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Un’altra Joya: Dybala spinge la Roma con l’Helsinki

Ancora lui. Paulo Dybala – scrive Il Tempo – è l’interruttore che accende con la sua luce accecante la Roma e la spinge verso la vittoria contro l’Helsinki. Finisce 3-0, il Betis batte 3-2 il Ludogorets e ora si prospetta una doppia sfida con gli spagnoli che deciderà le sorti del girone.

Per far festa all’Olimpico e cancellare il brutto ko in Bulgaria bisogna però aspettare un tempo. Dybala, subentrato a inizio ripresa insieme a Smalling nel 4-2-3-1 ridisegnato da Mourinho, ci mette un minuto e sei secondi ad alzare i toni della serata: giocata di Spinazzola, rifinita da Pellegrini e sinistro magico all’angolino della Joya. Il primo gol sotto la Sud non si dimentica e conferma quanto sia fondamentale il ruolo dell’argentino in questa squadra, che ha bisogno di aggiungere qualità alla solidità costruita nella scorsa stagione.

Neanche il tempo di esultare e anche il capitano giallorosso si sblocca, con un pallone centrato da Zaniolo che gli sbatte sul petto e finisce in porta. A quel punto si può pensare a gestire, Camara va dentro per far rifiatare Cristante, ma la Roma ha ancora voglia di divertirsi e c’è gloria meritatissima pure per Belotti, che non sbaglia di sinistro sul nuovo assist di Zaniolo, con tanto di prima “cresta” alzata davanti ai romanisti.

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Interviste

Dybala: “Mourinho mi ha fatto venire voglia di venire a Roma per vincere”

Paulo Dybala ha parlato al portale ‘Soccer Bible’. Una lunga intervista sul suo primissimo periodo in giallorosso:

Il modo in cui i tifosi della Roma ti hanno accolto è stato incredibile, cosa ne pensi?
“È stato un momento molto speciale. Quello che ho detto alla mia famiglia e ai miei amici è che è stata una bella sensazione, mi ha fatto venire la pelle d’oca. Prima di entrare all’Olimpico, sentire come cantavano e le bandiere e tutto il resto… è stato uno spettacolo davvero incredibile”.

Deve essere stato uno shock. Sapevi che i tifosi della Roma erano qualcosa di speciale, ma sono davvero qualcos’altro, giusto?
“Sì, sapevo quanto fossero appassionati i tifosi, ma a dire il vero non mi aspettavo qualcosa del genere. Quindi, ho sentito davvero l’amore che hanno espresso e ora spero di poter restituire ai tifosi quello che mi hanno dato durante la presentazione”.

Qual è stata la parte più folle di quella giornata?
“Credo che sia stato quando sono uscito là fuori, perché prima non sapevo cosa sarebbe successo e poi quando me lo hanno detto, circa cinque minuti prima che dovevo uscire, quando sapevo più o meno quello che avevo fare… Vedere le persone là fuori in quel modo e sullo schermo dietro le quinte, come ho detto prima, è stato qualcosa di incredibile”.

Devono esserci state varie squadre su di te e tu hai scelto questi tifosi e questo è stato il loro modo per mostrarti il loro apprezzamento per la tua scelta. È stata una scelta difficile?
“No, per niente. Anzi, dopo aver parlato con alcuni dirigenti, l’allenatore, credo che alla fine sia stata un’ottima decisione. Innanzitutto, sono molto felice di essere qui, poi è stato facile perché quello che ci siamo detti mi ha convinto al 100% a voler far parte di questa squadra”.

C’è qualcuno che ti ha aiutato a prendere questa decisione?
“Beh, ovviamente la mia famiglia, le persone che lavorano con me poiché sono le persone più vicine a me in questi momenti in cui devi prendere determinate decisioni, sono state loro ad aiutarmi. Ma alla fine ho deciso. Ho detto di sì all’idea di entrare a far parte di questa squadra e ne sono molto orgoglioso”.

