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Infermeria

Roma, stop per Dybala e Zalewski: le ultime

Non solo la sconfitta a Verona, anche gli infortuni che tornano. Dopo lo stop in settimana di Renato Sanches per motivi muscolari, anche Zalewski e Dybala sono stati costretti al cambio contro l’Hellas.

Il polacco per un bruttissimo contrasto con Duda, una botta in pieno petto che ha preoccupato diversi suoi compagni di squadra. Sarà valutato nelle prossime ore così come Dybala che ha avvertito un fastidio muscolare all’adduttore e ha chiesto il cambio, si spera solo a titolo cautelativo.

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APPROFONDIMENTI

Mou e i ‘suoi registi’: la mutazione della Roma

MOU E I SUOI REGISTIFOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Il mercato catalizza attenzioni mediatiche, alimenta i sogni dei tifosi ma anche ansie vista l’annosa vicenda legata alla punta. Il mercato amplifica tensioni e aspettative degli allenatori che vorrebbero lavorare senza ulteriori pressioni e pensieri. I giorni di fine agosto, a ridosso o subito dopo la ripresa ufficiale della stagione sono immersi o sospesi spesso in una dimensione dicotomica. Immaginate una creatura bicefala, che lavora sui tavoli delle trattative e contemporaneamente anche in campo.

LA PUNTA E I NUOVI PUNTI – Mourinho, al suo terzo anno a Roma, attende buone notizie da Tiago Pinto sul fronte centravanti e nel frattempo prova a plasmare la sua nuova squadra, modellandola su principi leggermente diversi rispetto allo scorso anno. “Abbiamo svolto un’ottima preparazione – ha dichiarato lo Special qualche giorno fa in conferenza – che ci ha permesso di migliorare e affinare diversi aspetti tattici del nostro gioco”. Il tecnico non si è sbilanciato oltre, non ama svelare le sue carte o parlare di strategie, forse anche per questo produce in chi ascolta l’idea che non ci sia accuratezza tattica nel suo percorso didattico. In realtà, evidentemente, non è così. La differenza tra Mourinho e altri allenatori, è che il portoghese non è un dogmatico, ma un pragmatico. Adatta i suoi concetti di calcio alle caratteristiche dei giocatori migliori che ha e nella Roma, evidentemente più che in altre realtà, spesso ha dovuto fare di necessità virtù.

PERCORSI E CAMBIAMENTI – Nella scorsa stagione l’infortunio di Wijnaldum ad inizio anno ha rotto sul nascere diverse uova nel paniere. Mou fu costretto a schierare l’indigesta coppia Cristante-Matic, che impiegò diverse settimane a carburare. Poi eliminato l’equivoco Zaniolo, la squadra ha trovato una sua conformazione chiara: grande compattezza e densità difensiva, una linea più a cinque che a tre nella sostanza, con Dybala gradualmente sempre più avvicinato alla porta e Pellegrini irrimediabilmente sempre più arretrato in mediana. Dal 3-4-2-1 si è virato verso il 3-5-2, come accaduto a Budapest dove la Roma disputa una delle migliori partite stagionali, ma purtroppo come sappiamo non è bastato per alzare la Coppa (d’altronde Taylor non si batte con gli schemi).

Questa mutazione ha spinto il tecnico ad iniziare un (parziale) nuovo percorso con i suoi uomini, durante il ritiro estivo. Laddove lo scorso anno si ricorreva spesso al lancio in profondità sui centravanti per cercare fortuna su sponde ed eventuali seconde palle (simbolo chiaro il gol di Bove contro il Leverkusen), quest’anno la Roma ha in cantiere un modo diverso di sviluppare la manovra. Meno lanci lunghi, più ricerca della costruzione dal basso. Concetti non estremizzati ovviamente e meccanismi da oliare, ma la ricerca è questa.

I puristi e gli ipercritici diranno: “Beh alla fine Belotti segna su un lancio lungo di Llorente il primo gol e su calcio piazzato il secondo”. Insomma, la stessa Roma di un anno fa. Vero, se il calcio però fosse riferibile esclusivamente agli highlights. Nel corso dei 96, umidissimi, minuti dell’Olimpico, si è visto un percorso diverso, che necessita di tempo probabilmente, ma una traccia c’è già stata. Nella prima mezz’ora contro la Salernitana, l’undici giallorosso – privo di Dybala e Pellegrini squalificati e con Paredes in panchina – ha sperimentato e spesso trovato linee di passaggio nuove.

