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Roma, Lukaku e l’urlo che scaccia gli spettri

Ha fatto sogghignare anche Ryan Friedkin, passato in quattro giri d’orologio dal senso di un fallimento al massimo della goduria. Sarebbe stato uno dei peggiori in campo, se non avesse arpionato quel passaggio un po’ morbido di Dybala e usato la mole per spazzare via il malcapitato Touba e disegnare la parabola della vittoria.

Come scrive il Corriere dello Sport, in un tiro, in una giocata, in un urlo, Romelu Lukaku si è messo alle spalle una delle settimane più antipatiche della carriera. E che sia passato dai fischietti di San Siro all’abbraccio della sua gente, sotto alla Curva Sud e senza la maglia gettata chissà dove, sa tanto di liberazione. I grandi centravanti, i campionissimi, sono quelli che un allenatore non toglie mai dal gioco perché anche nella partita più negativa possono estrarre dal repertorio un pezzo di bravura. Questione di esperienza, di profumi. (…)

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Roma, la gioia di Mourinho: “Partita pazza e che cuore. In carriera mai visto un tifo così”

La sua Roma non molla mai. Questa è la squadra di José Mourinho, questo è lo spirito dello Special One che non si dà mai per vinto e anche negli ultimi minuti della partita ha sempre incitato i suoi convinto di poterla ribaltare. Lo ha fatto con il carattere, ma anche con i cambi: Zalewski assist, e gol di Azmoun per il pari. Poi la LuPa per la vittoria.

Come scrive il Corriere dello Sport, non ci accorgiamo adesso che il portoghese sia riuscito a trasmettere tutta la sua mentalità ai suoi, e non è la prima volta che la Roma riesce a trovare il gol negli ultimi minuti di gara. Quelli di Azmoun e Lukaku sono rispettivamente l’ottavo e il nono gol arrivato in questo campionato negli ultimi dieci minuti di gara (più recupero). Ecco, un dato del genere non può essere casuale: “È stata una gara di cuore, mentalità e connessione con il tifo – ha detto il tecnico a fine partita –. Ne ho allenate di squadre e non ho mai visto un tifo così. La squadra poi si è sbilanciata tanto, avevamo troppi attaccanti. Loro potevano fare il secondo gol. È stata una partita pazza e che alla fine abbiamo vinto. Dispiace per Falcone che è un grande romanista ma contro la Roma para davvero tutto, gliel’ho detto nello spogliatoio». E il portiere a fine partita ha ringraziato il tecnico: «Mi ha fatto tanto piacere ricevere queste parole di stima”.

Tanti elogi del tecnico per l’Olimpico che ha sostenuto la Roma fino all’ultimo. La stessa bolgia che si aspetta (seppur con una porzione minore di stadio) nel derby della prossima settimana. E la Roma lo giocherà stando sopra in classifica: “Non è normale che nello stesso weekend le big abbiano perso punti. Ne abbiamo parlato nello spogliatoio, non potevamo sprecare questa occasione. Tre punti importanti perché siamo più vicini a queste squadre”. Roma più vicina alla parte alta della classifica e a soli quattro punti dal quarto posto. Che vuol dire Champions. (…)

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Mourinho sfida il palazzo. José punge anche la Roma: “Nessuno si lamenta, parlo solo io e non dovrei”

Non è stata una conferenza: è stato un crescendo di punture, un climax di strali. José Mourinho ha utilizzato la vigilia di Roma-Lecce, la partita in cui sarà riammesso in panchina, per ripartire all’attacco. Primo bersaglio, ancorché ultimo in ordine cronologico, è Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, che aveva reagito alle lamentele sul calendario accusandolo di cercare alibi per la sconfitta contro l’Inter.

