Categorie
Rassegna stampa

Roma, Tom Barrack pronto a investire nel club (e nello stadio). Friedkin valuta la possibilità di un partner

La rivista economica Fortune lo definisce “il più grande investitore immobiliare al mondo”. Tom Barrack, 75 anni, guarda a Roma e alla Roma. Nel giorno in cui il sindaco Gualtieri annuncia la conclusione positiva della prima fase del lungo iter d’approvazione del progetto sul nuovo stadio a Pietralata, tornano a circolare le voci sull’interesse del magnate statunitense per il club giallorosso.

Come scrive il Messaggero, per onor di cronaca a Trigoria continuano a smentire possibili avvicendamenti riguardo la struttura societaria asserendo che queste indiscrezioni “non trovano riscontro in ambienti vicino alla presidenza”. Eppur qualcosa si muove. Anche perché Barrack, almeno inizialmente, sta procedendo con l’intento di capire i margini per entrare nella questione ‘stadio’, non escludendo in futuro ulteriori scenari. Nel farlo, si è affidato a persone in loco, uomini di assoluta e comprovata fiducia con un passato anche a livello istituzionale, che stanno sondando per lui i possibili margini operativi.

Contatti, quindi. Che hanno avuto un’accelerazione dopo l’assemblea straordinaria del 18 ottobre, svoltasi nello studio del notaio Luca Amato di Roma, alla presenza di Pietro Berardi, amministratore delegato del club giallorosso, controllato dall’unico socio Neep Roma holding, a sua volta posseduto dalla Romulus and Remus Investments llc, finanziaria di Dan Friedkin, e all’approvazione del nuovo statuto che ha trasformato la società calcistica da spa a srl (ossia il capitale da essere diviso per azioni ora lo è per quote).

In questo contesto risalta l’articolo 6.5 dello statuto che prevede la possibilità che vengano create categorie di soci con relativi poteri, legate ad “argomenti”. E qui, il collegamento con il nuovo stadio e l’apertura a nuovi soci, per un investimento che si aggira intorno ai 600 milioni, viene automatico.

LEGGI QUI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO SU BARRACK

Categorie
Rassegna stampa

Friedkin, niente soci per il club ma possibili partner per lo stadio

Nessun cambiamento in vista nella struttura societaria della Roma e nell’organigramma giallorosso. Le voci circolate nelle scorse ore, che vedrebbero il miliardario americano Tom Barrack – descritto dalla rivista Fortune come “il più grande investitore immobiliare del mondo” – intenzionato a presentare un’offerta per acquistare il club di Friedkin, non trovano riscontro a Trigoria e negli ambienti vicini alla presidenza.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, attualmente non sono state registrate manifestazioni d’interesse.

Discorso diverso invece per il nuovo impianto che la proprietà romanista ha intenzione di costruire a Pietralata. Visto che l’investimento previsto sarà di circa 600 milioni, non è escluso che i Friedkin, in questo caso, cerchino dei partner. In prospettiva, poi, in ballo ci sono anche naming rights dell’impianto: una volta concluso l’iter di approvazione, la questione entrerà nel vivo. Ma non sarà prima del 2024.

LEGGI QUI – Focus Retesport su Tom Barrack

Categorie
NEWS

Roma, dagli USA spunta il miliardario Tom Barrack: dalla partnership all’ipotesi della cessione del club. Le ultime

Negli ultimi giorni,, ha preso consistenza l’ipotesi di una cessione della Roma da parte dei Friedkin a un altro investitore americano. In questo caso il condizionale è d’obbligo anche se c’è chi ha già tratteggiato l’identikit del possibile acquirente il cui profilo si avvicina moltissimo nientemeno che a quello di Tom Barrack, colui che che ha venduto il Psg alla Qatar Investmenet Authority di Al Khelaifi con cui Friedkin è in grandi rapporti professionali.

Come scrive Tuttosport, di certo l’attuale proprietà della Roma sta riflettendo sui termini economici dell’investimento (ultimo bilancio in rosso di 219, 3 milioni, il peggiore della storia giallorossa. Tra acquisto delle quote e successivi versamenti hanno già speso 817, 1 milioni di euro nel giro di poco più di due anni e mezzo), senza dimenticare le difficoltà per avviare il progetto stadio. Non è escluso, così, che l’interessamento di Barrack sia dettato proprio da questa opzione, considerato che il suo core business è quello immobiliare, e che si possa arrivare a una partnership.

Categorie
NEWS

Mourinho vuole certezze sul progetto tecnico: ecco dove nasce il suo malumore

Josè Mourinho non sta vivendo un periodo di estrema serenità e non fa nulla per nascondere il suo stato d’animo. Come riferisce Sky Sport, il disagio dello Special One nasce da una validità progettuale interrotta. Quando i Friedkin lo hanno scelto per il progetto triennale, Mourinho era stato chiaro nella strategia programmatica: primo anno di costruzione della mentalità; secondo anno completamento dell’organico per provare a vincere un titolo e terzo anno vincere lo scudetto come obiettivo primario.

