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Roma, defezioni e il ritorno col Bodo: Mou pensa a 5 cambi contro la Salernitana

FOCUS RS Salernitana domenica, poi l’infuocato return match contro il Bodo. Poi ancora l’Inter e il Napoli una di seguito all’altra, con la speranza di disputare anche le semifinali di Conference League. Non c’è tempo per fermarsi a pensare a ciò che non ha funzionato nella gelida serata norvegese, Mourinho e il suo staff – di rientro in queste ore nella capitale – certamente staranno già riflettendo su quale undici schierare domenica contro la Salernitana.

7.4.2022 Conference League : Bodo vs Roma Nella foto: Gianluca Mancini dolorante (Foto Gino Mancini)

Defezioni e ritorni

Sicure due assenze: Mancini, che si sottoporrà ad esami strumentali al ginocchio destro nel tardo pomeriggio di oggi e che rischia un lungo stop e Pellegrini squalificato. Tra i titolarissimi anche Abraham dovrebbe fermarsi ai box per una sorta di pit stop, che lo ricarburi in vista della sfida di giovedì prossimo. Tornerà dall’inizio Zaniolo, non è chiaro se Veretout invece potrà essere reinserito nella lista dei convocati. Recuperare il prima possibile il francese è fondamentale per dare un cambio a Oliveira e Cristante apparsi decisamente affaticati nel finale di Bodo.

Epurati e seconde linee

In mediana Diawara e Darboe sono totalmente scoparsi dai radar, Bove – dopo il gol del pareggio decisivo contro l’Hellas – ha fatto solo qualche fugace apparizione nei minuti finali delle ultime sfide. Contro la Salernitana però è in lizza per una maglia da titolare, al pari di El Shaarawy sull’out mancino (difficile riproporre Vina in uno stadio che vedrà sugli spalti quasi 55 mila spettatori). Maitland Niles ha una chance a destra, con Felix e Shomurodov in lotta per il ruolo di vice-Abraham. Mkhitaryan potrebbe partire dall’inizio per poi rifiatare, mentre dietro straordinari per il trio Ibanez-Smalling-Kumbulla. Liberarsi della Salernitana con il minimo sforzo e puntare tutto sulla sfida contro i norvegesi, perchè uscire ai quarti sarebbe un colpo decisivo ad una stagione finora piuttosto altalenante.

La probabile formazione anti-Salernitana

3-4-2-1Rui Patricio; Kumbulla, Smalling, Ibanez; Maitland-Niles, Bove, Cristante, El Shaarawy; Mkhitaryan, Zaniolo, Shomurodov

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Mourinho: “Cambio approccio, non la mia natura. Voglio un mercato intelligente”

José Mourinho ha rilasciato un’intervista al canale sportivo Cbs Sports Golazo raccontando dei suoi primi mesi nella capitale. Dall’arrivo a Roma agli obiettivi con i giallorossi, le dichiarazioni del portoghese:

Come è arrivato in questa bellissima città?
“Mi piace la prima domanda. Non voglio essere poetico e dire che sia stato amore a prima vita, perché il calcio non è così. È un progetto differente rispetto a quello a cui sono abituato, solitamente vado in club in cui gli obiettivi sono i successi immediati. Non avrei potuto trovare un club con una tifoseria così passionale. I romanisti sono speciali anche nel modo in cui vivono e respirano la loro squadra”.

Cosa spera di raggiungere con la Roma?
“So dove sono e so per cosa sono venuto. Quello che cerco di trovare è un equilibrio: essere intelligenti sul mercato, creare un’identità e la stabilità nel club. La Roma deve avere successo, una città come Roma, la storia dietro di noi…Ho il massimo rispetto per Lazio e la sua storia, ma la Roma è la squadra della gente. I romani sono romanisti”.

La mia immagine preferita del suo arrivo è quella di lei sulla Vespa, come è nata l’idea?

