Ernesto Valverde perde ancora all’Olimpico. Dopo la sconfitta mitologica patita con il Barcellona contro la Roma (0-3), il tecnico spagnolo è costretto ad arrendersi nuovamente alla legge dell’Olimpico.
Dopo il match però ha richiamato tutti in vista della sfida di ritorno a San Mames: “Non voglio parlare dell’arbitro. Abbiamo iniziato a prendere i gialli troppo presto. Non ho molto da aggiungere. C’era un grande ambiente e la Roma è una grande squadra. E’ stato molto leggero con i cartellini”.
“In casa siamo forti e speriamo che ci sia la metà dell’ambiente che abbiamo trovato qui. Ambiente straordinario, caldissimo. Speriamo di poter rimontare. Loro hanno Dovbyk, Dybala, Soulè, giocatori che possono risolvere la partita, ma il ritorno lo giochiamo in casa. Entrati nello spogliatoio pensiamo già alla prossima e proiettati verso il ritorno al San Mames. Non ci resta che vincere nel nostro stadio. Che è quello che cerchiamo di fare sempre”.
Infine laconico sull’infortunio di Vivian: “Domani valuteremo”.
Claudio Ranieri ai microfoni di Sky Sport ha analizzato così la vittoria per 2-1 contro l’Athletic Bilbao:
Un allenatore fa un piano gara, il suo è riuscito perfettamente: primo tempo attento e nel finale provare a vincerla con i cambi. “L’idea era avere più opzioni, prima di cominciare la partita. Bisogna avere più idee sia nel bene che nel male, era una partita difficilissima e lo sarà ancora di più in casa loro. Ma noi ci siamo siamo duri da digerire. È finito il primo tempo, siamo 50 e 50”.
I giovani stanno diventando maturi, stasera l’hanno dimostrato. “Sì li vedo in allenamento mi danno la consapevolezza che tenerli fuori mi rincresce. Baldanzi sta in un momento d’oro, avevo visto che li aveva messi in difficoltà già nella gara di settembre, ed ho voluto riproporre questa soluzione con lui che oscillava tra centrocampo e attacco. Ha fatto una grande gara”.
Che corde a toccato con Celik? “In difficoltà prima del suo arrivo. Credo che dare fiducia ai giocatori sia la cosa più importante. Tutti sbagliano, allenatore e giocatori. Cerco di migliorare dove devono migliorare ma devono essere liberi di giocare come meglio riescono. Do dele direttive e correttivi in base agli avversari, e a come dargli problemi. Ho dei ragazzi splendidi mi seguono in tutto, è una grande soddisfazione per un allenatore”.
Prima della partita ho detto è ora di alzare il livello: cosa significa secondo te? “Dove potete dare qualcosa in più secondo te? Dobbiamo continuare su questa strada, giocare più velocemente se possibile. Loro chiudevano bene le fasce laterali, hanno i due fratelli che hanno una motocicletta non delle gambe e non dovevano costantemente raddoppiare. Il grosso è fatto. Ora Dobbiamo migliorare nei particolari, le piccole cose che fanno grande una squadra”.
Ranieri in conferenza stama.
Pentito di non aver fatto giocare Shomurodov? “Con i se e con i ma non si combina niente, magari giocava dall’inizio e non segnava. E’ il calcio. Dovbyk ha fatto una buona gara, ha lottato, e mi è dispiaciuto che sia scivolato nel momento che doveva calciare. Hanno gli scarpini con i tacchetti che non li fanno stare insieme. Pazienza, faremo di necessità virtù”.
Le scelte. “Koné sta spingendo da quando sono arrivato e aveva bisogno di tirare il fiato. Rensch l’ho scelto perché avevo bisogno di un giocatore che potesse raddoppiare e giocare con Dybala. Devo fare un plauso ai ragazzi per essere stati in partita sempre, anche dopo il gol incassato. Un grazie anche al pubblico per il loro spettacolo”.
Sul gol di Shomurodov. “Non era fuorigioco. In panchina sapevamo che non lo era”.