Dopo un anno e mezzo il progetto ha rallentato, anzi per il tecnico si è quasi fermato. Il problema non è solo non rinforzare la squadra a gennaio, non è solo il “mercatino” e il nemico interno non è Tiago Pinto o Karsdorp. A Roma Mourinho sta bene e il rapporto con i tifosi e lo spogliatoio è ottimo. Il malessere del tecnico è sulla validità progettuale. Non può provare a vincere lo scudetto con la politica dei giovani. Qualcuno gli deve spiegare ora se il percorso è cambiato, per questo i Friedkin devono fare chiarezza e sciogliere ogni malinteso per non rischiare di perdere a giugno un allenatore che per il bene della Roma ha detto ‘no’ a Portogallo e Brasile.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Roma, tra risanamento e transfer balance: ecco come realmente incideranno i paletti dell’UEFA sui prossimi mercati

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Un’intervista per fissare alcuni concetti in vista della seconda parte di stagione, parlare di alcuni singoli (Karsdorp, Smalling e Zaniolo), ma anche spiegare con assoluta trasparenza quali saranno i limiti al mercato della Roma da qui ai prossimi quattro anni almeno. Tiago Pinto ha parlato ai microfoni de la Gazzetta dello Sport ad ampio spettro, e ha scelto la strada della totale trasparenza, per evitare di far lievitare sogni di mercato irrealizzabili e tentare di spiegare quali saranno le reali difficoltà che incontrerà già a gennaio per cercare di rinforzare la squadra. Tutto passerà attraverso delle cessioni: se saranno ceduti a titolo definitivo (condizione ribadita con forza dal GM stamane) Karsdorp e Shomurodov, ci sarà spazio per delle entrate. Su Frattesi per ora è stata chiusa nuovamente la porta che sembrava esser riaperta nei giorni scorsi: “Inutile che mi fate la domanda, al momento non si può fare” ha chiosato Pinto.

Il perché risiede, come è noto da mesi, nelle stringenti previsioni del settlement agreement sottoscritto dalla Roma alcuni mesi fa. Per capire cosa accadrà, ripartiamo dall’inizio.

Il club giallorosso ha chiuso gli ultimi tre bilanci (compreso quello approvato al 30 giugno 2022) con passività quasi pari a 600 milioni di euro, violando dunque i parametri del ‘vecchio’ FFP che prevedevano come regola di base il c.d. break-even, cioè il pareggio di bilancio e al pari di Inter, Milan, Juventus, PSG e altri 4 club, ha di fatto patteggiato una serie di sanzioni, minime sul piano economico ma anche sottoscritto un piano di rientro decisamente più stringente sul piano operativo e finanziario.

Allenamenti Roma

1 – La sanzione economica

La società giallorossa ha accettato una multa pari a 5 milioni (il 15% della sanzione complessiva) che l’UEFA prenderà dai premi legati alla partecipazione alle coppe nella stagione 2022/23, mentre ulteriori 30 milioni (il restante 85% della sanzione) sono condizionati al rispetto degli obblighi nelle prossime stagioni.

2 – Lo scostamento di bilancio

Ricavi, costi, utili e perdite. Il bilancio di una società di calcio – così come di qualsiasi azienda – si base su queste voci fondamentalmente. In estrema sintesi, la Roma negli ultimi anni come ricordato in precedenza, a causa della contrazione dei ricavi dovuti alla pandemia ma anche al mancato ingresso in Champions League, oltre al mancato o quasi ricorso allo strumento delle plusvalenze, ha acuito il divario tra costi e ricavi, aumentando dunque le passività a cui il maggiore azionista, Dan Friedkin, ha fatto fronte immettendo centinaia di milioni di euro (quasi 500 in due anni e mezzo) per tenere in equilibrio la società dal punto di vista civilistico. Il problema con l’UEFA sorge dal fatto che al netto delle ricapitalizzazioni (che venivano conteggiate solo in minima % per il rispetto dei paletti del FFP), la Roma ha accusato una serie di passività monstre rispetto alle quali la società dovrà rientrare nel prossimo quadriennio con una soglia già stabilita.

Nel dettaglio, la Roma dovrà avere entro la stagione 2025/26 uno scostamento accettabile a livello di “football earnings rule” (la norma che ha sostituito quella legata al break-even”) pari a massimi 60 milioni aggregati per le stagioni 2024 e 2025. In buona sostanza la società giallorossa ha accettato di chiudere in passivo i propri bilanci aggregati entro il 2026 con passività pari a 60 milioni al massimo, se la differenza sarà coperta dalle ricapitalizzazioni. Dunque Friedkin continuerà a ricapitalizzare e risanare la società ma sarà altrettanto fondamentale aumentare in maniera sostanziale i ricavi strutturali. Come? Entrando in Champions League, elevando il fatturato commerciale, con nuove sponsorizzazioni e partnership, ma anche cedendo i calciatori o comunque ottimizzando i costi della società (circa 186 milioni solo per i dipendenti).

Trigoria 29.9.2021 Allenamenti Roma Nella foto: Tiago Pinto (Foto Gino Mancini)

3 – Il Transfer Balance

Il terzo e più incidente paletto sul piano dell’operatività del calciomercato lo ha sintetizzato lo stesso Pinto questa mattina: “…all’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento”.

