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Tahirovic: ”Ajax miglior club per un giovane. Alla Roma lasciamo palla agli avversari, qui giochiamo diversamente”

Benjamin Tahirovic, ceduto all’Ajax nel corso di questa sessione di mercato, ha rilasciato un’intervista al sito olandese Voetbal International. Di seguito le sue parole.

“Al mio primo allenamento in Italia l’allenatore dell’Under 18 venne da me e disse che sapeva che ero un attaccante, ma che al club pensavano che dovessi diventare un centrocampista. Più di un anno e mezzo dopo il mio arrivo alla Roma, sono entrato in prima squadra sotto la guida di José Mourinho, il miglior allenatore difensivo della storia, del mondo. Come numero.

Quando ero in Nazionale è arrivata la chiamata del mio procuratore. Ha detto che se avessi voluto sarei potuto andare all’Ajax. Ho detto subito: non devo pensarci un secondo, chiudi il trasferimento e basta. Perché non c’è club migliore dell’Ajax per un giovane giocatore. Da nessuna parte si può crescere così bene come qui, basta guardare tutti gli esempi del passato lontano e recente. L’Ajax è anche un fantastico trampolino di lancio verso i vertici assoluti, perché da qui i giocatori vanno al Barcellona e al Real Madrid. Anche la prospettiva di giocare davanti a 50.000 persone ogni settimana mi rendeva molto emozionato. Questo crea pressione per giocare e posso godermelo, perché la pressione tira fuori il meglio di me”.

Continua Tahirovic parlando delle differenza tra Italia e Olanda: ”Lì ci si allena molto di più senza palla, tatticamente, difensivamente. Qui è molto più con la palla, mi piace. Anche questa è una grande differenza: con l’Ajax cerchiamo di riconquistare la palla più in alto possibile quando l’abbiamo persa, mentre con la Roma eravamo in un blocco basso senza palla. Dare la palla agli avversari, tanto non possono segnare da quaranta metri, era l’idea”.

Ha concluso il classe 2003: “Come squadra abbiamo qualcosa da rimettere a posto, perché la scorsa stagione non è stata un’annata che appartiene ad un club come l’Ajax”.

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Pellegrini: “Meritavamo un altro risultato, ma ora c’è da stare zitti e lavorare”

Lorenzo Pellegrini ha parlato così a DAZN dopo la sconfitta contro il Verona

“Non lo so sinceramente, i dati sono sotto gli occhi di tutti, c’è da migliorare, e lo faremo a partire da domani. Non è possibile fare 1 punto nelle prime due partite di campionato per una squadra come noi, sarà importante per noi fare bene già da venerdì”

Errori difensivi eccessivi?
“Proviamo sempre a lavorare al massimo, non è un errore del singolo, ma una giocata di squadra, l’azione avversaria parte dalla loro area, è una situazione di squadra che analizzeremo per sistemare questa cosa”

L’attenzione mediatica su Lukaku vi ha condizionato?
“Assolutamente no, il mister, lo staff e noi da dentro pensiamo a lavorare tutti i giorni, oggi è stata una partita così, usciamo da qui con 0 punti, dobbiamo analizzare quello che abbiamo sbagliato, ossia i due gol concessi, perchè per il resto abbiamo fatto diverse cose buone, dobbiamo evitare di concedere queste ripartenze che in questo momento ci fanno male”

Dal campo avevi la sensazione di recuperarla?
“Rimontare non è mai facile, ma dal campo a me è sembrato che la Roma abbia dominato la partita, poi finisce 2-0 il primo tempo, devi rientrare e cercare di farne tre e ci abbiamo provato, purtroppo gli episodi fanno la differenza, se entra la mia punizione fai il 2-2 e poi puoi anche vincerla, in una partita che hai fatto 26 tiri in porta a 2”

Vi condiziona non avere Mou in panchina?
“Questo è normale, sapete tutti quanto sia importante per noi, è una guida per noi, dalla prossima tornerà, non è un alibi per noi. Ora dobbiamo stare in silenzio e lavorare più forte di prima, tanto a parlare ci penseranno in tanti questa settimana”

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Roma, la felicità di Azmoun: “Non ho dormito la notte scorsa, è uno dei club più importanti al mondo”

Sardar Azmoun si è presentato così ai microfoni ufficiali della Roma, dopo gli annunci di questa mattina:

Sardar, benvenuto a Roma. Quanto sei felice di essere qui?