Cosa è cambiato dal suo arrivo? “L’allenatore (ride, ndr). No, i giocatori. C’è fiducia, è un dare ed avere. Io non ero un campione come loro, perdevo ma mi rialzavo, questo chiedo a loro”.
Vigilia di Roma-Athletic Bilbao, la sfida d’andata degli ottavi di finale. Subito dopo la rifinitura che andrà in scena in tarda mattinata a Trigoria, il protocollo UEFA prevede alle 13:00 la doppia conferenza stampa di mister Ranieri e di Angelino.
Live sui 104.2 FM ma anche ascoltabile tramite DAB, streaming audio retesport.it, App, Twitch, Alexa, Google Home.
Il 4-2-3-1 di Valverde, forse sulle fasce e sull’aggressione della profondità dei quattro offensivi da una parte; la Roma d’Europa dei big che in casa sa anche dominare gli avversari dall’altra.
Sarà una sfida interessante, sicuramente molto equilibrata come quella della prima fase d’Europa League, ma con alcune differenze nelle scelte e nei rispettivi momenti di forma.
Perchè se dal lato spagnolo, l’Athletic ha dato grande continuità alla sua stagione arrivando seconda nella prima fase della competizione continentale e mantenendo un ritmo alto anche in campionato dove oggi è quarta con 5 punti di vantaggio sul Villarreal; la Roma è reduce da un periodo di grandi risultati, con un 2025 che ha visto i giallorossi perdere solo a San Siro col Milan.
Nella sfida di settembre mancavano dall’inizio Hummels, Paredes e Saelemaekers. L’argentino mancherà anche la sfida di domani per squalifica, ma intorno al tedesco ruota uno dei ballottaggi più importanti.
Se Ranieri deciderà di riconsegnare a Mats una maglia da titolare, si ricomporrà la difesa che molto bene ha fatto tra dicembre e metà febbraio. La scelta su Hummels potrebbe essere legata alla sua esperienza e alla sua capacità di gestire il pallone, favorendo uscite più pulite rispetto a quanto visto di recente. Senza Paredes, non avere in campo anche l’ex Dortmund potrebbe incidere negativamente sulla fase di possesso giallorosso.
L’alternativa è Celik che teoricamente, se recuperato al 100%, potrebbe anche esser schierato alto a destra per marcare da vicino Nico Williams in aiuto a Mancini.
Sulla fascia comunque il favorito è Saelemaekers, che giocherà in tutti i casi magari anche da secondo trequartista al fianco di Dybala e alle spalle di Dovbyk che tornerà dal 1′ (salvo sorprese…).
L’altro dubbio è Pisilli. Visto il recente stato di forma di Pellegrini, che anche col Como è stato sostituito alla fine del primo tempo, Ranieri potrebbe optare per il giovane centrocampista, tenendo a mente però che nelle sfide di coppa, quando si è alzato il livello e il peso specifico delle partite, Ranieri non ha mai rinunciato a Pellegrini dall’inizio (contro Eintracht e Porto andata/ritorno).
Spera in una maglia anche El Shaarawy, apparso particolarmente pimpante contro il Como nella ripresa della sfida dell’Olimpico di qualche giorno fa. Il Faraone potrebbe essere la mossa a sorpresa sulla destra (come avvenne con Leao contro il Milan un anno fa), con il belga dirottato in zona offensiva.
Lo spartiacque della stagione della Roma ha evidentemente un nome e un cognome: Claudio Ranieri.
Dal suo arrivo, seppur tardivo visto l’enorme buco di risultati e rendimento ereditato da Juric, Sir Claudio ha trasformato la Roma sul campo: per atteggiamenti, per qualità delle giocate, per numero di punti conquistati e posizioni recuperate.
Dal 16° posto con triste sguardo sulla zona retrocessione, all’8° con prospettive d’Europa.
I numeri consacrano la bontà dell’ennesimo mezzo miracolo sportivo fin qui prodotto dalla gestione di Ranieri: dai 13 punti nelle prime 12 giornate, la Roma con il tecnico testaccino ne ha messi insieme 30 in 15 partite. Esattamente la media di 2 punti a partita, meglio dei giallorossi solo Inter e Napoli.
