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“Lukaku infame”, striscione contro il belga dei tifosi dell’Inter in zona Olimpico

L’addio tumultuoso vissuto come un tradimento, il secondo, di Lukaku all’Inter non è andato giù ai tifosi nerazzurri. In rappresentanza della Curva Nord interista, questa notte è stato affisso in zona Olimpico a Roma uno striscione abbastanza eloquente contro il belga: “Lukaku infame”.

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Interviste

Pinto: “Alla Roma tante riunioni con scouting e allenatore prima di acquistare un calciatore”

Tiago Pinto, GM della Roma, da alcune ore in Portogallo per trascorrere qualche giorno di relax post mercato, ha partecipato all’evento Thinking Football Summit, nel corso del quale ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Noi direttori sportivi ormai siamo diventati al 50% direttori finanziari. Quest’anno siamo stati obbligati a ricavare denaro dalla vendita di giovani. Quando cominci l’anno in negativo, hai solamente una forma di riparare ed è vendere giocatori. Mercato arabo in espansione? Quello che succede con l’Arabia Saudita già accadeva con la Premier verso l’Europa. È il mercato. Credo abbiano un obiettivo a medio-lungo termine e dobbiamo prepararci a quella realtà. Anche noi con la Roma abbiamo avuto un giocatore nel giro della nazionale brasiliana (Ibanez, ndr) che è stato attratto. Io sono abbastanza tollerante e non vedo alcun problema, è il mercato. Possiamo discutere di politica e geografia, ma il mercato è diverso. Quello in cui non concordo è che il mercato duri oltre il termine di quello mondiale. Non posso competere con l’Al Hilal come con il Manchester City, ma nemmeno con il Brighton. Quindi bisogna reinventarsi.”

“Nel mio mestiere – aggiunge il ds della Roma Pinto – devo sempre creare un ambiente armonico con allenatore e scouting. Nella Roma sappiamo esattamente il tipo di giocatore che possiamo contrattare, che l’allenatore conosce cosicché abbia reale possibilità di giocare. Si passa attraverso molte riunioni, affinché poi non risulti che il giocatore l’ha portato il direttore sportivo, o l’allenatore o il presidente”.

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Roma, Cassano durissimo: “Mourinho ha vita breve, giocano un calcio indegno”

ROMA MOURINHO CASSANO – Nuovo duro sfogo di Antonio Cassano nei confronti del tecnico giallorosso, andato in scena nel consueto appuntamento social alla Bobo Tv: Non ce l’ho come persona con Mourinho. Ma devo dire quello che penso, non butto fumo negli occhi della gente. Mi hanno rotto per due anni sull’allenatore e per quello che dicevo. L’allenatore peggiore degli ultimi 10 anni è stato lui. Ha fatto giocare la Roma in maniera indegna, schifosa. La gente della Roma si vende l’anima per la squadra e io lo so benissimo. Lui si è accattivato la simpatia dando tanto fumo alla gente, ma se semini vento raccogli sempre tempesta. Non mi importa dei risultati che ha ottenuto. Sono due anni che ce l’abbiamo, la società ha speso tanto, e lui fa figuracce con la Salernitana”.

Poi Cassano ha continuato, rincarando la dose, e rivolgendosi anche al rapporto tra Mourinho e la stampa che segue la Roma: “A Verona ho visto un calcio indegno, di risse e da cinema. Col Milan, in dieci, hanno fatto mezzo tiro con deviazione. La gente che va allo stadio non merita questo. All’epoca si andava bene sul carro di Mourinho, ma ora credo che abbia poca vita lì. Lukaku non lo voleva nessuno e poi è andato alla Roma. Paredes, Ndicka, Aouar sono tutti giocatori forti. Ma con Mourinho nessuna squadra gioca decentemente.

Il calcio deve divertire la gente, nella carriera di Mou non si è mai visto. Non ce l’ho con lui. Ma quando dicono che è bravo a livello comunicativo va fatta una distinzione. Quando sento parlare De Zerbi, Guardiola o Klopp, sento parlare di calcio, quando si parla con lui di calcio devia sempre e i giornalisti cagasotto non replicano“. Ha concluso Cassano nel corso della Bobo Tv sul momento delicato della Roma di Mourinho.

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Roma-Milan, Mourinho non parlerà

Josè Mourinho ha deciso di non parlare al termine di Roma-Milan. Dopo la pesante sconfitta patita dei giallorossi, il tecnico ha deciso di non rilasciare dichiarazioni.