“Sono molto contento, perché arrivo in uno dei club più importanti del mondo e non ci sono parole per descrivere le mie emozioni ma sono molto molto contento di essere qui”

Quali sono state le tue prime impressioni quando sei arrivato a Trigoria?

“Sono consapevole di essere arrivato in uno dei club migliori d’Europa. Non ci ho dormito la notte, non vedo l’ora di unirmi alla squadra. Penso che per un giocatore non ci sia cosa più bella.”

La Roma è reduce da due stagioni positive in Europa e lo scorso anno l’hai anche affrontata. Com’è stato giocare contro i giallorossi?

“La Roma ha ottimi giocatori, tra i migliori al mondo, in ogni ruolo. Ha giocato in maniera aggressiva come piace a me. Mi piace la squadra, mi piace come gioca. Sono molto bravi.”

Conosci Josè Mourinho, vi siete salutati a Leverkusen e avete parlato dopo la partita. Cosa provi ora a lavorare con lui?

“Per me è il migliore al mondo, non vedo l’ora di lavorare con lui, imparerò sicuramente molte cose e noi giocatori daremo tutto per la squadra.”

Sei un giocatore esperto anche a livello europeo. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura in Italia?

“Ovviamente vogliamo vincere qualche trofeo, il mio obiettivo e sogno  è farlo con la Roma. Ha una grandissima tifoseria, tra le migliori in Europa. Un ottimo staff, un’ottima rosa. Ho voglia di vincere.”

Quali sono i tuoi obiettivi personali per questa stagione?

“Come ho detto, il mio sogno è vincere dei trofei con la Roma”

La scorsa stagione hai giocato allo Stadio Olimpico. Che impressione ti hanno fatto lo stadio e i tifosi?

“Hanno una tifoseria molto appassionata. Non avevo mai visto una cosa del genere nella mia carriera.”

Hai un messaggio per i tifosi giallorossi?

“Noi daremo tutto in campo. Voi continuate a sostenerci.”

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Mourinho: “Azmoun ok, ma Pinto ne vuole prendere un altro. Sanches? Out fino alla sosta”

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Verona-Roma:

Azmoun e Lukaku?
“Neanche Azmoun è un nostro giocatore ancora, quindi fatico a parlare di lui. È a Roma, non so se sia a Villa Stuart quindi non lo vedo ancora come un giocatore della Roma. Immaginati a parlare di Lukaku, che è un giocatore del Chelsea. Per non scappare dalla tua domanda, ci sono tanti club in Inghilterra e anche in Italia dove indichi un nome di un giocatore e si fa quello. Noi siamo in una situazione diversa, quello che mi è stato proposto dal direttore era Azmoun non come il mio attaccante ma come uno dei miei attaccanti. Per essere uno dei miei attaccanti, se la sua condizione è buona, può aiutare. Ha fatto benissimo allo Zenit, non è andato bene al Leverkusen per questo possiamo prenderlo in prestito. Se avesse fatto bene, non avremmo potuto prenderlo. Quando il direttore mi ha proposto Azmoun mi ha detto che ne arriverà un altro, se sarò così sarò felice. Se sarà un terzo di qualità, con Belotti e Azmoun abbiamo buone opzioni. Ma sono tranquillo e aspetto. La cosa più importante è la partita di domani, penso a domani e abbiamo lavorato per questo”.