I giallorossi hanno raddoppiato di fatto la media gol realizzati: da 14 a 28, di cui la stragrande maggioranza sugli sviluppi di azioni manovrate.
E’ sceso il numero di gol incassati da 17 a 14, con una media di 0.87 a partita e diverse porte inviolate per Svilar.
La Roma, con l’arrivo di Ranieri, si è rimessa pienamente in carreggiata. Raccolta la formazione giallorossa quasi nelle more della lotta salvezza (16° a -3 dal terz’ultimo posto), il tecnico testaccino ha riportato i giallorossi dopo una lunga rincorsa quasi in zona europea.
Oggi la Roma è nona a 2 punti dalla qualificazione alla Conference che sarebbe della Fiorentina (42 punti) e -4 dal sesto posto utile per la qualificazione alla prossima Europa League, oggi del Bologna a quota 44.
Tralasciando le prime tre che fanno un campionato a sè (Inter 57, Napoli 56 e Atalanta 54 punti), dalla Juve quarta a 49 ai giallorossi, ci sono 6 squadre in 9 punti, con una marea di incroci e scontri diretti che andranno in scena in questo finale caldissimo di stagione.
Foto Fraioli
Bagarre Europa: prospettive e regolamenti
Juve, Lazio, Bologna, Fiorentina, Milan e Roma, si giocano ancora virtualmente un posto Champions (che sposterebbe tantissimo per tutti a livello economico visti i premi erogati nella prima edizione della nuova Super Champions quest’anno); due posti in Europa League e uno in Conference, salvo due condizioni: che le italiane, conquistino un posto aggiuntivo in Champions (l’attuale quinta piazza occupata dalla Lazio ad oggi), ma è uno scenario altamente improbabile visto il differenziale tra Italia e Spagna nel Ranking UEFA annuale per nazioni; che l’Empoli vinca la Coppa Italia, sfilando così un posto utile per la qualificazione in Europa League (cioè il sesto) a chi dovesse arrivare in quella posizione. Lo stesso discorso potrebbe valere per il Milan o per il Bologna, qualora vincessero la Coppa Italia, non arrivando poi in campionato nelle prime sei posizioni.
Insomma, gli scenari sono vari e resta complicato per la Roma immaginare una scalata che la porti a superare diverse delle big che la precedono.
In tema di scontri diretti, nelle ultime 12 giornate ecco l’elenco delle squadre che la Roma e le altre formazioni in lotta per l’Europa devono ancora affrontare:
Roma (6) vs JUVE, Lazio, Inter, FIORENTINA, Atalanta, MILAN
Milan (6) vs LAZIO, Napoli, FIORENTINA, ATALANTA, BOLOGNA, Roma;
Fiorentina (6) vs Napoli, JUVENTUS, ATALANTA, Milan, Roma, BOLOGNA
Bologna (7) vs LAZIO, NAPOLI, Atalanta, INTER, JUVE, Milan, Fiorentina
Lazio vs (6) Milan, Bologna, Atalanta, ROMA, JUVE, Inter
Juve vs (5) ATALANTA, Fiorentina, Roma, Bologna, Lazio *In maiuscolo le gare casalinghe
Foto Fraioli
Classifiche a confronto e proiezioni
Per valutare la media punti e di conseguenza ipotizzare delle proiezioni nelle prossime dodici sfide di campionato, bisogna partire dal raffronto tra la classifica di un anno fa alla 26° giornata e quella attuale.
Stagione 23-24:
Inter 66 pnt
Juve 57
Milan 53
Bologna 48
Atalanta 46
Roma 44
Fiorentina 41
Lazio 40
Napoli 37
Stagione 24-25:
Inter 57
Napoli 56
Atalanta 54
Juve 49
Lazio 47
Bologna 44
Fiorentina 42
Milan 41
Roma 40
Sottolineando già dal confronto che l’Inter è in testa al campionato pur avendo maturato uno score inferiore (-9), che il Napoli è quella che ha fatto decisamente meglio passando dal 9 al 2° posto con un bel +19 in classifica, ma anche che Milan e Juve hanno decisamente girato con punteggi al di sotto della media dello scorso anno, rispettivamente -12 e -8, poi Lazio (+7), Bologna (-4), Fiorentina (+1), Atalanta (+8) e Roma -4, il vero tema è capire cosa è avvenuto al termine del torneo per stilare una ‘media piazzamento’.