“È stata un’idea del club, perché c’è una Vespa iconica che si chiama Specialone. Poi sono arrivato e hanno fatto quel murales, ma ora è la mia Vespa, quando andrò via verrà con me. C’è anche del materiale di merchandising, la gente mi collega alla Vespa e onestamente mi piace questa cosa”.

Al di là dei trofei che ha vinto, sono impressionato dai suoi social network.
“L’account lo gestisco io, è fatto così male che dev’essere per forza gestito da me”.

Non c’è suo figlio dietro o qualcun altro?
“Se decido di fare un post lo faccio”.

Il suo post preferito?
“Dopo il Verona ho postato due foto, una in cui tengo la palla e l’altra in cui la calcio. Anche il miglior giocatore di football sarebbe invidioso della mia tecnica di tiro”.

Mi piace il post della pizza in treno…
“Non mi facevano entrare nello spogliatoio perché ero squalificato e quindi non potevo entrare neanche lì. È buffo. È una giornata di squalifica? E sia una, poi quando finisce la partita dovrebbero farti andare nello spogliatoio”.

Cosa significa per lei questa foto con Sergio Oliveira da bambino? (il giornalista gli mostra l’immagine che Oliveira ha condiviso su Instagram qualche tempo fa, ndr)
“Pazzesco. Ero al Porto, Sergio era un bambino che giocava per strada, vedeva me e i giocatori ed era quello che voleva diventare un giorno”.

Non aveva visto questa foto prima?
“No. La signora mi dice: ‘Un giorno giocherà per te’, io le ho detto ‘forse (sorride, ndr). Continua ad allenarti, non si sa mai (sorride, ndr)’. Ed è capitato”.

So che suo padre era un giocatore professionista, sua mamma un’insegnante. Quanto è stata importante per lei la tua famiglia?
“Puoi innamorarti del calcio, del lavoro, di molte cose, ma se non ami la tua famiglia, i tuoi amici e cari, non sei nessuno. Penso che nel calcio sia importante che non lavori per te stesso, ma per gli altri. Io lavoro per i giocatori, per i tifosi, per la mia famiglia, per i miei amici, per quella felicità e quando porti quell’amore nel dna del tuo lavoro penso che sei un passo avanti. Mi motivo sempre con le persone che amo”.

Mourinho conclude così: “Se sono pronto a cambiare la mia natura? No, non lo sono. Sono pronto a cambiare il mio approccio? Sì, sono pronto”.

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Bodo-Roma 2-1: Pellegrini, Wembangomo, Vetlesen

Tutto pronto per l’andata dei quarti di Conference League. La Roma di Mourinho questa sera alle 21 sfida il Bodo Glimt in Norvegia per la prima delle due sfide europee.

CRONACA PARTITA

SECONDO TEMPO

90’+ 5′ – Triplice fischio.

90’+3 – Colpo di testa di Shomurodov alto.

90′ – 5 di recupero.

89′ – Gol del Bodø/Glimt. Colpo di testa di Vetlesen che trova la deviazione di Vina e finisce in rete.

88′ – Ammonizione per Vina. Corner ravvicinanto dalla sinistra per i norvegesi. 

85′ – Abraham dolorante per aver subito un colpo alla testa da Haikin. 

77‘ – Ci prova Abraham! Pellegrini serve il centravanti che calcia col sinistro. Non colpisce bene, palla a lato.

67′ – Mancini a terra per un problema al ginocchio: entra Smalling.

65′ – Nella Roma entrano Shomurodov e Vina per Mkhitaryan e Zalewski

62‘ – Bodo sempre pericoloso: Hagen calcia, pallone deviato, arriva facile a Rui Patricio.

56‘ – Pareggia il Bodo. Wembangomo tira da fuori, la palla cambia traiettoria dopo un tocco di Saltnes beffando Rui Patricio

45′ – Comincia il secondo tempo. 

PRIMO TEMPO

46′ – Termina il primo tempo dopo un minuto di recupero.

