Contro il Milan ha stretto i denti nonostante sentitissimo dolore, adesso LorenzoPellegrini si prenderà qualche giorno di riposo saltando la partita contro il Bodo. Già durante il riscaldamento pre match di ieri sera il capitano giallorosso aveva avvertito dolore al ginocchio sinistro, visibilmente fasciato e sul quale più volte lo staff medico aveva utilizzato il ghiaccio spray. Pellegrini aveva però stretto i denti per esserci nel big match contro la squadra di Pioli, sacrificandosi e giocando sentendo dolore.
Adesso, riporta il corriere dello sport.it, inevitabilmente dovrà riposarsi un po’ per far passare l’infiammazione al ginocchio sinistro. Giovedì sera il trequartista non sarà convocato per il match di Conference League contro il Bodo: l’obiettivo della Roma è di riaverlo a disposizione per la gara di domenica prossima contro il Venezia.
Volare basso, lontano dalla luce dei riflettori. Oggi più che mai. Ma Felix Afena Gyan da ieri sera può realmente credere nel suo sogno. A poco più di 18 anni – il secondo calciatore più giovane ad esordire quest’anno in A – l’attaccante ghanese ieri sera è subentrato a sorpresa nel secondo tempo contro il Cagliari. L’intuizione è di Josè Mourinho, che invece di provare a rilanciare Shomurodov, scegliere Felix al fianco di Abraham per dare maggiore imprevedibilità alla manovra offensiva giallorossa.
Pochi minuti e il ‘Gatto‘ – come lo chiamano in parecchi dentro Trigoria – ha l’occasione della vita per lasciare la sua prima zampata tra i professionisti, ma un difensore sardo si immola deviando di pochi centimetri in corner. La vittoria giallorossa arriva grazie alle reti di Ibanez e Pellegrini, ma non c’è dubbio che la vivacità e la sfrontatezza di Felix hanno certamente contribuito a strappare i tre punti su un campo storicamente ostico per la Roma.
La storia dell’attaccante ghanese parte ovviamente da lontano, a migliaia di km dalla capitale. Classe 2003, Felix ha raccontato ai microfoni della BBC di essersi innamorato della Roma la sera della clamorosa remuntada sul Barcellona. Cresciuto in Ghana tra mille difficoltà, con la madre che cercava di farlo studiare e contemporaneamente fargli coltivare la passione per il calcio, è stato notato da Oliver Arthur, l’agente che ha poi gestito il trasferimento verso Trigoria ed è stato indirizzato all’EurAfrica Academy.
A gennaio 2021 il duo Lo Schiavo-De Sanctis conduce in porto l’operazione, con qualche settimana di attesa per tutte le pratiche burocratiche visto lo status da extracomunitario. Un calciatore di cui non si rintracciava su google neanche una foto ufficiale, sintomo ulteriore – viste le qualità – della bravura degli scout giallorossi. Lo scorso anno esordì con gol nell’Under18, dimostrando di essere già di un livello superiore tanto che Alberto De Rossi lo aggrega quasi subito alla Primavera e anche lì riesce a colpire 4 volte, anche su campi prestigiosi come quello dell’Atalanta. Struttura fisica imponente, potenza esplosiva e un certo fiuto del gol, sono qualità evidenti sin dai primi passi all’interno di Trigoria. In questa stagione sta confermando di essere potenzialmente una scommessa vincente: 6 reti in 5 partite con la Primavera.
Al termine della sfida di ieri, Josè Mourinho ha postato sul suo account Instagram un simpatico messaggio social, nel quale ha consacrato Afena Gyan: “Abbiamo anche un bambino in più da stasera“. Il commento dello Special One. Inevitabili i ringraziamenti del giovane attaccante giallorosso, che continuerà a fare la spola tra Primavera e prima squadra, sempre a fari spenti e pronto a dare una mano ai più grandi, quando servirà.