Ecco le fiammate di Mourinho: “Nel calcio si cercano alibi dopo, quando si è perso. Io invece dicevo già prima che il calendario fosse penalizzante per la Roma. Purtroppo c’è gente che è arrivata nel calcio con il paracadute, con un bell’abito e una cravatta elegante, che è stata scelta per lo status o per la posizione politica senza avere alcuna esperienza del nostro mondo. Loro certe dinamiche non le conoscono o se le conoscono, peggio, fanno finta di non saperle. Ci sarà un motivo se all’Olimpico i tifosi della Roma, che non sono stupidi, fischiano sempre l’inno della Lega. Certe persone devono essere rispettate, ovviamente, ma le loro parole non meritano un commento: è come se io parlassi di fisica nucleare o di produzione cinematografica…”.

Come scrive il Corriere dello Sport, quest’ultimo riferimento è sembrato una frecciata ai Friedkin, ai quali ha riservato un capitolo ben delineato dell’analisi: “Il nostro club non tira fuori queste cose, non ne parla neanche a livello istituzionale, quindi sono sempre io a tirarle fuori anche se non dovrei”. L’abisso tra proprietà e allenatore è dunque ai massimi storici: già dopo la finale di Budapest, persa tra le polemiche con l’arbitro Taylor, Mourinho aveva chiesto una figura dirigenziale che potesse sostenere la linea politica della società. Non gli è stata concessa. Il rapporto insomma resta sul filo. (…)

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Infermeria

Smalling, il rientro è sempre più lontano

La situazione di Smalling si complica sempre di più. Come riferisce il Messaggero, l’inglese ieri si è recato alla clinica Villa Stuart dove è si è sottoposto a una risonanza magnetica per la condropatia al tendine rotuleo.

Il difensore quattro giorni fa è stato visitato a Londra dal chirurgo Andy Williams che ha consigliato di continuare l’attuale terapia per il recupero e non sottoporsi a intervento chirurgico.

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NEWS

Nel 29′ la prima storica partita, oggi Campo Testaccio è stato ripulito – FOTO

Tra il degrado, i rifiuti e le sterpaglie c’è un cuore che continua a battere dentro Campo Testaccio, l’ex glorioso stadio della Roma. Ed è quello del Roma Club Testaccio che è pronto a ridare la luce allo storico impianto dell’omonimo quartiere, simbolo dei tifosi romanisti e casa del club per tutti gli anni ’30.

Oggi alle ore 10 infatti il Roma Club, in collaborazione con la società giallorossa, opererà una pulizia del campo che “c’ha tanta gloria” ma che da troppo tempo è in stato di abbandono.

Come scrive La Repubblica, poi dalle ore 16, presso la Chiesa Santa Maria Liberatrice, ci sarà un torneo di calcio aperto a tutti i bambini che potranno divertirsi con la partecipazione della mascotte Romolo. Un’iniziativa di quartiere a cui la Roma ha risposto presente, in attesa che il nuovo progetto di riqualificazione venga presentato.

Attualmente c’è un tavolo aperto, da oltre un anno, tra il concessionario (l’Asd Testaccio 1968) e il Comune di Roma che oggi interverrà pubblicamente insieme al Municipio I e l’AS Roma per spiegare il futuro di Campo Testaccio.

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Rassegna stampa

Mou e Tiago alla porta. È l’ora delle scelte

Silenzio, non parla Friedkin. Calma piatta a Trigoria sul fronte rinnovi a otto mesi dalla scadenza dei contratti dell’allenatore e del general manager della Roma. José Mourinho e Tiago Pinto, almeno per quanto filtra ad oggi, non conoscono il proprio futuro e l’incertezza si riflette anche nella pianificazione più immediata. Un tema, questo, emerso già ad inizio stagione quando suonava quantomeno inusuale iniziare il campionato con le due figure più importanti dell’area sportiva con la clessidra girata.

Come scrive il Tempo, per ovvie ragioni la posizione di Mourinho risulta mediaticamente più ingombrante, e il tecnico lascia intendere più o meno velatamente che entro l’inizio dell’anno si aspetta una presa di posizione dalla proprietà e che lui sarebbe disposto a discutere sul proprio futuro nella Capitale. Ma da Mr. Dan nessuno spiraglio.