43′ – GOL DELLA ROMA!!! PELLEGRINI!!!!!!!!! È il capitano a sbloccare il match. Mkhitaryan riceve da Sergio Oliveira e di prima mette Pellegrini in area che tira col mancino e insacca alle spalle di Haikin.

37′ – Abraham a tu per tu col portiere prova il tiro. Haikin si oppone con una mano poi sul tap-in l’inglese viene chiuso in angolo

29‘ – A terra Abraham che si tocca la gamba destra. Problema fisico per il numero 9 che si fa medicare dallo staff giallorosso

28‘ – Primo tiro in porta per la Roma con Mkhitaryan, facile per il portiere

18′ – Primo ammonito del match: Cristante ferma in ripartenza Saltnes.

13′ – Primo tentativo per il Bodo: Saltnes riceve dopo un rimpallo e calcia dal limite. Mancini devia sull’esterno, angolo.

9′ – Ancora Pellegrini alla conclusione personale, il suo mancino da posizione defilata viene però deviato in corner. 

7′ – Ragiona la Roma in questi primi minuti, con Cristante che poi trova un taglio verticale al bacio per Pellegrini. Il 7 viene però fermato per offside.

6′ – Ottimo anticipo di Ibañez in mezzo al campo, Vetlesen gli fa lo sgambetto. Punizione giallorossa. 

5′ – Squillo Pellegrini. Il capitano si mette in proprio e al limite lascia partire il destro, ma colpisce male e il tiro termina di molto largo.

0′ – Comincia il match!

TABELLINO

Bodo-Roma 1-1

BODO/GLIMT (4-3-3): Haikin; Sampsted, Moe, Hoibraten, Wembangomo; Vetlesen, Hagen, Saltnes; Koomsom, Espejord, Pellegrino. 
Allenatore: Knutsen.
A disposizione: Smits, Andersen, Kvile, Konradsen, Sery Larsen, Fet, Mugisha, Nordas, Boniface,Solbakken.

ROMA (3-4-2-1): Rui Patricio; Mancini, Ibanez, Kumbulla; Karsdorp, Cristante, S. Olivera, Zalewski; Lo. Pellegrini, Mkhitaryan; Abraham. 
Allenatore:Mourinho.
A disposizione: Fuzato, Boer, Maitland-Niles, Viña, Smalling, Diawara, Bove, Darboe, El Shaarawy, Carles Perez, Shomurodov, Felix.

ARBITRO: Gozubuyuk (Ola).
GUARDALINEE: Van Zuilen e Balder (Ola).
IV UOMO: Van der Eijk (Ola).

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Mourinho indispettito, un tifoso del Bodo gli lancia una palla di neve! – VIDEO

Dopo la conferenza stampa di ieri, Mourinho voleva firmare autografi ai ragazzi norvegesi che lo aspettavano fuori dallo stadio. Dietrofront del tecnico dopo che un tifoso del Bodo gli ha lanciato una palla di neve, prontamente schivata dallo Special One