Prima del tuo arrivo probabilmente avevi delle aspettative su questo club. Ora che sei qui c’è qualcosa che ti ha sorpreso?
“No, cerco sempre di non avere aspettative su certe cose perché poi se succede il contrario ti senti un po’…non sono sicuro che deludere sia la cosa giusta da dire, ma le tue aspettative non sono soddisfatte. Quindi, a parte quello che potevo immaginare di trovare qui ho deciso di venire qui perché credo in questo progetto, in quello che si è discusso con la dirigenza, il presidente e l’allenatore quindi le aspettative sono sul campo, non fuori”.

Quali parole useresti per descrivere la Roma?
“Penso che avrei bisogno di un po’ più di tempo per usare solo singole parole. Come ho detto prima, sono molto felice di essere qui. Mi piace molto qui, le persone che lavorano per la squadra mi stanno aiutando sotto ogni punto di vista. Sono i miei primi passi qui, sono molto contento di quello che stiamo facendo e non vedo l’ora di iniziare la stagione e giocare con questa maglia”.

E quanto ha influito nella tua scelta il pensiero di essere stato allenato da Mourinho?
“Abbastanza ovviamente, perché è un allenatore vincente, sicuro di sé. Quello di cui abbiamo discusso mi ha dato molta fiducia e mi ha fatto venire voglia di venire qui per vincere, per aiutare la squadra, i miei compagni di squadra, per condividere ciò che ho vissuto negli ultimi anni. L’allenatore e io condividiamo una visione molto simile, quindi andiamo d’accordo su questo”.

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Dategli una mano: Dybala continua a trascinare la Roma, Mourinho chiede agli altri di salire di livello

Non lasciatelo solo. Perché il talento di un campione come Paulo Dybala è un’arma fondamentale per la Roma di José Mourinho ma – ovviamente – non può essere l’unica a disposizione dello Special One. Come scrive il Tempo, a Empoli la Joya è salita in cattedra e ha indirizzando praticamente da solo il risultato del match, realizzando il gol dell’1-0 e servendo ad Abraham l’assist per il gol che ha consentito ai giallorossi di tornare alla vittoria dopo due sconfitte consecutive. Una partita da fuoriclasse che, per continuare a rendere come nelle prime uscite stagionali (è partito sempre titolare), dovrà essere supportato dal resto del gruppo.

Un concetto espresso chiaramente da Mourinho subito dopo la vittoria del Castellani: “Quest’anno l’aspettativa è altissima. Abbiamo preso un giocatore eccezionale, in condizioni normali non giocherebbe nella Roma che non ha economicamente le potenzialità dei super club, dobbiamo crescere sul piano tecnico e tattico. Se vogliono migliorare i giocatori devono accettare la competizione interna, c’è qualcuno che deve imparare a convivere con questo tipo di competitività, alzando il suo livello invece di farsi vedere giù”.

Nessun riferimento esplicito, ma un messaggio chiaro lanciato ai giocatori: Mou in campo vuole anche altri leader e l’unico modo per essere sicuri di un posto nell’undici titolare è dare il massimo. Dopo tutto, è soltanto colpa della sfortuna e dei problemi di infermeria se il tecnico non è ancora stato costretto a fare tagli importanti nelle formazioni schierate da inizio stagione. Gli infortuni di Wijnaldum, Zaniolo, El Shaarawy, Kumbulla, Karsdorp e Zalewski (oltre a Darboe) hanno limitato le scelte dell’allenatore che – eccezion fatta per la prima di campionato – non ha mai avuto a disposizione l’intero organico, trovandosi costretto a fare i conti con la prima vera emergenza della sua gestione.

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Ai piedi di Paulo: a Dybala sono bastate sette gare per prendersi la Roma

(Ri)Scoprirne il genio per il gol all’Empoli fa sorridere. Paulo Dybala è sempre stato questo. Gioia per gli occhi, Joya per compagni e tecnici. Come scrive Il Messaggero, serviva soltanto rimetterlo in sesto, togliergli dalla testa la paura di farsi male e regalargli la voglia di tornare a sentirsi importante.

Che sia riuscito nell’impresa un tipo come Mourinho non deve stupire. José è sempre stato un maestro in questo. Basta leggere quello che dicono di lui i vari Eto’o, Sneijder, Milito, Lampard, Stankovic, Zanetti, Benzema, Deco o Terry. Ci fermiamo qui, perché la lista non finisce più.