Mettendo da parte la lotta Scudetto (l’Inter vinse con 94 punti), il Milan chiuse secondo a 73, poi la Juve terza a 71, l’Atalanta quarta a 69. Il Bologna centrò la Champions con un quinto posto a 68 punti, poi Roma e Lazio in Europa League con 63 e 61 punti, infine la Fiorentina ottava e in Conference a 60.
Di fatto le medie sono state mantenute, punto più, punto meno, non ci sono state particolari variazioni. Ergo è possibile ipotizzare che anche quest’anno per arrivare in Champions serviranno tra i 75 e i 70 punti; per centrare la qualificazione in Europa League dai 69 ai 65 punti, mentre per la Conference forse basteranno 60-62 punti.
La Roma dunque da qui a fine stagione per arrivare in Champions dovrebbe fare quasi tutte vittorie, centrando almeno 30-33 punti sui 36 disponibili, scenario ovviamente quasi impensabile; per ottenere almeno lo stesso piazzamento degli scorsi anni quindi la quinta o la sesta piazza utile per l’Europa League (sempre che non arrivino sorprese dalla Coppa Italia come detto), fare tra i 25 e i 28 punti. Infine per arrivare in Conference forse basteranno una ventina di punti.
Negli scorsi anni, complici le grandi cavalcate europee e le difficoltà delle rose allenate da Mourinho e De Rossi, la Roma non è mai andata sopra i 22 punti nelle ultime 12 di campionato partendo però da classifiche migliori rispetto a quella attuale: 19 lo scorso anno, 16 l’anno di Budapest, 22 nella stagione di Tirana.
Paulo, Nico e forse anche Mati. Tralasciando per un attimo Paredes, da trequarti in su Roma-Como sarà anche una splendida e affascinante sfida tra tre calciatori argentini, che virtualmente, potrebbero spartirsi uno o due slot nelle prossime convocazioni di Scaloni.
Perchè Dybala è tornato ad altissimi livelli e in cuor suo punta a tornare tra i convocati dell’albiceleste nella prossima sosta di marzo; Soulè, che ad inizio stagione era presente nelle scelte di Scaloni poi complice il suo graduale accantonamento non è stato più considerato e ora potrebbe tornare in lista; Nico Paz (6 gol e 5 assist in A) la Nazionale maggiore l’ha assaggiata a ottobre e lo staff del CT lo segue con grandissimo interesse.
Tre giocatori che fanno del talento, dell’estro e della giocata ad effetto (ma anche utile alla causa) il marchio di fabbrica principale. Tre calciatori che potrebbero ritrovarsi tutti titolari contemporaneamente nel confronto di domenica all’Olimpico.
Sul fronte Como infatti Fabregas starebbe pensando di confermare lo schieramento che ha permesso alla squadra lombarda di superare lo scoglio Napoli. Nico Paz falso nove, con Diao e Strefezza ai suoi lati. Un 4-2-3-1 tendente al 4-3-3, con Caqueret – grande colpo di gennaio dal Lione – pronto ad inserirsi centralmente e a supportare le punte.
Ranieri probabilmente non rinuncerà a Shomurodov – con Dovbyk di rientro tra i convocati ma di partenza in panchina – ma attenzione alle sorprese. Perchè lo stato di forma di Soulè potrebbe spingere il tecnico giallorosso ad una mossa strategica interessante: Dybala riferimento offensivo, con l’altro giovane argentino e uno tra El Shaarawy e Saelemaekers a supporto. Un tridente leggero che potrebbe togliere riferimenti alla difesa del Como, non eccezionale sul piano della velocità.
Pensieri, prove tattiche e possibili scenari, ma un dato è certo: Roma-Como sarà sfida dall’altissimo profilo tecnico, in salsa argentina.