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Rassegna stampa

Mou, l’ora della rivincita

Se nello sport la parola vendetta non dovrebbe trovare cittadinanza, questa è almeno la storia di una rivincita, scrive La Gazzetta dello Sport. Una rivincita che sembra riguardare solo in modo secondario la Roma, ma trova in prima linea il suo “front man”, José Mourinho, motore parlante di tutto ciò che riguarda l’universo giallorosso. Contro il Bodo, infatti, il 6-1 maturato il 21 ottobre ha rappresentato “l’esperienza più brutta della mia carriera“, dice subito. Perciò è stato quello il momento in cui ha deciso che occorreva una frattura per far nascere una nuova creatura. La missione fino a questo momento può dirsi compiuta, ma solo l’esito dei quarti di Conference League sanciranno fino a che punto, visto che tutti – a cominciare dai bookmaker – danno la Roma nettamente favorita per il passaggio del turnoe anche per la vittoria finale, nonostante sul cammino troverà innanzitutto la vincente del match fra Leicester e PSV Eindhoven. Dalla sconfitta autunnale – poi seguita da un complicato pari casalingo per 2-2 – lo Special One ha cambiato molto. Innanzitutto il sistema di gioco. Niente più 4-2-3-1, ma spazio al 3-4-2-1, che ha consentito di far lievitare il rendimento della difesa, arrivata a 17 partite stagionali senza gol al passivo. Poi della formazione titolare di quella partita della fase a gironi sono cambiati nove undicesimi, senza contare che proprio quella disfatta consentì allo Special One di cominciare quella epurazione che ha portato agli addii di Reynolds, Calafiori, Villar e Mayoral, e agli accantonamenti di Diawara e Darboe. Altri tempi, basti pensare che Zaniolo, in meno di sei mesi, si è scoperto certo utile, ma non più al centro del progetto tattico. Ma tutto questo non conta più nulla. Vale solo l’oggi e un trofeo da inseguire. Quello che a Mourinho manca ormai da quasi cinque anni. Il tempo, d’altronde, cambia tutti. Anche il Bodo, che ha perso 4 giocatori, fra cui due dei suoi «top player» Berg e Botheim, ed è unanime parere in Norvegia che la squadra si sia indebolita, senza contare che – causa inverno – la stagione a quelle latitudini è appena cominciata. Il fatto che nel ranking Uefa la squadra sia appena 114° e abbia una rosa del valore complessivo di una quindicina di milioni e che Solbakken, altro talento, in estate andrà via di sicuro (e piace alla stessa Roma) ora vale solo per la cronaca. Meglio pensare al fatto che, nel ranking stagionale le due squadre sono molto più vicine (30° e 33° posto). “Sarà una partita diversa e spero di far meglio dell’ultima volta – dice Mou – Il campo sintetico è un problema, anche se saremo differenti sia come singoli che come motivazioni. Credo che andremo molto meglio. A me interessa solo vincere e penso che possiamo farcela“.

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Mourinho: “Questa Roma è diversa da quella che ha perso 6-1. Il sintetico? Un altro sport”

Alla vigilia della sfida europea contro il Bodo José Mourinho è intervenuto in conferenza stampa per presentare il match. 

Cosa prova a giocare di nuovo contro il Bodo? 
“È un bel posto, c’è passione per il calcio. Sono felice di tornare, l’unico mio problema è il campo sintetico. Dobbiamo raggiungere le semifinali e speriamo di fare meglio della gara precedente giocata qui in questo stadio. Sarà una partita diversa, con altri giocatori. In quella gara giocavano Reynolds, Villar, Calafiori, Borja Mayoral: giocatori che sono partiti nella finestra di mercato invernale. Abbiamo un squadra diversa come giocatori ma anche come fiducia e motivazione”.

Come si aspetta il Bodo? 
“Hanno cambiato alcuni giocatori, ma la loro visione di gioco resta la stessa. Hanno da poco svolto la preparazione atletica, sono freschi. Hanno una buona condizione e sono tanto bravi quanto lo erano prima”.

Sui giocatori del Bodo e l’interesse per Solbakken.
“Non mi interessa nulla se non vincere domani. Non parlo di singoli giocatori, soprattutto se giocano per altri. Parlo del Bodo globalmente e penso che abbiano buoni giocatori”.

State vivendo con orgoglio il fatto di essere l’unica italiana in Europa insieme all’Atalanta? 
“A me piacerebbe che ci fossero altre italiane. Quando giochiamo contro Napoli o Inter sarebbe meglio per noi se giocassero tornei europei. Sarebbe molto più bello ma la  verità è che in Europa ci siamo solo noi e Atalanta. Speriamo di fare bene”.