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Totti: “Roma, obiettivo Champions con Lukaku e Dybala. Caffè con i Friedkin in sospeso, vediamo a settembre…”

Francesco Totti ha parlato a RadioSerieA, la radio ufficiale della Lega calcio, della Roma, di Dybala-Lukaku e della maglia numero 10. Ecco l’estratto legato ai colori giallorossi:

“Tante squadre hanno avuto un inizio inaspettato, mi dispiace che la Roma sia partita così e questo mi logora. Siamo soltanto all’inizio però, c’è tempo. Siamo abituati a certe situazioni, il campionato è lungo e l’obiettivo è tornare in Champions. Lukaku? Questa è la bellezza di noi romanisti, quando c’è una cosa grande diventa gigantesca. La passione che hanno i romanisti non si trova in  nessun’altra parte del mondo. Lukaku è un giocatore enorme che fa la differenza e speriamo possa trovare sintonia con Dybala. La coppia tra i due una delle più forti. Speriamo si trovino insieme il prima possibile”

Sulla maglia numero 10 ha detto: “Io non sono il proprietario, l’ho indossata con amore e con tutto me stesso. Il prossimo numero 10 deve saper portare rispetto alla Roma, alla società e ai tifosi. Deve essere un giocatore che starà qui per 20 anni, dare ad un giocatore la maglia numero 10 per un anno o due non è significativo, tantomeno per il calciatore. Paulo da professionista esemplare e persona intelligente qual è ha scelto un altro numero perché le responsabilità sono tante.

Perché non pensi che la Roma non possa vincere lo scudetto? “Perché sono realista. La Roma non è attrezzata per vincere lo scudetto e ci sono squadre più forti. Vedo bene la Juve, per me è la favorita anche perché non ha coppe. Mourinho dentro il tessuto della società? In questo è il numero 1, come gestore e come comunicatore. Dove è andato ha vinto, è l’arma in più per la Roma”

Infine un passaggio su Friedkin e il caffè in sospeso: “Per ora si, a settembre vediamo, magari ci sarà occasione allo stadio, vedremo cosa accadrà.”

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Pellegrini: “Meritavamo un altro risultato, ma ora c’è da stare zitti e lavorare”

Lorenzo Pellegrini ha parlato così a DAZN dopo la sconfitta contro il Verona

“Non lo so sinceramente, i dati sono sotto gli occhi di tutti, c’è da migliorare, e lo faremo a partire da domani. Non è possibile fare 1 punto nelle prime due partite di campionato per una squadra come noi, sarà importante per noi fare bene già da venerdì”

Errori difensivi eccessivi?
“Proviamo sempre a lavorare al massimo, non è un errore del singolo, ma una giocata di squadra, l’azione avversaria parte dalla loro area, è una situazione di squadra che analizzeremo per sistemare questa cosa”

L’attenzione mediatica su Lukaku vi ha condizionato?
“Assolutamente no, il mister, lo staff e noi da dentro pensiamo a lavorare tutti i giorni, oggi è stata una partita così, usciamo da qui con 0 punti, dobbiamo analizzare quello che abbiamo sbagliato, ossia i due gol concessi, perchè per il resto abbiamo fatto diverse cose buone, dobbiamo evitare di concedere queste ripartenze che in questo momento ci fanno male”

Dal campo avevi la sensazione di recuperarla?
“Rimontare non è mai facile, ma dal campo a me è sembrato che la Roma abbia dominato la partita, poi finisce 2-0 il primo tempo, devi rientrare e cercare di farne tre e ci abbiamo provato, purtroppo gli episodi fanno la differenza, se entra la mia punizione fai il 2-2 e poi puoi anche vincerla, in una partita che hai fatto 26 tiri in porta a 2”

Vi condiziona non avere Mou in panchina?
“Questo è normale, sapete tutti quanto sia importante per noi, è una guida per noi, dalla prossima tornerà, non è un alibi per noi. Ora dobbiamo stare in silenzio e lavorare più forte di prima, tanto a parlare ci penseranno in tanti questa settimana”

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Pinto: “Oggi conta vincere, il mercato è aperto altri 12 giorni ma non faccio pronostici”

Tiago Pinto ha parlato ai microfoni di DAZN prima di Roma-Salernitana:

La squadra è completata, ma manca la punta? Avete un incontro?

“L’incontro è oggi con la Salernitana. È vero che manca una punta alternativa ad Andrea. Oggi siamo qua fiduciosi che lui e tutti i ragazzi sono pronti per fare bene”

Fiducioso per la punta nella prossima partita?