Zaniolo e il gol, un appuntamento che manca in campionato addirittura dal 22 luglio del 2020, quando a Ferrara il trequartista giallorosso si inventò dal nulla una percussione centrale travolgente, conclusa con un sinistro potente sotto la traversa.
Sono trascorsi 15 mesi dall’ultimo sigillo in campionato, ma in mezzo il lungo stop di un anno a causa del secondo infortunio al ginocchio accusato a settembre 2020. In Conference League, all’Olimpico e sotto la Curva Sud, Zaniolo ha siglato uno splendido gol nel preliminare contro il Trabzonspor, riuscendo a spezzare in assoluto l’incantesimo, ma in campionato è ancora a secco.
Due legni, uno colpito nel derby, un rigore procurato e un assist, soprattutto tanta sfortuna per Zaniolo che in Serie A, dopo Maggiore dello Spezia che non ha ancora trovato il primo sigillo stagionale nonostante le 13 conclusioni tentate, è il calciatore che ha tirato più volte senza trovare la rete. La sfida di domenica lega Zaniolo a due episodi importanti della sua carriera nella capitale: il primo infortunio grave accusato all’Olimpico proprio contro i bianconeri ma anche il ritorno allo Stadium con una percussione straordinaria che produsse il tris di Perotti nell’unica vittoria giallorossa conquistata nel nuovo impianto juventino. La speranza di Mourinho e dei tifosi giallorossi è che il 22 abbia tenuto in serbo proprio per il big match contro la Juve la prima gioia stagionale.
FOCUS RS – Una sfida tra titani della panchina, un match tra due straordinari allenatori che hanno scritto già grandi pagine di storia nel calcio europeo. Juventus-Roma sarà anche questo, un duello a distanza – di pochi metri – tra Massimiliano Allegri e Josè Mourinho.
Sabato i due tecnici interverranno in conferenza stampa alla vigilia del match e soprattutto nel caso dello Special One, a prevalere sarà quasi certamente la pretattica. Il 4-4-2 dei bianconeri contro il 4-2-3-1 dei giallorossi, entrambi alla ricerca dei giusti equilibri soprattutto difensivi. La Roma rispetto alla Juve ha segnato di più (16 reti a 11) e incassato meno (8 a 10), così come sono 4 le lunghezze che favoriscono in classifica gli uomini di Mou rispetto a quelli di Max. Numeri tendenzialmente antistorici, perchè negli ultimi 10 anni mai la Roma era salita a Torino con questo distacco favorevole, tranne nella scorsa stagione quando la banda Fonseca si presentò allo Stadium con un punto di vantaggio.
La bacheca dei due allenatori è stracolma di titoli: 38 complessivi, 25 per il portoghese, 13 per il livornese, il 72% dei titoli complessivi vinti da tutti gli allenatori attualmente occupati in Serie A. Mourinho ha incontrato 7 volte la Juventus in carriera sulle panchine di Inter e Manchester United, dal 2008 al 2018, 4 vittorie, 2 sconfitte e 1 pareggio. L’ultimo incrocio proprio allo Stadium con la divisa dei Red Devils, quando Mou mostrò le orecchie in segno polemico al termine del match a seguito di ’90 minuti di insulti subiti’ (dichiarò ex post).
Proprio nella doppia sfida tra Manchester United e Juventus, Mou sfidò Allegri raccogliendo una sconfitta all’andata e la suddetta vittoria al ritorno. In assoluto tra questi due tecnici sono 8 i precedenti, con uno score favorevole all’allenatore giallorosso: 4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte. Per Allegri invece quella di domenica sera sarà la 21° sfida contro i giallorossi, con 7 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte nei match contro la Roma, che ha vinto l’ultimo incrocio in ordine di tempo (2-0 all’Olimpico). Numeri e statistiche pronte ad essere aggiornate già tra tre giorni.