Sul sintetico. 
“Il calcio deve essere giocato sul naturale. Sul campo sintetico è un altro sport. A volte mi lamento anche del nostro campo, ora è buono, ma in precedenza non lo è stato. Non sono lamentele vogliamo solo giocare il miglior calcio. Non ci sono scuse. Il meteo è il meteo e il campo è il campo. Dobbiamo guadagnare le semifinali. Il Bodo è una buona squadra perché gioca bene anche sul naturale. Non ci diedero due rigori ma giocarono bene. Sono una buona squadra”

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APPROFONDIMENTI

Giannini a Retesport: “Mou ha trovato la quadra, ora mi aspetto da lui il timbro del vincente”

Mourinho ha trovato la quadratura del cerchio ora mi aspetto da lui il timbro del vincente”. Così Giuseppe Giannini, in esclusiva, ai microfoni di Retesport: “Mourinho sta trovando la quadratura del cerchio, ho visto una Roma più solida, più compatta, che rischia la giocata, che esce palla al piede con coraggio. Tanti singoli stanno crescendo e questo è un grande segnale”

“Cristante è in grande crescita, ma prima di offrirgli un rinnovo aspetterei almeno un altro semestre per capire se effettivamente abbiamo trovato quel centrocampista che la Roma ricerca da tempo. La Roma ora è più vicina alle idee di Mourinho – ha concluso Giannini – vedo una grande unità d’intenti. La vittoria nel derby ha dato consapevolezza all’interno e maggiore forza al tecnico agli occhi dei calciatori. Mi aspetto da Mou il timbro del vincente”

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Mourinho: “Ormai voglio vincere più per i miei giocatori che per me stesso”

Lo scorso 29 marzo il tecnico della Roma José Mourinho, nella cornice del Vestibolo della Biblioteca Apostolica Vaticana, ha incontrato il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Il quotidiano “L’Osservatore Romano” ha pubblicato il colloquio, avvenuto in portoghese e tradotto da Claudio Bisceglia, in cui i due hanno affrontato vari temi. Uno stralcio:

CARDINALE TOLENTINO — Vorrei iniziare questa conversazione con lei, José Mourinho, e per me è una grande felicità questo incontro nella Biblioteca, ricordando, curiosamente, un maestro comune. Il Portogallo è un Paese curioso, perché uno dei nostri pensatori più originali è un pensatore nel campo dello sport, della motricità umana, e scrive regolarmente non su una rivista filosofica, ma su un giornale sportivo, «A Bola». Volevo ricordare con lei il professor Manuel Sérgio, che so essere una persona molto importante anche nel suo percorso. È sua la nuova idea, lo sforzo di creare una nuova epistemologia per la motricità umana. Lui dice che è necessario abbandonare il cartesianesimo che divide l’uomo tra ragione e cuore, interiorità e anima, e che bisogna guardare la persona umana in maniera più complessa, più unitaria. E uno dei concetti che elabora, tra gli altri, è il concetto di periodizzazione antropologica e tecnica. Lo sport, il calcio, non è soltanto tecnica. Lui dice: non ci sono tiri, ci sono persone che tirano; non ci sono salti, ci sono persone che saltano; non ci sono gol, ci sono persone che fanno gol…

JOSÉ MOURINHO — Non ci sono giocatori…

TOLENTINO — Esattamente, ci sono persone che giocano. Vorrei parlare un po’ di questo, e dell’importanza che ha avuto nel suo percorso.

MOURINHO — È iniziata quasi come una lotta, perché arrivo all’Università, Facoltà di Educazione Fisica e Sport, già perfettamente consapevole di quello che voglio per me: allenamento e alto rendimento. Con tutta l’ansia di apprendere ciò che mi interessava, la prima disciplina che ebbi il primo giorno di università fu «filosofia delle attività corporali» — era quello il nome della materia — con il professor Manuel Sérgio. E io esco dalla prima lezione e mi chiedo: a quale scopo? Lui comprese in poco tempo che avevo bisogno di essere aiutato, di essere orientato. Ed effettivamente mi dice in maniera estremamente concreta e diretta: chi capisce soltanto di calcio, di calcio non capisce nulla. È un rapporto che non è terminato, è un rapporto che ancora continua…