Il Verona? Domani ci saranno i tifosi in trasferta.
“Sono tanti, con la Salernitana erano pochi quelli che volevano aiutare, non erano tanti a volere aiutare la squadra. Se tutti questi vengono a Verona, con questo caldo, sicuramente vogliono aiutare la squadra. Ho giocato per due anni di fila contro il Verona, una volta abbiamo perso e una allo scadere vinta con il gol di Volpato. L’allenatore è bravo, gli piace giocare in un altro modo rispetto al passato, ha deciso di tornare alla stabilità degli anni precedenti giocando come prima. Ma abbiamo questo prima: giocheranno come vuole il mister o secondo la stabilità del passato? Siamo preparati, abbiamo lavorato, faceva caldissimo, abbiamo recuperato Pellegrini e Dybala dopo la squalifica. Abbiamo perso Sanches che ha un piccolo problema, non sarà disponibile domani. Vogliamo uscire da Verona con i punti”

L’attaccante che gli ha promesso Pinto?
“Non mi ha promesso nessuno, mi ha detto che lavoreranno forte in questa settimana per dare alla squadra un altro attaccante con caratteristiche diverse. Gli ho detto di lavorare tranquillo, io lo farò con la squadra”

Preoccupato dalla situazione dei singoli attaccanti?
“Se andiamo da un club per prendere un attaccante che ha fatto grande stagione non abbiamo capacità economica per farlo, ci sono squadre che dicono di no, ci dobbiamo adattare con i rischi che sappiamo. Non è una sorpresa che domani Sanches non ci sarà, è la sua storia. Se gioca ad altissimo livello senza infortuni è titolare del Psg e non viene alla Roma in prestito. Pensiamo a Dybala, c’erano tanti club che avevano dubbi sulla condizione di Paulo e per questo siamo riusciti a prenderlo. Siamo diventati specialisti ad allenare gente così, con grande passato e potenziale, cercando di prendere il meglio da loro e trarre la potenzialità del loro livello avuto. È la nostra realtà, tranquilli, aspettative basse e la gente non pensi a cose che non si possono pensare. Magari per voi è una sorpresa vedermi tranquillo, ma è così e andiamo”.

Al di là dell’attaccante si aspetta novità in uscita e in entrata?
“Hai utilizzato una parola interessante che è il mercato in uscita. Vediamo se non arrivi l’Arabia Saudita per nessuno, la nostra rosa può migliorare e peggiorare, il rischio è lì e presente. Abbiamo solo 4 difensori centrali, abbiamo 3 esterni di destra e abbiamo lavorato con tutti e tre per fare il terzo di destra. Se arriva qualcuno, è ottimo. Se non arriva, andiamo avanti così. Dico anche ai giocatori di essere motivati, anche chi gioca poco, arriverà il momento in cui tutti saranno importanti. Solbakken? Domani sarà in panchina, il campionato è lungo e arriverà il momento in cui tutti saranno necessari”.

Al di là dell’attaccante si aspetta novità in uscita e in entrata?
“Hai utilizzato una parola interessante che è il mercato in uscita. Vediamo se non arrivi l’Arabia Saudita per nessuno, la nostra rosa può migliorare e peggiorare, il rischio è lì e presente. Abbiamo solo 4 difensori centrali, abbiamo 3 esterni di destra e abbiamo lavorato con tutti e tre per fare il terzo di destra. Se arriva qualcuno, è ottimo. Se non arriva, andiamo avanti così. Dico anche ai giocatori di essere motivati, anche chi gioca poco, arriverà il momento in cui tutti saranno importanti. Solbakken? Domani sarà in panchina, il campionato è lungo e arriverà il momento in cui tutti saranno necessari”.

Che obiettivo si pone la Roma qualora dovesse arrivare un attaccante?

“Se siamo noi a migliorare da soli.. il problema è che migliorano anche gli altri. Il mio obiettivo non può andare più lontano di “voglio vincere la prossima partita”. Inter, Milan, Napoli, Juventus giocano dichiaratamente per il titolo. Deve finire nei primi 4. Dopo una Lazio che ha fatto l’impresa lo scorso anno, poi in Europa era in vacanza. La Fiorentina ha detto esattamente cosa vuole. Atalanta che ha migliorato ed ha investito. Io ti dico che la Roma è tra quinto e ottavo. Dopo se uno può fare una impresa e finire tra i primi 4 è ottimo. Spero che se riusciamo in questo, vuol dire che non siamo stati in vacanza in Europa.”

