merito in questo ottimismo della gente, mi fa piacere tanto”

In queste prime giornate di Serie A la Roma ha segnato complessivamente 14 gol nell’ultimo quarto d’ora di primo e secondo tempo. Come mai?
“Non c’ho mai riflettuto onestamente, è difficile da capire il motivo, tante volte nel calcio si dice che le squadre aspettano il momento giusto per segnare, in realtà il momento giusto è ogni minuto. Penso che la nostra squadra gioca sempre forte fino alla fine, soprattutto sul piano emozionale, non ho mai sentito la Roma quest’anno mollare anche sul risultato di svantaggio, quando perdevamo col Milan o col Venezia, oppure pareggiavamo col Napoli, ho sempre avvertito che la squadra ha cercato di fare gol, lo abbiamo visto anche a Genova. E’ una nostra caratteristica”

Mancini può essere un’opzione come mediano?
“Certo che può, principalmente perché in questo momento abbiamo i 4 difensori centrali disponibili, se tocca a qualcuno di loro a fare il sacrificio devono farlo, Ibanez ha fatto il terzino sinistro nella difesa a quattro, se Mancini deve giocare a centrocampo in maniera più difensiva lo farà. Ovviamente ci sono cose impossibile, come Vina che fa il Centravanti o Zaniolo il terzino sinistro, ma altri sono multifunzionali e per la nostra rosa è molto importante, penso a Bryan, a Mkhitaryan o Mancini, certamente non il suo ruolo preferito, lui lo ha già fatto lì e può rifarlo”

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Pinto: “Zaniolo tornerà al top. Mercato? Miglioreremo la rosa nei ruoli giusti”

Tiago Pinto ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di SKY prima del match contro lo Zorya:

Siamo ansiosi di vedere Zaniolo.
Tutti sanno che è stato un anno e mezzo fermo, ha bisogno di recuperare ritmo e fiducia. 15 partite non bastano per uno che ha tanto talento ma che è stato tanto fermo. Non sono preoccupato, in futuro sarà importante per la Roma e per la Nazionale, fa tutto parte del suo percorso di recupero

Avete fatto un esame degli errori fatti con il Bodo?
Ci siamo complicati il cammino e le analisi le abbiamo fatto, ora siamo motivati per oggi. La partita di andata in Norvegia non dobbiamo più parlarne, dobbiamo solo chiedere scusa e andare avanti. Nella partita di oggi siamo motivati per vincere e passare il turno

Il mercato?
Non possiamo dimenticare che si sono altre 8 partite fino a gennaio, ne ho già parlato la scorsa settimana. A gennaio faremo qualcosa per migliorare la squadra, ieri il mister ha detto in conferenza che il cambio di modulo è circostanziale per via degli infortuni. Il mercato di gennaio è particolare, non vogliamo cambiare strategia ma migliorare la squadra nei ruoli giusti.

Il cambio di modulo, il nuovo sistema valorizza meglio giocatori come Mkhitaryan, Pellegrini e Zaniolo.
Avevamo costruito la squadra su un altro modulo ma ogni allenatore ha un’alternativa, ne abbiamo anche parlato con il mister nel precampionato. Giuste le letture su Mkhitaryan, Pellegrini e Zaniolo, il mister ha le idee chiare. Dobbiamo aggiustare la squadra se si verificano problemi ma al di là del modulo, le dinamiche vanno al di là della tattica e le ultime partite lo hanno dimostrato.