Foto Fraioli

MOU E I REGISTI ED ALTA TENSIONE – La sensazione è che Mou voglia innestare nell’undici titolare della Roma una mentalità nuova, che passi attraverso i piedi di più registi, a partire dalla difesa. Rui Patricio non è un purista del rilancio preciso, non ha i piedi di Alisson per intenderci. Smalling, si sa, è particolarmente apprezzato per le sue capacità difensive, non per come imposta. Mancini è bravo a trovare i compagni in profondità con aperture improvvise, ma non è Bonucci. Chi resta? Diego Llorente. Spagnolo, esperto, autorevole, coraggioso. Sul centro-sinistra l’ex Real Sociedad è il primo filo conduttore di questa alta tensione tecnica, in attesa di Ndicka che da mancino agevola uno sfogo più rapido e pulito sulla sua zona di competenza. Giro palla rapido da destra a sinistra e via con Diego a cercare lo scambio o lo scarico sull’esterno verso Spinazzola oppure l’imbucata per Aouar.

Il franco-algerino, apre il vero cantiere di questi giorni che riguarda il centrocampo: il pacchetto è stato fortemente rinforzato. Fuori Wijnaldum (nella versione turista per caso), Tahirovic, Camara (già scartato a dicembre) e il sig. Matic, dentro Aouar, Paredes, Renato Sanches oltre alla crescita di Bove, che un anno fa di questi tempi era ancora relegato alla categoria bambini. Qualità, fisicità, verticale, palleggio, c’è tutto, almeno in potenza, perchè come noto la differenza la farà la bravura dello staff atletico nel riportare al top della condizione questi calciatori.

Aouar è un delizioso ‘conduttore’ di palloni. Quando c’è da giocare di prima lo fa, quando c’è da portarla su per creare scompiglio in zona trequarti altrettanto. Deve trovare brillantezza, ma sarà un fattore nell’accrescere la qualità del gioco romanista. Visivamente, Cristante da play basso ha avuto più spazio di manovra, perchè le due mezzali tenevano lontano il primo pressing campano, ma con l’inserimento lì di Paredes, soprattutto in gare dove affronterai avversari particolarmente chiusi, la Roma acquisirà necessariamente ulteriori linee di passaggio, precisione nella rifinitura e aperture a 40-50 metri.

Infine Pellegrini e Dybala, ultima direttrice tecnica di questa mutazione, su cui c’è poco da aggiungere. Paulo si avvicinerà alla porta, farà meno lavoro di raccordo, perchè nella teoria di Trigoria c’è la possibilità con questo centrocampo, di portare palloni più puliti sulle mattonelle preferite dall’argentino. Il capitano, sulla carta, si gioca il posto con Aouar sul centrosinistra, ma giocherà anche insieme a lui e chissà, se Mou dovesse pensare ad un ulteriore aggiustamento tattico, anche sulla stessa linea, con qualche metro di distanza, immaginando un ritorno alla difesa a 4.

Work in progress significa sviluppo ma anche possibili inciampi. Per questo, al netto della punta che arriverà, la Roma con la mentalità Mourinhiana (e non dogmatica) ricorrerà ancora alla vecchia formula, perchè alla fine dei conti si sommano i punti e non le belle giocate. L’importante è ritrovare entusiasmo e inglobare i nuovi nello spirito di gruppo di questi anni. Ma la strada è lunga e una Roma ‘di rincorsa‘ con questa nuova veste, potrebbe essere una bella sorpresa di questa stagione.

MOU E I SUOI REGISTI

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Rassegna stampa

A Verona torna Dybala: obiettivo gol e rinnovo

Paulo Dybala ha voglia di giocare, fare la differenza e illuminare con le sue magie. Ha scontato la squalifica e sabato al Bentegodi contro il Verona (ore 20.45) sarà finalmente in campo. Magari riuscirà a innescare anche lui il Gallo Belotti reduce da una doppietta alla Salernitana, oppure, ritornerà al gol che manca dall’ultima di campionato con lo Spezia. Una preparazione atletica completa, nessun infortunio e allenamenti mirati per tutta l’estate e Dybala è tirato a lucido sia da Mourinho sia dai preparatori personali, per rendere ancora di più dello scorso anno.