TOLENTINO — Un’amicizia…

MOURINHO — Non soltanto un’amicizia, è un processo permanente di apprendimento, e una delle sfide maggiori che noi come allenatori, leader di uomini, chiamiamoli come vogliamo, abbiamo oggigiorno è proprio quella di come essere leader, come ottenere il massimo, perché, ok, l’obiettivo è l’alto rendimento sportivo, ma come tirare fuori il massimo da quegli atleti, che non sono atleti ma uomini per Manuel Sérgio. Mi ha influenzato molto nel senso che ogni persona è diversa dall’altra, in questo caso ogni calciatore è diverso dall’altro, e l’espressione di ciascuno di loro in campo in termini di prestazione è fondamentalmente la conseguenza di un’empatia che si crea tra due uomini: nella fattispecie, tra un uomo molto più maturo (l’allenatore) e i calciatori. Questo tipo di empatia per me è fondamentale. Io porto sempre l’esempio di quando sono uscito dall’università. Prima di entrare nel calcio di alto rendimento, sono stato insegnante. Ovviamente avevo già ben chiaro il mio obiettivo ultimo, ma è stato un processo graduale, e ci fu un anno in cui fui messo a lavorare con bambini con problemi motori, con disturbi psico-emotivi, e io non ero preparato, non lo ero dal punto di vista tecnico. All’università avevamo diverse aree di specializzazione, e la mia era quella dell’alto rendimento, pertanto non ero preparato. Tuttavia, sono riuscito a lavorare bene basandomi su qualcosa di estremamente semplice: amore, empatia, rapporti umani. E ho raggiunto risultati inimmaginabili per me che mi consideravo molto impreparato dal punto di vista tecnico per lavorare con quei bambini. Ho ottenuto risultati fantastici basandomi esclusivamente sui rapporti umani. Ho trasferito questo bagaglio di esperienze nel mio lavoro degli ultimi 20 anni, nello sport ai massimi livelli. Ho sempre avuto questo come principio basico. Non dico di esserci sempre riuscito, a volte non ne sono stato in grado.

TOLENTINO — Questo che dice a proposito del fallimento è molto interessante. Tra le linee lei dice, «non sempre ci sono riuscito». E in effetti la conoscenza umana, la conoscenza che abbiamo gli uni degli altri, è una conoscenza che matura anche nella misura in cui ci poniamo, e se ci poniamo senza partire dalla certezza assoluta, ci mettiamo in gioco, e molte volte il “fallimento”, il mancato raggiungimento, è una tappa fondamentale per poter crescere nella conoscenza dell’altro. In un certo senso, i nostri fallimenti, le nostre disillusioni, la consapevolezza di imperfezione, ci aiutano a creare questa empatia con gli altri, perché ci mettiamo nei suoi panni e vediamo le cose con un’altra profondità, per essere un gestore di conoscenza.

MOURINHO — Le esperienze buone, quelle meno buone, non hanno prezzo. A volte penso che l’unica cosa che non mi piace molto dell’avanzare degli anni è che ho un dolorino qui, un dolorino lì, che mi sveglio un po’ più stanco, ed è l’unica cosa che davvero non mi piace dei miei 59 anni, ma se devo compararmi come persona, come allenatore, che sono due cose diverse, bene se devo compararmi con 20 anni fa… mi dispiace molto non aver avuto 20 anni fa le esperienze, buone e meno buone, e le conoscenze che ho oggi.