Il feeling tra i due è scattato subito, dal primo abbraccio ad Albufeira. Paulo arrivava da una giornata interminabile: volo aereo da Torino in Portogallo e poi visite mediche che non volevano sapere di finire. Dopo 5 ore, altri 45 minuti per spostarsi da Faro all’hotel giallorosso a due passi dall’oceano Atlantico. Sceso dal Van, il primo ad andargli incontro è stato José. Un benvenuto caloroso, quasi incredulo, tra due Special che hanno impiegato poco a piacersi. Il feeling è stato automatico: parlano la stessa lingua, quella dei fenomeni.

Mou lo è sempre stato, Dybala ha impiegato poco per tornare ad esserlo. Gli serviva soltanto stare bene, non un dettaglio secondario. In tal senso c’è un dato, in questo avvio di stagione, che è a dir poco sorprendente. Il riferimento non è alle tre reti (più i due assist) in 6 partite di campionato. 

Meglio fece infatti nel 2017 quando in bianconero siglò 10 gol nei primi sei turni con tanto di triplette a Genoa e Sassuolo. A Roma invece gli è bastato un mese e mezzo per eguagliare un altro record, quello delle presenze. Era da 7 anni, terza stagione al Palermo (2014-15), che Paulo non giocava 7 gare di fila dall’inizio.


È quinto poi, per chilometri percorsi (9,6 di media a partita), primo per tiri effettuati (17 insieme a Abraham), per reti (3), per occasioni da gol (16) e per assist (2 come Pellegrini). Tradotto: palla a Dybala e qualcosa esce sempre fuori.

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APPROFONDIMENTI

Roma seconda tra le grandi per ‘Big Chance’ create ma è la peggiore per percentuale realizzativa

FOCUS (di Francesco Oddo Casano) – Contro l’Empoli la Roma ha ritrovato sorriso, vittoria e i gol dei propri attaccanti. Al Castellani il match è stato stappato da una magia di Dybala – al terzo centro stagionale in sei gare – e chiusa poi da Tammy Abraham, che cercava da tempo una gioia su azione, visto che l’altra rete segnata a Torino era stata siglata dal 9 di testa sugli sviluppi di un corner. L’intesa tra i due calciatori cresce, ma non purtroppo la capacità della squadra di finalizzare l’enorme numero di palle gol create.

Ieri sera Dybala prima e Pellegrini dopo hanno centrato il legno, per un totale di sette, tra pali e traverse, da inizio campionato. Inoltre c’è un dato che testimonia quanto la Roma faccia maledettamente fatica a tramutare in rete le tante occasioni da gol, che in genere, riesce a creare.

Premessa: è difficile definire il significato di ‘Big Chance’, ma Opta sottolinea che si tratta di una situazione in cui ci si dovrebbe ragionevolmente aspettare che un giocatore segni, solitamente in situazioni di uno contro uno o in tiri da posizione ravvicinata con una pressione moderata da parte degli avversari. I rigori sono considerati ‘big chances’.

La valutazione è comunque soggettiva e dunque il dato statistico che emerge va preso come un’indicazione di massima e non come un valore assoluto. In base alle statistiche sulle prime sei giornate di campionato dopo il Napoli (30), quella di Mou è la squadra tra le big che ha creato il maggior numero di ‘Big Chance’ (26). Di queste i giallorossi hanno ne hanno realizzate appena 6 (sugli 8 gol complessivi siglati) pari al 23%.

Il problema risiede nella percentuale realizzativa: il Napoli infatti ha siglato il 40% delle grandi occasioni create, l’Atalanta 6 su 12 (il 50%), la Lazio 7 su 16 (44%), la Juventus 6 su 10 (60%), il Milan 8 su 16 (50%), l’Inter 9 su 18 (50%). *dati FotMob

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Dybala logora chi non ce l’ha: la Roma soffre e passa a Empoli

Dybala, come il potere di Giulio Ancelotti, logora chi non ce l’ha. Come scrive Il Corriere della Sera, la Juve lo ha buttato via come una scarpa vecchia, l’Inter non ha avuto il coraggio di investire su di lui, la Roma se lo gode. A Empoli, tanto per gradire: palo, gol dell’1-0 con un bellissimo sinistro dal limite dell’area e assist per il 2-1 di Abraham di quelli con la scritta “basta spingere” sopra il pallone.