Come scrive il Messaggero, tutto lascia credere che questa sarà una stagione diversa, dovrà ugualmente gestirsi, ma il pensiero alla nazionale argentina farà capolino solo verso aprile, quando si avvicinerà la data d’inizio della Copa America (20 giugno). Paulo è la punta di diamante di una Roma che vuole la Champions, l’unico fuoriclasse su cui può contare José. La Joya, però, è in attesa che da Trigoria lo chiamino per l’adeguamento del contratto: la parte fissa è lievitata intorno a 5 milioni che arriveranno a 6 con dei bonus molto semplici da raggiungere (diverso sarebbe stato con la qualificazione in Champions). Dopo la fine del mercato Tiago Pinto incontrerà il suo agente Antun.

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Interviste

Dybala: “Accoglienza di Roma unica, sono rimasto per vincere con Mou”

Paulo Dybala ha parlato ai microfoni di As. Ecco l’intervista dell’argentino:

Paulo, inizia una nuova stagione.
“Sono molto contento. Per anni non avevo svolto una preparazione dall’inizio. Mi farà bene”.

Stiamo vivendo l’estate dell’Arabia Saudita.
“Il calcio è uno sport globale, lo guardano in tutto il mondo e lì hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di vedere da vicino i grandi personaggi. Poi spetta a ciascuno prendere questa decisione. A livello agonistico è molto presto, hanno iniziato a ingaggiare giocatori adesso, come faceva allora la MLS”.

Anche tu hai ricevuto delle proposte e hai deciso di restare a Roma.
“Perché mi sento bene qui. Mi hanno trattato in un modo unico. Durante le vacanze ho continuato a chiacchierare con Mou ed entrambi volevamo davvero dare qualcosa in più. Siamo stati vicini al raggiungimento di un obiettivo importante e ci è rimasto quel sapore agrodolce. Mi sono sentito molto a mio agio sotto tutti gli aspetti. Inoltre alla fine del percorso abbiamo una gara molto importante con la Nazionale, fare le cose bene qui mi aiuterà ad essere lì per vincere il trofeo che mi manca con l’Argentina”.

Vede una Serie A in crescita?
“L’anno scorso c’è stata molta concorrenza e lo stesso accadrà quest’anno. Difficile scegliere il miglior candidato per lo scudetto, diversi si sono rinforzati. Le italiane hanno fatto molto bene in tutte le competizioni: l’Inter era vicinissima alla Champions League e tutti pensavano che il City avrebbe segnato tanti gol contro di loro in finale. Purtroppo abbiamo perso ai rigori, anche la Fiorentina era a un passo dalla vittoria in Conference. Spero continui così, il calcio italiano se lo merita”.
Che ricordo hai della finale con il Siviglia?
“Molto triste. Sono arrivato in finale con quel tanto che basta a causa di una botta, ma per fortuna ho potuto esserci e dare una mano, anche se purtroppo non è bastato. Penso che ce lo siamo meritato, anche se il Siviglia ha preso una strada molto difficile per arrivarci. I rigori hanno deciso che erano loro i campioni e bisogna congratularsi con loro. Per noi è stato un grande dolore”.

In Supercoppa gli andalusi hanno fatto soffrire il City.
“L’ho visto, avevano la possibilità di vincere. A tratti sembrava che ogni contropiede potesse essere un gol e l’ultimo rigore è stato quasi fermato da Bono. Il calcio è così”.

Mou ha detto che sei d’oro e un “ragazzo di un’altra epoca”.
“Se lo pensa un allenatore che ha fatto numeri incredibili è un enorme piacere. Dico sempre che è il gruppo che mi fa stare bene e può dare il massimo. Sono grato a lui, al suo staff e ai colleghi”.

Ha concluso qui la sua prima stagione con 18 gol e otto assist. A volte sembra che Roma ruoti intorno alle sue type=’text/javascript’ idee.
“Confido molto in me stesso, in quello che posso dare. Se i compagni si appoggiano a me, è una bellissima responsabilità. A volte sembra che non abbiamo un gioco molto appariscente, ma è sempre molto efficace e questo fa risaltare i risultati individuali dei giocatori”.