11.3.2021 Europa League : Roma vs Shakhtar Donetsk Nella foto: Kumbulla
(Foto Gino Mancini)
FOCUS RS – La sosta per le Nazionali regala spesso alla Roma sgradite sorprese – ultima quella di Abraham, in dubbio per il match contro la Juve – ma in alcuni casi può anche stimolare o rilanciare calciatori che giocano meno. E’ lo ‘strano’ caso di Marash Kumbulla: titolarissimo con l’Albania, quarto difensore in casa giallorossa. L’infortunio di Smalling e i sette incontri in 20 giorni che vedranno la Roma protagonista da domenica sera fino alla prossima sosta, spingerà obbligatoriamente Mourinho a ricoinvolgere l’ex Hellas nelle rotazioni della coppia difensiva.
Il centrale albanese finora ha maturato 3 presenze con la Roma (due in Conference League) con appena 103 minuti disputati. Positivo però per il tecnico lusitano l’impiego del ragazzo con la nazionale albanese: per Eddy Reja infatti Kumbulla è un titolare inamovibile. Cinque gare da titolare da inizio stagione, comprese le due ottime prestazioni contro Ungheria e Polonia. Nonostante l’assenza di Djimsiti, il difensore giallorosso ha guidato la linea albanese con autorevolezza, producendosi in statistiche decisamente confortanti per Mourinho: 87% di passaggi riusciti, 17 palloni recuperati, 24 duelli (di cui l’83% vinti), 11 duelli aerei (di cui 81,5% vinti), 20 palloni intercettati e 12 palle contese vinte.
Non a Torino contro i bianconeri, ma necessariamente Mourinho dovrà concedere a Kumbulla un maggior minutaggio, con la speranza di plasmare un centrale difensivo pagato dalla Roma circa 20 milioni (al netto dei due giovani della Primavera e Cetin ceduti al Verona un anno fa).
2.5.2021 Sampdoria vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Dan Ryan Friedkin
(Foto Gino Mancini)
FOCUS RS – Un anno doveva essere e un anno è stato. Guido Fienga ha concluso ieri il suo mandato nel ruolo di amministratore delegato della Roma. Una notizia che era nell’aria da diversi giorni, complice l’indicazione temporale che i Friedkin avevano manifestato al diretto interessato sin dal loro insediamento. Fienga doveva essere un traghettatore e tale è stato fino a ieri. L’ultimo dirigente – in ruoli apicali – legato alla vecchia gestione è stato sostituito da un manager di grande respiro internazionale, Pietro Berardi, che almeno nelle intenzioni dei Friedkin, amplificherà il percorso di crescita del brand Roma a livello mondiale. La scelta nasce dalla necessità di dotarsi di una figura che rappresenti appieno la filosofia della nuova proprietà. Fienga ha avuto l’indubbio merito di accompagnare il club nella fase più delicata della sua storia recente, tenendo uniti i fili quasi spezzati della trattativa tra Pallotta e i texani, quando tutto o quasi sembrava definitivamente sfumato. In mezzo una pandemia che acuito le difficoltà economiche del club. Ma facciamo un passo indietro.
Nella foto: Guido Fienga
(Foto Gino Mancini)
I texani sono sbarcati nella capitale ufficialmente nell’agosto 2020 e hanno scelto un approccio silenzioso e riflessivo. Hanno trascorso diverse settimane ad analizzare la Roma, comprenderne meglio i meccanismi interni, probabilmente scrutarne le reali criticità, non solo finanziarie. Mesi per rivoluzionare la Roma, alimentando il vento del cambiamento. ‘The wind of change‘, cantavano gli Scorpions, colonna sonora perfetta per descrivere i passi lenti ma ponderati di Dan e Ryan Friedkin nell’emisfero romanista. La navicella dei nuovi proprietari ha assestato dunque i primi colpi, delle vere e proprie picconate alla facciata di Trigoria, dopo anni di evidente deterioramento.