Infortunio Sanches? Cristante può esserci con Paredes?

“Renato penso possa tornare dopo la sosta per recuperare il piccolo infortunio muscolare. Così lo staff lo mette nelle condizioni migliorare. I bravi giocatori possono sempre giocare insieme. È merito dell’allenatore, ma è così.”

Con i centrocampisti ha mai pensato ad un cambio di modulo?

“Lo abbiamo fatto un po’ con la Salernitana. Facendo Cristante difensore. Smalling uscendo. I terzini erano a 4. Una cosa che possiamo fare. Alla fine tu vedi che domani già sono solo 5. Dopo prossima settimana sarà l’ultima dove avremo una partita alla settimana. Dopo Europa Giovedì Domenica, poi mercoledì in campionato. È una zona del campo dove abbiamo ottime soluzioni: Bove, Aouar, Pellegrini, Paredes, Renato, Cristante. Abbiamo due doppie per ognuno. Dipende dal tipo di attaccante che abbiamo. Chi è il secondo Dybala? Aouar e Pellegrini . Non siamo una squadra veloce. Mi dispiace per Renato. Dal momento che abbiamo perso la profondità di Zaniolo, di potenza fisica. Renato è uno che quando sta bene è davvero importante per noi.”

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Stramaccioni su Azmoun: “E’ giocatore vero, deve superare i problemi fisici e ritrovare fiducia”

Andrea Stramaccioni ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport dell’affare Azmoun, calciatore che l’ex tecnico delle giovanili giallorosse conosce molto bene, dal momento che nel recente passato Stramaccioni è stato allenatore nel campionato iraniano:

«Sardar è un ragazzo sensibile, si è esposto molto anche su questioni extra-campo ed è andato via giovane dall’Iran. Non penso che per lui sarà un problema l’adattamento, avendo vissuto in Russia e Germania. I problemi, se così possiamo dire, sono altri».

Quali?
«Le sue condizioni fisiche e la volontà dell’allenatore. Se starà bene e se il suo arrivo è stato condiviso da società e tecnico non ci saranno problemi. Perché è un bel giocatore, uno di livello». 

Ci racconta qualcosa di lui? «E’ una punta, una seconda punta. All’occorrenza può giocare anche come prima, ma da il meglio di sé quando accanto ha un partner con cui dialogare. Non a caso la sua stagione migliore è stata quella 2020-2021, quando allo Zenit faceva coppia con Dzyuba e hanno segnato più di 40 gol in due».

I tifosi sono un po’ perplessi.
«Intanto vediamo se il mercato terminerà così o se ci saranno novità. Ho sentito paragoni con Solbakken, ma per me non esistono. Né tecnicamente né come esperienza. Il norvegese lo hai preso da un club poco noto come il Bodo e lui stesso era poco famoso, Azmoun ha una grande esperienza internazionale, un percorso, credo che lo stesso Mou lo volesse al Tottenham. Insomma, è un giocatore vero. E secondo me se tornerà quello dello Zenit per La Roma sarà una risorsa importante».

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Gasperini su Zapata: “Se resta sono felice, ma deciderà lui con la società”

Nuove dichiarazioni di Gian Piero Gasperini sul conto di Zapata. Oggi l’allenatore dell’Atalanta ha schierato per 45 minuti l’attaccante colombiano, salvo poi sostituirlo in una gara poi vinta 2-0 dalla Dea. Ecco le sue parole: “Se sta bene Duvan lo faccio giocare. Rispetterò sia lui sia Muriel, non mi metterò mai contro le loro scelte perché devo troppo a questi giocatori. Devono essere felici, decideranno con la società cosa fare. Se rimangono sono felice, se andassero via vuol dire che così sarebbero felici loro”.