Che Roma vedremo quest’anno?
“Cercheremo di migliorare in tutte le competizioni. Vogliamo regalare un titolo ai tifosi, se lo meritano. Con i rinforzi arrivati ​​e quelli che potrebbero arrivare, abbiamo un’ottima rosa. Cercheremo di essere più aggressivi, più profondi, con un gioco che ci dia più opzioni”.

Ha parlato di rinforzi, e il suo amico Morata ha fatto molto rumore…
“E io l’ho sempre chiamato (ride). Siamo molto amici, è quasi di famiglia, lo conosco da molto tempo. Ovviamente è un’opzione non praticabile, ma mi sarebbe piaciuto averlo qui a Roma con noi. Ci siamo conosciuti al nostro primo anno alla Juve, fin dall’inizio abbiamo avuto una grande amicizia che è cresciuta negli anni. Con la nascita di Bella, la loro ultima figlia, ci hanno sorpreso dicendo che io e la mia compagna saremmo stati i padrini. È stato bellissimo e ogni volta che è possibile viaggiamo per andare a trovarli, anche se ora vogliamo vedere la ragazza più che i suoi genitori (ride).

È appena arrivato un suo amico: Paredes.
“Quando ho saputo che poteva venire, l’ho chiamato tutti i giorni, chiedendogli notizie e se potevo aiutarlo in qualche modo. Sono stato molto contento, so che gli piacciono molto la città e il club. La qualità che ha ci aiuterà molto”.

Cosa hai imparato da Roma vivendola da dentro?
“La passione e il senso di appartenenza che hanno è molto simile a quello che si vive in Argentina. In Europa, per noi che veniamo da lì, tutto sembra più tranquillo, ma qui è diverso. La gente te lo fa sentire dal primo giorno, molti mettono il club come la cosa più importante della vita, anche prima delle loro famiglie. Lo dimostrano in ogni partita: l’anno scorso l’Olimpico era sempre pieno. Combattere in ogni partita con loro è stato molto bello. Quando sono arrivato come rivale ho visto l’atmosfera, ma non l’ho vissuta come ora”.

Totti l’elogia sempre e ne ha chiesto l’acquisto. Hai parlato con lui?
“L’ho visto prima di venire alla partita di beneficenza di Eto’o a Milano. Non abbiamo parlato molto, perché c’erano le telecamere, ma sono molto grato per le parole che ha detto su di me. Qui è un dio, è un mito per il popolo e ha tutta la mia ammirazione”.

Come hai vissuto il giorno della tua storica presentazione?
“Non sapevo niente. Dopo la conferenza, il direttore Tiago mi ha detto che ci sarebbe stata una presentazione, ma io ho solo immaginato una foto e qualche video. Non avrei mai immaginato tutto questo. Stavamo andando in centro, siamo passati davanti al Colosseo quadrato e ho iniziato a vedere gente con le bandiere… È stato un momento molto folle. A volte giochi davanti a 70.000 persone e sei calmo, lì ero nervoso. Tutte quelle persone erano lì per me, che non avevo mai giocato per loro e venivo da un rivale. Una volta uscito, ho cercato di godermelo e di vivere il momento. Venivo da un momento difficile e questo mi ha dato una grande gioia”.

La ‘rivale’ era la Juve. 12 titoli, 293 partite, 115 gol come Baggio e il costante elogio di un’altra leggenda come Del Piero. È stato difficile cambiare?
“Non è stato facile ed è stato inaspettato. Qualche mese prima ho scoperto che non sarei stato preso in considerazione dal club, ma fino a pochi giorni prima la realtà era diversa. È stato un duro colpo, sono passati tanti anni ed era come casa mia. Conoscevo tutti, lo stadio, i tifosi, ero il secondo capitano… La mia type=’text/javascript’ idea era di continuare lì, ma il calcio porta a queste cose, non sono stato il primo e non sarò l’ultimo. Sono e sarò grato alla società, che mi ha fatto crescere come persona e come calciatore. Sono stati sette anni molto belli”.