L’arrivo di Stefano Scalera è stato il primo in ordine di tempo: uomo della pubblica amministrazione e stimato professionista anche in ambienti politici, gli è stato affidato il compito principale di resettare e riavviare il fascicolo relativo allo stadio. Addio al progetto di Tor di Valle e un nuovo tortuoso viaggio da affrontare, questa volta con l’obbligo categorico di edificare un impianto sportivo in pochi anni. Contestualmente è arrivata la creazione del ‘Roma Department’ diretto da Francesco Pastorella, per incentivare la lodevole attività solidale che il club già da diversi anni svolge sul territorio, con l’obiettivo però anche di riavvicinare la Roma ai suoi tifosi con innumerevoli iniziative che rispecchiano la volontà della proprietà di legarsi sempre di più al tessuto sociale della città.
Successivamente è stato il turno del comparto sportivo e la scelta a sorpresa è ricaduta su Tiago Pinto. I Friedkin non hanno preferito percorrere la strada più agevole, del calcio nostrano, strettamente connessa alla logica del direttore sportivo che accentri su di sé tutti i poteri. Troppi denari sperperati negli scorsi anni, troppi personalismi. Hanno ricercato sul mercato internazionale il profilo di un professionista giovane, ma che avesse già maturato importanti esperienze in club di caratura internazionale e in grado di poter supervisionare il lavoro di tutti i collaboratori tecnici, a 360 gradi.
Da qui a cascata è subentrata anche la necessità di inserire figure credibili e di assoluto valore in alcuni ruoli apicali del settore sportivo: inutile citare l’importanza dell’ingaggio di Josè Mourinho in panchina, un manager di caratura mondiale, che ha riacceso in città la fiammella della passione sportiva, in parte sopita nell’ultimo triennio di insuccessi e delusioni.
Il settore giovanile ha accolto poi Vincenzo Vergine, come nuovo responsabile del settore giovanile, dopo oltre 20 anni di apprendistato e proficuo lavoro al fianco di Pantaleo Corvino e non solo. Parallelamente la conferma di quei soggetti che in questi anni hanno certamente contribuito a sviluppare il serbatoio giallorosso, ridisegnando però le logiche dello scouting: evitare investimenti monstre su giovani stranieri e valorizzare appieno il bacino d’utenza locale e nazionale con una mission principale: costruirsi dentro casa i campioni del futuro. Parallelamente Pinto e la proprietà si sono dedicati ad un annoso problema, che da anni attanaglia la Roma sul campo. Gli infortuni. Ad inizio anno la sinergia con la clinica svizzera Klinik Gut di St. Moritz, diretta dal Dott. Georg Ahlbäumer. Poi è stato rivoluzionato l’intero settore medico-fisioterapico e Pinto ha ricreato anche un settore scouting di livello, smantellato nelle precedenti stagioni dall’arrivo di Monchi in poi.
Non poteva mancare uno sguardo al settore della comunicazione: negli scorsi mesi la società ha annunciato di aver ingaggiato Maurizio Costanzo come advisor esterno della comunicazione. Giornalista, conduttore e autore radio-televisivo, pioniere dell’emittenza commerciale, ma soprattutto personaggio che dovrà indirizzare la Roma verso un nuovo modo di comunicare se stessa all’esterno, nell’emisfero locale ma anche in quello nazionale.
Le altre nuove figure: Lombardo (segretario generale), Van Den Doel (direttore marketing), Murgo (capo del personal) Krauss (capo della sicurezza), Vitali (responsabile ufficio legale). Infine ieri si è chiuso definitivamente il cerchio con lo sbarco – ancora virtuale sarà operativo tra qualche settimana – del nuovo CEO e direttore generale Pietro Berardi: una formazione scolastica e professionale tra Italia e Stati Uniti, poi operante nel board di multinazionali del calibro di Sheel, Nissan, Pirelli (Nord America) e Fiat Chrysler. Pacifico che la conoscenza con i Friedkin sia sorta nell’ambito del settore dell’automotive, ma le referenze di Berardi sono di assoluto livello. Non un uomo proveniente dal calcio, ma una figura che sappia abbinare managerialità e sviluppo dei progetti aziendali in linea con la filosofia dei Friedkin: rendere la Roma, in maniera stabile e duratura, un club di caratura mondiale.