Anche la posizione di Pinto resta quantomeno ambigua, e pur avendo meno risalto nelle chiacchiere quotidiane sulla Roma, il suo destino è cruciale anche per quello della squadra. C’è un mercato di gennaio da fare, seppur con risorse limitatissime, dei contratti di calciatori in scadenza (Spinazzola e Rui Patricio, non certo due figure di contorno) e una pianificazione che i grandi club iniziano già a stagione in corso.

L’aria di confusione e incertezza che c’è attorno a Trigoria emerge anche all’esterno, con il disorientamento delle controparti protagoniste delle dinamiche di mercato. Chi prende le decisioni a Trigoria? Ci sarà Pinto o Mourinho il prossimo anno? O addirittura entrambi? Questa ultima ipotesi sembra molto complicata, non tanto per i rapporti tra i due protagonisti che almeno nella narrazione degli stessi sono ottimi. Quanto più per un’evidente (siamo al terzo anno) distanza di vedute e di strategie.

Resta il fatto che non esiste una contrapposizione e che non è interesse né dell’allenatore né del direttore di chiedere l’uno la testa dell’altro. Ma una risposta, che può prevedere anche una doppia conferma, deve necessariamente arrivare dalla proprietà. Per la salute del club, per la stabilità del progetto e per la credibilità nei confronti di possibili obiettivi di mercato ma anche nei confronti dei calciatori che oggi vestono giallorosso. Una chiarezza invocata e tipica della gestione “italiana” delle società calcistiche, ma probabilmente poco affine (come abbiamo imparato a conoscere in questi tre anni abbondanti) dei Friedkin. Non per mancata trasparenza, ma più per un modus operandi che crede fermamente nel rispetto dei contratti e pretende libertà di scelta nei tempi e modi ritenuti opportuni. (…)

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Calciomercato

Abraham piace ancora in Premier: l’addio in estate può aiutare i conti

Le variabili al momento sono infinite. Un paio di cose, però, paiono certe. La prima è che Tammy Abraham tornerà a giocare nel 2024 (anche se non ai primi dell’anno, bensì più avanti), la seconda è che non vorrà fare da comprimario a lungo a Lukaku e mettersi in concorrenza con Belotti e Azmoun, solo per evocare i nomi dei centravanti a disposizione della Roma.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, per questo da giorni si comincia a sussurrare di un ritorno estivo di Abraham in Premier, cosa per lui gradita, visto che a 26 anni – e dopo un grave infortunio al ginocchio – avrà bisogno di un rilancio.

Senza quel ko l’Everton sembrava a un passo dall’acquisto, ma la fiamma forse non si è ancora spenta. Non sappiamo se ora potrebbe essere ceduto per quei 40 milioni che chiedeva la Roma, ma di sicuro aiuterà a fare cassa.

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APPROFONDIMENTI

Una Roma piccola con le grandi: solo 3 vittorie su 23 nell’era Mourinho

Recuperare i sette punti persi con Salernitana (2-2), Verona (2-1) e Genoa (4-1), significa dare qualcosa in più quando di fronte a Mourinho si presenteranno Juve, Lazio, Napoli e Milan e Inter nelle due gare di ritorno.

Da quando lo Special One siede sulla panchina della Roma, però, negli scontri diretti con questi cinque club ha totalizzato solo 3 vittorie: contro l’Inter un anno fa grazie a Smalling, con la Juve il 5 marzo scorso e con la Lazio. Un andamento che ricorda quello di Paulo Fonseca, con la differenza che l’ex tecnico non ha raggiunto due finali europee in due anni.

Il prossimo banco di prova sarà con la Lazio il 12 novembre. Se la Roma perderà anche in quella occasione, allora le possibilità di centrare il quarto posto a fine stagione si assottiglieranno sempre di più. Perché, salvo debacle inaspettate, le prime tre posizioni in classifica sembrano riservate a Inter, Juventus e Milan, mentre per la quarta lotteranno Napoli, Lazio, Roma e Atalanta.

Come scrive il Messaggero, potrebbe rientrarci anche la Fiorentina che attualmente è sesta a due punti dal quarto posto. Tre vittorie su tre scaccerebbero la crisi e darebbero gioia a un ambiente stanco di essere la vittima sacrificale delle squadre di alta classifica.