Giocate decisive sparse a piene mani, con la capacità di sfornare gol e assist con la stessa naturalezza che era propria di Francesco Totti. Con molta probabilità, la Joya avrebbe anche chiuso la partita se, al 77’, gli avessero fatto calciare il rigore che Ibanez si era procurato. L’ha tirato invece Pellegrini, che ha colpito la traversa.

Dato a Dybala quello che è di Dybala, resta un concetto fondamentale che la Roma deve mettersi in testa se vorrà davvero lottare per lo scudetto: un campione, da solo, non basta per essere competitivi al massimo livello.

Abraham ha segnato il gol del 2-1 ma ha latitato per lunghi pezzi di partita; Pellegrini è stato bravo a fare ammonire un paio di avversari ma sembra aver perso il colpo del k.o., come dimostrato nell’occasione del rigore sbagliato; la difesa a tre continua a lasciare troppe occasioni da gol agli avversari.

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Pagelle

Empoli-Roma 1-2, le pagelle di Retesport

La Roma strappa il successo al Castellani per 2-1 grazie alle reti di Dybala e Abraham. Partita al cardiopalma contro l’Empoli, con 4 pali, due per parte, occasioni e un rigore sbagliato da Pellegrini. Protagonista assoluto Dybala con un gol e un asssit.

Le pagelle di Retesport:

Rui Patricio 6

Mancini 5,5

Smalling 6

Ibanez 6,5

Celik 6,5

Matic 6,5

Cristante 6

Spinazzola 6,5

Abraham 6,5

Dybala 8

Pellegrini 5,5

Mourinho 6,5

Sost.:
Belotti 6
Bove 6
Camara sv
Vina sv

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Il caso Matic-Cristante: con loro, Dybala arretra

Matic e Cristante possono giocare insieme? La sconfitta in Europa League contro i bulgari del Ludogorets, nella prima giornata del girone eliminatorio, ha riproposto per la Roma di José Mourinho un tema tattico scottante: vale a dire la possibile convivenza (o meno) dei due centrocampisti in mediana.

Come scrive Il Corriere della Sera, quando il tecnico portoghese sceglie – o è costretto a farlo – di schierare il serbo e l’ex atalantino a centrocampo, la Roma palesa evidenti difficoltà nel costruire giocoMatic è un giocatore difensivo, abile a lavorare sulle linee di passaggio a schermo della difesa. Anche se l’ex Manchester United è comunque in grado di giocare in possesso, il suo contributo avviene più attraverso passaggi di sostegno che come vero e proprio regista. Da parte sua Cristante è un incursore, un invasore che può essere utile lavorando da area ad area, ma neanche a lui può essere chiesto di svolgere funzione di regia.

Avere difficoltà in costruzione e nella zona di sviluppo costringe poi Dybala a venire spesso incontro per facilitare il possesso romanista, con il risultato di allontanarlo dagli ultimi trenta metri di campo, zona nella quale invece l’argentino può essere letale sia in termini di assist che a livello di conclusioni in porta. Mourinho deve quindi trovare un modo per aiutare il possesso della squadra (magari con Pellegrini in mediana?) e così l’intera fase offensiva.

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Matic nel cuore della Roma ma serve una svolta a centrocampo

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – I migliori della Roma nella disfatta di Udine sono stati indubbiamente due nuovi calciatori: Paulo Dybala e Nemanja Matic. L’argentino è l’unico calciatore dell’undici di Mourinho che, in solitaria o quasi, è riuscito a creare i reali (pochi) pericoli su azione alla porta di Silvestri. Il serbo invece, nonostante nella ripresa sia rimasto di fatto da solo a fare legna a centrocampo, è risultato il migliore in assoluto della squadra giallorossa, nei numeri complessivi di gara, rispetto a tutti i suoi compagni.