Lì ha giocato con Cristiano, in Argentina, con Messi.
“Stando accanto a loro impari solo. Se sei intelligente, solo osservandoli ti rendi conto di molte cose: di come si muovono, di come si prendono cura di se stessi, di ogni dettaglio. Devi cercare di assorbire, poi è difficile fare quello che fanno, perché nessuno l’ha fatto. Sono un privilegiato: ho giocato e vinto con entrambi”.

Ha assorbito tanto: con il portoghese è stato MVP della Serie A, con l’argentino ha raggiunto il tetto del mondo.
“Con Cristiano ci sono stati tre anni in cui abbiamo vinto tanto e avevamo una squadra incredibile. Ho condiviso una squadra con Leo per molti anni e gli ultimi anni sono stati incredibili. Dopo tanto combattere, se lo meritava e ha finito per essere incoronato il migliore”.

Lo segui in MLS?
“Sì, non sono sorpreso dai loro numeri. Sarà in un’altra finale, ha l’opportunità di essere il giocatore con più titoli nella storia… E Cristiano ha vinto un altro titolo in Arabia. Non è normale quello che fanno”.

Sappiamo che sei un appassionato di tennis. E un amico molto intimo di Alcaraz.
“È un fenomeno. Ci siamo incontrati in un colloquio ATP e siamo rimasti in contatto. Non mi piace disturbare, ma gli ho detto che sarei stato a Wimbledon quest’anno, l’ho aspettato dopo una partita e siamo rimasti a chiacchierare. Mi ha detto che mi avrebbe mandato un regalo e io ho risposto: “Non ancora. So che vincerai Wimbledon e quando accadrà, è lì che voglio il regalo. Non prima”. È andata così. Carlos è incredibile, segnerà i prossimi 15 anni. Quello che hanno fatto Nadal, Federer e Djokovic non è facile, ma ci sono tutti i presupposti. Rafa è per te come Messi o Maradona per noi: non voglio ancora paragonarlo, ma Alcaraz ha tutto per essere come lui”.

Lo abbiamo visto anche a Silverstone.
“La Formula 1 ci ha invitato, non ero mai stato a una gara e mi è piaciuto molto. È un evento che non immaginavo così, ho visto le macchine da vicino, ho chiacchierato con i piloti. Era conoscere un’altra realtà: i piloti, come nel tennis, sono soli. C’è molta psicologia e ho chiesto molto sulla sua preparazione. Vanno a una velocità incredibile in spazi così piccoli…”

Tornando al calcio, gli ricordo che è un campione del mondo.
“Più passa il tempo e più me ne rendo conto. L’adrenalina dei festeggiamenti non lascia il tempo di pensare. Adesso cammini e incontri degli argentini che ti ringraziano in modo unico. La situazione nel nostro paese non è così facile, aver dato alle persone tanta gioia è una ricompensa. Sono tanti i momenti che mi porto dentro, ma uno dei più belli è quando ti danno la medaglia, cammini e in mezzo c’è la Coppa, con nessun altro. Vederla brillare lì, poterla toccare, baciare… È l’unico momento in cui vivi da solo con lei. È allora che dici: “L’abbiamo fatto, è nostro”.

Ha vinto due titoli. Gli resta la Copa América.
“Chiaro. È uno dei miei obiettivi. Abbiamo vinto il Mondiale, la Finalissima e quando è stata vinta la Copa América non potevo esserci. Darò tutto per essere lì e lottare per il trofeo che mi manca”.

È nella sua maturità calcistica. Che obiettivo hai ora?
“Sono in un momento type=’text/javascript’ ideale, di maturità e di forma fisica. Dopo aver realizzato tante cose, vedo le gare in modo diverso e sento di poter aiutare i miei compagni di squadra. Il mio primo obiettivo è essere sempre al 100% e il secondo è vincere. Quando vinci, vuoi sempre di più. Oggi nello spogliatoio abbiamo giocatori e un allenatore con tanti trofei, quindi si crea una mentalità vincente e che, nei dettagli, può essere decisiva”.