Questo è il tema che ha allarmato i tifosi e che forse era sfuggito qualche mese fa quando furono annunciate le sanzioni dell’UEFA nei confronti della Roma e degli altri club coinvolti (l’Inter ha accettato le stesse regole dei giallorossi).

Nella stagione 2022/23 e 2023/24 la Roma non potrà iscrivere nessun nuovo giocatore nella lista UEFA per le coppe a meno che il “Bilancio della Lista A” non sia positivo o pari a quello precedente.

“Il “List A Balance” è definito come la differenza tra i costi dei giocatori in uscita (“Risparmio sui costi”) e i costi dei giocatori in entrata (“Nuovi costi”)”, spiega l’UEFA. Questo obbligo sarà invece condizionato al rispetto dei target finanziari per le stagioni 2024/25, 2025/26 e/o 2026/27.

In questo senso dunque sarà fondamentale provare a cedere quei calciatori che a bilancio hanno un valore di ammortamento e costo storico ancora importante e che non risultano essenziali per il progetto tecnico. Shomurodov, Vina, Kumbulla ma anche lo stesso Karsdorp potrebbero aiutare Pinto ad ottimizzare meglio le risorse. Il mancato rinnovo di El Shaarawy (che oggi guadagna 3.5 milioni) sarebbe un ulteriore risparmio da investire a giugno. C’è da chiarire che i ricavi da mercato in generale potrebbero crescere anche grazie alle cessioni di chi oggi è in prestito: Kluivert, Reynolds, Villar e Perez, ma queste cifre non rientrano nel contesto dell’ultimo parametro citato, perchè si tratta di calciatori che oggi non fanno parte della rosa giallorossa. Ecco perchè il ricorso alla lista degli svincolati o dei prestiti sarà una risorsa che Pinto dovrà continuare a sfruttare nelle prossime sessioni di mercato, così come la valorizzazione dei prodotti del settore giovanile (es. la cessione di Felix per 9 milioni) e la possibilità di scambi che mantengano inalterati i costi delle liste da una finestra di mercato all’altra.

In assoluto il nuovo regolamento finanziario ‘di sostenibilità’, che coinvolge tutti i club iscritti alle Coppe Europee, impone a chiunque di di spendere per la rosa tra ingaggi, ammortamenti e commissioni il 90% dei ricavi per la stagione 2023-24, l’80% per la stagione 2024-25 e il 70% dalla stagione 2025- 26 in poi. 

Ma cosa rischia la Roma se non rispetta i parametri dell’accordo transattivo stipulato con l’UEFA? Il club giallorosso ha accettato che se dovesse superare i limiti indicati dall’UEFA del – 60 milioni aggregato, la stessa federcalcio continentale potrà applicare le seguenti sanzioni sportive aggiuntive, che dipenderanno dalla cifra in eccesso:

  • restrizione riguardo il numero di giocatori registrabili nella lista per le competizioni UEFA;
  • esclusione dalle coppe per una stagione.

“Il Settlment Agreement scadrà quando la Prima Sezione CFCB confermerà che il Club ha soddisfatto lo scopo principale dell’Accordo e avrà raggiunto il rispetto della regola degli utili calcistici al più tardi al termine del Regime di Transazione. Tutte le Restrizioni Sportive, se applicabili, cesseranno di applicarsi. Eventuali Contributi Finanziari non pagati, siano essi realizzati, condizionali o incondizionati, restano dovuti”.

Qualora invece la Roma non dovesse rispettare l’accordo, l’UEFA potrebbe applicare una delle seguenti sanzioni a seconda dell’entità della violazione:

  • multa;
  • Limitazione del numero di giocatori nella stagione 2027/28;
  • Divieto di tesseramento di nuovi calciatori nella stagione 2027/28;
  • Esclusione dalla prossima competizione UEFA per club per la quale altrimenti si qualificherebbe nelle successive tre stagioni a partire dalla stagione 2027/28.
Categorie
Interviste

Pinto: “I Friedkin vanno ringraziati. La rosa ha le risorse per arrivare in Champions. Frattesi? Impossibile a gennaio. Attendiamo una risposta da Smalling”

I dirigenti di calcio si dividono in due categorie: quelli attentissimi alla comunicazione che spesso chiamano per primi e quelli che invece parlano poco. Ecco, Tiago Pinto appartiene alla seconda categoria. Questa è la sua prima intervista a un giornale, realizzata lo scorso 30 dicembre ai microfoni de la Gazzetta dello Sport: «Mi piace parlare con i fatti più che con le parole, ma dopo due anni di lavoro credo sia giusto ricordare alcune cose fatte, forse passate un po’ inosservate. E chiarire meglio i piani presenti e futuri di un club ambizioso che vuole continuare a crescere, ma rispettando regole, fair play finanziario e sostenibilità economica. Il mondo del calcio ha poca memoria, vive solo di presente, ma non bisogna dimenticare il lavoro incredibile fatto dai Friedkin in poco più di due anni, in quale situazione economica hanno preso la Roma, quanto finora hanno investito, chi hanno portato qui e cosa hanno ottenuto. A partire dalla vittoria di una Coppa Internazionale che alla Roma mancava dal 1961 e all’Italia da 12 anni. Anche se da dirigente, oltre alla coppa in bacheca vado orgoglioso di altri aspetti».