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Rassegna stampa

Gli affari di Pinto non hanno avvicinato la Champions League

Fatta eccezione per Lukaku, quali degli arrivi sarebbero stati titolari un anno fa nella Roma? Il malandato Sanches può insidiare Cristante? Kristensen è più forte di Karsdorp? Ndicka meglio di Ibanez? Paredes più efficace di Matic? Aouar più utile di Pellegrini?

E Azmoun supera Belotti? Per ora la risposta la dà la classifica: 8 punti in meno e, col derby alle porte, la Lazio davanti, nonostante abbia ricavi e stipendi più bassi.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, le scelte di Tiago Pinto finora sono deludenti e, ricordando le spese per Shomurodov e Vina ancora di proprietà, alcune fallimentari. Certo, in estate ha sì acquistato il solo Paredes (gli altri sono svincolati o in prestito), ma per averli ha alzato gli ingaggi, e senza successo. Eppure i Friedkin hanno dato un mandato chiaro: giocare la prossima Champions.

Solo per questo è stato fatto l’investimento Lukaku che, per un solo anno, viene a costare quasi 20 milioni tutto compreso. Non dubitiamo che Pinto stia a cuore ai vertici, ma a Trigoria si dice che, se Dybala e Lukaku hanno scelto la Roma, è anche per l’appeal che ha l’essere allenati da Mourinho. Meriti e demeriti del portoghese sono senz’altro Special, ma qualora un giorno ascrivesse a sé gli onori di avere la Joya e Big Rom – e a Pinto gli oneri di aver preso tutti gli altri – sarà difficile che i romanisti possano dargli torto.

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Interviste

Totti: “Vorrei tornare alla Roma con Mourinho. Spalletti? Grande legame tra noi”

Francesco Totti ha parlato ai microfoni de il Corriere della Sera. Una lunga intervista nel corso della quale ha riparlato del passato in giallorosso ma anche del suo futuro.

Ecco un estratto delle sue parole che vanno a lambire anche personaggi importanti come Mourinho e Spalletti:

Oggi vedi un numero dieci nel calcio mondiale?

«No, non esiste più. Si è estinto, quel ruolo. E infatti non trovo una squadra che mi entusiasmi. Ma ti ricordi il Real Madrid, il Barcellona, il Liverpool, l’Inter del triplete…».

Quali sono le doti che deve avere?

«Tecnica, ovviamente. Ma soprattutto la velocità di testa. Se tu capisci le cose prima degli altri, se vedi i movimenti dei compagni di squadra, se tocchi la palla una volta meno del necessario, tu hai già fatto il tuo, da numero dieci. Direi che questa è la caratteristica: vedere prima e fare prima. Io ero fortunato perché avevo Perrotta, Delvecchio, Di Francesco che sapevano e capivano come giocavo io e, a loro volta, sapevano dove avrei messo la palla. Lo sapevano prima, anche loro. Se uno ha talento, cioè anticipa il normale, tutta la squadra gira più veloce».

Chi era il più forte che hai incontrato?

«Per me, sentimentalmente, era Giannini. Mi piaceva perché era il capitano della Roma, era il mio type=’text/javascript’ idolo, giocava davanti alla difesa e sapeva guidare tutta la squadra. Volevo diventare come lui, da bambino. Tra quelli con cui ho giocato direi Zidane. Era completo, aveva tutto. Tutti forti, ma ognuno diverso. Prendi me e Del Piero. Uguali e opposti. Lui più veloce nel dribbling, calciava a giro. Io mettevo le palle di prima, senza pensarci, d’istinto. Ognuno aveva la sua dote che lo ha reso, anche nella memoria dei tifosi, unico. Unico perché irripetibile»

Con quali allenatori ti sei trovato meglio?

«Per primo Mazzone, che ricordo con grande affetto. Poi Zeman e il primo Spalletti. Lo devo dire. È la verità».

Spalletti. Ha dimostrato, di nuovo, di essere un grande allenatore. Vuoi dire qualcosa che chiuda la polemica tra voi?