Una maturità che vive anche fuori dal campo. Sui social è seguito da 100 milioni di persone.
“Cerco di essere il più naturale possibile, me stesso. Questo mi ha aiutato, forse è quello che gli piace di me, non ho mai mostrato qualcosa che non sono. Non lo vivo come un peso o una responsabilità, cerco di fare le cose bene, senza mancare di rispetto a nessuno. So che molti bambini mi guardano e io cerco di essere il miglior esempio con naturalezza, senza vendere fumo, dimostrando che essendo un lavoratore puoi realizzare i tuoi sogni”.

Hai trascorso quasi tutta la tua carriera in Italia, pensi di tornare a giocare a calcio in Argentina?
“Spero un giorno di poter tornare. Oggi sono felice in Italia, che sento anche come casa mia. Il paese mi tratta bene e anche i tifosi, qualunque sia il club. Non ho mai avuto problemi con i tifosi di altri club, quindi ti senti come se ti fossi guadagnato il rispetto delle persone in campo e fuori. Ed è molto carino”.

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Allenamenti

Dybala migliora e oggi sarà in campo

Tra il campionato che si avvicina e un mercato che non decolla Mourinho prepara l’ultima amichevole pre-campionato prima di Roma-Salernitana. Non ci sarà Matic, situazione che rimane ancora da definire fra problematiche personali del giocatore e la proposta del Rennes. Dybala oggi confida di tornare ad allenarsi in gruppo, ma rimane in dubbio per l’amichevole di Tirana. L’ultima parola spetterà a Mourinho, che aspetta ancora centravanti titolare e mezz’ala. Il nome è quello di Renato Sanches, per il quale Pinto è convinto si tratti solo di questione di tempo.

Come scrive il Messaggero, resta da stabilire la percentuale dello stipendio che sarà a carico dei giallorossi. Operazione che dovrebbe essere in prestito oneroso a un milione con diritto di riscatto a 12. Nel PSG c’è anche Paredes, sul quale c’è il Galatasaray: l’argentino ha chiesto qualche giorno di tempo ai turchi, che offrono 6 milioni di euro, perché vedrebbe di buon occhio il ritorno in giallorosso. In quel ruolo, però, la Roma vorrebbe fare un’operazione in prestito secco.

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Allenamenti

Dybala, uno staff anti-infortuni tutto per lui: oggi la Joya torna in gruppo

Due anni fa un risentimento muscolare alla coscia sinistra, lo scorso anno l’arrivo in Portogallo solamente il 18 luglio. In questa stagione Paulo Dybala sta finalmente lavorando dall’inizio, fatto che lo sta rendendo ancora più brillante. L’entourage del giocatore gli ha costruito intorno uno staff ad hoc per farlo lavorare al meglio e diminuire il rischio di infortuni.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, Dybala infatti ha nel mirino sia la Roma che la prossima Coppa America (dal 20 giugno al 14 luglio 2024). Paulo non si ferma, svolgendo anche lavori specifici a parte spesso con il preparatore atletico che lo segue dai tempi del Palermo. Un uomo in un équipe ad hoc con due fisioterapisti, un nutrizionista, un osteopata e una cuoca. Qui a Roma Dybala si dedica a lavori di scarico e allungamento delle fibre muscolari, sotto il controllo della squadra che lavora al suo fianco.

E’ previsto in giornata – secondo il Tempo – il rientro in gruppo di Paulo Dybala che solo in via cautelativa sta gestendo in palestra in questi giorni il leggero fastidio all’inguine accusato a Tolosa domenica scorsa.

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Rassegna stampa

Scamacca si ”libera” dal West Ham. Sanches vicino, più soldi a Dybala

Gianluca Scamacca continua a lanciare segnali: prima l’orologio e la clessidra a segnare il tempo che passa e scandisce l’attesa, poi il like alla festa dei tifosi della Roma per l’anniversario dei 96 anni del club, stavolta l’attaccante del West Ham cambia la sua bio su Instagram: non c’è più la scritta del club di appartenenza, ma semplicemente “atleta”. Come riporta Il Messaggero, di certo c’è che tra Scamacca e la Roma c’è un attaccante di differenza, quello che il West Ham sta cercando per sostituire il classe 99′. Poi si potranno aprire le porte per tornare alla Roma, che in questo momento tiene in piedi ogni altra possibilità. Pinto poi deve difendersi dagli attacchi dell’Inter che è a caccia di una punta e potrebbe virare su Scamacca. Ad oggi, il calciatore ha dato la sua parola alla Roma ma non può aspettare all’infinito.