Quali?

«Essere tornati a vincere migliorando notevolmente e costantemente la rosa. Ma nel contempo riducendo di 25 milioni un monte ingaggi molto alto, salutando decine di giocatori non più funzionali senza pagare milioni e milioni di incentivi all’esodo come avveniva in passato, portando tanti nostri ragazzi in prima squadra grazie a un lavoro in profondità sul settore giovanile, rimodernando le strutture a Trigoria, creando nuovi campi di allenamento, sistemando gli organigrammi, ricostruendo un dipartimento di scouting e di match analysis, investendo nel calcio femminile. Intorno alla vittoria della Conference c’è stato tanto altro».

Sul miglioramento della rosa c’è chi non è troppo convinto…

«Ognuno può avere l’opinione che vuole, ma la verità è che la squadra in ogni sessione di mercato è diventata più forte. Nell’ultimo anno e mezzo sono stati acquistati 14 giocatori. Dal loro arrivo i Friedkin hanno investito sul mercato circa 150 milioni di euro. Lo scorso anno la Roma è stata la società che ha speso di più in A: circa 90 milioni, di cui 40 per Abraham. Quest’anno sono arrivati Dybala, Wijnaldum, Matic, Belotti. Se avessimo detto ai tifosi due anni fa che sarebbero arrivati Mourinho e questi giocatori, non ci avrebbero creduto. E infatti l’entusiasmo intorno alla Roma è esploso».

Gli ultimi colpi però sono arrivati tutti a parametro zero.

«Crediamo nel Financial Fair Play perché è uno strumento importante verso la sostenibilità economica ma è certo che i paletti del settlement agreement dell’Uefa ci hanno costretto a cambiare strategia. Aver portato campioni senza esborso per i cartellini e senza aumentare il monte ingaggi deve essere un motivo di orgoglio non di critica».

Tutti i giocatori acquistati hanno avuto il benestare di Mourinho?

«C’è sempre stato un lavoro di squadra che ha tenuto conto della mia opinione, di quelle dello scouting, del tecnico e ovviamente della proprietà. Non sempre è possibile acquistare tutto ciò che si vorrebbe: a causa dei paletti Uefa oggi non possiamo individuare un giocatore ideale, andare dalla proprietà e chiedergli di fare un ulteriore sforzo. Non posso dire che abbiamo tutti i calciatori che sognavamo, ma abbiamo tutti quelli che ci servono per i nostri obiettivi e che è stato possibile prendere. Perché viviamo nel mondo reale, non in quello fatto solo di desideri».

Che effetto le fa allora sentire Mourinho parlare di mercatino?

«La stampa e gli operatori di mercato hanno dato alla Roma voti altissimi per le operazioni concluse. Io ringrazio Mourinho perché molti giocatori hanno visto in lui un motivo importante per scegliere la Roma. Il suo appoggio e la sua popolarità sono stati fondamentali. Siamo tutti consapevoli che con il tecnico che abbiamo, la rosa che abbiamo e le strutture a disposizione, dobbiamo fare molto meglio nella seconda parte della stagione».

Nelle Coppe, grazie alla Conference, il bilancio è positivo. In campionato invece i numeri sono in linea con quelli ottenuti da Fonseca. Si può dire che la Roma deve fare molto di più?

«Sì, certo che si può dire. Abbiamo grandi margini di crescita, individuali e collettivi. Dobbiamo tirare fuori la nostra versione migliore per centrare il nostro obiettivo stagionale: qualificarci in Champions. Chiaramente fare bene sia in campionato sia in Europa League non è semplice».

A carte scoperte: l’obiettivo della Roma quindi è la zona Champions?

«Sì. Sappiamo che la concorrenza è grande, ma non ci manca nulla per competere fino alla fine per questo traguardo. Sapendo che spesso tutto si decide per uno o due punti in più o in meno».

Passiamo all’attualità: il caso Karsdorp.

«Dopo la partita col Sassuolo e le parole di Mourinho, il giocatore a livello disciplinare ha commesso una grave scorrettezza non presentandosi all’allenamento e rifiutando di partecipare alla tournée in Giappone. Abbiamo evitato altre polemiche cercando di lavorare internamente e con l’entourage del giocatore. Ricky è tornato, si è allenato e ha giocato. Purtroppo in questa settimana qualcuno ha voluto fare il fenomeno, bruciando un po’ il lavoro che era stato fatto».

Si riferisce al legale del calciatore?

«Non so se è ancora il legale del calciatore… Ma è andato a caccia di fama, facendo il protagonista invece di continuare a lavorare per risolvere i problemi. Lo stesso è accaduto con la Fifpro, un’istituzione che ha steso un comunicato senza aver mai parlato una volta con la Roma. Karsdorp non è mai stato fuori rosa, nonostante non si sia presentato due volte».

Detto del calciatore, la Roma però questo caso se l’è creato da sola: un vero autogol.