«Se lo incontrassi lo saluterei con affetto, mi farebbe piacere. Credo che tra noi ci sia un profondo legame. Anche perché quello che abbiamo passato insieme, quando arrivò da Udine, è per me, nella mia vita, qualcosa di irripetibile. Sia in campo che nel quotidiano. Io uscivo una o due volte a settimana con lui a cena. Luciano era una persona piacevole, divertente, sincera. Nella fase finale il nostro rapporto è stato condizionato dall’esterno, specie dai dirigenti o consulenti della società, e non ci siamo più capiti. Anche io ho fatto degli errori, ci mancherebbe. Credo che tutti e due, se tornassimo indietro, non entreremmo più in conflitto»

Del calcio cosa ti manca?

«Tutto. Il ritiro, lo spogliatoio, la maglietta, la sala massaggi. Cavolate? No, erano la mia vita. Mi manca il bar e il caffè con i compagni di squadra, il viaggio in pullman da Trigoria allo stadio. Mi manca la routine che ha fatto la mia vita per decenni. Quando è finita le giornate si sono svuotate. Dopo mi sono sentito solo. Ma ci sta. Finiva una cosa che mi piaceva, che era la mia vita. Io però non pensavo che mi facesse così male smettere quella vita programmata, quella passione che nella mia mente avrei potuto continuare a vivere. Non ho accettato il distacco dal calcio».

E il modo in cui la Roma ti ha trattato?

«Io ho passato trent’anni nella Roma. Ho portato rispetto a tutti, rinunciato ad altri ingaggi senza farlo pesare. Ho detto no al Real e altri perché volevo quella maglia, solo quella maglia giallorossa che è stampata dentro di me. Il modo in cui è finita la mia storia con La Roma, sì, mi è dispiaciuto. La verità è che quando nel calcio non servi più non c’è più rispetto. Se Maldini, Del Piero, Baggio, io siamo fuori dal calcio significherà qualcosa, no?»

Mourinho ha detto che ti avrebbe voluto nella Roma. Ti piacerebbe?

«Certo che, con un ruolo definito, mi piacerebbe, per le ragioni che ho detto prima. E mi piacerebbe con Mourinho, è il numero uno, lo stimo molto. Mi dispiace non essere stato allenato da lui, nella mia carriera. Ma non voglio tornarci su. Non voglio chiedere. Alla Roma sanno che se hanno bisogno di me, per cose serie, mi fa piacere dare una mano. Altrimenti, amici come prima»

Cosa è stata per te la maglietta giallorossa?

«Tutto. Passione, amore, paura, divertimento, emozione. Era il mio sogno da bambino. La mia vita è stata fortunata. Devo solo onorarla e ringraziarla. Ci ho messo del mio. Ma non sempre basta».

Se tu incontrassi te stesso bambino, c’è un errore che gli diresti di non fare?

«No, gli errori servono. Ti fanno crescere, ti aiutano a non farli più. Io mi rimprovero lo sputo a Poulsen che, nonostante le immagini televisive, per me non è successo. Non posso immaginare di avere sputato a una persona, è la cosa più assurda e più lontana dal mio modo di intendere il calcio e la vita».

Ti ricordi una gigantesca litigata nello spogliatoio?

«Una volta un litigio tra Panucci e Spalletti. Due tipi che prendono fuoco facilmente. Cominciano a discutere nel campo, poi appena finita la partita tutti a correre per evitare che si menino. Si sono affrontati nello spogliatoio e per separarli si è messo in mezzo Bruno Conti, che è piccolo piccolo. A Bruno, nel trambusto, è andata di traverso una crostatina che stava mangiando. Manca poco muore».

Cosa speri per il tuo futuro?

«Il mio sogno è di realizzare un altro sogno. Prima ne avevo uno, e sono riuscito a trasformarlo in realtà. Vorrei averne un altro, lo sto cercando. Ora vorrei solo vivere la vita con più serenità e tranquillità, dopo tutti i problemi che ci sono stati».