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Aouar: “Abbiamo una grande squadra. Ho bisogno di tempo per trovare la mia condizione”

Houssem Aouar ha parlato ai microfoni di DAZN:

Le sensazioni di giocare qui?
È stata una partita molto difficile per noi e per me perché è un nuovo calcio. Spero di fare meglio per la squadra, ma sono anche contento della partita di oggi. Meritavamo di vincere credo, dobbiamo migliorare fisicamente ma sono fiducioso per il futuro.

Quanto è difficile dopo la passata stagione trovare la condizione?
Ho bisogno di tempo per trovare la mia condizione, ma piano piano credo che sarò pronto per questa squadra. Credo che abbiamo una grande squadra con grandi giocatori e dobbiamo fare meglio. Come ho già detto, abbiamo parlato con tutti i nuovi giocatori, sono contenti e sarò pronto per la stagione.

La tua migliore qualità? Sei un tuttocampista?
Grazie, si. Mi piace giocare con la palla, uno o due tocchi. Sono contento della mia prima partita, ma credo anche che devo fare di meglio per la squadra e per i tifosi. Oggi è stato incredibile l’Olimpico. Sono fiducioso di giocare per questa maglia e questi tifosi.

Entrare all’Olimpico e viverla è tutta un’altra cosa?
È un onore giocare per questa maglia, è un grande club con grande storia e tifosi unici. Spero di fare una grande stagione per loro.

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Belotti: “Rammaricato per la mancata vittoria. Ora mi sento in condizione per essere d’aiuto”

Andrea Belotti ha parlato ai microfoni di DAZN al termine di Roma-Salernitana 2-2

Si può dire che sei tornato?
“Mancava tanto essere me stesso, l’anno scorso è stata una stagione difficile senza preparazione e con alcuni infortuni, quest’anno ho iniziato subito, ho fatto la preparazione, non ho avuto intoppi e sono al 100%, così posso essere d’aiuto. Ho cercato di dare il contributo, non abbiamo vinto e c’è rammarico perché dovevamo vincere”.

Sentivi un senso di responsabilità in più perché serve un’altra punta?
“Stanno valutando il mister e la società, io quando vado in campo devo dare il massimo, chiunque arriverà sarà a disposizione per aiutare la squadra”.

Cosa ti porti dietro dopo oggi?
“Quando pareggi in casa davanti ai nostri tifosi non è mai un bel risultato, c’è tanto da lavorare, abbiamo preso due gol e davanti si poteva segnare di più, in casa si deve vincere”.

Quanti gol vuoi fare?
“Più gol possibili perché i miei gol servono per portare a casa i punti”.

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Pinto: “Oggi conta vincere, il mercato è aperto altri 12 giorni ma non faccio pronostici”

Tiago Pinto ha parlato ai microfoni di DAZN prima di Roma-Salernitana:

La squadra è completata, ma manca la punta? Avete un incontro?

“L’incontro è oggi con la Salernitana. È vero che manca una punta alternativa ad Andrea. Oggi siamo qua fiduciosi che lui e tutti i ragazzi sono pronti per fare bene”

Fiducioso per la punta nella prossima partita?

“Mancano 12 giorni alla fine del mercato, è presto per dirlo. Durante quest’estate ho sentito tante cose diverse e non posso fare pronostici”

Obiettivo champions? O obbligo?

Ora l’obbligo è vincere oggi. Sappiamo che ci sono mercati che chiudono il 15 settembre, nel momento opportuno dirò tutto quello che penso. Ma ora dobbiamo vincere con la Salernitana”

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Dybala: “Accoglienza di Roma unica, sono rimasto per vincere con Mou”

Paulo Dybala ha parlato ai microfoni di As. Ecco l’intervista dell’argentino:

Paulo, inizia una nuova stagione.
“Sono molto contento. Per anni non avevo svolto una preparazione dall’inizio. Mi farà bene”.