TOLENTINO — Per un allenatore è molto importante questa conoscenza dell’umano…

MOURINHO — Assolutamente. A livello tecnico propriamente detto, entriamo in una situazione quasi di déjà-vù, perché quello che mi succede oggi mi è già successo anni fa. Le difficoltà tecniche di oggi le ho già sperimentate anni fa. Un cumulo di esperienze buone e meno buone… ma a livello umano, ogni giorno è un giorno nuovo, e ogni persona è una persona nuova… io mi rifiuto sempre di fare paragoni tra giocatori. In questi ultimi 20 anni ne ho avuti tanti, e ciascuno è unico, a livello tecnico possiamo trovare dei punti di comparazione, ma fare paragoni tra persone è una cosa che odio fare. Ogni persona è diversa dall’altra, e anche il mio modo di pormi con loro è diverso: perché una cosa è essere un allenatore di 35 anni di calciatori di 30, altra cosa è essere un allenatore di 59 anni di giocatori di 25. Mi sento in una posizione così privilegiata e mi sento così felice in questa prospettiva. Quando uno è giovane, è all’inizio della carriera, pensa di sapere tutto. E quando oggi vedo le generazioni più giovani con questo tipo di pensiero, non lo critico… ci sono passato da lì, la maturità è una cosa fondamentale. Invece lo sport di alto rendimento conosce momenti di vera crudeltà.

TOLENTINO — Per esempio?

MOURINHO — Siamo pagati per vincere. Gli atleti, non gli uomini, sono pagati per vincere. Stiamo parlando di alto rendimento, e a volte ci sono decisioni nella gestione di una squadra che hanno qualcosa di crudele: non c’è il tempo di lasciare maturare, di lasciare crescere…

TOLENTINO — La dittatura dei tempi stretti…

MOURINHO — L’errore si paga. Se commetto un errore, lo pago con l’esonero. Se un giocatore commette un errore, lo paga non giocando a beneficio di un altro. C’è qualcosa di crudele, ma non possiamo lasciare che la natura del nostro lavoro si sovrapponga a quello che siamo come persone. Ce l’ho ben chiaro questo. Cerco di aiutare gli altri e me stesso a essere migliore. Una cosa difficile per me da accettare è lo spreco del talento, è una cosa che ancora oggi dopo 30 anni di calcio, è difficile per me da accettare. A volte, però, lo spreco di talento è legato al percorso di vita che alcuni giocatori hanno avuto, e in questo senso dobbiamo cercare di essere pedagoghi fino in fondo. Lo sport di alto rendimento, in particolare il calcio, che è lo sport più industrializzato a tutti i livelli, ha qualcosa di crudele.

TOLENTINO — Ma è importante questo: non smettere di aiutare ciascuno a nascere, a scoprire, a maturare, a sviluppare il proprio talento. Una delle parabole di Gesù è proprio sul tema dei talenti: questa necessità da parte di ciascuno di noi di non sotterrare il proprio talento, ma di maturare la propria vocazione. Ciascuno di noi è nato con un bagaglio di attitudini, competenze e può trasformare la propria vita.

MOURINHO — Percepisco la mia evoluzione come persona pensando al fatto che per molti anni ho voluto vincere per me stesso, mentre adesso sono in un momento in cui continuo a voler vincere con la stessa intensità di prima o addirittura maggiore, ma non più per me, ma per i giocatori che non hanno mai vinto, voglio aiutarli… Penso molto di più al tifoso comune che sorride perché la sua squadra ha vinto, alla sua settimana che sarà migliore perché la sua squadra ha vinto. Continuo a essere un “animale da competizione”, per così dire, continuo a voler vincere come o più di prima, ma prima mi concentravo su me stesso…

TOLENTINO — Adesso, invece, prevale l’importanza di regalare allegria agli altri. Un po’ questa stessa cosa la sto vivendo anche io da quando mi è stata affidata una missione molto bella dal Santo Padre: aiutare a gestire la Biblioteca, che è uno specchio della storia dell’umanità, della memoria, della cultura. Ma io trovo che il suo lavoro, José Mourinho, il gioco, è qualcosa di umanamente ricchissimo. Roger Caillois, nel suo saggio sul gioco e l’umano, dice che il gioco è una sorta di specchio di tutto ciò che è umano, e infatti guardando la dimensione ludica che lo sport esprime, tocchiamo qualcosa di fondamentale nell’umano. Le persone, per esempio, il tifoso comune, quando si reca allo stadio, non ci va soltanto per dimenticare, per festeggiare, non è soltanto alla ricerca di una piccola allegria, ma in qualche modo è presente l’ambizione di toccare qualcosa, di andare più lontano, di comprendere il mistero della vita, il suo significato. Non so se questo per lei ha senso…