“Mancano 12 giorni alla fine del mercato, è presto per dirlo. Durante quest’estate ho sentito tante cose diverse e non posso fare pronostici”

Obiettivo champions? O obbligo?

Ora l’obbligo è vincere oggi. Sappiamo che ci sono mercati che chiudono il 15 settembre, nel momento opportuno dirò tutto quello che penso. Ma ora dobbiamo vincere con la Salernitana”

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Dybala: “Accoglienza di Roma unica, sono rimasto per vincere con Mou”

Paulo Dybala ha parlato ai microfoni di As. Ecco l’intervista dell’argentino:

Paulo, inizia una nuova stagione.
“Sono molto contento. Per anni non avevo svolto una preparazione dall’inizio. Mi farà bene”.

Stiamo vivendo l’estate dell’Arabia Saudita.
“Il calcio è uno sport globale, lo guardano in tutto il mondo e lì hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di vedere da vicino i grandi personaggi. Poi spetta a ciascuno prendere questa decisione. A livello agonistico è molto presto, hanno iniziato a ingaggiare giocatori adesso, come faceva allora la MLS”.

Anche tu hai ricevuto delle proposte e hai deciso di restare a Roma.
“Perché mi sento bene qui. Mi hanno trattato in un modo unico. Durante le vacanze ho continuato a chiacchierare con Mou ed entrambi volevamo davvero dare qualcosa in più. Siamo stati vicini al raggiungimento di un obiettivo importante e ci è rimasto quel sapore agrodolce. Mi sono sentito molto a mio agio sotto tutti gli aspetti. Inoltre alla fine del percorso abbiamo una gara molto importante con la Nazionale, fare le cose bene qui mi aiuterà ad essere lì per vincere il trofeo che mi manca con l’Argentina”.

Vede una Serie A in crescita?
“L’anno scorso c’è stata molta concorrenza e lo stesso accadrà quest’anno. Difficile scegliere il miglior candidato per lo scudetto, diversi si sono rinforzati. Le italiane hanno fatto molto bene in tutte le competizioni: l’Inter era vicinissima alla Champions League e tutti pensavano che il City avrebbe segnato tanti gol contro di loro in finale. Purtroppo abbiamo perso ai rigori, anche la Fiorentina era a un passo dalla vittoria in Conference. Spero continui così, il calcio italiano se lo merita”.
Che ricordo hai della finale con il Siviglia?
“Molto triste. Sono arrivato in finale con quel tanto che basta a causa di una botta, ma per fortuna ho potuto esserci e dare una mano, anche se purtroppo non è bastato. Penso che ce lo siamo meritato, anche se il Siviglia ha preso una strada molto difficile per arrivarci. I rigori hanno deciso che erano loro i campioni e bisogna congratularsi con loro. Per noi è stato un grande dolore”.

In Supercoppa gli andalusi hanno fatto soffrire il City.
“L’ho visto, avevano la possibilità di vincere. A tratti sembrava che ogni contropiede potesse essere un gol e l’ultimo rigore è stato quasi fermato da Bono. Il calcio è così”.

Mou ha detto che sei d’oro e un “ragazzo di un’altra epoca”.
“Se lo pensa un allenatore che ha fatto numeri incredibili è un enorme piacere. Dico sempre che è il gruppo che mi fa stare bene e può dare il massimo. Sono grato a lui, al suo staff e ai colleghi”.

Ha concluso qui la sua prima stagione con 18 gol e otto assist. A volte sembra che Roma ruoti intorno alle sue type=’text/javascript’ idee.
“Confido molto in me stesso, in quello che posso dare. Se i compagni si appoggiano a me, è una bellissima responsabilità. A volte sembra che non abbiamo un gioco molto appariscente, ma è sempre molto efficace e questo fa risaltare i risultati individuali dei giocatori”.

Che Roma vedremo quest’anno?
“Cercheremo di migliorare in tutte le competizioni. Vogliamo regalare un titolo ai tifosi, se lo meritano. Con i rinforzi arrivati ​​e quelli che potrebbero arrivare, abbiamo un’ottima rosa. Cercheremo di essere più aggressivi, più profondi, con un gioco che ci dia più opzioni”.