Stiamo vivendo l’estate dell’Arabia Saudita.
“Il calcio è uno sport globale, lo guardano in tutto il mondo e lì hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di vedere da vicino i grandi personaggi. Poi spetta a ciascuno prendere questa decisione. A livello agonistico è molto presto, hanno iniziato a ingaggiare giocatori adesso, come faceva allora la MLS”.

Anche tu hai ricevuto delle proposte e hai deciso di restare a Roma.
“Perché mi sento bene qui. Mi hanno trattato in un modo unico. Durante le vacanze ho continuato a chiacchierare con Mou ed entrambi volevamo davvero dare qualcosa in più. Siamo stati vicini al raggiungimento di un obiettivo importante e ci è rimasto quel sapore agrodolce. Mi sono sentito molto a mio agio sotto tutti gli aspetti. Inoltre alla fine del percorso abbiamo una gara molto importante con la Nazionale, fare le cose bene qui mi aiuterà ad essere lì per vincere il trofeo che mi manca con l’Argentina”.

Vede una Serie A in crescita?
“L’anno scorso c’è stata molta concorrenza e lo stesso accadrà quest’anno. Difficile scegliere il miglior candidato per lo scudetto, diversi si sono rinforzati. Le italiane hanno fatto molto bene in tutte le competizioni: l’Inter era vicinissima alla Champions League e tutti pensavano che il City avrebbe segnato tanti gol contro di loro in finale. Purtroppo abbiamo perso ai rigori, anche la Fiorentina era a un passo dalla vittoria in Conference. Spero continui così, il calcio italiano se lo merita”.
Che ricordo hai della finale con il Siviglia?
“Molto triste. Sono arrivato in finale con quel tanto che basta a causa di una botta, ma per fortuna ho potuto esserci e dare una mano, anche se purtroppo non è bastato. Penso che ce lo siamo meritato, anche se il Siviglia ha preso una strada molto difficile per arrivarci. I rigori hanno deciso che erano loro i campioni e bisogna congratularsi con loro. Per noi è stato un grande dolore”.

In Supercoppa gli andalusi hanno fatto soffrire il City.
“L’ho visto, avevano la possibilità di vincere. A tratti sembrava che ogni contropiede potesse essere un gol e l’ultimo rigore è stato quasi fermato da Bono. Il calcio è così”.

Mou ha detto che sei d’oro e un “ragazzo di un’altra epoca”.
“Se lo pensa un allenatore che ha fatto numeri incredibili è un enorme piacere. Dico sempre che è il gruppo che mi fa stare bene e può dare il massimo. Sono grato a lui, al suo staff e ai colleghi”.

Ha concluso qui la sua prima stagione con 18 gol e otto assist. A volte sembra che Roma ruoti intorno alle sue type=’text/javascript’ idee.
“Confido molto in me stesso, in quello che posso dare. Se i compagni si appoggiano a me, è una bellissima responsabilità. A volte sembra che non abbiamo un gioco molto appariscente, ma è sempre molto efficace e questo fa risaltare i risultati individuali dei giocatori”.

Che Roma vedremo quest’anno?
“Cercheremo di migliorare in tutte le competizioni. Vogliamo regalare un titolo ai tifosi, se lo meritano. Con i rinforzi arrivati ​​e quelli che potrebbero arrivare, abbiamo un’ottima rosa. Cercheremo di essere più aggressivi, più profondi, con un gioco che ci dia più opzioni”.

Ha parlato di rinforzi, e il suo amico Morata ha fatto molto rumore…
“E io l’ho sempre chiamato (ride). Siamo molto amici, è quasi di famiglia, lo conosco da molto tempo. Ovviamente è un’opzione non praticabile, ma mi sarebbe piaciuto averlo qui a Roma con noi. Ci siamo conosciuti al nostro primo anno alla Juve, fin dall’inizio abbiamo avuto una grande amicizia che è cresciuta negli anni. Con la nascita di Bella, la loro ultima figlia, ci hanno sorpreso dicendo che io e la mia compagna saremmo stati i padrini. È stato bellissimo e ogni volta che è possibile viaggiamo per andare a trovarli, anche se ora vogliamo vedere la ragazza più che i suoi genitori (ride).