(Foto Gino Mancini)

MEDIANA SPERIMENTALE – Il centrocampo giallorosso, privo del dinamismo di Wijnaldum e in attesa dell’inserimento di Camara, appare oggi il reale punto debole della Roma: la coppia Cristante-Matic è una scelta necessaria, dovuta evidentemente all’infortunio dell’ex Liverpool e la contestuale assenza di Zaniolo che ha costretto Mourinho a riportare in zona trequarti Pellegrini. Ma lo Special One aveva in mente ben altri piani. Il serbo e l’azzurro non sono una coppia per evidenti motivazioni legate alle qualità fisiche e tecniche: struttura similare, frequenza di passo non straordinaria e incapacità di rincorrere. Le avversarie della Roma hanno compreso queste difficoltà e le tramutano in strategie, deflagrate nella sconfitta di ieri in maniera evidente. I numeri inoltre confermano che l’inserimento in pianta stabile di Matic, stia coincidendo quasi con la sparizione dal campo di Cristante.

Il serbo ieri sera ha giocato 95 palloni (appena 25 Cristante), di cui l’88% sono passaggi riusciti e 45 in avanti. Quest’ultimo dato è fondamentale: Mourinho predica un calcio verticale quasi sistematico, per questo l’ex United rapidamente ha presso possesso di una mediana che lo scorso faticava a raggiungere con velocità le punte, se non attraverso le transizioni rapide di Mkhitaryan e qualche sventagliata lunga di Cristante, che oggi appare però tra i calciatori maggiormente in difficoltà (anche per una condizione fisica non ancora al top). Il 4 giallorosso non ha il passo della mezzala e la coppia dei centrocampisti pensata da Mourinho prevedrebbe, sulla carta, un mediano più statico capace di dare equilibrio e sostegno ai tre difensori centrali con al suo fianco un altro centrocampista dinamico, capace di spaziare, inserirsi in avanti e dare copertura laterale. Non a caso la Roma ha a lungo trattato Davide Frattesi.

Per questi motivi, Mourinho prendendo spunto da quanto accaduto ieri, potrebbe anche ripensare il modulo di base, rinunciando ad uno dei centrali di difesa, ripartendo dalla linea a quattro e impostando un centrocampo a tre che preveda il rapido inserimento di Camara al fianco di uno tra Matic e Cristante con Pellegrini (o Bove) mezzala in vista del ritorno dal 1′ di Zaniolo che potrebbe già avvenire contro l’Atalanta o al più tardi al rientro dalla pausa per le nazionali.

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La Roma da sola si gode la vetta, Mourinho al miele: “Dybala pazzesco, Ibanez e Abraham davvero super”

Doveva essere la serata di Dybala e così è stato. L’argentino si è sbloccato con la maglia della Roma e contro il Monza ha realizzato una doppietta, grazie alla quale è arrivato a quota 100 gol in Serie A. “Avevo molta voglia di fare gol – le sue parole al termine del match – per fortuna è arrivato davanti ai nostri tifosi. Sono contento per la vittoria perché continuiamo a crescere. Che cosa ci siamo detti con Mourinho non lo rivelo, rimane tra di noi. Sono contento per i cento gol: il più bello? Il prossimo”.

Come scrive il Corriere della Sera, nel postpartita ha parlato anche lo Special One: “Lo scorso anno dopo la partita con la Juventus ho detto a Dybala che era un gran giocatore, ora abbiamo sorriso perché i gol li fa per la Roma e mette il suo talento a disposizione della squadra. Anche il c.t. dell’Argentina Scaloni dovrebbe mandarci qualche bottiglia di vino, perché per il Mondiale gli daremo un calciatore top. Stanno crescendo tutti, sono contento per Ibanez che è un altro calciatore rispetto allo scorso anno: è più sereno, anche con la palla tra i piedi”.

Non sono mancati i complimenti ad Abraham: “Ha giocato come voglio io, è il mio Tammy. Ha vinto tutti i duelli, ha creato profondità, è stato fantastico”.