Ha parlato di rinforzi, e il suo amico Morata ha fatto molto rumore…
“E io l’ho sempre chiamato (ride). Siamo molto amici, è quasi di famiglia, lo conosco da molto tempo. Ovviamente è un’opzione non praticabile, ma mi sarebbe piaciuto averlo qui a Roma con noi. Ci siamo conosciuti al nostro primo anno alla Juve, fin dall’inizio abbiamo avuto una grande amicizia che è cresciuta negli anni. Con la nascita di Bella, la loro ultima figlia, ci hanno sorpreso dicendo che io e la mia compagna saremmo stati i padrini. È stato bellissimo e ogni volta che è possibile viaggiamo per andare a trovarli, anche se ora vogliamo vedere la ragazza più che i suoi genitori (ride).

È appena arrivato un suo amico: Paredes.
“Quando ho saputo che poteva venire, l’ho chiamato tutti i giorni, chiedendogli notizie e se potevo aiutarlo in qualche modo. Sono stato molto contento, so che gli piacciono molto la città e il club. La qualità che ha ci aiuterà molto”.

Cosa hai imparato da Roma vivendola da dentro?
“La passione e il senso di appartenenza che hanno è molto simile a quello che si vive in Argentina. In Europa, per noi che veniamo da lì, tutto sembra più tranquillo, ma qui è diverso. La gente te lo fa sentire dal primo giorno, molti mettono il club come la cosa più importante della vita, anche prima delle loro famiglie. Lo dimostrano in ogni partita: l’anno scorso l’Olimpico era sempre pieno. Combattere in ogni partita con loro è stato molto bello. Quando sono arrivato come rivale ho visto l’atmosfera, ma non l’ho vissuta come ora”.

Totti l’elogia sempre e ne ha chiesto l’acquisto. Hai parlato con lui?
“L’ho visto prima di venire alla partita di beneficenza di Eto’o a Milano. Non abbiamo parlato molto, perché c’erano le telecamere, ma sono molto grato per le parole che ha detto su di me. Qui è un dio, è un mito per il popolo e ha tutta la mia ammirazione”.

Come hai vissuto il giorno della tua storica presentazione?
“Non sapevo niente. Dopo la conferenza, il direttore Tiago mi ha detto che ci sarebbe stata una presentazione, ma io ho solo immaginato una foto e qualche video. Non avrei mai immaginato tutto questo. Stavamo andando in centro, siamo passati davanti al Colosseo quadrato e ho iniziato a vedere gente con le bandiere… È stato un momento molto folle. A volte giochi davanti a 70.000 persone e sei calmo, lì ero nervoso. Tutte quelle persone erano lì per me, che non avevo mai giocato per loro e venivo da un rivale. Una volta uscito, ho cercato di godermelo e di vivere il momento. Venivo da un momento difficile e questo mi ha dato una grande gioia”.

La ‘rivale’ era la Juve. 12 titoli, 293 partite, 115 gol come Baggio e il costante elogio di un’altra leggenda come Del Piero. È stato difficile cambiare?
“Non è stato facile ed è stato inaspettato. Qualche mese prima ho scoperto che non sarei stato preso in considerazione dal club, ma fino a pochi giorni prima la realtà era diversa. È stato un duro colpo, sono passati tanti anni ed era come casa mia. Conoscevo tutti, lo stadio, i tifosi, ero il secondo capitano… La mia type=’text/javascript’ idea era di continuare lì, ma il calcio porta a queste cose, non sono stato il primo e non sarò l’ultimo. Sono e sarò grato alla società, che mi ha fatto crescere come persona e come calciatore. Sono stati sette anni molto belli”.

Lì ha giocato con Cristiano, in Argentina, con Messi.
“Stando accanto a loro impari solo. Se sei intelligente, solo osservandoli ti rendi conto di molte cose: di come si muovono, di come si prendono cura di se stessi, di ogni dettaglio. Devi cercare di assorbire, poi è difficile fare quello che fanno, perché nessuno l’ha fatto. Sono un privilegiato: ho giocato e vinto con entrambi”.

Ha assorbito tanto: con il portoghese è stato MVP della Serie A, con l’argentino ha raggiunto il tetto del mondo.
“Con Cristiano ci sono stati tre anni in cui abbiamo vinto tanto e avevamo una squadra incredibile. Ho condiviso una squadra con Leo per molti anni e gli ultimi anni sono stati incredibili. Dopo tanto combattere, se lo meritava e ha finito per essere incoronato il migliore”.

Lo segui in MLS?
“Sì, non sono sorpreso dai loro numeri. Sarà in un’altra finale, ha l’opportunità di essere il giocatore con più titoli nella storia… E Cristiano ha vinto un altro titolo in Arabia. Non è normale quello che fanno”.