E Sanches? Il PSG è intenzionato a liberarlo, per cui, i contatti sono sempre più frequenti, Mourinho lo aspetta. Sempre dal club francese sono in uscita anche Wijnaldum e Ruiz. Quest’ultimo molto stimato dallo Special One.

Sul fronte cessioni, per Ibañez non ci sono sostanziali novità, la cifra richiesta dalla Roma (intorno ai 25 milioni) è ritenuta alta dai club interessati al brasiliano, Napoli compreso. C’è da registrare un interesse del Fenerbahce per Celik, un prestito con riscatto fissato a sette milioni. La situazione con il club turco è tenuta in stand by.

Per quanto riguarda Dybala, la Roma fa sapere che non ci sono stati passi avanti né indietro. La dirigenza giallorossa è in continuo contatto con i manager dell’argentino: come noto, c’è in ballo il prolungamento del contratto fino al 2026 con sostanzioso adeguamento dell’ingaggio.

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Affare Morata, tra gli sponsor e la famiglia

Ieri pomeriggio la moglie di Morata , Alice Campello, ha pubblicato un video con i tre figli della coppia indossare la maglia dell’ Atletico Madrid , coi tifosi giallorossi che non vedono l’ora di vedere invece l’attaccante in maglia giallorossa. Non dipende da lui o la sua famiglia però, ma dal club spagnolo. La Roma non ha ancora fatto un’offerta e l’ Atletico non ha la necessità di cederlo. Fonti italiane e spagnole concordano, a 16-17 milioni si può chiudere ma sia Roma, Inter che Juventus non li hanno ancora proposti.

Come scrive il Corriere dello Sport, Morata e la moglie sono un vero e proprio brand, insieme fanno 30 milioni di follower e questo ha un peso, visti i riscontri commerciali che il calcio porta con sé. Lo spagnolo sarebbe il secondo giocatore più seguito dopo Dybala , e insieme alla moglie collabora con vari sponsor tra cui Adidas , lo stesso della Roma e Mourinho . Sul campo potrebbe rappresentare un valore aggiunto, e Dybala spera di ricreare con lui quel legame interrotto sul campo alla Juventus.

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Calciomercato

Rinnovo Dybala, Pinto incontrerà gli agenti la prossima settimana

La Roma vuole blindare Dybala. Come riferisce il Corriere dello Sport, Jorge Antun e Carlos Novel, i due agenti dell’attaccante, ieri hanno fissato un incontro con Tiago Pinto per la prossima settimana. Il general manager oggi non partirà con la squadra per l’Algarve, per la seconda parte del ritiro, ma aspetterà l’incontro con i due agenti per discutere del nuovo contratto della Joya.

Una notizia importante per la Roma, Mourinho e lo stesso giocatore che vuole continuare a concentrarsi sul campo chiudendo il prima possibile la vicenda contrattuale. Dybala vuole pensare alla Roma, a illuminare la squadra come ha fatto anche ieri

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APPROFONDIMENTI

Il 3-5-2, i segnali del Gallo, l’inserimento dei nuovi: l’analisi di Roma-Latina (HIGHLIGHTS)

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Caldo sì, ma anche buoni segnali. La Roma ha concluso oggi a Trigoria le prime due settimane di ritiro in vista della nuova stagione che scatterà ufficialmente tra un mese, all’Olimpico, contro la Salernitana. La visuale privilegiata dal campo, avuta questa mattina al centro sportivo giallorosso, offre la possibilità di descrivere sfumature e sensazioni utili, sempre ricordando il valore dell’avversario affrontato dagli uomini di Mourinho in amichevole.

Domani la partenza per Albufeira, dopo qualche ora di riposo necessaria per ritemprarsi a seguito dell’intenso lavoro della squadra agli ordini di Mourinho e del suo staff. Contro il Latina un buon test per iniziare a mettere minuti nelle gambe e cominciare a consolidare l’intesa. La Roma è ripartita dal 3-5-2, un sistema di gioco che sì, potrà subire variazioni di natura strategia, in funzione anche degli avversari che via via i giallorossi affronteranno nella nuova stagione, ma che sarà la traccia basica che accompagnerà la terza Roma Mourinhiana.