Tra investimenti sbagliati, scelte azzeccate a basso costo o protagonisti importanti ma di una sola stagione, o quasi, la fascia sinistra della Roma negli ultimi 15 anni ha cambiato diversi padroni.
Da Ranieri (2010) a Ranieri oggi, tralasciando i terzini destri saltuariamente adattati sulla fascia sinistra (es. Santon o Torosidis), sono stati 10 i calciatori che si sono interfacciati sull’out mancino come titolari.
A cominciare da John Arne Riise che a tratti fu un dominatore nel ruolo per rendimento nel nostro campionato. L’ultimo in ordine di tempo è ovviamente l’attuale dominus della corsia mancina, Angelino.
Arrivato a gennaio 2024 per 5 milioni di euro, lo spagnolo dapprima ha convissuto sulla fascia nell’alternanza con Spinazzola, poi ha dovuto superare l’arretramento in nella difesa a tre (follia totale…) imposta da Juric, prima di tornare con Ranieri ad essere protagonista su tutta la fascia nell’attuale 3-4-2-1.
Da lì l’ex Lipsia è letteralmente esploso. Praticamente sempre presente da inizio stagione in tutte le partite, tranne un paio in cui ha osservato un doveroso riposo, contro il Monza lunedì ha siglato la sua terza rete stagionale (con 6 assist all’attivo).
Sul piano realizzativo Angelino ha dimostrato non solo di aver aggiustato la mira, ma di arrivare con notevole frequenza al tiro in queste ultime settimane. Merito sicuramente anche di una strategia tattica imposta spesso e volentieri da Ranieri, con la ricerca costante dell’ampiezza sia sul lato dello spagnolo, sia su quello di Saelemaekers (al top in termini realizzativi non a caso come Angelino).
Guardando indietro nel tempo solo due calciatori dei 10 terzini sinistri sopra citati negli ultimi 15 anni giallorossi hanno fatto meglio di Angelino, in una singola stagione, sotto porta: Riise con 8 reti nel primo anno di Ranieri (2009-2010) e Kolarov a segno 9 volte nel 2018 e 7 l’anno successivo (*il serbo tirava però punizioni come il norvegese, oltre a diversi rigori).
Foto Fraioli
Al pari di Angelino, c’è Lucas Digne nel 2015 con 3 reti, poi al di sotto dell’iberico, c’è Spinazzola – mai stato prolifico nella sua carriera con un massimo di 2 reti in un unico anno in giallorosso – oltre a Holebas, Palmieri e Balzaretti a quota 1. Inutile citare le meteore Cole e Josè Angel.
Dennis Wise, quando nel 2022 presentò in conferenza stampa il colpo Fabregas (allora al tramonto della carriera di calciatore) chiarì subito le particolari condizioni che avevano spinto lo spagnolo a scegliere a sorpresa Como (ma neanche tanto…): “Tengo a precisare una cosa per far sì che sia tutto chiaro. Cesc avrà un interesse maggiore in questa società, farà parte della società per più tempo, non avrà solo il contratto da giocatore per i prossimi due anni. Diventerà azionista della società. Ha voluto entrare nella società, è venuto qui anche per questo. Sarà qui più a lungo del previsto. Credo sia molto importante, voleva entrare a far parte della società per le nostre ambizioni”.
Oggi Fabregas è anche divenuto allenatore – oltre ad essere socio del club – a Como e sta svolgendo un lavoro egregio. Subentrato di fatto da giovane apprendista, ha portato la squadra in A e adesso sta lottando per salvarla a distanza di oltre 20 anni dall’ultima apparizione nel grande calcio nostrano.
Alle spalle lo spagnolo ha una struttura dirigenziale e soprattutto una forza economica di fatto sterminata. Non giocando le coppe, per ora, l’occhio dell’UEFA è meno rigido e sicuramente per quanto investito finora, il Como aspira a diventare una realtà molto importante in Serie A.