Sappiamo che sei un appassionato di tennis. E un amico molto intimo di Alcaraz.
“È un fenomeno. Ci siamo incontrati in un colloquio ATP e siamo rimasti in contatto. Non mi piace disturbare, ma gli ho detto che sarei stato a Wimbledon quest’anno, l’ho aspettato dopo una partita e siamo rimasti a chiacchierare. Mi ha detto che mi avrebbe mandato un regalo e io ho risposto: “Non ancora. So che vincerai Wimbledon e quando accadrà, è lì che voglio il regalo. Non prima”. È andata così. Carlos è incredibile, segnerà i prossimi 15 anni. Quello che hanno fatto Nadal, Federer e Djokovic non è facile, ma ci sono tutti i presupposti. Rafa è per te come Messi o Maradona per noi: non voglio ancora paragonarlo, ma Alcaraz ha tutto per essere come lui”.

Lo abbiamo visto anche a Silverstone.
“La Formula 1 ci ha invitato, non ero mai stato a una gara e mi è piaciuto molto. È un evento che non immaginavo così, ho visto le macchine da vicino, ho chiacchierato con i piloti. Era conoscere un’altra realtà: i piloti, come nel tennis, sono soli. C’è molta psicologia e ho chiesto molto sulla sua preparazione. Vanno a una velocità incredibile in spazi così piccoli…”

Tornando al calcio, gli ricordo che è un campione del mondo.
“Più passa il tempo e più me ne rendo conto. L’adrenalina dei festeggiamenti non lascia il tempo di pensare. Adesso cammini e incontri degli argentini che ti ringraziano in modo unico. La situazione nel nostro paese non è così facile, aver dato alle persone tanta gioia è una ricompensa. Sono tanti i momenti che mi porto dentro, ma uno dei più belli è quando ti danno la medaglia, cammini e in mezzo c’è la Coppa, con nessun altro. Vederla brillare lì, poterla toccare, baciare… È l’unico momento in cui vivi da solo con lei. È allora che dici: “L’abbiamo fatto, è nostro”.

Ha vinto due titoli. Gli resta la Copa América.
“Chiaro. È uno dei miei obiettivi. Abbiamo vinto il Mondiale, la Finalissima e quando è stata vinta la Copa América non potevo esserci. Darò tutto per essere lì e lottare per il trofeo che mi manca”.

È nella sua maturità calcistica. Che obiettivo hai ora?
“Sono in un momento type=’text/javascript’ ideale, di maturità e di forma fisica. Dopo aver realizzato tante cose, vedo le gare in modo diverso e sento di poter aiutare i miei compagni di squadra. Il mio primo obiettivo è essere sempre al 100% e il secondo è vincere. Quando vinci, vuoi sempre di più. Oggi nello spogliatoio abbiamo giocatori e un allenatore con tanti trofei, quindi si crea una mentalità vincente e che, nei dettagli, può essere decisiva”.

Una maturità che vive anche fuori dal campo. Sui social è seguito da 100 milioni di persone.
“Cerco di essere il più naturale possibile, me stesso. Questo mi ha aiutato, forse è quello che gli piace di me, non ho mai mostrato qualcosa che non sono. Non lo vivo come un peso o una responsabilità, cerco di fare le cose bene, senza mancare di rispetto a nessuno. So che molti bambini mi guardano e io cerco di essere il miglior esempio con naturalezza, senza vendere fumo, dimostrando che essendo un lavoratore puoi realizzare i tuoi sogni”.

Hai trascorso quasi tutta la tua carriera in Italia, pensi di tornare a giocare a calcio in Argentina?
“Spero un giorno di poter tornare. Oggi sono felice in Italia, che sento anche come casa mia. Il paese mi tratta bene e anche i tifosi, qualunque sia il club. Non ho mai avuto problemi con i tifosi di altri club, quindi ti senti come se ti fossi guadagnato il rispetto delle persone in campo e fuori. Ed è molto carino”.