26.9.2021 Lazio vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Tammy Abraham
(Foto Gino Mancini)
FOCUS RS – Il clamoroso impatto di Tammy Abraham con l’emisfero Roma si è percepito sin da quando il gigante inglese ha mosso i primi passi sul terreno dell’Olimpico. Nell’afoso pomeriggio dell’esordio in campionato, pochi minuti dopo l’ufficialità della scelta a sorpresa di Mourinho di schierarlo dall’inizio, Abraham assaggiò l’elettricità del suo pubblico, raccogliendo l’incitamento dei tifosi presenti allo stadio nel corso della canonica ricognizione sul manto erboso della squadra.
Poi una prestazione straripante, con due assist e un palo (il primo di una lunga serie sfortunata) contro la Fiorentina, ma soprattutto la sensazione che la Roma avesse centrato sul mercato un obiettivo importante. Abraham ha grande voglia di dimostrare il suo valore, di rispondere sul campo al tradimento subito al Chelsea, quando dopo l’addio di Lampard la società inglese ha deciso di accantonarlo per far spazio ai vari Werner, Havertz e Lukaku. 4 reti finora in giallorosso, spalmate equamente tra campionato e Conference League, ma anche 6 legni colpiti.
PROTEZIONE DEL PALLONE – E’ impressionante a tratti la capacità di Abraham di proteggere spalle alla porta la sfera. Non complicato certamente per un calciatore della sua stazza, ma ciò che colpisce è la qualità tecnica nel tocco e nel controllo sempre orientato nella direzione più idonea per lasciare sul posto l’avversario. Contro l’Empoli la Roma dopo i primi 20 minuti, ha iniziato ad appoggiarsi di più sul suo centravanti, che ha mostrato quanto possa essere utile anche sulla trequarti. Finora in A Tammy ha maturato l’80% di precisione nei passaggi. Attaccante totale, attaccante di manovra.
PRESSING e PROFONDITA’ – In fase di non possesso il britannico non si ferma mai. E’ il primo a pressare, il primo a tentare di recuperare il pallone in avanti per far ripartire l’azione. Diversi i recuperi palla e le riconquiste anche nella metà campo giallorossa. Da una di queste è nata l’occasione della traversa contro i toscani. “Ci sono attaccanti che per il loro profilo, se non segnano, non fanno niente e poi ci sono altri che possono essere tra i migliori in campo senza segnare, e questo è stato Abraham – ha dichiarato Mourinho domenica scorsa – ha fatto una partita tremenda come appoggi, come target, come movimento. Nel secondo tempo ha pressato, siamo migliorati, per me ha fatto una partita straordinaria”. 10 i falli commessi finora in campionato, 3 i contrasti aerei vinti di media a partita. In fase di possesso Abraham svaria su tutto il fronte offensivo, riempendo l’ultimo terzo di campo con movimenti costanti e sempre diversi. Da un suo taglio in diagonale, nasce lo spazio per la rete di Lorenzo Pellegrini. La sua ricerca della profondità è condizione necessaria per ampliare i corridoi utili per i compagni.
3.10.2021 Roma vs Empoli (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Abraham Pellegrini Zaniolo esultano
(Foto Gino Mancini)
PALI – Se avesse messo a segno tutte le occasioni in cui ha centrato pali e traverse, sarebbe a quota 10 reti stagionali e oggi si parlerebbe di un top player. L’ex Chelsea potenzialmente lo è, i margini di miglioramento sono impressionanti. In campionato ha finora tirato 18 volte (sui 120 tiri della Roma, prima squadra in A). Potevano essere di più, ma i suoi movimenti devono essere ancora recepiti al 100% soprattutto dai trequartisti trequartisti. Ci sarà tempo per affinare l’intesa.