«Il nostro tecnico non ha usato giri di parole, ma dopo le partite subentra una parte emozionale non sempre facile da controllare. Ci sono tanti altri esempi, anche recenti, in top club della Premier. Queste cose succedono spesso nel calcio. Molti però hanno dimenticato che la miglior versione di Karsdorp c’è stata con Mourinho, che in 18 mesi lo ha impiegato 60 volte da titolare. Accettiamo le critiche, ma non posso permettere che un giocatore approfitti della situazione per danneggiare la Roma».

Karsdorp è sul mercato? E in caso di cessione verrà sostituito?

«Sì è sul mercato, ma non andrà mai via a zero. Se partirà, dovremo trovare un modo per mantenere la squadra equilibrata, non necessariamente acquistando un terzino. Con Celik, Zalewski, Vina, Spinazzola, El Shaarawy, le fasce sono comunque coperte. Questa intervista mi permette di spiegare come è difficile fare mercato dentro i paletti del FFP con cui dovremo fare i conti nei prossimi quattro anni. All’interno del settlement agreement, uno dei parametri da rispettare è il transfer balance: in pratica in tutte le sessioni di mercato i costi dei calciatori della lista A, quelli che sono iscritti in Uefa, non possono essere superiori ai costi della lista A della stagione precedente. Per costi si intendono il contratto del calciatore, il 100% dei bonus, il trasferimento, la commissione, l’ammortamento».

Facciamo un esempio…

«Nella prima parte della stagione per risparmiare qualcosa non abbiamo iscritto Gini Wijnaldum in lista. Avevamo un margine positivo di cinque milioni di euro, ma inserendo Gini a gennaio dovremo coprire questo eccesso. Per questo nei mesi scorsi spiegavo che non avremmo dato in prestito Felix (ceduto poi per 7 milioni, ndr): abbiamo bisogno di soldi per poter operare sul mercato. Col prestito risparmi l’ingaggio ma non basta per prevedere entrare. Sarà così anche a gennaio. Chi parte lo farà in via definitiva. Come vede non mi nascondo: parlo poche volte, ma dico sempre la verità».

Mourinho vorrebbe un difensore centrale.

«Non ho mai nascosto di essere d’accordo con lui: giochiamo a tre, ne abbiamo quattro e dovremmo averne cinque. Tecnicamente ci servirebbe ma ogni movimento in entrata sarà sempre dipendente dal movimento in uscita».

Come è la situazione di Wijnaldum?

«Sta sempre meglio, il recupero prosegue bene, lui è un grande professionista, lavora tanto. Per noi le grandi operazioni di mercato di gennaio sono il ritorno di Dybala e di Gini».

Dybala è tornato da campione del mondo. C’è chi teme che la Roma in futuro possa non bastargli…

«Io lo vedo felice qui, aveva bisogno di tornare a sentirsi importante e a Roma ci riesce. Si trova molto bene nello spogliatoio, con l’allenatore, in città, con i tifosi. Non ho paura che la Roma possa non essere abbastanza per lui. Paulo ci aiuterà ad arrivare al livello che vogliamo».

Abraham è appannato: come si recupera?

«Da lui si pretende sempre tanto, se fa bene si dice che deve fare meglio… Ma questo dipende anche dal suo grande valore. Tammy oltre che un bomber è un calciatore di grande qualità. La stagione scorsa nei primi mesi non ha segnato tanto ma alla fine ha fatto 27 gol. Lui sa che deve fare molto meglio da qui alla fine. Per una Roma competitiva e vincente Tammy è fondamentale».

Può aver pagato, con l’arrivo di Dybala, un modo di giocare della Roma un po’ cambiato?

“Non penso, perché diversi gol di Tammy sono arrivati su assist di Dybala. E perché Paulo è uno di quei giocatori che migliora chi gli sta intorno».

Nonostante l’impegno, anche Pellegrini e Zaniolo non hanno numeri esaltanti finora.

«È vero, ma dobbiamo ricordare che Pellegrini l’anno scorso ha disputato la sua migliore stagione di sempre. Quest’anno ha giocato anche qualche partita più indietro, nei due di centrocampo. Nicolò è un giocatore da doppia cifra in gol e assist, ne ha le qualità e lo sa anche il ct Mancini. Ma a ventitré anni è stato quasi due stagioni fermo e non è facile ritrovare fiducia, concretezza, continuità. Ma sono certo che in questa seconda parte della stagione tutti i singoli cresceranno e con loro anche il livello del gioco. La squadra sa di dover migliorare da subito le proprie prestazioni».

Vale anche per Belotti.

«A maggior ragione per Belotti, che ha cambiato club, città, ambiente e ha avuto anche dei problemi fisici, ormai alle spalle».

Quando si siederà a trattare il rinnovo di Zaniolo?

«Non c’è fretta, come ha detto anche il suo agente Vigorelli: ora pensiamo solo a giocare. Abbiamo un buon dialogo con Nicolò e il suo entourage. Non mancheranno i momenti per confrontarci. Alla fine non credo ci saranno problemi».

Rinnovo di Smalling: si rischia un nuovo caso Mkhitaryan?