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Interviste

Mourinho: “Ritardo chiaro sulla punta, ma la società mi ha fatto una promessa. Sono contento degli acquisti. Arbitri? Mi aspetto equità”

Josè Mourinho ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Roma-Salernitana:

Come si riparte? Si aspettava di non avere ancora un rinforzo in attacco?
“Abbiamo lavorato bene, direi molto bene, arriviamo praticamente con 40 giorni di lavoro, dove praticamente tutti i giocatori hanno fatto il 100% del lavoro o molto vicino, pochissimi problemi, neanche quei piccoli problemi che di solito si hanno d’estate. Arriviamo domani senza nessun infortunato, abbiamo due giocatori importanti squalificati, però arriviamo bene. Approfitto dell’opportunità per ringraziare tutto lo staff e i giocatori, perchè abbiamo lavorato molto molto bene. Abbiamo migliorato diversi aspetti del nostro gioco, ovviamente Renato e Paredes che sono arrivati questa settimana, possono aiutarci, perchè sono giocatori di qualità, ma essere pronti per giocare con noi nella squadra, sul piano tattico, non ancora. La situazione dell’attaccante la sappiamo tutti, per me venire qui a piangere non ha senso, non varrebbe la pena. Sappiamo tutti che dal momento che abbiamo perso Tammy il 4 giugno, tanto tempo fa, non abbiamo ancora fatto niente per compensare questa situazione. Lo sappiamo tutti noi. Il direttore e la società fanno il possibile per trovare delle soluzioni, io alleno i giocatori che sono a disposizione e chiedo una volta in più, ai nostri tifosi, di giocare con noi in attacco domani, abbiamo bisogno di loro. Abbiamo questo problema, abbiamo due titolari fuori che sono fondamentali per noi, quello che possiamo fare è lavorare al meglio per questa partita come abbiamo fatto. I tifosi possono aiutarci una volta in più, è fantastico avere uno stadio pieno a metà agosto con un caldo incredibile. Chiedo anche a quelli che sono arrabbiati perchè non ci saranno bandiere in distinti sud che entrano con 10 minuti di ritardo, di entrare prima, con o senza bandiera, abbiamo bisogno di tutti. Mi fido dei ragazzi. Con queste difficoltà, domani ci saremo”

La Salernitana? Che partita si aspetta?
“E’ una squadra con il potenziale per arrivare in Europa, ottimo allenatore, rosa di grande esperienza, l’anno scorso tanti risultati positivi, non hanno vinto tanto, ma hanno perso pochissimo. MI aspetto una partita difficile, però quale partita è facile in serie A? Nessuna. Non potrò mai dire di aspettarmi una partita facile. Mancherà Lorenzo, Paulo, ma è ripetere cose che sappiamo. Il mondo del calcio ancora mi stupisce, siamo ancora tanto indietro, perchè iniziare una competizione con l’obiettivo di renderla di altissimo livello, avere giocatori squalificati per accumulo di cartellini gialli è una cosa antica, vecchia. Se fosse per espulsione ok, ma fare una somma di gialli che poi ti porti all’anno successivo, quando c’è l’obiettivo di alzare il livello di interesse, ci saranno 10-11 squalificati, è una roba fuori moda”

Cosa si aspetta da Paredes e Renato Sanches? L’addio di Matic?
“Del signor Matic, dovrebbe dire lui qualcosa se vuole dire qualcosa. Ho sentito le parole del ds del Rennes e dopo quelle non ho da sentire altro. Lui ha detto che negoziava con Nemanja da più di un mese, che vuoi che aggiunga di più. Sono contento per Paredes, per non dire molto contento, mi piace da tanto tempo, lo scorso anno non ha avuto una stagione positiva, l’unica cosa positiva è la Coppa del Mondo per lui, ma alla Juve non ha fatto bene. Pre stagione inesistente, ha lavorato con un piccolo gruppo a Parigi, senza lavoro di gruppo, senza amichevoli, però è arrivato in una condizione molto positiva principalmente mentale, vuole aiutare, partirà dalla panchina ma sono convinto che domani ci possa dare una mano, magari non molti minuti, mi piace il suo modo di pensare calcio in quella posizione”