PERSONALITA’ – Minuto 9′ del suo esordio casalingo con la Fiorentina, dopo un calcio d’angolo conquistato, Abraham si gira verso i compagni e li incita ad alzare il livello dell’intensità e del pressing. Al termine di Roma-Empoli, dopo aver salutato i tifosi, l’inglese torna indietro e va ad abbracciare tutti i suoi compagni che non hanno disputato la sfida contro i toscani e che, come di consueto al termine di tutte le gare ufficiali, svolgono un breve allenamento atletico sul campo dell’Olimpico. Se si collegano queste due immagini, si disegna la personalità di questo ragazzo, destinato ad essere un leader assoluto dello spogliatoio. Se ne è accorto anche Southgate che ha deciso di riconvocarlo in Nazionale. In bocca al lupo Tammy, torna presto…
“Darboe piace tanto a Mourinho e a me”. Prima del match l’endorsement di Tiago Pinto. Dopo l’ottima prova contro lo Zorya, il gambiano ha incassato anche gli elogi dello Special One: “Ha giocato molto bene. Ha dato equilibrio, ha fatto buone scelte e ha letto bene i movimenti difensivi: mi è piaciuto. Sono soddisfatto della sua prestazione”. Ebrima Darboe ha atteso il suo turno con umiltà, lavorando sodo in allenamento e sfruttando al massimo la prima occasione concessagli dal tecnico giallorosso.
In quest’ultimo periodo si discute molto in città del ruolo delle seconde linee nella rosa giallorossa: da Diawara a Villar, da Mayoral a Kumbulla, per arrivare anche ai giovani. Mourinho ha scelto un undici di base, con 4-5 calciatori a rotazioni che sono considerati alla stregua dei titolari. Su altri calciatori finora è calata, per motivi diversi, l’ombra della bocciatura del tecnico portoghese. La Roma però – per bocca del General Manager – ha più volte ribadito la volontà della proprietà di puntare forte sui ragazzi più promettenti del settore giovanile, che devono completare la rosa ma crescere anche gradualmente per diventare nel prossimo futuro dei potenziali titolari.
23.5.2021 Spezia vs Roma (Serie A) Sport; Calcio;
Nella foto: Fonseca Darboe delusioni
(Foto Gino Mancini)
SCOPERTA E COSTRUZIONE – Nel finale della scorsa stagione Paulo Fonseca scorse in Ebrima Darboe le qualità giuste per completare il reparto di centrocampo. Lo schierò nelle ultime 4-5 sfide da titolare, una semifinale di ritorno d’Europa League contro il Manchester United (da subentrato) e un Derby vinto da protagonista assoluto. Mourinho ha iniziato un determinato percorso con i ragazzi, selezionandone solo alcuni, che sono rimasti con il gruppo per tutto il ritiro e oggi completano la prima squadra. Ma fino a ieri sera non aveva concesso nemmeno un minuto a Darboe. Contro lo Zorya il gambiano è stato autentico protagonista, non solo per l’assist dopo pochi minuti per la rete del vantaggio siglata da El Shaarawy, ma per la persoalità mostrata in campo e l’essenzialità della giocata. Due-tre tocchi, verticalizzazioni costanti e la giusta fisicità da mettere al servizio della squadra in fase di ripiegamento. “Devo lavorare e migliorare molto in fase difensiva” – ha ammesso Darboe al termine del match – “ma sto apprendendo ogni giorno ciò che il mister vuole nel ruolo di centrocampo”. Ebrima è abituato a guardare il campo in avanti, nel suo calcio c’è poco fraseggio orizzontale e ricerca costante del corridoio giusto per accelerare l’azione in verticale. Queste caratteristiche potrebbero essere affinate da Mourinho e dal suo staff.