Se dovesse arrivare la salvezza (lotta serrata ma le possibilità sono concrete), il prossimo anno il Como proverà a costruire una squadra ancor più competitiva per puntare alla zona europea. Parallelamente è stato avviato il progetto di ristrutturazione dello stadio Senigaglia, situato in una dei luoghi forse più iconici e lussuosi d’Italia, a ridosso del lago di Como, meta di imprenditori, uomini d’affari e grandi personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo internazionale.
Per questo Cesc Fabregas – che ha incassato i complimenti pubblici di Ranieri – al 99.9% rimarrà ancora al Como: c’è un percorso di crescita professionale e personale che lo spinge a proseguire il suo lavoro sulla panchina della formazione lombarda, con l’ambizione solo in futuro di fare un salto in avanti tra top team italiani e soprattutto esteri; c’è anche un interesse economico diretto, essendo socio e quindi azionista del club perchè dovrebbe abbandonare una società a cui appartiene doppiamente?
Nel frattempo, come Ranieri, prepara la sfida di ritorno all’Olimpico. All’andata fece uno scherzetto nel finale alla formazione giallorossa con un 2-0 meritato per le strategie, non per le occasioni reali da gol costruite perchè tra primo tempo e inizio ripresa la Roma avrebbe meritato il vantaggio. Quella è l’ultima sconfitta in ordine di tempo dei capitolini in campionato.
Troverà una Roma diversa, più compatta, più solida, con un Dybala al top della condizione. Ci sarà da divertirsi…
Mixare talento e pragmatismo non è agevole, ma è la ricetta individuata dallo chef Claudio Ranieri per far rendere al massimo Matias Soulè.
Quando è tornato a Roma, necessariamente il tecnico giallorosso ha dovuto dapprima individuare delle priorità. E in testa alla sua lista c’era il rilancio concreto di Paulo Dybala. Trasformati i fantasmi della Joya in una continuità mai vista nella capitale (e da alcuni anni precedenti anche in bianconero), Ranieri si è dedicato al lavoro specifico su alcuni giovani che sono e saranno investimenti fondamentali anche per il futuro.
“Matias ha qualche mese di svantaggio rispetto a Baldanzi in termini di ambientamento qui a Roma, deve capire come si gioca al ritmo della Roma che è una maglia diversa rispetto a quella del Frosinone”. Poi successivamente un’indicazione chiara: “Io amo i calciatori pratici, Soulè ha grandissime qualità ma deve toccare meno la palla e fare le scelte giuste”.
Il gol di Parma è tutto repertorio del talento argentino: un calcio piazzato magistrale che ha regalato tre punti preziosi ai giallorossi. Le prestazioni contro Napoli, lo stesso club ducale e Monza, sono invece la continuità in termini di addestramento e di crescita. Quando riceve palla oggi Mati, rispetto ad alcune settimane fa non si perde in tanti fronzoli: si gira, punta e salta l’avversario o gioca a due tocchi quando capisce che non può eccedere in dribbling di troppo.
Poi in area di rigore torna la vena funambolica, come è giusto che sia. Il doppio gioco di gambe sul terzino di Monza, consente a Shomurodov di trovare lo spazio giusto per poi battere a rete.
1 assist nella gara di ieri come detto, 6 passaggi chiave, 2 grandi occasioni create, 93% di passaggi riusciti, 5 cross su 7 andati a segno, 2 lanci profondi su 3 riusciti, 4 duelli vinti, 2 intercetti. Numeri che esprimono pienezza, laddove prima c’era spesso vacuità.
Talento e pragmatismo dunque, ma soprattutto comprensione dei diversi momenti della partita. La Roma ha scommesso forte sull’argentino ed è convinta che possa essere un titolarissimo del futuro. Oggi però la mission di Ranieri è quasi raggiunta: rendere Soulè un fattore decisivo e un’arma in più da sfruttare in questo rush finale. Nel frattempo Mati è stato bravo a scacciare pian piano lo spauracchio di Iturbe, che aleggiava sulle sue spalle dopo una prima parte di stagione particolarmente incolore. E già questo, in una città che non risparmia critiche a nessuno, è un ottimo risultato…