«Vogliamo tenerlo, lui deve darci una risposta. Ha una clausola per liberarsi. Lo abbiamo pagato 15 milioni più commissioni, e percepisce un ingaggio di 4 milioni. La Roma ha investito tanto su di lui, aspettandolo con pazienza durante gli infortuni. Sa che teniamo a lui».

Due parole su Ibanez.

«È stato a lungo uno dei nostri migliori giocatori, ha piedi da centrocampista e qualità innegabili. L’errore nel derby non deve condizionarlo: il futuro è suo».

In base ai discorsi sul FFP, su Frattesi, che costa 30 milioni, non le faccio neanche la domanda…

«Esatto. Non serve fare la domanda. Con tutti i paletti che ho spiegato la risposta è scontata».

Non lasciamo una finestrella aperta?

«No, perché non vedo nessuna possibilità ora. Anche perché a gennaio torna Gini e abbiamo già Cristante, Matic, Bove, Tahirovic, Camara»

Solbakken, un colpo passato un po’ in sordina.

«È un calciatore che ha fatto benissimo sia nella passata Conference League sia in questa Europa League. Ha 24 anni, gioca nella nazionale norvegese, lo abbiamo seguito tanto e dovuto superare una forte concorrenza per prenderlo».

Mourinho prossimo ct del Portogallo: quanto c’era di vero in queste voci?

«Quando prendi un allenatore come Mourinho devi essere preparato alle voci. In questi diciotto mesi non è stata la prima volta che un altro club o una Federazione si siano interessati a lui. Ma in Algarve non abbiamo subito distrazioni. L’unico nostro focus è stato migliorare per tornare subito a vincere. Sono portoghese, ogni volta che il Portogallo cambia Ct si parla di Mourinho. Ma noi contiamo di andare avanti insieme a lui».

E il contratto di Tiago Pinto? Scade nel 2024…

«Il mio contratto non è un tema. L’ultima cosa di cui dobbiamo preoccuparci nell’area sportiva è il contratto del direttore».

Capitolo giovani: Bove e Volpato possono finire in qualche trattativa di mercato?

«Cerco la miglior scelta per il loro percorso di crescita. Ma va chiarito un punto: Bove e Volpato non sono più “giovani della Primavera”, ma realtà importanti con un valore di mercato alto. Hanno giocato tante gare in A, hanno segnato, sono andati in nazionale. Ci sono club, non solo italiani, interessati a loro, ma contiamo di farli crescere qui. Quando sono arrivato dal settore giovanile avevamo solo Calafiori in prima squadra e giocava poco. Oggi sono sei: Zalewski che è un titolare, Bove e Volpato che giocano spesso, Tahirovic che si sta integrando, il terzo portiere, Boer, e Darboe ora infortunato. Mourinho ha creato un modo di coordinare il lavoro con il settore giovanile guidato da Vincenzo Vergine che ha permesso ad altri quattro ragazzi di esordire. Dal mio arrivo l’età media della squadra è passata da ventotto anni a ventisei. Più giovani, più prospettive, più valore».

Lei e Roma: impressioni iniziali e quelle di oggi.

«Non ero mai stato a Roma prima del 2021. Viverla da turista è magnifico. Ma se la godono più i miei familiari di me. La città è unica al mondo e forse non è un caso che lo siano anche i tifosi della Roma. Mai vista in vita mia tanta passione. Tutto questo fa crescere anche la pressione e le responsabilità: un anno qui ti consuma come tre da un’altra parte. Ma vincere ti regala anche una carica incredibile. Roma ti assorbe, ti riempie, ti esalta e ti consuma».

La prossima intervista tra altri due anni?

«Chissà… So di non risultare troppo simpatico ai giornalisti perché parlo poco, non regalo scoop, non do’ notizie. Ma ho sempre lavorato così, con discrezione, per il bene del mio club, a cui dedico il 100 per cento delle mie giornate e delle mie energie. Vorrei essere valutato solo per questo»

Categorie
APPROFONDIMENTI

Roma, i ricavi vanno aumentati e i Friedkin aprono le porte agli ‘Home Sponsor’. I dettagli

FOCUS RS (di Francesco Oddo Casano) – Prima la Toyota per le maglie d’allenamento, di cui Friedkin è esclusivista in cinque stati americani, ora i Resorts della catena Auberge Collections, presenti nel portfolio d’investimenti del The Friedkin Group. La proprietà giallorossa si muove in prima persona per aumentare i ricavi. Non solo una costante immissione di denaro sotto forma di aumenti di capitale, per il sostentamento del club e la continuità aziendale.

E’ stata intrapresa, anche alla luce del recente nuovo arrivo nel settore marketing del club, un’attività più complessiva che produrrà diverse novità nel corso del 2023 (a partire dal nuovo sponsor tecnico, quasi certamente Adidas al posto di New Balance), per cercare di ovviare alle carenze di un bilancio che anche oggi manifesta, alla luce dei dati relativi all’ultima annualità, una criticità assoluta: la Roma continua a costare più di quanto produce.