E’ stato scritto tanto del suo rapporto con la Roma, del suo incontro con Friedkin. Vi siete parlati? Avete pianificato qualcosa? Avrà quello che desidera?
“Speriamo alla fine del mercato di poter valutare in maniera globale quello che è stato il mercato. E’ difficile di valutarlo adesso, però tante cose che sono state fatte sono state fatte bene, direi molto bene. Fare 30 milioni in modo veloce sotto grande pressione a giugno, penso che il direttore e la società abbiano fatto bene. Non mi metto da parte, perchè ho dato un contributo importante per far crescere il valore di alcuni giocatori che da 0 hanno permesso di aiutare il club a salvare una situazione limite, ma grande lavoro fatto dalla società. Con le limitazioni che abbiamo come club per gli aspetti economico-legali si è fatto un ottimo lavoro, era molto molto difficile fare meglio. Nell’analisi vostra che qualche volte è molto critica e a volte è ultra positiva, direi che un po’ di equilibrio serve. Per esempio Paredes, Renato e Aouar sono tre giocatori che mi piacciono, però quante partite ha giocato Aouar l’anno scorso? Pochissimo, era in scadenza, aveva problemi col club. Leandro abbiamo detto una stagione non top, Renato nell’ultima stagione ha avuto tanti infortuni. Sono giocatori che mi piacciono ma devono essere preparati, tutelati e bisogna lavorarci. Non facciamo paragoni con altri club che hanno fatto investimenti enormi, su giocatori molto forti. Llorente e Ndicka sono contento. Diego abbiamo capito lo scorso anno che poteva essere al nostro livello, Ndicka ha bisogno di imparare i nostri meccanismi difensivi, non sa ancora farlo, ma la società ha fatto bene. Mi fa male al cuore leggere certe analisi su Ibanez: è troppo facile parlare di Ibanez e dire che ha sbagliato un paio di partite importanti come i derby, ma sarebbe più onesto dire che è stato fantastico per noi: il difensore più veloce, il più pericoloso su palle inattive, il più bravo nella pressione alta. A volte leggo che sono andati via giocatori non importanti. Al di là dell’attaccante, società e Tiago hanno fatto un bellissimo lavoro. Ovviamente non posso dire che sono super contento, perchè per me il campionato inizia domani non il 31 agosto, è difficile, ma ho rispetto e sono tranquillo. Non sono arrabbiato, non litigo con nessuno, cerco di essere positivo qua dentro, sono positivo anche perchè i giocatori hanno bisogno della mia positività. Sono convinto che la società voglia quello che voglio io. Non siamo su due lati opposti del fiume, siamo insieme, l’allenatore sono io e domani quando entriamo in campo, con Stefano Rapetti che sarà in panchina”

Con i Friedkin c’è stato un confronto progettuale?
“Il presidente non sarebbe contento se parlassi del mio rapporto con lui, di quante volte ci siamo parlati, quante volte ci siamo visti. E’ una persona ultra riservata, non gli piace che si parli di lui. Io sono un suo dipendente, non è giusto che parli di questo”

La Roma ha incassato dei soldi in queste settimane. Le è stato spiegato perchè ancora non è stato investito?
“Ci sono numeri di cui non ho ancora capito molto bene. Questa situazione del FFP e l’accordo che la Roma ha firmato con l’UEFA ci sono dei punti che non ho ancora ben capito, principalmente quando ci si paragona ad altri club con situazioni similari alle nostre col FFP per non parlare di squadre che sembra che giochino in un universo parallelo. Come allenatore non è il mio compito capire i numeri o fare commenti su questo. Io lavoro con i giocatori che ho a disposizione, mi devo fidare della parola del direttore e della società, che non finiremo il mercato senza trovare soluzioni in attacco. Qualche settimana fa scherzando ho detto se arriva Mbappe il 31 agosto arriva in ritardo, ovviamente scherzo ma siamo in ritardo. E’ una cosa che sappiamo tutti internamente, dalla proprietà in giù. Se non hanno trovato soluzioni, non hanno potuto, non hanno avuto la stessa capacità o successo che hanno avuto con altri giocatori in altri ruoli. Io aspetto ma intanto devo giocare domani, dentro la mia stanza, fidandomi della gente che c’è qui, è una cosa che facciamo dalla prestagione, non sono andato in alcune amichevoli ne in panchina, ne nello spogliatoio, abbiamo preparato i giocatori a questo scenario, i giocatori si sono allenati molto molto bene. Vediamo se prossima settimana succede qualcosa, se non succede andiamo a Verona con la nostra mentalità, uniti e iniziamo da domani”

Il cambiamento tattico con il centrocampo a tre, due attaccanti più accentrati. E’ un sistema che può darvi cosa di diverso? Pellegrini e Aouar insieme?
“Possono giocare, dipende tutto dal momento, dall’avversario e dal loro momento di forma. Al di là dei nuovi, chi c’era prima sa che possiamo cambiare più sistemi di gioco. A centrocampo abbiamo tanta gente multifunzionale. Non abbiamo un solo giocatore che sa giocare in una sola posizione. Bryan da 6 o da 8, Aouar Lorenzo da 8 o da 10, Renato è un vero 10, Paredes 6 o doppio pivot, Bove 8 o doppio pivot, ci danno tante possibilità”