Si è ripartiti da dove si era lasciato, con un’impostazione che prevede Dybala più centrale al fianco della prima punta e due mezzali in grado di poter a turno o insieme all’occorrenza, inserirsi in area di rigore, rifinendo l’azione o concludendola. Non stupisce dunque la facilità d’inserimento in questi primi giorni giallorossi per Houssem Aouar che oltre a doti tecniche evidenti, in campo è un calciatore carismatico in grado di saper guidare anche il reparto e dettare i tempi delle transizioni.

Sul lato opposto prosegue l’apprendistato di Pagano tra i grandi: il giovane centrocampista della Roma ha le caratteristiche perfette della mezzala di inserimento e potrebbe ritagliarsi uno spazio da settimo nel reparto, in stile Tahirovic, offrendo spunti interessanti all’allenatore che lo tiene parecchio in considerazione. Sempre in attesa del sesto centrocampista, con le medesime caratteristiche, che la Roma proverà a rintracciare (Renato Sanches o no) prima del termine del mercato.

La difesa a tre come detto è il punto di partenza nodale e tale rimarrà. Rispetto allo scorso anno, ad oggi, con Ibanez ancora in rosa, la Roma si è notevolmente rinforzata. Llorente dopo sei mesi di lavoro con il gruppo è considerato da Mou alla stregua dei titolari, complice la sua duttilità e capacità di giocare il pallone in verticale con pulizia tecnica ed efficacia. Smalling e Mancini sono le due certezze, vicino alle quali crescerà anche Ndicka, mancino naturale, che oggi ha disputato la sua prima mezz’ora in giallorosso mostrando un fisico straordinario e buone doti di palleggio.

Fisico statuario anche per Rasmus Kristensen (ascoltato ai microfoni di Retesport al termine del match), che ha avuto modo di mostrare alcuni primi spunti del suo bagaglio fisico sulla fascia. Prima di lui nel ruolo aveva iniziato Karsdorp titolare, preferito a Celik. Il turco è stato schierato come braccetto di destra nel finale, nella difesa a tre. Difficile comprendere ad oggi quali siano le reali gerarchia nel ruolo. Le prossime amichevoli forse da questo punto di vista sgombereranno il campo.

Bene El Shaarawy, sempre pimpante al suo ingresso in campo al posto di un ottimo Solbakken, che sta studiando da seconda punta. Il norvegese abituato da sempre a fare l’ala destra, si sta resettando in ruolo diverso, ma le fasi di studio stanno pian piano lasciando spazi a sprazzi tecnici discreti. Andrea Belotti si è presentato tirato a lucido a questo ritiro. Al pari di Dybala, quest’anno svolgerà integralmente la preparazione con i compagni. Un vantaggio, sul piano fisico, da sfruttare e la voglia di sbloccarsi sotto porta oggi si è vista. Due reti, due grandi occasioni, di cui una sciupata, un legno. Il gallo venderà certamente cara la pelle, a prescindere da chi sarà il titolare che la Roma riuscirà ad ingaggiare in questa tortuosa finestra di mercato, in attesa di Abraham.

Dulcis in fundo Paulo Dybala: tocchi di classe, due reti, assist e la conferma che il pallone tra i suoi piedi abbia un suono diverso rispetto a quando lo stesso attrezzo sferico finisce tra quelli dei suoi compagni. Ottime indicazioni sul piano fisico per l’argentino che dopo il match, al pari di alcuni suoi compagni, tra cui i nuovi, si è fermato per ulteriori sessioni atletiche agli ordini di uno scatenato Rapetti. La Joya è il diamante della Roma, ma non c’era ovviamente da scoprirlo oggi.

La sensazione complessiva è che la Roma abbia un’ottima intelaiatura e abbia immagazzinato, mandando a memoria, un certo modo di giocare, che non sarà magari spettacolare, ma la dovrebbe portare ad inizio stagione ad offrire un calcio più efficace rispetto a quanto avvenuto all’inizio della scorsa annata. I nuovi sono giocatori che saranno considerati alla stregua dei titolari, aumentando così le rotazioni per Mourinho. Manca la prima punta ovviamente, uomo intorno a cui ruotano le potenzialità sportive della Roma, ma la base resta di valore.