In funzione anche del settlement agreement stipulato con l’UEFA e del piano di rientro sottoscritto recentemente, si lavorerà dunque per aumentare i ricavi commerciali e la prima mossa è stata ufficializzata oggi. Dopo l’addio di Hyundai, la società giallorossa aveva iniziato senza un ‘back sponsor’, che i Friedkin hanno scelto nella propria galassia imprenditoriale. La particolarità è proprio questa, perchè si tratta del primo ‘Home sponsor‘ della storia del club giallorosso. Nessuna anomalia: in Italia avviene già da diversi anni in altre realtà come Juventus, Inter, Sassuolo o Fiorentina solo per citarne alcune. Si tratta della c.d. ‘sponsorizzazione da parti correlate’ che se improntata al principio del c.d. ‘fair value’, cioè di un valore equo di mercato rientrano perfettamente nei parametri di liceità previsti dall’UEFA. Almeno stando al vecchio regolamento del Fair Play Finanziario (ulteriori dettagli nell’Annex X, al punto F, chiamato “Related Party, Related Party Transactions and Fair Value of Related Party Transactions”) che su questo punto non appare esser stato successivamente modificato con l’introduzione delle recenti nuove regole finanziarie.

Come è possibile apprendere sul sito del The Friedkin Group, l’Auberge Resorts Collection è una delle società alberghiere di lusso più apprezzate al mondo per design architettonico, cura dei dettagli, raffinate scelte culinarie e un servizio altamente personalizzato e autentico, che da qui ai prossimi anni dopo i 24 hotels e i 58 ristoranti del gruppo, arriverà a contare almeno altre 8 nuove strutture in giro per l’Europa.

L’accordo sarà pluriennale – la società non ha annunciato la data di scadenza ma è l’ulteriore conferma dell’investimento a lungo termine dei texani – e il logo della catena di Resorts apparirà sul retro delle maglie da gara della Roma maschile, femminile e Primavera.

Categorie
NEWS

Roma, 219,3 milioni di perdite: mai un dato così negativo nella storia del club. I Friedkin garanti della continuità aziendale

Una perdita record e la necessità costante che i Friedkin immettano denaro fresco per garantire la continuità aziendale. E’ la sintesi della relazione finanziaria che esplica, secondo gazzetta.it, i numeri di bilancio 2021 del club giallorosso, chiuso con 219,3 milioni di passività, una quota mai raggiunta nella storia della Roma.

La società giallorossa ha registrato una perdita consolidata di 219,3 milioni nella scorsa stagione, dopo il -204 del 2019-20 e il -185 del 2020-21: in totale 608 milioni bruciati negli esercizi influenzati profondamente dal Covid. Nel 2021-22 soltanto la Juventus, in Italia, ha riportato un deficit più pesante della Roma: -239,3 milioni.

Basso il dato delle plusvalenze: solo 6,2 milioni nel 2021-22, di cui 4,8 per la cessione di Under. I ricavi al netto delle plusvalenze stazionano attorno ai 200 milioni. Se il merchandising è salito a quota 14 milioni, le sponsorizzazioni relative ai contratti principali – Zytara, Hyundai e New Balance – sono crollate a 8,2. Da sottolineare anche una riduzione di 5,5 milioni per il venir meno del contratto con Sky per archivio tv e canale tematico.

Questi 200 milioni di ricavi vengono quasi interamente assorbiti dalle spese per il personale, schizzate a 182,8 milioni. Gli stipendi dei tesserati sono a quota 154,9 milioni, con un incremento di 13 milioni rispetto al 2020-21 dovuto “alla crescita del valore tecnico dei calciatori e dello staff tecnico”, oltre che ai maggiori bonus. Pesa, soprattutto, l’ingaggio di Mourinho. Ma c’è da rimarcare anche l’aumento di 10 milioni (a quota 27,9) degli stipendi degli altri dipendenti. Insomma, il rapporto tra costi e ricavi è fuori controllo, anche perché nella cosiddetta spesa sportiva vanno conteggiati anche gli ammortamenti. E ci sono pure 17,4 milioni di commissioni per gli agenti, voce aumentata. È vero che la Roma ha accantonato 12,5 milioni a titolo di contributo Uefa per il settlement agreement, assorbendo già nell’esercizio 2021-22 un’ulteriore multa stimata in 7,5 milioni per il parziale mancato rispetto di alcuni target. Ma l’obiettivo dell’autosufficienza appare lontanissimo.

I dati consolidati al 30 giugno 2022 (posizione finanziaria netta negativa per 346 milioni, perdita per 219 e deficit patrimoniale per 339) hanno spinto il revisore Deloitte a stilare un lungo richiamo d’informativa. Gli amministratori prevedono per il 2022-23 “un ulteriore significativo deterioramento della situazione economica, finanziaria e patrimoniale della società, caratterizzata, tra l’altro, da un trend reddituale ancora negativo che potrebbe comportare un deficit patrimoniale e rilevanti esigente finanziarie”. Per l’attuale stagione, la Roma punta a coprire il proprio fabbisogno finanziario attraverso l’apporto di ulteriori risorse dell’azionista, l’eventuale cessione di giocatori e i flussi di cassa che potrebbero essere conseguiti nel corso dell’Europa League. In ogni caso, i soldi di Friedkin rimangono essenziali. Nella scorsa stagione l’imprenditore statunitense ha immesso risorse per 206 milioni. Il totale dei versamenti nelle casse giallorosse, dall’agosto 2020, è di 500 milioni tondi tondi. Se aggiungiamo il corrispettivo versato a Pallotta per l’acquisto e l’esborso per l’Opa, l’investimento complessivo di Friedkin nel calcio italiano ammonta a 736 milioni. Una quota dell’ultima tranche di versamenti è servita per contribuire al rimborso anticipato del bond di 267 milioni, nell’ambito del rifinanziamento che ha alleggerito l’indebitamento finanziario netto della Roma: adesso il club è esposto per 175 milioni.