A livello UEFA e in Italia sembra esserci stato un problema politico nei confronti del Mourinho allenatore. E’ stata fatta qualche valutazione da parte sua in questo senso? Può esserci un problema arbitrale per te e la Roma?
“Una cosa è la Roma, una cosa sono io. Per me la situazione è semplice: se è politico o no, non voglio entrare, a me solo interessa una cosa, che è il campo. Il campo, la partita, arbitri, Var, IV uomo e panchina. La unica cosa che mi interessa a me è uguale agli altri: onestà. “A me non piace Mourinho” non mi interessa, nella partita guardo Mou, Paulo Sousa, Roma o Salernitana, tutti uguali. A me interessa che gli arbitri guardino noi come gli altri e viceversa, tutti uguali. Non sono troppo preoccupato di questo. L’arbitro fa parte del gioco, il terreno di gioco, la nostra panchina è uguale agli altri. Lo stesso comportamento si permette a uno o all’altro. Voglio uguaglianza e se sarà così avremo la stagione perfetta”

Le è piaciuta la risposta del gruppo alla vicenda di Matic? Come si sono inseriti i nuovi?
“L’uscita del signor Matic nessuno se lo aspettava, ma la Roma ha avuto una risposta immediata e fantastica. Matic ha giocato per noi 50 partite, 75%, grandissimo giocatore, era molto importante per noi. Lo abbiamo perso, ma vengono Paredes e Renato Sanches, non peppino e tonino. Il problema è quando uno va e non arriva nessuno. I due nuovi non sono preparati al massimo livello, ma se li recuperiamo al top della condizione fisica e mentale hanno grandi qualità e qui non è che perdiamo qualcosa. Il gruppo è sempre stato un gruppo fantastico, la gente che va via, lo fa piangendo, il contatto con Sergio Oliveria, Veretout, Volpato, Tahirovic, o Diawara è quasi ogni giorno, siamo ancora famiglia. E’ andato via uno, sono entrati altri e la famiglia prosegue. Benvenuto a quelli che sono arrivati, che possano capire subito la nostra dinamica di gruppo e andiamo insieme”.

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Interviste

Bove: “Fortunato ad aver avuto subito Mourinho”

Edoardo Bove ha parlato ai microfoni di DAZN. Ecco le sue dichiarazioni

Il tifo vi ha accompagnato per tutta la scorsa stagione.
“Ci è rimasto questo, ci farà ripartire nei migliori dei modi in questa stagione”.

Mourinho?
“Io ho avuto la fortuna di iniziare dal massimo. Il mister è uno dei migliori al mondo. Abbiamo molta empatia, è un rapporto che sia maturato in questi anni e spero che continui ad essere questo”.

(Viene mostrata l’intervista in cui Mourinho lo definì “cane malato”)
“Questa accezione è diventata molto famosa (ride, ndr). Mi provoca sensazioni bellissimo, lo ringrazio. Al di là del termine, io so cosa volesse dire dentro di me”.

I tuoi obiettivi stagionali?
“Sono arrivato alla consapevolezza dei miei mezzi. Mi sono ritagliato maggiore spazio, ciò mi ha dato grande fiducia. Quest’anno riparto con la massima carica, sperando di far bene. Ovviamente, spero di giocare più partite possibile e farlo al meglio delle mie possibilità. Voglio crescere come giocatore”.

Quelli di squadra?
“Siamo consapevoli di aver disputato due finali europee consecutive, sappiamo cosa dobbiamo fare e ciò di cui siamo capaci. Ripartiremo da quanto fatto, ma daremo di tutto per riconfermarci anche quest’anno”.

La sofferenza post finale di Europa League?
“Sofferenza è un termine giusto perché ripensando ad alcuni momenti, ti vengono in mente sensazioni negative. Il calore che ci hanno mostrato i tifosi ci ha fatto sentire partecipi di un qualcosa che va oltre le sensazioni negative che si possono vivere dopo quella partita”.

Come procede il lavoro?
“Stiamo lavorando in totale tranquillità, fa molto caldo. Siamo un gruppo a cui piace molto stare insieme, quindi anche la parte del ritiro non lo soffriamo”.

Dove vedi la Roma tra un anno?
“Pensiamo partita dopo partita, è una mentalità che ci portiamo dentro. Abbiamo sempre ragionato così, ci ha portato a grandi risultati”.