I numeri del match di Darboe a cura di @AsRomaData
MANCA SOLO LA FIRMA… – Dopo il rinnovo di Pellegrini, al rientro dagli impegni con la Nazionale del Gambia, la società incontrerà gli agenti di Darboe per definire gli ultimi dettagli del rinnovo contrattuale. Le volontà sono chiare da tempo e c’è stata già più di una chiacchierata tra i rappresentanti del ragazzo e Tiago Pinto. Darboe attenderà, con la consueta umiltà, conscio da ieri che con il lavoro sul campo, la gerarchia in mediana di Mou si può scalare.
18.2.2021 Europa League : Braga vs Roma Nella foto: Villar
(Foto Gino Mancini)
Gonzalo Villar sta vivendo un terzo anno decisamente complicato in casa giallorossa. Mourinho per ora non lo hai mai considerato un titolare, salvo nella sfida contro il CSKA Sofia ma la sostituzione ad inizio ripresa è suonata, chiaramente, come una bocciatura. Ancora inutilizzato in campionato, lo spagnolo ha raccolto appena 69 minuti, nelle tre gare di Conference League, tra preliminari e prima giornata della fase a gironi.
MONTAGNE RUSSE – Excursus particolare quello dello spagnolo, che arrivato dall’Elche – via Valencia – per 4 milioni di euro, ha faticato ad imporsi nelle primissime settimane, complice anche l’arrivo della pandemia che ha sospeso i campionati in tutto il mondo. Lo scorso anno invece ha trovato pian piano il suo spazio da titolare, conquistando la fiducia di Paulo Fonseca.47 gettoni stagionali, con 2714 minuti all’attivo. Da ottobre a marzo scorsi tante prestazioni in crescendo, culminate in gare come quella interna contro l’Inter dove conquistò la fiducia di tutti. Fraseggio, dribbling secco, grandissima personalità nella gestione del pallone e qualche paragone imponente con ex registi della Roma. Poi un calo di forma fisiologico ha coinciso con qualche panchina in più e scelte diverse dell’ex tecnico giallorosso, che nel finale di stagione è arrivato a preferirgli addirittura il giovane Darboe.
Nel corso dei primi mesi dell’era Mourinho, il lusitano inizialmente gli ha dato fiducia ma a 20 giorni dall’esordio nei preliminari di Conference League, Villar ha subito un lieve infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fuori per quasi un mese. Un’assenza che probabilmente ha ridotto al lumicino le possibilità per il giovane murciano di scalare le gerarchie mentali dello Special One. Sul finale dello scorso mercato, Villar era stato accostato anche al Sassuolo, ma il calciatore stizzito aveva replicato via social di voler restare a Roma.
Mourinho lo ha spedito in tribuna per tre partite consecutive, dopo i 58 minuti disputati da titolare contro il CSKA Sofia. E’ del tutto evidente che per caratteristiche lo spagnolo non rispecchi la tipologia di mediano che Mourinho ama schierare in mezzo al campo davanti alla difesa. Per lui – e per Diawara – a gennaio potrebbero dunque aprirsi le porte del mercato in uscita. La Roma lo valuta oltre 15 milioni di euro e dalla Spagna giungono indiscrezioni di un concreto interesse da parte del Napoli di Spalletti, in Italia, e dell’Everton di Benitez, in Inghilterra.
FOCUS RS – Prima o poi doveva arrivare. Ne era conscio Mourinho, che nei giorni dell’orgiastico entusiasmo cittadino richiamava tutto l’ambiente all’attenzione massima. Ma in fondo ne eravamo consci anche noi. La Roma non è costruita per vincere lo Scudetto. Le parole scandite dalla scorsa estate a mo’ di goccia cinese sono ‘tempo, pazienza, costruzione, lavoro’. Certo oggi brucia. Perchè il Verona arrivava da tre sconfitte consecutive, con il cambio d’allenatore quattro giorni fa. Perché la Roma arrivava alla sfida del Bentegodi con il pieno di vittorie, energie positive, consapevolezza e spirito di gruppo nel proprio serbatoio. E perché tra Verona e Roma ci sono tante categorie di differenza. Ma in Serie A nessuno ti regala niente e tanto meno poteva farlo una squadra impantanata all’ultimo posto in classifica.