È appena arrivato un suo amico: Paredes.
“Quando ho saputo che poteva venire, l’ho chiamato tutti i giorni, chiedendogli notizie e se potevo aiutarlo in qualche modo. Sono stato molto contento, so che gli piacciono molto la città e il club. La qualità che ha ci aiuterà molto”.

Cosa hai imparato da Roma vivendola da dentro?
“La passione e il senso di appartenenza che hanno è molto simile a quello che si vive in Argentina. In Europa, per noi che veniamo da lì, tutto sembra più tranquillo, ma qui è diverso. La gente te lo fa sentire dal primo giorno, molti mettono il club come la cosa più importante della vita, anche prima delle loro famiglie. Lo dimostrano in ogni partita: l’anno scorso l’Olimpico era sempre pieno. Combattere in ogni partita con loro è stato molto bello. Quando sono arrivato come rivale ho visto l’atmosfera, ma non l’ho vissuta come ora”.

Totti l’elogia sempre e ne ha chiesto l’acquisto. Hai parlato con lui?
“L’ho visto prima di venire alla partita di beneficenza di Eto’o a Milano. Non abbiamo parlato molto, perché c’erano le telecamere, ma sono molto grato per le parole che ha detto su di me. Qui è un dio, è un mito per il popolo e ha tutta la mia ammirazione”.

Come hai vissuto il giorno della tua storica presentazione?
“Non sapevo niente. Dopo la conferenza, il direttore Tiago mi ha detto che ci sarebbe stata una presentazione, ma io ho solo immaginato una foto e qualche video. Non avrei mai immaginato tutto questo. Stavamo andando in centro, siamo passati davanti al Colosseo quadrato e ho iniziato a vedere gente con le bandiere… È stato un momento molto folle. A volte giochi davanti a 70.000 persone e sei calmo, lì ero nervoso. Tutte quelle persone erano lì per me, che non avevo mai giocato per loro e venivo da un rivale. Una volta uscito, ho cercato di godermelo e di vivere il momento. Venivo da un momento difficile e questo mi ha dato una grande gioia”.

La ‘rivale’ era la Juve. 12 titoli, 293 partite, 115 gol come Baggio e il costante elogio di un’altra leggenda come Del Piero. È stato difficile cambiare?
“Non è stato facile ed è stato inaspettato. Qualche mese prima ho scoperto che non sarei stato preso in considerazione dal club, ma fino a pochi giorni prima la realtà era diversa. È stato un duro colpo, sono passati tanti anni ed era come casa mia. Conoscevo tutti, lo stadio, i tifosi, ero il secondo capitano… La mia type=’text/javascript’ idea era di continuare lì, ma il calcio porta a queste cose, non sono stato il primo e non sarò l’ultimo. Sono e sarò grato alla società, che mi ha fatto crescere come persona e come calciatore. Sono stati sette anni molto belli”.

Lì ha giocato con Cristiano, in Argentina, con Messi.
“Stando accanto a loro impari solo. Se sei intelligente, solo osservandoli ti rendi conto di molte cose: di come si muovono, di come si prendono cura di se stessi, di ogni dettaglio. Devi cercare di assorbire, poi è difficile fare quello che fanno, perché nessuno l’ha fatto. Sono un privilegiato: ho giocato e vinto con entrambi”.

Ha assorbito tanto: con il portoghese è stato MVP della Serie A, con l’argentino ha raggiunto il tetto del mondo.
“Con Cristiano ci sono stati tre anni in cui abbiamo vinto tanto e avevamo una squadra incredibile. Ho condiviso una squadra con Leo per molti anni e gli ultimi anni sono stati incredibili. Dopo tanto combattere, se lo meritava e ha finito per essere incoronato il migliore”.

Lo segui in MLS?
“Sì, non sono sorpreso dai loro numeri. Sarà in un’altra finale, ha l’opportunità di essere il giocatore con più titoli nella storia… E Cristiano ha vinto un altro titolo in Arabia. Non è normale quello che fanno”.