MOURINHO — Ce l’ha. Lo sento. Nel percorso verso una partita, intendo l’uscita dall’hotel, la discesa dal pullman, l’arrivo allo stadio, la passeggiata verso lo spogliatoio, la camminata dallo spogliatoio al campo prima dell’inizio della gara c’è molta spiritualità in tutto questo, non è mai una routine, per quanto si giochi decine di volte nello stesso stadio, e si faccia sempre lo stesso percorso, è un momento che ha qualcosa che non si vede, ma che si sente tanto. Lo ritengo di una bellezza enorme e ritengo che il giorno che smetterò di allenare, che spero non sia presto, sarà forse la cosa che più mi mancherà: sentire questa dimensione che mi porta verso direzioni che non ho mai condiviso con nessuno, e che oggi forse condivido per la prima volta. Camminare verso la partita e parlare con Lui…

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Trigoria, lavoro di scarico per chi ha giocato a Marassi: presenti anche Mou e Spinazzola (VIDEO)

La Roma ha ripreso a lavorare in vista del match di Bodo in programma giovedì prossimo. Out Veretout e Zaniolo, chi ha giocato contro la Samp ha svolto una seduta di scarico in palestra, alla quale ha partecipato anche Mourinho, mentre Spinazzola proseguiva il suo lavoro personalizzato proprio al fianco del tecnico giallorosso.

In campo invece chi non è sceso in campo a Marassi con Mourinho che ha raggiunto questi ragazzi per la seconda parte dell’allenamento. 

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Mou ha blindato la difesa: crolla il dato degli expected goals concessi e Rui è primatista per clean sheet

Un’altra gara senza subire gol. La Roma ieri a Genova ha tenuto nuovamente la propria porta inviolata. Merito della fase difensiva giallorossa che nelle ultime settimane ha palesemente migliorato il suo standard concedendo sempre meno occasioni da gol agli avversari. Mourinho sembra esser riuscito, finalmente, a dare stabilità alla sua squadra, dopo una prima parte di stagione in cui la Roma dava la sensazione di essere spesso squilibrata.

6.1.2022 Milan vs Roma (Serie A) Sport; Calcio; Nella foto: Smalling Ibanez e Rui Patricio delusi (Foto Gino Mancini)

Intensità, singoli e atteggiamento del gruppo le chiavi

Non c’è solo una spiegazione dei miglioramenti difensivi della Roma. Indiscutibilmente però il punto di rottura è stato Roma-Juventus: quei sette minuti in cui i giallorossi hanno dilapidato una grande vittoria che oggi pesa come un macigno sulle sue reali ambizioni Champions. Al termine di quella sfida Mou picconò letteralmente i suoi: “I calciatori devono comprendere che non sono io che devo scendere al loro livello, ma loro devono salire al mio. Sono stati abituati a vivere in questa comfort zone mediocre da 6-7° posto”.

Parole dure che portarono ad un cambio definitivo di modulo, rifinito nelle ultime sfide con Mkhitaryan e Pellegrini alle spalle di Abraham, oltre alla conferma della difesa a tre. E i risultati sono cambiati: la Roma nelle ultime 10 gare di Serie A, coincise con 6 vittorie e 4 pareggi, ha incassato solo 7 gol. Il dato interessante è che in questo frammento di campionato la retroguardia giallorossa ha sempre concesso meno di 1 xGA a partita, con picchi di 0.3 contro lo Spezia o 0.4 proprio ieri a Marassi. La media è di 0.6, di fatto mezza gol a gara.

Per Rui Patricio sono 13 i clean sheet stagionali in campionato, nessuno ha fatto meglio in Serie A fino a questo momento. Handanovic per l’Inter e Szczesny nella Juve sono fermi a 12.