Dal punto di vista finanziario il debito è diventato più gestibile, ma solo grazie all’intervento della proprietà. Quanto alle incombenze del codice civile per le perdite maturate, la Roma ha aderito alla facoltà del decreto Liquidità che consente alle aziende di ripianare i deficit nell’arco di cinque anni.

VAI ALLA NEWS ORIGINALE

Categorie
Rassegna stampa

Friedkin cambia lo statuto del club e apre ad altri soci

La nuova Roma calcio, fuori dalla Borsa, è stata declinata come un “unicum” nel mondo di tutte le società italiane visto che è ammessa la presenza di soci con il “pedigree”. L’assemblea straordinaria del 18 ottobre ha approvato il nuovo statuto con la trasformazione da spa a srl e ha modificato i precedenti aumenti di capitale fino a 520 milioni da completare entro fine 2024. Questo rinnovamento avviene a valle dell’opa compiuta da Friedkin per il delisting della società dal 14 settembre. La srl, a differenza della spa, è connotata da una struttura organizzativa ridimensionata anche dal punto di vista degli adempimenti formali. Il capitale è suddiviso in quote, mentre nella spa lo è in azioni.

All’interno della svolta quasi epocale dal punto di vista giuridico della AS Roma, spicca quanto è disciplinato dall’art. 6.5 dello statuto: «Possono essere create categorie di quote che non attribuiscono diritti di voto o che attribuiscono al socio diritti di voto in misura non proporzionale alla partecipazione da questi detenuta, ovvero diritti di voto limitati a particolari argomenti o subordinati al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative». L’unicum consiste nella possibilità che vengano create categorie di soci con relativi poteri, legate ad “argomenti”. Trattandosi della società calcistica romana l’argomento che più sta a cuore potrebbe essere la costruzione del nuovo Stadio per il quale è stato instradato l’iter presso il Campidoglio. Friedkin sarebbe alla ricerca di altri soci per far fronte all’investimento, allo stato fissato in 582 milioni. L’aver previsto una categoria di soci legata ad un “argomento” costituisce un indizio molto eloquente, cioè che il capitale potrebbe essere aperto a chi costruisce lo stadio.

Come scritto da Rosario Dimito su il Messaggero, la riorganizzazione del gruppo conseguente al cambiamento della natura giuridica, «prevede ulteriori passaggi, tra loro connessi e sostanzialmente contigui – si legge nel verbale – molti dei quali con efficacia subordinata alla trasformazione in srl». Soccer Società in accomandita semplice di Brand Management srl, la società a cui il club ha trasferito l’attività connessa allo sfruttamento commerciale del marchio Roma. Inoltre Ss Roma potrà acquistare le quote detenute rispettivamente da ASR Soccer LP srl e Brand Management srl in Soccer. È prevista la trasformazione di ASR Media and Sponsorship (Mediaco) spa da società per azioni in società a responsabilità limitata, con conseguente adozione del nuovo testo di statuto sociale della medesima Mediaco.

Categorie
STADIO

Stadio, pressing della Roma sugli espropri e sul traffico

Espropri e traffico: entra nel vivo la discussione sullo stadio di Pietralata, con la Roma in pressing, e arrivano le prime inevitabili frizioni con i tecnici capitolini. Per gli espropri, secondo la Roma, a maggio 2023 andrà in prescrizione il diritto degli antichi proprietari delle aree che erano state espropriate negli anni scorsi per realizzare lo SDO – la città di uffici e ministeri – ad avere indietro i terreni, il cosiddetto rischio della retrocessione: dopo maggio, “eventuali contestazioni finalizzate” alla retrocessione delle aree “sarebbero insuscettibili di essere accolte”. E se questo non blinda definitivamente l’iter del progetto, lo mette almeno al riparo dal rischio che lentezze e cavilli burocratici possano fermarlo.

Come scrive il Messaggero, altra novità: per la Roma spetterebbe alla Giunta e non al Consiglio comunale emanare la Dichiarazione di pubblico interesse. Una posizione che gli uffici comunali stanno esaminando ma sulla quale vi sono idee diverse perché la dichiarazione di pubblico interesse avrebbe effetti su urbanistica, espropri e patrimonio, tre materie, ribadisce il Campidoglio, di competenza esclusiva del Consiglio comunale. Per la Roma il traffico e la sua sostenibilità devono essere valutati quando ci sarà il progetto definitivo.