Sappiamo che sei un appassionato di tennis. E un amico molto intimo di Alcaraz.
“È un fenomeno. Ci siamo incontrati in un colloquio ATP e siamo rimasti in contatto. Non mi piace disturbare, ma gli ho detto che sarei stato a Wimbledon quest’anno, l’ho aspettato dopo una partita e siamo rimasti a chiacchierare. Mi ha detto che mi avrebbe mandato un regalo e io ho risposto: “Non ancora. So che vincerai Wimbledon e quando accadrà, è lì che voglio il regalo. Non prima”. È andata così. Carlos è incredibile, segnerà i prossimi 15 anni. Quello che hanno fatto Nadal, Federer e Djokovic non è facile, ma ci sono tutti i presupposti. Rafa è per te come Messi o Maradona per noi: non voglio ancora paragonarlo, ma Alcaraz ha tutto per essere come lui”.

Lo abbiamo visto anche a Silverstone.
“La Formula 1 ci ha invitato, non ero mai stato a una gara e mi è piaciuto molto. È un evento che non immaginavo così, ho visto le macchine da vicino, ho chiacchierato con i piloti. Era conoscere un’altra realtà: i piloti, come nel tennis, sono soli. C’è molta psicologia e ho chiesto molto sulla sua preparazione. Vanno a una velocità incredibile in spazi così piccoli…”

Tornando al calcio, gli ricordo che è un campione del mondo.
“Più passa il tempo e più me ne rendo conto. L’adrenalina dei festeggiamenti non lascia il tempo di pensare. Adesso cammini e incontri degli argentini che ti ringraziano in modo unico. La situazione nel nostro paese non è così facile, aver dato alle persone tanta gioia è una ricompensa. Sono tanti i momenti che mi porto dentro, ma uno dei più belli è quando ti danno la medaglia, cammini e in mezzo c’è la Coppa, con nessun altro. Vederla brillare lì, poterla toccare, baciare… È l’unico momento in cui vivi da solo con lei. È allora che dici: “L’abbiamo fatto, è nostro”.

Ha vinto due titoli. Gli resta la Copa América.
“Chiaro. È uno dei miei obiettivi. Abbiamo vinto il Mondiale, la Finalissima e quando è stata vinta la Copa América non potevo esserci. Darò tutto per essere lì e lottare per il trofeo che mi manca”.

È nella sua maturità calcistica. Che obiettivo hai ora?
“Sono in un momento type=’text/javascript’ ideale, di maturità e di forma fisica. Dopo aver realizzato tante cose, vedo le gare in modo diverso e sento di poter aiutare i miei compagni di squadra. Il mio primo obiettivo è essere sempre al 100% e il secondo è vincere. Quando vinci, vuoi sempre di più. Oggi nello spogliatoio abbiamo giocatori e un allenatore con tanti trofei, quindi si crea una mentalità vincente e che, nei dettagli, può essere decisiva”.

Una maturità che vive anche fuori dal campo. Sui social è seguito da 100 milioni di persone.
“Cerco di essere il più naturale possibile, me stesso. Questo mi ha aiutato, forse è quello che gli piace di me, non ho mai mostrato qualcosa che non sono. Non lo vivo come un peso o una responsabilità, cerco di fare le cose bene, senza mancare di rispetto a nessuno. So che molti bambini mi guardano e io cerco di essere il miglior esempio con naturalezza, senza vendere fumo, dimostrando che essendo un lavoratore puoi realizzare i tuoi sogni”.

Hai trascorso quasi tutta la tua carriera in Italia, pensi di tornare a giocare a calcio in Argentina?
“Spero un giorno di poter tornare. Oggi sono felice in Italia, che sento anche come casa mia. Il paese mi tratta bene e anche i tifosi, qualunque sia il club. Non ho mai avuto problemi con i tifosi di altri club, quindi ti senti come se ti fossi guadagnato il rispetto delle persone in campo e fuori. Ed è molto carino”.