IL CAPITANO – Nell’oscuro pomeriggio di ieri, reso ancor più cupo dalle complicate condizioni atmosferiche, Lorenzo Pellegrini ha nuovamente illuminato la scena. Il 7 ha dipinto un affresco futurista colpendo di tacco in corsa, in una frazione di secondo e su un cross deviato, il pallone che non poteva non finire alle spalle di Montipò. Un altro gesto tecnico d’autore che ne consacra sempre di più leadership tecnica e peso specifico all’interno dell’undici titolare. In assoluto è stato l’unico calciatore, anche per dinamismo, capace di reggere l’urto con l’avversario, creando nella ripresa l’occasione del pari e rendendosi pericoloso anche in una posizione più arretrata. Il rinnovo arriverà nei prossimi giorni, con l’idea che la Roma abbia finalmente trovato il proprio faro in mezzo al campo.
IL CONTROLLO – Tatticamente la mossa a sorpresa di schierare Shomurodov aveva un significato chiarissimo: aggiungere peso specifico all’attacco per non lasciare Abraham in balia dei tre centrali avversari. Questa scelta però ha prodotto due risultati negativi: 1) l’eccessiva ricerca della palla lunga sui centravanti. Aspetto che ha favorito il corpo a corpo impostato da Tudor per limitare i danni; 2) poca copertura in fase difensiva, con Calafiori spesso puntato da Faraoni e Barak ed incapace di rendersi pericoloso in zona offensiva. Mourinho certamente si aspettava di più dall’uzbeko e dal centravanti inglese, che per motivi diversi, non sono riusciti a fare la differenza. A destra Zaniolo ha manifestato un deficit in termini di brillantezza, inevitabile, dopo 1 anno e mezzo di stop. Non era forse la partita adatta per aspettarsi dal 22 il salto di qualità. Il tutto acuito da una tendenza pericolosa che Mourinho deve cercare di estirpare il prima possibile: la Roma concede troppo campo e spazio nei primi quarti d’ora della ripresa, era successo con la Fiorentina, col Sassuolo, ma anche col CSKA giovedì poi surclassato nel risultato finale. E’ accaduto nuovamente ieri. Quando la squadra si allunga e lascia il controllo agli avversari, dietro manifesta delle difficoltà non solo individuali. Le squadre di Mourinho sono fondate sulla compattezza difensiva e nel percorso di crescita intrapreso, questa solidità va acquisita necessariamente per tutti i 90 minuti. Evitando inoltre di spedire sistematicamente lungo il pallone ogni volta che lo si recupera o lo si gioca dal fondo. Troppi rilanci di Rui Patricio, a volte imprecisi, troppa fretta di scavalcare il centrocampo. Quando la Roma, anche ieri seppur sporadicamente, ha giocato palla a terra è riuscita a creare pericoli sensibili alla retroguardia dell’Hellas.
I CAMBI – Non sarà lesa maestà se si riconosce anche in Mourinho un fattore negativo nella sfida di ieri. Al contrario delle precedenti sfide, lo Special One avrebbe potuto leggere con maggiore celerità le difficoltà palesate dai due mediani nell’andare a chiudere sugli esterni i continui triangoli ricercati, soprattutto a sinistra, da Caprari-Lazovic e Ilic. L’inferiorità numerica è stata il vettore su cui Tudor ha costruito la rimonta. Magari l’inserimento di un centrocampista e la composizione di una linea a tre, con Pellegrini a supporto delle due punte, avrebbe permesso di schermare meglio la sfuriata dell’Hellas. Il 3-5-2 finale, con Perez ed El Shaarawy a tutta fascia, Mkhitaryan e Pellegrini mezzali più due punte, è valso la mossa della disperazione per recuperare almeno il risultato di parità. Nulla di grave, ma si riparta da dove si era lasciato col CSKA.